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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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Ospite

In un altro post avevo già detto la mia su quest’argomento e in pratica condivido pienamente il concetto espresso da @Bango Skank

 

Cita

Indipendentemente dalla qualità del prodotto (perché qui non stiamo parlando di qualità, ma - in soldoni - di possibilità di vendere e farsi conoscere con il Self) il punto focale del discorso è quindi, a mio avviso, tutto nella capacità di pubblicizzarsi.

 

Quanti lettori a “scatola chiusa” comprerebbero un nostro libro?

Tutto parte dalla risposta a questa domanda. Non si pubblica su Amazon in cerca di lettori, ma è la capacità di rendersi “visibili”, scalando la classifica e restandoci per un bel po’ di tempo, quindi vendendo, concede al proprio libro la notorietà.

Amazon, come altre piattaforme di self, è una “vetrina”. Tutto va inquadrato in una maniera simile a youtube e affini. Molti youtuber vendono libri e li piazzano molto bene in classifica.

Questi sono i famosi libri di “qualità”che vendono?

Chi sono gli youtuber che spopolano in libreria.

La risposta è: No!

Questi avrebbero venduto anche senza essere milionari, perché avevano già un pubblico.

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Ospite
7 minuti fa, Bango Skank ha detto:

Una scrittrice di erotici che conosco...

 

Mica stai parlando di E.L. James :asd:

Anche lei diventata famosa prima sul web :D

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@Bango Skank Ma sai, marketing è "convincere uno sconosciuto a leggere il tuo libro". E per noi puo significare anche un lavoro di anni solo per racimolare poche centinaia di letture. Per questo oltre al marketing costante, è necessaria una pubblicazione costante. Così quelle poche centinaia si moltiplicheranno per il numero di libri che riusciremo a scrivere. A patto ovvio di scrivere abbastanza bene da farsi leggere tutto e lasciare nel lettore la voglia di leggerti ancora.

 

Però se non si pubblica perché si aspetta la chiamata da Dio, o se si pubblica una volta ogni tre anni, da difficile la questione si trasforma in folle. Anche autori che hanno scritto un libro da centinaia di migliaia di copie, poi sono caduti nel dimenticatoio perché hanno tenuto successivamente una media inferiore di 1 libro all'anno. E 1 libro all'anno è già pochissimo di suo.

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@Bango Skank eheh sì. Anche perché nessun produttore/editore nostrano metterebbe sotto contratto un signor nessuno, seppur super mega talentusoso. Non abbiamo, ma forse meglio  dire non abbiamo più, il talento di fiutare l'affare né la voglia di investire. E si ritorna al discorso: Italia posto arido e ormai fanalino di coda.

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Partirei dalla domanda :"Perché scriviamo?" . E credo la risposta sia :"Per raccontare qualcosa". Ora, se nessuno ci pubblica l'intento fallisce, perciò autopubblicandosi accettiamo in ogni caso dei rischi che solo la nostra convinzione e determinazione giustificano. Ci possono ridere dietro, snobbarci, criticarci, compatirci (come un piccolo troll poco fa) però almeno ci mettiamo in gioco e ci esponiamo ai giudizi (che forse aiutano a migliorare). La mancanza di una CE per quanto mi riguarda dovrebbe essere penalizzante solo se fosse in grado di regalarci, senza che facessimo nulla, qualche migliaio di lettori. Cosa che le piccole CE non fanno. Autopromuoversi un romanzo SP comporta impegno, costanza, una rete di seguaci e complici che supportino presentazioni, diano disponibilità di affiancamento, e non è affatto facile. Se poi lo si fa per autocompiacersi, pazienza. Si parla sempre, e molti sembrano dimenticarlo, di piazzare poche copie che non inquineranno certo la letteratura italiana. Crederete mica di campare facendo gli scrittori? :muu: (l'ho messa perché non la mette mai nessuno)

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11 ore fa, Bango Skank ha detto:

@JPK Dike  i tempi cambiano in fretta, la società si muove in fretta, le mode passano in fretta... anche nel mondo della musica - quella "commerciale", almeno - chi vuole tenere il passo deve cercare di tirar fuori un tormentone all'anno, magari d'estate.
E quindi lo "scrittore" o aspirante tale deve adeguarsi.
 

Certo, finanche adeguarsi all'abbassarsi del livello culturale. Che tristezza. Mentre una volta ci si accultirava con la Divina Commedia, Platone, Omero (vabbè, anche se ultimamente si specula sul fatto se fosse stato lui o meno a scrivere Iliade e Odissea), lo standard culturale della gioventù moderna si è notevolmente abbassato. Chi punta unicamente al commercio nudo e crudo l'ha capito, anche se non ha capito che adeguarsi ai tempi significa detrimento (oppure lo ha capito ma non gliene frega, pur di commerciare).

11 ore fa, JPK Dike ha detto:

@Bango Skank eheh sì. Anche perché nessun produttore/editore nostrano metterebbe sotto contratto un signor nessuno, seppur super mega talentusoso. Non abbiamo, ma forse meglio  dire non abbiamo più, il talento di fiutare l'affare né la voglia di investire. E si ritorna al discorso: Italia posto arido e ormai fanalino di coda.

Per forza, Pinco Pallo Qualunque non rappresenta denaro ambulante per una grande CE, mentre il signor Tuttisannochisono può perfino scrivere "se lo avrei visto avrei potuto" perchè tanto si sa che venderà milioni di copie. Tant'è.

8 ore fa, heightbox ha detto:

 

 

8 ore fa, heightbox ha detto:

Crederete mica di campare facendo gli scrittori?

Per niente. Anzi, gli impegni che ho adesso mi hanno tolto tutto il tempo per scrivere. Appena pubblicato il secondo e-book (storia di gatti per bimbi piccoli) ho dovuto "chiudere la bottega". Ora, a parte la storia a puntate dedicata ai miei studenti di spagnolo, devo dare la priorità a quello che l'università mi chiede di scrivere:occhiali:

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1 ora fa, Pouzinha ha detto:

Certo, finanche adeguarsi all'abbassarsi del livello culturale.

Ma no. Quella del "livello culturale" è il vero tormentone per tutte le stagioni. "Non mi leggono? Il popolo non ha cultura".

Ma dai.

E' come quelli che dicono: "Io ho comprato Generali. Perché non la comprano tutti? Perché non sale?". "Perché il mercato non capisce niente".

Io leggo sempre gli estratti gratuiti su Amazon dei primi auto pubblicati in classifica.

Non saranno capolavori (magari qualcuno lo è), ma hanno un impianto professionale, maturità e contenuti. C'è talento.

Io mi dico sempre: "Sono io che devo migliorare in talento e iniziativa". "Mica il popolo dei lettori".

Non ci riuscirò molto probabilmente, ma so che è l'atteggiamento giusto. O no?

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50 minuti fa, camparino ha detto:

"Non mi leggono? Il popolo non ha cultura".

 

Guarda che l'idea non era quella, semmai proprio il contrario. I "nonni" di coloro che oggi leggono storielle in stile sit-com hollywoodiana leggevano la Divina Commedia e Il Capitale. Ovvio che allora vende di più chi scrive sulla falsariga delle prime. Non direi proprio che le une e gli altri si possano mettere sullo stesso piano...

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@Pouzinha Secondo me, i "nonni" che dici tu non leggevano niente. Almeno i miei.

Quanto a "certe" letture (Il Capitale?), lasciami fare una battuta: potevano farne a meno.

Nota meteorologica: c'è il temporale. Finalmente. Così rinfresca.

Ciao

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@Pouzinha, la Divina Commedia e Omero (e probabilmente anche Ariosto) so che venivano imparati a memoria anche dagli analfabeti. Anche mio padre (che però non è certo analfabeta) ne sa interi pezzi a memoria.

 

Il problema è che oltre a quelli non c'era altro: li si imparava a memoria come si finisce con l'imparare a memoria il Vangelo continuando ad andare a messa. E per di più capendone sì e no il 10%.

 

Quanto al Capitale (ma se per questo anche parecchia roba di Lenin o Gramsci) è la versione comunista della Bibbia: tutti lo citano ma ad averlo letto davvero sono in pochi.

 

Ma anche fosse, non è con dieci libri ripetuti a memoria che si fa cultura. Preferisco mille volte considerare acculturato uno che si è letta tutta la produzione pulp del novecento piuttosto che uno che sa a memoria la Divina Commedia e non ha letto altro.

 

Lo so che sembra sempre che quelli del passato scrivessero o leggessero meglio, ma è perché ci sono stati i secoli a selezionarli. C'è una cura per quest'idea: farsi un giro in una biblioteca che abbia libri di qualche secolo fa o (facendo le query giuste) su Google Books. Vi si aprirà un mondo, fatto di roba seria ma anche di tanta paccottiglia, sopravvissuta solo perché un libro del seicento ha un valore anche solo come oggetto. Oppure neanche sopravvissuta: su Google Books ci sono anche cataloghi del sette-ottocento (l'equivalente dell'epoca di Alice), andate a vedere quante schifezze venivano pubblicate (e che per fortuna sono rimaste nell'oblio).

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3 ore fa, swetty ha detto:

su Google Books ci sono anche cataloghi del sette-ottocento (l'equivalente dell'epoca di Alice), andate a vedere quante schifezze venivano pubblicate (e che per fortuna sono rimaste nell'oblio).

Vero. Ho ormai un  po' di annetti, inoltre provengo da famiglie "acculturate": posso rendere testimonianza almeno del secolo precedente.

Nelle librerie di nonni e genitori trovavano posto, oltre a ben noti capolavori ormai raramente praticati, un bel po' di futuri classici, ma anche parecchia letteratura "usa e getta" di cui si è persa memoria.

Il che tutto sommato vale anche per noi, costretti per fortuna/sfortuna a fare i conti con una assai maggiore quantità di titoli.

Avendo letto tra fine infanzia e adolescenza (per banale voracità) un certo numero di quei volumi di scarso valore, mi azzardo a sostenere che in generale fossero meglio scritti (grammatica, sintassi, lessico...)  rispetto ai loro equivalenti odierni. E mi sembra anche ovvio, considerando il minor  numero sia di aspiranti autori che di editori disposti a pubblicarli. Pure allora qualcuno (ricco) si auto pubblicava, ma quanto meno interveniva il proto a comporre correttamente la pagina :D

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8 ore fa, camparino ha detto:

@Pouzinha Secondo me, i "nonni" che dici tu non leggevano niente. Almeno i miei.

 

Per nonni intendevo più in generale gli antichi, almeno quelli che avevano la possibilità di studiare oltre la quinta elementare (che si sa, sfortunatamente in Italia studiare è sempre stato un lusso per i ricchi e non un diritto per tutti:esplosione:, la cosa mi fa arrabbiare, ecco il motivo dell'icona). Questi ultimi, mettiamo che andassero a studiare lettere classiche, dovevano imparare la Divina Commedia tutt'altro che a memoria. La mera memorizzazione non intendevo contemplarla, perchè ripetere a pappagallo senza la benchè minima conoscenza della tematica e del significato dell'opera non serve a nulla. 

4 ore fa, swetty ha detto:

@Pouzinha, la Divina Commedia e Omero (e probabilmente anche Ariosto) so che venivano imparati a memoria anche dagli analfabeti. Anche mio padre (che però non è certo analfabeta) ne sa interi pezzi a memoria.

 

Il problema è che oltre a quelli non c'era altro: li si imparava a memoria come si finisce con l'imparare a memoria il Vangelo continuando ad andare a messa. E per di più capendone sì e no il 10%.

 

 

Tal quale come sopra: la memorizzazione nuda e cruda non serve a nulla e per quanto riguarda il Vangelo, con la conseguenza del detrimento spirituale. 

4 ore fa, swetty ha detto:

@Pouzinha

Quanto al Capitale (ma se per questo anche parecchia roba di Lenin o Gramsci) è la versione comunista della Bibbia: tutti lo citano ma ad averlo letto davvero sono in pochi.

 

 

Spero comunque non aver dato l'idea di essere filo-stalinista. Tutto il contrario. Ma tra i miei studi per la seconda laurea il Marx e il marxismo sono stati contemplati il semestre scorso e hanno rilevato che avevano poco e niente a che fare con gli obbrobri perpetrati da Stalin, che ha utilizzato le opere di Marx per i propri comodi.

Non nego che secoli addietro le schifezze venissero pubblicate. In ogni epoca sono state pubblicate, indubbiamente. Il punto è semmai che oggi, al contrario di ieri, è ben più facile che si perda la memoria di un capolavoro rispetto all'usa e getta. Per fare un esempio banale, oggi è molto più facile vendere uno scritto dozzinale tipo (titolo di pura invenzione) "Vampiretto in crisi adolescenziale" rispetto a (sempre inventato) "L'ecologia del terzo millennio". A vendere milioni di copie sarà indubbiamente il primo, specie se pubblicato negli States, punto dal quale farà poi il giro del mondo, non possiamo negarlo. L'autopubblicazione permette allora al secondo di circolare, di non rimanere del tutto nell'oblio, anche se non sarà certo il libro preferito dalla gioventù di oggi.   

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9 minuti fa, Pouzinha ha detto:

Spero comunque non aver dato l'idea di essere filo-stalinista.

Non preoccuparti.

A Trinidad una ragazzaccia una volta mi ha detto "Io adoro Stalin"

"Stalin?" chiedo io.

"Si, Stalin e Ollio"

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37 minuti fa, camparino ha detto:

Non preoccuparti.

A Trinidad una ragazzaccia una volta mi ha detto "Io adoro Stalin"

"Stalin?" chiedo io.

"Si, Stalin e Ollio"

 

:lol::lol::lol:

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@Pouzinha Ed è normale. L'arte è intrattenimento, e nasce per essere fruita dal pubblico. Ogni lavoro identintificabile come fiction, fosse anche un premio nobel, è per definizione comerciale. Il non-fiction difficilmente sarà commerciale, sebbene esistano eccezioni. Si può riassumere con "Lo è storytelling è commerciale".

 

In Italia siamo amanti della definizione "prodotto d'autore" per intendere qualcosa di alto. Ma son tutti retaggi di un mondo che è sfumanto. In questo senso il Self sta aiutando a togliere di mano alle ce il monopolio del mercato. E ci sono due possibilità: o anche in Italia succede ciò che è successo qui dove sono io, e quindi CE e Self imparano a coesistere, dividendosi il mercato e diventando tra loro comunicanti e permeabili, oppure guerra. E la guerra lascia solo macerie, e potremo vedere scene simili alla disputa taxi/uber. Con la differenza che proibire il self per legge non è attuabile, e una volta creatasi una forte comunità indie che vende e piace, saranno cavoli amari per le CE e per chi ci lavora dentro.

 

Certo ci vorranno ancora anni. Ma sono fiducioso. Siamo dopotutto italiani, non gli ultimi arrivati.

 

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Mah, si tratta di capire se il mondo editoriale ha ancora o non ha più una sua autorevolezza (direi soprattutto culturale e non solo di mercato: ci aiuta o no a renderci più civili?) e se il mondo autoriale (brutta parola!) deve o non deve essere sottoposto a criteri di valutazione ANCHE editorial-commerciali. Per entrambi i mondi la parola "selezione" pare stia perdendo "autorità". Un po' come se in un esercito tutti si sentissero Generali per il solo fatto di indossare una divisa militare e le alte cariche gerarchiche volessero democratizzarsi per non perdere lo già scarso consenso dei militari e dei loro familiari. 

 

Lo già detto altrove: è l'opera di ingegno, il prodotto creativo, il frutto dell'immaginazione  il "dato" che negli ultimi decenni si è gravemente inflazionato e si è pericolosamente trasformato. Le auto di Formula 1 (gli Scrittori)  sono uscite dal circuito (di editoria seria e severa)  e hanno invaso le strade cittadine (il mercato) suscitando in molti (gli auto-pubblicati) sfrenati desideri di emulazione, sgorgati dal fatto che tutti hanno la patente -il pc con tastiera- (e quindi saprebbero che cos'è una macchina -un libro-, senza alcun bisogno né di gavetta né di maestri e tanto meno di esperienze personali significative). 

 

Il dato per me preoccupante è che a causa di questa inflazione che trabocca nelle librerie, fisiche o virtuali, i gusti dei lettori si stanno standardizzando verso il basso, riducendo notevolmente il "bacino di utenza" delle opere narrative con un certo gusto letterario.

 

Quando chiedo ai miei amici esordienti, vecchi o nuovi, come loro leggono e che cosa leggono non ottengo risposte soddisfacenti per delineare un serio percorso di lettura-scrittura personalizzato (che vada da Alighieri a Zanzotto passando per Leopardi, faccio per dire). In questo modo, nel mondo del tutto e di più del self-publishing cotto messo in rete e archiviato trionfa -a livello di consenso a 5 stelle- io non ho ancora trovato un testo auto-pubblicato veramente in grado di far concorrenza al buono/ottimo pubblicati dalle editrici italiane che ancora hanno collane di autori e testi ben scritti e sottoposti ad accurato editing. Indicatemi un testo auto-editato che veramente valga la pena di essere letto e prometto di scaricarlo. 

 

Poi, sulla questione assai delicata dell'auto-edizione come prassi per superare e scavalcare presunte deficienze delle CE nazionali e dei loro "balordi" criteri di selezione e pubblicazione, ci sarebbe da aprire un altro post/discussione specifico. Pero, ripeto, prima di scrutare la pagliuzza nell'occhio dell'altro è bene rendersi conto del tronco che portiamo nella nostra cavità oculare di Autori, effettivi o potenziali.

 

Un saluto! 

 

   

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@Renato Bruno La puoi mettere come ti pare. Il mondo sta cambiando, e non c'è niente che le CE possano fare per arginare questo fenomeno. Tranne forse continuare a denigrare i self e chiamarli illusi.

Per quanti lavori scadenti escano, prima o poi uscirà qualcosa di self che farà boooom anche in Italia. E a quel punto sarà troppo tardi. Non lo dico io. Nel mondo è già successo, in praticamente tutti gli ambiti artistici, c'è pieno di autori nati come indie e ora diventati grandi e famosi. O che lo saranno presto. Persone a cui nessuno ha dato il permesso di fare, ma che si sono rimboccate le maniche e hanno osato.

 

Due piccoli esempio sono: Makoto Shinkai in Giappone e i RocketJump a Los Angeles. Ma anche in letteratura gli esempi si sprecano. Solo perché qualcosa non avviene in Italia, non vuol dire che non esista o non sia possibile.

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@JPK Dike Giusto! Ma io, caro amico, non intendo denigrare nessuno e nemmeno intendo togliere identità o prestigio al self-publishing di cui io stesso come curatore di Ebook mi avvalgo. Sto solo aspettando che dalle parole italiane si passi ai fatti italiani e che qualcuno italiano mi indichi un libro auto-pubblicato in italiano degno di attenzione per la sua qualità. Tutto qui.

Se c'è bene, lo leggerò per confermare la validità di una modalità di pubblicazione destinata ad espandersi in Italia, se non c'è allora converrà prendere atto che da qualche parte, decidi tu dove, un filtro valutativo-selettivo deve pur esserci (se non vogliamo che l'autore perfetto manager-marketing di sé stesso ci spacci per successo interplanetario l'opuscoletto casalingo vuoto ma ben confezionato -e in questo indistinguibile dal fastbook cartaceo tradizionale). 

 

Saluti. 

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@Renato Bruno
 

Cita

 

Le auto di Formula 1 (gli Scrittori)  sono uscite dal circuito (di editoria seria e severa)  e hanno invaso le strade cittadine (il mercato) suscitando in molti (gli auto-pubblicati) sfrenati desideri di emulazione, sgorgati dal fatto che tutti hanno la patente -il pc con tastiera- (e quindi saprebbero che cos'è una macchina -un libro-, senza alcun bisogno né di gavetta né di maestri e tanto meno di esperienze personali significative). 

 

Il dato per me preoccupante è che a causa di questa inflazione che trabocca nelle librerie, fisiche o virtuali, i gusti dei lettori si stanno standardizzando verso il basso, riducendo notevolmente il "bacino di utenza" delle opere narrative con un certo gusto letterario.

 

 

Se questo non è denigrare allora sarà il caso di chiamare la Crusca per aggiornare la definizione. E comunque anche se qualcosa non esiste oggi, non vuol dire che non esisterà in futuro. Come dicevo, nel mondo è già successo e continua a succedere. Con un po' di fortuna succederà anche in Italia.

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@Renato Bruno Qui sul Writer's Dream abbiamo un esempio lampante di quello che cerchi, e non è l'unico: si tratta di un autore self poi contattato da Rizzoli per una pubblicazione tradizionale. Ha venduto più di diecimila copie come self publisher prima di essere contattato da Rizzoli, e direi che non è poco.

Non lo taggo perché lo faccio troppo spesso e usarlo sempre come esempio non è educato, e poi c'è qualcuno che mi ritiene un fan-boy, meglio non aizzarlo :asd: 

Né faccio il nome del libro perché contro regolamento, ma se proprio sei sinceramente interessato puoi contattarmi in privato.

 

Sottolineo che faccio sempre il suo esempio perché è un membro attivo anche del nostro forum, ma come lui non ce ne sono pochi. Fanno successo in self, con unico "giudice" i lettori, poi vengono contattati da big come Mondadori, Rizzoli e altro. Ragioni economiche? Ok, anche, di sicuro. Ma se decina di migliaia di lettori leggono e apprezzano qualche perla rara del self publishing, basta fare due più due...

 

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Ecco grazie. Continuavo a restare nell'ipotetico futuro proprio per le ragione da te dette. Sta succedendo anche in Italia, e diverse CE hanno cominciato ad accettare il fenomeno e sfruttarlo come è giusto che sia.

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@Renato Bruno Considerando che il self publishing di massa esiste da forse un decennio, dargli la colpa del calo culturale della scrittura e del gusto dei lettori mi sembra un'analisi quantomeno miope, come miopi, d'altra parte, mi sembrano tutte quelle storielle in cui l'editore assume il ruolo di difensore ultimo dell'arte e della bellezza. Mi sa che siete rimasti qualche secolo indietro...

 

L'editore, oggi, è nella maggior parte dei casi solo un imprenditore che mette insieme un team di persone con le capacità di riconoscere un buon prodotto (il libro) e di valorizzarlo, a scopo vendita. Il self publishing, d'altra parte, è solo un percorso alternativo per dare a chiunque la possibilità di fare la stessa cosa, e di rischiare di persona il giudizio dei lettori.

 

Credo che al mondo editoriale tradizionale pesi soprattutto il fatto di essere stato scavalcato, e di aver perso il ruolo di giudice unico del bello, ma forse è arrivato il momento di rendersi conto di essere solo un mediatore, un tramite tra chi scrive e chi legge, un sacerdote al servizio del dio, non il dio stesso. 

 

Il mondo (editoriale) sta cambiando, come dice @JPK Dike, e la pubblicazione tradizionale, oggi, sta alla buona scrittura come una laurea sta a un buon lavoro e un buon stipendio. 

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Che le grandi CE tengano d'occhio gli autopubblicati mi sembra ovvio e normale perché senza troppa fatica controllano testi che possono muovere grandi quantità di lettori a prescindere dalla qualità... Per quanto riguarda il self publishing è un fenomeno in atto e in quanto tale nessuno può né regolamentarlo né limitarlo, a me, però, non piace è come se a tutti, indiscriminatamente venisse data la possibilità di correre in formula uno senza pratica né patente...

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1 minuto fa, Spartako ha detto:

è come se a tutti, indiscriminatamente venisse data la possibilità di correre in formula uno senza pratica né patente...

 

Di nuovo questo paragone. Scusate, ma... il libro di Favij, o della Sabrigamer, sono stati pubblicati da grandi case editrici, eh? E non solo pubblicati, ma spinti, pubblicizzati, con presentazioni, manifesti formato gigante alle fiere e post sponsorizzati sui social. Se poi quei libri scompaiono velocemente dalle classifiche è perché c'è ancora, per fortuna, una buona fetta di lettori che si rifiuta di comprare merce simile. Quindi, di nuovo, non sarei tanto sicuro del ruolo delle CE (e dei loro bilanci di fine anno) nello stabilire cosa valga la pena essere letto e cosa no.

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12 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

Se poi quei libri scompaiono velocemente dalle classifiche è perché c'è ancora, per fortuna, una buona fetta di lettori che si rifiuta di comprare merce simile.

Più di 360.000 copie vendute ad un pubblico che normalmente non legge ti sembrano poche? Certo che spariscono velocemente perché sono indirizzate a un pubblico preciso e circoscritto che compra subito perché è così che si deve fare per essere "trend" e poi basta... Investimento rapido e veloce che c'entra con quello che ho detto io...

Le grandi CE non fanno testo perché devono pareggiare i conti, spesso in rosso, dei loro bilanci. Direi quindi grazie a tante (ovviamente non tutte) le piccole-medie CE che ancora, ritagliandosi degli spazi di nicchia possono proporre testi di qualità.

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A loro volta anche le CE piccole-medie hanno conti da presentare, e magari non hanno i mezzi per rischiare con un testo di valore ma che potrebbe non essere compreso subito. E questo nel migliore dei casi, perché nel peggiore sappiamo che viene pubblicato materiale non editato e ripulito a sufficienza.

 

Insomma, ci sono troppe distinzioni da fare: le CE grandi no, perché devono fare cassa. Quelle piccole e medie forse, ma solo se hanno i soldi per rischiare e se hanno lavorato bene. Il SP no, perché sono autisti della domenica.

Povero lettore: il percorso che lo divide da un buon libro è pieno di ostacoli. Di chi fidarsi?

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26 minuti fa, Francesco Wil Grandis ha detto:

 

Di nuovo questo paragone. Scusate, ma... il libro di Favij, o della Sabrigamer, sono stati pubblicati da grandi case editrici, eh? E non solo pubblicati, ma spinti, pubblicizzati, con presentazioni, manifesti formato gigante alle fiere e post sponsorizzati sui social. Se poi quei libri scompaiono velocemente dalle classifiche è perché c'è ancora, per fortuna, una buona fetta di lettori che si rifiuta di comprare merce simile. Quindi, di nuovo, non sarei tanto sicuro del ruolo delle CE (e dei loro bilanci di fine anno) nello stabilire cosa valga la pena essere letto e cosa no.

 

concordo, la pubblicazione tramite editore non è una garanzia della bontà del testo

purtroppo la realtà è questa:

- editori a pagamento e selfpublishing consentono a chiunque sia dotato di PC e si creda uno scrittore, di mettersi sul mercato anche con testi privi perfino dell'ABC della grammatica;

- editori non a pagamento e grandi editori non nascondono di guardare anche la vendibilità del libro (a partire dai contatti social dell'autore, per esempio) a scapito della qualità dell'opera.

Insomma abbiamo due certezze: autopubblicarsi non significa aver scritto una schifezza. Essere pubblicati da un editore free o da un grande editore, non esclude che l'opera sia una schifezza.

Alla fine, non so voi, io come lettore mi sento un po' in difficoltà a orientarmi. Però rivendico il mio diritto a dire che il libro che leggo fa schifo, che sia self, pubblicato da editore free o da editore a pagamento. Il mio parere personale è l'unica cosa che fa la differenza, ma la fa per me e basta.

 

 

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