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ophelia03

Crowdfunding. Che ne pensate?

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Conosco un'iniziativa simile, non italiana. La differenza è però che il denaro, come con kickstarter, va direttamente a chi ha lanciato la campagna (e solo una percentuale al sito stesso, come appunto kickstarter); qui, se ho capito bene, il denaro va al sito, che poi si occupa dell'editing e della pubblicazione dell'opera.

 

Se le cose stanno così, in pratica, stiamo parlando di una nuova e divertente forma di EAP.

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Conosco un'iniziativa simile, non italiana. La differenza è però che il denaro, come con kickstarter, va direttamente a chi ha lanciato la campagna (e solo una percentuale al sito stesso, come appunto kickstarter); qui, se ho capito bene, il denaro va al sito, che poi si occupa dell'editing e della pubblicazione dell'opera.

 

Se le cose stanno così, in pratica, stiamo parlando di una nuova e divertente forma di EAP.

Però una percentuale se la prendono anche Amazon e gli altri store di ebook. E non mi sembra EAP (tenete anche conto che i micropagamenti via paypal e carte di credito hanno dei costi fissi non aggirabili). 

Noi personalmente siamo un po' scettici riguardo al crowdfunding, nel senso che, con le dovute eccezioni, mi sembra che premi più il "nome" rispetto alle idee. Però l'iniziativa interessante e mi sembra che si stiano promuovendo molto bene (anche se, a livello di comunicazione, come al solito abusano del termine "community", ma questa è una mia fisima  :asd: )

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Nativi, forse mi sono espresso male. Nel sito inglese che conoscevo (adesso non ricordo il nome) l'iniziativa prevedeva che il denaro andasse direttamente allo scrittore che aveva lanciato la campagna, il quale s'impegnava a rispettare gli accordi presi con gli utenti che avevano contribuito alla sua richiesta di denaro. Come Kickstarter. Una percentuale, poi, andava ai gestori del sito.

Se poi lo scrittore usasse il denaro per pubblicare a pagamento o col print on demand o altro ancora non importa, l'utilizzo del denaro era a sua discrezione quindi questo esula dal mio giudizio; prendendo in esame soltanto l'iniziativa e il sito, la percentuale serviva a mantenere lo stesso sito. Non era questo che definivo EAP.

 

Per quanto riguarda quest'iniziativa italiana, sempre se ho capito bene, la situazione è molto diversa. In pratica tutto il denaro va al sito, che poi si occupa di pubblicare l'opera. Così come operano tutti gli editori a pagamento.

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Di siti simili a questo ce ne sono tanti, però non ne avevo mai visto uno dove fosse possibile contribuire anche economicamente. E' un'idea da non sottovalutare, siamo nel 2014 e ci sta muoversi con la tecnologia e internet, lo trovo il modo più facile ed efficace per comunicare. Complimenti a chi ha avuto l'idea, geniale  :-):. Solo che non ho capito se ci saranno diverse storie o solamente una per un determinato periodo .-.

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Se le cose stanno così, in pratica, stiamo parlando di una nuova e divertente forma di EAP.

 

A me non sembra EAP, ma piuttosto un'evoluzione dell'editoria tradizionale permessa dai nuovi mezzi informatici.

 

Mi spiego meglio.

 

Non è EAP perché, innanzitutto, l'autore non tira fuori un soldo: sono i (potenziali) lettori a farlo. Sbrogliando i giri di parole dell'articolo linkato, i lettori (o meglio, un gruppo di lettori) pagano per il libro prima invece che dopo la pubblicazione, avendo possibilità di visionare senza impegno un'anteprima dell'opera per decidere e, se essa non giunge alla pubblicazione, di riavere indietro i soldi. Ovvero: "tu mi dai (almeno) 3 euro e io ti do un libro che ti potrebbe piacere. Oppure se non lo pubblico, ti ridò i soldi".

 

Mi viene da dire che qualcuno dei signori di questa piattaforma abbia letto Tucidide: mi ricorda l'idea che ebbe Temistocle (era lui mi pare) quando, avendo Atene incassato grossi proventi dalle miniere d'argento, diede un talento ad ognuno degli uomini più ricchi della città e, in cambio, essi dovevano costruire una trireme per essa; nel caso che la città non fosse stata soddisfatta del "prodotto", essa si riprendeva indietro il talento concesso e l'altro si teneva i "cocci", cioè la nave scrausa.

 

Parentesi storiografica a parte, a me pare un progetto intelligente, a patto che venga ben pubblicizzato: innanzitutto, in questo modo, ogni opera che si pubblica, sebbene non sia un successo sicuro, quantomeno si è già pagata da sé; inoltre, fatto da non trascurare, si incassano soldi già prima della pubblicazione; infine, si (tenta di) risolve(re) un annoso problema, cioè gli editori sapranno finalmente già da subito cosa interessa ai lettori. E questi sono solo i vantaggi degli editori...

  • Confuso 1

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Ci sono, però, alcuni aspetti oscuri. La raccolta fondi serve a finanziare anche un minimo di editing, correzione bozze, impaginazione e veste grafica. Adesso, il punto saliente, l'editing, sembra essere trattato in maniera molto superficiale mentre, a mio avviso, dovrebbe essere una delle ragioni principali per il crowfounding. Ai finanziatori, poi, viene dato gratuitamente il testo prima del passaggio per farlo divenire un vero e proprio libro, senza alcuna promessa che poi avranno anche una copia del libro vero e proprio. Questo è un po' limitativo.

 

Altro aspetto che necessita chiarimenti è la discordanza tra quanto dichiarato dai proprietari del sito nell'articolo (l'autore potrà disporre del libro a proprio piacimento e venderlo come vuole, anche sottoporlo a una casa editrice, noi lo vendiamo solo all'interno della community) e le info contenute nel sito che invece parlano di commercializzazione del libro finito su diverse piattaforme (al riguardo mi confonde, ma forse non ho approfondito adeguatamente la lettura, il fatto che da un lato sembra che si parli solo di un'edizione digitale mentre dall'altro lato la distribuzione avverrebbe anche per i canali tradizionali).

 

Non la vedo come EAP, però vedo molti punti oscuri e vorrei capire chi vince e chi perde in questo gioco. Di primo acchitto vedrei come perdenti i finanziatori in quanto quello che gli viene promesso in cambio non è molto.

Consideriamo che per raccogliere 4000 euro a 3 euro di offerta minima ci vogliono un migliaio di lettori-finanziatori, non male come numero di lettori per un aspirante visto che pagano per il materiale "grezzo".

 

L'autore ci guadagna? Non so, ci devo pensare. Se l'autore mirava al selfpublishing allora la risposta è probabilmente si, magari non economicamente (qui occorrerebbe fare tabelline di ipotesi di vendite da confrontare con il prezzo del libro che sarà per trovare il punto di break-even in termini di lettori, ecc.) ma quanto meno come numero di lettori, ci si può aspettare che chi paga il libro se lo legge al contrario dei giveaways che rimangono per lo più non letti. Insomma, in ogni caso occorrerebbe capire quali sono gli obiettivi dello scrittore per poterlo valutare. Cert chi vince sempre è bookabook, come è naturale che sia, anche al Casino il banco vince per definizione.

 

 

@bluemonkey: si parla di 3 libri al mese a caccia di finanziamento, ma per entrare nella terzina occorre passare per la selezione qualitativa del team di bookabook

Modificato da Tagliacarte

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Nativi, forse mi sono espresso male. Nel sito inglese che conoscevo (adesso non ricordo il nome) l'iniziativa prevedeva che il denaro andasse direttamente allo scrittore che aveva lanciato la campagna, il quale s'impegnava a rispettare gli accordi presi con gli utenti che avevano contribuito alla sua richiesta di denaro. Come Kickstarter. Una percentuale, poi, andava ai gestori del sito.

Se poi lo scrittore usasse il denaro per pubblicare a pagamento o col print on demand o altro ancora non importa, l'utilizzo del denaro era a sua discrezione quindi questo esula dal mio giudizio; prendendo in esame soltanto l'iniziativa e il sito, la percentuale serviva a mantenere lo stesso sito. Non era questo che definivo EAP.

 

Per quanto riguarda quest'iniziativa italiana, sempre se ho capito bene, la situazione è molto diversa. In pratica tutto il denaro va al sito, che poi si occupa di pubblicare l'opera. Così come operano tutti gli editori a pagamento.

Scusa ma mi ero persa la risposta! Sì, diciamo che il concetto di EAP si può interpretare in varie maniere: è vero che in questo modo l'editore, se editore si può definire, si ripaga i costi di produzione, ma non attraverso le tasche dell'autore.

E' un modello innovativo, con luci ed ombre, penso che ci vorrà un po' per capire se può funzionare o no.

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Visto che siamo in tema di crowdfunding, e visto che questo sito gentilmente evidenziato da Ophelia ha una meccanica che non mi convince, vi segnalo http://www.eppela.com/ che agisce più o meno come il sopra citato Kickstarter, ma funziona per l'Italia (mentre per utilizzare Kickstarter bisogna avere residenza in UK): i fondi vanno all'autore, che potrà investirli come meglio crede per finanziare il completamento della sua opera, vendendo i pacchetti per i quali l'autore stesso decide il prezzo e quant'altro.

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L'iniziativa è interessante, e segue un modello già applicano i musicisti indipendenti con buon successo e discreto seguito. Chiaramente parlo del mondo fuori dall'Italia, perché da noi autoprodursi non è ben visto, è spesso sinonimo di "paccottiglia" (se non hai trovato un'etichetta che produce il tuo disco, dev'essere una schifezza = se nessun editore ti vuole pubblicare vuol dire che il tuo libro fa schifo, il che non è necessariamente vero, sia nella musica che nell'editoria). 

Quello che mi pare interessante è l'idea del libro come prodotto editoriale finito, cioè non solo il testo ma l'editing, l'impaginazione, la stampa (oppure la conversione in eBook). Sto seguendo l'esperienza di alcuni scrittori che si stanno autopubblicando e non mi sembra malvagia come idea, a patto ovviamente di proporre al pubblico un prodotto finito e professionale. 

La trovo un'ottima idea, li seguirò: staremo a vedere come si evolverà. 

 

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[...] qui, se ho capito bene, il denaro va al sito, che poi si occupa dell'editing e della pubblicazione dell'opera.

 

No: il denaro (detratte le tasse) viene diviso al 50% tra l'autore e la piattaforma.

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Altro aspetto che necessita chiarimenti è la discordanza tra quanto dichiarato dai proprietari del sito nell'articolo (l'autore potrà disporre del libro a proprio piacimento e venderlo come vuole, anche sottoporlo a una casa editrice, noi lo vendiamo solo all'interno della community) e le info contenute nel sito che invece parlano di commercializzazione del libro finito su diverse piattaforme (al riguardo mi confonde, ma forse non ho approfondito adeguatamente la lettura, il fatto che da un lato sembra che si parli solo di un'edizione digitale mentre dall'altro lato la distribuzione avverrebbe anche per i canali tradizionali).

 

Se la campagna di crowdfunding ha successo, BookAbook si impegna a cercare per un anno un editore per il libro. So che almeno tre o quattro dei libri finanziati tramite BookAbook sono già stati opzionati da grosse case editrici.

 

Naturalmente si parla sia di edizioni cartacee che digitali (a meno che l'autore non specifichi di desiderare solo una delle due).

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È notizia di oggi che il primo romanzo finanziato tramite BookAbook, "Solovki" di Claudio Giunta, verrà pubblicato da Mondadori.

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Bookabook ha accettato un mio romanzo e posso dirvi che non ne accettano qualunque perché, prima ne avevo inviato un altro che avevano rifiutato. Io al momento non ho firmato, perché dovendo cominciare con amici e parenti che ancora non conoscono il crowdfunding, avrei iniziato male. Posso comunque tornare sui miei passi se le cerchie di miei amici e parenti dovessero,nel frattempo, convincersi di questa iniziativa. Molti sono scettici.

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Ciao,

sono uno scrittore, ma soprattutto un lettore, che è sempre stato molto freddo nei confronti dell'EAP. Personalmente ho avuto modo di conoscere meglio il progetto di bookabook e vorrei spendere solo una parola per dire che mi sembra ben fatto, professionale e originale nel modo di coinvolgere gli esordienti e il loro potenziale pubblico.

In ogni caso, EAP o non EAP, vi invito a fare un giro perché, a mio avviso, si trovano dei romanzi veramente ben scritti.

Non vi indico il mio perché non trovo corretto farmi così pubblicità, ma lascio a voi esprimere un giudizio.

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Ciao @freddy76

Hai fatto bene a non dire il nome del tuo libro, perché avrei dovuto cancellarlo in quanto il regolamento vieta di farsi pubblicità al di fuori della sezione apposita ;) 

E avresti fatto ancora meglio a presentarti nella sezione ingresso :)

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secondo me tentare si può tentare. ma il risultato è randomico e il saper scrivere non c'entra un tubo. al netto della possibilità distributiva che hanno alle spalle, messaggerie, di un buon editing e di qualche aggancio "serio nel mondo editoriale", non credo che la scelta dei testi sia realmente basata sulla qualità, ma sulla vendibilità e l'aggancio all'italiana. accettano tantissime proposte. leggono a mio avviso in tempi troppo brevi per esprimere un giudizio serio su un manoscritto e sebbene ti dicano si alla prima fase, si alla seconda - intera spedizione dell'opera - , possono dirti dopo 2 si, anche no al passaggio finale, motivandotelo come non adatto all'attività di crowdfunding. quindi ciò che nemmeno in 15 gg fa stava diventando un libro "da fondi", in meno di 1 gg diventa un libro non più adatto. una schizofrenia interna: gli stessi che ti dicono di si prima, sono gli stessi che improvvisamente ti dicono di no dopo. questa è reale capacità di giudizio letterario? secondo me no, ma c'è tanto marketing che serve a riempire un prestabilito di testi che gli permetterà di raggiungere il guadagno aziendale mensile. talmente marketing, che se andate a vedere le recensioni sui bookstore digitali sono tutti a 5 stelle!

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Ospite gecosulmuro

Sebbene abbia (almeno credo) una certa apertura mentale verso le novità, sono un po' sconcertato. In pratica, il sito non ci mette nulla di tasca sua ma può importi i suoi editor e, anche se non è chiaro, sue 'prassi' editoriali. Il crowdfunding può andare se riesci a pubblicizzarlo, altrimenti, tolti parenti e amici, non alza un euro che sia uno. Chi promuove la raccolta?

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Personalmente sono appena scaduti i sei mesi di campagna e sono più che felice di non aver raggiunto il goal. Il metodo è cambiato e non ho visto il desiderio condiviso di arrivare ad una pubblicazione vera e propria.

 

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Secondo me il crowdfunding, inteso come forma di partecipazione innovativa, è molto interessante.

@Bianca Heinz-Kurstermann Puoi raccontarci qualcosa in più di questa esperienza? Al di là del non aver raggiunto l'obiettivo, la casa editrice ti ha supportato a livello di marketing o hai dovuto fare tutto da sola?

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Ciao @lapidus ,

 

il crowdfunding inteso nella sua accezione internazionale è eccellente secondo me.

La mia esperienza è stata grigia. Personalmente non mi sono trovata con il loro metodo.

All'inizio ti dedicano molto tempo, telefonico, per email. Devo ammettere che sono molto solerti nel rispondere alle email e spiegano il contratto in tutti i punti oscuri (tanto non si modifica).

 

L'autore può scegliere tutto, dagli estratti, alla copertina, alla sinossi da proporre, ma non il prezzo. La versione ebook costa uguale per tutti, ovvero €7,99 (cara se si pensa che si tratta di autori esordienti). Il cartaceo invece varia (ma ho dubbi in merito) dal numero di pagine. Nel mio caso è stato un prezzo esorbitante di 20,00 euro (neanche Anne Rice costa così cara). Capirai che ho perso in partenza.

 

Il funzionamento, cambiato a settembre 2016, ovvero quando ho iniziato la campagna, questo:

 

- 150 preordini per raggiungere il goal, non importa se copie cartacee o ebook, cui segue la pubblicazione previo editing e copertina

- sotto 50 copie (il mio caso) restituzione delle quote a tutti i sostenitori. Funziona in automatico. Punto a fovore.

- sopra le 50 copie (ma meno di 150) si revisiona il libro e si spedisce ai 50 fortunati, l'autore prende il 10% di royalties il resto va alla società.

 

La campagna si basa completamente sulla propaganda (e pubblicità indiretta alla eventuale futura CE) dell'aspirante autore.

Bookabook ti consiglia dei metodi di diffusione o di pianificazione della campagna (quali contattare amici, parenti, colleghi, insomma il cerchio primario, come lo hanno definito, creare pagine dedicate sui social e via dicendo).

 

Tuttavia, non mette nemmeno il like alla tua pagina di facebook, in quanto la loro opera di promozione è esclusivamente dedicata alle campagne che hanno raggiunto il goal. Ho letto varie lamentele al riguardo anche di chi ha organizzato incontri pre-goal cui non è stato nemmeno risposto. Direi che considerare il like su una pagina dove il loro nome fiocca molteplici volte dovrebbe essere scontato e nemmeno da considerarsi come promozione.

 

I punti di cui sopra, (spingere su parenti, amici, colleghi), collegati al fatto che non mettono neanche un misero like, quando devi competere con prezzi assolutamente fuori mercato, mentre tu aspirante autore diffondi il loro nome ai quattro venti ha stonato al punto che ho deciso di spendermi maggiormente sul lavoro che mi paga anziché a far pubblicità gratuita ad altri e far sborsare soldi a parenti amici e colleghi. Da qui l'esito negativo della mia campagna.

 

Lo zoccolo duro non può essere costituito da persone che ci vogliono bene, ma deve essere formato da appassionati del genere che proponiamo e che decide di leggerci e diffondere il nostro libro.

 

E' un peccato perché come metodo sarebbe ottimo perché per come è organizzato è la società che diventa CE che incassa i soldi e si occupa della pubblicazione, l'autore non tocca denaro e i finanziatori sono sicuri con con il proprio pre-ordine effettivamente si produce un libro.

 

Personalmente credo nel crowdfunding ma, vista l'esperienza, non credo nel crowdfunding in Italia, ed è un vero peccato.

 

Ovviamente questa è stata la mia esperienza, da contabile e da persona che non vuole dire "ho pubblicato un libro sono figa" ma vorrebbe rendere la scrittura un impiego professionale. Non escludo quindi che per chi ha target diversi potrebbe essere una opportunità.

 

 

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@Bianca Heinz-Kurstermann Grazie. Mi interessava capire proprio questo, ossia se puoi raggiungere l'obiettivo attraverso il loro appoggio (e quindi ottenere un numero di lettori che giudicano interessante la tua opera) oppure se devi assillare la solita cerchia di amici e parenti. Certo che così è dura... 

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@lapidus No, pensa che in sei mesi di campagna (avevo dimenticato di mettere questo punto) il mio libro non è stato MAI nemmeno una volta nella prima pagina delle proposte, dominata dalle campagne al 100% o di prossima pubblicazione. (che chiaramente "rubano" visibilità a chi ha necessità di avere preordini).

 

Quando ho fatto presente che era il caso di far comparire nella prima pagina delle proposte tutte le nuove proposte a rotazione, a prescindere dall'automatismo "più-preordini più sali di pagina" mi è stato detto che ci avrebbero pensato.

 

Ma in sei mesi niente, quindi non ho avuto neanche il minimo di visibilità di cui avevano parlato all'inizio, perché parliamoci chiaro ma chi va alle ultime pagine di un sito?
 

Quindi mio caro sei tu che fai pubblicità, hai tutti i rischi (di non pubblicare/sputtanarti), e loro alle brutte del sacco guadagnano in pubblicità gratuita.

 

Ripeto sempre secondo la mia esperienza e percezione.

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Ospite
23 minuti fa, Bianca Heinz-Kurstermann dice:

- sopra le 50 copie (ma meno di 150) si revisiona il libro e si spedisce ai 50 fortunati, l'autore prende il 10% di royalties il resto va alla società.

 

Scusami, non mi è chiaro questo passaggio.

Se si superano i 50 pre-ordini (copie?) si firma un contratto?

Il libro viene spedito solo a questi sostenitori o viene pubblicato su altre piattaforme?

Grazie.

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@Nuwanda Il contratto si firma prima dell'inizio della campagna, dove è spiegato quanto sopra, e ci sono tutti gli elementi caratterizzanti dello stesso con tempistiche, modalità, parti, fori di competenza e via dicendo.

Se si superano i 50 pre-ordini ovvero le 50 copie, il libro viene spedito a questi 50 circa e il contratto si considera risolto.

 

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