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Ospite edorzar

Mond&editori

Post raccomandati

Mi correggo anche io:

"A mio parere, in genere chi pubblica a pagamento è solo uno che vuole illudersi a tutti i costi di essere uno scrittore..."

Le semplifico la domanda, anche i nostri autori sono degli illusi che vogliono essere a tutti i costi degli scrittori?

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

Che sia un mio parere è ovvio. Quell' "in genere" dimostra, in più, che di solito sono ben lungi dal far di tutta un'erba un fascio. Se ha letto l'altro mio post, avrà capito cosa intendo. Per quanto concerne la mia domanda, essa viene fuori da varie considerazioni leggendo i suoi post. Non sto qui ad elencarle tutte, ma due si:

a un certo punto, lei afferma di consigliare agli aspiranti scrittori di rivolgersi al parere di qualche esperto prima di spedire un manoscritto, facendo capire che vada bene anche un semplice professore d'italiano. Ora lei sa benissimo (o dovrebbe sapere, visto il ruolo che occupa) che un professore d'italiano, di solito, (e sottolineo "di solito") non ha nulla a che vedere con un "esperto" di letteratura e/o di narrativa, in campo editoriale;

in altri suoi post lei ha reiteratamente (e sottolineo "reiteratamente") commesso seri errori di sintassi e di grammatica anche elementare. Ora, chi ha a che fare con lo scrivere e l'editoria, rilegge e scrive correttamente anche la lista per la spesa, perché, lei m'insegna, è una sorta di deformazione professionale. Si è maniacali, insomma. Ho avuto rapporti con molti direttori editoriali ed editori e so di cosa parlo. Nessuno che non sappia scrivere correttamente in italiano anche un epiteto, può mai permettersi di giudicare un'opera di narrativa e venirmi a parlare di "selezione" e di "qualità".

Spero di aver espresso a pieno il mio pensiero che, ribadisco, rientra sempre e solo nel campo delle opinioni personali e che non pretende e mai pretenderà di sciorinare verità assolute nei confronti di nessuno.

La saluto cordialmente.

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Vorrei porre una domanda al sign Mantovani, perchè ritengo sia utile conoscere il parere di un addetto ai lavori. Ragionando per ipotesi, o se preferisce, ragionando per assurdo, mettiamo il caso che da oggi, di punto in bianco tutti gli autori decidessero di non pubblicare più con contributo, quale sarebbe il futuro della sua casa editrice e di tante altre che richiedono il contributo? Quali implicazioni per il mercato del libro? In attesa di una sua gradita risposta, le porgo i miei saluti

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Se gli esordienti non pubblicassero per noi non accadrebbe nulla, abbiano svariati progetti in cantiere che non riguardano esordienti. Altri editori che richiedono contributi agli esordienti magari per loro potrebbe essere una facenda più complessa.

Per il mercato del libro non saprei darle una risposta, gli esordienti sono comunque una piccola parte del mercato editoriale.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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A Syllon,

Perché no un professore di lettere? In genere i professori di lettere non leggono libri? Non consigliano libri?

I circoli letterari, anche questi possono essere di aiuto. Poi si può salire di livello e rivolgersi ad agenzie letterarie.

L'importante che l'autore riceva un feedback sincero su quello scrive, a tutela di eventuali opportunisti.

Dalla sua risposta, devo dedurre che comunque i nostri scrittori, facciano eccezzione e non siano degli illusi. Mi può confermare questo?

In compenso mi da dell'incompetente a me.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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A Syllon,

Perché no un professore di lettere? In genere i professori di lettere non leggono libri? Non consigliano libri?

I circoli letterari, anche questi possono essere di aiuto. Poi si può salire di livello e rivolgersi ad agenzie letterarie.

L'importante che l'autore riceva un feedback sincero su quello scrive, a tutela di eventuali opportunisti.

Dalla sua risposta, devo dedurre che comunque i nostri scrittori, facciano eccezzione e non siano degli illusi. Mi può confermare questo?

In compenso mi da dell'incompetente a me.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

Mi perdoni se glielo faccio notare, signor Mantovani, ma stavolta non sono riuscita a zittire la vocina della prof acida che urla dentro di me... capisco che magari scrivendo di fretta si possano commettere errori di battitura, ma la doppia z e il mi a me sono veramente errori da penna blu che non contribuiscono certo alla sua causa: credo che Syllon si riferisse a cose come queste quando ha parlato di gravi errori ortografici e sintattici nei suoi precedenti post.

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Se gli esordienti non pubblicassero per noi non accadrebbe nulla, abbiano svariati progetti in cantiere che non riguardano esordienti. Altri editori che richiedono contributi agli esordienti magari per loro potrebbe essere una facenda più complessa.

Per il mercato del libro non saprei darle una risposta, gli esordienti sono comunque una piccola parte del mercato editoriale.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

Una precisazione, non ho detto "se gli esordienti non pubblicassero piu per voi", ma "se gli esordienti non accettassero piu di pubblicare con contributo" Mi pare ovvio poi, che se gli esordienti non accettassero piu la prassi del contributo, sia lei che i suoi colleghi dovreste mettere su altri progetti. Ora escludendo l'ipotesi di mettere sotto contratto autori affermati e con una solida fan base, cosa resterebbe? La traduzione (e conseguente acquisto di diritti)di qualche best seller straniero? Mi permetta di dissentire sulla sua affermazione secondo la quale gli esordienti siano una piccola parte del mercato Italiano. Ovviamente non parlo in termini di vendite, ma in termini di contributi versati.Le basterà fare un rapido giro sui siti degli editori della list EAP e noterà quanti autori queste case editrici hanno in catalogo. NUmeri da mejor del libro.É facile dedurre che le casse di questi editori sono piene di soldi. le faccio un esempio pratico, il primo editore nella lista EAP ha in catalogo 239 libri, ora volendo ipotizzare un esborso di 1000 euro ad autore, l'editore nel corso della sua attività ha incassato 239 mila euro. Ora le spese vive dell'editore quanto potrebbero essere? diciamo il 60% del totale? Sarennero 143.400 euro.non male come somma. Estendendo queste cifre agli altri editori, che mi creda hanno cataloghi di una certa importanza dal punto di vista dei numeri, ne consegue che se gli autori non pagassero piu, qualcuno si troverebbe davanti a due scelte:

A) Fare l'editore in modo completo, ossia accollarsi tuttii costi, e fare scouting

:D Trovarsi un nuovo lavoro

Di positivo c'è che il mercato del libro non sarebbe piu saturo di pessimi libri, perche le assicuro, come spesso amo dire (magari non sarà il suo caso) ci sono editori che se li paghi ti pubblicano anche la lista della spesa

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Come le ho detto, se un esordiente vuole pubblicare per noi ci sta bene, ma abbiamo anche progetti che comunque non coinvolgono esordienti.

Noi non abbiamo 200-300 libri di esordienti, e ne ci interessa pubblicarne così tanti.

La sua osservazione è giusta. In questo contesto un editore può guadagnare in modo più sicuro solamente pubblicando libri, piuttosto che venderli.

Mi sembra però difficile fermare questo trend, in quanto coinvolge principalmente i produttori di macchinari da stampa. E' la stampa digitale che ha reso possibile stampare un libro in pochissime copie. E i produttori di questi macchinari faranno di tutto, nei prossimi tempi, per abbassare i costi di stampa e rendere sempre più accessibile il costo del prodotto finito.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Come le ho detto, se un esordiente vuole pubblicare per noi ci sta bene, ma abbiamo anche progetti che comunque non coinvolgono esordienti.

Noi non abbiamo 200-300 libri di esordienti, e ne ci interessa pubblicarne così tanti.

La sua osservazione è giusta. In questo contesto un editore può guadagnare in modo più sicuro solamente pubblicando libri, piuttosto che venderli.

Mi sembra però difficile fermare questo trend, in quanto coinvolge principalmente i produttori di macchinari da stampa. E' la stampa digitale che ha reso possibile stampare un libro in pochissime copie. E i produttori di questi macchinari faranno di tutto, nei prossimi tempi, per abbassare i costi di stampa e rendere sempre più accessibile il costo del prodotto finito.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

Premesso che non voglio assolutamente dirle come fare il suo mestire, non crede che sarebbe meglio, magari pubblicare 1 solo esordiente invece di 10,ma farlo senza richiedere contributo?Cosi facendo, avrà un catalogo ulteriormente selezionato, investirà molto meno, e l'autore non dovra svenarsi. Lei mi dirà che non è giusto per gli altri 9 non avere una possibilità di pubblicazione. Io le rispondo che Darwin ci ha insegnato che la selezione naturale esiste da sempre ed è molto più democratica, giusta, egualitaria della selezione economica, perchè, e mi corregga se sbaglio, a parita di valore di un testo, se da lei si presantano due autori, uno con 1000 euro e l'altro senza, perchè poveraccio non ha un lavoro,lei pubblicherà quello con i soldi. Volendola buttare sull'ideologico, la cultura diventa una questione appannaggio di una certa classe sociale (o ceto, se preferisce weber a marx, ma mi creda classe è piu appropiato come termine) a discapito di un'altra e sarà data voce solo a chi ha i soldi

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Come le ripeto a Noi non interessa pubblicare un certo numero di esordinenti ma quelli che nel reciproco interesse si possono pubblicare. Può essere anche uno solo all'anno.

Non siamo fatalisti, ripeto che volere e potere. Mi dispiaccio di non pubblicare l'opera di un autore non ha la disponibilità finanziaria necessaria.

Ma è comunque la nostra vita e non dobbiamo mai ritenerci vittime delle nostre condizioni. Possiamo cercare qualche lavoretto extra, possiamo vendere le cose che non ci servono più, risparmiare quando ci riusciamo. Ho avuto amici benestanti che andavano a lavorare in pizzeria alla sera per guadagnarsi i soldi per fare un viaggio all'estero.

Vale molto di più quello che riusciamo a guadagnare con il nostro sacrificio da quello che ci viene concesso per "apparente" diritto.

Per quanto riguarda un disoccuppato, dovrei aiutarlo a cercarsi un posto di lavoro, piuttosto che a pubblicare un libro. Non trova?

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Come le ripeto a Noi non interessa pubblicare un certo numero di esordinenti ma quelli che nel reciproco interesse si possono pubblicare. Può essere anche uno solo all'anno.

Non siamo fatalisti, ripeto che volere e potere. Mi dispiaccio di non pubblicare l'opera di un autore non ha la disponibilità finanziaria necessaria.

Ma è comunque la nostra vita e non dobbiamo mai ritenerci vittime delle nostre condizioni. Possiamo cercare qualche lavoretto extra, possiamo vendere le cose che non ci servono più, risparmiare quando ci riusciamo. Ho avuto amici benestanti che andavano a lavorare in pizzeria alla sera per guadagnarsi i soldi per fare un viaggio all'estero.

Vale molto di più quello che riusciamo a guadagnare con il nostro sacrificio da quello che ci viene concesso per "apparente" diritto.

Per quanto riguarda un disoccuppato, dovrei aiutarlo a cercarsi un posto di lavoro, piuttosto che a pubblicare un libro. Non trova?

Matteo Mantovani

Sul fatto che "volere è potere" ho seri dubbi e mi sa tanto di una frase utile solo a soggiogare i popoli, aggiungo che con le frasi fatte non si è mai andata da nessuna parte. Bella l'idea del lavoretto extra, certo, credo molti di noi, prima di cercare un lavoretto extra dovrebbero avere almeno un lavoro principale ( e gia sarebbe una bella cosa)Bella la sua frase «Vale molto di più quello che riusciamo a guadagnare con il nostro sacrificio da quello che ci viene concesso per "apparente" diritto.» Ma all'atto pratico mi sa tanto di mero messaggio propagandistico da regime totalitatio. Oppure una versione moderna di "ora et labora"

Riguardo al disoccupato, o peggio inoccupoato, che come saprà sono due cose differenti, se lei puoi aiutare qualcuno a trovare lavoro le mando il mio curriculum; però lei dicendo cosi mi fa capire che non considera lo scrittore un lavoro, in tal caso non sono daccordo con lei. Concludo ribadendo che la mia non vuole essere una critica al suo modo di svolgere il mestiere dell'editore, perchè per me l'unico "colpevole" resta l'autore e chi si piega al sistema

Mond&editori srl

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Ospite
A Syllon,

Perché no un professore di lettere? In genere i professori di lettere non leggono libri? Non consigliano libri?

Per esperienza personale, ha ragione Syllon

Non c'è paragone fra una correzione di un professore di lettere e un addetto ai lavori, sia esso anche un semplice aspirante scrittore di 20 anni con un pizzico di talento.

L'ho provato sulla mia pelle, tutto un altro mondo.

Quindi voi della Mond&ditori escludete a priori la possibilità che pubblicherete mai un esordiente senza chiedere un contributo?

Neppure se il manoscritto che avete sottomano lo giudicate un capolavoro?

Se è così, perdonatemi, ma uno di noi due non ha le idee ben chiare su cosa sia veramente un editore...

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Diciamo che chi pubblica il suo primo romanzo è ben lontano da permettersi di fare lo scrittore come lavoro principale.

Poi i diritti d'autore non ti vengono pagati il mese successivo alla pubblicazione, ma molti mesi dopo.

Mi permetta una considerazione. Per qualsiasi rivoluzione servono dei mezzi. Come si può fare una rivoluzione se non si ha la possibilità di acquistare carta, inchiostro e ciclostili?

Lasciamo perdere tutto perché le tipografie ci chiedono troppo, e non condividendo i nostri ideali preferiscono stampare i flyers dei supermercati?

Volere e potere!

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Non ho detto che il professore vi deve correggere il manoscritto, ma bensì darvi un responsabile parere riguardo una possibile presentazione presso un editore. Questo a mio parere ridurrebbe l'interesse di molti verso gli esordienti.

Io cerco autori, non cerco manoscritti. Sebbene legga il manoscritto prima di conoscere il suo autore.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Diciamo che chi pubblica il suo primo romanzo è ben lontano da permettersi di fare lo scrittore come lavoro principale.

Poi i diritti d'autore non ti vengono pagati il mese successivo alla pubblicazione, ma molti mesi dopo.

Mi permetta una considerazione. Per qualsiasi rivoluzione servono dei mezzi. Come si può fare una rivoluzione se non si ha la possibilità di acquistare carta, inchiostro e ciclostili?

Lasciamo perdere tutto perché le tipografie ci chiedono troppo, e non condividendo i nostri ideali preferiscono stampare i flyers dei supermercati?

Volere e potere!

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

La questione non è che si tratti di un lavoro principale o meno. Il punto focale, che a molti editori sembra sfuggire, è che si tratta di un LAVORO. Se poi vogliamo parlare di rivoluzione, allora le rispondo: ho bisogno della carta? Me la prendo! Ho bisogno dell'inchiostro? Me lo prendo! Ho bisogno dei ciclostili? Me li prendo! Questo sempre volendo ragionare secondo principi rivoluzionari veri, non secondo la rivoluzione di annoaiti figli di papà.

Al suo volere è potere allora rispondo con Aiutati che dio (la d minuscola è voluta) che dio ti aiuta. o peggio "Arbeit macht frei"

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Ospite

Non credo abbia risposto alla mia domanda, per cui la ripropongo:

Quindi voi della Mond&ditori escludete a priori la possibilità che pubblicherete mai un esordiente senza chiedere un contributo?

Neppure se il manoscritto che avete sottomano lo giudicate un capolavoro?

E mi permetta una considerazione: ma se in Italia ci sono dozzine di editori come lei, più grandi di lei e più piccoli di lei, e tutti che pubblicano esordienti senza chieder loro neppure un centesimo... ecco, secondo lei quelli come fanno?

Sono tutti dei masochisti che buttano soldi? O hanno più fiuto e fortuna di lei? Oppure si accontentano di guadagnare meno o lavorare in perdita? Mi piacerebbe sapere che opinione ha a riguardo. Per favore, grazie.

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La risposta alla domanda l'ha datta, jack shark: ha detto che se uno tiene davvero a pubblicare allora va a fare lavoretti per pagarsi la pubblicazione (...). Se non hai quei soldi e fine, non lo pubblica nemmeno fosse il novello Omero : D

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Il problema non si pone, dato che molti editori non chiedono contributi per pubblicare.

Poi la scelta delle opere da pubblicare è discrezione di ciascun editore, e dato il rischio, è facile che si pubblichi l'oprea che può vendere più facilmente. Noi, diversamente, siamo interessati a pubblicare testi di difficile mercato. La nostra è editoria di nicchia. Per correttezza, il ragionamente, andrebbe applicato sulla particolarità del manoscritto che si intende pubblicare e non nel discorso generalista che stiamo affrontando ora.

Lo scrittore è un mestiere e non un lavoro. E per farlo bene ci vuole il suo tempo.

Non credo che consista in un problema, se per pubblicare il novello Omero deve fare qualche lavoretto nel fine settimana. Sempre se non vuol privare i posteri del suo capolavoro, qualche sacrificio lo deve purtroppo fare. :lol:

Certo: "Aiutati, che Dio ti aiuta". Lo devi però chiedere a quello con la D maiuscola. Può fare per davvero qualcosa per te.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Non credo che consista in un problema, se per pubblicare il novello Omero deve fare qualche lavoretto nel fine settimana. Sempre se non vuol privare i posteri del suo capolavoro, qualche sacrificio lo deve purtroppo fare. :)

Il problema che Lei sembra non afferrare, è qui la gente vede sbagliato questo ragionamento, e invece funziona quello che dice: se la Casa Editrice non può permettersi di rischiare per il libro, allora non è una vera casa editrice :lol:

Fare lo scrittore può essere un mestiere, ma gestire un'azienda, mi permetta, no: è una cosa che si fa se si ha il denaro contante per portarla avanti, altrimenti, se si deve finire a chiedere soldi ai propri fornitori, vuol dire che qualcosa non torna.

Certo: "Aiutati, che Dio ti aiuta". Lo devi però chiedere a quello con la D maiuscola. Può fare per davvero qualcosa per te.

Ehr, mi sa che non è il caso di finire a buttarla sui commenti religiosi.

Detto questo, ora smetto direttamente di leggere il topic, tanto se lo leggo mi viene da rispondere *_*'' e palesmente è inutile, visto che tanto Lei continua a pensare di fare un'opera buona e portare avanti ideali tramite la pubblicazione a pagamento ^^'' , e qui continuano a pensare che quello che fa non la distingue dalle altre Case Editrici a Pagamento, se non per la chiarezza con cui mettete in evidenza che pubblicate solo così.

Au Revoir.

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Io sono credente, e Mond&editori è una Casa Editrice cattolica, nel suo piano editoriale è prevista la pubblicazione di testi riguardanti la vita e le opere di Padre Gabriele Maria Berardi. Famoso esorcista definito il Padre Pio di piazza Salerno (a Roma).

In tutti i casi intendere Dio con la D minuscola mi pare una mancanza di rispetto verso tutti i credenti. Affidarsi a Dio è sempre cosa giusta e buona.

MI pare che lei sostenga nel suo post, che fare lo scrittore è un mestiere, invece fare l'editore no, e solo una questione di soldi. Avrei piacere di girare questo suo felice intervento a tutti quei editori che pubblicano senza chiedere contributo. Così ci ripensano un attimino prima di rischiare di proprio verso qualcuno che gli considera come slot machines.

Poi come nel modo che si è espresso, per esteso, sembra il pensiero di tutti gli utenti di questo forum.

Questo intendo dire quando cerco un autore. E purtroppo il mio ragionamento funziona.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Ospite edorzar

dottore, è chiaro che alla Vostra gabella non rinuncerete mai.

Questione di punti di vista.

Non mi permetto di giudicare, tuttavia consiglio fermamente a tutti di chiudere questo thread.

Per la cronaca, la frase "Un autore scomodo veramente bravo lo pubblicherei anche gratis" non credo che faccia parte della Vostra grammatica e lo avete confermato fino allo sfinimento.

saluti.

vito

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Al dio con la lettera maiuscola preferisco di gran lunga il d'IO apostrofato. Pubblicare testi di difficile collocazione sul mercato è un gesto "nobile" nel momento in cui una persona si accolla il 100% dei rischi, altrimenti, la difficile collocazione del testo, diventa solo una scusa in più per chiedere soldi all'autore. Voglio precisare una cosa sui contributi ed estendere il discorso non solo a lei ma a tutti quelli che chiedono soldi. Volete i contributi? Ok allora facciamo le cose per bene,un rapporto alla pari 50% costi e ricavati tra autore ed editore, avendo anche un premio al raggiungimento di un certo numero di copie vendute essendo lui il creatore dell'opera. L'autore deve a quel punto diventare partner, socio. E non liquidarlo con un misero 7/10 % e non vendere all'autore libri a prezzo di copertima che il povero scrittore,successivamente deve rivendere tutti solo per rientrare dei costi mentre l'editore ha gia incassato il suo surplus. Dubito, oltretutto che l'autore ai sensi della legge possa mettersi a vendere libri senza permessi di sorta, perche converrà con me che piazzare 150/300 copie è come fare il libraio.

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Faccio schifo a mantenere i propositi, lo so XD

Comunque, ho fatto bene a venire a dare un'occhiata ancora una volta: non rispondo alle Sue affermazioni, anche perché sarebbero risposte troppe scontate per non trasformarsi in semplici perdite di tempo, però dico che probabilmente ora è proprio il caso di chiuderla qui.

Siamo arrivati a parlare di usare o meno la "d" per scrivere Dio, direi che qualsiasi dialogo ormai è andato a donnine allegre.

dottore, è chiaro che alla Vostra gabella non rinuncerete mai.

Appunto ^^''

Perciò direi che è meglio lasciar perdere. Fine (per davvero).

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A sembra, invece, che improvvissamente il dialogo si sia svegliato.

Non è nemmeno un'ipotesi perché in tutti i nostri contratti con esordienti detto surplus è stato riconosciuto.

Se il margine di un libro escluso i diritti d'autore è intorno il 25%, questo vorrebbe dire che dovrei concerdervi un 12-15% in diritti d'autore. Il concetto in parte viene già applicato, come premio aggiuntivo alla percentuale standard, a compensazione del contributo editoriale. Infatti i nostri contratti rappresentano un accordo in partnership tra l'autore e l'editore di una certa durata. Ed è abbastanza usuale praticarli quando si richiede un contributo editoriale.

Così l'autore ha un rientro più rapido del denaro investito per pubblicare.

Però ripeto nuovamente di lasciare Dio dove sta.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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Ospite Lem Mac Lem

Guardi che è stato lei a tirare in ballo Dio, il credere e non credere, la libertà e tutte le altre belle cose, acquistabili con una spesa di soli mille euro.

Sì, sono sarcastica e probabilmente verrò richiamata per questo.

Ma mi innervosisce troppo vedere che, come sempre, anzichè limitarsi a dire "noi facciamo così, più che assicurarvi che pubblichiamo solo chi merita non possiamo fare", si tirino in ballo cose che non c'entrano niente, salvo nel caso in cui si paghi.

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La partnership deve essere alla pari. faccio un esempio pratico

Scelta coinngiunta della tiratura, si decide per esempio 3000 copie, costi equamente divisi tra autore ed editore e per costi intendo il prezzo richiesto dalla tipografia

Scelta congiunta di eventuale campagna pubblicitaria, costi divisi al 50%

Ricavi divisi al 50%

Questo vuol dire essere soci

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Bisogna fare due conti. Ci sono moltissimi altri costi che devono essere preventivati. Non è così fluida la questione. E non è nemmeno detto che a lei convenga ciò che propone. Almeno come prima impressione per lei è molto sconveniente, ed è più flessibile la nostra formula.

A McLeam, l'argomento religioso non è stato mio. Non applicherò, come dici tu, alcun reclamo. Anzi vorrei che contribuissi alla discussione.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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sono consapevole che la cosa è piu complicata, ma il mio intervento era a titolo esemplificativo. Credo che sia meglio pagare 5000 euro invece di 1000 ma a quel punto avere un rapporto paritario con l'editore ed essere effettivamente soci, avere voce in capitolo tanto quanto l'editore. Altrimenti pagare 1000 euro per restare un subalterno è totalmente inutile. Anzi lei dovrebbe essere favorevole a questa proposta cosi il suo riscio si dimezza

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Ospite Lem Mac Lem

A McLeam, l'argomento religioso non è stato mio. Non applicherò, come dici tu, alcun reclamo. Anzi vorrei che contribuissi alla discussione.

Il mio contributo l'ho già portato, ma essendo di un tipo non di suo gradimento, capisco che non lo consideri utile.

Si riferiva al fatto che riempirsi la bocca di belle parole per giustificare una scelta economica è una cosa veramente ma veramente triste. Si finisce per dire che, se si vuole avere libertà di parola presso di voi, occorre staccare l'assegno.

E questo, capisce, non è molto bello come messaggio.

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Per essere soci in un'impresa bisogna condividire tutte le altre spese, come sede, collaboratori ed altro ancora.

Inoltre occorre acquistare le quote degli azionisti e così via. Con partnership noi intendiamo una cooperazione per un obbiettivo comune, ma si resta due entità separate e con ruoli distinti.

Ciò che non comprendo a questo punto, perchè non mettersi a fare l'editore?

Potrebbe fare una cooperativa, quando un autore vuole pubblicare, può mettere il contributo editoriale come quota associativa nella cooperativa. E quindi diventare effettivamente socio e dividerne l'eventuale utile. Un pò come dice lei.

A McLean, grazie per il tuo intervento. Non sono messaggi, ma bensì condizioni contrattuali.

Matteo Mantovani

Mond&editori srl

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