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Norrin

I premi letterari sono una perdita di tempo?

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Mi domando: a che diavolo servono i premi letterari italiani, soprattutto per gli autori non affermati? Vedo che anche in questo forum c’è una sezione dedicata a questo tema e non posso fare a meno di chiedermi se i premi letterari abbiano una reale utilità per lo scrittore emergente o siano solo occasioni buone per ammazzare il tempo o addirittura per prese in giro o truffe.

 

I premi letterari che di solito si vedono pubblicati sui siti specializzati e anche su questo forum spesso sembrano studiati per attirare l’attenzione di ospiti po’ sfaccendati da casa di riposo. La maggioranza richiede quote di iscrizione più o meno salate, non di rado accompagnate dalla spaventosa dicitura “tramite bonifico bancario”, frase che non so perché mi mette sempre in uno stato di grave agitazione come quando a scuola ero impreparato. Tra quelli non a pagamento prevalgono: a) premi con targhe, diplomi o schifezze simili, spesso da ritirare in loco (un loco, nemmeno a farlo apposta, sempre lontanissimo da dove ti trovi); b) premi “in natura” (fortunatamente nulla di altamente sconveniente, ma buoni per comprare libri, prodotti tipici della zona, leggi salami e mortadelle, sculture più o meno orrende e ninnoli vari, a volte anche qualcosa di utile, ma poco costoso come un ebook reader); c) premi in denaro aventi come mecenati l’Associazione dei Senzalavoro, degli Indebitati e dei Senza Arte né Parte (categorie degnissime, ma che non dovrebbero organizzare premi letterari per evidenti motivi logistici), con riconoscimenti in denaro che vanno 25 a un centinaio di euro esclusa pizza da pagare a parte e magari caffè da offrire agli eroici organizzatori prodigatisi per te (sono premi ovviamente da ritirare sul posto, pena la tua ignominiosa squalifica); d) premi dai cento euro in su, a volte fino a 500 (in questo caso gli organizzatori sono costretti a far pagare una quota di iscrizione sui 30 40 euro, che creerà il monte premi e anche un discreto extra per lo staff: niente di eccezionale, qualsiasi borseggiatore può incamerare di più con una onesta giornata di lavoro sui mezzi pubblici).

 

Oltre a ciò ci sono i concorsi letterari che promettono la pubblicazione dell’opera vincitrice. Ma: a) talvolta la pubblicazione è solo digitale e uno si chiede che razza di spese debba sostenere chi se ne assume l’onere; b) la pubblicazione è con un editore non meglio precisato definito nel bando di concorso “a diffusione nazionale” (ma chissà perché ti viene il sospetto che un tale mistero nasconda un editore che distribuisce e diffonde un libro a malapena dalla sua cucina al suo bagno); c) il libro premiato verrà offerto al vincitore in ben dieci copie gratuite (significa forse che quella è la tiratura finale e chi ne vuole acquistare una copia prima la paga e poi gliela stampano?); d) l’autore può acquistare copie del libro vincitore a prezzo scontato (ahiahiahiahiiiiiii, pensieri cupissimi suggerisce questa clausola); e) il libro premiato è pubblicato del tutto senza esborso di denaro, ovviamente a meno che sia necessario un editing professionale (ahiahiahiahiiiiiiihhhhh); f) il premio in denaro verrà offerto non a te, ma alla casa editrice che pubblicherà il tuo libro, che non si sa quale sia e nemmeno se esista (ho letto un caso simile proprio su questo forum sostenuto da un organizzatore che mi risulta essere stato ammonito se non espulso); g) il racconto selezionato sarà inserito in un’antologia in cui si ficcano una ventina di baldi e volenterosi giovanotti e poi si attende fiduciosi che i venti arditi smercino il pacco a parenti, fidanzate, morose e amici del cuore.

 

In realtà la parola premio dovrebbe indicare davvero un “premio”, cioè qualcosa non diciamo che ti cambia la vita, ma che ti dà, in caso di tua vittoria, un evidente sollievo letterario-economico esistenziale. I concorsi che conosco io rispondenti a questi requisiti si contano sulle dita di una mano e forse meno. C’è il Neri Pozza che dà niente di meno che 25 mila euro al vincitore, ma si svolge solo l’anno prossimo. C’è il concorso per i racconti a Villaricca (3 mila euro al vincitore e purtroppo iscrizione a 20 euro). C’è il premio Calvino che non so quali terremoti possa portare nella vita di uno scrittore, ma che di certo prevede una tassa di iscrizione da 80 a 120 euro (se stai sopra o sotto le 300 pagine circa). E c’è qualche contest letterario tipo quello del gruppo Spagnol, sui quali non sono ben informato, ma che dovrebbero essere giudicati non da una giuria, ma per così dire dai “mi piace” del social network che ti ospita, il che ovviamente favorisce i simpaticoni o le bande organizzate.

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Non sono un abituale partecipante di concorsi letterari, ma credo che in alcuni casi premi del genere siano molto utili per confrontarsi e migliorare, soprattutto se esiste la possibilità di commentare i testi. Poi su cifre e premi non entro in merito, perché le mie poche risorse mi costringono a "buttarmi" di solito su quelli gratuiti...

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dipende cosa vuoi ottenere da un concorso:

  • il lancio della tua carriera di scrittore? scordatelo
  • fama e gloria? scordatelo
  • l'introduzione nel magico mondo dell'editoria? scordatelo
  • soldi? pochini, ma qualcuno si riesce a fare
  • soddisfazione personale? beh, quella direi di sì. quando hanno pubblicato il mio racconto sui libretti di Subway Letteratura la mia soddisfazione me la sono tolta, non ci ho ricavato nient'altro se non una targa consegnatomi dall'assessore della mia città, ma quando i miei vicini mi hanno visto sul giornale e mi hanno fatto i complimenti ero fiero di me :)

da parte mia scelgo solo i concorsi che prevedono la partecipazione gratuita e che hanno un premio che mi aggrada, e qualcuno di interessante lo si trova, ad esempio: il premio Raduga (prio premio 5000€), il premio dialogare (primo premio 2000 CHF).

E poi, mica è obbligatorio partecipare ai concorsi ;)

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Post divertente e fornito di qualche fondamento. Hai dimenticato di citare un altro notissimo... (amnesia!), in cui ammnistratore fuggì anni fa con la cassa!  Buona parte dei premi e premietti letterari sono così fatti. 

C'è in giro qualcosina di meno illusorio. Per il  premio Tedeschi occorre allegare soltanto la prova di acquisto di un giallo (prima neppure quella); il contest di cui parli è gratuito; altri piccoli (per es. il S. Margherita, sui vini) offrono soggiorni e viaggio; il premio Dialogare, svizzero -che ho scoperto qui,-  mette in palio 2mila franchi. Questi i pochi che rammento, ce ne saranno altri. E leggo ora, qui sopra, di Raduga, mi informo...

Direi  che è bene scoraggiare i premi a pagamento, non partecipando. Praticabili quelli gratuiti, specie se nella nostra zona. Mi ha fatto piacere essere quest'anno tra i vincitori Giallolatino!

E sono d'accordo con chi li giudica un'occasione di allenamento, comunque utile per crescere.

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Scusa, Yattaman, ma sono in disaccordo sul punto di vista con cui hai impostato il commento. Secondo me la la domanda non è ciò che voglio ottenere io, ma che cosa vuole ottenere chi organizza il concorso. Vuole lanciare carriere da scrittore? Se lo scordi. Vuole fama e gloria? Idem. Vuole soddisfazione personale? Perché diavolo organizza un premio letterario? Direi che anche il tuo ultimo commento è posto da un'ottica sulla quale non concordo appiebo. Io direi piuttosto che non è obbligatorio per nessuno organizzare concorsi letterari. Se ne dovessi organizzare uno io e lo chiamassi premio, metterei soprattutto un "premio" degno di questo vocabolo. Per dare un premio è noto che ci vogliono soldi, sia che tu voglia dare un riconoscimento in denaro, sia che tu voglia organizzare una pubblicazione editoriale degna di nota, con un'equa distribuzione e promozione. Se io non avessi i soldi per fare ciò, non organizzerei nessun premio. Semplice, no? Ma forse sono io che sbaglio. Forse bisognerebbe organizzare i premi anche se non hai nessun premio adeguato da dare.

 

Panzer, capisco ciò che vuoi dire, ma secondo me un premio non deve essere occasione per confrontarsi e migliorare. Se uno vuole confrontarsi o migliorare va a una scuola di scrittura oppure interagisce sul web con persone con i suoi interessi, magari un po' come stiamo facendo adesso. Un premio secondo me deve essere un'occasione per premiare. Sorrisi per tutti.

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Sefora, non era per caso il Grinzane Cavour (concorso che comunque non rientrerebbe nella categoria degli scrittori emergenti)? Simpatico il concorso che ti offre vini. Devo dire che il premio Tedeschi è bello e caro, ma quella piccola clausola per cui devi comprare il Giallo Mondadori per partecipare mi dà un fastidio, ma un fastidio. 

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@Norrin: tu hai un'idea, un approccio teleologico verso gli organizzatori dei premi; io sono più pragmatico, ritengo che le motivazioni di chi organizza un premio non siano affar mio, quello che a me interessa è la congruità del premio, l'esistenza e il valore di una tassa d'iscrizione e la trasparenza nei metodi di giudizio.

@Sefora: il raduga è interessante, io ci ho partecipato due anni di fila ma non ho mai vinto, adesso purtroppo sono diventato troppo vecchio (è per under 35)

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Le osservazioni di Norrin sono le stesse cui sono pervenuto io, quando ho deciso di cimentarmi con contest e concorsi. Soprattutto mi faceva sorridere l'entità del premio, sempre proporzionale alla distanza. Contest gratuito, primo premio 300 euro. A Casal Limbiate di Vergate sul Membro a 1000 km da casa mia, magari il viaggio lo copre pure ma non vale la pena. 

Alla fine partecipo anche io come Yattaman per mera soddisfazione personale, null'altro. Ma il cui prodest? riferendosi al concorso è un dubbio legittimo. Oltre a scartare i concorsi a pagamento, evito anche quelli che ti ricompensano in "visibilità" che è una cosa che mi ha sempre suscitato ilarità sin dai tempi in cui mi cimentavo col giornalismo. Non ti diamo nulla ma ti offriamo visibilità! Intanto i soldi degli sponsor sul cartaceo o dei banner pubblicitari li intaschiamo noi.

Eh.

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Io con Norrin ho già affrontato l'argomento in privato ma mi ripeto anche qui:

per quanto mi riguarda finché il concorso è gratuito e prevede un premio che non sia la mera pubblicazione aggratise (quindi anche una fornitura di libri va bene basta che ci sia un premio reale) non mi crea alcun problema. Ho partecipato fino ad ora fintanto che ho potuto, ho superato tre contest e mi ritengo soddisfatta, solo la prima volta ho pubblicato gratuitamente ma era ripeto la prima volta e volevo solo la soddisfazione, ora non mi basta più.

Come ha detto Yattaman (con cui su queste cose sono sempre d'accordo e fossi in lui mi preoccuperei :asd:) non mi interessa cosa ci guadagna l'organizzazione. Credo che per loro il premio sia la pubblicazione di un'antologia/romanzo/quelchesia e quindi il relativo guadagno e la visibilità. Più di così non so che altro pensare e ripeto non mi interessa non è affar mio. E' come se decidessi di non lavorare per un'azienda perché mi chiedo lei cosa guadagna da me... ma a me interessa lavorare onestamente sai quanto me ne frega del motivo che ha per assumermi se questo non mi crea problemi trasversali? :la:

 

E ancora cito Yatta:


  • il lancio della tua carriera di scrittore? scordatelo
  • fama e gloria? scordatelo
  • l'introduzione nel magico mondo dell'editoria? scordatelo


E aggiungo anche:cambiare la propria vita radicalmente? scordiamocelo Modificato da Gongola

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@Norrin: Era il Grinzane, certo, non mi veniva il nome...

@ Yattaman : Niente da fare per il raduga, peccato: sono nonna!

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Un premio letterario ti può dare un'unica cosa: un riscontro. E per una persona intelligente può non essere poco, è quello che cerca ognuno quando si affaccia a un'attività. Però per essere un riscontro serio deve essere un premio serio, e la serietà si valuta considerando l'anzianità del premio, il numero dei partecipanti e il montepremi.

Una volta ottenuto il riscontro è probabile che il tuo interesse per i premi si azzeri, perlomeno a me è capitato così, e l'attenzione si focalizzi di nuovo sulla pubblicazione.

Indicazioni per l'uso, minimo mille euro di montepremi, evitare quelli alla prima o seconda edizione, evitare quelli troppo distanti e mettere in conto che, se il premio è valido, dovrete incrociare la penna con i professionisti dei premi, autori smaliziati e tutt'altro che disprezzabili.

Prevengo l'obiezione, è vero che un serio riscontro si può ottenere anche in altri modi, ma non è detto che siano alla portata di tutti.

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Sarà perché "ho arrivato uno"... ma posso garantire sulla serietà del "Santa Margherita" http://premioletterario.santamargherita.it/concorso.php un concorso gratuito con una giuria qualificata. 

Spendere 1.500 euro alla Feltrinelli sono un bell'impegno ma non ti cambiano la vita, ma avercene di questi problemi!

 

Riguardo alla pubblicazione, nello specifico, anche se si tratta di un libricino-ino-ino che fa da etichetta a una bottiglia di vino, vedere il proprio nome impaginato con la grafica caratteristica di uno degli editori più importanti d'Italia è una cosa che non lascia indifferenti!

 

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a me sono serviti e tutt'ora servono come apprendistato: doversi confrontare con temi, scadenze, limiti di battute mi ha fatto bene.

ok, i fa anche qui con i MI, però in un concorso c'è anche lo stimolo, almeno per me, della competizione.

se poi c'è un premio dietro, valevole, ancora meglio.

se poi è a pagamento (nei limiti del deca) lo faccio lo stesso, anzi, con ancora più forza, perché è una scommessa su di me, quindi un incentivo in più a scrivere roba migliore.

naturalmente non faccio tutto: scrivere lo faccio già senza un pretesto competitivo. nelle mie scelte sono molto selettivo. no a quei concorsi che fanno solo selezione dei primi dieci (perché di regalare roba non ne ho più voglia, anche dopo aver visto le schifezze che prendono pur di fare la massa necessaria a tirarci fuori un volume da 15 euro, venderselo e intascare i soldi), no a quei concorsi dove "vincono primi tre e poi i successivi dieci-venti li pubblichiamo in ebook senza compenso (se ti do il benestare sì, altrimenti col cavolo)".

meglio poco, buono e fatto bene.

sempre per soddisfazione personale, qualche libro premio o due spiccioli.

e sì,anche un riscontro. perché se in quello che fai riesci sempre ad andare in top five, forse forse qualcosina di buono con le parole riesci a farlo e potresti pensare di provarci seriamente.

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Vediamo di dare una risposta generale al duo Yattaman-Gongola. Poi dopo magari risponderò ad altri se riesco.

A me sinceramente sembra curiosissimo che di fronte a premi letterari potenzialmente (dico potenzialmente perché bisognerebbe esaminare caso per caso) scadenti, male organizzati, inutili, fuorvianti, ingannevoli, quando non apertamente truffaldini chi si deve giustificare sia lo scrittore che vi partecipa o meno (ma che accidenti vuoi ottenere? Sei preso da manie di grandezza? Credi forse di essere Stephen King?) Mi pare che se un premio è organizzato male e può essere definito con uno o più degli aggettivi precedenti debbano essere gli organizzatori a giustificarsi, non certo l’autore che lo commenta.

Ma veniamo ora all’apprezzamento di teleologico che gentilmente concessomi da Yattaman (ho controllato sul vocabolario e sono lieto di annunciare che non trattasi di nessuna offesa :-)). Lui in sostanza dice: ognuno ha diritto di organizzare i premi che vuole. Se i premi sono male organizzati, sciocchi o ingannevoli, io sono abbastanza sveglio da non cadere nella rete o impiegarvi tempo, energie e soldi. Quindi, essendo io al di sopra della fregatura, le motivazioni di chi organizza il premio non sono affar mio. Mi scuso per semplificare un po’ troppo il discorso.

Io potrei fare lo stesso discorso. Guardo il premio e le sue regole, decido che è una fregatura o una perdita di tempo e passo oltre. Poi quello che succede non è affar mio, Se c’è qualcuno che perde tempo, energie e denaro abboccando al concorso, è un po’ colpa sua. Ognuno pianga il suo male.

Purtroppo però io devo ammettere di non essere cosi geniale come a volte vorrei. Non riesco a decidere all’istante se un premio è un bidone. Mi devo leggere prima il bando di concorso, pratica spesso spossante quando ripetuta all’infinito perché ci sono premi scadenti che imbrattano tutto il web. Inoltre quasi sempre la lettura del bando di concorso non è decisiva, perché, ad esempio nel caso di un’eventuale pubblicazione da parte di un editore poco noto, bisogna fare una ricerca su internet, mai troppo facile. Bisogna capire se l’editore è persona seria o no. Se è a pagamento o no. E se fa pagare con manovre oblique anche se giura il contrario. Bisogna trovare commenti, anche di gente che ha partecipato al premio. Bisogna farlo anche quando si tratta di premio gratis. Mettiamo infatti che vi partecipi con un romanzo. Dopo quella partecipazione il tuo libro, che certo ha richiesto non poco impegno, è bruciato, almeno per la maggior parte dei premi letterari che pretendono la verginità letteraria assoluta. Insomma bisogna perdere un sacco di tempo e prendersi a volte anche parecchie incazzature, anche quando non si abbocca all’amo del premio male organizzato o peggio. Ecco perché quindi le motivazioni e le azioni degli organizzatori dei concorsi letterari purtroppo diventano affar mio, anche se non voglio. :-))

Modificato da Nja

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ma che accidenti vuoi ottenere? Sei preso da manie di grandezza? Credi forse di  essere Stephen King?)

 

Questo discorso te l'ho fatto io in privato e non era rivolto al fatto di volersi o meno giustificare della partecipazione ad un concorso scadente ma al fatto che pensare di poter affrontare un premio letterario tale da poter svoltare la propria vita o da poter campare di rendita con la scrittura mi sembra il sogno di qualcuno che non sta con i piedi per terra. Non mi sembri assolutamente il tipo, volevo solo chiarire il fatto che se si pensa di poter vivere di scrittura si rischia di perdere di vista la realtà dei fatti e poi scontrarsi contro un muro diventa problematico.


Purtroppo però io devo ammettere di non essere cosi geniale come a volte vorrei. Non riesco a decidere all’istante se un premio è un bidone. Mi devo leggere prima il bando di concorso, pratica spesso spossante quando ripetuta all’infinito perché ci sono premi scadenti che imbrattano tutto il web. Inoltre quasi sempre la lettura del bando di concorso non è decisiva, perché, ad esempio nel caso di un’eventuale pubblicazione da parte di un editore poco noto, bisogna fare una ricerca su internet, mai troppo facile. Bisogna capire se l’editore è persona seria o no. Se è a pagamento o no. E se fa pagare con manovre oblique anche se giura il contrario. Bisogna trovare commenti, anche di gente che ha partecipato al premio. Bisogna farlo anche quando si tratta di premio gratis. Mettiamo infatti che vi partecipi con un romanzo. Dopo quella partecipazione il tuo libro, che certo ha richiesto non poco impegno, è bruciato, almeno per la maggior parte dei premi letterari che pretendono la verginità letteraria assoluta. Insomma bisogna perdere un sacco di tempo e prendersi a volte anche parecchie incazzature, anche quando non si abbocca all’amo del premio male organizzato o peggio. Ecco perché quindi le motivazioni e le azioni degli organizzatori dei concorsi letterari purtroppo diventano affar mio, anche se non voglio. :-))

 

Personalmente se cerco informazioni su un editore guardo qui sul forum, abbiamo una lista divisa tra EAP e NOEAP e abbiamo le testimonianze di persone che si sono confrontate con la casa editrice in oggetto. Se poi voglio altre informazioni me le cerco in giro cercando di scindere quello che in gergo viene chiamato "rumore" dalle fonti attendibili.

Personalmente partecipo per lo più a concorsi per racconti quindi non è che partecipare e al limite essere fregata mi costa così tanta fatica, al massimo avrò buttato qualche giorno della mia vita, ne butto via per così tante stupidaggini! Non so se riesco a farti capire il mio punto di vista, ma personalmente mi sembra che cerchi l'occasione della tua vita quando in Italia non ci sono nemmeno i soldi per far campare tranquilla una famiglia con il lavoro tradizionale... a me piace scrivere e sognare ma non sono una sognatrice mi dispiace, non riesco a capire tutta questa convinzione che un premio letterario debba cambiare la vita a una persona. Personalmente sono della vecchia scuola, si guadagna con il sudore e la fatica, con la gavetta e l'apprendistato (quindi non concepisco il fatto di scrivere un solo romanzo e diventare milionaria, lo trovo innaturale).

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Hijikaka, totalmente d’accordo con te quando vogliono pagarti con la visibilità, qualunque cosa sia.

Sefora, anche per me il Raduga è off limits.

Gogol, interessante e condivisibile la tua affermazione per la quale un montepremi adeguato, dopo aver sperimentato le gioie iniziali del riscontro letterario, sia da mille euro in su.

Lorenzo205, formidabile il premio letterario che segnali, il quale offre, se leggo bene, tutto, ma non un centesimo (soggiorni eleganti, buoni principeschi per libri e perfino una bottiglia di vino). Direi che la bottiglia di vino di qualità sarebbe ottima per sopportare le difficoltà della vita moderna, specie in ambito letterario.

Ronin, non sapevo di questi premi che ti pubblicano “a tradimento”. Dovrò stare ancora più attento quando leggo i bandi.

Gongola, parlavo in generale, non della nostra conversazione privata. Un saluto a tutti.

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Prima ironizzi sui mille euro e poi sulla bottiglia di vino, ma non ci fai sapere quale ritieni un premio adeguato...

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Io a qualcuno ho partecipato.

Alcuni hanno dei temi davvero interessanti per cui vale la pena spendere qualche giornata a ideare e buttar giù qualche riga.

Vedere i miei scritti pubblicati su un'antologia e, come nel concorso Subway, in metropolitana a Milano restano comunque belle soddisfazioni.

Insomma, mi rimane l'illusione che quando mi presenterò a nuove persone, il mio nome possa non suonare totalmente nuovo :P

 

Poi è ovvio che non si sfonda con i premi letterari. 

Come è anche vero che, in questo ambito, non si sfonda proprio (salvo miracoli).

 

Se però a uno piace scrivere e partecipa a un concorso, non è una perdita di tempo. E', anzi, un esercizio stimolante.

Tanto più che c'è la concreta possibilità di incontrare gente che condivide la tua passione e con cui puoi cercare un confronto.

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Gogol, mi hai fatto una domanda veramente difficile. Penso che dovrò pensarci su tutta la notte prima di rispondere :-)

Gongola, guarda che non ho mai detto che un premio letterario deve cambiarti la vita, anche se tale affermazione, che io non faccio, non mi sembra una bestemmia.

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io non credo sia una questione di genialità, ma semplicemente di valutazione costi/benefici:

tolti i concorsi a pagamento (se organizzi un premio devi trovarti da solo i finanziamenti non vedo perché devo pensarci io);

tolti quelli per i romanzi (troppa fatica);

tolti quelli con premi non appetibili, tipo targhe, diplomi, antologie gratuite;

tolti quelli con temi non congeniali;

non ne restano mica tanti di concorsi di cui leggere il bando

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Vorrei poterti rispondere tra qualche mese, al termine di questa edizione del Calvino. Ma penso che partire con l'idea che i premi letterari siano una perdita di tempo è sbagliato. Anche solo la domanda, dico, perché noto molto scetticismo leggendo quello che hai scritto nel messaggio iniziale. Questa è una mia opinione personale, ci mancherebbe, ma nulla è una perdita di tempo quando si tratta di imparare, e gli esordienti o aspiranti scrittori come te o me hanno molto da imparare. Ti auguro di trovare il premio letterario meglio adatto alle tue inclinazioni, o anche soltanto (o soprattutto) una casa editrice che sappia valorizzarti. Ma queste cose (come tutte le cose importarti della vita) si trovano solo con del buon lavoro e del coraggio (che fa a cazzotti con lo scetticismo, si sa). :flower:

Modificato da Rory

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Ospite Njagan

Sembra che tu abbia posto una domanda retorica della quale, ovviamente, sai già la risposta: il tuo punto di vista personale.

Dal mio, ti dirò che credo ci sia una grande utilità nei concorsi di ogni tipologia. Prima su tutte l'esperienza.

Se consideriamo la scrittura come un vero e proprio lavoro (e lo è) i concorsi costituiscono quella gavetta obbligata attraverso cui l'esordiente alle prime armi - spesso testardo e arrogante - cresce per diventare scrittore, o rimanere scribacchino senza che possa rendersene conto.

Esperienze di contest, concorsi a pagamento o gratis, con royalities o tante grazie, targhette e baci in fronte, ne abbiamo avuti tutti. Alcuni decidono semplicemente di continuare a confrontarsi con gli altri per mettersi alla prova e migliorarsi: in questo caso scelgono attentamente concorsi e avversari perché hanno solo voglia di dare il meglio di sè. Altri partecipano perché amano vincere qualcosa. Un po' come andare alla giostra e impuntarsi sul tirassegno finché non si vince l'orsetto.

Su quale sia il miglior concorso, o il peggiore, esistono poi sempre parametri personali.

Io potrei consigliarti di andare a leggere magari qualche blog di autori affermati e attingere dai loro curriculum i concorsi che potrebbero essere validi per farsi conoscere. Oppure di non sceglierne affatto. Potresti solo fermarti qui nel nostro forum e metterti alla prova con dei contest e con gli altri utenti.

Dipende da ciò che cerchi: stimolo, pubblicazione, gloria o passatempo?

P.S.: Ho modificato il font di un tuo precedente messaggio. Usa quello predefinito per favore. Grazie ;)

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Yattaman, grazie per la tua risposta.

Rory, se ho capito bene il tuo intervento, non dici in alcun punto dove mi sbaglio e perché, ti limiti semplicemente a dire che sono scettico e questa ti sembra una evidente prova di colpevolezza, non capisco perché. Lo scetticismo, ammesso che io sia scettico, è semplicemente uno stato umorale che può essere o giustificato (per esempio se il mondo funziona male) o no (se il mondo invece è piano di cuoricini disegnati sui muri e uccelletti cinguettanti per i prati). Dici gli scrittori hanno molto da imparare, e questo è vero sempre, per i piccoli e anche per i mostri della letteratura. Poi mi dai anche dei consigli su come comportarmi, presumendo che io stia cercando una casa editrice, cosa che in effetti non sai. Dato che mi hai dato dei consigli non richiesti, ne darò pure io uno te. Credo che la tua scelta di partecipare al premio Calvino sia un errore, perché a mio avviso 100 euro di tassa di iscrizione sono troppi (faccio la media tra il romanzo breve e quello lungo) e non depongono a favore di chiede una tale esosa tassa. Ma è solo la mia opinione e non mi sognerei di imporla a nessuno.

Dirò invece che alcuni commenti che ricevo, mentre scrivo è arrivato quello di Nja che più o meno sembra dello stesso tenore del tuo e di altri, mi fanno pensare a un post che scrissi diversi anni fa sul mio blog. Scrivevo che l'amore era semplicemente una formula chimica e riportai con simboli matematici quella formula, che a me, senza dubbio perché l’avevo scritta io, sembrava molto calibrata e ben dosata (prendevo in esame categorie come l’avvenenza, lo stato sociale, l'età, le aspirazioni coltivate in campo sentimentale, le quali, mischiate in una certa misura, conducevano allo stato chimico chiamato amore). Non l’avessi mai fatto! Mi diedero addosso da tutte le parti come se avessi rotto ad alcuni il giocattolo preferito. Come osi! Tu dell’amore non capisci niente. Semplifichi cose troppo più grandi di te, Ci sono cose che non possono essere ridotte a una formula chimica o che semplicemente non possono essere spiegate. Il post sull’amore è ancora sul mio blog, e a dispetto delle critiche ricevute a me sembra ancora un gran bel post.

Spero di non aver rotto il giocattolo a nessuno su questo forum. (Tra l’altro vedo che pure Nja, il cui commento è arrivato mentre scrivo, mi dà un sacco di consigli che in effetti io non ho richiesto, e non discute in alcun modo delle mie affermazioni, si limita a tenere un atteggiamento che suona un po' paternalistico-letterario e che davvero non capisco su quale riflessione sia basato).

Buona notte a tutti.

Modificato da Nja
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Ospite Njagan

Te lo spiegherò con calma.

Con molta calma.

Qui nessuno ti sta dando consigli. Ognuno ti sta offrendo la sua esperienza, mi pare, senza offenderti.

Io ho espresso la mia opinione, frutto di esperienza.

Però scrivi:

Ci sono cose che non possono essere ridotte a una formula chimica o che semplicemente non possono essere spiegate. Il post sull’amore è ancora sul mio blog, e a dispetto delle critiche ricevute a me sembra ancora un gran bel post.

Quindi, fammi capire: noi diamo consigli mentre tu scrivi solo bei post? Devo dedurre che quello che hai aperto qui è solo un mero esercizio stilistico? No, perché a me sembrava un inizio abbastanza ironico da cui trarre una discussione interessante. E in una discussione si presume ci sia uno scambio di opinioni. Volevi un topic tutto per te?

Spero di non aver rotto il giocattolo a nessuno su questo forum. (Tra l’altro vedo che pure Nja, il cui commento è arrivato mentre scrivo, mi dà un sacco di consigli che in effetti io non ho richiesto, e non discute in alcun modo delle mie affermazioni, si limita a tenere un atteggiamento che suona un po' paternalistico-letterario e che davvero non capisco su quale riflessione sia basato).

Come dicevo, ho scritto in base a esperienza personale.

Non preoccuparti che non rompi alcun giocattolo qui sul forum, anzi ti dirò: non giochiamo affatto, cerchiamo di fare le cose seriamente.

Questo come Nja.

Come moderatore: ti consiglio di moderare i termini e non usare font diversi da quelli consentiti dal regolamento (e due)

Buonanotte :)

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Senti, cara e graziosa (almeno nell'avatar) Nja, ci siamo divertiti a discutere. Ho espresso il mio punto di vista. Non ho nient'altro da aggungere, né ritengo che lo  abbiano quelli del forum. Inoltre  detesto chi mi minaccia. Non osare minacciarmi in alcun modo. E finiscila con questa inaudita idiozia dei font che sto usando con il copia incolla. Mi sto cancellando dal forum. Mi ci vorranno solo dieci minuti. Non osare cancellarmi prima che me vada io. Buonanotte.

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