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Nanni

Zombie

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ommento: Una ricca signora

 

Racconto rifiutato dal contest Gainswort sui mostri. Lo propongo al forum perché siete molto più gentili. Voglio dire che mi rosolerete a fuoco più basso. In ogni caso ringrazio Gain per avermi fatto partecipare.

 

– Ti amo – le dissi – ma devo assolutamente andare.

Lei scoppiò a piangere. Aveva la pelle color cioccolato al latte, una faccetta da bimba con le labbra grandi e appiattite, i capelli corti e crespi e un corpo senza il minimo difetto. Era la donna con cui avrei voluto passare la vita, non la storia di una notte o, come in quel caso, di un pomeriggio.

Sarebbe stata la mia morte, lo sapevo, ma come spiegarglielo?

Avrei passato la notte con lei, nella casa bianca coi balconi ornati da gerani, di fronte al mare. Ma, se l’avessi fatto, quella notte, vi avrei passato anche il giorno successivo, la notte dopo e il giorno dopo ancora. Le avrei regalato un figlio, fatto amicizia coi vicini, mi sarei trovato un lavoro di un qualsiasi tipo. Perché sono una persona onesta, non uno di quelli che riempiono di promesse le donne e poi vanno via dopo due giorni, perché non possono star fermi nello stesso posto di più.

Eppure anch’io non potevo restar fermo nello stesso posto troppo a lungo, ma non perché non lo volessi. Qualcuno mi seguiva, anzi: qualcosa.

Siamo tutti inseguiti dal nostro destino, e se ci fermiamo ci raggiunge. Ma il mio era orribilmente concreto: teneva le mani spalancate come zampe d’uccello, con le braccia tese lungo il corpo e l’ultima falange d’ogni dito piegata verso il palmo. Procedeva con la schiena curva all’indietro quanto gli era possibile, il volto che guardava al cielo senza vederlo. Puzzava della tomba dalla quale proveniva.

Avevo offeso il padrone della piantagione, rifiutando di sottostare alla sua immonda voglia di guardarmi, mentre scopavo la sua consorte legittima. Un uomo corrotto dalla frequentazione dei più neri dei nostri dei, lui che era così orgogliosamente bianco. Ero dovuto fuggire.

E ora lo zombie mi seguiva. Anche i suoi piedi erano contratti e deformi, come le mani e la spina dorsale, quasi fosse in preda a un attacco di tetano. Così non poteva compiere che piccoli passi; affrettati, ma non veloci.

Solo che non si fermava mai. Non mangiava, non dormiva, non si accoppiava con donne occasionali e, come se avesse una bussola in testa, sapeva sempre in che direzione io fossi.

Così prima o poi mi avrebbe preso. Non appena avessi rallentato nel mio girovagare.

L’uomo che l’aveva evocato, per conto del padrone, gli aveva dato qualcosa di me. Delle unghie, forse, o dei capelli. Non bisognerebbe mai lasciare parti del proprio corpo in giro, è pericoloso. Possono metterle dentro una bambolina e, torturando lei, torturare te.

O possono darle a uno zombie, perché ne faccia il suo infallibile indicatore di direzione. Così si comportano gli uomini che hanno il potere, qualunque sia il colore della loro pelle.

La mia era troppo chiara per essere quella di un negro, troppo scura per essere quella di un bianco. Né l’uno né l’altro, oppure entrambi.

Mi alzai dal letto e mi vestii, lei mi guardò. Mi tolsi i vestiti e mi rimisi a letto. Faceva caldo, era tutto talmente umido che il sudore ci avvolgeva. Forse la notte dal mare sarebbe uscita la nebbia fitta sotto la quale si compiono infamie e atti d’amore. Era il tipo di giornata che precede quelle notti di solo grigio.

Mi ero fermato troppo a lungo, lo sapevo. Il tempo era passato senza che me ne accorgessi, dovevo andar via ma non sapevo più come fare. Un uomo non può fuggire per tutta la vita, a un certo punto deve fermarsi e aspettare, qualunque cosa lo stia inseguendo.

Ora la casa non era più la stessa di quando ero arrivato. In una culla dormiva mio figlio e io avevo delle chiazze grigie nei capelli, soltanto lei era ancora la donna più bella del mondo. Distesa, sempre sul medesimo letto, non si muoveva.

Sul tavolo c’erano ancora i resti della cena che avrei mangiato a colazione, prima di andare a lavorare. Roba semplice ma sostanziosa, propria di chi è umile ma non ridotto alla disperazione. Altri lo erano.

Il sangue scorreva per le strade, in quei giorni. Chi aveva il potere lo perdeva, chi non l’aveva lo conquistava. Ricchi arroganti, come il padrone della piantagione in cui avevo lavorato un tempo, si rifugiavano all’estero o erano già morti. SI diceva che terribili esseri infestassero le strade, divinità trasformate in bocche fameliche in quell’orgia di sangue. Pure c’era stata la pace, a casa mia. Fino a quel momento.

Il mare inspirò la luce delle stelle ed espirò nebbia, qualcosa di chiarissimo grigio. Sembrava contenere milioni di minuscole luci che celavano invece di mostrare. La porta si aprì dopo che qualcuno ebbe bussato. Era un uomo, se si può dirlo di chi ha appena oltrepassato l’adolescenza, impugnava un machete.

– Vieni – disse – andiamo dal governatore. Ha mutilato e ucciso troppi di noi. È tempo di farlo a pezzi e darlo in pasto agli alligatori.

– Verrei – gli risposi – ma devo incontrare qualcuno. Proprio stanotte.

– Hai paura? Dimmi: sei bianco o nero?

– Nessuno dei due, ma mia moglie è morta di febbre questo pomeriggio e presto lo sarà anche mio figlio. Vedi i bagliori attraverso la nebbia? È il fuoco, domani qui non ci sarà che cenere. Togliti dalla porta perché lui sta arrivando.

– Lui chi? – mi chiese, poi urlò quando la cosa attraversò la soglia alle sue spalle e lo toccò. Era venuta per me, ma non disdegnò il giovane ribelle, già che era una notte di morte. Le pareti imbiancate a calce si fregiarono di rosso.

Ci aveva messo tanto tempo, molto più di quanto credessi possibile, nei giorni in cui ero arrivato in quella casa. Dovevo essergli grato per questo, forse.

Ma, un piccolo passo dopo l’altro, finalmente era arrivato.

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di più (lo toglierei, mi ingombra la linearità della frase)

a lungo, ma non perché non lo volessi. Qualcuno ( a lungo: qualcuno, o forse qualcosa, mi inseguiva.)

guardava al cielo (guardava il cielo)

evocato, per conto (toglierei questa virgola)

qualunque cosa lo stia inseguendo (mi suona meglio lo stesse, ma non so..)

 SI (la i è maiuscola)

Il mare inspirò la luce delle stelle ed espirò nebbia, qualcosa di chiarissimo grigio (frase stra, stra, stra bella)

 l’adolescenza, impugnava (e impugnava è più fluido)

 fregiarono (cercherei un altro termine. Capisco che tu vuoi farmi capire che era come un ornamento sul muto bianco, ma fregiare ha tanti significati: non voglio riflettere, devi fulminarmi tu)

 

Il brano mi è piaciuto, ben scritto e non avevo dubbi, ma leggermente scontatino nonostante l'avvicendarsi delle stagioni senza uno stacco preciso...

Forse Gains aveva in mente una diversa tipologia di mostri e niente sex...hehe

Ciao bello.

 

PS: sono Ginevra...

Modificato da Awa

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Probabile che tu abbia ragione, Ginevra, quando dici che è un po' scontato. Il fatto è che avevo in mente una specie di "modello di racconto". Un "tutto quello che ci deve essere in un racconto sugli zombie". E così non ci ho messo niente di più. Ti ringrazio per gli appunti e, su, di sesso ce n'è proprio il minimo indispensabile!

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*Accende il fuoco e prepara lo spiedone"

>.> Iniziamo?
<.< Iniziamo.

 

 

 

Lei scoppiò a piangere. Aveva la pelle color cioccolato al latte, una faccetta da bimba con le labbra grandi e appiattite, i capelli corti e crespi e un corpo senza il minimo difetto.

XD non è un errore, è solo un bel cliché. 

 

 

 

Avevo offeso il padrone della piantagione, rifiutando di sottostare alla sua immonda voglia di guardarmi, mentre scopavo la sua consorte legittima. Un uomo corrotto dalla frequentazione dei più neri dei nostri dei, lui che era così orgogliosamente bianco. Ero dovuto fuggire.

Bello questo background. 

>.> stavolta hai scampato lo spiedone e ti sei salvato.

A me la storia non è affatto dispiaciuta, anzi, abituato come sono a ordalie di zombie che si impadroniscono del pianeta scatenate da un virus è piacevole trovare un racconto che sceglie di tornare indietro e ritrovare il mito Vodoo di questa tipologia di mostri. Tuttavia non posso dire che la storia mi abbia soddisfatto appieno. 
Domanda numero uno: la storia è ambientata nell'America dell'età Vittoriana? Se si posso confermare che si capisce poco, metterei due o tre dettagli in più. Se no ti consiglio vivamente di prendere in considerazione quest'idea. 
Domanda numero due: perché così corto? Questo testo, quest'ambientazione, questa storia e questi personaggi meritano più spazio e più azione. Almeno il doppio se non il triplo. Ricorda sempre che il racconto breve è la cosa più difficile da ottenere.
Domanda numero tre: Perché così poco Vodoo? La religione Vuduista è una religione complessa e articolata nonché estremamente affascinante, tu hai elencato pochi cliché senza scendere nel particolare del culto, cosa che il lettore noterà subito (Soprattutto se è un ateo fanatico di religioni come me). Mi sarei aspettato paragoni con i serpenti, la presenza di qualche Oungan o Papaloa (Sacerdoti), qualche discorso sul Vodun (Complicato concetto di anima e materia), un riferimento ai Loa (Altro complicato concetto di Dio/santi/divinità) , insomma, qualcosa che mi faccia dire "Cavolo, questo ne sa qualcosa..."

In conclusione non posso dire che il racconto sia brutto, scritto o pensato male. Secondo me non merita una bocciatura ma solamente una stesura più lunga e accurata che metta in risalto le vere potenzialità di questo racconto.

A presto.

_Enjoy
_Emme

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Un uomo corrotto dalla frequentazione dei più neri dei nostri dei,

ci sono tre "dei" in questa frase

 

 

non si accoppiava con donne occasionali

lascerei solo non si accoppiava.

 

venendo al commento, a me il racconto è piaciuto, è scritto bene e non lo trovo scontato, però capisco perché Gainsworth l'ha scartato: non è horror! Leggendolo non ho sentito la suspense, la tensione, il terrore di andare avanti a leggere perché sapevo sarebbe arrivato il terrore; piuttosto una sorta di rassegnata tristezza come in alcuni libri di Marquez o in certi racconti di Borges (e vedi a chi ti ho paragonato, altro che spiedo :))

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Ciao!

 

Mi permetto di dire la mia...

 

Questa frase:

 

 

Siamo tutti inseguiti dal nostro destino, e se ci fermiamo ci raggiunge.

 

L'avrei magari scritta così:

 

Siamo tutti inseguiti dal nostro destino e, se ci fermiamo, ci raggiunge.

 

Quella e dopo la virgola mi disturba un po'.

 

Per il resto: ho trovato il racconto scorrevole e ben scritto. Tanto da non notare problemi particolari relativi alla trama in se. Piuttosto, a mio modo di vedere, avrei magari separato un po' più nettamente la parte 1 dalla parte 2 (in cui il protagonista si "ferma").

 

Complimenti.

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Vi ringrazio tutti e tre per i giudizi e per i suggerimenti. Mi sembra di aver capito quali siano i difetti di questo racconto. Troppa sintesi e troppa bella calligrafia. Alla fine le emozioni non passano. 

Mi andava di scrivere così ma, ovviamente, speravo fosse apprezzato. Invece le mie intenzioni non arrivano al lettore. Pazienza.

Quanto alle motivazioni della Gainswort non provo nemmeno a discuterle: organizzano il contest e decideno i criteri. Come è giusto che sia.

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Ciao Nanni.

Attenzione: non ho detto che non mi piace o che in qualche maniera non mi abbia emozionato. Pensa che ci stavo ripensando un po' prima di addormentarmi. In effetti globalmente, proprio poiché è ben scritto, ci si lascia magari di primo acchito guidare dall'insieme, piuttosto che soffermarsi sui se e sui ma.

Soprattutto l'inizio lascia immaginare un posto particolare (a me è venuta in mente la Louisiana... Sentivo il caldo e la pace!).

 

Ripensando bene alla trama poi, ho colto un qualcosa che stride un po'... Ma in realtà, il pensarci, mi ha fatto venire in mente lo spunto per un possibile racconto dalla stessa base...

 

Quindi, ti rinnovo i complimenti e ti ringrazio per lo spunto. Se non mi avesse in nessun modo toccato, non avrei certo riflettuto! Lo avrei catalogato fra i racconti letti e basta.

 

Magari, quando e se pubblicherò qui quel racconto da te ispirato, ne riparleremo!

 

Ciao e buona serata.

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Da amante degli zombie quando ho letto il titolo non ho resistito e mi sono fiondato a leggere.

Hai scelto di riprendere l'origine di queste creature, una cosa che trovo decisamente positiva e che si discosta dai molteplici zombie basati sui virus.

Un altro punto che hai centrato secondo me è questo: le storie di zombie parlano di uomini. Perché è così, lo zombie è una presenza ingombrante che rende difficile se non impossibile la vita degli uomini, ma rimane parte dell'ambientazione, non è protagonista, quelli sono gli uomini con tutte le loro emozioni e il disperato bisogno di sopravvivere.

Ecco, a voler fare una critica la presenza dello zombie forse si avverte troppo poco, quel senso di angoscia e precarietà che dovrebbe suscitare, ma capisco che ai fini del racconto il tuo non morto doveva essere lento e mollare un po' la presa.

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Vero Talete. Il fatto è che doveva impiegarci letteralmente una vita ad arrivare.

Poi però il raccontto è così breve che la vita in questione dura un attimo.

Grazie per aver letto e commentato.

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mi sarei trovato un lavoro di un qualsiasi tipo

non mi piace come suona. Mi sarei anche trovato un lavoro qualsiasi.

 

 

Perché sono una persona onesta, non uno di quelli che riempiono di promesse le donne e poi vanno via dopo due giorni, perché non possono star fermi nello stesso posto di più.

 

anche qui, questa frase non mi sembra costruita benissimo. quel "di più" alla fine stona.

 

 

sapeva sempre in che direzione io fossi.

? in che direzione fossi andato? dove fossi?

 

La storia mi è piaciuta. E anche molto. certo non è il mio genere di letture ma l'ho letta con piacere tutta d'un fiato. Scrivi benissimo, e a parte quelle piccolezze non ho riscontrato altro che non mi "garbasse" :asd: Molto bello il finale, scontato, perché ovviamente non ce ne poteva essere un altro, ma scritto con grande capacità, senza scadere dove in genere scadono questi racconti horror. E bellissima l'ultima riga.

Complimenti.

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Grazie Enrikus, quelli che mi segnali sono errori o comunque frasi da rivedere.

Sono contento che il racconto ti sia piaciuto.

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