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Emme

La sete di Eclissi

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http://www.writersdream.org/forum/topic/20812-mi-41-carlo/?p=363805
 

Quella notte Eclissi non riusciva proprio a dormire.

Non che le mancasse il sonno, era sempre stata una buona dormigliona ed un'ottima sognatrice, questo potevano confermalo tutti. Semplicemente non riusciva a chiudere gli occhi e trovare il riposo. Rimaneva lì, con la sua maglietta stinta addosso e le poche lenzuola fresche che le coprivano le gambe lunghe, a fissare il soffitto senza riuscire a chiudere gli occhi.

Un singolare ronzio le aveva invaso il capo, all'inizio era un sibilo dolce e distante, tanto tenue da essere quasi impercettibile, poi era cresciuto, a poco a poco, penetrandole tra le pieghe dei capelli scuri sino ad invaderle brutalmente il sonno. Era un desiderio liquido, lindo, puro. Il riflesso abbagliante dei raggi di un sole primaverile che, timidamente, scostando le foglie degli alberi, si infrange sulla superficie splendente di un piccolo laghetto incuneato tra le colline. Era l'acqua che desiderava. Pura e semplice acqua.
Sentiva la gola riarsa dalla sete, come se avesse ingerito un deserto intero prima di andare a dormire.

Si mise a sedere sulla sponda del letto, facendo ben attenzione a non far scricchiolare le vecchie molle stanche, e poggiò i piedi nudi sul tappeto invaso dai peli che il suo vecchio gatto le aveva lasciato in eredità prima di scomparire. Sul comodino, accanto alla finestra, giaceva un bicchiere vuoto, polveroso. Eclissi lo osservò a lungo, come sperando che, magicamente, questo si riempisse da solo per appagare quella sete che le scavava dentro.
Passati pochi attimi scosse la testa sorridendo, quasi sorpresa per quello stupido pensiero che aveva dominato sul silenzio, e si sollevò, finalmente, in piedi.

Fuori c'era una luna piena, grande, tonda e bellissima. Il chiarore dei suoi raggi illuminava le alte fronde degli alberi tingendo tutto il paesaggio di una gradazione di colore che andava dal blu all'argento. L'aria odorava di primavera, il profumo del primo taglio del fieno si mescolava con quello delle rose, aggrappate attorno al cancelletto del suo giardino, riportandola a quei giorni d'infanzia che non smetteva di rimpiangere.

Una risata cristallina ruppe il silenzio convincendo Eclissi, a deviare il suo percorso verso la cucina e ad affacciarsi alla piccola finestrella che dava sul retro.

Il giardino era un quadrato di verde, un fazzoletto di terra al centro del quale, in cima ad una piccola fontanella, un putto alato fingeva di fare pipì, sorridendo.

Sui bordi della piccola vasca, scolpiti in bassorilievo, una fila di giovani ninfe danzavano in cerchio, tenendosi la mano in un girotondo infinito.

Da che abitava in quella casa aveva imparato ad osservare quella fontanella desolata domandandosi, ogni sera, per quale motivo i suoi genitori si rifiutassero di accenderla.

Quella sera, però, l'acqua aveva preso misteriosamente a sgorgare mentre, tra i battiti di ali delle falene ed i riflessi colorati delle libellule, una processione di Ninfe e Naiadi danzavano al suono del flauto di un piccolo satiro ed alcuni Kappa, emergendo dall'acqua, le guardavano estasiati.

Il Satiro sedeva su una pietra proprio accanto all'arco d'ingresso del giardino, quello sul quale crescevano delle rose rosse e profumate. Soffiava una melodia dolce e gentile che invitava Eclissi ad unirsi a quella curiosa festicciola. Un gruppo di lucciole danzava sulla superficie delle acque, tra le teste dei kappa e le code delle carpe, illuminando a festa la superficie brillante ed argentata della fontanella. Persino il Putto sembrava sorridere, sbattendo le ali al ritmo di quella musica.

Eclissi rimase imbambolata ad osservare quel festino in silenzio, le piccole labbra dischiuse per la sorpresa e gli occhi pieni della luce delle lucciole che, come stelle, creavano un firmamento mobile e allegro. Afferrando saldamente il davanzale fece per sporgersi verso di loro, nel tentativo di osservarli meglio e, in quel momento, notò che proprio sotto la finestra sedevano decine di piccole fate dagli abiti succinti e colorati. Queste, allarmate dalla sua presenza, emisero un gridolino acuto per poi scomparire tra il fitto delle foglie. A quel punto anche gli altri partecipanti alla piccola festa la notarono, volgendosi verso di lei con gli occhi sbarrati per la sorpresa.

Dapprima fu il Satiro che, gettato il flauto nella sua sacca si lanciava tra gli alberi attorno al giardino, scomparendo, poi furono le Ninfe e le Naiadi. Le prime tornarono tra la corteccia dei loro alberi mentre le seconde si lanciarono nell'acqua della fontana che scompariva in un gorgo circolare, inghiottendo carpe e Kappa verso le tubature. Il Putto tornava al suo silenzio di pietra e il suo sorriso diventava nuovamente statico e freddo.

In un istante il silenzio si era riappropriato della notte, lasciando Eclissi nuovamente sola. Solo le lucciole era rimaste, vorticando impassibili tra i raggi di luna e le corolle dei fiori.

Eclissi aveva abbassato lo sguardo, tornando al silenzio della casa, dimentica, quasi, dell'arsura che le impediva di dormire.

Seduta sul letto si osservava i piedi, come sfinita da quel sogno lasciato a metà. Era cresciuta troppo per sogni di quel genere, per quello aveva spaventato le fate costringendo tutti a nascondersi. O forse no, semplicemente stava perdendo anche la forza di sognare, abbandonando la calma culla di un'infanzia che, per quanto difficile, amava oltremodo.

Trasse un lungo sospiro, pronta ad infilarsi nuovamente sotto le coperte, quando, volgendo lo sguardo verso il comodino, vide che il bicchiere era pieno.  

 

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 Sono onesta se ti dico che non trovo originale la tua storia. Fa un po’ Peter Pan e favola irlandese insieme. In ogni caso è la proiezione della sua infanzia, quindi può essere coerente.

Ma non è tanto il messaggio della storia, quanto come la mostri che mi induce a riflettere qui.

Ovvero: non ho davvero visto il personaggio di questa storia. Non ho avvertito nulla di lei, se non la sua sete. Forse è il dramma del racconto breve, ma le sue emozioni sono pallide. Eclissi è degna del suo nome, forse. Si nasconde dietro ai Satiri e alle Ninfe.

Collabora probabilmente a questa impressione il tuo modo di scrivere.

Per come la vedo io ci sono troppi aggettivi: buona dormigliona, ottima sognatrice, lenzuola fresche, gambe lunghe e via dicendo fino alla fine. Non lasci una parola (o quasi) nuda. Per esempio questa frase: “vecchie molle stanche, e poggiò i piedi nudi sul tappeto invaso dai peli che il suo vecchio gatto” . Forse la narrazione risulterebbe diversa eliminando qualcosa. Ciò che non è indispensabile ai fini della narrazione stessa e che non modifica il risultato con la sua eliminazione, secondo me va eliminato. Specie in un breve come questo. Con tutti questi aggettivi mi ricorda un albero di Natale troppo pieno. Così che non si distinguono più le palline, ma si è storditi dal luccichio generale.

 

 Ho notato anche qualche ripetizione, qui e là:

 

"Non che le mancasse il sonno, era sempre stata una buona dormigliona ed un'ottima sognatrice, questo potevano confermalo tutti. Semplicemente non riusciva a chiudere gli occhi e trovare il riposo. Rimaneva lì, con la sua maglietta stinta addosso e le poche lenzuola fresche che le coprivano le gambe lunghe, a fissare il soffitto senza riuscire a chiudere gli occhi"

 

"Soffiava una melodia dolce e gentile che invitava Eclissi ad unirsi a quella curiosa festicciola. Un gruppo di lucciole danzava sulla superficie delle acque, tra le teste dei kappa e le code delle carpe, illuminando a festa la superficie brillante ed argentata della fontanella. Persino il Putto sembrava sorridere, sbattendo le ali al ritmo di quella musica.

Eclissi rimase imbambolata ad osservare quel festino in silenzio"

 

 

“convincendo Eclissi, a deviare il”  questa virgola non ci sta.

 

“kappa” minuscolo da qualche parte.  Lo stesso vale per il “satiro”.

Infine mi hanno consigliato da tempo di eliminare le D eufoniche e io questo consiglio lo giro a te.

 

In generale il messaggio è gradevole, anche se un po' troppo usato.

Se posso permettermi: che strano modo di riempirsi un bicchiere di acqua!

 

 

 

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Grazie Sum.

Si, come racconto non è granché e effettivamente non ha mai convinto neppure me. Probabilmente soffre l'età (Mia), in cui l'ho scritto.

Grazie mille per il commento. 

_Enjoy
_Emme

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Grazie Sum.

Si, come racconto non è granché e effettivamente non ha mai convinto neppure me. Probabilmente soffre l'età (Mia), in cui l'ho scritto.

Grazie mille per il commento. 

_Enjoy

_Emme

 

Beh...io non direi così... nel senso che il tuo racconto ha solo bisogno di essere un po' coccolato, a opinione mia. Una tagliatina ai capelli, un massaggio...cose così. La strada della riscrittura la proverei prima di relegarlo nel cassetto dei "dimentichiamoceli".  Se è un racconto un po' viejo meglio! Lo puoi squartare e riassemblare no? 

Inoltre mi sono accorta di essere forse stata imprecisa dicendoti che non è originale. In realtà tutto è già stato scritto, non è certo la trama a non essere originale ( se ricordi Fitzgerald che scriveva, ironicamente, che tutte le trame si possono ridurre a Pollicino e Cenerentola, mi pare...)

La differenza la fa il modo in cui è scritto e lì si concentra il lavoro difficile. Certo, sempre sottintendo "secondo me" scrivendo questo. Ma provare è un buon esercizio. O no?

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@Sum

Il problema è che non lo sento più "mio". Non so spiegare, forse l'ho scritto con un'altra testa, altri sentimenti o un'altro principio. 
Se guardo questo pezzo mi rendo conto come ero semplice e immaturo ma non trovo nessun appiglio che mi convinca a rielaborarlo meglio. Magari un giorno lo farò, per ora preferisco tenerlo alla sua natura di "vecchio esercizio". 

Grazie comunque per l'interessamento :)

_Enjoy
_Emme

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Non è brutto intendiamoci. Ma come hai scritto anche te sopra si sente che viene dal passato, da lontano. E' "troppo carico"  non so se mi spiego. Sicuramente risente gli anni che porta e non regge bene la sfida del tempo. Sei un altro scrittore adesso, molto più diretto, scarno se vuoi, ma nel modo giusto. Che si è scrollato di dosso buona parte delle cose inutili, che non fanno che ingrassare le storie ma che non servono ai fini delle stesse.

Ciao Emme.

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Il racconto non mi è dispiaciuto per niente.

Non c’è storia, è vero, solo una specie di addio all’infanzia, ai sogni, ma mi hai lasciato un angolo in cui accomodarmi e godere dello spettacolo di ninfe, satiri e compagnia, perciò l’ho apprezzato per quello che è.

Non originalissimo, ma godibile:  le descrizioni sono accurate e vivide e l’atmosfera sognante come penso fosse tua intenzione.

La forma in generale può essere migliorata, a mio parere.

 

Quella notte Eclissi non riusciva proprio  via proprio che non serve a dormire.

Non che le mancasse il sonno, era sempre stata una buona via buona dormigliona ed un'ottima  anche ottima ma anche no sognatrice, questo potevano confermalo tutti ininfluente che tutti lo confermino, secondo me. Semplicemente non riusciva a chiudere gli occhi  toglierei gli occhi perché lo dici dopo e trovare il riposo.

...

Un singolare ronzio le aveva invaso il capo,metterei un punto o un punto e virgola all'inizio era un sibilo dolce e distante, tanto tenue da essere quasi impercettibile, poi era cresciuto, a poco a poco, penetrandole tra le pieghe dei capelli scuri sino ad invaderle brutalmente il sonno se è sveglia non invade il sonno e comunque quel brutalmente in sonno non mi piace. ...

Si mise a sedere sulla sponda del letto, facendo ben attenzione a non far scricchiolare le vecchie molle stanche stanche lo toglierei, e poggiò i piedi nudi sul tappeto invaso dai peli che il suo vecchio gatto e mi fermerei qui perché che il gatto sia scomparso non mi pare abbia un ruolo nel racconto le aveva lasciato in eredità prima di scomparire. Sul comodino, accanto alla finestra, giaceva un bicchiere vuoto, polveroso perché polveroso? Cosa volevi dire?. Non ho capito. Eclissi lo osservò a lungo, come sperando che, magicamente, questo via questo si riempisse da solo per appagare quella sete che le scavava dentro.

...

Sui bordi della piccola vasca, scolpiti in bassorilievo, una fila di giovani ninfe danzavano in cerchio, tenendosi la mano in un girotondo infinito.

Da che abitava in quella casa aveva imparato ad d eufoniche. Da quanto so la moda attuale è la seguente: sì alla d eufonica se si tratta della stessa vocale es. ad amare, no se sono vocali diverse come in questo caso. osservare quella fontanella desolata domandandosi, ogni sera, per quale motivo i suoi genitori si rifiutassero di accenderla. Ma si accende una fontana? È una domanda, perché mi ha fatto uno strano effetto leggerlo: ho pensato a un tipo di illuminazione, ma non so se c’è un termine specifico.

...
Soffiava perché non suonava?  una melodia dolce e gentile che invitava Eclissi ad unirsi a quella curiosa festicciola. Un gruppo di lucciole danzava se per la processione usi “danzavano” usalo anche per il gruppo o viceversa sulla superficie delle acque, tra le teste dei kappa e le code delle carpe, illuminando a festa la superficie brillante ed argentata della fontanella.
Queste, allarmate dalla sua presenza, emisero un gridolino acuto per poi scomparire tra il fitto delle foglie solo una pignoleria: mi sono chiesta dove fossero le foglie.

Dapprima fu il Satiro che, gettato il flauto nella sua sacca si lanciava meglio lanciò, per me tra gli alberi attorno al giardino, scomparendo, poi furono le Ninfe e le Naiadi. Le prime tornarono tra la corteccia dei loro alberi mentre le seconde si lanciarono si è lanciato già il satiro, proverei a trovare un sinonimo nell'acqua della fontana che scompariva in un gorgo circolare, inghiottendo carpe e Kappa verso le tubature. Il Putto tornava torno?al suo silenzio di pietra e il suo sorriso diventava diventò?  nuovamente statico e freddo.

In un istante il silenzio si era riappropriato della notte, lasciando Eclissi nuovamente sola. Solo sola/sola le lucciole era refuso rimaste se erano rimaste le lucciole non è sola, proverei a formulare la frase in modo diverso, vorticando impassibili tra i raggi di luna e le corolle dei fiori.

O forse no, semplicemente stava perdendo anche la forza di sognare, abbandonando la calma culla di un'infanzia che, per quanto difficile, amava oltremodo la calma culla dell’infanzia (difficile dici e non spieghi perché e io sto a chiedermi cosa mi sono persa e mi si inceppa la lettura) e amava oltremodo: non mi piace tantissimo. Sei arrivato al tuo “quello che volevi dire” e il periodo, per me, merita di essere scritto meglio.

Trasse un lungo sospiro, pronta ad infilarsi nuovamente sotto le coperte, quando, volgendo lo sguardo verso il comodino, vide che il bicchiere era pieno. A me questo bicchiere pieno piace da matti. Sì, sì, proprio bello e aperto a più interpretazioni.

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