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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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1 minuto fa, Bango Skank ha detto:

Diciamo che se chiedessimo a 1000 autori Self che avessero venduto ipoteticamente che ne so... 20mila copie in ebook: "Arriva Feltrinelli e ti offre un contratto. Non devi più pensare a nulla, ci pensano loro a impilare i tuoi romanzi nei loro store. Firmi?"  Ecco, io credo che firmerebbero quasi tutti. Guadagnerebbero di meno? Certo che sì. Ma firmerebbero, perché è più comodo, più sicuro e anche più... come dire... "certificato".
 

 

...che è la stessa riflessione che ho fatto io. Va anche detto che io non ho un forte spirito imprenditoriale, ma se l'avessi avuto, avrei potuto convertire parte dei guadagni in una agenzia di comunicazione, per la pubblicità; in assistenti virtuali e non, per tutte le incombenze. In pratica, sarei diventato un editore-self. O un self-editore :D

Ci avevo anche pensato, ma non ho voluto farlo.

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13 minuti fa, M.T. ha detto:

Purtroppo questa è una mentalità molto diffusa e dannosa, non solo per tutti gli autori self, ma per la letteratura in generale. Ed è durissimo far capire che con questo modo di fare si può solo andar male. Io concordo con te: la passione serve, ma non è sufficiente. Occorre tecnica, preparazione, allenamento, conoscenza della lingua, di come si costruisce un testo. Ma, come ho già detto in precedenza, nel nostro paese tutti questi elementi dai più sono considerati superflui.

 

Non hai idea. Sto partecipando  a Io scrittore e ogni tanto mi "lurko" il gruppo Fb... ci sono discussioni un po' strane riguardo al concetto di scrittura. Nel senso che per moltissimi utenti (quindi aspiranti scrittori) è normale inviare un romanzo scritto in due mesi, non riletto, non corretto e tanto se ci sono refusi o errori che ci fa? Conta l'idea!
E non ti dico le mie assegnazioni... (anche se un paio sono accettabili e una è buona, che è già una media di lusso).
E quindi? Qui non si parla di Self, qui si parla di gente che "aspira" a farsi pubblicare dalla Gems.
Questo è grave. La mancanza totale di un minimo di senso critico.
Io prima di passare ai romanzi ci ho messo 8 anni. Anni in cui mi sono fatto le ossa coi racconti brevi. E questo perchè non mi sentivo pronto. E poi ti vedi gente che scrive: "non ho mai scritto in vita mia ma ci ho voluto provare! A proposito, secondo voi che tempo dei verbi ci va in questa frase che io mica lo so?" e ti cascano le...

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3 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

 

...che è la stessa riflessione che ho fatto io. Va anche detto che io non ho un forte spirito imprenditoriale, ma se l'avessi avuto, avrei potuto convertire parte dei guadagni in una agenzia di comunicazione, per la pubblicità; in assistenti virtuali e non, per tutte le incombenze. In pratica, sarei diventato un editore-self. O un self-editore :D

Ci avevo anche pensato, ma non ho voluto farlo.

E se peferisci scrivere a fare l'imprenditore e l'esperto di marketing hai fatto benissimo! :)
 

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Ospite

Molto interessante la piega che ha preso questo topic…

Ci siamo staccati un po’ dalla qualità dei libri, dalle vendite, per passare a una similitudine tra un Self-publisher contrapposto a una piccola o media CE. Questi due potrebbero, per un singolo libro, ottenere gli stessi dati di vendita, se non prevalere sull’altro.

Resta il fatto che tra i due litiganti, chi ci guadagna sempre di più, sono le piattaforme, le quali permettono di raggiungere questo mercato online. Ribadisco che Amazon e affini sono delle “vetrine” per esporre il proprio prodotto, quindi delle moderne “librerie”.

Credo, però, che tutta questa “guerra” accennata non esiste: è pura invenzione.

L’autopubblicato non conosciuto, così come la piccola CE che non fa promozione, resterà lì nell’ombra, solo per “piccoli affezionati”. Invece, l’autore che inizia a produrre buoni dati di vendita ha già un suo target ideale, così come le CE che hanno i loro lettori di fiducia, quindi ognuno vende a un suo pubblico. La capacità di attrarre lettori diversi, non è un “rubare” qualcosa ad un altro, ma semplicemente una maggiore facoltà di essere competitivi. Online non ci sono “spazi esclusivi”, la capacità di vendita decide la classifica e di conseguenza la maggiore visibilità. Quindi, occorrerebbe preoccuparsi delle vendite, senza sgomitare per un parcheggio libero, quando i posti sono tantissimi.

Modificato da Nuwanda

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

ci sono discussioni un po' strane riguardo al concetto di scrittura. Nel senso che per moltissimi utenti (quindi aspiranti scrittori) è normale inviare un romanzo scritto in due mesi, non riletto, non corretto e tanto se ci sono refusi o errori che ci fa? Conta l'idea!

 

Per me di normale non c'è niente in questo modo di fare. Oppure io sono un'anomalia. In primis, non mi bastano due mesi per scrivere un romanzo (si parla di quattro/cinquecento pagine), perché un romanzo non basta scriverlo, ma occorre prima pensarlo e anche questo richiede il suo tempo. Fatta la prima stesura, occorre lasciar passare qualche mese per staccarsi emotivamente dal lavoro fatto e poterlo riprendere in mano in modo oggettivo, eliminando le parti superflue, dandogli maggiore sintesi e sistemando le cose che non convincono. Sistemato il grosso, ci sono le varie revisioni per eliminare refusi, dare la forma migliore: si va dalla tre alle cinque. Questo solo per quanto riguarda il lavoro personale: poi c'è quello dei lettori "personali" che danno un giudizio sull'opera, di editor se si avvale di una di queste figure, prima di presenteare l'opera al pubblico.

Se tutti avessero come base questo modus operandi, il bacino del self non sarebbe sommerso da prodotti tanto criticati e che non mettono in buona luce questo mezzo. Senza dimenticare che prima di essere scrittori bisogna essere lettori per imparare da chi è esperto, ma anche da chi ha scritto mediocrità per non commettere certi sbagli, vedere in quanti modi si possono fare descrizioni, esprimere pensieri, sentimenti. Purtroppo, tanti scrivono senza essere lettori: questa è un'altra triste realtà che spiega perché le cose non vanno tanto bene.

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Ho cominciato a leggere gli ultimi 20/25 interventi prima sorridendo poi con un crescente senso di disagio. Evidentemente la bolla di calore che ha coperto l'Italia ha coperto le menti di molti. Non ho voglia di rispondere taggando qualcuno in particolare, il caldo ha colpito anche me :), ma fare un discorso in generale. Nasco come lettrice, a casa dei miei ho avuto a disposizione per mia fortuna una libreria di più di 5000 volumi. Saggistica, letteratura italiana e straniera, tutti libri editi perchè così si usava allora. Poi mi sono costruita la mia libreria anch'essa formata da libri editi sia perchè così si usava, faccio una precisazione ho 60 anni, sia perchè personalmente preferisco avere un libro in mano piuttosto che un e-book. Analisi di tutti i libri editi e da grandi ce, Rizzoli, Mondadori, Enaudi, Adelphi, etc. sempre bei libri assolutamente no, sempre libri privi di errori sia di battitura che di puro italiano, assolutamente no. Fino ad una quindicina di anni fa la cura che una casa editrice metteva nel suo libro era totale, ora tale cura non la ritrovo più. Esiste, parlo sempre in generale nessuno si senta coinvolto in prima persona, molto più pressapochismo, voglia di guadagnare senza assolutamente badare più alla costruzione del prodotto: il libro. Perchè tale è. Una casa costruita da un architetto famoso è un buon prodotto solo se curata in ogni suo dettaglio, altrimenti il nome non fa da se il buon prodotto.

Anni fa ho iniziato a scrivere, prima ho lasciato tutto nel famoso cassetto poi ho iniziato a partecipare a dei concorsi letterari nazionali vincendone alcuni o piazzandomi ai primi posti. Tutta ringalluzzita ho inviato i miei scritti a varie case editrici. Risposta ' la ringraziamo il suo libro è veramente interessante ma non rientra nel nostro piano editoriale'. Probabilmente i miei scritti non valevano ma altrettanto probabilmente non sono stati neanche letti. Ho rimesso tutto nel cassetto ed è rimasto li. Poi mio figlio mi ha scosso,' mamma ma perchè non ti butti sul self ma solo quello in digitale '.

Ho girato in tanti forum prima di approdare qui e di trovare una miriade di informazioni utili, di colleghi con i quali discutere e di amici che mi hanno aiutata.

Non demonizzo e glorifico il self, è una scelta che ognuno di noi fa addossandosene tutti rischi, se pubblichi qualcosa di veramente brutto o non editato stai pur sicuro che il tuo libro successivo verrà cestinato dai lettori, come ? non acquistandolo o facendoti cattiva pubblicità. 

Chi veramente critico, sempre in generale, sono le ce. Quelle a pagamento sono sempre esistite visto che alcuni grandi scrittori, vedi Moravia, hanno iniziato proprio così ragion per cui non le giudico. Se ti rivolgi a loro sai perfettamente cosa ti aspetta. 

Sono le altre che condanno, quelle che pubblicano libri senza editing; quelle che promettono mari e monti ma ti lasciano al palo che i tuoi libri a sbattertela da solo; quelle che se la cantano da soli riempendosi la bocca di paroloni ma che poi pubblicano solo schifezze. 

In questo marasma certamente ci sono delle ce oneste e serie, la vera difficoltà è trovarle.

Conclusione di questo mio lungo sfogo ? Ho scelto il self, può andare bene o male, non so farmi pubblicità per cui vendere 30/40 o 60 libri a perfetti sconosciuti per me è già un successo. Quello che sicuramente non farò sarà approdare ad una ce, che per sua politica aziendale o per mancanza di soldi, non mi garantirà alcuna visibilità e nessuna pubblicità.

 

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On 06/28/2017 at 17:26, heightbox ha detto:

quasi tutti che hanno trovato una piccola CE free in questo sito hanno provveduto alle vendite in prima persona,

La situazione ideale è (come ho detto più su) la sinergia tra autore e CE. L'autore dovrebbe promuovere il suo libro, secondo le sue possibilità (non economiche, ma di contatti) insieme alla CE e sfruttando la CE, i suo canali promozionale, distributivi, di vendita, di esperienza ecc.

Certo per fare questo e trovare anche una convenienza economica oltre che "professionale" devi trovare una CE che ti faccia compartecipe dei libri che riesci a vendere da solo e senza nessun anticipo di spesa. In questo modo l'autore può oscillare tra il 10% e il 45% di guadagno.

 

On 06/28/2017 at 17:28, JPK Dike ha detto:

ma sono sicuro che in qualche anno internet darà anche a voi la possibilità di aggirare i distributori e rivolgervi direttamente alle librerie.

Non credo di aver capito quello a cui ti riferisci...

 

On 06/28/2017 at 17:30, Francesco Wil Grandis ha detto:

Sinceramente: è un po' presto per tirare le somme, ma la prima impressione del mio passaggio al percorso tradizionale non è molto positiva. Non dico che stavo meglio prima, ma... vediamo nei prossimi mesi. 

Il problema è che 10.000 copie sono già tante è difficile pensare di superare abbondantemente questo traguardo, considerando la media di vendita di un libro in Italia.

 

On 06/28/2017 at 17:48, JPK Dike ha detto:

Considera anche che nel tempo (6/9 mesi) che passa dalla risposta all'effettiva pubblicazione, di solito si sta con le mani in mano.

Considera che non puoi nemmeno inflazionarti. Noi, ad esempio, cerchiamo di non far uscire un altro libro dello stesso autore prima di un anno. La gente ha ormai un budget limitato e ama leggere anche altri autori quindi è più difficile che si comprino lo stesso autore in un lasso di tempo così breve. Non fai nemmeno in tempo a promuoverlo adeguatamente in un solo anno.

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@Spartako Se c'è anche una minima possibilità di rimanere nella testa delle persone è bene che quando hanno finito un tuo libro ne possano comprare subito un altro. Un libro l'anno è veramente pochino, inoltre è proprio poco come scrittura.

Io non ho bisogno di promuovere un libro con foga. Il primo piacicchia abbastanza da far curiosare un secondo. E se il secondo dovesse rifare lo stesso effetto, e speriamo un po' meglio, che faccio aspetto un anno prima di rilasciare il terzo? Così la gente ha tutto il tempo per comprare altra roba e dimenticarsi del mio. Io son dell'opinione della necessità di scrivere tanto, bene ovvio, ma tanto.

 

Oh sia chiaro parlo di quello che voglio fare, di cosa mi son prefisso. Al momento ne ho scritto solo uno da 150 e uno da 300 ancora da rilasciare. Quindi i miei sono solo piani futuri. Mi son detto che se questo è davvero quello che vogli fare, devo scrivere almeno 900 pagine l'anno, 300 ogni quattro mesi, due pagine al giorno. Poi magari ne scrivo un po' meno, ma prima o poi ci arrivo.

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On 6/28/2017 at 18:14, Nuwanda ha detto:

Resta il fatto che tra i due litiganti, chi ci guadagna sempre di più, sono le piattaforme, le quali permettono di raggiungere questo mercato online.

 

Anche io la penso in questo modo. Il sp infondo ha tanto in comune con le case editrici a pagamento. La differenza è da dove proviene il pagamento. Niente è gratis, tanto meno l'accesso a un mercato. 

 

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4 minuti fa, Davide Di Benedetto ha detto:

 

Anche io la penso in questo modo. Il sp infondo ha tanto in comune con le case editrici a pagamento. La differenza è da dove proviene il pagamento. Niente è gratis, tanto meno l'accesso a un mercato. 

 

 

Le piattaforme trattengono una percentuale dei guadagni degli autori, proprio come fanno le ce tradizionali, quindi il self non ha nulla in comune con le ce a pagamento.

Che niente è gratis nel mercato è un dato di fatto, altrimenti si chiamerebbe beneficenza.

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Le piattaforme coprono il ruolo della distribuzione, né più né meno. Nel percorso che va dalla CE alle librerie, la distribuzione tradizionale si prende quasi la metà dei ricavi. Nel POD o nella vendita online (con stampa in tipografia) di libri autopubblicati la situazione è molto simile.

 

Quello che cambia, nel self, è che non ci sono gli altri intermediari (la CE stessa) a prendersi parte del guadagno, per cui non è impossibile per l'autore arrivare a un ricavo del 30-40% del prezzo di copertina per un cartaceo, e il 70% per l'ebook.

 

Il confronto con le EAP ha senso solo se guardiamo l'investimento iniziale da parte dell'autore (stampa, editing, grafica nel caso del self; acquisto copie nel caso delle EAP), ma mentre le EAP continuano a elargire le briciole percentuali sulle ipotetiche vendite, in self un autore può recuperare il suo investimento in breve tempo.

Modificato da Francesco Wil Grandis
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@Francesco Wil Grandis

Il 60% percento sul prezzo di copertina per il cartaceo, con cui si copre il costo di stampa. Il guadagno è del 25% del totale. In ogni caso non è male. E una qualità di stampa da fare invidia a diverse edizioni economiche che ho a casa di grandi CE che nel giro di qualche mese mi si sono sciolte in mano. Poi il servizio è ancora in fase beta, quindi fa ben sperare per il futuro.

 

 

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36 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

Le piattaforme coprono il ruolo della distribuzione, né più né meno. Nel percorso che va dalla CE alle librerie, la distribuzione tradizionale si prende quasi la metà dei ricavi. Nel POD o nella vendita online (con stampa in tipografia) di libri autopubblicati la situazione è molto simile.

 

Quello che cambia, nel self, è che non ci sono gli altri intermediari (la CE stessa) a prendersi parte del guadagno, per cui non è impossibile per l'autore arrivare a un ricavo del 30-40% del prezzo di copertina per un cartaceo, e il 70% per l'ebook.

 

Il confronto con le EAP ha senso solo se guardiamo l'investimento iniziale da parte dell'autore (stampa, editing, grafica nel caso del self; acquisto copie nel caso delle EAP), ma mentre le EAP continuano a elargire le briciole percentuali sulle ipotetiche vendite, in self un autore può recuperare il suo investimento in breve tempo.

 

condivido in pieno quanto detto da @Francesco Wil Grandis

e mi sento da aggiungere: la EAP ha in comune col Self Publishing il fatto che non produce alcun filtro sugli autori. Chiunque, proprio chiunque può permettersi un editore a pagamento come di autopubblicarsi: anche chi non sa le regole della grammatica.

Questo, probabilmente, è causa del più grande equivoco relativo all'autopubblicazione, che rischia di sminuire quegli autori che hanno idee, talento e capacità e che decidono di investire tempo ed energie "facendo da sé".

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@Francesco Wil Grandis Infatti mi pare di aver letto da qualche parte che dovrebbe aver aperto nel 2016. Ma createspace non è un'azienda a parte, con cui collabora Amazon? Quindi magari prendendosi in carico anche la parte di progettazione e stampa, taglia il middleman (createspace) e risparmia. Comunque è aperto solo in Europa, Usa e Giappone quindi al momento createspace ha ancora mercato. Ma se piove di quel che tuona, sarà presto superato.

 

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@JPK Dike Non conosco l'organizzazione aziendale, ma il logo dice "Createspace, an Amazon Company". Boh, meglio per l'utente se ci sono più opzioni. Tra l'altro, l'interfaccia di CS e in generale tutta l'organizzazione (report e gestione dei pagamenti) è molto scadente. Comunque è un po' OT. Grazie lo stesso delle info

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14 ore fa, JPK Dike ha detto:

Un libro l'anno è veramente pochino, inoltre è proprio poco come scrittura.

Mi spiace ma non sono d'accordo e noi l'abbiamo toccato con mano, almeno per quanto ci riguarda. Ci è successo e non è che il secondo libro non si è venduto, ma ci è voluto molto più tempo. Non solo abbiamo avuto anche problemi organizzativi perché fare più di una presentazione all'anno nella stessa città ci ha dato più problemi a riempire la sala.

 

57 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

Quello che cambia, nel self, è che non ci sono gli altri intermediari (la CE stessa) a prendersi parte del guadagno, per cui non è impossibile per l'autore arrivare a un ricavo del 30-40% del prezzo di copertina per un cartaceo, e il 70% per l'ebook.

Ci sono CE in cui l'autore (se gli va e ne ha le capacità) può guadagnare fino al 45% e senza dover anticipare nemmeno un soldo... certo bisogna avere la pazienza di cercare.

 

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8 minuti fa, Spartako ha detto:

Ci sono CE in cui l'autore (se gli va e ne ha le capacità) può guadagnare fino al 45% e senza dover anticipare nemmeno un soldo... certo bisogna avere la pazienza di cercare.

 

 

Con distribuzione nazionale, promozione, editing e tutto? Be', se è così, e se lo avessi saputo, un pensierino lo avrei fatto volentieri senza dubbio. Non ho mai demonizzato a priori le CE tradizionali: solo, non mi faccio problemi a sperimentare vie alternative, se quelle comuni non mi soddisfano, né mi faccio influenzare (troppo) dai pregiudizi. A posteriori è un atteggiamento sano. 

 

Ma tornando alle CE da 45%, quali sarebbero? Credo che in molti sarebbero felici di saperlo

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28 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

Ma tornando alle CE da 45%, quali sarebbero? Credo che in molti sarebbero felici di saperlo

Non le conosco personalmente e ne farei indebita pubblicità che forse nemmeno gradirebbero. Però ce ne sono anche se non sempre queste informazioni si scambiano tra operatori del settore. La nostra lo fa ma abbiamo una linea editoriale estremamente precisa e quindi con una selezione "selettiva".

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Scusa @Spartako, ma se il 45% va all'autore e il 50% più o meno al distributore, con che lo paghi il tipografo? Per tacere di editing, copertina, tasse e quel pezzo di pane che mangi a giorni alterni. :grat: 

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6 ore fa, swetty ha detto:

Scusa @Spartako, ma se il 45% va all'autore e il 50% più o meno al distributore, con che lo paghi il tipografo? Per tacere di editing, copertina, tasse e quel pezzo di pane che mangi a giorni alterni. :grat: 

Mi sembra ovvio che il 45% è riferito ai libri che l'autore vende da solo (senza anticipare niente), sul resto c'è la normale percentuale del 10%...

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On 27/6/2017 at 10:26, Davide Di Benedetto ha detto:

@Pouzinha ho capito bene?

pensi che la qualità vera ("L'ecologia del terzo millennio", per intenderci) sia conservata e diffusa attraverso il sp? e che le ce pubblichino soltanto la roba commerciale?

 

No. in questo specifico casoparlavo di vendite.

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On 28/6/2017 at 13:15, Davide Di Benedetto ha detto:

 

 anche io non capisco il discorso della dominazione da parte delle ce grandi. certo non mi fa piacere vedere i cataloghi pieni di libri di personaggi famosi o web star che con lo scrivere c'entrano poco

è questo il guaio. Ma le CE lo sanno che quello è denaro ambulante

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On 27/6/2017 at 11:50, JPK Dike ha detto:

@Pouzinha Con la differenza che proibire il self per legge non è attuabile

E meno male, per fortuna, che se no torniamo ai tempi in cui per pubblicare in Italia è obbligatorio avere, secondo il detto popolare, "i santi in paradiso". Ribadisco che in un paese nepotista e clientelista come l'Italia il self publishing era l'unica via d'uscita. 

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@Pouzinha Diciamo che ci ha dato la possibilità di provarci seriamente. Soprattutto non credo ci avrei mai provato se non fosse stato per il SP. Semplicemente non avrei avuto voglia di aspettare tempi biblici il permesso di qualche sconosciuto.

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Ho visto questa discussione e ne approfitto per riportare la mia opinione sul self-publishing. Voglio dare anch'io il mio contributo.

 

Io ho autopubblicato i miei quaderni di pasticceria.

 

Editoria tradizionale free, editoria tradizionale a pagamento e self-publishing a mio avviso sono tre opzioni molto differenti e ci sarebbe da scrivere a lungo su ciascuna di loro. 
Il nocciolo di tutta la questione però è che con l'autopubblicazione l'autore mantiene tutti i diritti sull'opera, non li cede a nessun editore e quindi decide tutto lui, nel bene e nel male ovvio. Questa è, secondo me, l'unica grande differenza tra editoria tradizionale e self- (l'editoria a pagamento è completamente diversa dall'autoproduzione e merita un discorso a parte).
Se io-autrice ho scelto una brutta grafica e una brutta copertina per il mio libro è solo colpa mia, non posso dire "è il grafico della casa editrice che ha scelto, io mi sono adeguata, mi sono fidata", se io decido di fare una presentazione in una città e di saltare invece quella da un'altra parte, dipende solo da me.
Gli scrittori self- sono quelli che accettano i consigli di tutti, ma poi decidono con la loro testa e si prendono la responsabilità di tutto, quelli che vanno a contratto con una casa editrice invece preferiscono concentrarsi sullo scrivere e delegare il resto del lavoro e delle decisioni ad altri. Secondo me non c'è un meglio e un peggio in assoluto, dipende dal carattere dei singoli autori: io ad esempio ci tenevo a scegliere titolo, copertina e ricette in autonomia.

 

Il mantenimento dei diritti sull'opera porta anche ad altre conseguenze positive, ad esempio un libro pubblicato da una casa editrice, se non vende, rischia di finire presto fuori catalogo, mentre gli autopubblicati rimangono in commercio fintanto che lo vuole l'autore e c'è più tempo per farli conoscere. 
Inoltre il fatto che nel self-publishing tutto passa da me-autrice, mi permette di aumentare enormemente le conoscenze su questo mondo fantastico che è la scrittura, l'editoria e il marketing: sono passati solo alcuni mesi da quando ho pubblicato il mio primo libro eppure ne ho conosciute di persone, ne ho avuti di consigli e ne ho studiate di materie che non avrei potuto mai farlo (nel senso che non mi ci sarei dedicata così tanto) se avessi delegato tutto o quasi ad altri.

 

Vi racconto com'è andata con il mio libro di pasticceria.

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Adesso, Cappello di Meringa ha detto:

Secondo me non c'è un meglio e un peggio in assoluto, dipende dal carattere dei singoli autori: io ad esempio ci tenevo a scegliere titolo, copertina e ricette in autonomia.

 

Vi racconto com'è andata con il mio libro di pasticceria.


Qualche anno fa ho deciso di raccogliere alcune mie ricette di dolci e di farne un libro da pubblicare. Una volta pronto il manoscritto, ne ho spedito un estratto per email a varie case editrici, tutte medio-grandi e piuttosto famose (per scegliere a quali case editrici rivolgermi sono andata in una grande libreria e mi sono segnata gli indirizzi di quelle con i ricettari a scaffale).
Mi hanno quasi tutte risposto, eccetto Mondadori e poche altre. Quelle che mi hanno risposto, non mi hanno detto né sì né no, ma "se": "ti pubblico se".
Riconoscevano che il mio libro era ben scritto e ben strutturato, ma il loro parere era che così com'era sarebbe stato poco vendibile. Molto gentilmente mi hanno dato alcuni consigli, quali ad es. inserire ricette esotiche (con il lime al posto del limone, con la papaya, con i semi di Chia e così via) perché più di moda oppure di fare tutte torte gialle perché avrebbe attirato maggiormente l'attenzione. Sono stata grata a questi editori per avermi dato spunti migliorativi dal punto di vista commerciale, do loro piena ragione, ma io ho preferito seguire la mia linea di pensiero: volevo (e voglio tuttora) scrivere libri per tutti, dove "tutti" sta sia per "principianti" che per "quelli che abitano in un paesino sperduto dove nessuno vende la papaya e il lime" (e poi in Italia abbiamo così tanti buoni frutti che tutta questa esterofilia non la vedo necessaria) che per "quelli che amano il giallo, ma anche il rosso; le torte, ma anche i panini, i biscotti e i pasticcini". Insomma la mia idea era quella di un ricettario completo e "alla mano".
Tempo dopo  mi sono rimessa al lavoro sul manoscritto, ho cambiato il titolo, ho deciso di pubblicarlo sotto pseudonimo, ho modificato la grafica, ma ho mantenuto fede alla mia idea iniziale. Capite bene che, ultimata questa revisione, sarebbe stato inutile riproporlo alle case editrici, non avendo seguito i loro suggerimenti, quindi mi sono avvalsa del self-publishing.
Immagino che la mia scelta possa non essere condivisa da tutti, ma io non sono pentita di averla presa perché, nonostante le enormi difficoltà che devo affrontare per cercare di vendere un libro non-commerciale, qual è il mio, ho scoperto che il self- mi ha dato anche molte opportunità in più (quelle di cui ho scritto nel mio post precedente).

 

Ovviamente (ci mancherebbe anche altro!) mantengo tutta la stima per gli scrittori che, diversamente da me, decidono di avvalersi delle case editrici.

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On 2/7/2017 at 12:11, JPK Dike ha detto:

@Pouzinha Diciamo che ci ha dato la possibilità di provarci seriamente. Soprattutto non credo ci avrei mai provato se non fosse stato per il SP. Semplicemente non avrei avuto voglia di aspettare tempi biblici il permesso di qualche sconosciuto.

 

Idem! 

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