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Belfagor

Invisibilità

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commento

 

Era di ritorno a casa, finalmente. Lì, avrebbe espiato le sue colpe, come sempre, tra lacrime, dolore e sangue.

Il viale alberato era immerso nella luce aranciata del tramonto, tra una moltitudine di cinguettii e una dolce brezza. Fosse stato un uomo, avrebbe goduto di quelle semplici cose, ma no lo era. Aveva preferito essere altro, un grido muto e disperato che lascia una scia indelebile in un mondo di invisibili,

Qualcosa alle spalle attirò la sua attenzione, non un rumore, non avrebbe saputo dire cosa. Walter si girò di scatto e di istinto alzò gli occhi a scrutare un ramo di un grosso pino. Non notò niente, eppure non riusciva a distogliere lo sguardo da lì. Fece alcuni passi in avanti, fino ad arrivare a toccare il tronco.

 

 

Davide stava seduto sul ramo, gambe a penzoloni, con gli occhi puntati in quelli di Walter, e sorrideva. Era divertito da come quello roteava la testa, le sopracciglia aggrottate a formare una piega profonda in mezzo alla fronte, alla ricerca quasi spasmodica di qualcosa che non avrebbe mai potuto vedere.

Anche perché Walter non aveva mai saputo vedere. O meglio, aveva scelto di non saper vedere.

L’invisibilità è una condizione auto-impartita, una debolezza logorante, che può portare a conseguenze estreme. Non si riesce a venirne fuori se non si impara a osservare con occhi diversi.

Per Walter era stato così: debolezza, incapacità e conseguenze estreme.

Davide staccò una pigna da un ramoscello vicino, la puntò sulla testa di Walter e la lasciò cadere.

 

 

Non fece in tempo ad accorgersene, sentì solo un improvviso dolore al naso e qualcosa che rotolava a terra. Si portò le mani sulla parte dolorante, abbassò lo sguardo e vide la pigna. Un calore umido inondò le dita, allontanò le mani dal viso e vide che erano imbrattate di sangue. Sbottonò la camicia e con un lembo tamponò il taglio sul naso. Poi tornò a guardare per terra: no, non era possibile. Si accovacciò, continuando a premere la camicia sulla ferita, e raccolse la pigna: non era secca, non poteva essere caduta da sola.

Alzò di nuovo lo sguardo, si allontanò dal tronco e girò intorno all’albero. Era sicuro che ci fosse qualcuno lassù, ma non riusciva a notare niente.

«Ehi tu, fatti vedere. Scendi, stronzo.»

 

 

Davide sorrideva divertito, ma quando sentì quella voce, il suo sguardo si incupì. Nonostante il trapasso, le era rimasta conficcata nella mente, col suo suono stridulo e il corredo di atrocità.

Davide si lasciò cadere, atterrando piano davanti a Walter.

 

 

Lì in alto sembrava non esserci più quel qualcosa che attirava la sua attenzione adesso. Forse si era sbagliato. Walter abbassò lo sguardo, e un freddo soffio di vento lo colpì in viso. Percepì uno strano odore, qualcosa di indefinito ma che aveva già sentito da qualche parte.

Si accorse di stringere ancora forte la pigna nella mano e la lasciò cadere.

Annusò piano e a lungo, per cercare di fare mente locale. Aveva sentito solo un’altra volta quell’odore, in una delle sue mattanze. Il ricordo gli era rimasto indelebile, aveva sempre creduto di essere stato lui stesso la causa dell’odore particolare di quell’ultimo alito di vita. Una sorta di alchimia chimica nel passaggio dalla vita alla morte.

Sì, ora riusciva a focalizzare. Era un odore acre, di alito cattivo, come quello di…

 

Davide soffiò un’altra volta sul viso di Walter, più intensamente.

 

 

…Davide. Si chiamava così. L’aveva letto sulla cronaca nera tre giorni dopo l’ultima mattanza. Era stata la preda che gli aveva dato meno soddisfazione. I suoi frenetici e inutili tentativi di difendersi, i movimenti effeminati, anche nella colluttazione, e infine quell’ultimo e ridicolo tentativo di difesa, impugnando una pigna trovata a portata di mano, lì, ai piedi dell’albero dove infine lo aveva lasciato riposare in pace.

Una pigna!

 

 

Davide soffiò una terza volta e diede un calcio alla pigna che rotolò più avanti, andandosi a posizionare perfettamente ritta in una piccola buca del terreno, come se avesse trovato un piedistallo a propria misura.

A quel nuovo soffio Walter scostò il volto disgustato, si girò di colpo e cominciò a correre. Percorse appena due metri e inciampò in una radice fuori terra. Mentre cadeva vide la pigna protesa sul terreno, cercò di mettere avanti le mani per ammortizzare la caduta, ma le sentiva pesanti. Come le gambe. Come la testa.

Di colpo ogni muscolo sembrava diventato di legno, inarticolato, come in quegli incubi in cui cerchi di muoverti, di scappare e non ti sposti di un millimetro.

Rovinò dritto per faccia, la pigna andò a conficcarsi nella bocca, frantumando i denti e incastrandosi nella trachea.

 

 

Walter si rialzò, mentre il suo corpo giaceva sul terreno, la polvere intorno alla bocca impastata di sangue, le labbra squarciate intorno alla grossa pigna .

Osservò se stesso, inerme. Inorridì a quello spettacolo. Era la prima volta che la vista di una simile atrocità lo spaventava.

Fece appena in tempo a girare il capo e alzare lo sguardo verso quel senso di soddisfazione che sentiva provenire alle sue spalle. Vide il sorriso stampato sul volto di Davide sfiorire, piano piano, poi con uno strappo fulmineo si sentì tirare in un vortice di gelo e buio.

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Ho dovuto leggere un paio di volte per comprenderla appieno.

Sarà colpa della mia scarsa elasticità mentale, perchè la lettura scorre fluida ed incalzante nei vari paragrafi.

Nel quarto paragrafo, secondo rigo, non è "...le era rimasta conficcata nella mente", ma "...gli era rimasta conficcata nella mente",

poichè riferito a Davide, non alla voce...

Per il resto, tutto a posto...

Hai un certo nonsochè... mi ricordi qualcuno... 

 

:waaa: Siiii! Mi ricordi in un certo senso Follett... non so perchè... ma mi ricordi lui!

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E per la cronaca... io adoro Ken Follett!

I miei romanzi preferiti sono "Il terzo gemello" ed "Il codice Rebecca"...

Ma questo è irrilevante...

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Dunque, la storia è quella del fantasma di una vittima di un omicidio di particolare efferatezza che torna e si vendica del proprio assassino.

Devo però dire che la storia è un po' confusa e ci sono troppo elementi che concorrono a creare questa confusione.

"Fosse stato un uomo, avrebbe goduto di quelle semplici cose, ma no lo era. Aveva preferito essere altro, un grido muto e disperato che lascia una scia indelebile in un mondo di invisibili,"

Qui siamo al primo punto.

Se fossimo in un racconto di narrativa mainstream, diciamo, questa considerazione, "fosse stato un uomo" starebbe a indicare una particolare condizione psichica del personaggio, un suo stato dell'essere, una caratteristica che semplicemente lo renderebbe in qualche misura diverso da i suoi simili. Ma qui ci troviamo in un racconto di genere, dove alla curva successiva compare un fantasma, che non é solo un'illusione o una visione del protagonista, o un suo delirio, ma interagisce pesantemente con la realtà. Dunque, quel " fosse stato un uomo" pone al lettore delle, legittime, domande. Domande che poi rimangono inevase, perché alla fine risulta essere un uomo, disturbato in quanto assassino psicopatico, ma pur sempre un uomo.

"Davide staccò una pigna da un ramoscello vicino, la puntò sulla testa di Walter e la lasciò cadere.

Non fece in tempo ad accorgersene, sentì solo un improvviso dolore al naso e qualcosa che rotolava a terra. Si portò le mani sulla parte dolorante, abbassò lo sguardo e vide la pigna. Un calore umido inondò le dita, allontanò le mani dal viso e vide che erano imbrattate di sangue. "

Secondo punto: la confusione di soggetti e PdV. Qui nella prima riga il soggetto è Davide ma poi diventa Valter. Non basta lasciare una riga di interspazio, devi indicare che nella frase seguente cambi soggetto, perché così i PdV si confondono e confondi il lettore.

"Davide si lasciò cadere, atterrando piano davanti a Walter.

Lì in alto sembrava non esserci più quel qualcosa che attirava la sua attenzione adesso. Forse si era sbagliato. Walter abbassò lo sguardo, e un freddo soffio di vento lo colpì in viso. Percepì uno strano odore, qualcosa di indefinito ma che aveva già sentito da qualche parte."

Medesimo errore di sopra, è Davide che si lascia cadere, ma è Walter che non è più attratto da ciò che c'è sull'albero.

"Rovinò dritto per faccia, la pigna andò a conficcarsi nella bocca, frantumando i denti e incastrandosi nella trachea."

Rovino di faccia. Inoltre ho una perplessità. Siamo sicuri che una pigna sia così dura da frantumare i denti e andare a incastrarsi nella trachea? secondo me si frantuma la pigna....non so, avrei scelto un'altro mezzo contundente.

Ecco, scusa per tutti questi appunti, ma è che, a mio avviso, messi insieme generano quella confusione di cui ti parlavo, e che in una storia relativamente semplice appesantiscono. Questa storia al contrario, gioverebbe di linearità e semplicità.

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@ Evangeline: grazie per il commento e per l'accostamento a un mito (anche mio) improponibile, direi. Per l'appunto che hai fatto, me va bene il pronome LE, proprio perché chiaramente riferito alla voce, e non alla persona.

 

@ Cicciuzza: la struttura, con il cambio di pdv, è voluta. Ho letto diversi romanzi con questo tipo di espediente, tra i quali uno di Asa Larsson che mi ha ispirato questo racconto. In "Finché sarà passata la tua ira", la Larsson alterna il pdv di un fantasma scritto al presente, con il pdv del narratore al passato remoto, dividendoli da una semplice interlinea.

Grazie per il tuo intervento, sempre molto accurato.

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Avevo immaginato che il cambio di PdV fosse voluto, ma a mio avviso, in questo caso è gestito in maniera da creare confusione.

Non necessariamente il PdV deve rimanere rigidamente fisso su un personaggio, ma qualcosa deve mettere il lettore sull'avviso di dove sta andando a parare, perché nell'istante che perde a chiederselo, perde anche la concentrazione e il passo della lettura.

Questo è il mio parere, e ovviamente, sono scelte stilistiche che devi fare tu.

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Ciao Belfagor :) il titolo del racconto mi ha incuriosito, quindi passo di qua a dire la mia.

 

 

Walter si girò di scatto e di istinto alzò gli occhi a scrutare un ramo di un grosso pino.

di scatto/di istinto mi sembra ridondante

 

 

L’invisibilità è una condizione auto-impartita,

Questo sì che è interessante :) l'ho sempre pensata alla stessa maniera

 

Ho un dubbio. Quando dici (con pdv = Davide):

 

 

Fosse stato un uomo, avrebbe goduto di quelle semplici cose, ma no lo era. Aveva preferito essere altro, un grido muto e disperato che lascia una scia indelebile in un mondo di invisibili,

Non riesco a capire se anche Davide è invisibile o una specie di spirito... dal resto del testo deduco di no, ma questa frase mi ha insospettito.

 

 

Rovinò dritto per faccia, la pigna andò a conficcarsi nella bocca, frantumando i denti e incastrandosi nella trachea.

Addirittura?

 

Il racconto non mi è dispiaciuto. Anzi, alcune frase le ho apprezzate particolarmente.

Qui si tratta della vendetta di un fantasma, giusto? 

La scena della morte di Davide mi ha ricordato un po' quella che c'è alla fine del film "Amabili Resti" di Peter Jackson. Non so come sia nel libro, ma nel film la morte dell'assassino viene rappresentata come un incidente. Ecco, quella che tu racconti è in parte causata da un incidente e in parte no. Ma solo il lettore lo sa. Potrebbe essere solo una grossa "coincidenza".

Il cambio di pdv non mi ha confuso particolarmente, proprio perché lasciavi sempre almeno una riga tra un cambio e l'altro.

 

A rileggerti Belfagor! :)

Modificato da Emanuele

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Ciao Emanuele, grazie per il tuo intervento.

La frase che hai segnalato è con pdv esterno focalizzato su Walter e non su Davide. Subito dopo quel periodo è Walter a compiere l'azione. La struttura del racconto è costruita con paragrafi alternati e pdv alternati: il primo è su Walter, il secondo su Davide e così via.

Per quanto riguarda invece l'incidente che causa la morte di Walter, e qui mi ricollego anche all'appunto fatto da Cicciuzza, posso assicurarti che le pigne verdi del pino di aleppo, caratteristico delle mie parti, sono molto compatte e durissime. Se ci si rovina sopra a quel modo, a peso morto, credo proprio che possano rompere i denti e squarciare la pelle.

Grazie ancora, mi ha fatti piacere leggerti dopo tanto tempo (colpa mia eh!) :asd:

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La frase che hai segnalato è con pdv esterno focalizzato su Walter e non su Davide.

Ah... sì, scusa, mantieni lo stesso commento e sostituisci Davide con Walter (mi sono confuso solo nel commento, non mentre leggevo. Ho capito che Davide è un fantasma, il dubbio era su Walter). Guardando anche gli altri commenti, in pratica volevo esprimere lo stesso dubbio di Cicciuzza, su quella frase.

... e grazie per la risposta :)

Modificato da Emanuele

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Ciao, ho letto il tuo racconto con piacere. Inizio con il dirti che la storia mi è piaciuta, anche perché ho apprezzato come hai trasformato la vittima, vista quando era in vita come una persona debole, inerme e anche effeminata, in carnefice. Una nota per il titolo, che mi ha appunto fatto pensare alla condizione di invisibilità prima e dopo la morte. 

 

qualche appunto.

 

 

 

un ramo di un grosso pino

due cose (sciocchezze). Non mi piace la scelta del pino. Questo tipo di albero non mi fa pensare a rami ben distinti l'uno dall'altro, pertanto l'immagine non mi è arrivata con immediatezza. Ma è un'opinione personale. Ad ogni modo, avrei messo "il ramo di un grosso pino".

 

 

 

L’invisibilità è una condizione auto-impartita, una debolezza logorante, che può portare a conseguenze estreme. Non si riesce a venirne fuori se non si impara a osservare con occhi diversi.

non mi piace. Per come la vedo io, questa è un'ingerenza del narratore bella e buona. Perché non fare esternare questa riflessione da un personaggio?

 

 

 

Comunque un buon racconto. Il discorso sui PdV lo lascio ad altri utenti più esperti in materia :)

ciau

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Lì, avrebbe espiato le sue colpe, come sempre, tra lacrime, dolore e sangue.  

toglierei questa frase che non si collega a niente nel prosieguo (in effetti espierà le sue colpe ma non a casa e non per sua volontà)

 

 

Fosse stato un uomo, avrebbe goduto di quelle semplici cose, ma no lo era. Aveva preferito essere altro, un grido muto e disperato che lascia una scia indelebile in un mondo di invisibili,

Concordo con chi ha detto che crea un po' di confusione: siamo all'inizio e, nell'ordine, ho ipotizzato che stessi parlando di un animale, di una donna, di un fantasma...

piaciuta invece la parte finale della seconda frase (il grido muto ecc)

 

 

 

Qualcosa alle spalle attirò la sua attenzione, non un rumore, non avrebbe saputo dire cosa. Walter si girò di scatto e di istinto alzò gli occhi a scrutare un ramo di un grosso pino.

meglio il ramo

 

Anche perché Walter non aveva mai saputo vedere. O meglio, aveva scelto di non saper vedere.

L’invisibilità è una condizione auto-impartita, una debolezza logorante, che può portare a conseguenze estreme. Non si riesce a venirne fuori se non si impara a osservare con occhi diversi.

Per Walter era stato così: debolezza, incapacità e conseguenze estreme.

per questa parte ho bisogno di una spiegazione: a cosa ti riferisci quando dici che Walter ha scelto di non saper vedere?  perché ha scelto l'invisibilità? a quale tipo di invisibilità ti riferisci? perché dici che si esce dall'invisibilità imparando a osservare con occhi divesi?

 

 

Davide sorrideva divertito, ma quando sentì quella voce, il suo sguardo si incupì. Nonostante il trapasso, le era rimasta conficcata nella mente, col suo suono stridulo e il corredo di atrocità.

mi piace come hai introdotto il tema dell'omicidio

 

Da qui in avanti il racconto prosegue veloce e senza intoppi. Lo svolgimento si intuisce ma resta comunque il piacere della lettura. Non mi hanno disturbato per niente i cambi di pdv: introduci il primo con il salto di riga e dando subito il nome del nuovo personaggio, poi il meccanismo si ripete uguale per tutto il resto del racconto.

 

 

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Grazie wyjkz31 per i tuoi precisi appunti.

 

 

Quote

Anche perché Walter non aveva mai saputo vedere. O meglio, aveva scelto di non saper vedere.

L’invisibilità è una condizione auto-impartita, una debolezza logorante, che può portare a conseguenze estreme. Non si riesce a venirne fuori se non si impara a osservare con occhi diversi.

Per Walter era stato così: debolezza, incapacità e conseguenze estreme.

per questa parte ho bisogno di una spiegazione: a cosa ti riferisci quando dici che Walter ha scelto di non saper vedere?  perché ha scelto l'invisibilità? a quale tipo di invisibilità ti riferisci? perché dici che si esce dall'invisibilità imparando a osservare con occhi divesi?

In questa parte sono passato dal non poter vedere – perché Davide è un fantasma - al non saper vedere – per la condizione mentale di Walter.

Ho cercato di esplicitare quella particolare situazione di chi, nelle difficoltà a volte insormontabili della vita, non riesce a venirne fuori per poca convinzione, per l’incapacità di trovare comunque una soluzione al problema, preferendo l’autocommiserazione. L’invisibilità in questo senso diventa una condizione auto-impartita, che Walter decide di abbattere in modo violento e atroce, uccidendo.

A volte osservare gli eventi della vita con altri occhi può aiutare, se non a risolvere le difficoltà, almeno a mitigarne gli effetti, a scoprire nuove opportunità, a trovare un nuovo equilibrio.

 

Grazie ancora.

 

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Ciao caro e ben tornato innanzitutto.

Ho letto il racconto e poi, a differenza di quanto faccio di solito, anche i commenti.  Forse è stato perché immaginavo che qualcuno avesse già detto quanto avevo in mente, e così era infatti.

Inizierò dalla struttura del racconto: i frequenti cambi di PdV a me non dispiacciono perché è una tecnica nella quale mi ritrovo e che uso spesso.  Trovo che siano sufficentementi chiari: la narrazione alternata, dalla parte di Walter e da quella di Davide, mi sembra non presenti difficoltà di comprensione.   

Ho due obiezioni fondamentalmente e di queste la prima è la più significativa.

 

Fosse stato un uomo, avrebbe goduto di quelle semplici cose, ma no lo era

 

Trovo che questa frase, che giunge prima ancora della terza riga del racconto, sia un inganno nei miei confronti. 

La leggo e la associo al titolo e intuisco che Walter sia una qualche creatura non umana o forse un fantasma, in considerazione proprio del titolo.  Vado avanti nella lettura sempre più convinto della mia interpretazione e quando si intuisce la presenza sull'albero mi dico: ecco, lì c'è un essere umano che si confronterà con il fantasma.  Ma quando arrivo qui:

 

Davide sorrideva divertito, ma quando sentì quella voce, il suo sguardo si incupì. Nonostante il trapasso

 

mi inchiodo e sono costretto a tornare a rileggere dal principio per scoprire dove ho frainteso.  Ma in realtà non ho frainteso: il tuo è un inganno bello e buono.  Walter sarà un essere spregevole, privo di empatia e di quante altre caratteristiche vuoi negargli, ma è fisicamente un uomo e tu mi hai fatto credere per metà racconto che non lo sia... 

 

L'altro punto che volevo sottolineare era questo:

 

L’invisibilità è una condizione auto-impartita, una debolezza logorante, che può portare a conseguenze estreme. Non si riesce a venirne fuori se non si impara a osservare con occhi diversi

 

Qui concordo con chi ti ha detto che reputa questo un intervento in prima persona del narratore, che stona un po' in un racconto dove per il resto la vicenda è raccontata con gli occhi dei due protagonisti.  Immediatamente prima scrivevi:  Anche perché Walter non aveva mai saputo vedere. O meglio, aveva scelto di non saper vedere  che è pure una considerazione del narratore, ma che lascerei.  Lì mi suggerisci già che la cecità di Walter è auto-imposta, che lui rifiuta di vedere cose che altri vedono, e mi sta bene.  Proprio per quello la frase successiva mi sembra troppo diretta, quasi una definizione da dizionario che al tuo posto avrei evitato.

 

Tutto qui.  E' un buon racconto, in realtà, con una tensione narrativa che si manifesta già dall'incipit e che, agevolata dal rimpallo fra i punti di vista dei protagonisti, scorre uniforme fino alla conclusione.  Bella ed efficace la chiusa, dove Walter riesce finalmente per un attimo a distinguere Davide, prima di essere attratto  in un vortice di gelo e buio.

Resta con noi, non sparire di nuovo...
 

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è il primo racconto che leggo e non sò se riuscirò ad esprimere un commento esaustivo essendo un principiante, ma ci provo... 

Il titolo mi ha molto incuriosito e già solo quello mi aveva fatto pensare a una storia alternativa su appunto il potere dell'invisibilità, e il fatto che parli di un fantasma e la sua vendetta mi ha veramente sorpreso, ma non in negativo, lo trovato molto interessante... 

Però appunto anche io ho trovato una leggera difficoltà... diciamo a immaginare nella mia menta la storia nella mia mente... anche la mia mente è andata alla memoria a follet quando lo leggevo a scuola, e questo è positivo.

in sostanza, mi è piaciuta la trama generalmente e mi ha sorpreso positivamente il titolo accostato alla trama. 

Mi è piaciuto!

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Grazie Marcello, preciso come al solito, non posso che condividere i tuoi appunti su inganno e intromissioni del narratore. Sono sempre con voi. :flower:

 

Grazie Fantasy per il tuo intervento.

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