Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ginevra

(MI 41) Carlo

Post raccomandati

http://www.writersdream.org/forum/topic/20653-a-nek%C3%B2/

 

Carlo

 

Ricordo quel pomeriggio come fosse ieri.

Lui alto, biondo, dolcevita azzurro, era il fratello grande di Agnese, la mia compagna di banco in quinta liceo; se ne stava in disparte, appoggiato allo stipite di un finestrone spalancato su un pomeriggio pieno di sole mentre nella sala ferveva la festa per i diciotto anni della sorella.

Aveva l’aria annoiata e snob di chi fa presenza solo per compiacere qualcuno.

Agnese frullava da un gruppo all’altro, c’era tutta la Quinta H del “Parini” e lei rideva, ringraziava per la collana che le avevamo regalato e che indossava per gentilezza, anche se non era adatta all’abito.

Poi qualcuno alzò il volume dello stereo, vennero spostati i tavoli.

 

Ero seduta vicino alla Carotti: aveva qualche linea di febbre e un’influenza che mi avrebbe potuta salvare dal compito di greco del giorno dopo. Parlavamo del nulla.

-Sei la Fabbri?

Alzai gli occhi.

-Sono Carlo, il fratello di Agnese. Balli?

-No grazie. Non so fare.

Rimase un attimo in silenzio. Non era abituato ai no.

-Non sai fare? Ma questo è un lento, un passo in andata e uno in ritorno. Vieni, prova.

-No, grazie.

La testardaggine è sempre stato un mio tratto distintivo e forse anche il suo, dato che invece di andarsene si sedette.

-Mia sorella dice che sei una bomba in matematica.

-…e una frana in greco; se non fossi venuta al suo compleanno domani non mi avrebbe passato la brutta del compito in classe.

-Agnese ti ricatta?

-Si, hai una sorella stronza. Oooooh scusa.

Lui rise a bocca aperta, le labbra carnose a incorniciare i bei denti curati.

 

La nostra amicizia cominciò così. Scoprimmo di avere un sacco di interessi in comune, odiavamo le stesse cose. Il pomeriggio volò in un amen.

Mi riaccompagnò a casa e per tutto il tragitto continuammo a ridere e a parlare.

Non so cosa ci trovasse in me, lui al terzo anno di medicina a Bologna, bello e ricchissimo; io figlia di un modesto orologiaio, con il vestito buono di mia sorella addosso e diciotto anni ingenui.

 

Ci rivedemmo ogni pomeriggio dei quattro giorni che rimase dai suoi.

Mi portava in cinema con sale piccolissime e pellicole straniere, rovinate e con i sottotitoli;

scoprivo la storia di stradine e palazzi che avevo creduto essere anonimi; mi raccontava intrecci incredibili di eroi e masnadieri che avevano calcato quello stesso selciato, sfiorato la stessa spalletta del ponte su cui eravamo seduti. Era un affabulatore nato. Lui parlava, io assorbivo.

Furono giorni bellissimi e strani.

 

Poi per Carlo arrivò il momento di tornare a Bologna, ai suoi studi.

Ci salutammo da bravi camerati, con le raccomandazioni che si fanno a un amico in partenza.

 

Dopo due giorni ricevetti la prima telefonata.

Simpatica, punteggiata di risate e di qualcuno che gli faceva gli scherzi dietro le spalle.

Quasi ogni sera parlavamo e ci raccontavamo la giornata, le battaglie vinte, quelle perse.

Io parlavo a un fratellone che ascoltava anche le mie cazzate, lui no, lui non parlava a una sorella.

 

Me lo rivelò papale papale Agnese quando conquistai un otto nell’interrogazione di greco.

-Ebbrava la mia cognatina.

-Scema.

E le arrivò un pugno nel braccio

-Maddai, lo so che siete cotti, Carlo mi ha confidato che non saprebbe più vivere senza te.

-Senti brutta scema: intanto non sono cazzi tuoi, poi per me tuo fratello è un amico, anzi no, un superamico, anzi no, un fratello amatissimo. Un fratello, chiaro? Non ci siamo mai detti niente che non avresti potuto ascoltare anche te,  non ci siamo mai cheddico baciati, ma nemmeno carezzati, ma nemmeno abbracciati se non quando è partito. Siamo stati insieme quat-tro dicasi quattro giorni! Eccheccacchio! Chi si innamora in quattro giorni?

-Carlo.

La schiacciai contro il muro.

-Adesso dimmi tutto bene bene, comincia dal principio.

-La scorsa settimana, quando sono mancata due giorni, siamo andati tutti a Bologna. I miei avevano degli affari lì, io ho girato per negozi e la sera stavo da Carlo. Ha un compagno di stanza da paura.

-Senti scema…

-Si, scusa. Ha cominciato a parlarmi di te da subito, mi raccontava i vostri discorsi, rideva, gli brillavano gli occhi. Gli ho sparato: “Sei cotto” “No, sono innamorato per la prima volta nella mia vita. Non saprei più vivere senza di lei”. Ecco qua. Pensavo che per te fosse la stessa cosa, che era reciproco…

-Anche io gli voglio un bene dell’anima, ma non ne sono innamorata, sai quella cosa che ti fa friggere il cervello… mbè no, io no.

-E adesso? Adesso come si fa a dirglielo?

-Semplice, non glielo diciamo. Tu non mi hai detto niente, lui nemmeno e io intanto ci penso.

Non ho nessunissima intenzione di ferirlo. Un modo lo troverò.

 

Invece non lo trovai.

Carlo e io continuammo a sentirci come sempre, a raccontarci le nostre vicissitudini, ma la mia esuberanza era tenuta a freno, le risate calibrate. Forse intuì qualcosa, ma non me lo disse.

Tornò per alcuni giorni, ma io “purtroppo” ero a Ferrara da mia sorella vittima di una brutta caduta.

Mi allontanai da lui a piccoli passi. In estate le nostre famiglie avevano mete diversissime: io in campagna nella casa di famiglia, lui nelle loro case in montagna e al mare.

Agnese mi raccontava che aveva sempre un sacco di ragazze. Ero sinceramente felice per lui.

 

In ottobre mi iscrissi a Ingegneria in Ancona.

Rividi Carlo per caso, in una tabaccheria sul corso. Gli arrivai alle spalle, non l’avevo riconosciuto.

-Ginevra.

Il mio cuore perse un battito.  Era cambiato, era un uomo, un uomo sicuro di sé e bellissimo.

-Eilà doc. Come butta?

Mi guardava dentro, con quegli occhi immensi che credevo di non ricordare. Poi lesse l’imbarazzo. Si riprese. Mettemmo insieme qualche frase di circostanza mentre pensavamo ad altro.

-Sei sola?

Capii al volo.

-No.

Forse trasalì.

-Agnese? Tutto bene?

-Si, certo, chi l’ammazza? Fa il Dams, pensa te.

Altre due battute, i clienti chiedevano spazio; se ne andò ed evitammo di darci la mano.

Meglio non sapere come avrebbe reagito la nostra pelle

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Avevo modificato questa frase:

Rividi Carlo per caso *due anni dopo* in una tabaccheria sul corso

La mia modifica è stata cancellata. Credo ci siano stati problemi, almeno da quello che ho letto anche da Crazy.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Si sono scomparsi un sacco di messaggi e anche parecchi racconti, il mio, quello di Marcello e quello di Scrittore Incolore... E anche i commenti tra i quali c'era anche il mio che avevo fatto al tuo racconto...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Telegraficamente, poi domani magari amplio... Non è che fosse granché approfondito il mio commento, mancavano venti minuti a mezzanotte e ancora dovevo rileggere il racconto da postare :)

Ti scrivevo che avevo apprezzato soprattutto i dialoghi, che mi sembravano realistici e davano spessore ai personaggi. Ti dicevo anche che ci si aspetterebbe un colpo di scena, ma il fatto che non arrivi o che non sia un vero colpo di scena non toglie mordente al racconto, né spessore ai personaggi... Anzi, in qualche modo, li rende più umani, più vicini a noi.L'atmosfera sospesa e una sottile malinconia rendono il racconto interessante; inoltre lo stile è scorrevole e piacevole. Lo considero un racconto riuscito.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi piace, è una storia in negativo, qualcosa che avrebbe potuto succedere ma non è mai successo. Possiamo immaginarla piena di dettagli quanto vogliamo, anche se non ce la racconti. Non ci sono rimpianti, solo, alla fine, un velo d’imbarazzo. Si direbbe l’effetto di due universi paralleli che si sfiorano. Porte girevoli che non hanno girato. Complessivamente molto ben scritto, si arriva in un attimo alla fine. Ottimi i dialoghi, ma questo lo si poteva dare per scontato.

Qualche piccolissimo appunto:

 

 

lui al terzo anno di medicina a Bologna, bello e ricchissimo

Secondo me "ricchissimo" è eccessivo, rischi che sembri cenerentola alle prese col principe. Meglio "molto agiato" o qualche altra espressione meno forte.

 

 

Mi portava in cinema con sale piccolissime e pellicole straniere, rovinate e con i sottotitoli;

scoprivo la storia di stradine e palazzi

Refuso. L’a capo non ci vuole.

 

 

-Semplice, non glielo diciamo. Tu non mi hai detto niente, lui nemmeno e io intanto ci penso.

Non ho nessunissima intenzione di ferirlo. Un modo lo troverò.

Anche qui, ma qui è più importante, perché l’a capo segnala la fine del discorso diretto. Che invece finisce al rigo successivo. Modificato da Nanni

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Awa,
ho letto con piacere il tuo racconto che è scritto bene e in modo scorrevole. La trama è semplice e realistica. In alcuni punti non mi ha convinta del tutto.

un finestrone spalancato su un pomeriggio pieno di sole mentre nella sala ferveva la festa per i diciotto anni della sorella.

Di solito le feste dei diciotto anni non si fanno la sera? Visto che poi mettono la musica per ballare anche lenti, mi sembra stano ballare un lento al pomeriggio.

E le arrivò un pugno nel braccio

La schiacciai contro il muro.

Un po' nervosetta la protagonista. Questa reazione mi è sembrata un tantino esagerata.

Per il resto, magari avrei approfondito i motivi per cui lei non ricambia. Certo, capita di non ricambiare una persona che sembra perfetta, perché non ci si innamora a comando. Semplicemente mi sembra strano che lei non faccia un tentativo, che non le venga nessun dubbio e che decida di sbarazzarsi di lui senza neanche pensarci due volte.

 

Comunque, ho apprezzato la lettura e ti faccio i miei complimenti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sorellinah :flower: . Tutte le volte che ti leggo è una sorpresa. vado pazza per quelle tue chicche messe qua e là nel racconto per "sconcentrare" un attimino da ciò che sta appassionando troppo, per alleggerire orendere più vicino al lettore. in poche parole dove le metti metti ci stanno sempre a pennello. Il racconto è piacevole, tenero. Mi hai fatto tornare ai tempi di scuola... io ero succube di un genio in matematica a cui piaceva strizzarmi le guance :omicida: . Quando ho letto il nome della protagonista ho avuto un sussulto. Mi è piaciuto molto, davvero brava :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Sabry: Averti per amica è un privilegio, averti come lettrice é un piacere grande. Strizza un pò le guance anche a me, non essere cosí gentile!

@Quer: grazie per il passaggio e per i consigli.

A me è capitato più volte di avere corteggiatori perfetti, ma non nelle mie corde e mezzi matti che mi attizzavano parecchio, ma nemmeno mi vedevano...

@Sh@d: grazie, il tuo commento a mio avviso è chiarissimo ed esaustivo. Sono contenta che hai potuto postare di nuovo.

@Nanni, grazie. Sono molto contenta che tu abbia apprezzato il mio pezzo. Terrò conto dei tuoi consigli quando deciderò di rivederlo. Buona serata.

(Un bacio per quel "lo si poteva dare per scontato").

Modificato da Awa

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Quer: grazie per il passaggio e per i consigli.

A me è capitato più volte di avere corteggiatori perfetti, ma non nelle mie corde e mezzi matti che mi attizzavano parecchio, ma nemmeno mi vedevano...

E' successo anche a me. Solo che di solito, convinta dalle amiche, concedevo un appuntamento o una chance al "corteggiatore perfetto". E alla fine scoprivo che il tizio sotto la sua apparente perfezione nascondeva seri squilibri psicologici. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Awa, inizio subito.

 

 

 

Lui alto, biondo, dolcevita azzurro, era il fratello grande di Agnese, la mia compagna di banco in quinta liceo; se ne stava in disparte, appoggiato allo stipite di un finestrone spalancato su un pomeriggio pieno di sole mentre nella sala ferveva la festa per i diciotto anni della sorella.

 

 

 

Ero seduta vicino alla Carotti: aveva qualche linea di febbre e un’influenza che mi avrebbe potuta salvare dal compito di greco del giorno dopo. Parlavamo del nulla.

 

Te lo hanno già fatto notare ma mi sento in dovere di aggiungere un dettaglio. Una festa di compleanno al pomeriggio e per di più in un giorno infrasettimanale è più una cosa da prima media che da diciotto anni. Io sono un disgraziato particolarmente disgraziato e di feste dei diciotto anni ne ho fatte cinque o sei (Intendo i miei diciotto anni), e difficilmente conservo un ricordo lucido che superi le undici di sera. Per farla breve anche se parliamo di ragazze di buona famiglia o comunque arrivate a diciotto anni con un grado tollerabile di decenza, sceglierebbero un orario e un giorno meno infantile per una festa di diciotto anni.

 

 

Ero seduta vicino alla Carotti: aveva qualche linea di febbre e un’influenza che mi avrebbe potuta salvare dal compito di greco del giorno dopo. Parlavamo del nulla.

-Sei la Fabbri?

Alzai gli occhi.

-Sono Carlo, il fratello di Agnese. Balli?

-No grazie. Non so fare.

Anche questo tipo di approccio, che poi diventa insistente, secondo me non rende molto. Carlo è un ragazzo sicuramente carino e affascinante, dici più volte che è molto popolare tra le ragazze, quindi non penso che sia il tipo da iniziare un approccio con un invito al ballo (Cosa perfetta per una festa del liceo da film americano degli anni 80 ma che non ho mai visto succedere nella realtà). Specialmente in quell'età post adolescenziale è ancora difficile avere abbastanza sicurezza da tentare un approccio così diretto, solitamente c'è una ritualità, si cerca una sorta di intermediazione, anche se il personaggio fosse particolarmente sfacciato non penso che oserebbe un approccio così diretto, cercherebbe di coinvolgere la ragazza che gli interessa con una mossa indiretta, magari invitandola in un ballo di gruppo per poi ricavare da lì la possibilità di approcciarsi. 
Con questo non voglio dire che questo passaggio non vada bene ma toglie un po' della profondità della storia.

Per quanto riguarda il racconto in se è scritto benissimo, mi sono piaciuti molto i dialoghi e le situazioni, molto toccanti e realistiche. Ho trovato una forte tristezza in entrambi i personaggi, in lui, pateticamente innamorato di una ragazza che lo avrebbe sempre tenuto a distanza, e di lei, quasi spaventata dal prendere in considerazione un uomo idealmente perfetto con cui ha costruito un ottimo rapporto. Questo tipo di racconti mi innesca sempre una sorta di tristezza profonda per l'animo umano e per il carosello infinito dei suoi sentimenti.

 

Detto questo, la trama è molto lineare ma soffre di ovvi limiti di spazio. La storia è sicuramente toccante, complessa e affascinante, piena di punti di riflessione e capace di toccare veramente molte corde emozionali, purtroppo il limite di spazio la ha danneggiata non poco. Personaggi, situazioni e passaggi di questo racconto avrebbero meritato sicuramente più spazio entrando nel dettaglio delle differenze sentimentali tra i due protagonisti, così la differenza si legge ma non si percepisce. Da lettore ho sentito il bisogno dell'ancora di qualche avvenimento particolare, di battute, momenti, discorsi o speranze che hanno reso quest'amicizia particolare per entrambi.

Anche il titolo mi ha lasciato forti dubbi, Carlo è un nome molto comune e eccessivamente diffuso per utilizzarlo come titolo, non è propriamente uno dei punti che invoglia la lettura.

In conclusione è un ottimo racconto, anche se ti sconsiglio di inserirti direttamente nei tuoi racconti (Ancora di più se stai parlando di esperienze vere), usa sempre pseudomini o ambientazioni diverse da quelle reali, la vicenda è realistica, sicuramente trasportante, scritta bene e con una buona anima di fondo. I personaggi sono verosimili e, tranne alcune pecche, vivono in un buon contesto, la scrittura è fluida, la trama scorre bene e con un ottimo appeal.

Grazie e a presto.

_Enjoy
_Emme

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@ Qwerty

 

 

Awa, on 10 Mar 2014 - 17:03, said:

snapback.png

@Quer: grazie per il passaggio e per i consigli.
A me è capitato più volte di avere corteggiatori perfetti, ma non nelle mie corde e mezzi matti che mi attizzavano parecchio, ma nemmeno mi vedevano...

E' successo anche a me. Solo che di solito, convinta dalle amiche, concedevo un appuntamento o una chance al "corteggiatore perfetto". E alla fine scoprivo che il tizio sotto la sua apparente perfezione nascondeva seri squilibri psicologici. 

 

Tutti li nascondiamo, solo che c'è qualcuno più bravo di altri nel controllarli. XD

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Ginevra!

Il tuo racconto mi è piaciuto molto, ma sono d'accordo con gli altri. Credimi, solo quest'anno avrò festeggiato una ventina di diciotto anni e nessuno era di  pomeriggio :asd:

Per il resto mi ha preso. Semplice, lineare, una storia mai sbocciata classica per un adolescente.

Ci sono rimasta male per il finale  :buhu:

A rileggerti :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Racconto carino e scritto bene. :)

 

Potrei stare a trovare questo o quello che non mi convince, in realtà semplicemente non mi sono sentita coinvolta nella tua storia, per gusto personale, e non sono in grado di esprimere un parere obiettivo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Graziosa sequenza, magari un po' ripetitiva, di un corteggiamento giovanile. L'ambientazione è ben resa quanto ad amicizie e modalità dei rapporti. Manca però un minimo di spiegazione sulle cause dello “sgradimento” di Carlo e, soprattutto, la storia decade nel tempo, mentre si richiedeva che il corteggiatore venisse scaricato con qualche espediente, eventualmente spiritoso.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Emme: ciao, scusa il ritardo con il quale rispondo. Via mp mi hai detto che non ti convince un titolo così semplice: in effetti avrebbe dovuto incuriosire proprio per la semplicità. Non mi piacciono i titoli strani, in lingue straniere o con parolacce acchiappamosche.

Hai obiettato per lo svolgimento della festa nel pomeriggio. Giusto, ma io non ho detto in nessun momento che fosse una festa contemporanea. Ai tempi di mia sorella, ad esempio, le feste in casa si svolgevano solo di pomeriggio. Hai obiettato che Carlo non l'avrebbe mai invitata, ma avrebbe aspettato di coinvolgerla in altro modo. Mia sorella veniva invitata direttamente e non solo: doveva accettare il ballo o rimanere seduta per quel turno. Io avevo due anni, ma me l'ha rinfacciato per tutta la vita (nel senso che io potevo fare e dire cose che a lei erano assolutamente precluse)

Hai obiettato infine che la storia soffre della pochezza dei caratteri:avrei dovuto parlare anche di cosa facevano, di cosa dicevano ecc... E che avevo voluto comprendere tanto tempo in così pochi caratteri: tutta la storia si svolge in pochi mesi (rileggi per credere). Soltanto l'incontro in tabaccheria avviene dopo due anni, ma è la conclusione della storia e occupa poche righe.

Mi dispiace di averti rubato tanto tempo, mi sarebbe bastato l'mp.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Emme, dimenticavo: mi consigli di non lasciarmi coinvolgere in prima persona mentre la protagonista si chiama Ginevra ed é ingegnere come me. Sappi, amico mio, che in studio c'é una signora di 43 anni , si chiama Ginevra e svolge egregiamente il mio stesso lavoro...le chiamano omonimie e/o casualità. Ciao amico mio e grazie per il passaggio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Crazy: grazie per i complimenti. Come ho detto a Emme, nessuno ha mai detto che la storia sia contemporanea e niente eventualmente avrebbe potuto impedire di andare in gruppo a fare serata in discoteca...Ciao.

Modificato da Awa

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Wy: grazie per il passaggio.

@Sefora: nel brano si dice che semplicemente lui non le accendeva il cuore, era solo un amico. La strategia é l'allontanamento. Ma va bene così, al Mi veramente l'importante non é vincere, ma partecipare.

Buona serata a tutti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@ Awa

Ciao Ginevra, 

vero che non avevi scritto da nessuna parte che non era una festa moderna ma molti, soprattutto i più giovani, abituati a adolescenze ben più disastrate (Come me XD), non intuiranno mai una cosa del genere. Un piccolo riferimento, magari alle musiche dell'epoca o simili, avrebbe potuto aiutare (Onestamente non credevo che ci fosse una differenza così radicale tra le generazioni). 

 

 

 

@Emme, dimenticavo: mi consigli di non lasciarmi coinvolgere in prima persona mentre la protagonista si chiama Ginevra ed é ingegnere come me. Sappi, amico mio, che in studio c'é una signora di 43 anni , si chiama Ginevra e svolge egregiamente il mio stesso lavoro...le chiamano omonimie e/o casualità. Ciao amico mio e grazie per il passaggio. 

Il consiglio è sempre e ancora valido, il fatto che tu abbia chiamato la protagonista come te ha sollevato il dubbio.

 

Per il resto si tratta solo di consigli, qui penso che nessuno abbia la pretesa di essere il messia della letteratura, io poi sono quello che dovrebbe sproloquiare meno di tutti sull'argomento, ma purtroppo mi viene richiesto di commentare (XD Guarda il regolamento se non ci credi), e quindi siete costretti a sopportarmi.

Scherzi a parte. Grazie e alla prossima.

_Enjoy
_Emme

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho cercato un riferimento temporale nel testo, ma non ce ne sono. 

Tutto però mi parla di un tempo che fu: la festa di pomeriggio, i cinemini, il vestito della sorella adattato.  Non credo di essere lontano dal vero nel pensare che tu ne abbia concepito l'ambientazione negli anni settanta; tutto nel racconto mi porta ai miei anni di post adolescente. 

Ma a retrodatare il racconto più di ogni altra cosa è la psicologia dei personaggi, in particolare quella di lui.  Quattro giorni di passeggiate mano nella mano e nemmeno un timido bacetto.  Ciò nonostante lui è innamorato perso: già ai "miei tempi" lo si sarebbe definito un imbranato. Al giorno d'oggi non sarebbe forse nemmeno concepibile un personaggio del genere... 

Con tutto ciò un minimo di perplessità mi rimane: possibile che abbia accettato di essere tenuto a distanza senza nemmeno fare un piccolo tentativo? Non dico la grande dichiarazione d'amore, ma una parola un po' più esplicita delle altre... Anche perché il tipo non sembra poi essere così timido, dal momento che raccoglie parecchi consensi fra il pubblico femminile.  Ecco forse questa è l'unica piccola stonatura che trovo nel brano.

Il pezzo scorre via veloce, i dialoghi sono molto efficaci e vivacizzano il narrato, che in qualche punto rimane forse un po' piatto.

Una buona prova, brava.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Marcello : Grazie per aver letto (con la tua consueta attenzione) il brano. La storia, come gran parte delle mie, é una di quelle che entrano a far parte del lessico familiare. Non sono gli anni settanta, ma (ho dovuto fare una botta di conti) il famigerato millenovecentosessantotto e "Carlo" corteggiò la mia bellissima mamma. Molto ho aggiunto, molto ho tolto per aderire al prompt (anche se Sefora ha detto che avrebbe dovuto essere una storia buffa, il corteggiatore una specie di macchietta e i due non avrebbero dovuto avere avuto una storia pregressa), il risultato é sotto gli occhi di tutti, ma a me, sinceramente, é piaciuto.

@Emme: scusa, hai percepito il mio livore, ma non era assolutamente rivolto a te: sei stato un gran signore, hai risposto in modo esauriente ed esaustivo a chi ti aveva tirato per la giacchetta. A chi era rivolto? Naturalmente all' MI e ai suoi commenti, ma il tutto fa parte della sua essenza e va bene così.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 

Lui rise a bocca aperta, le labbra carnose a incorniciare i bei denti curati.

 

 

Io non ne posso più di capelli che incorniciano visi, labbra che incorniciano denti... :asd:

 

 

Il pomeriggio volò in un amen

 

Giuro che questa espressione non l'avevo mai sentita prima. Mi piace.

 

 

con il vestito buono di mia sorella addosso e diciotto anni ingenui.

 

Qui avrei preferito "con il vestito buono di mia sorella e addosso diciotto anni ingenui"

 

 

 Wow, una Ginevra in salsa agrodolce! Sono abituato a ben altri toni nei tuoi racconti, questo invece lascia in bocca un buon sapore di qualcosa d'inespresso, di castrato alla nascita. Anche se devo dire che non ho ben capito la recalcitranza della protagonista a cedere alle lusinghe del bellone. Insomma è bello, ricco, intelligente. Forse non vuole confondere l'amore con l'amicizia? Non scatta proprio nulla? Comunque... la storia è scritta davvero bene per essere stata scritta in una giornata appena. I dialoghi soprattutto sono spontanei e hanno una loro voce ben chiara, adatta all'età dei protagonisti.

Insomma, a me è piaciuto, ma con me lo sai che se scrivi queste storie che finiscono "non bene"  o che "finiscono e basta"  vai sempre sul sicuro :asd:

Ciao!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Enrikus: ...e ti é andata bene! Pensa che io ho trovato perfino una barba che incorniciava i denti hahaha.

Va bene. Grazie per il tuo commento, sei sempre molto attento. Mi hai riconosciuta anche sotto mentite spoglie, apprezzo davvero tanto. A rileggerti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×