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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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13 ore fa, Spartako ha detto:

Che un utente non legga o non capisca quello che uno scrive, ci posso anche stare, ma che questo avvenga da uno dello "staff" mi lascia molto perplesso (piuttosto - non c'è ancora un caso - ma chi controlla i controllori?). Comunque non importa, non mi va di faticare con chi non "vuole/può" capire. Io ho solo detto che non mi piace il fenomeno, punto. Sarò libero di esprimerlo oppure non mi è concesso nemmeno questo?

Poi mi fai questa grande rivelazione sui "dominatori del mercato" grazie, non mi ero ancora accorto che quotidianamente combatto con la CE con cui collaboro per dividerci le briciole rimaste pur cercando di fare prodotti di qualità.

 

E allora non ti fidare e non lo comprare. Ma nemmeno vi si costringesse. Poi cosa dobbiamo fare? Inginocchiarci e chedere perdono?

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17 minuti fa, Davide Di Benedetto ha detto:

qual'è invece il progetto editoriale di un libro autopubblicato? quali persone ha convinto prima di venire alla luce? qual'è stato il percorso del manoscritto? 

che salti fuori uno scrittore che di suo, dica che ha prima "testato" il manoscritto su un pubblico pilota, poi lo ha fatto editare da esperti ecc... questo non è rappresentativo del sp come processo... è un'eccezione.

Sono d'accordo

 

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18 minuti fa, Davide Di Benedetto ha detto:

qual'è invece il progetto editoriale di un libro autopubblicato? quali persone ha convinto prima di venire alla luce? qual'è stato il percorso del manoscritto? 

 

 

Conosci la risposta a queste domande, nel caso di un libro pubblicato da una CE? 

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19 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

Conosci la risposta a queste domande, nel caso di un libro pubblicato da una CE? 

Beh caspita sì. Se è una CE seria ha una linea editoriale precisa, ha un piano editoriale almeno annuale. Ha costruito (continuando a costruire) un serbatoio di lettori/clienti che gli fanno da zoccolo duro e compreno sulla fiducia molte pubblicazioni nuove. Ha costruito una rete di vendita adeguata, con librerie fiduciarie ecc. ecc.

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@Spartako vedo che sei un operatore editoriale, quindi immagino che lavori nell'editoria e che sai come funzionano le cose, meglio del lettore medio, giusto? La mia domanda però era rivolta a @Davide Di Benedetto. Mi chiedevo se anche lui avesse la stessa conoscenza, se sapesse che percorso ha fatto il manoscritto, quali persone ha convinto prima di essere pubblicato, e via dicendo.

Dato che ci siamo, comunque, farei notare che i lettori fidati di una CE contano tanto quanto i lettori fidati di uno scrittore autopubblicato, e non danno nessuna indicazione sulla qualità del percorso editoriale svolto (i fan ci sono ovunque). E per quanto riguarda la rete di vendita... cosa c'entra la rete di vendita? Cioè se un libro è venduto su Amazon vale meno del libro venduto nella cara vecchia libreria di paese?

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13 minuti fa, Spartako ha detto:

compreno sulla fiducia molte pubblicazioni nuove

 

Questa me l'ero persa in prima lettura. Quindi il punto focale è questo: una CE (seria, cioè quelle con il patentino di "CE seria") merita la fiducia di uno zoccolo duro di lettori, che comprano libri a casaccio basta che ci sia la garanzia dell'editore serio. Uno scrittore (serio) che si autopubblica... evidentemente no, non la merita. Ok, buono a sapersi, glielo dirò a quei poveracci che si son fidati di me.

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Vedi, il problema grosso di queste discussioni è che affrontate l'argomento come se le critiche fossero rivolte a "voi" personalmente. Io non ti conosco, non so chi sei e cosa hai fatto quindi perché dovrei criticarti. Qui si faceva una discussione generica, di principio, con tutti i limiti di questo tipo di chiacchiere.

La rete di vendita c'entra perché la CE per cui collaboro, i primi due anni di vita, non riusciva a farsi ordinare i libri né da Mondadori, né da Feltrinelli né Amazon. Quindi costruire una rete di vendita era urgente e necessario a cominciare dalla "vecchia e cara" libreria di paese alle grosse catene librarie.

I nostri lettori invece non comprano a casaccio tutto quello che proponiamo ma siccome quasi tutti i nostri autori hanno pubblicato da un minimo di due a un massimo di 10 libri con noi, hanno imparato a conoscere questi autori (che in maggioranza abbiamo lanciato noi) e a fidarsi dei loro scritti.

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9 minuti fa, Spartako ha detto:

Vedi, il problema grosso di queste discussioni è che affrontate l'argomento come se le critiche fossero rivolte a "voi" personalmente.

Vero, però vale anche al contrario.

Suppongo che se io cominciassi a parlar male o magari snobbare le piccole CE, tu te la potresti anche prendere personalmente. Ovvio che se dai un parere soggettivo sul self, qualcuno che l'ha provato o ci ha lavorato ti può rispondere a tono.

E' come se io dicessi che con le piccole CE non si può mai arrivare da nessuna parte, che possono essere peggio pure del Self in quanto a visibilità, talvolta. Sto parlando in generale, ma non penso che tu non ti risenta di affermazioni del genere :P No?

 

Per me questo è bellissimo: 

9 minuti fa, Spartako ha detto:

tutti i nostri autori hanno pubblicato da un minimo di due a un massimo di 10 libri con noi, hanno imparato a conoscere questi autori (che in maggioranza abbiamo lanciato noi) e a fidarsi dei loro scritti.

 

E non capisco come mai, però, non si dia giusta importanza al self e lo si etichetti sempre come roba di basso livello. Anche tra le piccole CE ho visto roba di basso livello (da sanguinamento agli occhi) eppure non penso che tutte le CE piccole siano inutili o poco serie. Perché non vale lo stesso ragionamento per il Self? E si fa sempre il discorso dell'eccezione? 
Anche la piccola CE seria e professionale è un'eccezione, allora.

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@Spartako

Ammetto che è un po' difficile non scendere sul personale, quando una parte delle persone che frequentano questa discussione sta cercando di autopubblicare qualcosa (o l'ha già fatto) e l'altra parte gli dice che non ha la patente per scendere in strada. D'altra parte, nemmeno io stavo parlando della tua casa editrice, che non conosco. 

 

Accetto comunque l'invito a stare sul generico, e ribadisco che costruirsi una rete di vendita è una esigenza di processo: serve all'editore per raggiungere i lettori e quindi chiudere la comunicazione che era cominciata dall'idea dello scrittore, ma non dà nessuna indicazione sul valore della comunicazione stessa. Da quel punto di vista, a me sembra è più importante trovare una buona stamperia. Non cambia il valore delle parole scritte in un libro, ma rende "il prodotto" più piacevole al lettore e quindi più facile l'acquisto, non trovi?

Ma qui vogliamo confrontare il selfpublishing all'editoria tradizionale, e il problema a quanto pare sta ben a monte della vendita o della stampa: da più parti sembra arrivare la richiesta di un "patentino di serietà" per lo scrittore che si autopubblica. Patentino che sembra concesso alle CE per diritto di nascita (dimenticando che basta aprire una P.IVA per essere chiamati editori) ma si nega allo scrittore, quasi per una questione di principio. Perdonami se lo schema non mi piace.

A me (scrittore) interessa più di ogni altra cosa far arrivare ai lettori le mie parole, e che queste piacciano e siano in qualche modo ricordate. Se ci riesco il processo editoriale ha avuto successo, indipendentemente da quale processo io abbia usato. Non mi interessa e non ho bisogno della validazione di altre persone, ma ovviamente non digerisco bene i tentativi altrui di denigrare, criticare, smontare o minimizzare i risultati ottenuti (parlo in generale, non di te nello specifico).

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Be', io ho comprato romanzi Einaudi e saggi Bollati Boringhieri completamente sulla fiducia. Autopubblicati continuo a non prenderne.

Scusate, non ce l'ho con il self, e in tutta onestà penso che ogni  possibilità di divulgazione in più sia sempre un'opportunità e non un problema, ma certe case editrici hanno con sé una storia che uno sconosciuto che si autopubblica non può avere. Se domani Murakami o Franzen o Auster si autopubblicassero, li acquisterei.

Che non esiste un filtro per me, lettore, rappresenta sì un problema. Che non ci sia un modo per orientarsi in mezzo a un mare di roba inutile, lo è altrettanto. Queste cose bisogna ammetterle. Einaudi mette sopra ai suoi libri un marchio che vuol dire tanto.

E poi, datemi pure del vecchio retrogrado, ma questa idea che un poveretto che già deve fare i salti mortali per rivacarsi i minuti necessari a inseguire una passione deve pure diventare un esperto di marketing e di social, davvero, mi mette una tristezza che non vi dico. E non voglio dire che io non ci proverei, ma veramente è una cosa che mi atterrisce.

E come se un domani ai ragazzini che giocano a calcio gli si dicesse di lasciar perdere le squadre di calcio tradizionali e darsi da fare con i video su YouTube che un giorno una squadra di serie A potrebbe notarli dal numero di visitatori... (Magari già succede e io non lo so, se è così però non me lo dite)

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Ah, nel frattempo che scrivevo sono apparse nuove risposte.

Secondo me la state prendendo tutti un po' troppo sul personale. Il discorso è che l'autopubblicazione è un servizio che ha trovato una fetta di mercato là dove prima c'erano solo le EAP. Punto. Esiste e bisogna prenderne atto. Come ho detto in altri posti non è, in sé, né un bene né un male. C'è chi è in grado di farne un buon uso, e buon per lui. Scaldarsi serve a poco.

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19 minuti fa, unacasanellospazio ha detto:

Ah, nel frattempo che scrivevo sono apparse nuove risposte.

Secondo me la state prendendo tutti un po' troppo sul personale. Il discorso è che l'autopubblicazione è un servizio che ha trovato una fetta di mercato là dove prima c'erano solo le EAP. Punto. Esiste e bisogna prenderne atto. Come ho detto in altri posti non è, in sé, né un bene né un male. C'è chi è in grado di farne un buon uso, e buon per lui. Scaldarsi serve a poco.

 

mi sento molto in sintonia con questa conclusione.

alla fine il selfpublishing è un'opportunità in più aperta a tutti, a differenza delle case editrici (piccole o grandi che siano). tra questi "tutti" per cui si apre l'opportunità si può trovare lo spettro completo dei colori della capacità letteraria, da chi non sa mettere insieme un congiuntivo e ripropone la fanfiction della fanfiction cambiando i nomi ai protagonisti, a gente che sa scrivere davvero bene, a gente che oltre a scrivere bene sa offrire anche delle storie piacevoli da leggere.

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2 ore fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

@Spartako vedo che sei un operatore editoriale, quindi immagino che lavori nell'editoria e che sai come funzionano le cose, meglio del lettore medio, giusto? La mia domanda però era rivolta a @Davide Di Benedetto. Mi chiedevo se anche lui avesse la stessa conoscenza, se sapesse che percorso ha fatto il manoscritto, quali persone ha convinto prima di essere pubblicato, e via dicendo.

 

io non opero nell'editoria. quello che so lo apprendo da chi ci lavora e con cui ho rapporti diretti. questo interesse mi è venuto dal momento che ho avvertito l'istinto di scrivere. prima di scrivere ho contattato degli editori ed ho chiesto ad alcuni di loro se era possibile sapere come nasce un libro.

molti sono disponibili e te lo spiegano. alcuni di loro sono intervenuti su questo portale ed hanno dimostrato la loro apertura a interagire. non è cosi difficile farsi un'idea del percorso di un manoscritto, basta chiederlo.

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@unacasanellospazio

 

E ripeto. Liberissimi di non volerci avere nulla a che fare con Il SP. Ma mi sembra eccessivo dire che facciamo tristezza perché ci rimbocchiamo le maniche e impariamo a fare altre cose, sempre nuove. Avete dei problemi con la gente che studia e impara?

 

Ma davvero non capisco. Se non ve ne frega nulla lascietci stare, altrimenti chiedeteci il manoscritto e guardate se valiamo la pena di essere pubblicati da voi e fateci un'offerta. 

 

Ma sentirsi dare degli incapaci e anche un po' stronzi solo perché abbiamo avuto l'ardire scrivere un libro e rilasciarlo in SP è una comica.

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1 minuto fa, Davide Di Benedetto ha detto:

 

io non opero nell'editoria. quello che so lo apprendo da chi ci lavora e con cui ho rapporti diretti. questo interesse mi è venuto dal momento che ho avvertito l'istinto di scrivere. prima di scrivere ho contattato degli editori ed ho chiesto ad alcuni di loro se era possibile sapere come nasce un libro.

molti sono disponibili e te lo spiegano. alcuni di loro sono intervenuti su questo portale ed hanno dimostrato la loro apertura a interagire. non è cosi difficile farsi un'idea del percorso di un manoscritto, basta chiederlo.

 

Credo che, come lettore, tu sia un'eccezione, di certo non rappresentativo del "processo di scelta" del lettore medio.

 

La maggioranza dei lettori compra un libro perché si fida di un autore o di una CE, perché ha visto la pubblicità, perché qualcuno gliene ha parlato bene o, passando davanti agli scaffali, perché gli sono piaciuti il titolo, la copertina e le prime dieci righe. Sotto quest'ottica, un libro autopubblicato o uno pubblicato da una CE tradizionale potrebbero essere indistinguibili. Dare almeno il beneficio del dubbio, quindi, dovrebbe essere il minimo sindacale. Per fortuna (...) qualcuno ce lo dà.

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1 ora fa, Niko ha detto:

Suppongo che se io cominciassi a parlar male o magari snobbare le piccole CE, tu te la potresti anche prendere personalmente.

Se parli genericamente male di tutte le piccole CE sicuramente, ce ne sono tante che lavorano malissimo e sono il primo a parlarne male. Ma ti potrei parlare male anche di tante medie CE, purtroppo non si possono fare i nomi...

 

@Francesco Wil Grandis @JPK Dike Vedete voi sarete anche dei grandi scrittori, non ho letto niente di vostro e quindi è tutto sulla fiducia, siete ovviamente liberi di fare con il vostro scritto quello che vi pare, ma vi rendete conto di quanto sia difficile far emergere quella decina di lavori buoni in mezzo a migliaia di lavori scritti con la presunzione di saper scrivere o, ancora di più, di saper raccontare? Io penso che se la stessa voglia, volontà, impegno a promuovere il vostro libro lo faceste in sinergia con la struttura organizzativa di una CE (anche medio-piccola), con la sua rete di vendita e promozionale otterreste dei risultati sorprendenti. Poi capisco che è difficile trovarle, capire se sono affidabili o meno ecc. Che è un mondo difficile l'ho già detto?

 

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10 minuti fa, Bango Skank ha detto:

E comunque, alla fine della fiera, chi pubblica in Self lo fa sperando di approdare a una grande CE, quindi al momento il Self è visto da tutti come un'opportunità per farsi notare, non come un'attività imprenditoriale. Non ancora, almeno.

 

D'accordo su tutto, ma non su questo punto in particolare. Conosco personalmente autori che hanno rifiutato offerte di CE (anche grandi) o che da una CE sono passati al self, per motivi economici. Il self di successo porta molti più soldi nella tasca dell'autore e può essere considerata una valida attività imprenditoriale. A patto di stargli sempre dietro, ovviamente, e di saperci fare.

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Però io farei anche un distinguo tra CE. Leggo che qualcuno porta ad esempio CE che hanno una linea editoriale, librerie di fiducia, lettori affezionati, poi nel mondo reale vedo che quasi tutti che hanno trovato una piccola CE free in questo sito hanno provveduto alle vendite in prima persona, con le presentazioni, internet e amici vari. La differenza con il self allora è stato il semplice gradimento con benedizione di un piccolo e sconosciuto editore. Forse il passaparola è più affidabile, e questo potrebbe avvenire anche con autori del SP dal momento che una piccola CE offre visibilità e distribuzione pari a zero.

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@Spartako Certo però non è eliminando gli incapaci e i presuntuosi che si risolve il problema. La vostra battaglia è anche la nostra. E il SP potrebbe essere un vantaggio gigante anche per voi. Noi stiamo testando la produzione e la distribuzione digitale di un libro. Amazon è uno strumento e un portale potentissimo, ma come ogni strumento digitale ha regole di utilizzo differenti e non sempre user friendly. Io non ne so nulla di stampa e distribuzione, dalle poche cose lette però mi par di capire che sia una giungla, ma sono sicuro che in qualche anno internet darà anche a voi la possibilità di aggirare i distributori e rivolgervi direttamente alle librerie.

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7 minuti fa, Spartako ha detto:

Io penso che se la stessa voglia, volontà, impegno a promuovere il vostro libro lo faceste in sinergia con la struttura organizzativa di una CE (anche medio-piccola), con la sua rete di vendita e promozionale otterreste dei risultati sorprendenti. 

 

Per capirci, io sono quello che ha prima autopubblicato un romanzo, ne ha venduto 10000 copie in sedici mesi (centinaio più, centinaio meno), poi ho venduto i diritti a Rizzoli per togliermi di mezzo tutta la parte gestionale (che non è nelle mie corde, né nelle mie aspirazioni). Se vogliamo, ho esperienza di entrambe le strade.

 

Sinceramente: è un po' presto per tirare le somme, ma la prima impressione del mio passaggio al percorso tradizionale non è molto positiva. Non dico che stavo meglio prima, ma... vediamo nei prossimi mesi. 

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14 minuti fa, Bango Skank ha detto:

Il problema vero però sono i lettori, non gli autori.

Sì, specie se sono dei fan: con il loro modo di fare, riescono a far prendere in dispetto l'autore. Un modo di fare controproducente proprio per coloro che stimano; questo però proprio non riescono a capirlo.

 

16 minuti fa, Bango Skank ha detto:

su non so che gruppo Fb ebbi a che ridire con una tipa. Costei sosteneva, bontà sua, che la qualità di un'autopubblicazione non contava nulla. Cosa contano  refusi, errori sintattici, grammaticali, uso fantasioso dei tempi verbali ecc ecc quando il testo è "scritto con passione"? Nulla, mi diceva. Lei da un testo voleva solo che le fosse trasmesso questo "amore", questa "passione" dell'autore.

Purtroppo questa è una mentalità molto diffusa e dannosa, non solo per tutti gli autori self, ma per la letteratura in generale. Ed è durissimo far capire che con questo modo di fare si può solo andar male. Io concordo con te: la passione serve, ma non è sufficiente. Occorre tecnica, preparazione, allenamento, conoscenza della lingua, di come si costruisce un testo. Ma, come ho già detto in precedenza, nel nostro paese tutti questi elementi dai più sono considerati superflui.

 

11 minuti fa, Spartako ha detto:

vi rendete conto di quanto sia difficile far emergere quella decina di lavori buoni in mezzo a migliaia di lavori scritti con la presunzione di saper scrivere o, ancora di più, di saper raccontare?

Assolutamente sì: è qualcosa di molto difficile riuscire a emergere in migliaia di pubblicazioni, specie se la fiducia dei lettori si è giocata con tanti prodotti mediocri. Discorso che vale sia per il self che per le ce.

 

13 minuti fa, Spartako ha detto:

Io penso che se la stessa voglia, volontà, impegno a promuovere il vostro libro lo faceste in sinergia con la struttura organizzativa di una CE (anche medio-piccola), con la sua rete di vendita e promozionale otterreste dei risultati sorprendenti. Poi capisco che è difficile trovarle, capire se sono affidabili o meno ecc. Che è un mondo difficile l'ho già detto?

Non è facile riuscire ad avere un'opportunità, perché si ha a che fare con un mercato saturo e in crisi; senza contare che le ce hanno paura di rischiare e quindi non s'azzardano a puntare su uno sconosciuto, ma cercano di puntare sul sicuro.

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22 minuti fa, Spartako ha detto:

Io penso che se la stessa voglia, volontà, impegno a promuovere il vostro libro lo faceste in sinergia con la struttura organizzativa di una CE (anche medio-piccola), con la sua rete di vendita e promozionale otterreste dei risultati sorprendenti.

 

 

Considera anche che nel tempo (6/9 mesi) che passa dalla risposta all'effettiva pubblicazione, di solito si sta con le mani in mano. Quando invece, autopubblicandosi, nei quattro mesi successivi si ha tutto il tempo per continuare a migliorare il testo uscito, e scriverne un altro.

 

Per scrivere il mio secondo in uscita a fine luglio ci ho messo 4 mesi tondi tondi, e sono 50.000 parole. Forse ci metterò un pochino di più prendendomi anche qualche settimana di agosto. E al momento questa libertà data dal SP è la cosa più bella che ho. Se fossi andato con una CE, tra rifiuti e risposte sparite, ero ancora ad aspettare. Invece sono andato avanti, ho imparato tante cose con la stesura del secondo, ho perfezionato il primo, e a settembre sarò fresco fresco per iniziare il terzo.

 

Io parlo di piccole CE visto che quella è al momento la mia dimensione.

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1 minuto fa, Bango Skank ha detto:

Diciamo che se chiedessimo a 1000 autori Self che avessero venduto ipoteticamente che ne so... 20mila copie in ebook: "Arriva Feltrinelli e ti offre un contratto. Non devi più pensare a nulla, ci pensano loro a impilare i tuoi romanzi nei loro store. Firmi?"  Ecco, io credo che firmerebbero quasi tutti. Guadagnerebbero di meno? Certo che sì. Ma firmerebbero, perché è più comodo, più sicuro e anche più... come dire... "certificato".
 

 

...che è la stessa riflessione che ho fatto io. Va anche detto che io non ho un forte spirito imprenditoriale, ma se l'avessi avuto, avrei potuto convertire parte dei guadagni in una agenzia di comunicazione, per la pubblicità; in assistenti virtuali e non, per tutte le incombenze. In pratica, sarei diventato un editore-self. O un self-editore :D

Ci avevo anche pensato, ma non ho voluto farlo.

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Ospite

Molto interessante la piega che ha preso questo topic…

Ci siamo staccati un po’ dalla qualità dei libri, dalle vendite, per passare a una similitudine tra un Self-publisher contrapposto a una piccola o media CE. Questi due potrebbero, per un singolo libro, ottenere gli stessi dati di vendita, se non prevalere sull’altro.

Resta il fatto che tra i due litiganti, chi ci guadagna sempre di più, sono le piattaforme, le quali permettono di raggiungere questo mercato online. Ribadisco che Amazon e affini sono delle “vetrine” per esporre il proprio prodotto, quindi delle moderne “librerie”.

Credo, però, che tutta questa “guerra” accennata non esiste: è pura invenzione.

L’autopubblicato non conosciuto, così come la piccola CE che non fa promozione, resterà lì nell’ombra, solo per “piccoli affezionati”. Invece, l’autore che inizia a produrre buoni dati di vendita ha già un suo target ideale, così come le CE che hanno i loro lettori di fiducia, quindi ognuno vende a un suo pubblico. La capacità di attrarre lettori diversi, non è un “rubare” qualcosa ad un altro, ma semplicemente una maggiore facoltà di essere competitivi. Online non ci sono “spazi esclusivi”, la capacità di vendita decide la classifica e di conseguenza la maggiore visibilità. Quindi, occorrerebbe preoccuparsi delle vendite, senza sgomitare per un parcheggio libero, quando i posti sono tantissimi.

Modificato da Nuwanda

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

ci sono discussioni un po' strane riguardo al concetto di scrittura. Nel senso che per moltissimi utenti (quindi aspiranti scrittori) è normale inviare un romanzo scritto in due mesi, non riletto, non corretto e tanto se ci sono refusi o errori che ci fa? Conta l'idea!

 

Per me di normale non c'è niente in questo modo di fare. Oppure io sono un'anomalia. In primis, non mi bastano due mesi per scrivere un romanzo (si parla di quattro/cinquecento pagine), perché un romanzo non basta scriverlo, ma occorre prima pensarlo e anche questo richiede il suo tempo. Fatta la prima stesura, occorre lasciar passare qualche mese per staccarsi emotivamente dal lavoro fatto e poterlo riprendere in mano in modo oggettivo, eliminando le parti superflue, dandogli maggiore sintesi e sistemando le cose che non convincono. Sistemato il grosso, ci sono le varie revisioni per eliminare refusi, dare la forma migliore: si va dalla tre alle cinque. Questo solo per quanto riguarda il lavoro personale: poi c'è quello dei lettori "personali" che danno un giudizio sull'opera, di editor se si avvale di una di queste figure, prima di presenteare l'opera al pubblico.

Se tutti avessero come base questo modus operandi, il bacino del self non sarebbe sommerso da prodotti tanto criticati e che non mettono in buona luce questo mezzo. Senza dimenticare che prima di essere scrittori bisogna essere lettori per imparare da chi è esperto, ma anche da chi ha scritto mediocrità per non commettere certi sbagli, vedere in quanti modi si possono fare descrizioni, esprimere pensieri, sentimenti. Purtroppo, tanti scrivono senza essere lettori: questa è un'altra triste realtà che spiega perché le cose non vanno tanto bene.

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Ho cominciato a leggere gli ultimi 20/25 interventi prima sorridendo poi con un crescente senso di disagio. Evidentemente la bolla di calore che ha coperto l'Italia ha coperto le menti di molti. Non ho voglia di rispondere taggando qualcuno in particolare, il caldo ha colpito anche me :), ma fare un discorso in generale. Nasco come lettrice, a casa dei miei ho avuto a disposizione per mia fortuna una libreria di più di 5000 volumi. Saggistica, letteratura italiana e straniera, tutti libri editi perchè così si usava allora. Poi mi sono costruita la mia libreria anch'essa formata da libri editi sia perchè così si usava, faccio una precisazione ho 60 anni, sia perchè personalmente preferisco avere un libro in mano piuttosto che un e-book. Analisi di tutti i libri editi e da grandi ce, Rizzoli, Mondadori, Enaudi, Adelphi, etc. sempre bei libri assolutamente no, sempre libri privi di errori sia di battitura che di puro italiano, assolutamente no. Fino ad una quindicina di anni fa la cura che una casa editrice metteva nel suo libro era totale, ora tale cura non la ritrovo più. Esiste, parlo sempre in generale nessuno si senta coinvolto in prima persona, molto più pressapochismo, voglia di guadagnare senza assolutamente badare più alla costruzione del prodotto: il libro. Perchè tale è. Una casa costruita da un architetto famoso è un buon prodotto solo se curata in ogni suo dettaglio, altrimenti il nome non fa da se il buon prodotto.

Anni fa ho iniziato a scrivere, prima ho lasciato tutto nel famoso cassetto poi ho iniziato a partecipare a dei concorsi letterari nazionali vincendone alcuni o piazzandomi ai primi posti. Tutta ringalluzzita ho inviato i miei scritti a varie case editrici. Risposta ' la ringraziamo il suo libro è veramente interessante ma non rientra nel nostro piano editoriale'. Probabilmente i miei scritti non valevano ma altrettanto probabilmente non sono stati neanche letti. Ho rimesso tutto nel cassetto ed è rimasto li. Poi mio figlio mi ha scosso,' mamma ma perchè non ti butti sul self ma solo quello in digitale '.

Ho girato in tanti forum prima di approdare qui e di trovare una miriade di informazioni utili, di colleghi con i quali discutere e di amici che mi hanno aiutata.

Non demonizzo e glorifico il self, è una scelta che ognuno di noi fa addossandosene tutti rischi, se pubblichi qualcosa di veramente brutto o non editato stai pur sicuro che il tuo libro successivo verrà cestinato dai lettori, come ? non acquistandolo o facendoti cattiva pubblicità. 

Chi veramente critico, sempre in generale, sono le ce. Quelle a pagamento sono sempre esistite visto che alcuni grandi scrittori, vedi Moravia, hanno iniziato proprio così ragion per cui non le giudico. Se ti rivolgi a loro sai perfettamente cosa ti aspetta. 

Sono le altre che condanno, quelle che pubblicano libri senza editing; quelle che promettono mari e monti ma ti lasciano al palo che i tuoi libri a sbattertela da solo; quelle che se la cantano da soli riempendosi la bocca di paroloni ma che poi pubblicano solo schifezze. 

In questo marasma certamente ci sono delle ce oneste e serie, la vera difficoltà è trovarle.

Conclusione di questo mio lungo sfogo ? Ho scelto il self, può andare bene o male, non so farmi pubblicità per cui vendere 30/40 o 60 libri a perfetti sconosciuti per me è già un successo. Quello che sicuramente non farò sarà approdare ad una ce, che per sua politica aziendale o per mancanza di soldi, non mi garantirà alcuna visibilità e nessuna pubblicità.

 

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On 06/28/2017 at 17:26, heightbox ha detto:

quasi tutti che hanno trovato una piccola CE free in questo sito hanno provveduto alle vendite in prima persona,

La situazione ideale è (come ho detto più su) la sinergia tra autore e CE. L'autore dovrebbe promuovere il suo libro, secondo le sue possibilità (non economiche, ma di contatti) insieme alla CE e sfruttando la CE, i suo canali promozionale, distributivi, di vendita, di esperienza ecc.

Certo per fare questo e trovare anche una convenienza economica oltre che "professionale" devi trovare una CE che ti faccia compartecipe dei libri che riesci a vendere da solo e senza nessun anticipo di spesa. In questo modo l'autore può oscillare tra il 10% e il 45% di guadagno.

 

On 06/28/2017 at 17:28, JPK Dike ha detto:

ma sono sicuro che in qualche anno internet darà anche a voi la possibilità di aggirare i distributori e rivolgervi direttamente alle librerie.

Non credo di aver capito quello a cui ti riferisci...

 

On 06/28/2017 at 17:30, Francesco Wil Grandis ha detto:

Sinceramente: è un po' presto per tirare le somme, ma la prima impressione del mio passaggio al percorso tradizionale non è molto positiva. Non dico che stavo meglio prima, ma... vediamo nei prossimi mesi. 

Il problema è che 10.000 copie sono già tante è difficile pensare di superare abbondantemente questo traguardo, considerando la media di vendita di un libro in Italia.

 

On 06/28/2017 at 17:48, JPK Dike ha detto:

Considera anche che nel tempo (6/9 mesi) che passa dalla risposta all'effettiva pubblicazione, di solito si sta con le mani in mano.

Considera che non puoi nemmeno inflazionarti. Noi, ad esempio, cerchiamo di non far uscire un altro libro dello stesso autore prima di un anno. La gente ha ormai un budget limitato e ama leggere anche altri autori quindi è più difficile che si comprino lo stesso autore in un lasso di tempo così breve. Non fai nemmeno in tempo a promuoverlo adeguatamente in un solo anno.

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@Spartako Se c'è anche una minima possibilità di rimanere nella testa delle persone è bene che quando hanno finito un tuo libro ne possano comprare subito un altro. Un libro l'anno è veramente pochino, inoltre è proprio poco come scrittura.

Io non ho bisogno di promuovere un libro con foga. Il primo piacicchia abbastanza da far curiosare un secondo. E se il secondo dovesse rifare lo stesso effetto, e speriamo un po' meglio, che faccio aspetto un anno prima di rilasciare il terzo? Così la gente ha tutto il tempo per comprare altra roba e dimenticarsi del mio. Io son dell'opinione della necessità di scrivere tanto, bene ovvio, ma tanto.

 

Oh sia chiaro parlo di quello che voglio fare, di cosa mi son prefisso. Al momento ne ho scritto solo uno da 150 e uno da 300 ancora da rilasciare. Quindi i miei sono solo piani futuri. Mi son detto che se questo è davvero quello che vogli fare, devo scrivere almeno 900 pagine l'anno, 300 ogni quattro mesi, due pagine al giorno. Poi magari ne scrivo un po' meno, ma prima o poi ci arrivo.

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