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ophelia03

Crowdfunding. Che ne pensate?

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grazie ragazzi per le ulteriori spiegazioni. mi confermate quanto intuito. ennesimo meccanismo virtuoso che va all'italiana... meglio. saltato il fosso :)

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Ospite
46 minuti fa, lapidus dice:

@Nuwanda Che io sappia non basta stampare un libro per definirlo edito. Per esserlo deve quantomeno avere il codice ISBN, se no non entra neppure in commercio.

 

 

Sì, ma molte volte di intende per inedito mai pubblicato prima, sia in forma cartacea sia in forma digitale. Il fatto che esiste un contratto e allo stesso tempo siano previste delle royalites per l'autore, può rendere la cosa assimilabile a un'autopubblicazione (mi sembra che su amazon si possa vendere senza isbn). A questo punto, vale la pena tentare senza poter recedere?

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Buongiorno a tutti, ci permettiamo di intervenire perché invitati dai moderatori del forum.

 

Abbiamo notato che è stato rianimato un topic piuttosto vecchio. Non è nostra intenzione discutere le opinioni altrui (ci mancherebbe!), solo rettificare alcune inesattezze.

Anzitutto l’autore non è affatto lasciato solo nella campagna di crowdfunding. Oltre alla campaign strategy, bookabook attira quotidianamente traffico di lettori (più o meno forti) sulla piattaforma attraverso la propria strategia social e non solo. Inoltre per tutta la campagna di crowdfunding è attivo un servizio di assistenza e di accompagnamento per l'autore.

 

Due parole sulla campaign strategy. È completamente gratuita e non è cosa da poco, perché “sul mercato” una campaign strategy è un servizio piuttosto costoso (su Kickstarter è presente una lista di strategist del settore “publishing”, la trovate qui https://www.kickstarter.com/experts?ref=footer e chiunque può richiedere un preventivo per farsi un’idea dei costi). Inoltre lo scopo della campaign strategy non è affatto quello di arrivare ad amici, colleghi, parenti. Anzi, lo scopo della campaign strategy è proprio l’opposto: arrivare il più in fretta possibile ad un pubblico di appassionati, attraverso il passaparola.

Questo non toglie che abbia ragione da vendere la Cohen di Indiegogo quando dice “Le persone su Indiegogo non sono trendsetter, ma trend follower. Non arrivano sulla piattaforma perché hanno visto una cosa che gli piace: è il fatto che piaccia a molte altre persone la ragione per cui la vogliono anche loro“. E aggiunge “se è una cosa che non comprerebbero i tuoi genitori, tua moglie, o i tuoi migliori amici, perché dovrebbe farlo qualcun altro?”. (qui https://www.wired.it/internet/web/2016/03/04/regole-campagna-perfetta-secondo-indiegogo/ la fonte originale).

Bookabook è una realtà che fa della trasparenza un punto di partenza e un punto di forza. Diversi libri su bookabook hanno pre-venduto centinaia di copie e aggregato una community di migliaia di appassionati (un esempio: cercate “Papà, Van Basten e altri supereroi” su Facebook).

 

Riguardo alla campagna siamo estremamente chiari su cosa facciamo e non facciamo. Lo siamo sul sito (vedi la sezione “domande frequenti”), lo siamo nei contratti, lo siamo nel nostro rapporto con gli scrittori e con i lettori. Del resto ci impegniamo al massimo nel lavoro editoriale e nella promozione di un libro pubblicato (anche arrivando a mettere a disposizione dei libri la promozione con Emme Promozione e l’ufficio stampa con Mara Vitali Comunicazione), ma per noi è fondamentale che esista uno “zoccolo duro” di lettori. Noi di bookabook lavoriamo così. Non vogliamo convincervi che sia la strada migliore per tutti, ma solo correggere ciò che di inesatto è stato detto fino ad ora. Forse è un meccanismo che non si presta per alcuni, ma di sicuro ha funzionato e sta funzionando per molti.

 

@doco, la selezione è esclusivamente qualitativa. Ci sono due fasi; una prima selezione viene svolta su sinossi e le prime dieci/venti pagine del libro. Se si passa questa prima selezione, allora all’autore viene chiesto l’intero manoscritto. In caso di una seconda risposta positiva si procede con la campagna di crowdfunding; in caso contrario, rispondiamo che il manoscritto, a nostro giudizio, non si presta qualitativamente alla campagna di crowdfunding e ha ben poco a che fare con una selezione legata alla “commerciabilità” dell’opera. In particolare, non vi è alcuna “schizofrenia interna”; capita che si passi la prima selezione e non la seconda fatta sul manoscritto completo. Infine, come vedi, abbiamo citato le più autorevoli fonti sul crowdfunding, quindi niente rischio di “italianata” :)

 

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Ospite

Buonasera @bookabook,

desideravo sapere se confermavate queste condizioni proposte:

Cita

Il funzionamento, cambiato a settembre 2016, ovvero quando ho iniziato la campagna, questo:

 

- 150 preordini per raggiungere il goal, non importa se copie cartacee o ebook, cui segue la pubblicazione previo editing e copertina

- sotto 50 copie (il mio caso) restituzione delle quote a tutti i sostenitori. Funziona in automatico. Punto a fovore.

- sopra le 50 copie (ma meno di 150) si revisiona il libro e si spedisce ai 50 fortunati, l'autore prende il 10% di royalties il resto va alla società.

 

Riguardo all'ultima, se si superano i 50 pre-ordini (copie?), Il libro viene spedito solo a questi sostenitori?

Il romanzo, quindi, non è più inedito (inteso come mai pubblicato prima, sia in forma cartacea sia in forma digitale) e il fatto che esiste un contratto, prevedendo delle royalites per l'autore, può rendere la cosa assimilabile a un'autopubblicazione?

Grazie.

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Buonasera @Nuwanda,

 

La risposta alla tua domanda è no, pubblicazione e auto-pubblicazione prevedono che il libro sia offerto al pubblico (quindi dotato di ISBN e in caso di pubblicazione di inprint editoriale). La tiratura limitata per i lettori che hanno pre-ordinato in una campagna che non ha poi raggiunto il goal non può essere considerata né contrattualmente né formalmente una pubblicazione. Il libro resta a tutti gli effetti inedito e l'autore è libero di riproporre il testo - perfezionato proprio grazie all'intervento di bookabook - ad altri editori e/o di autopubblicarlo. 

Ti faccio un esempio: proprio in questi giorni un autore che non ha raggiunto il goal ha firmato un contratto di edizione con un piccolo editore indipendente, proprio perché se non si raggiunge il goal il contratto con noi è sciolto e il lavoro rimane inedito. 

 

Spero di aver risposto esaustivamente a tutte le tue domande :) 

 

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Ospite amleta

Il crowdfunding è una vita che esiste solo che il sito era in inglese e solo alcuni lo usavano. Ma se all'estero funziona ho seri dubbi che funzioni in italia. Il motivo è che purtroppo ci sono troppe persone ormai che vogliono scrivere e quindi i progetti sarebbero migliaia. 

 

Cita

Lo zoccolo duro non può essere costituito da persone che ci vogliono bene, ma deve essere formato da appassionati del genere che proponiamo e che decide di leggerci e diffondere il nostro libro.

 

Molti appassionati di un genere però spesso si limitano solo ai nomi famosi e non al resto. Quindi ho qualche dubbio anche su questo. Ma poi mi chiedo: " se già le persone guardano una copertina con un nome sconosciuto e una storia mai sentita e non la comprano, cosa ti fa pensare che non vedendo nemmeno il libro sganceranno un soldo?"

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Parlando a titolo personale, non parteciperei mai ad una campagna del genere e non manderei mai il mio libro ad una CE che adotta questo metodo.

Perché?

Perché, immedesimandomi in una potenziale lettrice, non apprezzerei una strategia simile. E' già difficile che acquisti o preordini qualcosa a scatola chiusa, figuriamoci un libro che ancora non esiste.

Ah, e penso che il compito dello scrittore sia scrivere (oltre che partecipare attivamente alla promozione, questo è ovvio). Per questo lo scrittore prende due lire.

Il resto (promozione, distribuzione, editing, grafica e tutto il resto) è compito dell'editore. Per questo l'editore prende il 90% dei guadagni.

Easy.

 

Per il resto, tutto il rispetto per chi opera in questo modo. Ognuno è libero di utilizzare il metodo che preferisce. 

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un inganno da cui ogni aspirante scrittore dovrebbe stare alla larga per decine e decine di motivi, piuttosto palesi... che però chi è alle prime armi purtroppo non percepisce perchè si lascia trascinare da facili entusiasmi

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26 minuti fa, francesco.curci ha detto:

@Giuseppe Milisenda Ho letto la tua esperienza negativa su un altro topic. Posso chiederti con quale editore in crowdfunding hai pubblicato? Il sistema del crowdfunding a me interessa molto e vorrei evitare fregature.

 

Non sono interessato a fornire il nome dell'editore, perchè non è mia intenzione parlare male di terzi.

In realtà l'esperienza negativa mi ha dato modo di raggiungere da solo obiettivi a cui non ritenevo neanche di poter aspirare e quindi mi ha preparato a quella che sarà la mia seconda avventura. Grazie all'esperienza negativa sono maturato. Ho buttato nel gabinetto un libro vincitore di un premio internazionale di letteratura, ma sono preparato ad affrontare ciò che mi riserva il futuro. 

Voglio solo  condividere con altri autori la mia esperienza negativa perchè attraverso i miei errori chi è alla ricerca di una CE possa riflettere meglio di quanto io non abbia fatto.

Il crowdfunding per quanto io abbia avuto modo di vivere in prima persona non offre alcuna garanzia allo scrittore, perchè è una pratica che tutela in primis la casa editrice che offre questo servizio. Al contrario di chi pubblica gratis, le CE che cavalcano questa procedura non rischiano nulla e quindi potenzialmente potenzialmente possono abbandonare al suo destino lo scrittore in qualsiasi momento. Hanno infatti coperto le loro spese con il denaro del crowdfunding e probabilmente già guadagnato.

Potresti trovare una CE che offre questo servizio che si rivela esser seria, ma le probabilità che ciò accada a mio avviso sono remote.

Una Ce free al contrario investe il proprio denaro sull'autore e quindi ha interesse che i risultati siano ottimali per recuperare quanto investito e successivamente trarne profitto.

In questo Forum ho scoperto tante belle realtà totalmente free, il mio consiglio è di rivolgervi a loro.

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@Giuseppe Milisenda Grazie per avermi risposto. La curiosità mi ha fatto cercare su google e ho visto che hai pubblicato con *Editato dallo Staff*. Lo scrivo perché ad altri, come a me, può interessare.
Credo proprio che non mi rivolgerei a loro neppure se fossero l’unico editore a volere il mio libro. Crowdfunding o meno. E capisco la tua scottatura, ma non farei di tutta l’erba un fascio.

Io del crowdfunding mi sono fatto un'idea diversa, perché vedo libri di autori pubblicati in questo modo che vanno. Li vedo anche in libreria.
Sto seguendo un'altra c.e. che pubblica con il crowdfunding e mi sembrano molto seri.
Mi sembra uno strumento valido per farsi conoscere, tanto che se non dovessero prendere il mio manoscritto farei comunque crowdfunding su una piattaforma indipendente e poi mi autopubblico e morta lì.
Alla fine il rischio che abbandonino un libro al suo destino ce l’hai con qualsiasi editore, l’unica garanzia vera che ha un esordiente è il lavoro che hanno fatto su altri libri prima del tuo.

In bocca al lupo per il secondo libro!

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@Giuseppe Milisenda Grazie per la risposta. Ho trovato su google il nome della c.e. con la quale hai pubblicato. Non è quella che sto seguendo io per fortuna.
Crowdfunding o meno, secondo me fa la differenza la serietà di una casa editrice. Il rischio che abbandonino un libro al suo destino ce l’hai con qualsiasi editore.

La differenza è che se il crowdfunding è fatto per davvero ci sono 200-300 di persone che seguono il progetto, il rischio di figuraccia per l'editore se non mantinene le promesse è molto amplificato. Se invece sei solo tu e il tuo editore, può andarti bene come male.

Tieni conto che ormai pubblicare un libro non costa nulla, molti editori non fanno neppure editing. Non ci sono costi di produzione da cui rientrare che garantiscano l'impegno. Il costo vero è distribuire il libro e fargli pubblicità. Ma quello non lo puoi sapere fino a quando non hai pubblicato.

Ma al di là del rischio fregatura, che se sei un esordiente ci può sempre essere, mi sembra che il crowdfunding sia un sistema per farsi conoscere.

In bocca al lupo per il secondo libro!

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Ciao a tutti,ho visto che InternoPoesia adotta questa modalità,eppure mi sembra un progetto molto serio... qualcuno ha esperienze o consigli in merito?Spero di non essere Off topic:rosa:

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1 ora fa, Mathiel ha detto:

Ciao a tutti,ho visto che InternoPoesia adotta questa modalità,eppure mi sembra un progetto molto serio... qualcuno ha esperienze o consigli in merito?Spero di non essere Off topic:rosa:

Per essere sicuri al 100% bisognerebbe esserci passati. :)

Però sì, ha tutta l'aria di essere seria. Basta guardare come sono curati i suoi social network. Con questo non voglio dire che ci sono solo i social network, ma un progetto serio si riconosce anche da lì.

Probabilmente se avessi un libro di poesie per le mani li terrei in considerazione.

 

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15 ore fa, francesco.curci ha detto:

@Giuseppe Milisenda Grazie per la risposta. Ho trovato su google il nome della c.e. con la quale hai pubblicato. Non è quella che sto seguendo io per fortuna.
Crowdfunding o meno, secondo me fa la differenza la serietà di una casa editrice. Il rischio che abbandonino un libro al suo destino ce l’hai con qualsiasi editore.

La differenza è che se il crowdfunding è fatto per davvero ci sono 200-300 di persone che seguono il progetto, il rischio di figuraccia per l'editore se non mantinene le promesse è molto amplificato. Se invece sei solo tu e il tuo editore, può andarti bene come male.

Tieni conto che ormai pubblicare un libro non costa nulla, molti editori non fanno neppure editing. Non ci sono costi di produzione da cui rientrare che garantiscano l'impegno. Il costo vero è distribuire il libro e fargli pubblicità. Ma quello non lo puoi sapere fino a quando non hai pubblicato.

Ma al di là del rischio fregatura, che se sei un esordiente ci può sempre essere, mi sembra che il crowdfunding sia un sistema per farsi conoscere.

In bocca al lupo per il secondo libro!

Ti auguro buona fortuna qualsiasi sia la tua scelta.

Rimango della mia opinione, ma capisco che in questo momento i tuoi sogni sono più forti di qualsiasi consiglio.

A prescindere da tutto, se continui la ricerca su google avrai modo di scoprire che io sono tra coloro che hanno centrato il cosiddetto "obiettivo", che nonostante abbia dovuto affrontare tutto da solo sono riuscito a far breccia sulla stampa e sugli organi di informazione regionali, che di per sè è già un bell'obiettivo.

Sono un pò "arrabbiato" perchè penso che se sono riuscito da solo a fare tutto questo, con una Ce seria al mio fianco forse avrei potuto raggiungere importanti traguadi. Con i "se" e con i "forse", però, non si possono avere certezze.

Sono uno dei tanti esempi  che dimostrano con l'impegno si può superare qualsiasi difficoltà. Se posso esserti utile non farti problemi a chiedere.

Buona fortuna!

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Ho visto. E sono d’accordo con te. L’editore è determinante per il successo, altrimenti ci autopubblicheremmo tutti.
La casa editrice che ho scelto l’ho scelta proprio per un motivo banale: vedo i loro libri in libreria.
Può sembrare un motivo superficiale, ma per quello che interessa a me conta.
Ora sto partecipando da lettore a una loro campagna di crowdfunding e quello che vedo finora è positivo.
Questo forum mi ha aiutato a scegliere. Adesso so cosa aspettarmi senza farmi illusioni. Ad esempio che si spendono di più per le campagne che dimostrano di avere chance successo.
Loro sono intervenuti nel topic in modo chiaro e senza cercare di attirare autori, anzi dicendo che il crowdfunding non fa per tutti. Un punto a favore per quanto mi riguarda.
Però per avere un giudizio mio però devo provare e la mia esperienza per adesso è solo da lettore. Vi terrò aggiornati.

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@francesco.curci Ciao. Scusa se mi sono permesso di editare il tuo post eliminando il nome della Casa Editrice in questione, ma per ragioni legate ai trascorsi di quella realtà con questa piattaforma, è da tempo che il loro nome è bandito da questo forum.

Ci dispiace per il disagio.

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Buon pomeriggio!

Anche da noi è arrivato da diverso tempo il crowdfunding.

 

È utile sia all'autore che alla casa editrice, oppure gioca a sfavore dell'autore che non riesce a pubblicizzare al meglio il proprio libro oppure alle piccole case editrici che pubblicando in modo tradizionale? È una forma di "tutela economica" per l'editore e/o una "svalutazione artistica" del libro in quanto si viene pubblicati solo al raggiungimento di una cifra prefissata?

Insomma: tu che stai leggendo, cosa ne pensi?

È il futuro o solo una ulteriore forma di pubblicazione?

Qualcuno del forum ha pubblicato in questo modo?

Grazie, e scusate le mille domande.

 

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Ospite Calvinator2

Ho conosciuto diversi autori che si sono appoggiate a CE per il crowdfunding e l'unica differenza tra loro e un autopubblicato è che loro guadagnano molto meno.

 

Scherzi a parte, sono molto "sognatori", nel senso: eh se arrivo a 250 copie vendo il libro, se arrivo a 500 mi fanno editing e marketing. Poi, specialmente nel caso di esordienti, se riescono a pubblicare è già un miracolo (dopo essersi fatti un culo assurdo. Visto che, per quanto neghino, le CE di crowdfunding ti lasciano completamente solo nella promozione. Ho conosciuto diversi autori di diverse CE, non venitemi a dire che non è vero. Ti danno l'ufficio marketing con 500 preordini se non sbaglio. Follia.)

 

Comunque sì, puoi dire che hai trovato una CE e quindi che il tuo libro vale di più rispetto a un "self" (non sono parole mie eh, riferisco).

 

Peccato che poi quando gli chiedi tra quanto esce il romanzo: "eh tra 6 mesi, e poi dopo altri 2 il cartaceo". Cioè io prenoto a 6€ (l'ebook costa 6€...) o 15€ di cartaceo, un romanzo che se va bene vedo tra 6 mesi? Io non so se ci rendiamo conto dell'aberrazione del sistema.

 

Il crowdfunding è un modo furbo per scaricare tutto il lavoro sullo scrittore (strano eh?), l'editoria è l'unico ambiente dove funziona così comunque, provate a chiedere a un cantante se deve "pagare" in anticipo per i dischi che vende e poi forse si riprende un po' di soldi.

 

L'editoria è l'unico ambiente dove il rischio d'impresa non se lo assumono gli imprenditori ma i "lavoratori".

 

E poi dicono che l'editoria italiana è in crisi, mah... chissà perché, è davvero inspiegabile.

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Il 12/5/2018 alle 18:46, Mister Frank ha detto:

È utile sia all'autore che alla casa editrice, oppure gioca a sfavore dell'autore che non riesce a pubblicizzare al meglio il proprio libro oppure alle piccole case editrici che pubblicando in modo tradizionale? È una forma di "tutela economica" per l'editore e/o una "svalutazione artistica" del libro in quanto si viene pubblicati solo al raggiungimento di una cifra prefissata?

Insomma: tu che stai leggendo, cosa ne pensi?

È il futuro o solo una ulteriore forma di pubblicazione?

Qualcuno del forum ha pubblicato in questo modo?

Grazie, e scusate le mille domande.

Rilancio le domande di @Mister Frank e vi racconto la proposta che mi è stata fatta:

in questi giorni aprirà una nuova casa editrice dedicata solo alla letteratura per ragazzi e bambini, quindi illustrati, ma anche romanzi dedicati alla fascia scuole medie e adolescenza. Ora non so benissimo tutti i dettagli, ma grosso modo la sinossi del libro verrà caricata su una piattaforma e per 100 giorni si farà campagna di prevendita. Raggiunto il numero delle copie richieste, che ora non ricordo, ma credo si aggirasse intorno alle 150, il libro va in stampa, dopo aver passato una fase di editing e revisione, ed entra nelle librerie attraverso una normale distribuzione. Chi aveva preordinato il libro durante il periodo di campagna lo riceve prima a casa sua, mentre il libro entra nel circolo delle librerie e si propone al pubblico. 

Tra editore e autore si firma un contratto per bloccare i diritti per 100 per la durata della prevendita; alla conclusione di questo periodo, se il goal è stato raggiunto, si firma un normale contratto di pubblicazione. 

Ho completa fiducia nelle persone che stanno portando avanti questo progetto, mi chiedo solo se funzionerà, soprattutto perché rivolto a un pubblico giovane e molto giovane. Mi chiedo anche se questa formula è semplicemente un passo verso l'evoluzione dell'editoria nel futuro o si tratta di altro. L'idea di base mi piace: credi alla storia che vedi e sei così attratto dalla sinossi che lo compri prima che sia effettivamente disponibile. Io l'ho fatto, ma si trattava di continuazioni di storie già iniziate, volevo sapere come andava avanti e così lo preordinavo prima dell'effettiva data di uscita.

Insomma, cosa ne pensate? Io non so bene cosa ne penso, mi piace molto l'idea, ma allo stesso tempo vorrei che la mia storia fosse stata scelta da un editore tradizionale. Perché? Per paura del cambiamento e di qualcosa che non conosco? O esistono altri motivi che non sto vedendo?

 

Grazie a tutti <3

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Il crowdfunding ormai si sta davvero espandendo. Moltissimi boardgame e gdr nascono così e se non sei Monte cook (autore di una famosissima ambientazione) il mazzo per farti pubblicità e raccogliere fondi é tutto sulle spalle dell'autore (di testi, di board game o gdr che siano). Quello é il vero nodo, bisogna sapersi vendere molto bene. Se una CE punta al crowdfunding dovrebbe quanto meno aiutare l'autore nella campagna pubblicitaria, in fondo il guadagno é reciproco. Se non c'é collaborazione meglio il self. Se invece si lavora insieme non lo vedo male, anzi, é un modo di lavorare che parte dal basso toccando la gente per capire i loro gusti. Io seguo crowdfunding soprattutto per board game e gdr e ho visto morire idee bellissime, in questi casi la risposta del pubblico, che ci piaccia o no, é quasi inappellabile. 

 

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3 minuti fa, AnnaL. ha detto:

il mazzo per farti pubblicità e raccogliere fondi é tutto sulle spalle dell'autore

qui la pubblicità la fanno loro. La fai anche tu autore, ovviamente, ma loro vogliono vendere il tuo libro perché ci guadagneranno poi sopra. Scelgono il libro che vogliono pubblicare, lo caricano e lo promuovono.

 

5 minuti fa, AnnaL. ha detto:

Se invece si lavora insieme non lo vedo male, anzi, é un modo di lavorare che parte dal basso toccando la gente per capire i loro gusti.

anche io la penso così, mi rincuora sapere che anche altri abbiano la stessa opinione :sss:

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2 ore fa, Kikki ha detto:

Io non so bene cosa ne penso, mi piace molto l'idea, ma allo stesso tempo vorrei che la mia storia fosse stata scelta da un editore tradizionale.

Ho due amiche che negli ultimi tempi si sono rivolte al crowfunding ed entrambe, dopo avere spammato a lungo sui social, non sono riuscite a raggiungere l'obiettivo. A me l'idea del CF non piace affatto perché, che lo si voglia o meno, tende ad alimentare il pregiudizio -- giusto o sbagliato -- che l'autore si è rivolto ad esso perché non abbastanza bravo per farsi pubblicare da una CE. So che le cose sono più complesse di così, ma so anche che tale pregiudizio è forte e diffuso. Temo anche che, a livello di immagine, pubblicare con queste modalità non faccia benissimo all'autore, ma queste sono opinioni del tutto personali, ovvio. Quello che ti posso dire in più, è che tale forma viene utilizzata anche nell'ambito discografico -- nel quale ho gravitato a lungo -- e ti posso garantire che, come musicista, se pubblichi con il CF, sei marchiato e visto da colleghi e addetti ai lavori come uno sfigato-wannabe-vorrei-ma-non-posso.

 

Credo che oggi l'aspirante scrittore, quello preparato, quello che non smette mai di studiare, di leggere, quello che scrive testi di valore ma che al tempo stesso non riesce a trovare una CE degna che gli dia tutto ciò che è necessario -- ovvero: un editing con relative CDB, una copertina bella e curata, un minimo di supporto promozionale, serietà e trasparenza nei rapporti e royalties adeguate --, meglio farebbe ad affrontare le difficoltà nelle quali opera, vivendole come uno sprone per fare sempre di meglio, fino all'agognata e giusta collocazione/pubblicazione. O in alternativa, pensare al self, ma perseguendolo con cura, intelligenza, con un progetto serio alle spalle.

 

Credo ci sia in giro troppa smania di pubblicare. Conosco autori anche affermati che hanno fatto un sano uso delle proprie opere, e questi, quando hanno pubblicato, avevano già nel cassetto 4/5/6/7 romanzi. Buoni romanzi. Io credo che ciò che distingue uno scrittore consapevole da uno scrittore sprovveduto sia la conoscenza della realtà editoriale italiana: sapere come funzionano le cose, comprendere il mercato, non smettere mai di lavorare duro e non smettere mai di migliorarsi. Si deve scrivere perché ci piace farlo, al di là della pubblicazione. La pubblicazione dovrebbe avere un senso che non sia quello ingannevole e fugace di appagare il ns. ego. E presto o tardi, se si è lavorato bene e si continua a perseguire l'obiettivo con tenacia e acume, il risultato arriverà.

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26 minuti fa, Ace ha detto:

ma che al tempo stesso non riesce a trovare una CE degna che gli dia tutto ciò che è necessario -- ovvero: un editing con relative CDB, una copertina bella e curata, un minimo di supporto promozionale, serietà e trasparenza nei rapporti e royalties adeguate

tutte queste cose vengono offerte dalla casa editrice di cui parlo.. anche se non so cosa siano le CDB, cosa sono? Tutto il resto, comunque, è incluso nel contratto.

 

28 minuti fa, Ace ha detto:

Credo ci sia in giro troppa smania di pubblicare.

non ho smania di pubblicare, e infatti la mia storia aspetta ormai da cinque anni di vendere la luce ed è passata attraverso la proposta di altre case editrici a cui però ho detto no perché non mi piaceva come lavoravano.

29 minuti fa, Ace ha detto:

sapere come funzionano le cose, comprendere il mercato, non smettere mai di lavorare duro e non smettere mai di migliorarsi.

questo vale anche per gli editori e le persone in questione sono addetti ai lavori e del settore narrativa per l'infanzia, da più di dieci anni. 

Tutte queste sono le ragioni che mi spingono ad accettare la proposta, perché l'unica differenza con una pubblicazione "tradizionale" risiede solo in quei cento giorni di valutazione del mercato che avrà il libro e a cui io non sono abituata.

31 minuti fa, Ace ha detto:

tende ad alimentare il pregiudizio -- giusto o sbagliato -- che l'autore si è rivolto ad esso perché non abbastanza bravo per farsi pubblicare da una CE.

e sono consapevole anche di questo, ma non riesco a rendermi conto se sia per uno spiccato tradizionalismo che un po' contraddistingue noi italiani e, in generale, gli aspiranti scrittori o una semplice cecità nei confronti di quella che, forse, potrebbe essere una maniera nuova (?), diversa (?), futurista (?) di fare editoria.

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16 minuti fa, Kikki ha detto:

cosa siano le CDB

CDB: correzioni di bozze. Per il resto, le mie erano considerazioni di carattere generale, Kikki. Siamo su un forum, ho voluto solo darti qualche suggestione. In bocca al lupo per i tuoi scritti.

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4 minuti fa, Ace ha detto:
31 minuti fa, Kikki ha detto:

cosa siano le CDB

CDB: correzioni di bozze. Per il resto, le mie erano considerazioni di carattere generale, Kikki. Siamo su un forum, ho voluto solo darti qualche suggestione. In bocca al lupo per i tuoi scritti.

hai fatto bene, ho pubblicato questo post proprio perché sono alla ricerca di pareri e opinioni, se sapessi cosa fare per conto mio e ne fossi sicura al 100% non avrei condiviso prima, ma dopo, a scelta fatta. Da parte mia io ho solo risposto, abbiamo fatto qualcosa di sbagliato?

In ogni caso ci sono anche le CDB nel contratto :)

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6 minuti fa, Kikki ha detto:

abbiamo fatto qualcosa di sbagliato?

Non credo, lol. :D Ti auguro di scegliere per il meglio.

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