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Ospite Lynnet Blumstein

Vita da analfabeta

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Ospite Lynnet Blumstein

Ho cercato ma non ho trovato nessuna discussione che parlava di questo, così mi vedo costretta ad aprire un topic.

Si parla della vita quotidiana di un analfabeta, una persona che non sa né leggere né scrivere. Premetto che sto scrivendo una storia ambientata in una sorta di diciannovesimo secolo alternativo, però mi andrebbero bene anche risposte riferite a esperienze un po' più recenti.

Ho questo personaggio nato in una bidonville, che non è mai andato a scuola e che si ritrova ad avere a che fare con l'alta società. Fate conto che il personaggio abbia diciotto anni circa, anche se racconto episodi precedenti e successivi a quell'età(indicativamente dai tredici ai ventiquattro anni).

 

Nello specifico:

-Il personaggio sarebbe in grado di leggere un orologio analogico?

-Una persona analfabeta che tipo di difficoltà avrebbe a livello cognitivo? Mi spiego meglio: è un personaggio sempliciotto, non dotato di una grande intelligenza in sostanza(comunque buono e tutto quello che volete). Quindi, il fatto di essere analfabeta per qualche motivo accentuerebbe questa sua caratteristica? Avrebbe dei problemi oggettivi nel capire "il mondo"?

-Potrebbe imparare a leggere a scrivere da adolescente, con l'aiuto di un maestro o altro? Ok, qui c'è un ragionamento che ho fatto io. Mi sono sempre chiesta perché le persone che non sono andate a scuola da adulte con tutte le possibilità di questo mondo non hanno la volontà di colmare queste lacune, quindi mi è venuto questo dubbio che non credo nemmeno sia così banale.

-Forse la domanda più importante. Che rapporti avrebbe con le persone dell'alta società che si ritrova a frequentare? Perché io me lo immagino preso in giro fino alla morte, magari non di faccia, ma non credo godrebbe di qualsivoglia stima. E con la servitù altrui? Su questo non so che pesci pigliare. Da un lato c'è il "mi capisce è come me", dall'altro ci vedo forse un po' di invidia.

-Se per caso dovesse firmare dei documenti? Metterebbe una "x" o cosa? Ho pensato che magari trovandosi in quella situazione particolare avrebbe avuto che so, un timbro o qualcosa del genere, in modo da essere più "personale". È plausibile secondo voi?

 

Anche se io mi riferisco, come detto sopra, al diciannovesimo secolo, non disdegnerei nemmeno esperienze un po' più moderne, giusto per capire un po' di più.

 

Quindi: idee? Suggerimenti? Commenti? Critiche? Consigli di lettura? :nonrido: Accetto qualsiasi cosa mi aiuti a capire un po' di più come si vive(e viveva) in questa condizione, prendendo come punto di riferimento geografico l'Europa. 

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Ospite Valpur

Nel paesello dove abitano i miei, in aperta campagna, qualche anno fa viveva ancora un signore completamente analfabeta. Una volta mi è capitato di incontrarlo in stazione; io aspettavo il treno e lui mi ha chiesto se per favore potevo leggergli gli orari, perché lui non era capace. Questa persona in particolare non sapeva leggere i testi ma gli orologi analogici sì, di questo sono certa perché aveva controllato l'ora sul proprio orologio.
In questo caso specifico si tratta di una persona perfettamente sana a livello mentale, ma nata in una situazione di estrema povertà e ignoranza in cui era più importante andare a zappare che prendere in mano la penna. Qui in paese non era guardato con disprezzo o irrisione palesi, ma come un poveraccio che non aveva avuto una vita molto facile; poi chiaramente questa condizione lo metteva in una situazione difficile rispetto al prossimo e, in qualche modo, c'era del compatimento nei suoi confronti.
Non penso ci siano problemi nell'insegnare a leggere e scrivere a un adolescente; a livello letterario mi viene in mente un esempio nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco in cui un personaggio adulto impara -lentamente e faticosamente, certo- a leggere grazie all'insegnamento di una ragazzina istruita.
Per la firma: potrebbe mettere una x oppure imparare a scrivere solo quella; il signore di cui ti parlavo pare facesse così, stando a testimonianze indirette.

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Ospite Strix

Nel mio paese (Appennino ligure) c'erano, ancora fino a un decennio fa, molte persone analfabete. Tutte le famiglie erano di origine contadina e ancora fino agli anni '50 era normalissimo far fare le scuole medie solo a un figlio, mentre gli altri si dovevano fermare alle elementari (mia madre, che pure è una grandissima lettrice, ha preso la licenza media solo negli anni '80, per poter fare un concorso da cuoca).

Un caso limite era un signore, morto un paio di anni fa, che non sapeva ne leggere ne scrivere, ma era bravissimo a fare di conto. 

Non era quindi un problema di intelligenza ma, come ha detto Valpur, di opportunità: i bambini era più utile che andassero a pascolare le mucche o a lavorare nei campi, tagliare foraggio per gli animali o raccogliere legna. Se ce n'era uno che sapeva leggere era più che sufficiente, per quello che poteva servire in quella società.

Se proprio c'era bisogno di scrivere o leggere qualcosa, si andava a chiedere al prete o a qualche persona "istruita".

Ancora negli anni '90, quando io ho iniziato le superiori, non era affatto scontato che un ragazzino studiasse oltre le scuole medie e la laurea, come diceva mio padre, era roba "per i figli dei signori, non certo per gente come noi". 
Comunque, nulla vieta a una persona di imparare a leggere e scrivere in età adulta, tant'è vero che nel dopoguerra, la Rai, mandava in onda un programma "non è mai troppo tardi", nel quale un maestro di scuola insegnava a leggere e a scrivere. Questo programma era diretto agli spettatori adulti.

Il fatto che non lo facciano, ha una risposta, molto semplicemente, nella frase "tanto non serve a niente" che ho sentito tante volte dire.

Io stessa venivo spesso presa in giro, da bambina e da ragazzina, perché avevo sempre un libro sotto braccio "come i dottori".

In una società rurale, nel analfabetismo o nel semi analfabetismo, non c'era assolutamente nulla di strano, ancora fino a qualche decennio fa.

Quanto all'alta società: già ti vede male se vieni da una classe sociale inferiore, quindi non penso che il saper leggere possa fornire poi tutti questi punti in più.

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Essere analfabeti non vuol dire essere menomati intellettualmente, eviterei quindi di confondere questi due aspetti.

Voi siete troppo giovani per saperlo ma una delle trasmissioni di maggior successo della RAI fu "Non è mai troppo tardi" del Maestro Manzi, che insegnava a leggere agli analfabeti e con notevole successo. Girano ancora video (su RAI Storia) in cui si vedono vecchine ultraottantenni che avevano imparato a leggere e scrivere grazie a quella trasmissione. Questo per dire che l'apprendimento è possibile a qualsiasi età e il modo in cui l'Italia è uscita dall'analfabetismo ne è un esempio.

Nelle normali relazioni quotidiane, quindi, l'essere analfabeti cambia poco. Un orologiaio o un calzolaio non hanno bisogno di sapere leggere (leggere l'ora è cosa differente dal leggere la scrittura). Il mondo e i suoi meccanismi l'analfabeta lo capisce al pari di chiunque altro. Diverso, però, il discorso se qualcuno che cresce in un ambiente povero e degradato viene proiettato nell'alta società, per lui quello è un mondo alieno, e si troverebbe al pari di chiunque di noi che venisse rapito da una nave spaziale e portato a vivere su un remoto mondo di una  galassia lontana milioni di anni luce.

Modificato da Tagliacarte
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Ospite Lynnet Blumstein

Grazie a tutti per avermi risposto.

Ho chiesto perché come giustamente avete intuito, pur abitando in culandia non ho mai conosciuto persone che non sapessero né leggere né scrivere e quando mi sono trovata ad affrontare la questione ho trovato delle difficoltà.

Per la domanda sul se avessero qualche tipo di difficoltà mi sono immaginata in una situazione del tipo "sono in un paese straniero che parla una lingua a me sconosciuta"  però è comunque limitativo.

La domanda sull'orologio mi è venuta perché conosco persone adulte che di fatto non riescono a leggerlo.

 

Il mio personaggio in realtà ha sempre lavorato in una fabbrica(devo ancora decidere che tipo)e non penso avrebbe modo di imparare a contare, cosa che invece credo necessaria per un commerciante. Avevo dimenticato di dire che comunque sarebbe rimasto un poveraccio nel porre la questione, ma in effetti era scontato. 

 

Per il resto, avevo già sentito parlare di quel programma, mi pare di averlo sentito nominare a scuola ma per qualche ragione era  stato rimosso dalla mia testa °_° 

 

 

 

Il fatto che non lo facciano, ha una risposta, molto semplicemente, nella frase "tanto non serve a niente" che ho sentito tante volte dire.

Da ingenuotta non avevo pensato che la ragione avrebbe potuto essere questa. Mi tornerà utile.

 

Vi ringrazio di nuovo per la pazienza  :flower:

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provo a darti il mio parere su alcuni punti


-Una persona analfabeta che tipo di difficoltà avrebbe a livello cognitivo? Mi spiego meglio: è un personaggio sempliciotto, non dotato di una grande intelligenza in sostanza(comunque buono e tutto quello che volete). Quindi, il fatto di essere analfabeta per qualche motivo accentuerebbe questa sua caratteristica? Avrebbe dei problemi oggettivi nel capire "il mondo"?

 

a livello cognitivo direi nessuna; i problemi nel "capire il mondo" derivano semmai dall'avere una intelligenza limitata. La mancanza di cultura preclude, ad esempio, la possibilità di seguire una conversazione per la mancata conoscenza dei termini usati ma, se l'argomento viene spiegato in termini semplici, ecco che l'handicap culturale viene superato. Un po' come quando vado dal dottore e mi spiega che cos'ho: aspetto che abbia finito e poi gli chiedo una traduzione con parole che posso comprendere.

Però potrebbe accadere anche il contrario, cioè che gli interlocutori attribuiscano la mancata comprensione a una mancanza di cultura e non a una mancanza di intelligenza.

 

-Potrebbe imparare a leggere a scrivere da adolescente, con l'aiuto di un maestro o altro? Ok, qui c'è un ragionamento che ho fatto io. Mi sono sempre chiesta perché le persone che non sono andate a scuola da adulte con tutte le possibilità di questo mondo non hanno la volontà di colmare queste lacune, quindi mi è venuto questo dubbio che non credo nemmeno sia così banale.

 

Certo che sì. concordo con i pareri che hanno espresso gli altri prima di me.

 

-Forse la domanda più importante. Che rapporti avrebbe con le persone dell'alta società che si ritrova a frequentare? Perché io me lo immagino preso in giro fino alla morte, magari non di faccia, ma non credo godrebbe di qualsivoglia stima. E con la servitù altrui? Su questo non so che pesci pigliare. Da un lato c'è il "mi capisce è come me", dall'altro ci vedo forse un po' di invidia.

 

Anch'io direi che il comportamento più probabile sarebbe una presa in giro mascherata dalle buone maniere.

Perchè ti serve sapere il tipo di relazione che avrebbe con la servitù? Voglio dire, se la storia è ambientata nell'alta società la servitù è virtualmente invisibile...

 

-Se per caso dovesse firmare dei documenti? Metterebbe una "x" o cosa? Ho pensato che magari trovandosi in quella situazione particolare avrebbe avuto che so, un timbro o qualcosa del genere, in modo da essere più "personale". È plausibile secondo voi?

 

Ci sono vari gradi di analfabetismo. L'analfabeta firma con una X, ma ci sono moltissimi analfabeti in grado di apporre la propria firma (e solo quella).

Ci sono persone in grado di scrivere frasi semplici e leggere a voce alta, che però faticano a comprendere il senso di quello che leggono o lo stravolgono del tutto. Hai una grande varietà di scelta anche senza puntare sull'analfabeta totale. 

 

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Ospite Lynnet Blumstein

@wyjkz31: Sul primo punto mi hai dato ottime idee: potrei giocarci su questo fatto, anche se come già detto è il personaggio in sé a non essere una volpe. Mi vedo  bene i ricconi che per escluderlo dai discorsi usano paroloni e altri trucchetti.

Ho chiesto per la servitù perché per una lunga serie di motivi dovrà soggiornare nella dimora di un nobile, e quindi avrebbe intorno cameriere, governanti, valletti &co per un po'.

Tenendo conto dello stato sociale del personaggio, del contesto storico e perché no, anche della trama ho optato per un analfabetismo completo perché mi risulta più credibile, che poi farò evolvere in quello che stavi suggerendo.

Per la firma potrei mettere una scena nella quale gli viene insegnato oppure farlo dietro le quinte(anche perché dubito che sia interessante una cosa del genere), così risolvo tutto.

 

Ti ringrazio per avermi risposto.  :)

 

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Ospite Strix

Scusa, ma non capisco per quale motivo, una persona che ha sempre lavorato in una fabbrica, non debba essere capace di contare.

Contare non è assolutamente una cosa così complicata. Uno un po' tardo si aiuterà con le dita, ma direi che anche per lavorare in una fabbrica, saper contare è necessario. 
Se sei al telaio di una fabbrica tessile avrai bisogno di contare i fili dell'ordito, tanto per citare la prima cosa che mi viene in mente.

Magari non saprà fare le divisioni, ma non vedo perché non dovrebbe essere in grado di contare.

 

Il contadino, caso limite, di cui parlavo in un post precedente, non sapeva leggere e scrivere, ma sapeva eseguire operazioni di calcolo, anche se elementari. Ho conosciuto un sacco di analfabeti, ma nessuno di loro era incapace di contare, anche se, nella vita, non aveva fatto altro che allevare polli e pecore.

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Ospite Lynnet Blumstein
Non c'è una vera e spiegazione logica, più che altro non ho considerato questo aspetto: me ne sono resa conto solo quando mi è stato fatto notare.

Se però mi dite che ha più senso che sappia comunque contare seguirò il vostro consiglio. Anche perché dal punto di vista pratico non mi cambia niente, conterà sì e no in un paio di scene brevi. Data la rapidità con cui cambio idea meglio essere preparati a ogni evenienza sotto questo aspetto e in effetti avevo sottovalutato una cosa importante.  :)

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Contre, almeno per numeri molto semplici, sembra essere una qualità innata. Anche molti animali lo fanno.

Tuttavia proprio per questo è possibile che qualcuno abbia difficoltà per questioni analoghe a quelle dell'afasia.

Per quanto riguarda invece l'analfabetismo sembra che ci sia una grandissima differenza tra chi non ha mai imparato a leggere e chi è "analfabeta di ritorno", cioè ha dimenticato, per mancanza di esercizio, come di fas leggere e scrivere.

Secondo un linguista (Ong) persino alcuni disturbi mentali si presenterebbero molto diversi tra chi è alfabetizzato e chi è analfabeta nativo. A riprova che l'alfabetizzazione modifica profondamente il modo in cui la nostra mente si organizza.

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Ho cercato ma non ho trovato nessuna discussione che parlava di questo, così mi vedo costretta ad aprire un topic.

Si parla della vita quotidiana di un analfabeta, una persona che non sa né leggere né scrivere. Premetto che sto scrivendo una storia ambientata in una sorta di diciannovesimo secolo alternativo, però mi andrebbero bene anche risposte riferite a esperienze un po' più recenti.

Ho questo personaggio nato in una bidonville, che non è mai andato a scuola e che si ritrova ad avere a che fare con l'alta società. Fate conto che il personaggio abbia diciotto anni circa, anche se racconto episodi precedenti e successivi a quell'età(indicativamente dai tredici ai ventiquattro anni).

 

Nello specifico:

-Il personaggio sarebbe in grado di leggere un orologio analogico?

-Una persona analfabeta che tipo di difficoltà avrebbe a livello cognitivo? Mi spiego meglio: è un personaggio sempliciotto, non dotato di una grande intelligenza in sostanza(comunque buono e tutto quello che volete). Quindi, il fatto di essere analfabeta per qualche motivo accentuerebbe questa sua caratteristica? Avrebbe dei problemi oggettivi nel capire "il mondo"?

-Potrebbe imparare a leggere a scrivere da adolescente, con l'aiuto di un maestro o altro? Ok, qui c'è un ragionamento che ho fatto io. Mi sono sempre chiesta perché le persone che non sono andate a scuola da adulte con tutte le possibilità di questo mondo non hanno la volontà di colmare queste lacune, quindi mi è venuto questo dubbio che non credo nemmeno sia così banale.

-Forse la domanda più importante. Che rapporti avrebbe con le persone dell'alta società che si ritrova a frequentare? Perché io me lo immagino preso in giro fino alla morte, magari non di faccia, ma non credo godrebbe di qualsivoglia stima. E con la servitù altrui? Su questo non so che pesci pigliare. Da un lato c'è il "mi capisce è come me", dall'altro ci vedo forse un po' di invidia.

-Se per caso dovesse firmare dei documenti? Metterebbe una "x" o cosa? Ho pensato che magari trovandosi in quella situazione particolare avrebbe avuto che so, un timbro o qualcosa del genere, in modo da essere più "personale". È plausibile secondo voi?

 

Anche se io mi riferisco, come detto sopra, al diciannovesimo secolo, non disdegnerei nemmeno esperienze un po' più moderne, giusto per capire un po' di più.

 

Quindi: idee? Suggerimenti? Commenti? Critiche? Consigli di lettura? :nonrido: Accetto qualsiasi cosa mi aiuti a capire un po' di più come si vive(e viveva) in questa condizione, prendendo come punto di riferimento geografico l'Europa. 

Ciao, ti do un paio di opinioni.

 

Per non saper leggere e scrivere un paio di secoli fa non era necessario nascere in una bidonville, ma diciamo che di sicuro rafforza l'idea.

 

Per il leggere l'orologio, hai già avuto una risposta. Mi limito a dire che è qualcosa che dovrebbe comunque imparare tramite qualcuno. Se è in una fabbrica, il tempo è importante. A meno di non regolarsi su campane e sirene dei turni, l'orologio dovrebbe imparare a leggerlo.

 

L'ignoranza impedisce di capire il mondo, ma il problema è fino a che punto questo sia percepibile. Qualcuno ha giustamente citato Ong, che notava come la scrittura crei un rapporto diverso con la lingua e la cultura e un modo differente di organizzare le informazioni da parte del cervello. Il fatto è che, in una civiltà senza scrittura (come il popolo nel medioevo), il problema non sussiste. Ma prendere una persona e trascinarla in un'epoca dove l'alfabetizzazione è ampiamente diffusa? Dove saper leggere e scrivere è necessario per far valere i propri diritti? Qui iniziano i guai. Il lavoratore della fabbrica non sa neppure di averne bisogno, perché la società in cui è non glielo richiede. Ma un signore deve saper scrivere: ha poteri e diritti che vogliono l'esercizio della scrittura. Penso che il problema non sarebbe quello di essere preso in giro, ma di non essere in grado di fare ciò che si dovrebbe.

 

Per quel che riguarda il rapporto generale con i signori: quasi nessuno ama un novellino che si infila nella sua classe sociale, specialmente se è una di prestigio. E' una persona in più con cui condividere potere e influenza. Secondariamente, ci sono orgoglio e senso del diritto. Se si tratta di gente che da generazioni ha i soldi e che ritengono di averli per diritto divino e trasmissione ereditaria, perché loro sono geneticamente diversi dal popolo, non accetteranno mai veramente il nuovo. Poi, ovviamente, ci sono i singoli, che hanno ognuno la propria psicologia. Avere un vecchio signore che lo protegge, inoltre, potrebbe bastare per lenire la gran parte dei problemi. 

 

Per imparare da grande, no problem. Ovviamente, questo non vuol dire necessariamente saper leggere scorrevolmente ad alta voce.

 

La servitù fa quello che le è permesso fare. Poi magari lo odiano, ma, a meno di un articolo 18 ante litteram, non oseranno mai fare nulla contro uno dei padroni (a parte casi estremi ed accoltellamenti). La servitù altrui farà quello che dice il loro padrone. Poi, se lui avesse bisogno del loro aiuto, penso che lo aiuterebbero, a patto che non leda i loro interessi, a meno che non abbia una argomentazione migliore di "anch'io ero come voi (e faceva schifo)".

 

Carlo Magno sapeva scrivere solo il proprio nome e questo vale anche per altri. Poi il "metti la tua brava croce" è sempre di moda. Il timbro si usa in Giappone, ma li ho visti anche in Italia. Si possono fare, ma poi bisogna pregare che nessuno si metta a mettere a stampo la tua firma dove vuole. Infine, c'è sempre l'opzione normografo.

 

Consigli di lettura ne ho due: uno è Great Expectations di Dickens, in cui è raccontata l'ascesa di un orfano; l'altro è I promessi sposi. Lo sto rileggendo ora ed è pieno di riferimenti sociali alla differenza fra padroni e servi e cosa significhi davvero questa divisione della società. Se non altro, ti consiglio almeno la storia della monaca di Monza (cap. 10), visto che è ambientata nella casa e negli ambiti dei signori.

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Leggendo la risposta di Asopo mi è venuto in mente che la nostra è una civiltà a elevata alfabetizzazione eppure l'analfabetismo, soprattutto quello di ritorno, è molto diffuso.

Per lavoro mi capita spesso di chiedere di scrivere luogo e data e la percentuale di persone che ha chiare difficoltà a scrivere o sbaglia, sia lettere che numeri, è molto più alta di quello che si potrebbe pensare (sia fra i giovani che fra gli anziani).

Il grosso problema è che, per riuscire a far valere i propri diritti, l'operaio che lavora in fabbrica (per citare Asopo) ha la stessa necessità di saper leggere e scrivere che ha l'appartenente a qualsiasi altra classe sociale. Scusate l'O.T.

 

Per tornare all'argomento principale, c'è anche da considerare che, a volte, la consapevolezza di non "essere all'altezza" e la difficoltà a esprimere le proprie ragioni, per mancanza del lessico adatto, generano frustrazione e aggressività (non è un'idea mia, ho letto un saggio in proposito di cui, come al solito,  non ricordo nè titolo nè autore).

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Ospite Lynnet Blumstein

Grazie a tutti di nuovo per le risposte, mi state aprendo un mondo che prima in parte ignoravo, dato che non ho mai scritto di personaggi analfabeti. :)

 

@Asopo, la mia domanda sulla servitù è più circa: "Se il personaggio dà un ordine a un servo, questo che fa?" Ragionando con una mentalità da ventunesimo secolo forse potrebbe anche sabotarlo, sapendo che comunque non lo denuncerebbe al signore. Ma nella realtà dei fatti non so quanto sia credibile, solo che avrei bisogno di una testa calda del genere per svariati motivi, anche non direttamente collegati al personaggio. 

Leggerò il romanzo di Dickens, e mi rivedrò quel capitolo dei Promessi Sposi, giusto per chiarirmi un po'.

 

Comunque ho deciso, il personaggio saprà contare. :click:

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Ospite Bradipi

Per la servitù ti fornisco una diversa voce bibliografica: Wodehouse. Lui descrive la servitù dell'età edoardiana delle residenze nobiliari inglesi, dove vi è una spietata etichetta con a capo il maggiordomo. Un operaio sarebbe stato visto come un inferiore che non sa parlare. Vedi anche il film "Gosford park" e se vuoi i primi di Abatantuono con il personaggio del terroncello.

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Ospite Lynnet Blumstein

Grazie Bradipi, mi cercherò entrambi.^^

 

Quindi in teoria avrei ragione a pensare che in qualche modo lo ignorerebbero. Interessante. 

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Ospite Dolcenera

Mia nonna è analfabeta. Sa solo fare la sua firma - gliel'hanno insegnato i suoi figli - e la fa con una calligrafia da scuola elementare. A volte si dimentica come si fa, se non firma per un po', quindi tocca scrivergli il suo nome e cognome su un foglio e lei copia.
Tuttavia vive una vita normale. Questo perché comunque vive in un contesto in cui le sue amiche, come lei, hanno un basso livello culturale perciò non si sente tagliata fuori: fa la spesa, guarda la tv, va in chiesa, passeggia. Quando ha qualche documento importante da firmare se lo fa leggere dai nipoti.
Tieni presente che una persona analfabeta non è stupida, anzi può essere molto intelligente. Potrebbe semplicemente mostrarlo in altri campi che non siano quelli della lettura-scrittura.

Il personaggio sarebbe in grado di leggere un orologio analogico?

 

Qui è semplice: sì, se glielo hanno insegnato. Mia nonna lo sa leggere.

-Una persona analfabeta che tipo di difficoltà avrebbe a livello cognitivo? Mi spiego meglio: è un personaggio sempliciotto, non dotato di una grande intelligenza in sostanza(comunque buono e tutto quello che volete). Quindi, il fatto di essere analfabeta per qualche motivo accentuerebbe questa sua caratteristica? Avrebbe dei problemi oggettivi nel capire "il mondo"?

 

A livello cognitivo non dovrebbe avere problemi se tu non glieli "regali". Sicuramente tieni presente che tutto ciò che necessita di lettura è per lui inaccessibile. Nel nostro tempo, se vivi in una grande città, può essere un problema dato che molte indicazioni e informazioni sono scritte da qualche parte, ma nel passato può essere meno marcato questo problema.

-Potrebbe imparare a leggere a scrivere da adolescente, con l'aiuto di un maestro o altro? Ok, qui c'è un ragionamento che ho fatto io. Mi sono sempre chiesta perché le persone che non sono andate a scuola da adulte con tutte le possibilità di questo mondo non hanno la volontà di colmare queste lacune, quindi mi è venuto questo dubbio che non credo nemmeno sia così banale.

 

certo, tanta gente ha imparato a scrivere e leggere da ragazzo/adulto. Spesso chi non si è alfabetizzato è perché era già molto grande quando il mondo moderno, con tutte le sue informazioni scritte, ha iniziato a creargli problemi e si sa che da grandi è più difficile imparare. Di base comunque c'è una storia familiare-culturale "ignorante" e di basso "ceto sociale" che fa vedere la scrittura-lettura come una capacità non poi così utile, come invece apprendere lavori manuali o saper lavorare nei campi (tipo mia nonna). Sicuramente anche pigrizia e scarsa curiosità però, dato che ci sono  persone che hanno imparato a leggere anche molto avanti con gli anni. Questo sta a te, a come vuoi rendere il tuo personaggio.

-Forse la domanda più importante. Che rapporti avrebbe con le persone dell'alta società che si ritrova a frequentare? Perché io me lo immagino preso in giro fino alla morte, magari non di faccia, ma non credo godrebbe di qualsivoglia stima. E con la servitù altrui? Su questo non so che pesci pigliare. Da un lato c'è il "mi capisce è come me", dall'altro ci vedo forse un po' di invidia.

 

sicuramente verrebbe visto come un sempliciotto, un contadino rozzo. Qualcuno facilmente aggirabile. Sfottuto in maniera sottile davanti e in modo palese dietro (dipende anche dal motivo per cui si trova a frequentare questa alta società, se fosse perché è diventato improvvisamente ricchissimo le prese in giro potrebbero non essere mai esplicite).

Per la servitù anche qui, se lui è diventato ricco e la servitù è "sua" allora secondo me lo tratterebbero con rispetto in ogni caso. Se la servitù è di qualcuno dell'alta società potrebbero esserci dei problemi (ma anche qui se il padrone dicesse apertamente e chiaramente di obbedire agli ordini del ragazzo analfabeta, io dubito fortemente che la servitù faccia di testa sua). Escluderei in ogni caso la possibilità "è uno di noi, ci capiamo, siamo una famiglia". O meglio, lui potrebbe avere questo pensiero, ma la servitù nei suoi confronti, ne dubito molto.

-Se per caso dovesse firmare dei documenti? Metterebbe una "x" o cosa? Ho pensato che magari trovandosi in quella situazione particolare avrebbe avuto che so, un timbro o qualcosa del genere, in modo da essere più "personale". È plausibile secondo voi?

 

Io direi che qualcuno gli insegna da subito a firmare e via. Non serve sapere tutto l'alfabeto, basta che impari a memoria la forma della firma, sennò una X, per il timbro mi sembra un po' esagerato ma magari mi sbaglio.

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Ospite Lynnet Blumstein

 

 

A livello cognitivo non dovrebbe avere problemi se tu non glieli "regali"

Beh, non ha un handicap mentale, però per come l'ho caratterizzato ha un modo di vedere le cose, che nell'ambiente in cui si trova risulta essere "tutto suo". 

 

Per la servitù: no, non c'entrano i  soldi, più che altro era una questione ideologica. Non è ricco, vive nella casa di un ricco. Per motivi di trama la  testa calda integralista la metterò lo stesso.

 

 

Io direi che qualcuno gli insegna da subito a firmare e via. Non serve sapere tutto l'alfabeto, basta che impari a memoria la forma della firma, sennò una X, per il timbro mi sembra un po' esagerato ma magari mi sbaglio.

Sì, alla fine è stata la scelta più comoda. 

 

Grazie per la tua esperienza, mi sarà utile.  :la:

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