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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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Quella del self publishing è un'idea che mi frulla in testa da un pò, o meglio, da sempre. A frenarmi l'idea di non poter disporre di un buon servizio di editing e di supporto di quelli che solo le CE possono offrire, ma credo che con una buona dose di coraggio e olio di polpastrelli nulla è impossibile, se davvero crediamo in ciò che abbiamo scritto.

 

Rimane lo scoglio della pubblicizzazione,  e quella è un'impresa che definire titanica è poco, ma resta comunque una sfida cui è difficile sottrarsi se davvero ci si vuole mettere in gioco.

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Io do la mia opinione, sperando di non sembrare sgarbato :)

Penso che l'auto-pubblicazione sia un gradino più basso della pubblicazione da parte di editore, uno qualsiasi potrebbe scrivere un romanzo intitolato "quando sto sulla tavoletta mi sento un re" dalle grandi doti penose e tristi e pubblicarlo senza troppi problemi. Okay, dopo non lo leggerebbe nessuno, ma il fatto che tutti possano pubblicare qualsiasi cosa rende questo mezzo troppo abusato.

Al contrario tramite editore i testi ciofeca sono scartati (in teoria) a priori e dovrebbe passare solo quelli che ne hanno diritto, con un editing fatto bene e il giusto supporto per farsi un minimo di strada.

C'è da dire però che se nel caso che un editore non capisca il potenziale di un testo, che credo sia difficile ma non impossibile, si può ricorrere all'auto-pub, sperando in una fortuna maggiore. Molti autori conosciuti in questi tempi hanno sperato nel self per poi venire visti da un editore.

E' (faccio la è così perché non so come si fa quella giusta xD) vero che pubblicare con un editore è un percorso lungo, il tempo di aspettare una risposta che può arrivare o meno può essere snervante. Ma ne vale la pena. Forse è anche per questa ragione che il self sembra abbastanza gettonato.

Io, per parer mio, penso che il self dia troppa libertà. A volte per trovare le perle nei self bisogna scavare tra le ciofeche.

Per questo motivo a me non piace molto il self, rende la pubblicazione troppo facile e personalmente dopo che ho sudato sette camice, quattordici maglioni e venti magliette, preferirei che il mio testo fosse preso in considerazione da qualcuno che ne capisce e che finalmente può dirmi quella frase che vorrei sentirmi dire: "il tuo romanzo mi piace e voglio investire su di esso."

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Al contrario tramite editore i testi ciofeca sono scartati (in teoria) a priori e dovrebbe passare solo quelli che ne hanno diritto, con un editing fatto bene e il giusto supporto per farsi un minimo di strada.

 

Direi che quoto la parte fra parentesi: "in teoria". :D

Il punto, secondo me, è che le CE accettano ciò che è di loro gusto e scartano ciò che non lo è, il che purtroppo non è garanzia di nulla, a meno che non ci sia una grande competenza dietro la testa che decide "tu sì, tu no". Cosa che non sempre accade. Se un editore ha un pessimo gusto, pubblicherà pessimi libri e questo è quanto. 

Parlo da lettrice e non da autrice, quindi non ho pregiudizi di sorta verso nessuna CE per essere stata in qualche modo "scartata", dato che non ho mai inviato nulla. 

Come lettrice, io pure facevo il tuo stesso ragionamento: tutti possono auto-pubblicarsi, quindi se voglio leggere qualcosa di qualità devo cercare un testo edito. L'esperienza di quest'ultimo anno mi ha contraddetta: ho trovato opere edite pessime, e opere auto-pubblicate ottime. E con "pessimo" intendo refusi, errori grammaticali, ritmo narrativo insostenibile, struttura della storia debole, ecc. Roba che, insomma, io mi aspetterei da un esordiente che non fosse mai passato attraverso un editing e non certo da qualcuno che è stato pubblicato da una CE. Finché ho scoperto che (incredibile!) non tutte le CE fanno editing, e a quel punto ho capito tante cose. :D

Di contro, il mondo dell'auto-pubblicazione è un po' come dici tu: la fiera del dilettante, tant'è vero che io pure ho fatto questa scelta per le mie cose, perciò puoi trovare davvero il peggio del peggio. E' vero anche però che ci metti poco a decidere chi ti piace e chi no e, quando trovi qualcuno che merita, diventa altrettanto facile iniziare a seguirlo. Io ho trovato autori auto-pubblicati che mi sono piaciuti molto più di autori editi, e me li sto tenendo abbastanza stretti. Nel senso che se pubblicassero qualcosa con una CE, prima o poi, lo comprerei tranquillamente al buio. 

Io credo quindi che l'auto-pubblicazione sia un ottimo strumento preliminare, utile a farsi un pubblico di lettori affezionati. Una volta che avranno imparato a conoscerti e apprezzarti, compreranno facilmente tutto ciò che pubblicherai... o quasi. :)

Quindi non lo vedrei come uno step più basso ma come uno step intermedio, meglio ancora se fatto di racconti piuttosto che di romanzi. Sarà che non leggo volentieri cose lunghe on-line ma credo che sia più facile conquistare i lettori con una serie di racconti brevi che mostrino tutto il tuo potenziale, prima di proporre qualcosa di lungo. :)

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l'autopubblicazione richiede del "lavoro" extra da parte dell'autore (che deve fare le veci anche dell'editore) ma anche da parte del lettore che si trova a dover scremare quanto gli viene proposto. Non è né un bene, né un male, dipende dal lettore.

 

In pratica una casa editrice assolve da un lato il compito di filtrare (selezionare) e dall'altro quello di ottimizzare un prodotto. Poi dovrebbe assolvere il compito di promuovere.

Spesso il lavoro delle CE si riassume solo nella selezione, dove la soggettività ha un certo peso.

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In pratica una casa editrice assolve da un lato il compito di filtrare (selezionare) e dall'altro quello di ottimizzare un prodotto. Poi dovrebbe assolvere il compito di promuovere.

Spesso il lavoro delle CE si riassume solo nella selezione, dove la soggettività ha un certo peso.

 

Eh già.  :fuma:

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Ciao a tutti. Volevo sapere se il servizio Createspace è gratis o comunque se ha qualche costo per la pubblicazione. Grazie :)

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L'autopubblicazione può essere un'opportunità per essere letti, farsi conoscere e confrontarsi con i lettori, magari avendo anche qualche consiglio utile per migliorare i propri lavori. Certo è che l'autore deve farsi carico di un lavoro scrupoloso sul testo e sulla storia, in modo da non lasciare errori e buchi; non si diventa ricchi, questo è da chiarire, ma qualche piccola soddisfazione se ci si impegna ce la si può togliere.

Non è detto che questo modo di fare sia di livello inferiore di chi pubblica per una ce: pubblicare con una ce non è sinonimo di qualità, dato che si pubblica ciò che è commerciale e porta guadagno (le ce non sono onlus, ma imprese e per esistere devono avere utile, non bello, ma tale è la realtà) e che per avere più guadagno si tagliano le spese, quale è per esempio l'editing. 

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Io credo che il self-publishing possa avere un senso in caso di pubblicazioni atipiche, soprattutto se gli obiettivi dell'autore sono un po' particolari.

Devo fare per forza un esempio personale descrivendo la mia esperienza su un libro biografico-musicale che sono ormai prossimo a concludere.

 

Credo che ricorrerò a questo sistema per un motivo molto semplice: desidero che il libro esca esattamente come l'ho concepito, perché ho impiegato anni a scriverlo e perché ho investito appositamente per viaggiare e fare ricerche in tal senso. L'obiettivo reale è quello di realizzare un volume con caratteristiche ben precise che mai al mondo accetterei di cambiare. Mai accetterei di farmi imporre una copertina o un formato, cosiccome mai accetterei di stamparlo su carta economica o b/n che svilirebbero tutta una serie di scelte grafiche precise. E' abbastanza ovvio che un editore difficilmente realizzerebbe un libro di questo tipo, costerebbe troppo! Questo volume sarà per me il coronamento di un grande progetto e poco importa se resterà un qualcosa di nicchia.

Voglio però specificare che questi miei ragionamenti riguardano questo libro specifico.

 

In altri casi, visto che sto scrivendo anche un romanzo e altri brevi racconti, non avrei tali esigenze e quasi sicuramente tenterei di far pubblicare i miei lavori in modo tradizionale.

 

Tutto questo per dire che a seconda dei casi si può optare per strade diverse, senza precluderne alcune a priori.

Questo ovviamente è solo il mio parere.

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Io do la mia opinione, sperando di non sembrare sgarbato :)

Penso che l'auto-pubblicazione sia un gradino più basso della pubblicazione da parte di editore, uno qualsiasi potrebbe scrivere un romanzo intitolato "quando sto sulla tavoletta mi sento un re" dalle grandi doti penose e tristi e pubblicarlo senza troppi problemi. Okay, dopo non lo leggerebbe nessuno, ma il fatto che tutti possano pubblicare qualsiasi cosa rende questo mezzo troppo abusato.

Al contrario tramite editore i testi ciofeca sono scartati (in teoria) a priori e dovrebbe passare solo quelli che ne hanno diritto, con un editing fatto bene e il giusto supporto per farsi un minimo di strada.

C'è da dire però che se nel caso che un editore non capisca il potenziale di un testo, che credo sia difficile ma non impossibile, si può ricorrere all'auto-pub, sperando in una fortuna maggiore. Molti autori conosciuti in questi tempi hanno sperato nel self per poi venire visti da un editore.

E' (faccio la è così perché non so come si fa quella giusta xD) vero che pubblicare con un editore è un percorso lungo, il tempo di aspettare una risposta che può arrivare o meno può essere snervante. Ma ne vale la pena. Forse è anche per questa ragione che il self sembra abbastanza gettonato.

Io, per parer mio, penso che il self dia troppa libertà. A volte per trovare le perle nei self bisogna scavare tra le ciofeche.

Per questo motivo a me non piace molto il self, rende la pubblicazione troppo facile e personalmente dopo che ho sudato sette camice, quattordici maglioni e venti magliette, preferirei che il mio testo fosse preso in considerazione da qualcuno che ne capisce e che finalmente può dirmi quella frase che vorrei sentirmi dire: "il tuo romanzo mi piace e voglio investire su di esso."

 

 

mi sento molto vicino a questa tua posizione

ho attraversato momenti di sconforto, nell'attesa di una risposta di un editore, che mi ha fatto dire "chi me l'ha fatto fare?".

anche la mia prima esperienza di pubblicazione, con un editore doppio binario che ha fatto ben poca promozione, mi ha fatto pensare che tutto sommato se mi fossi autopubblicato avrei ottenuto forse gli stessi risultati.

però... però...

il pensiero che l'autopubblicazione non abbia altri filtri se non il buon gusto e il buon senso dell'autore verso la propria opera (da cui, lo sappiamo bene, è difficile distaccarsi per guardarla con occhi obiettivi) mi frena molto.

Mille volte meglio il self publishing che la pubblicazione a pagamento, sia chiaro.

E' una scelta senz'altro valida, specie se l'autore confida in un buon bacino di conoscenti e ha una più che buona capacità di muoversi nei vari canali di promozione. Quest'ultima, però, richiede un sacco di tempo da dedicare.

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Ho letto con molto interesse i vostri interventi poichè dopo innumerevoli ...il suo è in buon prodotto ma non è nelle nostre corde...mi sono stufata.

Ciò che scrivo o ha un valore o non ne ha, ma le agenzie letterarie sovraccariche di manoscritti non ti filano proprio e le CE spesso ti chiedono di comperare copie che ti rimangono sullo stomaco.

Ciò che volevo era solo una scheda di valutazione che mi facesse capire se ciò che scrivevo poteva essere di interesse per qualcuno, ma pagare per questo 3 o 400 euro... NO !!!

 L 'altro giorno parlando con mio figlio mia ha detto..mamma devi cambiare approccio. Noi, ha 22 anni, scarichiamo moltissimi libri da internet perchè li paghiamo ad un prezzo inferiore. C'è Amazon e li puoi pubblicare sia in italiano, che in inglese ed arrivare così al mondo...

E allora ho deciso di provare a scrivere piccoli racconti 20/30 pagine, in america vanno molto, di farli tradurre in inglese a lui e di metterli sul mercato attraverso Amazon. Quando sono così brevi l editing non serve. Se poi le cose dovessero andare...per i manoscritti che ho già mi farei fare l'editing, anche a pagamento, poichè sono assolutamente sicura che non leggerei più gli errori, e secondo me l'editing va fatto fare da chi è del mestiere

Non concordo con chi reputa il self come l'ultima spiaggia, parlare con mio figlio mi ha fatto riflettere il mondo si è evoluto e l'editoria anche.

E se noi scrittori sconosciuti ma fiduciosi in noi stessi, abbiamo la coscienza che proprio tutto non si può pubblicare in self, e ci diamo delle regole forse, dico forse qualcosa di buono può anche succedere

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sostanzialmente la tua strategia è buona, ma non è vero che non serva l'editing di un testo breve, soprattutto se è stato tradotto.

In Italia arriva molta roba straniera tradotta con Google translator. Molta gente si è rotta (ci si sente truffati) e sta segnalando.

Per cui giusta la strategia di andare self e di farlo con racconti brevi e in inglese, ma pubblica qualche racconto in meno e cura di più quello che pubblichi.

Capisco che l'editing professionale in inglese non sia abbordabile, ma se riuscissi a far leggere ad un paio di persone madrelingua (e con un minimo di esperienza, diciamo almeno "lettori forti") prima di pubblicare sarebbe già qualcosa.

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Concordo sulla necessità che bicca56 si avvalga quanto meno di un lettore madrelingua: si trovano in rete traduzioni orripilanti!

Quanto al self in generale (che per ora non pratico), può sempre capitare una " botta" di ... fortuna. Un amico editor mi ha raccontato di aver rifiutato di lavorare su un testo perché scorrettissimo :nein: , tale da richiedere una riscrittura vera e propria, che lui non fa. Autopubblicato tal quale  su Amazon è stato scelto e stampato :flower:  da un noto editore "popolare" (sempre tal quale :asd: !).

Modificato da sefora

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vi ringrazio per i consigli. La traduzione in inglese verrà fatta.non da me ma da una traduttrice dall'inglese all'italiano di programmi di Skay, è una amica d'infanzia laureata in lingue e praticamente sarà quasi gratis. A questo punto, però la farò rivere da proprietario di una scuola d'inglese, madrelingua, dove mio figlio lo ha ha imparato. Il mio cucciolo ha l ielts con 8 ragion per cui sono protetta da tutti i fronti. Per quanto riguarda la correzione del testo in italiano, onestamente li non ho bisogno di aiuto. Negli ultimi 20 anni, lavorando come funzionario nel settore legislativo del consiglio regionale della mia regione ho preparato relazioni ai disegni di legge, relazioni sulle sentenze della Corte Costituzionale etc.

Nei testi di 20/30 pagine nulla sfugge al controllo. Chiaramente quando le pagine aumentano e diventano 150/200 etc è facilissimo che sfuggano errori e refusi. Anche perchè mi sono accorta che quando leggi tante volte lo stesso testo, alla fine quasi non lo leggi più realmente. 

Penso che per la seconda metà di luglio i testi saranno pronti, poi la traduzione e de tutto va bene per la fine del mese di luglio on line su Amazon.

Vi terrò al corrente sugli sviluppi

E qualunque suggerimento abbiate ben venga.

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E chi vi dice che non possono esserci degli ottimi scrittori emergenti fra coloro che si autopubblicano? Io ne ho trovati e mi sono anche entusiasmato delle loro opere, le quali hanno la sfortuna di non venire lette da editori con la "E" maiuscola. Anzi, qualcuno l'ho trovato anche la penna più poliedrica esistente al mondo per la sua inesauribile creatività in vari campi dello scibile. Anche il lavoro di editing era minuziosamente curato.

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Ospite Andrea.Dee

Non ho autopubblicato e non sono un esperto. Quello che posso pensare è che se autopubblichi puoi pure pubblicare la lista della spesa di topolino, se passi per una casa editrice, no. Per il resto la gente non sa niente di queste cose, quindi se vede il nome di un editore pensa che sei bravo, altrimenti ti prende per il classico sfigato che scrive i pensierini della sera che nessuno pubblica. Ed è già tanto se arrivano a fare questo (stupido o meno) ragionamento, perchè mediamente la gente non sa manco la differenza che passa tra il self e una ce e una eap. Poi c'è chi non ha i soldi per andare di self.

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In generale, penso che la gente non badi molto alla casa editrice o alla formula del self publishing. Il lettore vuole solo leggere un prodotto di qualità. E' vero che la maggior parte delle pubblicazioni self è spazzatura, per questo ci sono lettori che, per scelta, non leggono self. Però è anche vero che esistono autori pubblicati dalle case editrici con le quali hanno sfornato pattume non dissimile dai "pensierini della sera" di cui parli tu. La verità è che il self è un mondo variegato e sfondare è incredibilmente difficile. Non ci dimentichiamo che il self publisher è un editore vero e proprio, quindi deve impegnarsi per fare bene questo mestiere e non tutti sono portati a farlo.

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Self-publishing? Sì, se:

1) Non hai una vita sociale, e non intendi averne

2) Hai col tuo monitor un rapporto più intimo che col tuo partner (be', dipende dal monitor, è chiaro)

3) Ami i lick-blog e intendi aprirne uno (sarebbero il 90% dei lit-blog, ovvero una rete di blog amiketti dove si scambiano commenti-apprezzamenti per la gioia di mamma Google Analytics)

4) Hai competenze di informatica, o danari per pagare chi ti fa copertina, formattazione testo e tante altre cosine 

 

Ah, negli ultimi post si parlava di qualità del testo...uhm, sì quella pure servirebbe. Dopo però. Molto dopo.

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Anche se magari se già se n'è parlato, va considerato che in alcuni casi per farsi recensire venga anche richiesto un contributo: pagare per la recensione, ma anche fare una donazione al sito su cui compare l'articolo che giudica il testo, acquistare banner pubblicitari perché in questo modo il testo ha maggiore visibilità e una corsia preferenziale sui tempi d'attesa rispetto a chi non li acquista.

Ognuno è libero di fare le sue valutazioni, ma non è detto che l'investimento fatto ricambi con un numero adeguato di vendite; spesso è già difficile fare un pareggio tra spese e guadagni.

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Pagare per una recensione? Per me equivale a dire: comprare acqua asciutta. Una recensione pagata non è una recensione, è un insieme di frasi senza capo né coda del tipo "l'autore ha dimostrato una padronanza del lessico notevole...i personaggi sono ben caratterizzati e credibili....la trama fresca e originale coinvolge il lettore fin dalle prime pagine bla bla...."

Ovviamente, quelli che offrono "servizi" di questo tipo sanno far bene il loro lavoro (la moltiplicazione dei pani e dei pesci), riuscendo ad esprimere con parole sempre diverse gli stessi due-tre concetti base, così da dare l'impressione di scrivere "recensioni" differenti per ogni singola opera loro sottoposta. Attenzione: non ho nulla contro il marketing, ma ogni cosa va chiamata col giusto nome. Una recensione pagata è semplice pubblicità. Magari esistono eccezioni, ma io non ne ho mai trovate... Chiuso O.T.  

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Opinione di lettrice: il self-publisher lo evito come la peste. Pochissime volte sono caduta in tentazione e ho acquistato ebook dal titolo e (soprattutto) dalla trama accattivante, magari con una copertina con una parvenza di professionalità, per quanto scarsa, sperando in una perla rara nel mare di melma del self-publishing.  Non mi dilungo nell'esporre la mia opinione in merito a quella manciata di titoli letti, ma se queste sono le perle rare... Dio me ne scampi! Persino una trama potenzialmente ottima può essere devastata da errori grammaticali, di sintassi, di forma e, soprattutto, di punteggiatura, che alla fine la rendono illeggibile. Non ricordo di averne terminato uno, comunque. Si può perdonare tutto questo se l'ebook è gratis, ma gratis non significa "pochi centesimi". Significa GRATIS, letteralmente.

Il "made-yourself book" è riconoscibile, almeno per un lettore forte.  Per questo motivo non posso giustificare i miei acquisti dicendo "non lo sapevo...". Lo sapevo ed ero preparata a ciò che poi, inevitabilmente, ho constatato di persona.

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E chi vi dice che non possono esserci degli ottimi scrittori emergenti fra coloro che si autopubblicano? Io ne ho trovati e mi sono anche entusiasmato delle loro opere, le quali hanno la sfortuna di non venire lette da editori con la "E" maiuscola. Anzi, qualcuno l'ho trovato anche la penna più poliedrica esistente al mondo per la sua inesauribile creatività in vari campi dello scibile. Anche il lavoro di editing era minuziosamente curato.

 

E' possibile avere la segnalazione di qualche titolo? Credo che, se davvero esistono queste rarità, abbiano certamente diritto a un po' di buona pubblicità!

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Va preso in considerazione innanzitutto che attorno alla scrittura, e agli scrittori, si è creato un gran business: con la diffusione della tecnologia le iniziative sono fiorite di numero in modo esponenziale. Si va dalla pubblicità all'editing, dalle recensioni alle correzioni di bozze: in tanti si sono buttati in questo settore perché hanno capito che si potevano fare affari senza avere grandi mezzi (basta un pc) e senza una gran preparazione (basta un corso di poche ore su scrittura ed editing ed ecco l'esperto). Giocando sull'ego delle persone e sulla voglia di emergere, in molti si fanno pagare per dare agli autori quello che vogliono: una parvenza di notorietà e visibilità.

Ognuno fa le sue valutazioni, ma personalmente mi rifiuto di aderire a un simile sistema. Uno, perché sarebbe come pagare per lavorare. Due, perché non vedo perché farmi spillare soldi e far arricchire altri (se ci si pensa, con un sistema del genere sono in tanti a guadagnarci, tranne l'autore). Tre, perché pagare per essere recensiti non dà un giudizio vero: le recensioni servono, se obiettive, anche per capire dove si è sbagliato. Se si paga, difficilmente verranno fatti notare i lati negativi, per paura di perdere un cliente, e quindi si falsa il giudizio. Ma questo all'autore non serve per migliorare e crescere (ma forse a tanti questo non interessa).

 

Sulla qualità delle autopubblicazioni. Non ci sono filtri, chiunque può pubblicare: quindi l'opera di qualità fa fatica a emergere in un mare di pubblicazioni e rischia di perdersi o essere lasciata perdere per sfiducia verso il genere.

Ma non è detto che l'essere pubblicato da una ce sia sinonimo di qualità. Uno degli esempi più recenti è quello del fantasy, dove, senza avere esperienza e conoscenza del genere, si è pubblicata tanta mediocrità, con il risultato di bruciare il mercato di questo settore.

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Ecco uno degli autori che si è autopubblicato con la Youcanprint con moltissime opere, le quali vengono riportate anche nel suo sito. Si tratta di Luigi Orabona. Tutte le librerie on line vendono i suoi libri in cartaceo e in ebook; ma non essendo egli conosciuto, non viene letto da nessuno. Il suo sito è il seguente:

 

 

*Editato dallo Staff*

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Ecco uno degli autori che si è autopubblicato con la Youcanprint con moltissime opere, le quali vengono riportate anche sul suo sito. Si tratta di Luigi Orabona, le cui opere vengono vendute da tutte le librerie on line in cartaceo e in ebook, ma possono essere lette gratuitamente sul suo sito. Ma non essendo un autore noto, egli riesce a vendere ben poco. Il suo sito è il seguente:

 

*Editato dallo Staff*

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Ho dato un'occhiata al sito di Orabona e capisco perché abbia puntato sul self-publishing. I suoi non sono romanzi, ma quasi dei saggi (addirittura mi pare che ci sia una raccolta di poesie, genere che in pochissimi ancora leggono). Le case editrici che pubblicano saggi sono poche e non pubblicano opere dal lessico così "retrò", se mi si consente di definirlo così. Mi sembra che l'autore scriva bene, ma il suo stile è troppo retrogrado e certamente sarebbe stato apprezzato fino a non oltre la metà del secolo scorso, quindi poco scorrevole per il pubblico attuale, oltretutto infarcito di D eufoniche, che ne rendono ancora più ostica la lettura.

Tornando al discorso che ha portato a questa segnalazione, anche se di saggi ne acquisto e ne leggo parecchi, naturalmente non mi sognerei mai di acquistanre uno pubblicato in self. Quando ti ho invitato a segnalarmi qualche titolo, intendevo riferirmi a romanzi, Gianburrasca. A quanto hai scritto nel precedente post, lasci intendere di aver trovato più di un autore autopubbicato che ti ha entusiasmato.

Ne hai qualcun altro da segnalare, che si sia limitato a scrivere e pubblicare il self-publishing un romanzo e non un saggio?

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Se ci si vuole rendere conto di come scrive un autore autopubblicato, si può dare un'occhiata alle anteprime messe a disposizione dagli store. Per esempio StreetLib (che io ho usato) permette di default di leggere un'anteprima più che sufficiente per capire lo stile dello scrittore e come si approccia a trama e sviluppo dei personaggi. 

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Ma certo, lo so bene. Infatti il 99,9% degli ebook self-publishing che ho prevalutato li ho scartati proprio grazie alle anteprime. Resta il fatto che anche i pochi che ho scelto, nonostante nelle prime pagine si presentassero discreti, in corso di lettura i ripetuti errori presenti mi hanno demoralizzata a tal punto da far passare la bontà della trama in secondo piano e facendomi decidere che non valeva la pena proseguire la lettura. Almeno fin'ora, ma se qualcuno ha qualche eccezione da suggerire, sono pronta a fare un altro tentativo, sempre che il genere sia fra quelli di mio gusto (rifiuto categoricamente la lettura di romance e fantasy a prescindere).

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Come fai a dire che Orabona  scrive solo saggi? Iveonte dove lo metti? Una saga di oltre 5.300 pagine! Di sicuro la tua è una presunzione il voler giudicare Orabona con una semplice occhiata! Ti invito a leggere un titolo dei 480 titoli di Iveonte, come il seguente:

 

*Editato dallo Staff*

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