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Lorenzo Sartori

ebook e nuovi formati di storie seriali

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Mi piacerebbe in questa discussione avere anche il parere di qualche editore.

 

Per nuovi formati, non intendo nuove "tecnlogie", ma il formato dell'opera. Mi spiego meglio. Personalmente mi piacciono i racconti lunghi o novellette, diciamo storie da 50 a 100 mila battute. Sia da leggere che da scrivere.

Sul cartaceo è un formato non pratico per varie ragioni, ma su ebook, secondo me funziona e bene.

 

Viviamo in un periodo in cui la gente ha poco tempo, o dice di averne poco (fa molto impegnato). Ok, è la scusa per ogni cosa che non si vuole fare, quella di dire di avere poco tempo. Però un po' è vero. Viviamo in una società complessa con un'infinità di stimoli e opportunità. Vogliamo (e possiamo) fare più cose e inevitabilmente dividiamo il nostro tempo in tutte queste cose.

 

C'è chi nonostante tutto ama immergersi nella lettura di romanzi di almeno 800 pagine. Le saghe vanno ancora, ok. Ma non credo di essere il solo ad apprezzare storie brevi, che arrivino al punto mantenendo il giusto ritmo.

Da quando ho un ereader ho ampliato questa possibilità di lettura.

Il digitale mi ha poi permesso di pubblicare due storie che su cartaceo non sarebbero mai finite, per una questione di lunghezza.

 

Alcuni editori si stanno lanciando (troppo timidamente?) su storie seriali. Da fan delle serie americane, non posso che apprezzare questo tipo di approccio. 

 

Sono il solo? Da quello che vedo in giro no. E' una tendenza che in futuro si amplierà? C'è qualcuno che preferisce scrivere racconti lunghi o novellette o a puntate. Che cosa ne pensano gli editori?

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Che bella discussione :D

 

Per quanto mi riguarda, concordo pienamente con l'incipit del tuo discorso. Basti pensare alla castroneria che ha fatto Mondadori proprio nell'ultimo periodo (flipbook) e risulta abbastanza evidente che non si sa più cosa inventarsi per attirare i lettori, in particolar modo facendo loro credere che leggeranno "senza sforzi" (perlomeno, io ho inteso così questa trovata pubblicitaria da 4 soldi :facepalm: ).

 

Un tipo di editoria differente, invece, proprio come quella proposta da te, potrebbe essere perfetta per rilanciare il settore! Pensate a quanti ragazzini hanno tablet e smartphone. Storielle brevi, magari anche seriali (che splendida idea!), veloci e impattanti come fumetti, andrebbero alla grande in e-book. Quantomeno, io ne farei il pieno :asd:

 

Io incrocio le dita che questo "formato" decolli :D

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premetto che storie brevi e seriali non è una mia idea. Ci sono già tentativi in questo senso da parte di alcune CE.

Secondo me è una direzione da prendere, ma va capito quanto il mercato possa essere interessato.

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Io concordo con il pensiero di Lorenzo e apprezzo il formato "racconto lungo/romanzo breve", che ritengo trovi spazio efficace solo in digitale, a meno di non chiamarsi Sveva Casati Modigliani o Baricco. Tradizionalmente l'editoria considera "romanzo" un'opera più lunga di 150 cartelle (formato standard) e questo ha forse contribuito a demonizzare il romanzo breve o comunque i formati più corti diversi dal racconto di 5 pagine. 

Sto delineando una possibile trama per il romanzo che scriverò dopo quello che sto terminando, e sarà con tutta probabilità un romanzo breve, di genere. Se mai dovesse trovare la via dell'editoria, non mi dispiacerebbe affatto che uscisse in eBook. Così come ci sono sicuramente moltissimi autori che hanno una produzione di racconti molto più vasta della mia che potrebbero trovare un ottimo sbocco in digitale, che diventa quindi un'alternativa non di ripiego, ma di scelta per veicolare un certo tipo di produzione. Non posso che augurarmi che il trend sia questo e che si inizino a valorizzare anche opere che non siano necessariamente saghe lunghe 10 libri o romanzi di 800 pagine XD

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Lo scarso successo dei "formati corti" mi ha sempre lasciato perplesso. In una società come la nostra, in cui le persone hanno sempre più fretta e una soglia di attenzione sempre più bassa, il racconto dovrebbe essere il genere preferito, e invece no. Forse perché quelli che leggono preferiscono ritagliarsi il loro angolo di "lentezza" con romanzi lunghi, o forse perché agli editori non va di sobbarcarsi il lavoro di editing, impaginazione, copertina, distribuzione per un prodotto che comunque verrebbe venduto a un prezzo basso.

 In questo senso l'ebook dovrebbe essere la piattaforma principe per la diffusione di questo tipo di formti, contando anche che un racconto di 50000 cratteri è leggibile anche sul display di uno smartphone o di un tablet senza particolari fastidi e che la risoluzione molto alta dei nuovi display facilita questo tipo di fruizione.

Nella mia breve esperienza di scrittore di racconti pubblicato in ebook ho però notato che la mancanza del cartaceo è ancora un limite bloccante per una grossa fetta di persone, anche di quelle che possiedono tablet o smartphone.

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Se non mi sbaglio, stampare un libro ha costi fissi dai quali non ci si schioda e sotto una certa foliazione i service editoriali (=tipografie) non scaldano nemmeno le macchine. Questo è il motivo per cui si è sempre privilegiato la narrativa sopra un certo limite di cartelle, perché è semplicemente antieconomico stampare un libro sotto un certo numero di pagine e sono certa che, nell'editoria italiana, di filantropi, miliardari (e playboy) come Tony Stark non ce ne siano molti. Forse nemmeno uno. 

Con dovute eccezioni, perché su alcuni autori (che vendono un botto) l'editore può anche prendersi dei rischi perché sa già che venderà tantissimo, da ripagarsi eventuali "buchi" lasciati qua e là nel processo di produzione. Mi viene in mente Colorado Kid, di King, che era brevissimo, se non mi sbaglio. Ma King vende a palate, per cui con lui lo fanno, con me no (e aggiungo: mica sono scemi). Un Baricco che scrive un romanzo di 130 cartelle? Va bene, Baricco vende come il Dixan. Melia scrive una novella (di genere, tra l'altro!) di 150 pagine? Vabbé, anche no. 

Però ecco che l'editoria digitale ci viene in soccorso. Perché magari il romanzo breve di Melia, in digitale a 2 euro, può anche vendere bene, cioè abbastanza bene da far pensare a un editore di investire su questa autrice sconosciuta. Mentre lo stesso Baricco possono anche metterlo in vendita a 10 euro, in digitale, che tanto i soldi li fanno altrove. Inferno, di Dan Brown, quando uscì, in digitale costava qualcosa come 15 euro. Ma è Dan Brown. Melia in digitale a 15 euro non la compra nessuno, pure se scrive meglio di Dan Brown (cosa di cui mi auguro fortissimamente). 

E' tutto qui, secondo me. 

Gli editori ci hanno abituati per anni a comprare romanzi di un certo "peso" e noi, pian piano, ci siamo assuefatti a quella dimensione. Il digitale cambierà tutto, e io ne sono straconvinta, ma ci vorrà tempo perché i lettori capiscano la portata del cambiamento e si adeguino. Sta, ancora una volta, alle case editrici proporre qualcosa che possa essere appetibile. Un buon venditore di prodotti (cosa che le CE sono) dovrebbe cercare per quanto possibile di anticipare i bisogni dei consumatori, di proporre qualcosa di innovativo e di far nascere un nuovo trend. Le CE tradizionali sono elefantiache, nella loro dimensione, le decisioni vengono prese con mesi di attese e ritardi e non hanno l'agilità che piccole CE innovative, moderne e "al passo coi tempi" possono mettere in campo. 

Il digitale è davvero il futuro o meglio, è il presente. Bisogna cavalcarlo, sia noi come autori che le CE che possano permetterselo. 

 

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Ottima discussione,

 

Non ho molto da aggiungere, gli altri utenti hanno detto molto. Però volevo fare una piccola digressione che mi è venuta in mente leggendo il commento di Melia.

 

Da quello che vedo, una via di mezzo utile ad accontentare sia i nostalgici del cartaceo che i più progressisti è l'e-book con opzione del POD, tipo da Amazon, Ibs e via dicendo. Uno non vuole l'e-book? Bene, trova il cartaceo in rete e se lo fa recapitare direttamente a casa, senza dover cercare in librerie varie, dove tanto gli autori esordienti difficilmente arrivano.
La via di mezzo potrebbe essere una soluzione per tutti i gusti. 

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Rilancio questa discussione che scopro solo ora.
Secondo me il "breve", nel senso di inferiore alle 150 cartelle, sta già vendendo bene e continuerà a farlo sempre di più in digitale. L'abbattimento dei costi fissi e il vantaggio dei meccanismi seriali a livello di indicizzazione e di impulso nell'acquisto (banalmente, ci fidiamo di più a provare il primo capitolo di una serie che un'opera "stand-alone", a parità di altri fattori) sono vantaggi non di poco conto. 
A me sembra che l'opportunità in tal senso per ora sia stata colta più da self-publisher audaci che fanno uscire una novelette ogni 1-2 mesi (e ogni nuova uscita finisce per trascinare comunque le vendite delle altre e per allargare il proprio pubblico) che dagli editori, che spesso fanno più fatica a osare.
D'altro canto secondo me è impossibile che le cose non vadano in questo senso, almeno per il digital-only; pensate anche a quanto lavoro si risparmia l'editore, soprattutto quello senza grosse risorse di tempo e di soldi, a lavorare su un testo breve. Personalmente, ogni volta che mi arriva una proposta di pubblicazione superiore alle 250 cartelle sbuffo, è più forte di me  :asd: e infatti l'unico testo lungo che abbiamo deciso di pubblicare è stato poi diviso in tre parti.
D'altro canto, per molti scrittori, soprattutto di certi generi come il fantasy o il fantascientifico, il "libro" è il "mattone" da 500+ pagine, senza se e senza ma. Si estingueranno? Certo che no, come non si estinguerà il cartaceo, ma per forza di cose il breve andrà sempre più forte.

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Tra l'altro, e mi riaggancio al commento di @Nativi, l'ebook secondo me è praticamente l'unico modo oggi per veicolare il romanzo breve, cioè sotto le 150 cartelle (editorialmente parlando). E mi auguro che ci sia spazio anche per la non-serializzazione, che io personalmente non ne sono una gran fan, nonostante le mie letture dicano il contrario. Il romanzo breve è un formato bellissimo per un certo tipo di storie, tanto che il mio prossimo scritto sarà proprio in questo formato. Anche noi autori dobbiamo, secondo me, iniziare a osare un po' di più e a proporre a certi editori lungimiranti opere più corte :-D

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Per me esiste quasi solo la narrativa breve, soprattutto racconti. I romanzi, se non sono di autori che amo molto come De Lillo o McCarthy, solo per citarne due, mi stancano quasi sempre e faccio molta fatica a portarli in fondo. A volte mi piacciono all'inizio, ma poi si perdono irrimediabilmente. Mentre, per dire, il romanzo breve di Lorenzo Sartori, pubblicato da Nativi Digitali, è davvero ben scritto e interessante.
E anche in cartaceo ho letto raccolte carine! 

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Tra l'altro, e mi riaggancio al commento di @Nativi, l'ebook secondo me è praticamente l'unico modo oggi per veicolare il romanzo breve, cioè sotto le 150 cartelle (editorialmente parlando). E mi auguro che ci sia spazio anche per la non-serializzazione, che io personalmente non ne sono una gran fan, nonostante le mie letture dicano il contrario. Il romanzo breve è un formato bellissimo per un certo tipo di storie, tanto che il mio prossimo scritto sarà proprio in questo formato. Anche noi autori dobbiamo, secondo me, iniziare a osare un po' di più e a proporre a certi editori lungimiranti opere più corte :-D

Il romanzo è un paradigma, come lo è la raccolta di racconti. Non è che sul digitale queste modalità espressive non funzionino, ma il racconto o novelette, diciamo tutto quello che va dalle 20 alle 150 cartelle, ha molto più senso di quanto aveva sulla carta.

La serializzazione funziona bene quando il progetto è serio, ovviamente se deve diventare una pura questione di moda o un meccanismo per fare vendite facili meglio puntare su pubblicazioni ben separate

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