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Blizzardico

Vladimir

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Vorrei farvi leggere questo piccolo incipit e domandarvi un'opinione spassionata. Grazie in anticipo.

 

Era il meriggio primaverile. In sui coltivi lieti e isperati, adiacenti alla sodaglia avvampata, il sole giungeva attenuandosi al dolce colore de' le messi ordite. Quali in sui colli delicati, o acri, o nelle piane mirabili, o quali nelle bassure innanzi al cominciare della macchia lacustre, file di ulivi tagliavano le distese coltivate dividendole in lotti e trapuntandole di chiome basse e canute. Creavansi per effetto lastricati di verde e giallo che scolorivano a bande verso l'orizzonte alpino. Vladimir, appoggiato ad una finestra, dominava la riviera da un'altura, e sull'ultimo piano di quella prospettiva, verso le montagne, gli piaceva di avvistare il fibrillare lucente d'una radura solinga. Si immaginava al centro di quella una sorta di ara, sulla quale gli antichi avrebbero consumato olocausti e libagioni in rassegna de' due estremi dell'arco emozionale: la demenza ferina e brutale dell'omofogia e l'armonia olimpica della maternità terrestre. Come eravamo drammatici un tempo! Il giovane piegò al largo lo sguardo, fra mezzo ai prati nitidi e lucidi, onde un opulento torrente fluiva giù da' le boscaglie: traversava di gran flutto le spianate disseminate di abitazioni e aie, di orti attorniati da stie e adiacci e ovili e stalle e gran fasci di paglia sotto la cortina acre del fimo, appresso al paese; quinci, seguitando per il lieve pendio, giungeva ad accarnare la terra smarrendosi fra corridoi di rovi ingioiellati e vasti alberi ondeggianti. Quel dorso ombroso di selva, sotto le cui fronde il torrente trascorreva non veduto, pareva il collo d'una creatura dietro il quale il corso dell'acqua si allacciasse a immagine d'un gioiello colante, posato sulla femminiea geografia de' la regione.

Fluendo ancora verso occidente ricompariva dalla boscaglia in una lunga ansa che scivolava ai morbidi e pregni argini de' colli. Dietro la loro sagoma, al vertice de' la loro altezza, Vladimir aveva avuta l'impressione che il sole vi si posasse sopra a generare una aureola lattiginosa e tremante, come una gemma intrisa d'aliti estivi. La luce, discendendo, dava in certi periodi delle stagioni detonazioni di luce ora molli e rosee, a seconda del brumaio, ora brillanti e filamentose, secondo che voleva l'albeggiare estivo.

Superati i colli, certe depressioni del terreno, che facevano impervio il tratto, conducevano il rivo, scrosciando, alle sedi de' campi, e poi alle macchie selvatiche che drappeggiavano le frontiere del lago.

Ad orlo de' latifondi sulla scia orientale, tra i fienili, il defilarsi delle strade e il rigoglio de' sentieri, le plaghe boschive, gli stagni limacciosi, le centurie, i casolari in sul limitare del paese, gli abituri sparsi e tutto l'emisfero rurale, le fronde degli olmi accennavano al brusire degli avorni, gli avellani al murmure quieto de' sambuchi. E vi erano i pioppi, fumiganti di pollini aerei, le mimose sorridenti d'un albor citrino; e i faggi, gli allori, i pini, i tigli olezzanti, i platani, le querce palpitanti, gli aceri rubizzi, e i salici avernali, cibori lagrimanti! Accordandosi così la natura, e quella selvatica, e quella ammansita da' l'uomo, l'aere sibilava di folate salmastre, seco portate dal vento sorgivo, presso 'l molo lontano.

Il giovane guardava da quella parte del porto. Meditava nostalgicamente al ritmo increscioso de' l'imbrunire, oramai il sole coverto dalle nuvole peregrine. Ma ebbe un moto di coscienza: s'avvide di contemplare anziché meditare. Realizzò ch'ogni traccia delle idee che credeva d'aver tessute si rapprendeva non appena cercava di svolgerla. Eppure egli era così certo delle idee che aveva involte, delle fantasie che aveva nutrite... Dov'era stato in quegli attimi? Comprese di essersi smarrito in altri dominii. Non la ragione ma i sensi erano le membra tramite le quali, finora, aveva ponderato l'impalpabile, perché era il presente un di que' momenti di comunione assoluta verso il Tutto. Percepiva di essere in ogni vita; di fluire nella luce per poi disperdersi ne' l'acqua; di filtrare i nembi, di incidere i silenzi. Presentiva il proprio corpo intunicato da qualcosa di mistico e ignoto. L'accettazione di quella condizione si dilatava vieppiù la sua consapevolezza prendeva solidità. Dov'era stato in quegli attimi?

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Ciao, purtroppo per avere una nostra opinione devi leggere più attentamente il regolamento  devi infatti fare un commento prima di poter inviare un tuo brano.

Mi dispiace ma sono costretta a chiudere il post.e farti un richiamo

Quando avrai regolarizzato la tua posizione contatta qualsiasi membro dello staff connesso in quel momento per la riapertura.

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Questo frammento è particolare. E' ovvio che lo stile è volutamente  antico, quasi arcaico, ma io ci vedo una sovrapposizione eccessiva di elementi un po' ridondanti.

Usi contemporaneamente un fraseggio dal ritmo lento e troppo descrittivo, abbreviazioni, locuzioni e modi di dire del tutto obsoleti e in aggiunta inserisci vocaboli desueti, che fanno inciampare la lettura, perchè a volte nemmeno col dizionario si riesce a comprenderne il significato.

Tutto questo affatica oltremodo la lettura, dando inoltre l'impressione di una rivisitazione scolastica di autori classici fatta in maniera ripetitiva e ossessiva.

L'atmosfera del racconto, così, appare pesante e poco comprensibile e si smarrisce il significato che tu vuoi dare allo scritto in questo mare magnum di infiorettamenti stilistici che confondono.

Mi pare di capire che il tuo intento fosse quello di proporre un momento di riflessione ed estasi vissuto dal protagonista, Ho colto un riferimento all'Infinito di Leopardi, ma nel tuo frammento, l'elemento di intensa e intima  comunione fra uomo e ambiente, quell'ineffabile istante, si perde esenza risultare veramente efficace.

Se vuoi che il tuo messaggio arrivi a chi legge, devi liberarlo da tutti questi orpelli che non solo lo appestantiscono ma quasi lo nascondono. Devi trovare la sintesi fra ciò che vuoi dire (il perchè) e il modo di dirlo (il come) , è il come che veicola il perchè.

Scusami se ti sono sembrata troppo critica, ma questa è la mia spassionata opinione di lettore,

A rileggerti

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Il mio non vuole essere un commento critico ma solo un semplice feedback, quindi non avertene a male se mi limito ad una valutazione superficiale che non coglie tutti gli aspetti, anche tecnici e stilistici, presenti nel tuo scritto.

Non è di agevolissima lettura ad un primo impatto, ma ciò nonostante è intrigante e tutto sommato scorrevole.

Sicuramente mi ha stimolato la curiosità di sapere come continua la storia (o cosa è successo prima).

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Grazie a entrambi per i commenti,

 

Cicciuzza, trovo la tua critica molto assennata. Il mio intento narrativo è confezionare qualcosa di eloquente nel contenuto e prezioso nella forma, ma spesso il mio feticcio per le descrizioni mi trascina.

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