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sergio lynch

Dove c'è fumo

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http://writersdream.org/forum/topic/21128-mi-43-diario/

 

... e capirai di essere prigioniero di una trappola temporale, priva di inizio e di fine, e il fumo ti ossessionerà per l'eternità. E ricorderai in che modo tutto è incominciato, sentirai di nuovo il caldo della sera estiva. Camminerai senza una meta precisa, in quella località balneare movimentata e piacevole. E sarai già alla sesta Marlboro e il fumo ti scivolerà nei polmoni, con il suo fuoco carezzevole, e ti donerà un lieve capogiro. Ti godrai il sapore della sigaretta, incurante del cerchio alla testa che ti tormenta, del respiro affannoso, delle sensazioni che ti affliggono. Improvviso come un'onda che si infrange sugli scogli, il discorso del tuo medico ti penetrerà la mente. Non baderai agli avvertimenti sul numero eccessivo di sigarette che fumi, sulla nicotina che fa male. Sorriderai e ti guarderai intorno. Fisserai i locali affollati, i tavolini all'aperto occupati da uomini e donne vocianti. Ti concentrerai in particolare sulle ragazze. La bellezza, la vitalità, la gioventù dei corpi femminili ti ammalieranno e allora, continuando a fumare, ti dirai che sei qui per rilassarti. Per divertirti. Per vivere un'avventura, possibilmente.

Ti siederai a un tavolo e penserai: per fortuna non siamo al chiuso, non ce la farei a fumare, non in questo istante. Ma ti accorgerai che la Marlboro è finita. Non ti sentirai soddisfatto e avrai voglia di accendertene un'altra. E sarà in quel frangente che ti bloccherai. Perché la vedrai: la ragazza seduta nelle vicinanze. Sola e provocante, con la t-shirt aderente, la minigonna e le gambe accavallate, che ti faranno pensare a un'attrice abbandonata inspiegabilmente dai fans; e il viso dai lineamenti regolari; gli occhi luminosi, disumani, abbelliti da luce ipnotica; labbra turgide al burro cacao adatte al sesso orale; e i capelli ricci e scuri. Lei ti sorriderà, concentrandosi sulla tua mano tremante, forse per il desiderio che si insinuerà nella tua anima. Con voce musicale, ti dirà: "Scommetto che stai per fumarti la settima sigaretta della serata."

"Cosa?" le chiederai, stupito dal suo acume.

"La sigaretta, intendo. Te ne sei già fumate sei, no?"

"Come fai a saperlo?"

"So un sacco di cose."

"Io mi chiamo Mario. E tu?"

"Non chiamarmi. Non ti conviene."

Non ti curerai della minaccia implicita nella risposta e la voglia di fumo prenderà il sopravvento. Te ne accenderai un'altra e dirai: "So che si tratta di una pessima abitudine. Ma non posso farci nulla."

"Sei in vacanza?" ti domanderà.

"Sì. Da una settimana."

"Qui ci vengo spesso."

"Sei in vacanza anche tu?"

"Per così dire... sai una cosa sul fumo?"

"No. Cosa?"

"Vedi, dove c'è fumo si nasconde... niente. Lascia perdere. Non capiresti. Comunque, il fumo è dannoso. E' uno strumento."

"In che senso?"

"E' lo strumento di forze cattive. Distrugge le percezioni. Perché nel fumo si cela... qualcosa."

"Sei sola?"

"Siamo tutti soli."

"Intendevo dire..."

"Lo so cosa intendevi. Non ho un fidanzato. O un marito. O un accompagnatore. In qualsiasi modo tu voglia chiamarlo."

"Ma è impossibile. Come fai a non avere corteggiatori?"

"Non è ciò che ti ho detto. Di quelli ne ho a camionate. Però sono sola. Perché? E' ovvio. Fumano tutti. E nel fumo, te lo dico per l'ennesima volta, si nasconde qualcosa... che ti indebolisce."

"Io non sono debole."

Lei si alzerà, spavalda, e tu le guarderai i seni, e il fumo e il caldo ti contamineranno il cervello e lei, provocatoria, ti dirà: "D'accordo, allora. Dimostramelo. Casa mia non è lontana. E stasera non mi va di andare a ballare da qualche parte."

La seguirai come un cagnolino e, durante il percorso, non parlerete molto. Arriverete in una grande casa e, una volta dentro, vedrai statue di angeli. Ti affascineranno con le loro ali spiegate. Tranquillamente, mentre la ragazza ti preparerà un drink, dirà: "Nel 1604, quando il vizio del fumo si diffondeva in tutto il mondo occidentale, Giacomo I fece distribuire un libretto che lo condannava. Definì l'azione del fumare 'un costume detestabile alla vista, odioso per il naso, dannoso per il cervello, pericoloso per i polmoni'. E aggiunse che 'il fumo nero che produce somiglia all'orribile fumo stigio dell'infernale pozzo senza fondo'. Per certi versi, aveva indovinato. Sai dove c'è il fumo... c'è il diavolo. E l'angelo caduto lo usa per confondere e ingannare i deboli. Non si limita a contaminare il corpo. Distrugge anche le percezioni temporali, imprigionando i malcapitati in un labirinto psichico. In una dimensione priva di passato, presente e futuro. Tutto diventa circolare e infinito."

Lei non penserà più al drink e ti bacerà. E la sua lingua saprà di fuoco. Il fumo degli abissi infernali ti farà impazzire, scivolandoti dentro, corrodendo pensieri ed emozioni, incenerendoti l'anima. Cercherai di gridare, inutilmente. E sprofonderai nelle Malebolge della follia perenne. E quando, alle prime luci dell'alba, ti troveranno delirante e tremante, in riva al mare, e ti faranno domande, non riuscirai a rispondere. E capirai di essere prigioniero di una trappola temporale, priva di inizio o di fine, e il fumo ti ossessionerà per l'eternità. E ricorderai in che modo tutto è incominciato, sentirai di nuovo il caldo della sera estiva. Camminerai senza una meta precisa, in quella località balneare movimentata e...

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mmh, la mia anima di accanita non fumatrice applaude da spellarsi le mani a questo racconto (sì, l'anima che si spella le mani è voluto).

 

Il resto di me è molto più tiepido.

Mi piacciono l'impostazione che hai usato e la "circolarità" del racconto. 

La storia è chiara dalle prime righe, e potrebbe anche andare bene, non è detto che il colpo di scena debba esserci per forza, ma dovrebbe esserci una tensione crescente che invece non ho sentito. E in un racconto come questo mi piace sentire i brividi...

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Ciao.

Innanzitutto grazie del commento. Quanto alla mancanza di un colpo di scena, hai ragione. E' un fatto voluto. Non volevo sorprendere il lettore con un finale inaspettato ma volevo fare il contrario: far subito intuire cioè che il protagonista avrebbe fatto una brutta fine, allo scopo di evocare un senso di fatalità e di ineluttabilità, rafforzata (almeno spero) dalla circolarità del racconto. Grazie ancora del commento. A presto.

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Il mio non vuole essere un commento critico ma un semplice feedback: mi è piaciuto, personalmente lo trovo molto ben scritto.

L'unica osservazione: toglierei "adatte al sesso orale", "turgide" nel contesto rende sufficientemente l'idea :-)

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Nota tipografica: ti consiglierei di usare i caporali (« e ») per i discorsi diretti e le doppie virgolette per le citazioni, ma questo è un dettaglio.

 

Non conoscevo il particolare storico riguardante Giacomo I e non ho motivo di dubitare che sia vero. Voglio dire che è un dettaglio per il quale non è che serva la sopsensione di incredulità da parte del lettore. Lo trovo utile per comunicare la sensazione di quanto antica sia la lotta fra il bene e il male qui descritta.

 

La circolarità funziona, e anche bene direi ed è coerente con il contesto.

Bella la forma al futuro che ammonisce e profetizza.

Ma l'inevitabile è già accaduto. La trappola è ormai scattata.

 

La forma che hai scelto per la narrazione risulta, in modo interessante (e indifferentemente), voce di un terzo, già condannato, che si rivolge al protagonista o voce del protagonista rivolta al lettore.

 

Apprezzo molto come hai scritto questo racconto.

 

 

 

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Mi piace lo stile scarno adottato, così come la scelta di usare la seconda singolare al futuro, che fa da ammonimento, rendendo il testo musicale. Proverei a eliminare le "E" con le quai inizi certe frasi, così, per vedere come suona ;)

Venendo al testo: buona la premessa, ma, a mio modestissimo avviso, sviluppata non al meglio. L'idea insomma è buona ma dvresti sforzarti di più per creare il giusto climax. perché, allo stato attuale, finito il racconto non resta molto.

Spero di esserti stato utile.

A rileggerti

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@queffe: grazie del commento e dei suggerimenti. La citazione di Giacomo I l'ho presa da un testo di Gavin Baddeley, 'Anatomia di Marilyn Manson', ed è da lì che mi è venuto in mente tutto.

 

@m.q.s.: grazie anche a te del commento e dei suggerimenti. So che il concetto andrebbe sviluppato ma il racconto, peraltro accorciato per questo sito, l'avevo scritto originariamente per un'antologia ma dovevo limitarmi a un numero preciso di pagine e di battute e di conseguenza non avevo lo spazio per approfondire. 

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Ero un fumatore, per fortuna ravveduto da  tempo ormai immemore.

Mi è piaciuto l’uso della seconda persona singolare, come un ammonimento quasi, mi si perdoni il termine, di stampo biblico.

Il personaggio di Mario non suscita in me simpatia, nemmeno nel suo lento e incosciente decadere nella rovina, spirituale e fisica.

Rendi molto bene l’ossessione del fumatore e la sua ossessione (questa riferita al personaggio, che potrebbe anche essere un non fumatore) la sua ossessione per il sesso “mordi e fuggi”, così tipica e abituale al giorno d’oggi che non suscita nemmeno più scandalo, caso mai suscita scalpore chi se ne mostra indignato. Mi è piaciuto l’incontro che gli hai fatto fare.

La sua smania  per il fumo e per il sesso sarà soddisfatta per sempre, come merita.

Avrei insistito di più su alcuni particolari, per esempio la ragazza misteriosa, che inizialmente parla troppo “comune” veste troppo “come gli altri”, ma forse è proprio così che apparirebbe un angelo vendicatore, la Morte o chi per loro. Ci sono molti punti che avrebbero bisogno di maggiore spazio per essere sviluppati,  sono punti interessanti, come il dialogo fra la ragazza e Mario e la visita nella casa di lei, con quelle misteriose statue di angeli; c’è sempre la penuria di spazio purtroppo a farla da padrone.

Non conoscevo nemmeno io questa disposizione sul fumo di Giacomo I, molto interessante, un precursore a quanto pare, in un’epoca di ignoranti per quanto riguardava il fumo. Dalla storia di questo editto, dalle implicazioni del fumo con il male, con il demonio, hai ricavato una buona idea che secondo me andrebbe ulteriormente approfondita, indipendentemente da vincoli di battute.

Anche lo stile di scrittura è apprezzabile, senza refusi, senza bizantinismi o voli pindarici: in poche parole hai delineato un dramma dai tratti onirici seppure ancorato a una realtà attuale.

Originale l’idea di abbinare il fumo al male, anche se era già stato fatto in tempi passati, forse proprio a cominciare da Giacomo I.

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Ciao Unius,

Grazie del commento e del giudizio. Il dialogo tra i due personaggi in origine era molto più lungo e avevo inserito tra le righe qualche accenno in più sulla donna. Ma l'ho accorciato per i soliti motivi di battute e di spazio. Comunque, io non sono un fumatore ma non sono nemmeno contro il fumo. Nel senso che, per quanto mi riguarda, ognuno è libero di fare ciò che vuole con la sua salute. Il racconto l'avevo scritto per un'antologia che aveva la sigaretta come tema principale e... mi è venuto in mente questo. So che parecchi che l'hanno letto lo interpretano come una presa di posizione anti-fumo ma io in verità volevo semplicemente scrivere un racconto fantastico con una figura femminile sul genere di quelle dei racconti del primo Ballard, tanto per capirci. Facendo naturalmente ogni debita proporzione tra me e Ballard... a tutto vantaggio di quest'ultimo, sia chiaro!

Grazie ancora e a presto.

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Il titolo attira, Sergio. Però...
Insomma. Il pezzo inizia e va per conto suo, e il lettore non ha un aggancio immediato alla storia. Ma andando avanti tutto si chiarisce, finché tutto si concentra sulla dannata sigaretta (Ma è di questo che si parla, dopotutto). Il dialogo fra i due è moderatamente dilettevole, quasi credibile. Il tutto si fa leggere, sì, ma personalmente non mi è piaciuto granché. Non ho notato errori, e non saprei cosa consigliare per rendere il testo più interessante. Però, Sergio, prova a contattare i signori delle Pubblicità Progresso. Magari ci mettono questa scenetta in seconda serata.  Io intanto vado ad accendermene una... :yupphi:  

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Il titolo attira, Sergio. Però...

Insomma. Il pezzo inizia e va per conto suo, e il lettore non ha un aggancio immediato alla storia. Ma andando avanti tutto si chiarisce, finché tutto si concentra sulla dannata sigaretta (Ma è di questo che si parla, dopotutto). Il dialogo fra i due è moderatamente dilettevole, quasi credibile. Il tutto si fa leggere, sì, ma personalmente non mi è piaciuto granché. Non ho notato errori, e non saprei cosa consigliare per rendere il testo più interessante. Però, Sergio, prova a contattare i signori delle Pubblicità Progresso. Magari ci mettono questa scenetta in seconda serata.  Io intanto vado ad accendermene una... :yupphi:  

Ciao Unius,

Grazie del commento. Come mi pare di aver già scritto, i dialoghi li ho ridotti molto per la solita questione del numero di battute. Nella forma completa si trova in un'antologia e forse l'effetto complessivo cambia. Quanto al tema, ripeto che non intendevo scrivere un racconto anti-fumo, anche se comprendo che può essere interpretato in questa maniera. Dovevo solo attenermi al tema dell'antologia che era, appunto, la sigaretta. E mi sono basato su quell'affermazione di Giacomo I per farmi venire in mente un'idea. Ciao.

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La prima cosa che ho notato è stato l'uso della seconda persona singolare. È abbastanza raro trovarla e fa sempre la sua figura, quando è usata con criterio ovviamente. Te il criterio l'hai usato, creando una voce che al contempo avverte il lettore e critica se stessa. Bella anche come è impostata la circolarità, come si passa dalla giornata di vacanza alla perdizione in un ciclo infinito che si congiunge alla perfezione, mentre si legge si va avanti notando una leggera curvatura e infine si ci ritrova al punto di partenza.

Il protagonista direi che può rappresentare l'uomo comune incline a cadere nei vizi della vita. Molto più interessante la figura della donna, decisamente enigmatica.

Al primo incontro ho pensato alla morte, ma dopo il secondo incontro ho scartato l'ipotesi, trovo che manchi della neutralità che contraddistingue questa figura.

Ho pensato a un emissario dell'uomo del piano di sopra, ma trovo che assomigli più a uno del piano di sotto se non al gran capo in persona. Le figure angeliche per prendersi gioco di Dio, l'avvenenza che porta in tentazione, il discorso da finto salvatore fatto a un uomo ormai perduto. Sì, sembrano i tipici modi di fare del "buon" Lucy.

 

Adesso un paio di appunti

 

per fortuna non siamo al chiuso, non ce la farei a fumare, non in questo istante.

Magari sono io che ho capito male, ma non dovrebbe essere "non ce la farei a non fumare"?

 

labbra turgide al burro cacao adatte al sesso orale

È questione di gusti, ma non mi piace molto questa descrizione, in parte perché odio il termine turgido e riferito alle labbra lo trovo orrendo, in parte perché non apprezzo l'adatte al sesso orale. Comprendo però che una descrizione simile aiuti a comprendere la psicologia del personaggio.

 

In definitiva che dire? Mi è piaciuto

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La prima cosa che ho notato è stato l'uso della seconda persona singolare. È abbastanza raro trovarla e fa sempre la sua figura, quando è usata con criterio ovviamente. Te il criterio l'hai usato, creando una voce che al contempo avverte il lettore e critica se stessa. Bella anche come è impostata la circolarità, come si passa dalla giornata di vacanza alla perdizione in un ciclo infinito che si congiunge alla perfezione, mentre si legge si va avanti notando una leggera curvatura e infine si ci ritrova al punto di partenza.

Il protagonista direi che può rappresentare l'uomo comune incline a cadere nei vizi della vita. Molto più interessante la figura della donna, decisamente enigmatica.

Al primo incontro ho pensato alla morte, ma dopo il secondo incontro ho scartato l'ipotesi, trovo che manchi della neutralità che contraddistingue questa figura.

Ho pensato a un emissario dell'uomo del piano di sopra, ma trovo che assomigli più a uno del piano di sotto se non al gran capo in persona. Le figure angeliche per prendersi gioco di Dio, l'avvenenza che porta in tentazione, il discorso da finto salvatore fatto a un uomo ormai perduto. Sì, sembrano i tipici modi di fare del "buon" Lucy.

 

Adesso un paio di appunti

 

 

 

per fortuna non siamo al chiuso, non ce la farei a fumare, non in questo istante.

Magari sono io che ho capito male, ma non dovrebbe essere "non ce la farei a non fumare"?

 

 

 

labbra turgide al burro cacao adatte al sesso orale

È questione di gusti, ma non mi piace molto questa descrizione, in parte perché odio il termine turgido e riferito alle labbra lo trovo orrendo, in parte perché non apprezzo l'adatte al sesso orale. Comprendo però che una descrizione simile aiuti a comprendere la psicologia del personaggio.

 

In definitiva che dire? Mi è piaciuto

Ciao.

Innanzitutto grazie del commento. Sì, la frase che hai evidenziato ha quella mancanza. La fretta mi ha fatto saltare il 'non'. Quanto al resto, come ho già scritto, ho dovuto eliminare molte frasi di dialogo e diversi altri dettagli per una questione di battute. In ogni caso, ho cercato di creare un'atmosfera ambigua in maniera da spingere il lettore ad interpretare come meglio crede il contesto. Certo, la donna ha un significato preciso per me ma ognuno deve essere libero di vederla come preferisce : :s : .

Grazie ancora e a presto.

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Ospite

Bellissimo incipit. Adoro i racconti che iniziano nell'incertezza e che sembrano riprendere un discorso già iniziato (un po' come chi inizia i periodi con il "ma"). E l'uso del futuro è azzeccatissimo in questo gioco di sfumature, tra detto (pochissimo) e non detto (tantissimo). All'autore non interessa rappresentare ma suggerire. Altro aspetto positivo è il piacere del raccontare, che a ben vedere è il vero protagonista del testo, basato tutto su un'ipotetica e ciclica possibilità. Proprio come fumare una sigaretta dopo l'altra. Qualcuno diceva che "il fumo è l'arrosto della vita". Beh, senza arrivare a tanto, mi pare che qui di carne al fuoco ce ne sia volutamente poca ma il fumo - e parlo da non fumatore - fa atmosfera. Poi se c'è anche una bella e solitaria donna, tanto meglio. Bravo.

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Bellissimo incipit. Adoro i racconti che iniziano nell'incertezza e che sembrano riprendere un discorso già iniziato (un po' come chi inizia i periodi con il "ma"). E l'uso del futuro è azzeccatissimo in questo gioco di sfumature, tra detto (pochissimo) e non detto (tantissimo). All'autore non interessa rappresentare ma suggerire. Altro aspetto positivo è il piacere del raccontare, che a ben vedere è il vero protagonista del testo, basato tutto su un'ipotetica e ciclica possibilità. Proprio come fumare una sigaretta dopo l'altra. Qualcuno diceva che "il fumo è l'arrosto della vita". Beh, senza arrivare a tanto, mi pare che qui di carne al fuoco ce ne sia volutamente poca ma il fumo - e parlo da non fumatore - fa atmosfera. Poi se c'è anche una bella e solitaria donna, tanto meglio. Bravo.

Grazie, Vincenzo!

Il tuo commento così positivo mi mette quasi in imbarazzo... grazie davvero!

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E' un racconto molto interessante: trattare del vizio del fumo può talvolta risultare banale, spesso ci presentano i fumatori come persone dipendenti, insoddisfatte e frustrate. Nonostante il tuo personaggio sia comunque succube e schiavo della sua immancabile sigaretta, sei riuscito a dare un tocco di originalità al testo, mi è piaciuto. La presenza del male, che può essere incarnato dall'uomo stesso (o dalla donna)si insedia qui nel fuoco carezzevole delle boccate di fumo, ma anche nell'attenzione ossessiva per la gioventù femminile. L'impressione che ho è che tutto sia permeato da un senso di irrequietezza, in primis del protagonista; la sua agitazione riflette la smania di fumare ancora e ancora, si riversa nei gesti, "mano tremante".
Lo stile è corretto, preciso, molto descrittivo, e ho apprezzato le immagini che hai usato: "Improvviso come un'onda che si infrange sugli scogli, il discorso del tuo medico ti penetrerà la mente."

Di assoluta rilevanza è la forma della narrazione. L'unico testo che io ricordi che riprende questa tecnica è il romanzo breve di Fuentes, Aura. Quando l'ho letto mi ha sorpreso questo modo insolito di raccontare, ma mi è piaciuto allora e mi piace adesso leggendo la tua prosa. E' rischioso lavorare con una forma così inusuale, ma per me ci sei riuscito bene. Come è stato già detto, la voce narrante ammonisce e avverte, anche se già conosce il destino del suo personaggio. 

Molto importante anche il senso di circolarità del testo: l'incipit lascia presagire una condanna già stabilita, una prigionia eterna oscurata da nubi di fumo; la breve vicenda poi si conclude con la realizzazione del "pronostico", amaro come il sapore di sigaretta. Il cerchio si apre e si chiude. 

Forse si avvertono i tagli che hai fatto qui e là per ridurre il testo: poco male, rende bene lo stesso, ma immagino che nella sua completezza sia ancora più comunicativo.

Ciao, a rileggerti :)

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E' un racconto molto interessante: trattare del vizio del fumo può talvolta risultare banale, spesso ci presentano i fumatori come persone dipendenti, insoddisfatte e frustrate. Nonostante il tuo personaggio sia comunque succube e schiavo della sua immancabile sigaretta, sei riuscito a dare un tocco di originalità al testo, mi è piaciuto. La presenza del male, che può essere incarnato dall'uomo stesso (o dalla donna)si insedia qui nel fuoco carezzevole delle boccate di fumo, ma anche nell'attenzione ossessiva per la gioventù femminile. L'impressione che ho è che tutto sia permeato da un senso di irrequietezza, in primis del protagonista; la sua agitazione riflette la smania di fumare ancora e ancora, si riversa nei gesti, "mano tremante".

Lo stile è corretto, preciso, molto descrittivo, e ho apprezzato le immagini che hai usato: "Improvviso come un'onda che si infrange sugli scogli, il discorso del tuo medico ti penetrerà la mente."

Di assoluta rilevanza è la forma della narrazione. L'unico testo che io ricordi che riprende questa tecnica è il romanzo breve di Fuentes, Aura. Quando l'ho letto mi ha sorpreso questo modo insolito di raccontare, ma mi è piaciuto allora e mi piace adesso leggendo la tua prosa. E' rischioso lavorare con una forma così inusuale, ma per me ci sei riuscito bene. Come è stato già detto, la voce narrante ammonisce e avverte, anche se già conosce il destino del suo personaggio. 

Molto importante anche il senso di circolarità del testo: l'incipit lascia presagire una condanna già stabilita, una prigionia eterna oscurata da nubi di fumo; la breve vicenda poi si conclude con la realizzazione del "pronostico", amaro come il sapore di sigaretta. Il cerchio si apre e si chiude. 

Forse si avvertono i tagli che hai fatto qui e là per ridurre il testo: poco male, rende bene lo stesso, ma immagino che nella sua completezza sia ancora più comunicativo.

Ciao, a rileggerti :)

Ciao Five Horizons,

Il tuo giudizio positivo mi mette quasi in imbarazzo... non so cosa dire se non un 'grazie di cuore'.

A presto.

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