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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

Post raccomandati

Confermo ciò che ho detto prima: scrivi bene, ma perdonami se leggendo (copio dal sito) "La più avvincente epopea di ogni tempo, di oltre 5200 pagine" ho preferito "assaggiare" qualcosa di meno pesante, scegliendo il link più sotto.

CINQUEMILADUECENTO pagine, per l'amor del cielo!

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Apro un piccolo ot: se si tratta di una serie di romanzi ambientati nello stesso mondo, il numero di pagine rientra, si può dire, nella norma. Facendo un esempio legato al genere fantasy, si prendano la saga di La Ruota del Tempo di Robert Jordan e la serie Malazan di Steven Erikson (entrambi autori conosciuti, non autopubblicati): la prima è composta da quindici volumi con una media di più di 700 pagine ca a volume, la seconda ha dieci libri con una media di 800 pagine ca a volume.

Chiudo ot.

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Ho già specificato che non leggo né fantasy, né romance. Se i migliori scrittori in self-publising scrivono romanzi di questi generi, allora purtroppo non avrò mai il piacere di leggerli. Per il primo (fantasy) suppongo che ci siano vari motivi per cui gli autori non riescono a emergere o essere notati da qualche Big e uno di questi è proprio la lunghezza, temo.

Io ho sempre apprezzato i tomi alla King, per intenderci, ma solo in cartaceo. Da quando leggo in e-book non amo i romanzi eccessivamente lunghi. Non chiedermi perché, non l'ho ancora capito nemmeno io.

Comunque ti ringrazio per la segnalazione.

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La lunghezza c'entra, ma relativamente. Certo, le ce cercano opere autoconclusive, lunghe due/trecento pagine (sporadiche quelle sopra le quattrocento) per limitare la spesa, ma questa è una cosa che non riguarda solo il fantasy: se si guarda i libri di autori italiani non sono mai lunghi. Inoltre le ce ricercano romanzi leggeri, che non impegnano, non fanno pensare. Ora le ce evitano il fantasy come la peste perché hanno bruciato il mercato a causa di mancanza di conoscenza del genere e di non aver voluto approfondire cosa fosse realmente: hanno seguito la moda del momento per fare soldi e basta, senza pensare a creare qualcosa di duraturo. Purtroppo nel nostro paese (ma non solo), si ha la concezione del fantasy come un genere di bassa lega, adatto a mentecatti, disadattati, gente limitata mentalmente e bambini/adolescenti; oltre a ciò c'è da considerare la condizione culturale in cui versa l’Italia. Ho scritto un approfondimento su tale questione in questo articolo: http://www.fantasymagazine.it/20565/qualche-osservazione-sulla-percezione-da-parte-dei-lettori-dei-romanzi-fantasy-realizzati-in-italia

 

Hai citato King, autore che apprezzo. Ma se un autore come King vivesse ora in Itala e proponesse opere come It e L'ombra dello scorpione (due dei suoi lavori migliori), non gli verrebbero pubblicate perché considerate troppo lunghe e impegnative. A questo punto all'autore non rimarrebbe che emigrare o autopubblicarsi, ma difficilmente avrebbe il successo che (fortunatamente) hanno avuto le sue opere.

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Iveonte non ha niente da invidiare ai lunghi romanzi degli Autori stranieri. Solo chi lo legge interamente si rende conto della grande differenza, ovviamente a favore di Iveonte, che non è un romanzo fantasy. L'opera comprende tutto, dalla religione alla filosofia, dalla psicologia all'educazione. Inoltre, vi sono avventure nelle quali c'è sempre un problema umano da affrontare, ogni volta in difesa della persona umana, perfino della donna, in qualità di essere umano alla pari dell'uomo. Ne trovate un esempio nel titolo 360, che si può visionare, cliccando sul seguente link:

 

*Editato dallo Staff*

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Vi riporto le mie esperienze.

1 la logica vorrebbe che prima di presentare il tuo prodotto ad una casa editrice, fosse rivisto da colui che era chiamato  " correttore di bozze ".

2 questi soggetti, se sono professionisti e non arrangiati, fanno parte delle agenzie letterarie

3 le agenzie letterarie per leggere un tuo scritto si fanno pagare ..ben pagare, per rilasciarti una nota che al novanta per cento delle volte è negativa, le poche volte in cui accettano  di provvedere alla correzione, c'è un extra, e non è affatto certo che poi ti rappresentino nei rapporti con le ce

4 se per caso arrivi ad una casa editrice o ti ignorano, o ti dicono si ma devi comperare almeno 100 copie, che poi restano a te, loro non le distribuiscono, trovare una casa editrice che accetta il tuo libro, lo fa correggere, lo pubblica e lo distribuisce facendogli pubblicità......un miracolo

Ed allora ? o rimaniamo con i nostri sogni ben conservati nel nostro cassetto in attesa di un miracolo, ed il tempo passa, o ci diamo una mossa. 

Il selfpublishing.. ma perchè no, purchè sia un buon prodotto.  

Sia stato letto non solo da te, che alla fine i rifusi gli errori non li vedi più, ma semplicemente da almeno altre due persone.

Ti daranno un parere sul libro e ti indicheranno errori e ripetizioni. Chi lo compera ? Inizia con i tuoi amici ai quali avresti dovuto proporre una delle famose 100 copie ad un prezzo non inferiore a 12 €. Con il selfpublishing lo puoi vendere a 5 €  e poi fatti un minimo di pubblicità.

Ragazzi se il prodotto è buono si vende, se fa schifo...on line o cartaceo che sia  no.

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Hai pienamente ragione. Ma io ho una immensa fiducia nelle mie opere, essendo in me la massima creatività esistente. E non solo in campo letterario! Puoi accertartene.

*Editato dallo Staff*

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Ragazzi se il prodotto è buono si vende, se fa schifo...on line o cartaceo che sia  no.

 

Definisci "buono"  :asd:

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leggibile, che non annoi, che non ti spinga al suicidio, che non ti invogli a buttare l'autore giù dalla finestra. Che ti faccia sorridere, o ti intrighi, o ti tenga in tensione

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Da lettrice ho una visione ben diversa, e l'ho espressa nella speranza che potesse essere in qualche modo di aiuto agli scrittori con ancora qualche dubbio in merito, anche se si tratta comunque della mia opinione personale (di lettrice). Ma a quanto pare non è stato così.

Ma credo che sia il parere dei lettori quello che conta.

Che dire? Vi auguro buona fortuna!

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Anch'io sono una lettrice. Sono partita da li, dal mio amore per i libri e per la lettura.

A me interessa leggere un buon libro, scritto bene o ben tradotto, che non mi annoi e che se devo interrompere la lettura..mi dia il fremito di riprenderla. Il numero delle pagine non è essenziale, quello che è scritto si.

Cartaceo o digitale ?  Sono abituata al cartaceo ma il mondo si evolve e noi con esso.

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Ragazzi, una domanda veloce:

Prima di autopubblicarmi, come mi consigliate di tutelarmi per i diritti d'autore?

Siae, notaio o altro?

 

Puoi effettuare un autoinvio tramite posta: metti il tuo manoscritto all'interno di una busta e la sigilli per bene, poi la invii a te stesso tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Il plico non deve mai essere aperto, così come va tenuta la ricevuta: servono come prova della paternità dell'opera.

 

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Ma l'autopubblicazione dovrebbe già tutelarti da eventuali frodi, essendo sul volume la data di pubblicazione. Almeno così puoi sempre rivedere l'opera e continuare ad autopubblicarla con l'ultima versione corretta. Invece, nel caso di revisione dell'opera, quella del plico non risulterebbe più identica alla nuova edizione. Per cui la legge potrebbe anche contestarti il fatto che la prima e l'ultima versione non sono  identiche. Se poi ritieni la tua opera già perfetta, senza aver bisogno di ulteriori rimaneggiamenti, allora segui pure il consiglio che riguarda l'autoinvio dell'opera a mezzo raccomandata.

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Vabbè, se dovessi usare il metodo dell'auto invio, mi invierei l'ultima versione, quella che poi utilizzerei per l'autopubblicazione.

 

Un'altra domanda:

Per quanto riguarda l'uso del pseudonimo? Se lo pubblico con un pseudonimo ci saranno problemi poi per verificare la paternità dell'opera? 

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Non so esattamente come funzioni, ma occorre saper dimostrare che lo pseudonimo usato sia legato a te, sia di tua proprietà; penso dovresti rivolgerti a un notaio o un avvocato, ma quest'ultima parte prendila solo come una supposizione, occorre informarsi bene. Io non l'ho mai fatto perché non interessato, partendo fin da subito con la convinzione che le opere che scrivo devono portare il mio nome. 

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Ragazzi, una domanda veloce:

Prima di autopubblicarmi, come mi consigliate di tutelarmi per i diritti d'autore?

Siae, notaio o altro?

Il fatto che il libro o ebook venga pubblicato e messo in vendita a tuo nome non ti basta come tutela della paternità dell'opera? I libri hanno una data di pubblicazione e il servizio di selfpublishing tiene traccia della data di caricamento del file, a cosa ti serve autoinviarti il manoscritto o apporre marche temporali? Un eventuale plagiatore può copiarti solo dopo che il libro è uscito (a meno che non ti rubi i file dal computer ma qui siamo alla paranoia) e nel caso di contastazioni puoi facilmente dimostrare che il tuo libro è uscito prima del plagio.

Nota bene che la probabilitàche qualcuno copi il testo di uno sconosciuto che si autopubblica è prossima a zero

 

Vabbè, se dovessi usare il metodo dell'auto invio, mi invierei l'ultima versione, quella che poi utilizzerei per l'autopubblicazione.

 

Un'altra domanda:

Per quanto riguarda l'uso del pseudonimo? Se lo pubblico con un pseudonimo ci saranno problemi poi per verificare la paternità dell'opera? 

No, perché il servizio di autopubblicazione richiede i tuoi dati reali per l'iscrizione

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Confermo quanto detto. Il contratto di pubblicazione con un servizio di self-publishing è già una tutela del copyright attribuito alla persona fisica. Se poi vuoi essere più sicuro, puoi autospedirti il file dell'opera via PEC (Posta Elettronica Certificata). Io, almeno, faccio così prima di mandare qualcosa a un editore. Sostituisce la raccomandata tradizionale, avendo pari valore legale. Inoltre, costa molto meno.

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In generale, penso che la gente non badi molto alla casa editrice o alla formula del self publishing. Il lettore vuole solo leggere un prodotto di qualità. E' vero che la maggior parte delle pubblicazioni self è spazzatura, per questo ci sono lettori che, per scelta, non leggono self. Però è anche vero che esistono autori pubblicati dalle case editrici con le quali hanno sfornato pattume non dissimile dai "pensierini della sera" di cui parli tu. La verità è che il self è un mondo variegato e sfondare è incredibilmente difficile. Non ci dimentichiamo che il self publisher è un editore vero e proprio, quindi deve impegnarsi per fare bene questo mestiere e non tutti sono portati a farlo.

 

La penso come te. I veri lettori guardano solo la qualità del libro che stanno leggendo. Infatti ci sono delle CE che pubblicano romanzi editati malissimo e con una storia senza un senso logico, mentre self publisher che sono molto attenti a ciò che pubblicano.

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i lettori scelgono tra le migliaia di proposte che vengono fatte. Ma non tutto arriva davanti al lettore. Se acquisti libri in libreria di catena potrai scegliere tra alcuni prodotti, in una libreria indipendente può essere che tu ne incontri anche altri. La distribuzione è la chiave di tutto, il resto, purtroppo conta molto meno. Il caso del film di Zalone (voglio solo usarlo come esempio, vi prego non andate OT) proposto in  2 sale su 3 è il tipico esempio.

La distribuzione nelle librerie è ultra selezionata, in pratica riservata ai grandi editori. Dall'altra parte abbiamo il web, aperto a tutti. E' in questo secondo ambiente che opera il self, al quale di solito è precluso anche l'altro ambiente, quello delle fiere, a cui possono accedere invece i piccoli editori.

Quindi essere un autoprodotto significa essere consapevoli che il mercato di riferimento è internet, è amazon, sono i vari pod.

Internet quindi è anche il ricettacolo di tutto ciò che l'editoria tradizionale rifiuta o semplicemente non può assorbire. Perché scrivere un libro, pubblicarlo e venderlo sono tre cose molto diverse. Se sei un self devi saperle fare tutte e tre.

E delle tre cose la più difficile è vendere. Ma molto più difficile. Questo anche per rassicurare quelli che temono di essere plagiati. Per una grande CE il difficile non è trovare il buon manoscritto, ma il modo di venderlo. Quasi sempre conta di più la gallina che l'uovo. E' la gallina che viene "venduta".

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Ciao ragazzi, io sono nella fase conclusiva della scrittura del mio primo romanzo.

 

L'intenzione, una volta terminata la scrittura, sarebbe di stamparne un centinaio di copie con un servizio di print on demand (finora Youcanprint è quello che mi convince di più) e nel frattempo tentare la tortuosa strada dell'invio ad agenzie, agenti e CE.

 

Quello che non riesco a capire, e che la lettura di tutto questo topic ha ulteriormente confuso è:

 

se pubblico con Youcanprint o anche solo su Amazon, facendomi assegnare un ISBN, ciò rende immediatamente il mio romanzo fuorigioco per qualsiasi CE? Perchè mi pare di aver capito che le CE sarebbero interessate solo a inediti 100%.

 

Ecco, questo mi genera una gran confusione, perchè poi si fa cenno ad autori che hanno iniziato con il self e poi sono stati notati da qualche CE lungimirante.

 

Vi ringrazio in anticipo.

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Ciao ragazzi, io sono nella fase conclusiva della scrittura del mio primo romanzo.

 

L'intenzione, una volta terminata la scrittura, sarebbe di stamparne un centinaio di copie con un servizio di print on demand (finora Youcanprint è quello che mi convince di più) e nel frattempo tentare la tortuosa strada dell'invio ad agenzie, agenti e CE.

 

Quello che non riesco a capire, e che la lettura di tutto questo topic ha ulteriormente confuso è:

 

se pubblico con Youcanprint o anche solo su Amazon, facendomi assegnare un ISBN, ciò rende immediatamente il mio romanzo fuorigioco per qualsiasi CE? Perchè mi pare di aver capito che le CE sarebbero interessate solo a inediti 100%.

 

Ecco, questo mi genera una gran confusione, perchè poi si fa cenno ad autori che hanno iniziato con il self e poi sono stati notati da qualche CE lungimirante.

 

Vi ringrazio in anticipo.

 

L'idea è che se una casa editrice legge un self e le piace, può contattare l'autore e chiedergli di togliere l'opera dal commercio per essere lei stessa a pubblicarla dietro regolare contratto. Alcuni editori vedono nel self publishing una sorta di scouting mediante il quale valutare la risposta del pubblico ed eventualmente decidere se reclutare l'autore. Per inciso, gli autori che hanno ricevuto proposte dagli editori dopo l'autopubblicazione sono pochi.

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se hai intenzione di mandarlo ad agenti o a editori non ha senso che ne pubblichi 100 copie (che detto per inciso faticheresti una vita a vendere). Rischieresti solo di comprometterti questa possibilità. L'editore potrebbe pensare che hai stampato il libro e non sei riuscito a venderlo e quindi ripieghi su di lui (che sa benissimo che se non ci sei riuscito tu, facilmente non ci riuscirà nemmeno lui, se è uno piccolo).

 

Il self non deve essere visto come ripiego, è un'alternativa all'editoria tradizionale.

 

Se pensi che un editore possa darti quel qualcosa che da solo non puoi ottenere, allora prova a inviare a editori selezionati (mai mandare a caso) il tuo manoscritto. Se nessuno ti filerà, allora è tempo di farsi delle domande, e poi darsi delle risposte. La via del self potrebbe essere la risposta.

Modificato da Lorenzo Sartori
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se hai intenzione di mandarlo ad agenti o a editori non ha senso che ne pubblichi 100 copie (che detto per inciso faticheresti una vita a vendere). Rischieresti solo di comprometterti questa possibilità. L'editore potrebbe pensare che hai stampato il libro e non sei riuscito a venderlo e quindi ripieghi su di lui (che sa benissimo che se non ci sei riuscito tu, facilmente non ci riuscirà nemmeno lui, se è uno piccolo).

 

Il self non deve essere visto come ripiego, è un'alternativa all'editoria tradizionale.

 

Se pensi che un editore possa darti quel qualcosa che da solo non puoi ottenere, allora prova a inviare a editori selezionati (mai mandare a caso) il tuo manoscritto. Se nessuno ti filerà, allora è tempo di farsi delle domande, e poi darsi delle risposte. La via del self potrebbe essere la risposta.

Grazie Lorenzo.

 

Il punto è che vorrei farlo leggere ad amici, conoscenti e a chi mi segue da tempo tramite il web.

Inoltre l'idea era di fare una campagna di crowdfunding, in modo da avere un certo numero di copie vendute già prima della stampa stessa.

 

A questo punto potrei procedere solo con la stampa, senza ISBN, per tutti quelli che lo vogliono leggere.

Poi non so se anche solo vendere 100 copie è un'impresa.

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Devi chiarirti bene le idee.
Uno scrittore esordiente non è nessuno. Ma proprio nessuno. Ti accorgerai quanti sono questi nessuno (tra cui mi ci metto tranquillamente anch'io) e quante poche le persone disposte a leggere questi signori nessuno. In Italia si leggono poco i "grandi" nomi, i signori nessuno li leggono al massimo (ma non farti troppe illusioni) i parenti e gli amici. Se un amico non legge abitualmente non farà eccezione con te. Se legge, potrebbe snobbarti. Ad ogni modo i conoscenti sono il primo mercato a cui ti puoi rivolgere. Molte piccole Case editrici puntano su questo mercato. Le case editrici a pagamento (stacci lontano) puntano a vendere all'autore il quale poi rivende (se riesce) a parenti e amici.

 

Il crowfounding potrebbe essere un'idea interessante, se non altro ti permette di misurare da subito quale sostegno potresti avere dalle persone che conosci. L'importante è che poi non ti deprimi. Non saranno parenti ed amici a fare la differenza.

 

Se devi stampare prova a vedere Createspace che secondo me è la più competitiva. Poi acquisti su amazon.

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io sto sperimentando createspace proprio in queste settimane, riporto la mia esperienza:

 

- libro di lavori a maglia (non mio ovviamente), pubblicato da chi ha già un blog molto seguito nel settore. sta andando bene.

 

- libri miei in dialetto triestino, di cui ne avevo stampate 1000 copie distribuite nelle librerie locali. queste sono andate esaurite, ora ristampare risulterebbe non economico perchè ovviamente dovrei stamparne almeno 500 per abbassare i costi di stampa, ma 500 nel mercato locale probabilmente li venderei in tempi troppo lunghi per avere un ritorno.

per cui la scelta di spostarli su createspace, che non ha costi iniziali.

al momento la risposta del pubblico però non è entusiasmante.

va detto che non ho ancora assolutamente fatto alcun tipo di promozione.

 

ecco, da questi due esempi risulta chiaro che il punto cruciale è la promozione.

pubblicare su createspace è come mettere un libro in una libreria grande quanto uno stadio (amazon). è praticamente impossibile che qualcuno arrivi al tuo libro se non trovi i canali giusti per promuoverlo.

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Se vuoi autopubblicarti, la Youcanprint è senz'altro la migliore ed è anche la più economica. Ti basta acquistare una sola copia della tua opera per mettertela in vendita su tutte (dico tutte) le librerie on line. Io ho già pubblicato 17 volumi con la Youcanprint. Quanto alla vendita, non illuderti troppo, poiché se non sei conosciuto come un autore almeno modesto sarai sempre completamente ignorato, tra le migliaia e migliaia di autopubblicazioni di ogni giorno. Pensa che in Italia (e forse in tutto il mondo) sono più scrittori che lettori.

Se vuoi renderti conto di quanto io abbia scritto, puoi visionare le mie opere poste sul mio sito, tutte autopubblicate, grazie alle quali potrei anche essere stimato qualcuno. Ma resto ugualmente nessuno!

 

 

*Editato dallo Staff*

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[...]

 

Se pensi che un editore possa darti quel qualcosa che da solo non puoi ottenere, allora prova a inviare a editori selezionati (mai mandare a caso) il tuo manoscritto. Se nessuno ti filerà, allora è tempo di farsi delle domande, e poi darsi delle risposte. La via del self potrebbe essere la risposta.

 

Infatti, hai perfettamente ragione. Ed è per questo che, dopo aver sperimentato, leggendone alcuni, che di solito gli autopubblicati sono gli scarti dell'editoria (anche di quella piccola, a quanto pare), li eviterò come la peste. Ma questo l'ho già detto, mi pare. E mi dispiace se - e non ne dubito - 1 su 1000 autopubblicati si discosta da questo criterio, ma non ho voglia di scoprirlo.

Parola di lettrice che legge una cinquantina di libri all'anno (o ebook). Dato che, mi pare, è stato uno scrittore a chiedere aiuto pubblicando il suo dubbio in questo post, credo che l'opinione di un lettore che non sia a sua volta anche uno scrittore, che come tale con tutta probabilità ha un'opinione un po' "contaminata" della cosa (diciamo che possiamo definirlo un "conflitto di interesse" e che lo porterebbe a rispondere solo ciò che vorrebbe sentirsi dire), sia quella da valutare più attentamente. In fondo, sono i lettori il target finale. Soprattutto i lettori "forti", che sono quelli che possono fare la differenza fra un buon libro e un libro spazzatura contribuendo all'eventuale successo del primo e allo stroncamento del secondo.

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