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Francys

[MI45] Quando le parole sono solo parole

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/21460-il-potere-del-destino-capitolo-1/?p=376398
 
Prompt di mezzanotte / Quando le parole sono solo parole

 
"Non c’è nulla in basso senza benedizioni, non c’è nulla in alto senza menzogna”
Scritta sul muro, rossa di sangue, che sgorga nelle viscere di ogni ferita inflitta e da infliggere. Sangue di vampiro nutrito. Putrito. Affamato.
Abborrivo ogni forma di menzogna ma ero il ritratto inconfessato della menzogna. In ogni ruga, invisibile all’occhio umano, vivevano i miei sbagli. Ed ogni sbaglio lo amavo più del precedente. Più delle cose giuste, più della luce che mi soffocava.
Ero vissuta per molti anni indenne, al di fuori della domanda, al di fuori del giusto o sbagliato. Felice delle mie tenebre, del mio lato vampiro, carnefice e vittima inconsapevole. Consapevole.
Avevo varcato la soglia, conosciuto la sua anima e la mia. Ero stata innamorata. Di quell’amore che ti permette di sfiorare il divino. Quando due mani si toccano e il silenzio celebra l’unione. I giorni, consumati in un albergo, che diventano secondi. E i corpi, pelle contro pelle, che incantano nella perfezione del congiungimento. Dipinti, immortalati e consacrati. E poi dimenticati. La vita aveva preso anche noi. Avevamo smarrito la via o forse dovevamo ancora incontrarla.
Ero caduta, sprofondata, conoscendo ogni sfumatura del nero, innamorandomi del nero. Mi ero alzata, forte, sprezzante, cinica e vittoriosa.
La vita aveva ancora qualcosa da insegnarmi. Imparai. Dalle ceneri emerse la consapevolezza, fatta del sapore delle lacrime di una fiaba e la tragica bellezza della realtà. Viscerai la bellezza, in ogni forma, in ogni campo e mi sentii piccola, neonata nella valle dell’eden.
Apprendevo la mia ignoranza addentrandomi nel fiume della conoscenza.
A volte mi addormentavo, distratta dall’effimero, soffocata dalla bellezza che attirava gli sguardi sbagliati, soggiogata dal gioco da cui emerge sempre un vincente. Regina degli inganni, delle fughe, codarda e indecisa, con un gusto malsano per cambiare sempre rotta. Improvvisamente. Senza senso e senza motivo. Un’attinenza alla noia che sembra essere la più ardua delle catene che portavo dentro.
Nel fondo del gioco della vita cercavo la via, io che la via avevo smarrito.
Incontrai “Lui”, lo chiamavano maestro. Lo contestai, lo negai, lo amai, lo odiai. Su una cosa non avevo dubbi. Era la luce. Che oscurava le tenebre. Quelle tenebre che amavo sopra ogni cosa.
Amavo i miei morsi, la mia rabbia, la mia “originalità” che urlava fuori dagli schemi. Mi sentivo Dio e non importava se lo ero. Ero sull’altare della mia divinità, consacrata “vampira”, una succhia-sangue che si nutre per accrescere il proprio ego, distruggendo vite con un sorriso cinico sulle labbra rosso fuoco, indossando tacchi a spillo a marchio della propria firma.
Cosa succede quando la luce intacca l’animo umano votato alla sofferenza? Nulla, tutto, de-ci-fra-te-mi!
Una rivoluzione che distrugge ogni schema. Mi ero vantata di non essere una qualunque, ed ero la regina dei qualunquisti. Ci voleva coraggio ad ammetterlo. E scoprii cos’era il coraggio.
Una tappa, nient’altro.
I miei magnifici vampiri allo sbando, ed io con loro. Intrapresa la via dell’ignoto, dovevo buttare nel cestino ogni cosa e, qualcosa, urlava di essere salvato.
Non ero in grado di vedere il nero nel bianco, con la stessa facilità con cui scorgevo il bianco nel nero. Le trappole insidiose della mia mente bandivano ogni mio movimento.
Fino a quando non capii che mi stavo impantanando. Il bianco e il nero sono indivisibili, indispensabili l’uno all’altro: come lune che hanno scisso nello stesso spazio, congiunte, distanti, amanti inseparabili e inseparati.
Feci l’amore con il nero e il bianco.
Volai nello spazio leggendo cibernetica, nutrendomi di Baudelaire, recitando Shakespeare, citando Prévert e lodando Dostoevskij. Sentii la nona sinfonia vibrando nella pazzia, alimentandomi al fuoco di un paesaggio da mille e una notte.
Cercai di non dimenticare e non dimenticarmi.
Ho sentivo il muscolo dormiente, stiracchiarsi. L’ho avvertito mentre sfoderava le sue ali. Erano enormi e colorate. Persa dentro i colori, mi sono lasciata cullare dal quel battito di tamburo. Il cuore ha suoni spettacolari, né amo la musica.
Mi sono fermata in riva al mare, con Dorian Gray intento a sedurmi, le onde espandersi, non sopra le rocce: dentro me. Era notte. Mi mancava il respiro. Annaspavo. Eccitata. Divenni onda. Fui sopraffatta dalla bellezza del divino, la linea dell’infinito scomparve, fui tutt’uno. Il suono delle parole tramutato in silenzio. Bevvi come un’assetata, estasiata dalla perfezione. Varcai il punto di non ritorno. Danzai con il diavolo e gli angeli. Eravamo tutti uniti. Figli dello stesso padre. Fratelli, amanti e amati. Ogni cosa tornava al suo posto, ogni cosa tornava al suo spazio. Nell’attimo sospeso non ebbi più domande. Nell’attimo successivo, dimenticai.
Tornai lì, sul muretto, la scritta rossa di sangue.
Muro carnefice, muro vittima. Muro con le sue verità. Parole. Null’altro che parole.
"Non c’è nulla in basso senza benedizioni, non c’è nulla in alto senza menzogna”

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Ospite

Un racconto che ho trovato un po' troppo visionario.

 

 

Ed ogni

 

“D” eufonica.

 

 

Mi sentivo Dio e non importava se lo ero.

 

Un vampiro che si crede Dio mi sembra un paragone “azzardato”, per non dire poco consono.

 

 

Feci l’amore con il nero e il bianco.

 

Da qui in poi leggo un forte vaneggiamento. Non lo so cosa si intenda per fare l’amore con il bianco e il nero, se sono anche questi altri vampiri, di razza diversa, o semplici colori.

 

 

Ho sentivo

 

Avrei tolto “ho”.

 

 

Divenni onda. Bevvi come un’assetata...

 

 Non colgo nessun legame nelle frasi finali. Difficile una interpretazione, forse, come scritto nel finale, sono solo parole.

 

A rileggerti :flower:

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Francys buona prova! Dinamismo puro, ovunque nel tuo testo. A me piacciono le frasi brevi e tu con proposizioni di una parola mi hai fatto esaltare ;)

È un po' futurista il tutto e il testo vibra.

Alcuni passaggi sono un po' strani, ma da una vampira che scopre la vita non ci possiamo aspettare i ragionamenti del ragionier Rossi.

In alcuni punti però si perde un poco la narrazione, perché anche se il protagonista sragiona, allo scrittore sta il compito di rendere tutto comprensibile ;)

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Un racconto molto visionario in cui, credo di aver capito, si racconta la storia di questa vampira che da sentirsi onnipotente finisce per rendersi conto che non fa altro che ingannarsi: vuole essere, vuole "sentirsi" diversa e alla fine scopre si essere semplicemente uno steriotipo del tipo comune fin quando tutto cambia, ribaltando il suo essere, facendo entrare la luce nelle sue tenebre.

A seguito, posso tentare di dare solo una libera interpretazione del testo: credo di aver capito, alla fine, che la vampira accetta i due aspetti del suo essere, sia quello umano (quando parla della riscoperta dei colori e del suono del cuore che risente battere nel suo petto, quasi significasse la sua rinascita) sia quello vampiresco (quando parla della indivisibilità del bianco e del nero, quasi a sottolineare che essi convivono nell'animo di chiunque ma solo chi ha intrapreso quella che lei chiama "via" può rendersene conto. Sul bianco e sul nero, estremizzando i concetti si potrebbe paragonarli al bene e al male che convivono insieme come nella figura degli angeli e dei demoni che ballano insieme) trovando finalmente un equilibrio perfetto nella sua vita.

Ripeto: questa è solo una mia libera interpretazione, sicuramente posso aver interpretato male. Difatti, il testo è davvero molto complesso: ho dovuto leggerlo un bel po' di volte e non sono molto sicura di aver azzeccato la chiave di lettura.

Francys, sei l'unica che può chiarire i miei dubbi: potresti dirmi la tua interpretazione del testo? Sarei curiosa di saperlo, perché, devo essere sincera, dopo il primo impatto iniziale in cui confesso di non aver capito quasi nulla, la storia di questa vampira mi ha portato a riflettere, incuriosendomi particolarmente.

 

Insomma, un testo tutto da scoprire, non un semplice racconto ma qualcosa di più che scava in profondità anche nell'animo umano quasi fosse un racconto psicologico.

Complimenti Francys, ottima prova!

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@Nuwanda ti ringrazio per il commento, rispondo alle tue perplessità :)

 

 

Quote

 

Feci l’amore con il nero e il bianco.

 

Da qui in poi leggo un forte vaneggiamento. Non lo so cosa si intenda per fare l’amore con il bianco e il nero, se sono anche questi altri vampiri, di razza diversa, o semplici colori.

E' un metafora, si può fare l'amore con qualunque cosa e la mia protagonista va oltre la semplice definizione, si immerge nei colori, ci fa l'amore, solo così, perdendo la propria identità, può parlare di bianco o di nero.

 

 

Quote

 

Ho sentivo

 

Avrei tolto “ho”.

 

In realtà è un refuso "Ho sentito"

 

 

Quote

 

Divenni onda. Bevvi come un’assetata...

 

 Non colgo nessun legame nelle frasi finali. Difficile una interpretazione, forse, come scritto nel finale, sono solo parole.

Non credo che tu abbia preso il punto così come l'ho descritto, hai tagliato il mezzo che rende essenziale quel "Bevvi come un'assetata" che a mio parere ha un significato molto profondo. Non solo parole vuol dire altro.

 

Grazie per il contributo

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Francys buona prova! Dinamismo puro, ovunque nel tuo testo. A me piacciono le frasi brevi e tu con proposizioni di una parola mi hai fatto esaltare ;)

È un po' futurista il tutto e il testo vibra.

Alcuni passaggi sono un po' strani, ma da una vampira che scopre la vita non ci possiamo aspettare i ragionamenti del ragionier Rossi.

In alcuni punti però si perde un poco la narrazione, perché anche se il protagonista sragiona, allo scrittore sta il compito di rendere tutto comprensibile ;)

Inc grazie per le tue parole che ho apprezzato molto. Ti sembra che il mio protagonista sragiona? :sornione: A me no, sembra così lineare :AHH: che sia l'autore che sragiona? ahahhaha

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Non mi sembra un flusso di coscienza. 

Nya richiedeva un flusso di pensieri ed io credo di esser dentro la definizione. Grazie per essere passata

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Un racconto molto visionario in cui, credo di aver capito, si racconta la storia di questa vampira che da sentirsi onnipotente finisce per rendersi conto che non fa altro che ingannarsi: vuole essere, vuole "sentirsi" diversa e alla fine scopre si essere semplicemente uno steriotipo del tipo comune fin quando tutto cambia, ribaltando il suo essere, facendo entrare la luce nelle sue tenebre.

A seguito, posso tentare di dare solo una libera interpretazione del testo: credo di aver capito, alla fine, che la vampira accetta i due aspetti del suo essere, sia quello umano (quando parla della riscoperta dei colori e del suono del cuore che risente battere nel suo petto, quasi significasse la sua rinascita) sia quello vampiresco (quando parla della indivisibilità del bianco e del nero, quasi a sottolineare che essi convivono nell'animo di chiunque ma solo chi ha intrapreso quella che lei chiama "via" può rendersene conto. Sul bianco e sul nero, estremizzando i concetti si potrebbe paragonarli al bene e al male che convivono insieme come nella figura degli angeli e dei demoni che ballano insieme) trovando finalmente un equilibrio perfetto nella sua vita.

Ripeto: questa è solo una mia libera interpretazione, sicuramente posso aver interpretato male. Difatti, il testo è davvero molto complesso: ho dovuto leggerlo un bel po' di volte e non sono molto sicura di aver azzeccato la chiave di lettura.

Francys, sei l'unica che può chiarire i miei dubbi: potresti dirmi la tua interpretazione del testo? Sarei curiosa di saperlo, perché, devo essere sincera, dopo il primo impatto iniziale in cui confesso di non aver capito quasi nulla, la storia di questa vampira mi ha portato a riflettere, incuriosendomi particolarmente.

 

Insomma, un testo tutto da scoprire, non un semplice racconto ma qualcosa di più che scava in profondità anche nell'animo umano quasi fosse un racconto psicologico.

Complimenti Francys, ottima prova!

RS il tuo commento mi ha fatto molto piacere, non ti rispondo (non ancora) perché preferisco che ognuno si faccia un'idea sua. Non appena finirà il tempo, se ancora sarai curiosa :asd: , risponderò molto volentieri. Grazie

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Ospite

Non solo parole vuol dire altro.

La mia riflessione conclusiva si chiude con la citazione del titolo "Quando le parole sono solo parole" che fa pensare a parole di nessun valore o senso. Una frase fine a se stessa, almeno, questo mi restituisce l'intestazione da te scelta. Poi, indubbiamente, per il protagonista che sa dove vuole andare a parere è tutto più semplice ;-)

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Devo dire che l’ho apprezzato, anche se ho dovuto leggere con lentezza un paio di volte per cogliere quello che mi pareva di scorgere. Naturalmente  la mia interpretazione è puramente soggettiva, opinabile.

Mi è parso che questa vampira, come molti esseri del male o, definizione che mi piace, come molti angeli decaduti, rimpianga il luogo iniziale dal quale proviene, rimpianga e allo stesso tempo odi il suo Creatore.

Questo è tipico del Portatore di Luce, Lucifero, e dei suoi angeli.

Certamente non è così, la vampira ricorda un suo innamoramento carnale, in un albergo, che è quanto di più metropolitano si possa immaginare, ma va benissimo, le atmosfere lugubri, gotiche, sono in salvo.

Una certa aria da Paradise Lost, orgoglio blasfemo misto a rimpianto ambientati in una metropoli moderna, preferibilmente sempre di notte.

La protagonista cade in un vortice di abiezioni che la rendono quella che è, ma mi piace il suo ricordare.

Bello il pezzo: “Cosa succede quando la luce intacca l’animo umano votato alla sofferenza? Nulla, tutto, de-ci-fra-te-mi!”

Quel “de-ci-fra-te-mi” lo avrei tolto. Sembra il grido  isterico e canzonatorio di una liceale d’assalto, consapevole che tanto, santi o balordi le cascheranno tutti ai piedi. Cosa che può benissimo essere nella maggioranza, ma io non faccio parte della maggioranza, nemmeno concettualmente. Chi la pensa come me non è più tornato da Masada e io rimpiango di non esserci stato.

Hai citato il bianco e il nero, per fortuna non li hai chiamati Yin e Yang, anche se lo sono, in questo caso pure pertinenti, perché nel nero totale dell’oscurità, perdizione eccetera, non mi dilungo, anche in mezzo al buio c’è sempre una scintilla di luce. E viceversa, naturalmente.

L’orgia finale, sia pure metaforica, ma non tanto, quell’estasiarsi  di nero e di bianco, di male e di bene mi hanno colpito e fatto pensare, perché questa è la storia, la condizione, la condanna degli esseri umani.

Certo non tutti diventiamo vampiri, magari lo auspichiamo nel più  profondo, chissà. L’inferno, amo dire, è quel posto dove diventiamo ciò cha abbiamo paura di essere. Sicuramente  facciamo ingestione di classici del passato (ma che sto dicendo? C’è gente che ne ignora l’esistenza, ma non intendo ingestione letteraria, può essere anche una nostalgia inesprimibile del bello, rappresentato  inconsciamente dal pensiero dei classici), sicuramente stiamo in riva al mare di notte, specie nelle notti di agosto o di settembre, quando la Via lattea è visibile e ci prende la vertigine a guardare il cielo; pensare di immedesimarsi con il divino o con chi lo combatte, il male, Lucifero, che deve fare uno sforzo immenso, come la vampira, a non pensare alla Luce, pur essendone  entrambi affascinati. Perché per allontanare il male, debellarlo, basta tornare da dove veniamo, alla luce.

Bella ed evocativa la danza fra angeli e demoni. Assolutamente.

Un ritorno alle origini forse e mi è parso di vedere una sorta di rilassamento, di felicità nella vampira nel constatare che alla fine deriviamo comunque da un fattore comune a tutti.

Eh si, mi pare di averci visto questo. Poi si sa: la lingua batte sempre dove il dente duole. Mi ha dato molti bei motivi di riflessione.

Mi è piaciuto eh.

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Ospite Njagan

Provo a de-ci-fra-re il tuo racconto ;)

Presenti subito la tua protagonista come una vampira e inizi il tuo "viaggio" all'indietro nel tempo, nella sua vita. È un viaggio fatto delle stesse tappe che affronta qualunque essere umano.

C'è la fase di onnipotenza, il periodo in cui niente e nessuno può fermarci. Per alcuni è il periodo del l'adolescenza, la giovinezza, per altri è un delirio che non finisce mai :asd:

Arriva l'amore, la passione, i sensi sono al massimo. Ma:

La vita aveva ancora qualcosa da insegnarmi. Imparai. Dalle ceneri emerse la consapevolezza, fatta del sapore delle lacrime di una fiaba e la tragica bellezza della realtà. Viscerai la bellezza, in ogni forma, in ogni campo e mi sentii piccola, neonata nella valle dell’eden.

Apprendevo la mia ignoranza addentrandomi nel fiume della conoscenza.

Arriva la sete della conoscenza e l'incontro che cambia la vita.

Incontrai “Lui”, lo chiamavano maestro. Lo contestai, lo negai, lo amai, lo odiai. Su una cosa non avevo dubbi. Era la luce. Che oscurava le tenebre. Quelle tenebre che amavo sopra ogni cosa.

Il "maestro" mi fa pensare a un profeta, si tratta di un viaggio dentro alla spiritualità della protagonista. "Cosa succede quando la luce intacca l’animo umano votato alla sofferenza? Nulla, tutto, de-ci-fra-te-mi!" Proprio vero: non succede nulla, eppure succede tutto. Di sicuro avremmo bisogno di qualcuno in grado di decifrarci, cosa non semplice, o impossibile, giacché nessuno ci conosce per davvero.

Eppure "l'incontro" con il "maestro" fa subire una brusca sterzata alla vita: ora tutto è in dubbio. Prima c'era solo nero, ora si scopre il bianco. C'è una porzione di vita, di verità, che fino a quel momento mancava e che apre un varco, anzi una ferita in quelle che fino a poco prima erano consapevolezze.

E quindi arriva il coraggio di ammettere che non si è poi così speciali come si credeva, "una tappa" fondamentale: è il momento di autocritica, la fase in cui l'ego viene messo a cuccia, e dalla potenza divina da cui la protagonista sentiva di essere invasa. Si arriva allo sbando.

A questo punto, però, io come lettrice ho un dubbio: sento che non è più la vampira a parlare ma la sua autrice.

Volai nello spazio leggendo cibernetica, nutrendomi di Baudelaire, recitando Shakespeare, citando Prévert e lodando Dostoevskij. Sentii la nona sinfonia vibrando nella pazzia, alimentandomi al fuoco di un paesaggio da mille e una notte.

Qui posso pensare che ogni autore sia metafora di un aspetto della vita, però sento sempre forte quell'influsso autobiografico che disturba la frequenze della mia lettura.

A un certo punto mi si confondono le idee. Non so se la protagonista sei tu, la vampira o un angelo.

Perché a un certo punto scrivi:

Ho sentivo il muscolo dormiente, stiracchiarsi.

Un cuore che ritorna a battere e che viene sopraffatto dalla "bellezza del divino". Danzare con gli angeli e coi demoni... "figli dello stesso padre". Mi dico, forse è un angelo che è stato cacciato dal paradiso, e magari per questo diventa vampiro.

Si tocca l'acme del racconto e si ritorna alla scritta sul muro. Bianco e nero, carnefice e vittima, inferno e paradiso, verità e menzogna.

Ma ciò che è scritto sul muro sono solo parole, scrivi. Io mi chiedo se lo siano davvero e con ciò quindi ottieni un finale che resta impresso, almeno in me lettrice (e nonostante sapessi già con quale citazione si sarebbe concluso :asd:)

Apprezzo il tuo stile. Te l'avevo già detto nell'ultimo MI. In questo ti sei lasciata andare di più ottenendo un effetto migliore (quasi quasi che s'intravede davvero il tuo stile :asdf:)

Complimenti e a presto rileggerti :flower:

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Fra, io non sono una lettrice di fantasy e non amo i vampiri, credo di essere l'unica a non aver seguito la notissima saga. Ho voluto leggere il tuo pezzo perché sto leggendo tutto questo MI al quale non ho potuto partecipare.

A me, e vista la premessa prendilo per quel che vale, a me ripeto, il tuo pezzo è piaciuto tantissimo. Bello il ritmo incalzante, i pensieri che premono, i dubbi, gli stati d'animo. Brava piccola. Mi è sempre piaciuto il tuo stile, questa volta ancora di più.

A rileggerti.

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Ciao,

Ti segnalo: 

 

 

Viscerai la bellezza

Viscerai?

 

 

 

indossando tacchi a spillo a marchio della propria firma.

Non ho ben capito cosa intendi con "marchio della propria firma"

 

 

 

Il bianco e il nero sono indivisibili, indispensabili l’uno all’altro: come lune che hanno scisso nello stesso spazio, congiunte, distanti, amanti inseparabili e inseparati.

molto bella questa frase; forse avrei messo "inseparate" a fine frase, credo sia riferito a "lune"

 

 

 

 Il cuore ha suoni spettacolari, né amo la musica.

Ne senza accento, a meno che non volessi proprio introdurre una negazione, ma non penso che sia questo il caso.

 

 

La cosa che mi è piaciuta di più, Francys, è lo stile che hai adottato: denso, ridondante eppure appassionato, pieno. Oltretutto lo mantieni dall'inizio alla fine, senza pause, senza cadute. Si nota anche un trasporto particolare, come se fossi stata catturata dal flusso narrativo e ti fossi lasciata trasportare ben volentieri :) I risultati sono ottimi, direi.

 

 

 

Mi sono fermata in riva al mare, con Dorian Gray intento a sedurmi, le onde espandersi, non sopra le rocce: dentro me. Era notte. Mi mancava il respiro. Annaspavo. Eccitata. Divenni onda. Fui sopraffatta dalla bellezza del divino, la linea dell’infinito scomparve, fui tutt’uno. Il suono delle parole tramutato in silenzio. Bevvi come un’assetata, estasiata dalla perfezione. Varcai il punto di non ritorno. Danzai con il diavolo e gli angeli. Eravamo tutti uniti. Figli dello stesso padre. Fratelli, amanti e amati. Ogni cosa tornava al suo posto, ogni cosa tornava al suo spazio. Nell’attimo sospeso non ebbi più domande. Nell’attimo successivo, dimenticai.
Tornai lì, sul muretto, la scritta rossa di sangue.
Muro carnefice, muro vittima. Muro con le sue verità. Parole. Null’altro che parole.
"Non c’è nulla in basso senza benedizioni, non c’è nulla in alto senza menzogna”

 A parer mio, tra i racconti del tuo prompt, è il finale più efficace. La frase "Non c’è nulla in basso senza benedizioni, non c’è nulla in alto senza menzogna”  viene riproposta senza alcuna forzatura, appare assolutamente convincente, grazie anche a ciò che hai scritto in precedenza. Eri decisamente ispirata per questo finale...

 

 

 

 

 Nell’attimo sospeso non ebbi più domande. Nell’attimo successivo, dimenticai.

Fantastico.

 

 

Mi è piaciuto. :)

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Ok, il mio si è concluso e rispondo a chi si è posto domande! Rispondendo a Nya rispondo anche a Ramo Selvaggio (che ringrazio di cuore)

 

@Nya tu mi spaventi, hai scavato nel mio racconto cogliendo molto più di quanto umanamente consentito :la:    

 

Provo a de-ci-fra-re il tuo racconto ;)
Presenti subito la tua protagonista come una vampira e inizi il tuo "viaggio" all'indietro nel tempo, nella sua vita. È un viaggio fatto delle stesse tappe che affronta qualunque essere umano.
C'è la fase di onnipotenza, il periodo in cui niente e nessuno può fermarci. Per alcuni è il periodo del l'adolescenza, la giovinezza, per altri è un delirio che non finisce mai :asd:
Arriva l'amore, la passione, i sensi sono al massimo. Ma:

Arriva la sete della conoscenza e l'incontro che cambia la vita.
 

Fino a qua mi hai de-ci-fra-to alla grande! Ho voluto un personaggio vampiro per un motivo ben preciso: si nutrono di sangue e il sangue rappresenta la vita anche per gli umani ma per i vampiri è doppiamente necessario, ne hanno bisogno. Da qui la mia scelta. Descrivo un ciclo a 360° in cui il percorso fatto di scelte normali non può accontentare la protagonista: conosce l'amore ma non basta. Non può bastare. 

 

 

Il "maestro" mi fa pensare a un profeta, si tratta di un viaggio dentro alla spiritualità della protagonista. "Cosa succede quando la luce intacca l’animo umano votato alla sofferenza? Nulla, tutto, de-ci-fra-te-mi!" Proprio vero: non succede nulla, eppure succede tutto. Di sicuro avremmo bisogno di qualcuno in grado di decifrarci, cosa non semplice, o impossibile, giacché nessuno ci conosce per davvero.
Eppure "l'incontro" con il "maestro" fa subire una brusca sterzata alla vita: ora tutto è in dubbio. Prima c'era solo nero, ora si scopre il bianco. C'è una porzione di vita, di verità, che fino a quel momento mancava e che apre un varco, anzi una ferita in quelle che fino a poco prima erano consapevolezze.
E quindi arriva il coraggio di ammettere che non si è poi così speciali come si credeva, "una tappa" fondamentale: è il momento di autocritica, la fase in cui l'ego viene messo a cuccia, e dalla potenza divina da cui la protagonista sentiva di essere invasa. Si arriva allo sbando.
A questo punto, però, io come lettrice ho un dubbio: sento che non è più la vampira a parlare ma la sua autrice.
 

Anche qui ci hai preso, il Maestro rappresenta il viaggio nella spiritualità ma anche nel primo io, credo che sia strettamente legati. (A questo proposito molto azzeccate le tue considerazioni che sono anche le mie). Continuando... si c'è la brusca frenata per la protagonista. Ogni sua certezza crolla, niente può essere più uguale a prima e ama, odia il Maestro per questo. Il suo viaggio continua, si immerge fino al fondo, non può più tornare indietro. (Perdonami ti lascio il tuo dubbio di lettrice, qualcosa concedimela :la:  :asd:  ) 

 

 

Qui posso pensare che ogni autore sia metafora di un aspetto della vita, però sento sempre forte quell'influsso autobiografico che disturba la frequenze della mia lettura.

Si, ogni autore rappresenta un aspetto della vita, nessuno preso a caso.

 

 

Un cuore che ritorna a battere e che viene sopraffatto dalla "bellezza del divino". Danzare con gli angeli e coi demoni... "figli dello stesso padre". Mi dico, forse è un angelo che è stato cacciato dal paradiso, e magari per questo diventa vampiro.
Si tocca l'acme del racconto e si ritorna alla scritta sul muro. Bianco e nero, carnefice e vittima, inferno e paradiso, verità e menzogna.
Ma ciò che è scritto sul muro sono solo parole, scrivi. Io mi chiedo se lo siano davvero e con ciò quindi ottieni un finale che resta impresso, almeno in me lettrice (e nonostante sapessi già con quale citazione si sarebbe concluso :asd:)
 

Si sono solo parole, che possono essere usate bene certo ma solo parole. Non credo che saranno le parole a cambiare mai nulla, può solo il muscolo dormiente :asd:

 

Grazie dei complimenti Nya e del tempo che entrambi avete utilizzato a leggermi. Vi ho apprezzato davvero tanto :love:

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@Unius il tuo commento lo incornicerei e lo metterei sul comodino, io ti ho dato qualcosa a cui pensare e tu lo hai dato a me. La mia vampira è la peggiore dei personaggi che potevo scegliere - per dire quel che dovevo - e l’ho scelta di proposito. Volevo rendere quel passaggio che tu hai colto più evidente:

 

“Mi è parso che questa vampira, come molti esseri del male o, definizione che mi piace, come molti angeli decaduti, rimpianga il luogo iniziale dal quale proviene, rimpianga e allo stesso tempo odi il suo Creatore.”

 

Ama e odia il suo creatore e, quanto più è forte questo odio, tanto più lo sarà l’amore che la porta a lui.

 

“Certamente non è così, la vampira ricorda un suo innamoramento carnale, in un albergo, che è quanto di più metropolitano si possa immaginare, ma va benissimo, le atmosfere lugubri, gotiche, sono in salvo.”

 

In realtà ho descritto anche la perfezione di un amore che sfiora il divino, l’albergo mira a far restare concentrata l’attenzione: non sono i posti o i modi che rendono speciale un unione ma è qualcosa di molto più alto.

 

«Bello il pezzo: “Cosa succede quando la luce intacca l’animo umano votato alla sofferenza? Nulla, tutto, de-ci-fra-te-mi!”

Quel “de-ci-fra-te-mi” lo avrei tolto. Sembra il grido  isterico e canzonatorio di una liceale d’assalto, consapevole che tanto, santi o balordi le cascheranno tutti ai piedi. Cosa che può benissimo essere nella maggioranza, ma io non faccio parte della maggioranza, nemmeno concettualmente. Chi la pensa come me non è più tornato da Masada e io rimpiango di non esserci stato.»

 

So bene che tu non fai parte della maggioranza e non miravo ai consensi, forse me lo potevo risparmiare, mi sono fatta prendere dal delirio d’onnipotenza di una vampira vecchia di mille anni, se il mio ego pecca di delirio, ho immaginato il suo :asd:

 

“Hai citato il bianco e il nero, per fortuna non li hai chiamati Yin e Yang, anche se lo sono, in questo caso pure pertinenti, perché nel nero totale dell’oscurità, perdizione eccetera, non mi dilungo, anche in mezzo al buio c’è sempre una scintilla di luce. E viceversa, naturalmente.

L’orgia finale, sia pure metaforica, ma non tanto, quell’estasiarsi  di nero e di bianco, di male e di bene mi hanno colpito e fatto pensare, perché questa è la storia, la condizione, la condanna degli esseri umani.

Certo non tutti diventiamo vampiri, magari lo auspichiamo nel più  profondo, chissà. L’inferno, amo dire, è quel posto dove diventiamo ciò cha abbiamo paura di essere. Sicuramente  facciamo ingestione di classici del passato (ma che sto dicendo? C’è gente che ne ignora l’esistenza, ma non intendo ingestione letteraria, può essere anche una nostalgia inesprimibile del bello, rappresentato  inconsciamente dal pensiero dei classici), sicuramente stiamo in riva al mare di notte, specie nelle notti di agosto o di settembre, quando la Via lattea è visibile e ci prende la vertigine a guardare il cielo; pensare di immedesimarsi con il divino o con chi lo combatte, il male, Lucifero, che deve fare uno sforzo immenso, come la vampira, a non pensare alla Luce, pur essendone  entrambi affascinati. Perché per allontanare il male, debellarlo, basta tornare da dove veniamo, alla luce.”

Bella ed evocativa la danza fra angeli e demoni. Assolutamente.

 

I classici io li adoro, d’altronde cosa vuoi aspettarti da una che a dodici anni leggeva i libri di giurisprudenza  della sorella più grande? Sono un’avida lettrice e ho variato – e vario - ogni genere. Anche per questo ho imparato a distinguere l’uso delle parole ma anche a non rimanerne imprigionata. Così come il nero e bianco, yin e yang, bene o male, siamo irrimediabilmente parte dell’uno e dell’altro, rinnegarne uno è non potere amare l’altro. Vedi Alberto, la mia vampira non ama le tenebre, le vive - è diverso -  quando si ritrova nell’incanto dell’unione perfetta (con il suo io, con il suo creatore) non ha più domande. E ogni persona, diavolo, angelo, viene amato nello stesso modo. E’ l’attimo sospeso. Ogni cosa torna al suo posto. Come deve essere.

 

Poi si sa: la lingua batte sempre dove il dente duole. Mi ha dato molti bei motivi di riflessione.

Mi è piaciuto eh.

 

Mi ha fatto davvero tanto piacere :love: 

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@ Sh@de ti rispondo al volo perché sono cotta :asd:

 

 

Quote

 

 

indossando tacchi a spillo a marchio della propria firma.

Non ho ben capito cosa intendi con "marchio della propria firma"

intendevo dire che è il classico vampiro che uccide con tacco 12 :asd:  :asd:  :asd: :asd:  

 

sono felice che ti è piaciuto, pertinenti le tue osservazioni e i consigli e mi ha fatto particolarmente piacere che eravamo in sintonia con alcune parti da te descritte :la:  :love:

 

 

@Ginevra grazie, grazie, grazie ti dico solo questo :love:  :love: :love:  :love:  

p.s. il prossimo MI che non partecipi avverti che fuggo anch'io :asd:  :asd: :asd:  

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Una scrittura in qualche modo vicina al flusso di coscienza, anche se frammentata. Piuttosto intensa, una sorta di delirio o di incubo tutto intellettuale. C’è però qualche caduta e ci sono soprattutto un gran numero di imprecisioni.

Ora, è vero che a una simile scrittura si può perdonare un uso improprio della grammatica, ma fino a un certo punto. Per esempio la punteggiatura ha la funzione, tra l’altro, di aiutare a dare il ritmo di lettura, se la si sbaglia diventa difficile seguire quello che c’è scritto. E l’uso improprio delle parole suggerisce significati che sono evidentemente diversi da quelli che tu avevi intenzione di dare. Così non posso esimermi di fare un’elenco delle improprietà che ho trovato. È chiaro che alcune sono perdonabili nel quadro di un flusso di pensiero che bada poco alla bella forma, ma non tutte. Vedi tu quali ritieni di dover conservare e quali è meglio correggere. Perché non sempre le parole sono solo parole: per uno scrittore sono oggetto di attenzione e ricerca.

Scritta sul muro, rossa di sangue, che sgorga nelle viscere di ogni ferita inflitta e da infliggere

A rigore, scritto così significa che a sgorgare nelle (dalle?) viscere di ogni ferita sia la scritta sul muro. È questo che intendevi? In caso contrario è meglio che togli la virgola dopo sangue.

Sangue di vampiro nutrito. Putrito. Affamato

Putrito non esiste, immagino che volessi scrivere putrido. A meno che non sia un neologismo, ma allora devi farmi capire cosa significhi.

Ed ogni sbaglio lo amavo più del precedente

D eufonica. Disturba la lettura e interrompe la fluidità del flusso di pensieri. Almeno per quanto riguarda me.

Ero vissuta per molti anni indenne, al di fuori della domanda, al di fuori del giusto o sbagliato

Scusa: quale domanda?

. Viscerai la bellezza, in ogni forma

Sviscerai.

Era la luce. Che oscurava le tenebre. Quelle tenebre che amavo sopra ogni cosa

Daccordo la ricerca della paratassi più estrema, ma questo punto dopo luce mi sembra eccessivo.

Amavo i miei morsi, la mia rabbia, la mia “originalità” che urlava fuori dagli schemi

Perché originalità tra virgolette. Inoltre “urlava fuori dagli schemi” è un po’ troppo già sentito. Cercherei un’espressione meno abusata.

Mi ero vantata di non essere una qualunque, ed ero la regina dei qualunquisti

No, guarda, qualunquisti vuol dire qualcosa di ben preciso, in questo contesto fa venire da ridere. Va bene che non mi è venuto in mente un sinonimo accettabile, ma al tuo posto riformulerei la frase.

Il bianco e il nero sono indivisibili, indispensabili l’uno all’altro: come lune che hanno scisso nello stesso spazio, congiunte, distanti, amanti inseparabili e inseparati

Ti chiedo scusa, ma questo è talmente abusato da essere diventato una banalità. Il Tao è stato immaginato migliaia di anni fa e che il bianco e il nero siano come due lune che si inseguono senza riuscire a ricongiungersi è stato detto in così tanti modi che è davvero difficile trovare un modo nuovo di dirlo. Ti consiglio di pensarci su.

come lune che hanno scisso nello stesso spazio

Suppongo “si sono scisse”. Quando ho letto “hanno scisso” ho avuto un sobbalzo sulla sedia.

Ho sentivo il muscolo dormiente, stiracchiarsi

Altra virgola di cui farei a meno.

Persa dentro i colori, mi sono lasciata cullare dal quel battito di tamburo. Il cuore ha suoni spettacolari, né amo la musica

Forse “ne amo la musica”. Scritto con l’accento deve per forza collegarsi a un’altra frase negativa.

Mi sono fermata in riva al mare, con Dorian Gray intento a sedurmi, le onde espandersi, non sopra le rocce: dentro me

Errore di consecutio: meglio “le onde si espandevano”. Ma forse avresti voluto scrivere “sentivo le onde espandersi” ma ti sei persa il “sentivo”.

Ecco, un’imprecisione o due, in un contest come questo, neanche ci si fa caso. Ma quando diventano così tante si pone un problema di metodo. Scrivere seguendo il flusso dei pensieri non significa scrivere ignorando le regole della scrittura. Altrimenti leggere diventa davvero difficile.

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