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Sum

Da lontano

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È seduta sul letto, il mento appoggiato sopra le ginocchia.

Tu conosci il titolo del mio libro preferito?

Le parole non tagliano l’aria. Restano intrappolate nello spazio tra le sue gambe nude.

Rimane sempre così dopo che hanno fatto l’amore, in una posizione a guscio, il respiro che annaspa. Rimane così, e guarda le sue spalle che danzano regolari al ritmo del sonno. Con gli occhi  ne accarezza la pelle, studia il territorio e ne disegna una mappa per essere sicura di saper tornare indietro.

Vorrebbe poggiare i palmi sul suo petto. Respirare con il suo respiro. Potrebbe farlo, sono pochi centimetri. Eppure le mani si alzano, vibrano nell'aria e veloci tornano ad aggrapparsi alle lenzuola, incapaci.

Tu conosci il titolo del mio libro preferito?

Nessuno lo conosce a parte te, pensa.  

Il lamento improvviso di una civetta la spaventa. La intravede sul ramo dell’albero davanti alla finestra: ha la volto di cenere.   

Amare è soprattutto avere il coraggio di mostrarsi, dice piano alle sue gambe.

Poi torna a guardare la pelle indifesa dell’uomo accanto a lei. Così.

Da lontano.

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Grande Cicciuzza, stavo per chiudere la discussione, ma per fortuna ho letto...

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Un frammento, che a mio avviso, non parla di niente. Mi sembra un accostamento di impressioni e sensazioni - di chi siano ho qualche difficoltà a capire - che esprimono uno stato d'animo - di nuovo non so di chi stiamo parlando. Direi che è più un esercizio di scrittura. L'ho trovo un po' scialbo e anonimo, a dire il vero. Lo stile non spicca, non ha nulla che possa essere accostato al tuo modo di scrivere. Sa già di letto e riletto. Sinceramente, preferisco leggere una storia con una trama con personaggi concreti e azioni semplici, ma chiare, che riesca a coinvolgermi. Le emozioni devono derivare dai personaggi che tu inventi e poi ci fai conoscere, e queste emozioni devono passare attraverso di noi, lettori, perché possiamo sentirli. E io non ho sentito niente leggendo queste righe. Purtroppo non mi è piaciuto.

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Ciao Sum.

Ho riletto con attenzione il frammento da te postato e l'ho trovato molto interessante.

A quanto mi è dato di comprendere il punto di vista è quello di una donna che si è resa conto che alla sua relazione manca qualcosa.

C'è il gesto di guardarsi le gambe e il pensiero inespresso  in corsivo che finisce per cristallizzare la sua considerazione finale: anche nella semplicità delle piccole cose tra lei e il suo compagno/amante c'è un muro di incomunicabilità.

Il gesto finale, lo sguardo mi inducono a pensare che anche in lei vi sia un pudore inespresso che le impedisce di "lasciarsi andare".

 

La posizione a guscio non mi convince molto, non so esattamente perchè.

Complimenti per l'uso dell'aggettivazione soprattutto nella scena delle mani che si librano: mi è sembrato davvero di vederle volare per un attimo.

 

Alla prossima

 

Cloto

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Ciao e scusate se rispondo solo ora, ma gli impegni mi ingoiano :)

Direi che le due letture sono decisamente discordanti. O forse sono stata poco incisiva, non so. È solo un frammento, postato nella sezione apposta (stavolta non ho sbagliato, vero?) e quindi, in un certo senso, anche un esercizio di stile. Volevo capire se si capisce di cosa sto parlando. Un no e un sì. Quindi uno a uno, palla al centro.

Il mio desiderio era quello di far passare delle emozioni perché, come dice la Mensfield, senza emozioni cosa la raccontiamo a fare una storia? Io sono molto d'accordo con questa sua affermazione.

Resta da capire se ci sono riuscita, anche se mi rendo conto che è, appunto, solo un frammento. Quindi una breve diapositiva sbiadita. Cloto: effettivamente era proprio la sua incapacità di lasciarsi andare che volevo trasmettere. Questa difficoltà che spesso abbiamo nel mostrarci. Una cosa che spaventa molte persone.

TeddyDaniels: se posso vorrei chiederti cosa intendi con la frase “non c'è nulla che possa essere accostato a qualcosa di tuo”. Che non è originale nello stile? Nella trama(anche se non è che qui ci sia trama, in effetti)?

Ringrazio entrambi per la lettura.

Marcello e Ciucciuzza: starò più attenta. So che lo dico ogni volta...

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Ciao!

In effetti un frammento, per come la vedo io, serve per esporre alla lettura/giudizio altrui un trancio, uno scritto che non è un racconto ma allo stesso tempo ti fa capire lo stile dell'autore o, per lo meno, un suo pensiero.

In questo tuo si capisce di cosa vuoi parlare, ma, in effetti, è un pezzetto un po' anonimo. Certo, scritto bene, per carità, ma senza quel quid che colpisce. 

Però credo anche che ciò dipenda proprio dal fatto che questo è un estratto, un ritaglio ;)

 

 

ha la volto di cenere. 

occhio al refuso.

ciau

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Mi spiace molto per questa mia assenza, non proprio programmata. Ti ringrazio per averlo letto. 

Credo di capire che in ogni caso sono stata frettolosa nello scrivere questo mini- pezzo. 

E credo, anche, che ritenterò, cercando di metterci qualcosa di più. 

Sto riflettendo molto di recente sulla possibilità di tradurre in parole scritte una specie di linguaggio interno. E trovo la cosa assai più difficile del previsto! :) Ma, a mio avviso, molti autori riescono in un'impresa simile. Più o meno, ovvio. Ciascuno con il suo stile, ciascuno in maniera unica. E quindi quello che vorrei è trovare il mio modo. Ma in ogni traduzione, si sa, qualcosa va perso... L'importante è continuare a provare. Affinché le perdite siano minime. 

 

Grazie per il refuso :)

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Un frammento troppo breve per esprimere un giudizio, ma nonostante questo cerco il pelo nell'uovo.

 

 

Nessuno lo conosce a parte te, pensa.

 

Questa frase mi ha incuriosito.

Mi è venuto in mente che avresti anche potuto scrivere "Nessuno lo conosce a parte me, pensa." Cambiando solo una lettera sarebbe stato possibile ribaltare un fattore psicologico fondamentale.

Se la tua protagonista si rivolge a sè stassa in seconda persona significa che in quel momento si sta, per così dire, guardando dall'esterno, da una prospettiva che privilegia lo sguardo degli altri su di lei e che fa riferimento all'immagine in cui lei si riconosce in relazione agli altri. In definitiva, messa in questo modo, la tua protagonista rischia di assumere un atteggiamento vittimistico, un po' come se dicesse "nessuno mi capisce".

L'utilizzo della prima persona potrebbe rendere il senso di questa frase una drammatica assunzione di consapevolezza, la presa di coscienza di un limite oltre il quale ci si può spingere solo agendo un ruolo attivo e responsabile.

 

 

Amare è soprattutto avere il coraggio di mostrarsi

 

Purtroppo, messa così, questa frase fa l'effetto "Bacio Perugina".

Anche se sono molto d'accordo sul senso che avresti voluto dare a quello che hai scritto, messo così rischia di essere troppo banalizzato, di perdersi e di non essere più riconoscibile.

La differenza sta tra l'insegnare e il testimoniare. Mi puoi dire una cosa giustissima e quella rimane lì, ma se me la mostri non posso restare indifferente.

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@Poldo

Quello che hai scritto è davvero molto interessante. E mi aiuta. Non sai quanto. Specialmente il riferimento alla prima frase. La protagonista si guarda dall'esterno, dici. Da una prospettiva che privilegia uno sguardo degli altri su di lei. Ottimo. Un dettaglio di cui farò tesoro. Credo proprio che tu abbia ragione. 

E anche sulla frase a effetto Bacio. Credo sia proprio la conclusione, così, in un certo senso, spiattellata in una frase, che non va.  Un Tell e basta. Senza Show :)

 

Non vorrei perdere questo concetto (sa solo il cielo perché ci sono tanto affezionata, a quello che avrei voluto dire in questo mini pezzo) e quindi ringrazio, di nuovo, tutti i "partecipanti" ;)

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