Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Antonello

Parigi (troppo tempo)

Post raccomandati

Parigi (troppo tempo)

 

Attendo il passaggio del bateau-mouche appoggiato al muretto del ponte. Il rumore lo annuncia. La prua fende l'acqua scura della Senna ed io respiro l'aria di Parigi...

 

Au premier temps de la valse

Toute seule tu souris déjà

Au premier temps de la valse

Je suis seul mais je t'aperçois...

 

Jacques Brel mi canta nella mente. Lo sento come se fosse lì, a me accostato.

Ma ora, sono solo. Allungo lo sguardo sul fiume, sino al ponte successivo. Mi sollevo e finalmente, sopirando mi muovo. Non so dove andare. O forse lo so.

Ripercorro certe vie, osservo le pietre di granito del selciato. Un altro flash-back mi riappare, come pagine di un libro sulla retina: La Nausea. Ricordo bene quel passo. Mi aveva obbligato a riflettere per giorni e giorni. Forse, mi aveva illuminato.

La filosofia di Sartre... La ripetizione, il banale che ti ossessiona, la ricerca della variazione, dell'originalità.

Tutto un mondo che si profila in maniera diversa all'orizzonte, merita un pellegrinaggio sulla tomba del Grande.

 

La vedo appoggiata al parapetto, con il suo tajeur grigio e la borsa della Fnac appesa ad una mano. Elegante, bella e delicata. Ha comprato un libro di teatro... Jean Genet. Les Bonnes, Le Serve. Ed io ancora non so quanto questo mi influenzerà.

 

Non vedevo i muri come tali, i lampioni come involucri cavi di ghisa. Persone come oggetti mobili. Ero a Parigi, scanzonato, intraprendente ed orgoglioso a vent'anni. Ero il "padrone" di me stesso, fisico asciutto e muscoloso, la lingua affilata come un rasoio, una mente sibillina, contorta, ma soprattutto capace di manipolare gli eventi, di "convincere".

Mi mancava quasi tutto ciò che la vita ha da insegnare: il pragmatismo, quel quotidiano tanto odiato con cui poi avrei perso non solo la battaglia, ma la guerra.

Solo, non lo sapevo.

 

A Montmartre mi siedo sui gradini della scalinata. E guardo giù. Mi diverto a separare i turisti dai parigini, allungando una matita virtuale con cui spostare i corpi, che placidamente, si fanno da parte e si lasciano inserire nei gruppi. Se avessi conosciuto Cazà o Moebius avrei forse potuto suggerire loro una sceneggiatura.

Oh si! Devo fare uno sforzo, allungarmi sino a Rue Saint-Denis. Mi ricordo, mi ricordo!

Qualche passo in più. Una fontana che pare un quadro di Bosch.

Non mi sembrava così... Reale. Pietra nera, acqua e sole, colore e metallo, una cartaccia, una bibita, mio Dio! Troppa confusione di pensieri! Troppa "realtà". Sono lì, ma sono distante, con il mio Moleskine in mano per prendere appunti.

 

Stanco, mi riposo e attendo che le immagini finiscano di scorrere sempre più lentamente davanti ai miei occhi (dentro, i miei occhi).

 

Ghislaine e Marie sono al tavolo esterno. Mi allontano, metto a fuoco, cerco l'attimo e lo trovo. Uno scatto splendido. L'ho capito nel momento in cui lo specchio si solleva e mi copre la visuale. Frazioni di secondo in cui memorizzo solo la mia gioia di avere ancora una vita da costruire.

 

No, basta così. Passiamo al presente.

 

Parigi scivola via. Le strade, i giardini, la "M" dei metro. Pyrénées. A quel cartello, a quella fermata, sono legati tanti bei ricordi.

Si sta accartocciando tutto, in un ricciolo di cemento, asfalto, colori. Poi non rimane più nulla.

 

Ora sono qui: noworknomoneynobread.

Passati vent'anni.

 

...Une valse à vingt ans

C'est beaucoup plus troublant

C'est beaucoup plus troublant

Mais beaucoup plus charmant

Qu'une valse à trois temps

Une valse à vingt ans...

 

Noworknomoneynobread. Noworknomoneynobread.

 

Attendo ora dopo ora che squilli il telefono. O che qualcuno, in "qualsiasi" modo si faccia sentire. Ho perso l'entusiasmo, devo tirare avanti... Vivo di ricordi e piango per non essere riuscito a fare. Oh, si che avrei voluto, che avrei potuto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Antonello, non hai inserito il commento.

Ti ricordo che le regole per postare un racconto sono riassunte qui.

Mi spiace ma devo assegnarti un richiamo e chiudere la discussione.

Potrai regolarizzare la situazione facendo il tuo commento a un testo e segnalandomelo in MP, a quel punto questa discussione verrà riaperta e potrà ricevere i commenti degli altri forumisti.

 

 

EDIT: mi era "partito" un tasto e avevo storpiato il nome di Antonello. Me ne scuso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'ho trovato molto bello, al punto che non avevo neanche voglia di scoprire (ma non penso ci siano) eventuali errori. Hai il potere di far viaggiare il lettore, traportandolo nei stessi ricordi, rimpianti, amarezza che trasmette il "nostro" protagonista.  

Attendo ora dopo ora che squilli il telefono. O che qualcuno, in "qualsiasi" modo si faccia sentire. Ho perso l'entusiasmo, devo tirare avanti... Vivo di ricordi e piango per non essere riuscito a fare. Oh, si che avrei voluto, che avrei potuto.

 

E' triste il finale, se fosse reale gli direi che è ora di ricominciare a vivere.

 

Antonello sei davvero bravo, vale la pena di ritornare a scrivere  :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao!

Grazie mille!

Iniziare con un commento del genere è da un lato estremamente lusinghiero, dall'altro, mi obbliga ad una cura ancora maggiore per eventuali prossime pubblicazioni.

Considerando però che il mio grosso limite è sicuramente dettato dalla mia incostanza (che a volte si traduce in fretta di chiudere per passare ad altro e mancanza di volontà di correzione ulteriore della bozza), ciò che hai scritto mi stimola per il futuro. Spero di fornire presto qualcosa a cui sto lavorando da qualche giorno.

 

Ancora grazie.

Gentilissima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ho qualche perplessità Intendiamoci, è scritto bene, curato e suggestivo. Solo che è - come dire - esattamente quello che ci si aspetta.

I boulevard, Brell, Sarte, Saint-Denis, un amore tristemente perduto nel tempo...

Un po' una cartolina, ecco. Possibile che non succeda altro, a Parigi? Possibile che a nessuno capiti mai di inciampare sul selciato, farsi male al ginocchio così che possa descriverci come sono i pronto-soccorso parigini?

 

Non te la prendere, però. Un po' è una mia fissazione che quando si scrive ci debba essere sempre almeno qualche noticina inaspettata e nuova. Il tuo è comunque un ottimo esercizio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao Nanni!

 

Ho riflettuto su ciò che hai detto.

 

Ho cercato di ricordare la motivazione base che mi aveva spinto a scrivere ciò che ho scritto nel modo in cui l'ho fatto (è passato più di un anno).

 

Si tratta essenzialmente di un flash mnemonico, non di un viaggio reale, che viene da me rivisto come tale.

Essendo così, quindi, vi è solo ciò che c'è ed il tentativo di accludere qualche sensazione emotiva...

 

In definitiva, comprendo anche la perplessità che potrebbe essere legata alla mancanza di una struttura narrativa "standard".

 

Spero di poterti offrire in seguito almeno un racconto degno di questo nome.

 

Grazie!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Ciao Antonello,
è piacevole leggerti. Avevo già letto il racconto ed adesso lo posso finalmente commentare. Concordo con gli altri utenti. È un "flash mnemonico" suggestivo, ben realizzato e che centra l'obbiettivo per cui è stato scritto. Mi rimane un solo dubbio: è il tuo stile? Perché in fondo anche Nanni ha ragione, c'è quello che ci si aspetta. Un bel esercizio di scrittura, molto ben eseguito, ma che lascia però la sensazione di un "già letto", di un certo tipo di letteratura che, ipotizzo, ti abbia colpito e influenzato. In fondo citi tu stesso Sartre. Quindi mi viene automatico domandarmi: è la tua letteratura o è una buona "emulazione"? Forse le due cose non si possono scindere così facilmente... Comunque molto bravo, hai fatto senz'altro bene a ricominciare.

 

 

A rileggerti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 ed io

D eufonica.

 

 

 

Lo sento come se fosse lì, a me accostato

 

Qui forse potevi solo dire "accanto a me" per rendere la frase un po' più semplice, oppure se quell'accostato voleva dire che ti sentivi simile a lui?

 

 finalmente, sopirando

 

sospirando

 

 ad una

 

D eufonica

 

 

Oh si

Oh sì

 

 

 davanti ai miei occhi (dentro, i miei occhi).

 

capisco cosa cerchi di dire con quel "dentro" tuttavia non mi piace. Avrei preferito "nei miei occhi"

 

 

Scusa se ti ho fracassato le palle :asd: con alcune considerazioni personali, ma l'ho fatto perché lo scritto mi piace, altrimenti non ci avrei perso del tempo. Mi è sembrato a un certo punto di sentire all'orecchio una poesia di Mayakovsky "Intronando l'universo con la possanza della mia voce, cammino- bello, ventiduenne. …"

E poi Parigi è sempre Parigi. Complimenti se si tratta di vita vissuta e ancor di più se è tutto frutto di finzione.

Bravissimo, chapeau :bla:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Innanzitutto, grazie mille dei suggerimenti, delle correzioni e dell'apprezzamento.

E' fantastico poterli ricevere, per poter migliorare!

- Concordo con l'accanto al posto di accostato: non mi è venuto.

- Ok per i refusi: sospirando e oh sì

Per quanto riguarda le d eufoniche... E' mia abitudine. Può sembrare un po' retrò, ma... Accetto ulteriori consigli su tale argomento.

Infine, il "dentro" mi è venuto di getto per sottolineare con più forza quasi l'osservare con distacco ed impotenza una specie di film, proiezione di immagini più oniriche che reali...

 

Il racconto è di fantasia. E' il seguito ideale ad un altro racconto del 1993.

Ho scritto prima che tale scritto ha più di un anno. In realtà, è del 2010. L'ho scritto di getto in un momento di sconforto, ripensando alla scelta che avevo effettuato trovandomi ad un bivio anni prima...

 

Grazie ancora, Enrikus!

Nella mia personale copia, correggerò gli errori.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un altro torinese! Che bello! Benvenuto Antonello. 

Hai un ottimo stile, una buona narrazione accompagnata da una narrazione fluida e ben ritmata. In conclusione posso trovarmi d'accordo con gli altri. Ti segnalo qualche cavolata giusto per motivare questo commento poi passo al giudizio più approfondito. 

 

 

 

Mi sollevo e finalmente, sopirando mi muovo. 

Rivedrei questo passaggio, sembra tronco.

 

 

 

A Montmartre mi siedo sui gradini della scalinata. E guardo giù.

Unirei le due frasi, questa forma non è molto carina.

Per il resto non mi sembra che ci siano particolari cose da segnalare (Anche queste due potevano considerarsi abbastanza superflue, secondo me). Ora passiamo alla storia.

 

Come al solito mi trovo in difficoltà quando ho a che fare con un racconto scritto veramente bene. E' difficile commentare un buon lavoro senza sembrare troppo stucchevole.
Sei sicuramente riuscito a produrre un buon insieme di vive emozioni intessendole in maniera magistrale in un ottimo racconto. Hai uno stile molto fluido, scorrevole, quasi musicale, che si sposa bene con l'argomento trattato e le lunghe riflessioni che suggerisci. Toccante tutta la narrazione, sin dalla prima battuta, che delinea ambienti e sensazioni in maniera viva e pulsante.

Anche sul personaggio principale hai dato prova di grande talento, sei riuscito a farne trasparire tutta l'umanità utilizzando al meglio le poche battute del racconto.

In conclusione è un ottimo lavoro, spero di rileggerti.

_Enjoy
_Emme

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Emme, che dire?

Grazie anche a te!

 

Onestamente, sono troppo stanco ora, per rivalutare le due frasi come da te suggerito, ma lo farò.

 

Spero solo che il prossimo lavoro possa essere apprezzato come questo.

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Bradipi

Mi sembra che opinioni si dividano tra giovani e meno giovani (io e Nanni), i primi più favorevoli, gli altri meno.

Le emozioni qui riportate sono state descritte tante volte, la versione che predilogo è quella di Master:

 

 

Alexander Throckmorton

Quand'ero giovane, avevo ali forti e instancabili,
ma non conoscevo le montagne.
Quando fui vecchio, conobbi le montagne
ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione.
Il genio è saggezza e gioventù.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
Questa discussione è chiusa.

×