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Rockerduk

La Notte del Mundial

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Commento qui: http://www.writersdream.org/forum/topic/20871-garbage-patch-state/

 

Questo è un esperimento di raccontino noir, che forse potrebbe anche essere il prologo di un romanzo...

 

Ho commesso il mio primo omicidio durante la finale dei mondiali di calcio del 1982; avevo compiuto da poco i diciotto anni.
Quella notte ho preso il macinino del Giovi e sono andato ad uccidere il geometra Pavani -quel vecchio bacia pile- mentre faceva la sua corsa serale sull'argine del Canale Magro.
Il mezzo del Giovi era una Trabant, uno di quei catorci che facevano oltre cortina; stando a quello che si diceva, il Giovi ne era entrato in possesso in modo curioso e rocambolesco, ma questa é un'altra storia e sarebbe davvero troppo lunga da raccontare adesso.
Pavani era il presidente della locale associazione podistica, ed era l’unico in paese a cui -ostentatamente- non importava nulla del Mundial, o almeno cosí credevo.
In realtà ce n’era anche un altro a cui del mondiale importava meno di niente: é stato la mia seconda vittima e di tutti gli omicidi che ho commesso, quello é stato il solo non del tutto premeditato, ma anche questa è un'altra storia troppo lunga da raccontare.
Quanto al Giovi, lui la finale la seguiva alla radio, in compagnia della bottiglia come sempre, e come sempre -per fortuna- aveva lasciato la macchina aperta con le chiavi sul cruscotto.
Come dicevo, ho preso su la Trabant e ho raggiunto Pavani sull’argine, mettendomi dietro di lui a passo d’uomo, con gli abbaglianti alzati, per non farmi riconoscere.
Quel vecchio fariseo era infastidito e si girava in continuazione, facendomi segno di abbassare i fari e di passarlo, ma non sospettava nulla.
Io rallentavo un’attimo fin quasi a fermarmi e lo lasciavo andare avanti per poi tornare ad incalzarlo, senza esagerare però, perché volevo che pensasse che ero titubante, per via dell'argine stretto.
Siamo andati avanti così per tre o quattro minuti fino a quando siamo arrivati alla curva chiamata “del Forte”, perché lì una volta c’era un vecchio fortino della prima guerra mondiale, che poi é stato fatto saltare.
In quel punto la strada si allarga e, come mi aspettavo, Pavani si é messo da parte per farmi passare: non appena si é fermato ho dato una sgasata e l’ho preso sotto in pieno, ammazzandolo sul colpo.
Dopo averlo investito mi sono fermato per controllare se la macchina aveva danni ma niente, solo una piccola botta: quel vecchio ciuccia-candelabri era tutto pelle e ossa e la Trabant era evidentemente più robusta di quello che sembrava.
Così ho preso un sasso e ho rotto il fanalino di destra, spargendo i frammenti vicino al corpo di Pavani, ormai cadavere, poi ho staccato anche lo specchietto e ammaccato ulteriormente la carrozzeria, sporcandola un pò col sangue del vecchio.
La posizione del corpo non lasciava dubbi sulla volontarietà dell'omicidio e lo specchietto era inconfondibile.
Ad ogni buon conto ho nascosto il portafogli del Pavani sotto il sedile della Trabant, per fugare ogni dubbio
Alla fine ho riportato la macchina dove l'avevo presa ed ho inforcato la bici: tempo dieci minuti ed ero già nel mio letto, dato che l'istituto dista solo 12 chilometri dalla cascina del Giovi, che è un pó fuori paese.
È stato facile rientrare in Seminario dalla porta posteriore, senza essere visto, perché gli altri erano tutti in sala tv, a guardare la finale (mentre io ero a letto dalla metà del primo tempo con l'emicrania e la radio accesa a basso volume).
A raccontarla sembra lunga ma, in realtà, tutto l'ambaradan è durato meno del secondo tempo della finale.
Pavani è stato ritrovato la mattina successiva dal Cecio che andava a lavorare nei campi; quattro anni e sette mesi dopo il ritrovamento ho celebrato la mia prima messa.
Negli anni successivi mi sono anche recato a far visita al Giovi, in carcere: in fin dei conti è stato lui a insegnarmi a guidare con la sua Trabby, proprio sull'argine del Magro e per le altre strade bianche di campagna, nell'estate del 1981, anche se non avevo ancora l'età per la patente.
La prima volta ci sono andato in occasione dei mondiali del 1990 e quando mi ha giurato tra le lacrime di essere innocente io gli ho detto che gli credevo

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Ciao Rockerduk,

come prima cosa ti becchi i miei complimenti, alla faccia dell'esperimento... qua c'è mestiere, si vede, anzi si legge. Mi è venuta una voglia di leggere il resto che non lo immagini, anche perché hai aperto parecchie porte senza chiuderne neanche una.Il personaggio del prete-killer è affascinante, cinico, freddo. Ma il fatto di non conoscerne motivazioni e storia mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Vorrei saperne di più. Ancora bravo.

Ti lascio con due pulci:

 

 

 

ad incalzarlo

d eufonica errata

 

 

-quel vecchio bacia pile-

andrebbe uno spazio prima e dopo i trattini

 

 

Ad ogni buon conto

 

 

ed ho inforcato

d eufoniche errate

 

 

12 chilometri

dodici chilometri

 

 

che è un pó fuori paese

po'

 

 

In quel punto la strada si allarga e, come mi aspettavo, 

Non è in linea di principio scorretta questa frase, nel senso che la strada potrebbe anche ora allargarsi come nell'ottantadue, ma il salto dal presente all'imperfetto potrebbe disturbare, allora meglio: in quel punto la strada si allargava

 

A rileggerti  :indicare:

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Scusa la brevità del commento, ma non ho tempo di scrivere qualcosa di più dettagliato. Ci tenevo a farti i complimenti, scrivi davvero bene. Ho letto tutto d'un fiato e l'idea del prete assassino è terribilmente intrigante. Spero di poter legger il seguito!

 

A presto

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Ti faccio anche io i miei complimenti per come hai scritto questo racconto. molto coinvolgente e interessante, invoglia a continuare. Soprattutto il personaggio principale, l'assassino/prete, è particolarmente intrigante e ben riuscito.

Ma non sarei una rompiballe se non ti facessi un piccolo appunto.

Mi lascia perplessa la dinamica dell'incidente. Ho pensato che una messinscena del genere, da parte dell'omicida, potrebbe essere messa in discussione da una perizia accurata. L'impatto sulla macchina causato dal sasso è diverso da quello causato da un corpo. inoltre non fai cenno a eventuali carenze di alibi per Giovi, è un passo importante perchè l'omicida deve essere sicuro che la persona che farà incolpare non si possa difendere.

Detto questo, confermo il mio piacere nel leggerlo.

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Ti faccio anche io i miei complimenti per come hai scritto questo racconto. molto coinvolgente e interessante, invoglia a continuare. Soprattutto il personaggio principale, l'assassino/prete, è particolarmente intrigante e ben riuscito.

Ma non sarei una rompiballe se non ti facessi un piccolo appunto.

Mi lascia perplessa la dinamica dell'incidente. Ho pensato che una messinscena del genere, da parte dell'omicida, potrebbe essere messa in discussione da una perizia accurata. L'impatto sulla macchina causato dal sasso è diverso da quello causato da un corpo. inoltre non fai cenno a eventuali carenze di alibi per Giovi, è un passo importante perchè l'omicida deve essere sicuro che la persona che farà incolpare non si possa difendere.

Detto questo, confermo il mio piacere nel leggerlo.

Ciao Cicciuzza, grazie del commento e dei complimenti.

Hai ragione sulla dinamica, nel senso che è un problema che mi ero posto anche io.

Ho pensato però che tutto sommato la messinscena potese reggere, dato che il racconto è ambientato in una campagna della Bassa nel 1982, quindi in era decisamente "pre CSI", e l'inquirenti sono quelli classici dei romanzi gialli/noir, nel senso che si fermano alle apparenze senza farsi troppe domande.

Il Giovi l'alibi non ce l'ha perchè sta seguendo la finale in casa in compagnia della bottiglia (cioè da solo).

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Niente male. Un giovane seminarista – che in seguito diventerà prete – uccide persone, almeno in apparenza, solo perché gli sembrano troppo religiose. O comunque religiose in modo bigotto. Verrebbe da pensare che cerchidi uccidere se stesso, oppure di sfuggire con la morte al proprio destino, che forse non ha scelto.

A parte i giudizi come "vecchio baciapile" o "vecchio fariseo" non viene fornita alcuna motivaione ai delitti, e questo lo apprezzo.

Secondo me la criticità – com’è di moda dire oggi – del racconto sta proprio nel suo essere una sorta di prologo a una storia più lunga. Gli annunci del tipo

ma questa é un'altra storia e sarebbe davvero troppo lunga da raccontare adesso

oppure

ma anche questa è un'altra storia troppo lunga da raccontare

Sembrano voler sottintendere che quegli episodi saranno raccontati più tardi. Una sorta di "negare per affermare".

Non mi piacciono molto, appesantiscono e non aggiungono nulla. Inoltre fanno troppo letteratura, cancellando, almeno in parte, l’effetto di una nuda descrizione dei fatti.

Personalmente ti suggerirei di immaginare un interlocutore, un tu o un lei. Magari un voi.

"stando a quello che si diceva, il Giovi ne era entrato in possesso in modo curioso e rocambolesco, ma questo a voi non interessa". Oppure "a lei non interessa"

Se poi sviluppi la trama e vuoi raccontare davvero l’episodio esordisci con: "Davvero volete sapere come..."

Ti do questi consigli, che sono ovviamente suggeriti dai miei gusti personali e non da un’ipotetica regola di scrittura, perché trovo che cisiano molte potenzialità, nel tuo racconto.

Ma sono ancora in gran parte inespresse.

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Niente male. Un giovane seminarista – che in seguito diventerà prete – uccide persone, almeno in apparenza, solo perché gli sembrano troppo religiose. O comunque religiose in modo bigotto. Verrebbe da pensare che cerchidi uccidere se stesso, oppure di sfuggire con la morte al proprio destino, che forse non ha scelto.

A parte i giudizi come "vecchio baciapile" o "vecchio fariseo" non viene fornita alcuna motivaione ai delitti, e questo lo apprezzo.

Secondo me la criticità – com’è di moda dire oggi – del racconto sta proprio nel suo essere una sorta di prologo a una storia più lunga. Gli annunci del tipo

 

 

ma questa é un'altra storia e sarebbe davvero troppo lunga da raccontare adesso

oppure

 

 

ma anche questa è un'altra storia troppo lunga da raccontare

Sembrano voler sottintendere che quegli episodi saranno raccontati più tardi. Una sorta di "negare per affermare".

Non mi piacciono molto, appesantiscono e non aggiungono nulla. Inoltre fanno troppo letteratura, cancellando, almeno in parte, l’effetto di una nuda descrizione dei fatti.

Personalmente ti suggerirei di immaginare un interlocutore, un tu o un lei. Magari un voi.

"stando a quello che si diceva, il Giovi ne era entrato in possesso in modo curioso e rocambolesco, ma questo a voi non interessa". Oppure "a lei non interessa"

Se poi sviluppi la trama e vuoi raccontare davvero l’episodio esordisci con: "Davvero volete sapere come..."

Ti do questi consigli, che sono ovviamente suggeriti dai miei gusti personali e non da un’ipotetica regola di scrittura, perché trovo che cisiano molte potenzialità, nel tuo racconto.

Ma sono ancora in gran parte inespresse.

Grazie del commento e dei suggerimenti: hai ragione l'accenno ad altre storie da raccontare è troppo scoperto, con lo "stratagemma" dell'interlocutore forse verrebbe meglio...

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Niente male, davvero. Trovo molto efficaci le descrizioni delle azioni che compie il protagonista: la sua consapevole e fredda lucidità. Rende realistico ed efficace il tutto a dimostrazione che il delitto è una sorta di scienza che ha bisogno di pazienza e pianificazione. Inoltre offre dei bei spunti per una continuazione dato che il killer riveste un ruolo nella società...particolare. Sono d'accordo sul fatto di evitare le anticipazioni " è una lunga storia" poichè nel racconto isolato non ve ne è bisogno ( poi casomai in un ipotetico romanzo queste " altre storie " potrebbero essere raccontate)

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Niente male, davvero. Trovo molto efficaci le descrizioni delle azioni che compie il protagonista: la sua consapevole e fredda lucidità. Rende realistico ed efficace il tutto a dimostrazione che il delitto è una sorta di scienza che ha bisogno di pazienza e pianificazione. Inoltre offre dei bei spunti per una continuazione dato che il killer riveste un ruolo nella società...particolare. Sono d'accordo sul fatto di evitare le anticipazioni " è una lunga storia" poichè nel racconto isolato non ve ne è bisogno ( poi casomai in un ipotetico romanzo queste " altre storie " potrebbero essere raccontate)

 

Ti ringrazio del commento.

In effetti l'idea sarebbe di farne un romanzo.

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Niente male un corno. Questa è una delle cose migliori che ho letto fin'ora sul forum. Si sente che c'è tanto mestiere dietro, e anche se fai un po' il modesto nella presentazione "esperimento" "raccontino" credo che nessuno ci possa credere fino in fondo. Hai creato il protagonista perfetto un prete assassino, l'hai fatto muovere con abilità, e sei riuscito a catturarmi fin dalle prime righe. Se non è aver mestiere questo... :asd: Credo che le critiche (le poche che in effetti ti possono essere mosse) esatte le abbia mosse Nanni. In effetti quegli espedienti stonano un po' con la qualità che permea tutto il resto del racconto. Vai avanti , facci un romanzo dai retta a me. Anche il fatto di non averci spiegato le motivazioni omicide  del futuro prete mi piace da impazzire. E' chiaro che stai pensando in grande, al romanzo appunto, ma anche si trattasse di un racconto per me va più che bene così.

Di nuovo i miei complimenti.

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Niente male un corno. Questa è una delle cose migliori che ho letto fin'ora sul forum. Si sente che c'è tanto mestiere dietro, e anche se fai un po' il modesto nella presentazione "esperimento" "raccontino" credo che nessuno ci possa credere fino in fondo. Hai creato il protagonista perfetto un prete assassino, l'hai fatto muovere con abilità, e sei riuscito a catturarmi fin dalle prime righe. Se non è aver mestiere questo... :asd: Credo che le critiche (le poche che in effetti ti possono essere mosse) esatte le abbia mosse Nanni. In effetti quegli espedienti stonano un po' con la qualità che permea tutto il resto del racconto. Vai avanti , facci un romanzo dai retta a me. Anche il fatto di non averci spiegato le motivazioni omicide  del futuro prete mi piace da impazzire. E' chiaro che stai pensando in grande, al romanzo appunto, ma anche si trattasse di un racconto per me va più che bene così.

Di nuovo i miei complimenti.

Ti ringrazio dei complimenti e del commento.

Mestiere in tutta onestà non posso dire di averne, perchè è da poco che ho iniziato a scrivere, anche se naturalmente leggo da una vita :-)

Anzi ho cominciato a frequentare questo ed altri forum proprio per acquisire un pò di nozioni tecniche e pratiche.

L'esperimento è veramente tale, perchè trovate come quella del prete killer non sai mai come verranno prese: c'è anche la possibilità che vengano considerate nello stesso modo in cui Fantozzi considera "La Corazzata Potemkin" :-)

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