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Babelfish

Non essere pubblicati perché si scrive narrativa fantastica

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Del resto l'italiano medio è più facile che si indentifichi nel mediocre protagonista della storia parabiografica di turno che non in un elfo, nel vampiro o comunque in una figura più eroica tipica della letteratura di genere. Gli eroi in Italia poi sono mal visti. Siamo il paese della mediocrazia. E dietro c'è una precisa scelta politico culturale.

 

Verissimo, purtroppo   :-_-:

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Io credo che le colpe siano da attribuire esclusivamente ai grandi editori, che hanno manovrato il mercato fino quasi a un punto di non ritorno. La storia che fantasy e fantastico di radice italiana non tirino è una balla: il problema è che un certo tipo di fantasy e fantastico non tira e questo non dipende dalla derivazione italica né dal periodo storico; questo dipende dalla qualità del prodotto.
Gli italiani come tutti d'altronde si sono fomentati (vedi il discorso che fa Asopo) leggendo il genere fantasy con le palle, quello di autori come Tolkien, che resta all'avanguardia, ed è anche logico che se poi gli propini roba scritta coi piedi con la pretesa di essere fantasy solo perché ha dentro due nani, un elfo e qualche drago, questi storcano il naso e non comprino più certa immondizia. Il punto è che gli editori, quelli grandi, hanno iniziato a lanciare certi autori che non avevano particolari meriti, né inventiva, sperando che il popolo si abituasse regredendo i propri gusti e abituandoli al piattume; in sostanza oggi i libri fantasy italiani vendono poco perché sono sineddoche di mediocrità.
Scrivere fantasy è, al contrario di ciò che si possa pensare, molto difficile, nel caso si voglia assurgere a scrittori di livello, e con questo non voglio certamente dire che si debba scopiazzare ma anzi capire che la forza del genere è nell'inventiva. Per questo l'unico rimedio sarebbe la ristrutturazione delle proprie fila da parte degli editori italiani che contano: dovrebbero iniziare una vera selezione e pubblicare con criterio e magari con la giusta presunzione di poter lanciare un prodotto anche oltreoceano (cosa improbabile se il prodotto è obiettivamente scarso).

 

 

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Ospite Valpur

Mah, non so se dipenda dal "tipo di fantasy" (che poi sono d'accordo, tantissimi fantasy nostrani sono orridi... ma anche tantissimi fantasy stranieri): Martin tira un casino e sulla sua scia sono sorti ottimi autori com Abraham o Abercrombie. Non penso però che un prodotto del genere made in Italy avrebbe la stessa fortuna che ha all'estero; purtroppo la sfiducia verso il genere di cui parlavo prima porta a chiudersi a riccio e a non voler indagare oltre l'etichetta "fantasy".

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Mah, non so se dipenda dal "tipo di fantasy" (che poi sono d'accordo, tantissimi fantasy nostrani sono orridi... ma anche tantissimi fantasy stranieri): Martin tira un casino e sulla sua scia sono sorti ottimi autori com Abraham o Abercrombie. Non penso però che un prodotto del genere made in Italy avrebbe la stessa fortuna che ha all'estero; purtroppo la sfiducia verso il genere di cui parlavo prima porta a chiudersi a riccio e a non voler indagare oltre l'etichetta "fantasy".

 

 

Però continui a citare casi esteri e quando dici che anche tantissimi fantasy stranieri sono orridi ti riferisci sempre a ciò che arriva qui, perché noi italiani siamo selezionati. Quegli orridi fantasy di cui parli, negli states non vengono cagati e anche vendessero un milione di copie rientrerebbero nel giusto rapporto con la nostra nazione di 7/1 o anche più. Credi che una qualsiasi marca d'abbigliamento venda gli stessi identici prodotti in ogni quartiere o regione o nazione ? C'è una selezione anche lì e cambia pure da zona a zona, nella stessa città, a seconda della tipologia di consumatore che la abita.

Io sono dell'idea che esista la meritocrazia ma che essa non appartenga all'Italia, ciò non vuole dire che un italiano non possa fare faville anche all'estero. Manca la qualità e la fiducia.

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Ospite Valpur

No, non mi riferisco a quello che arriva in Italia; io leggo quasi solo in inglese e di schifezze ce ne sono a badilate! Che poi non vengano tradotte è probabile, ma anche tantissime opere valide (e di grande successo all'estero) non vengono prese in considerazione dagli editori nostrani. Sono invece d'accordo sul fatto che un italiano potrebbe potenzialmente avere successo all'estero; il problema è che avrebbe comunque bisogno di un editore e/o di un agente che badino alla traduzione e alla vendita dei diritti, e ricadiamo nei casi precedenti purtroppo.

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2004-2005: penso che la data spieghi relativamente bene il perché dell'ondata. Si tratta degli anni subito dopo i film sul SDA e i primi su HP. E questo spiega anche abbastanza bene perché l'ondata fosse costituita da materiale scadente: non basta guardare un film che ti fa sognare, per scrivere un buon romanzo phantasy, così come non basta aver giocato a D&D o Dragon Age. Occorre sapersi inserire nel mezzo della letteratura e saperlo utilizzare.

Credo che un primo ingresso nel phantasy attraverso il cinema anziché la letteratura abbia un brutto effetto, se vuoi scrivere un libro. Non hai esempi di come si costruiscono le situazioni tipiche del genere se non si ha la possibilità di visualizzarle direttamente su schermo. Inoltre, il film deve semplificare, perché è un prodotto fatto per la massa e per un consumo rapido, ma, al tempo stesso, può suggerire senza parole moltissimo senza mostrarlo (mia mamma aveva capito nel vedere i film che Faramir ed Eowin si sarebbero sposati, ma tutto quello che lo mostrava, per quel che mi ricordo, erano loro due che si guardavano per circa mezzo secondo mentre battevano le mani a qualcun altro). La letteratura, se vuole suggerire qualcosa senza dirlo, deve usare mezzi diversi, che vanno imparati attraverso la lettura.

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Gran parte del mainstream è di tipo biografico. Prendi il caso umano e fagli raccontare la sua storia. Spesso non è neanche così, ma viene spacciato per tale. Il lettore vuole credere in questa cosa, facciamoglielo credere. Quando uscì ad esempio il caso editoriale di Melissa P (3 milioni di copie, si dice), la questione era se quella storia fosse vera o meno, non se fosse stata scritta bene o male, se avesse un contenuto ecc.

Ho letto proprio oggi una frase di Buzzati: "Oggi troppa gente si illude di poter fare un romanzo che stia in piedi limitandosi a raccontare i propri ricordi dell’infanzia, della famiglia, del padre, della madre, delle sorelle, della moglie e via via fino alle più lontane parentele, della scuola, della vita militare, della resistenza, dell’ufficio, della fabbrica, eccetera. Si direbbe che nessuno sia più capace di inventare storie".

 

Però, ci aveva preso :palp: 

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2004-2005: penso che la data spieghi relativamente bene il perché dell'ondata. Si tratta degli anni subito dopo i film sul SDA e i primi su HP. E questo spiega anche abbastanza bene perché l'ondata fosse costituita da materiale scadente: non basta guardare un film che ti fa sognare, per scrivere un buon romanzo phantasy, così come non basta aver giocato a D&D o Dragon Age. Occorre sapersi inserire nel mezzo della letteratura e saperlo utilizzare.

Credo che un primo ingresso nel phantasy attraverso il cinema anziché la letteratura abbia un brutto effetto, se vuoi scrivere un libro. Non hai esempi di come si costruiscono le situazioni tipiche del genere se non si ha la possibilità di visualizzarle direttamente su schermo. Inoltre, il film deve semplificare, perché è un prodotto fatto per la massa e per un consumo rapido, ma, al tempo stesso, può suggerire senza parole moltissimo senza mostrarlo (mia mamma aveva capito nel vedere i film che Faramir ed Eowin si sarebbero sposati, ma tutto quello che lo mostrava, per quel che mi ricordo, erano loro due che si guardavano per circa mezzo secondo mentre battevano le mani a qualcun altro). La letteratura, se vuole suggerire qualcosa senza dirlo, deve usare mezzi diversi, che vanno imparati attraverso la lettura.

 

Secondo me questo tuo appunto è giustissimo ma va ponderato ed è vero che molti si improvvisano scrittori dopo aver guardato un colossal hollywoodiano ma è anche vero che la cinematografia insegna tanto quanto la letteratura: è da ottusi vedere una sola faccia della medaglia, perché lo scrittore è innanzitutto un osservatore e fa tesoro di tutto ciò che gli gira attorno. C'è poco da fare: scrittori si nasce e non si diventa; certamente si può studiare e si può leggere quanto si vuole ma se non c'è quel fattore X che crea l'innesto essenziale alla nascita del capolavoro allora non ci sono editori che tengano.

 

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Ospite

Come ha detto Michael, il problema è che alla stragrande maggioranza degli editor(i) italiani mancano le competenze adatte.

 

Se un esordiente mandasse a una CE (o a un agente) un manoscritto con una storia sorprendente, dei personaggi ultra profondi, delle tematiche capaci di lasciare a bocca aperta, un mondo assolutamente realistico e uno stile fluidissimo, ma con un sistema magico poco convincente, la CE in questione quasi sicuramente glielo boccerebbe perché non saprebbe come aiutarlo a correggere quest'unica carenza.

 

La triste verità è che i libri che "tirano" di più sono quelli che si rivolgono alle persone più ignoranti, semplicemente perché sono molto più numerose di quelle colte. Mi riferisco alla biografia di Del Piero, all'ultimo libro di Vespa, alle ricette della Clerici e a tutti gli altri libri di soliti noti. Anche Ugo Candela, che ha lasciato la scuola a 16 anni e si mantiene facendo l'elettricista, potrebbe mettersi a leggere la storia di Del Piero se il libro gli venisse regalato dalla zia, che conosce la sua passione per la Juventus. Difficilmente, invece, se gli venisse presentato Eragon (che non brilla nell'empireo dei capolavori del fantasy) arriverebbe a pagina 100. Perché gli mancherebbe l'apertura mentale necessaria per calarsi in un mondo completamente diverso dal suo. Figurarsi cosa potrebbe succedere con le Cronache di Martin...

Nel periodo di maggior successo di Paolini, della Rowling e dei film sul Signore degli Anelli, le CE italiane hanno commesso il gravissimo errore di pensare che potevano applicare al fantasy la stessa logica del denaro che muove le pubblicazioni spazzatura. Il risultato è stato il boom dei "famosi" (per così dire) "baby autori", che hanno raggiunto l'apice della parabola in brevissimo tempo e si sono schiantati al suolo con un tonfo che ha fatto tremare il settore e ha fatto gridare tutti gli agenti: "il fantasy non ha mercato!"

Ecco, no. I film del Signore degli Anelli erano fatti stra-bene, per questo hanno avuto successo. I libri della Rowling erano dei capolavori, per questo hanno avuto successo. I primi due libri di Paolini avevano una certa verosimiglianza, erano leggibili e fornivano un ottimo "caso umano" da pubblicizzare, per questo hanno avuto successo.

 

Perché oggi il fantasy perlopiù si importa dall'estero? Perché è più semplice crogiolarsi nella certezza che "il fantasy non ha mercato" (e continuare a pubblicare solo libri della Troisi, scritti su fogli di carta spessissima, a carattere 14, con doppia interlinea e margini di 5 centimetri) che rimboccarsi le maniche, iniziare a cercare degli autori capaci e documentarsi al fine di trasformare le loro opere ben fatte in degli autentici capolavori.

Ora è il momento di sperare che nella generazione cresciuta con Harry Potter siano presenti molti aspiranti editori, perché il cambiamento che tutti noi desideriamo non può che partire dal basso. Per questo io faccio i miei migliori auguri ai ragazzi di tutte le piccole CE che si occupano di fantastico e ho messo molti dei loro libri nel mio catalogo mentale di "prossime letture". A noi esordienti, invece, tocca sbattere la testa contro il muro per dimostrare alle big con la puzza sotto il naso che è la loro cecità il vero problema, non il gusto dei lettori.

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Complimenti per l'analisi!

 

Non ho avuto il piacere di leggere la Troisi, ma un fenomeno di ingrossamento come quello che hai descritto c'è anche nella serie di Lupo Solitario scritta da Dever e Grant e pubblicata Armenia (che è uno dei motivi, insieme alla Spada di Shannara, per cui ho smesso di cercare del phantasy oltre a Tolkien).

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Ospite

Grazie, Asopo. Guardare lucidamente il mondo è la via più rapida comprenderne le dinamiche.

 

Il successo della Troisi si riassume in tre parole: "culo", "raccomandazione" e "Mondadori".

Ha avuto culo perché conosceva Sandrone Dazieri, che lavorava alla Mondadori, il quale ha accettato di leggere il suo manoscritto; è stata raccomandata quando a Dazieri ha ritenuto che fosse interessante (o quantomeno che non facesse schifo come il 99% dei romanzi prodotti da esordienti) e lo ha passato a chi di competenza all'interno di Mondadori; ha avuto culo altre due volte, sia perché quello era il momento in cui la parola "fantasy" (che si scrive con la f... con la ph non l'ho mai sentito) generava la maggior risonanza nell'animo dei compratori, sia perché la Mondadori disponeva di mezzi praticamente illimitati per garantirle visibilità. E la visibilità, nel nostro mondo, è tutto.

 

Quelli che ho enunciato sono fatti. Aggiungo ora una speculazione convincente: la mia personale opinione è che Dazieri abbia aiutato la Troisi pure durante la stesura del testo, forse per affetto forse anche perché aveva subodorato la possibilità di far nascere un "caso umano" simile a quello di Paolini; se così fosse, direi che la Troisi ha avuto culo non tre, ma ben quattro volte.

Modificato da ileron19

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Ho letto il post iniziale, poi mi sono un po' perso tra i messaggi di tutti (pur essendo comunque riuscito a leggere delle ottime analisi). Provo lo stesso a dire la mia...

Faccio la premessa che, pur non essendo un gran lettore di fantasy, ammiro molto chi scrive di questo genere per il semplice fatto che sfortunatamente io non ho una fantasia tale da permettermi di inventare luoghi, personaggi, magie, situazioni adatti al genere in questione.

Sono dell'opinione che la colpa di tutto sia da dividere al 50% tra autori (esoridenti e non) e case editrici. La colpa dei primi è quella di illudersi che basta aver letto Il Signore degli Anelli o Harry Potter per scrivere trame che stanno in piedi e creare personaggi ben strutturati e approfonditi. La colpa dei secondi è quella di aver sfruttato l'onda di film e libri di successo per cominciare a pubblicare qualsiasi genere di spazzatura. I casi di alcuni autori come la Troisi (che ho visto citata), Ghirardi e altri sono sotto gli occhi di tutti.

Vorrei soffermarmi poi a parlare di quanto certe trame si somigliano tutte tra loro (lo sventurato inserito in una compagnia di guerrieri di diverse razze che deve salvare il mondo, gli angeli caduti che si innamorano, i vampiri che litigano coi licantropi), ma non lo faccio perché sono un po' di corsa ed è forse un discorso che meriterebbe un topic a parte. Detto questo è logico che letta una saga, le altre per me diventano solo imitazioni che non sto a comprare,

Io stesso ho dato via, scambiato o venduto diversi libri fantasy che avevo acquistato anni fa, perché dopo una cinquantina di pagine il basso livello di trama, personaggi e addirittura stile diventava ben evidente. Ora sono arrivato al punto che riesco a leggere solo Tolkien e forse Martin che però non ho mai "provato" perché so già che impazzirei con tutti quei personaggi che muoiono e cambi di POV.

Nelle librerie però non ho riscontrato una crisi del settore. Gli scaffali continuano a essere pieni di libri, e nuovi autori (più che altro stranieri, questo va precisato) saltano fuori come mosche, a prescindere dal fatto che siano o non siano spazzatura.

Riguardo alle CE sinceramente sto trovando molta più difficoltà nel cercare editori che pubblicano romanzi storici piuttosto che fantasy, che, salvo qualche caso, mi sembra accettato da gran parte delle CE piccole e non.

Chiedo scusa se ho scritto cose già dette e soprattutto chiedo scusa per la sintassi orribile, ma, come già detto, sono di fretta e non riesco a scrivere bene dal tablet :D

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Ho letto il post iniziale, poi mi sono un po' perso tra i messaggi di tutti (pur essendo comunque riuscito a leggere delle ottime analisi). Provo lo stesso a dire la mia...

Faccio la premessa che, pur non essendo un gran lettore di fantasy, ammiro molto chi scrive di questo genere per il semplice fatto che sfortunatamente io non ho una fantasia tale da permettermi di inventare luoghi, personaggi, magie, situazioni adatti al genere in questione.

Sono dell'opinione che la colpa di tutto sia da dividere al 50% tra autori (esoridenti e non) e case editrici. La colpa dei primi è quella di illudersi che basta aver letto Il Signore degli Anelli o Harry Potter per scrivere trame che stanno in piedi e creare personaggi ben strutturati e approfonditi. La colpa dei secondi è quella di aver sfruttato l'onda di film e libri di successo per cominciare a pubblicare qualsiasi genere di spazzatura. I casi di alcuni autori come la Troisi (che ho visto citata), Ghirardi e altri sono sotto gli occhi di tutti.

Vorrei soffermarmi poi a parlare di quanto certe trame si somigliano tutte tra loro (lo sventurato inserito in una compagnia di guerrieri di diverse razze che deve salvare il mondo, gli angeli caduti che si innamorano, i vampiri che litigano coi licantropi), ma non lo faccio perché sono un po' di corsa ed è forse un discorso che meriterebbe un topic a parte. Detto questo è logico che letta una saga, le altre per me diventano solo imitazioni che non sto a comprare,

Io stesso ho dato via, scambiato o venduto diversi libri fantasy che avevo acquistato anni fa, perché dopo una cinquantina di pagine il basso livello di trama, personaggi e addirittura stile diventava ben evidente. Ora sono arrivato al punto che riesco a leggere solo Tolkien e forse Martin che però non ho mai "provato" perché so già che impazzirei con tutti quei personaggi che muoiono e cambi di POV.

Nelle librerie però non ho riscontrato una crisi del settore. Gli scaffali continuano a essere pieni di libri, e nuovi autori (più che altro stranieri, questo va precisato) saltano fuori come mosche, a prescindere dal fatto che siano o non siano spazzatura.

Riguardo alle CE sinceramente sto trovando molta più difficoltà nel cercare editori che pubblicano romanzi storici piuttosto che fantasy, che, salvo qualche caso, mi sembra accettato da gran parte delle CE piccole e non.

Chiedo scusa se ho scritto cose già dette e soprattutto chiedo scusa per la sintassi orribile, ma, come già detto, sono di fretta e non riesco a scrivere bene dal tablet :D

Ci sono buone case editrici che pubblicano e, per inciso, vendono ottimi romanzi storici... sei sicuro di aver vagliato tutte le possibilità?

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la parola "fantasy" (che si scrive con la f... con la ph non l'ho mai sentito) 

In inglese esistono tutte e due le versioni, con la stessa gamma di significati. Visto che è un prestito, uso la versione che mi piace di più ;-) In realtà c'è una piccola storia scurrile dietro, ma penso che sia meglio non riportarla qui :asd:

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Ci sono buone case editrici che pubblicano e, per inciso, vendono ottimi romanzi storici... sei sicuro di aver vagliato tutte le possibilità?

Per correttezza di cronaca il manoscritto non l'ho finito, ma ho già iniziato a controllare che possibilità ci sono. CE con una collana dedicata ai romanzi storici in catalogo ne ho trovate poche poche (escludendo le big ovviamente). Altre CE hanno romanzi storici nella collana narrativa, ma più che storia romanzata si tratta di libri semplicemente ambientati in un'epoca passata, non so se mi sto spiegando bene. Ovvio che cercherò meglio una volta finito di scrivere :)

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Ospite Valpur

Caro Michele, vorrei tanto fosse così! Ma sono numerosissimi gli editori/agenti che "per il fantasy non c'è mercato, non tira, non lo consideriamo"...

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Ma qui normalmente si scrivono storie in cui tutti muoiono male, siamo abituati a lamentarci e a scrivere di frane, smottamenti, stragi, mafia, mafia e ancora mafia. Per dire, in Italia non arriverà mai e poi mai una Rowling o un Tolkien, ma non perché non siamo capaci e basta. Semplicemente non è nella nostra cultura parlare di maghi e bacchette magiche. O di elfi e vampiri. Quella è roba da anglosassoni e americani. 

 

Qui siamo alla ricerca del libro-tranvata. Mi spiego meglio: abbiamo il vizio di voler sconvolgere i lettori con storie "crude", tristi. Inutile negarlo, a noi italiani piace commuovere e commuoverci. Anche quando ci buttiamo sul comico/parodistico c'è sempre qualcosa di miserabile - vedi Fantozzi o Amici Miei nel cinema.

 

E vi confesso che spero di sbagliarmi alla grande su quest'impressione!

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Ospite Valpur

Non potrei essere meno d'accordo. Se, come ormai è assodato, in Italia l'editoria snobba il fantasy difficilmente una Rowling emergerà, perché semplicemente non verrebbe presa in considerazione. Il fatto che nessuno mangi le torte che cucino perché nessuno mi sponsorizza la vendita non vuole (necessariamente) dire che fanno schifo.
Non ne farei comunque una questione culturale in senso stretto, visto che di fiabe e leggende da cui attingere l'Italia è piena e traboccante; spero comunque che un giorno la tua affermazione, Matiè, venga smentita :)
Per dire, uno dei fantasy più belli che abbia mai letto (e ne ho letti davvero tanti) è di un italiano, e non ha niente da invidiare a Martin.

 

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Ma qui normalmente si scrivono storie in cui tutti muoiono male, siamo abituati a lamentarci e a scrivere di frane, smottamenti, stragi, mafia, mafia e ancora mafia. Per dire, in Italia non arriverà mai e poi mai una Rowling o un Tolkien, ma non perché non siamo capaci e basta. Semplicemente non è nella nostra cultura parlare di maghi e bacchette magiche. O di elfi e vampiri. Quella è roba da anglosassoni e americani. 

 

Qui siamo alla ricerca del libro-tranvata. Mi spiego meglio: abbiamo il vizio di voler sconvolgere i lettori con storie "crude", tristi. Inutile negarlo, a noi italiani piace commuovere e commuoverci. Anche quando ci buttiamo sul comico/parodistico c'è sempre qualcosa di miserabile - vedi Fantozzi o Amici Miei nel cinema.

 

E vi confesso che spero di sbagliarmi alla grande su quest'impressione!

Ora ho capito: dicesi "coda di paglia"

Possibile che, per nobilitare il vostro genere, non possiate astenervi dallo stigmatizzare chi si dedica ad altri, o dal fare rientrare nel vostro autori che col vostro non hanno nulla a che spartire. A proposito, Shakespeare non rientra nel fantasy solo per il fatto di aver scritto di sogni di mezz'estate.

E' domenica, c'è il sole... non posso ambire a una ventina di freccette rosse :)

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@Gogol: Non ho capito cosa intendi  :noo:

Io ho letto e rispetto il fantasy, anche se non è il mio genere, mentre tu sembri poco propenso a fare altrettanto con chi scrive di narrativa con un occhio rivolto al sociale. Se l'impressione è sbagliata, meglio così ;)

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Matié, credo che tu stia scambiando la cultura con il mercato editoriale.

Le CE sanno che determinati generi vendono e su quelli calcano pesante. Alcune opere sono spazzatura, altre sono capolavori, altri ancora una via di mezzo. C'è una lunga tradizione, dietro.

Col fantasy invece, che è un prodotto sdoganato soltanto di recente (relativamente), si è pensato al profitto più che alla qualità, puntando ai "casi umani", alle opere di facile guadagno, magari troncando quelle migliori ma meno vendibili. Il risultato? Il fantasy all'italiana viene considerato spazzatura e le CE puntano su altri generi. Troncando, ancora, le opere migliori.

 

Perché non è la nazionalità a renderti capace di scrivere un genere o l'altro. Né è la cultura, dato che oggi siamo più globali che mai.

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Ahh. No, non intendevo in quel senso. Scrivevo in termini di impressioni. Nel senso che mi è sembrato - impressione è - che noi italiani amiamo e siamo più portati per il sociale piuttosto che per il fantastico. :)

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@Black. Certo concordo con quello che dici. Mi riferivo più che altro al passato. Ma quindi dici che, semplicemente, ce la siamo gestita male questa cosa del Fantasy?

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Come scritto da diversi di voi, penso che in effetti lo scetticismo attuale degli editori sia causato dall'onda lunga della "moda" del fantasy di circa 10 anni fa, che ha fatto un po' terra bruciata (e, credo inoltre, inondato le case editrice di proposte mediocri se non pessime di scrittori fantasy dell'ultim'ora che hanno messo in cattiva luce anche la roba buona).
Però credo anche che non bisogna avere paura del 6% (che comunque non è certo irrilevante); tutto fa pensare che le nicchie avranno sempre più ragione di esistere in un mercato con sempre più disintermediazione e con costi fissi sempre minori grazie al digitale (oh, è quello che speriamo noi, almeno  :asd: ). Chiaramente sarà difficile che il vostro manoscritto fantasy trovi spazio in un autogrill. Ma dopotutto non penso che sia quello il vostro sogno.

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Esatto, Matiè. Fortunatamente, le cose possono sempre migliorare.

 

@Nativi: Lo spero anch'io.  :la:

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