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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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Ho letto la discussione e sono già state fatte diverse considerazioni intelligenti.

Secondo me esistono tre categorie di self-publisher:

- Chi pubblica porcate sia di qualità che di contenuto (temo la maggioranza)
 

- Chi ha risorse economiche e di tempo per curare a livello professionali l'editing e la promozione. Sono ancora rarissimi in Italia, del resto anche se piccoli e digitali ci rendiamo benissimo conto di quanto lavoro ci sia da fare dietro a un testo.

- Chi ha del potenziale (almeno a livello di nicchia) ma non avendo (o non volendo mettere) a disposizione le dovute risorse di tempo/denaro rimane spesso deluso dal self-publishing

Credo che la prima categoria non debba essere uno spauracchio perché molto spesso è "invisibile" e la seconda non sia abbastanza significativa, mentre la terza potrebbe diventare molto interessante.

E forse proprio la terza categoria costituirà il bacino per la piccola editoria (per noi in alcuni casi è già così), oppure saranno i piccoli editori a doversi adattare ai self-publishers diventando consulenti. Vedremo, non mi pare che in mercati dove il SP è più evoluto la situazione sia già chiara e non è detto che le cose qui prendano la stessa piega.

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Ecco avevo dimenticato quella cavolo di copertina... no, ma l'autopubblicazione è la strada più facile, lo sanno tutti!

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Che auto-pubblicarsi sia facile per me è vero. Il difficile è auto-pubblicarsi seriamente, cosa che in effetti non fanno tutti. Però resto dell'idea che scindere i primi dai secondi stia al lettore, mentre qui mi sembra che si vorrebbe che sia qualcun altro a farlo, possibilmente aggratis, per voi. 

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E provassimo a fissare un paio di punti fermi:

autopubblicazione e pubblicazione sono entrambe rispettabili e molti le hanno utilizzate entrambe dalla notte dei tempi

entrambe richiedono impegno e dedizione, sia pur con modalità diverse

nessuna delle due è garanzia di qualità, esempio lampante:

http://cercandoblivia.wordpress.com/2013/08/05/ti-prego-lasciati-mandare-al-macero-3/

di solito la pubblicazione è più gradevole per il lettore, che però paga un prezzo maggiore

Se non condivise, sarebbe cortese che qualcuno tralasciasse di dirmi che non capisco un ..., evitando di rendermi antipatico spiegandogli perché l'affermazione è quantomeno azzardata. :)

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Ospite Gigio_02

E provassimo a fissare un paio di punti fermi:

autopubblicazione e pubblicazione sono entrambe rispettabili e molti le hanno utilizzate entrambe dalla notte dei tempi

entrambe richiedono impegno e dedizione, sia pur con modalità diverse

nessuna delle due è garanzia di qualità, esempio lampante:

http://cercandoblivia.wordpress.com/2013/08/05/ti-prego-lasciati-mandare-al-macero-3/

di solito la pubblicazione è più gradevole per il lettore, che però paga un prezzo maggiore

Se non condivise, sarebbe cortese che qualcuno tralasciasse di dirmi che non capisco un ..., evitando di rendermi antipatico spiegandogli perché l'affermazione è quantomeno azzardata. :)

 

Dopo aver letto quell'articolo mi sono sentito aspro come una mora colta molto prematuramente.

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Beh, pensa come ti saresti sentito se avessi comprato e letto il libro... ;)

E prima che arrivi il saccente di turno, il Bancarella non premia le vendite ma è preceduto da due step di selezione da parte di professionisti del settore e dal versamento da parte della CE di 1.500 euro, se non ricordo male.

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E provassimo a fissare un paio di punti fermi:

autopubblicazione e pubblicazione sono entrambe rispettabili e molti le hanno utilizzate entrambe dalla notte dei tempi

entrambe richiedono impegno e dedizione, sia pur con modalità diverse

nessuna delle due è garanzia di qualità, esempio lampante:

http://cercandoblivia.wordpress.com/2013/08/05/ti-prego-lasciati-mandare-al-macero-3/

di solito la pubblicazione è più gradevole per il lettore, che però paga un prezzo maggiore

Se non condivise, sarebbe cortese che qualcuno tralasciasse di dirmi che non capisco un ..., evitando di rendermi antipatico spiegandogli perché l'affermazione è quantomeno azzardata. :)

 

Recensione veritiera (l'ho incrociata con altre review e anche quelle positive praticamente interpretano i difetti come dei pregi), ma anche un po' da hater. :D Non vedo cosa ci sia di male nell'usare espressioni tipo "Cosa bolle in pentola" o "teso come una corda di violino".

A parte i problemi alla base di questo libro, ma la correzione bozze e l'editing dove sono?

 

Oh comunque, classico esempio di libro di successo italiano dei tempi recenti: storia d'amore scontata di un lui e lei che si detestano, target over 14/under20, donna attraente in copertina (spesso non scelta giusta, ma mai scelta sbagliata), personaggi in cui ci si può in parte o completamente identificare, lettura non impegnativa, qualche momento divertente e correzione e revisione testi molto approssimativi, che tanto gli unici ad accorgersene sono quelli che a cui in realtà il libro non interessa.

 

Capisco la rabbia di chi si vede respinto il suo libro mentre vede prodotti del genere raggiungere il successo. Poi sta ad ognuno decidere se andare avanti per la propria strada, cercando di raggiungere la meta scrivendo ciò che più piace, o se assecondare il mercato e adattarsi a scrivere non dico di malavoglia, ma certamente con uno spirito differente, le tipologie di storie più in voga in Italia.

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Partiamo dal presupposto che il self-publishing è una realtà con cui bisogna fare i conti. Il mercato, volenti o nolenti, si sta man mano spostando verso il digitale, dove il self-publishing trova il suo bacino ideale. In Italia, dove ancora c'è chi ha paura a farsi un account su Amazon perché "se dai il numero della postepay poi te la clonano ti rubano i soldi ecc", frasi dette da ventenni non da novantenni, la situazione procede molto a rilento, ma il percorso è comunque quello.

Fare una "guerra" tra self-publishing o pubblicati da CE è abbastanza senza senso. Vero è che su Amazon si può autopubblicare chiunque, ma c'è la simpatica opzione del "scarica un estratto gratuito" con cui hai modo di vedere l'impaginazione, lo stile dell'autore, la fluidità della scrittura, la struttura ecc. Non capisco perché sia così faticoso farlo. Risparmierebbe molte delusioni.

E' vero che molti utilizzano gabole e recensioni pilotate, ma è anche vero che, in media, lo fanno in maniera così stupida da farsi sgamare al volo. Vedere un romanzo uscito da una settimana, che magari vende modestamente, con già venti e passa recensioni che gridano al miracolo... beh, non ci vuole un genio per capire di cosa si tratta. E comunque si tratta di trucchi utilizzati, spesso, anche dalle CE. Niente di nuovo sotto il sole, quindi.

Per la mia personale esperienza, il self-publishing è lo strumento che più si adatta alla mia natura: massima libertà di pubblicare quando voglio, cosa voglio, in quanti volumi voglio e al prezzo che voglio. Cose che, con una CE, non potrei fare. Anch'io ho pagato lo scotto dell'inesperienza: la mia prima opera non era stata editata a dovere e conteneva un certo numero di refusi. Alcuni si sono risentiti. Io ero un totale niubbo del mondo editoriale... cosa ho fatto? Ho incassato, ho revisionato il file e ho continuato. E ho fatto bene, visto che le vendite mi hanno premiato. Evidentemente la polpa c'era.

Infine, è totalmente falso che le CE storcono il naso se uno viene dal self-publishing. Anzi, ultimamente c'è una corsa all'aggancio del self-publisher da parte delle grosse CE... e ve lo posso dire con cognizione di causa, visto che si è interessato a me un grosso gruppo editoriale a cui fanno capo molte big. Adesso vedremo come procede, se mi proporranno qualcosa e cosa mi proporranno (non credo si finalizzerà, la fantascienza di italiani non viene pubblicata dalle BIG, e a me non piacerebbe cedere tutti i diritti) ma non sarà questo fattore a dare il bollino "approved" al mio romanzo. La CE non valuterà la bellezza, valuterà la vendibilità in base al suo mercato e ai suoi parametri.

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Partiamo dal presupposto che il self-publishing è una realtà con cui bisogna fare i conti. Il mercato, volenti o nolenti, si sta man mano spostando verso il digitale, dove il self-publishing trova il suo bacino ideale. In Italia, dove ancora c'è chi ha paura a farsi un account su Amazon perché "se dai il numero della postepay poi te la clonano ti rubano i soldi ecc", frasi dette da ventenni non da novantenni, la situazione procede molto a rilento, ma il percorso è comunque quello.

Fare una "guerra" tra self-publishing o pubblicati da CE è abbastanza senza senso. Vero è che su Amazon si può autopubblicare chiunque, ma c'è la simpatica opzione del "scarica un estratto gratuito" con cui hai modo di vedere l'impaginazione, lo stile dell'autore, la fluidità della scrittura, la struttura ecc. Non capisco perché sia così faticoso farlo. Risparmierebbe molte delusioni.

E' vero che molti utilizzano gabole e recensioni pilotate, ma è anche vero che, in media, lo fanno in maniera così stupida da farsi sgamare al volo. Vedere un romanzo uscito da una settimana, che magari vende modestamente, con già venti e passa recensioni che gridano al miracolo... beh, non ci vuole un genio per capire di cosa si tratta. E comunque si tratta di trucchi utilizzati, spesso, anche dalle CE. Niente di nuovo sotto il sole, quindi.

Per la mia personale esperienza, il self-publishing è lo strumento che più si adatta alla mia natura: massima libertà di pubblicare quando voglio, cosa voglio, in quanti volumi voglio e al prezzo che voglio. Cose che, con una CE, non potrei fare. Anch'io ho pagato lo scotto dell'inesperienza: la mia prima opera non era stata editata a dovere e conteneva un certo numero di refusi. Alcuni si sono risentiti. Io ero un totale niubbo del mondo editoriale... cosa ho fatto? Ho incassato, ho revisionato il file e ho continuato. E ho fatto bene, visto che le vendite mi hanno premiato. Evidentemente la polpa c'era.

Infine, è totalmente falso che le CE storcono il naso se uno viene dal self-publishing. Anzi, ultimamente c'è una corsa all'aggancio del self-publisher da parte delle grosse CE... e ve lo posso dire con cognizione di causa, visto che si è interessato a me un grosso gruppo editoriale a cui fanno capo molte big. Adesso vedremo come procede, se mi proporranno qualcosa e cosa mi proporranno (non credo si finalizzerà, la fantascienza di italiani non viene pubblicata dalle BIG, e a me non piacerebbe cedere tutti i diritti) ma non sarà questo fattore a dare il bollino "approved" al mio romanzo. La CE non valuterà la bellezza, valuterà la vendibilità in base al suo mercato e ai suoi parametri.

D'accordo su tutto. La diffidenza di molti verso gli autopubblicati è probabilmente destinata ad affievolirsi nel tempo, parallelamente al fiorire di opere non dico per forza di qualità, ma almeno commercialmente vincenti.

E sì, penso che le CE grosse proveranno sempre di più ad accaparrarsi la firma dell'autopubblicato di successo del momento.

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Secondo me se si vuole autopubblicarsi bisogna prendere seriamente in considerazione l'utilità di un editing a pagamento. Magari per poi scartare l'opzione, però è meglio pensarci bene.

Ho sempre considerato poco utili le agenzie di servizi che propongono editing, ma la situazione si sta evolvendo è si sta ampliando la nicchia in cui queste agenzie diventano non solo utili, ma spesso assolutamente necessarie.

Questo perché autopubblicarsi non è più scrivere qualcosa e lanciarlo nell'oceano delle cose scritte che girano sul web, sperando che resti a galla, è diventato costituirsi in mini-casa editrice, che deve rispettare dei minimi standard di professionalità.

Se non si èin grado di rispettare autonomamente questi standard bisogna ricorrere a dei services, per l'editing, la correzione di bozze, l'impaginazione e magari anche per la pubblicizazione.

Spese vive, che sono le stesse affrontate da qualsiasi CE professionale. Solo che, grazie, al digitale (o eventualmente ai POD) la parte più onerosa, cioè la realizzazione materiale del libro con la distribuzione e le eventuali giacenze invendute, è tagliata via. Come è tagliata via la necessità di stipendiare dipendenti. Quello che resta, se ci si muove con oculatezza, è spesso più che abbordabile.

Però più passerà il tempo più i prodotti sul mercato dovranno essere competitivi.

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Un buon editing può essere fatto anche da esperti "colleghi" self-publisher, così come un buon beta-reading. Poi bisogna retribuire il lavoro, è ovvio, ma oltre al denaro ci sono anche altri modi, come un aiuto con la promozione oppure una copertina. L'importante è non avere paura di sottoporre il proprio lavoro ad altre persone (i giudizi non sono mai assoluti ma per una buona percentuale saranno migliori dei propri) e non avere la supponenza di credersi in grado di fare tutto da soli.

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Non ho mai visto un grafico che fosse anche editor, scrittori ed editor, quelli si. Poi anche tra professionisti ben pagati c'è editing e editing.

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Grafico e scrittore sì, te ne posso indicare un paio di ottimi. Poi io le copertine me le faccio da solo a mano, faccio tele da 15 anni, anche se non sono un grafico. E' un modo per dire che ci può essere un mutuo scambio tra vari settori di competenza, posto che la competenza ci sia e sia comprovata.

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A proposito di Self-Publishing, segnalo questa interessante guida di 40K per gli autori alle prese con l'editoria digitale http://ebook.40k.it/guida-autori-editoria-digitale/chapter/perche-scegliere-un-editore/

Il modello proposto da 40K è qualcosa di ibrido tra l'editoria tradizionale e il self-publishing puro. Non so se sarà un format in grado di riscontrare successo ma sicuramente è da tenere d'occhio.

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io ho pubblicato 3 libri con casa editrice a cui avevo spedito i manoscritti (biancaevolta, non a pagamento, 10000 copie vendute in totale), poi 2 con casa editrice locale (copriamo solo trieste) fondata da me e altri ragazzi (Bora.La, quindi siamo direi in pieno self-publishing, 2500 copie totali).

ora vorrei entrare nel mondo del selfpublishing "vero", sto leggendo in giro un po' di opinioni per capire questo nuovo mondo.

 

sono abbastanza convinto che mi affiderò a narcissus.me per gli ebook.

per la stampa cartacea, sono molto combattuto tra youcanprint.it e Createspace.com. Dilemma!

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Complimenti, Diego. Biancaevolta  è una piccola ma signora ce, di quelle che fanno le cose per bene.

 

 Pure io vorrei pubblicare in self una raccolta che non ho inviato a nessun editore.  Ma  quali sono, se posso chiedertelo, i motivi che ti fanno propendere per narcissus.me? Giusto per capirci, ché pure io...   

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Non so se si può in termini legali esprimere certi concetti, viste le grane che sono successe su questo forum. Mettiamola così: io vi consiglio caldamente di mollare i retailer italiani e affidarvi a quelli esteri (kdp, cioè amazon, e smashwords), date le leggende che circolano su ritardi e irregolarità nei pagamenti. Non lo so è, me l'ha detto un amico che l'ha sentito da amici che l'hanno appreso da conoscenti :D

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io ero abbastanza convinto su narcissus perchè l'impressione diretta dal sito era molto buona, trasparente. e tutte le approfondite ricerche fatte in rete davano risultati per la maggior parte positivi. la scelta nasceva soprattutto dalla distribuzione capillare e dallo snellimento burocratico del dover gestire un solo contatto e non direttamente tutte le varie librerie online. a quel punto prendere il 60% rispetto al 70% di amazon diventa cosa equa e solidale per il lavoro svolto da narcissus.

ma i feedback sono sempre importanti, c'è qualcuno che ha avuto esperienze negative?

 

tra youcanprint e createspace al momento propendo per la seconda, anche se il fato che youcanprint distribuisca anche in molte librerie fisiche italiane mi rende molto indeciso. tuttavia la domanda è: quante librerie comprano da youprint "alla cieca"? ovvero: una cosa è ordinare una volta che il cliente ti ha richiesto il titolo, un'altra è essere in pole position in cassa, magari in conto vendita. cambia tutto.

 

sto meditando la tripla soluzione:

ebook con narcissus

libro fisico a distribuzione locale edito dalla mia coop come fatto finora (il che mi permette il contatto diretto con le librerie e quindi esposizione decisamente migliore - però c'è il contro: investimento iniziale di stampa)

libro fisico a distriuzione nazionale con createspace.

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Anch'io ho sentito parlar bene di Narcissus.

Però forse puoi publicare su amazon separatamente (con Smashwords lo puoi usare solo per Apple e qualcun altro), e le royalty sono il 75% in Italia, non il 70%. Se ho letto bene, Narcissus trattiene il 10% da ogni store, e mi sembra giustificato per evitare la grossa perdita di tempo di fare 4 versioni diverse e caricarle su 50 siti.

 

I libri editi con createspace NON sono distribuiti in nessuna libreria in italia, neppure su ordinazione. Se mi sbaglio, che qualcuno mi corregga. E all'estero ci sono librerie che boicottano amazon per varie ragioni.

Quindi io ti consiglio di stampare un minimo di copie per le librerie con la tua coop e CS per la vendita su amazon. Sei fortunato ad averla :) Magari riesci  conciliare la grafica e il formato.

Il più grande difetto di CS secondo me è non permettere la copertina rigida. Ci sono altre alternative estere, ma con qualche costo in più (e anche qui senza distribuzione in italia).

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Per quanto riguarda la nostra piccola esperienza noi distribuiamo attraverso stealth, che è la controparte di narcissus per gli editori (sempre di Simplicissimus), e ci siamo trovati sempre bene, gentili e disponibili in tempi stretti in caso di necessità. C'è da aspettare un po' di più per i dati di vendita sugli store internazionale e per i pagamenti, ma c'è da fidarsi.

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grazie Nativi Digitali -tra l'altro la mia coop si chiama Nativi :) -

 

giusto per aggiungere confusione e casi di studio:

è possibile pubblicare l'ebook con narcissus.me escludendo però dagli store amazon e kindle, per i quali procederei in autonomia visto che già li conosco bene? è una buona idea o è complicare il semplice inutilmente?

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ho dato un'occhiata al sito di narcissus, dice:

 

"In qualsiasi momento, anche dopo la pubblicazione, puoi scegliere dove vendere il tuo libro direttamente attraverso la tua area personale su Narcissus. 

Puoi perciò decidere se attivare o disattivare la vendita del tuo ebook su ogni singolo store, a seconda delle tue esigenze."

 

e

 

"Narcissus.me non richiede nessuna esclusiva, e il diritto di pubblicazione resta in capo all'autore, per cui è assolutamente possibile pubblicare un'opera pubblicata con Narcissus anche su altri siti di vendita."

 

quindi direi che sì, si può fare :)

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Sì, si può fare. Attenzione: su Amazon si prendono royalties al 70% solo per i libri oltre i 2,68 euro, altrimenti si prende il 35. 

Io ricordo diversamente. Mi hanno detto che è il 75% da 1,99 fino a 9,99, sotto o sopra questa zona è il 35%.

Il 70% è su USA e UK, in italia è stranamente più alto.

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