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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

Post raccomandati

2 minuti fa, baffoloco83 dice:

@sefora Tutto ciò è vero. Però pensa cosa succederebbe ad amalgamare un bel libro con la promozione giusta! Una bomba! E credo che @Francesco Wil Grandis ci sia riuscito alla grande ;-)


Vi confesso che spero moltissimo nella Rizzoli adesso. Hanno contemporaneamente le risorse del primo gruppo editoriale italiano, ma anche la certezza che il libro vende, è questo è un fattore importantissimo perché nessuna CE può sapere a priori come andrà una scomessa. Non può saperlo a meno che... a meno che un pirla qualsiasi, senza nessuna capacità specifica, sia riuscito a piazzare da solo 10k copie. In quel caso è realistico pensare che loro, con i loro mezzi, possano fare... 5 volte tanto? 10? E se lo fanno tradurre e distribuire anche all'estero?

 

Insomma, sono un po' in trepidazione. Se non fanno cazzate, se ci credono abbastanza, potrebbe essere un colpaccio. 

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8 minuti fa, appassionato dice:

Onanismo letterario che può anche avere senso. Io scrivo per me, principalmente. Dai tre romanzi che ho pubblicato con due case editrici piccole ho racimolato poco, ma in effetti, non mi sono assolutamente sbattuto. Onanismo letterario,.

Anche la ragazzina che scrive il diario sta scrivendo per sé stessa. È una scrittrice? Non direi, come non è un cantante quello che canta solo sotto la doccia.

Non voglio dire che si scrive PER il lettore, né che è la presenza del lettore a definire lo scrittore, ma se non cerchiamo definizioni particolari, scrivere di professione richiede una comunicazione completa: messaggio, mittente, canale, destinatario. Se manca un pezzo, qualcosa non va.

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1 minuto fa, baffoloco83 dice:

Però pensa cosa succederebbe ad amalgamare un bel libro con la promozione giusta!

S'intende!(y) Scrivo per comunicare, sia chiaro, oltre che per divertirmi (non mi pare "onanismo"); molti fattori - compreso il

 

12 minuti fa, appassionato dice:

non mi sono assolutamente sbattuto

concorrono a determinare il numero delle persone che riesco a raggiungere.

 

E se

11 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

Ci sono ragazzini che arrivano a milioni di persone -milioni!- senza nessun talento specifico a parte la faccia come il culo,

non provo alcun senso di emulazione/ammirazione (e nemmeno d'invidia, ho superato l'età!); piuttosto mi deprime constatare  quanta  "grullagine" ci sia in giro!

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2 minuti fa, sefora dice:

non provo alcun senso di emulazione/ammirazione (e nemmeno d'invidia, ho superato l'età!); piuttosto mi deprime constatare  quanta  "grullagine" ci sia in giro!


Questo perché generalmente vedi persone con capigliature piuttosto strane che parlano di cose piuttosto stupide/superficiali/poco interessanti, presumo. Sono d'accordo, ho la stessa sensazione. Allo stesso tempo non riesco a non pensare che se ci riescono persone senza contenuti, allora chi ha contenuti non è giustificato a non provare. Non può invocare la superiorità intellettuale, vera o presunta, per dire: "io non mi abbasso". Non si tratta di abbassarsi, si tratta di capire il proprio tempo e usare i mezzi a disposizione. Senza prostituirsi, per carità. Uno come Francesco Sole ha raggiunto milioni di persone scrivendo frasi melense e perlopiù copiate su post-it, tipico esempio di ottima comunicazione con scarso contenuto. Allora uno che ha contenuto, che ha qualcosa di importante da dire, perché non lo fa? Perché aspetta il permesso? Perché costa tempo e impegno, ecco perché. E se Newton ci insegna qualcosa, è che a tutti pesa il culo.

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@Francesco Wil Grandis ha toccato punti importanti sulla questione.

Bisogna sapersi vendere, cosa che non è da tutti (io non mi metterei in questa categoria).

Visibilità. Senza visibilità, anche se si ha un ottimo prodotto, non si va tanto in là (salvo colpi di fortuna clamorosi; anche qua, non mi metterei in questa categoria, come secondo nome potrei tranquillamente avere Paperino ;) )

Sbattersi per promuoversi. Inevitabile se si vuole visibilità. Necessaria, ma preferirei dedicare il mio tempo alla scrittura, piuttosto che a questa attività; per questo avere una CE, intesa come vero editore, che si assume questi compiti, è una gran cosa. I ricavi potranno essere minori, certo, ma così ci si dedica solamente alla scrittura. Questo è per me lo scrittore: colui che immagina, crea, scrive. Vero, ci si evolve anche, ma certe nature non andrebbero stravolte.

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5 minuti fa, M.T. dice:

@Francesco Wil Grandis ha toccato punti importanti sulla questione.

Bisogna sapersi vendere, cosa che non è da tutti (io non mi metterei in questa categoria).

Visibilità. Senza visibilità, anche se si ha un ottimo prodotto, non si va tanto in là (salvo colpi di fortuna clamorosi; anche qua, non mi metterei in questa categoria, come secondo nome potrei tranquillamente avere Paperino ;) )

Sbattersi per promuoversi. Inevitabile se si vuole visibilità. Necessaria, ma preferirei dedicare il mio tempo alla scrittura, piuttosto che a questa attività; per questo avere una CE, intesa come vero editore, che si assume questi compiti, è una gran cosa. I ricavi potranno essere minori, certo, ma così ci si dedica solamente alla scrittura. Questo è per me lo scrittore: colui che immagina, crea, scrive. Vero, ci si evolve anche, ma certe nature non andrebbero stravolte.

 

Sia chiaro, non voglio convincere nessuno, ma vedila così: se hai un contratto con una CE minore, comunque tu non puoi dedicare tutto il tempo alla scrittura, perché nel frattempo dovrai fare un altro lavoro per mantenerti, giusto? A meno che qualcuno non ti mantenga, in quel caso buon per te. 
Allora, che differenza c'è tra sbattersi per promuoversi, vivere del proprio libro e scrivere nel tempo libero, o sbattersi per fare un altro lavoro e scrivere nel tempo libero, ma senza o con poco guadagno?

La verità è che puoi permetterti di scrivere e basta solo se vendi così tanto da poterlo fare come unico mestiere.

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@Francesco Wil Grandis, certo che diecimila copie in un anno con l'autopromozione significa piazzarne una trentina al giorno domeniche comprese! Ritengo sia un risultato quasi irraggiungibile per un autore che lavori, abbia una famiglia e sia limitato nelle trasferte. Se parliamo di e-book forse la situazione cambia un pochino ma penso che tu non possa essere considerato "nella media". In genere un esordiente in gamba a stento raggiunge mille copie. E viene considerato un successo, certi numeri a parte il tuo caso non sono realistici, perdonami.

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Ho messo CE in maiuscolo per un motivo: ottenere un contratto come nel tuo caso che permetta di fare quello che ho scritto nel messaggio precedente.

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8 minuti fa, heightbox dice:

penso che tu non possa essere considerato "nella media". In genere un esordiente in gamba a stento raggiunge mille copie. E viene considerato un successo, certi numeri a parte il tuo caso non sono realistici, perdonami.


Ho una filosofia di vita: se punti a fare quello che fa la media, ottieni quello che ottiene la media. Quanto al realismo, perché escludere il mio caso? Dovresti escluderlo se, che ne so, fossi il figlio di un produttore o di un politico, un raccomandato o paraculo qualsiasi, cose del genere. Ma io sono partito da dove è partito chiunque altro, senza nessuna agevolazione, quindi il mio caso è realistico tanto quanto quello che vende 100 copie. Ok, non vado in giro a dire che chiunque può piazzare 10k copie, perché obbiettivamente c'è anche una componente che deriva dal contenuto e dal tempismo (avessi scritto un romanzo di genere, non avrei fatto quei numeri), ma non vedo perché puntare solo alle famose 100-200 copie e calibrare lo sforzo su quelle. Anche ammesso che il mio caso sia eccezionale, non va tolto dai conti. Anzi, andrebbe preso come uno spiraglio di speranza, una strada da percorrere. Una strada difficile, certo, ma un'altra mia filosofia di vita è: "difficile non vuol dire impossibile"

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Il mio pensiero ruotava intorno al dilemma che si crea nell'autore in erba nella scelta tra la lunga estenuante ricerca di un editore free (anche microscopico e improvvisato) o l'autopubblicazione. In sostanza temo che i risultati non cambino poi molto, ma ci tengo a precisare che io abbraccio in modo convinto la tua visione di editoria. Ho un sospetto: se ci si applicasse così tanto a vendere automobili credo si guadagnerebbe molto di più che vendere libri! :asd: 

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5 ore fa, melville dice:

perdonami Nico, ma l'imprenditoria è  roba seria, ci vuole talento.  lo scrittore potrebbe avere doti da scrittore appunto e non da imprenditore .

A ognuno il suo mestiere. 

Eh no, mi dispiace. Nel nostro tempo essere scrittore significa anche sapersi vendere e fare l'imprenditore di se stessi.

Mi dispiace rompere lo specchio (e le scatole :asd: ) ma è proprio così, non c'è niente da fare. Viviamo in una società dove spesso e volentieri i mestieri si sovrappongono e non ci sono più confini netti.

Non sto dicendo che è bello, bada bene...

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1 ora fa, Francesco Wil Grandis dice:

non riesco a non pensare che se ci riescono persone senza contenuti, allora chi ha contenuti non è giustificato a non provare. Non può invocare la superiorità intellettuale, vera o presunta, per dire: "io non mi abbasso".

La presunzione  intellettuale non credo c'entri (o c'è in giro qualche futuro Nobel?), nel senso che in genere siamo  consapevoli del "livello" a cui ci muoviamo. Posso tuttavia  confessare che  il parere positivo di un competente  mi rallegra più di un apprezzamento in certo senso  indotto da abilità diverse dalla scrittura.

Neppure si tratta di pigrizia, credo. Ognuno ha le sue priorità e prospettive; semmai deve  rendersi conto che non sarà granché supportato dal  piccolo (e spesso neppure dal grande) editore e tanto meno scalerà in automatico le classifiche di Amazon. Per quanto mi riguarda, va bene così. Da giovane ero interessata  a migliorare -studio, ricerca ecc.- nella mia professione; ora scrivo volentieri e pubblicare mi piace, ma non sono disposta a spendermi più di tanto.

A margine, ho qualche dubbio che, a  parità di mestiere,  "contenuti" di maggior peso  riescano ad avere successo quanto altri alla... Volo (tanto per sparare sulla croce rossa). Per carità, l'importante è scrivere bene, quale sia il genere praticato e il pubblico di riferimento. Rimane che molti autori hanno altro in mente, sia o meno adatto al mercato del momento.

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Specialmente in Italia, contenuti di maggior peso difficilmente avranno il successo di cose più "leggere". Motivo? La maggior parte delle persone non vuole pensare, ma solo aver qualcosa che intrattenga. Simile affermazione è dovuta non solo guardando com'è la società attuale, ma ha trovato conferma da risposte date da alcune ce a me al riguardo del rifiuto di quanto proponevo: troppo impegnato, si ricercava qualcosa di più leggero, di più d'intrattenimento.

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@Niko

Anch'io vedo che la situazione è questa. La frequento da poco ma quanto basta per esserne nauseata. Non hai rotto spechi.

Dico solo che è la deriva dell'editoria.

 

D'invariato sono rimasti  prelazioni, cessioni dei diritti, misere percentuali. Eh no. Allora non chiamiamoci più editore e scrittore, diamoci una bella pacca sulla spalla ed bravi soci facciamo a metà. 

 

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18 ore fa, Niko dice:

Eh no, mi dispiace. Nel nostro tempo essere scrittore significa anche sapersi vendere e fare l'imprenditore di se stessi.

Mi dispiace rompere lo specchio (e le scatole :asd: ) ma è proprio così, non c'è niente da fare. Viviamo in una società dove spesso e volentieri i mestieri si sovrappongono e non ci sono più confini netti.

Non sto dicendo che è bello, bada bene...

Quoto Niko.

Io ho ottenuto grandi soddisfazioni auto promuovendomi, partecipando a mercatini, piccole fiere del libro, ecc. e facendo firmacopie in edicola o in libreria. Anche nel mio blog ho scritto un articolo proprio inerente a questo argomento, dal titolo "Scrittore, venditore o tutti e due?".

In Italia è molto difficile farsi notare, emergere dalla massa: vende di più chi più si dà da fare per vendere e non chi scrive meglio. Ciò è frustrante, almeno per me, perché sono convinto del valore del mio romanzo ma so anche che se io vendo più di Tizio è solo perché ho fatto più mercatini di lui.

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Il numero di case editrici piccole e minuscole è molto, molto, vasto. Come riesce il lettore medio a distinguere tra le opere autopubblicate, quelle nate senza contributi o con la partecipazione dell'autore? Non credo che ci riesca, perciò si affida a quella dozzina di CE importanti che garantiscono una certa qualità del prodotto. Ora, se un autore ha scritto un romanzo interessante, piacevole e commerciale ma leggero e che non è destinato quindi a diventare un pilastro della letteratura nel momento che lo sottopone agli agenti o editori importanti viene "rimbalzato". Forse è la scelta a cui è costretto un autore tra una sudatissima ricerca di una micro casa editrice e il self che lo fa propendere per quest'ultima.

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La differenza (secondo me sostanziale) è che se la piccola casa editrice effettua un editing decente, ti aiuta a crescere e a presentare un prodotto "esperto". Con il self, a meno che non ti appoggi a qualcuno a pagamento, il tuo prodotto rischia di essere acerbo e condito da imprecisioni.

 

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Appassionato ha detto una grande verità. Io ho scelto l'editore (tra i tre free che mi avevano proposto un contratto) sulla base della qualità dell'editing.

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Io sono entrata in questa realtà per caso, quando all'epoca del concorso ''BigJump'' (anno 2014) era obbligatorio autopubblicare l'ebook su Amazon con Kindle Direct Publishing per partecipare. La realtà mi è piaciuta ed è stato interessante studiare anche le varie dinamiche dell'autopromozione: a che prezzo la gente iniziava a comprarti, come usare le promozioni gratuite, quale copertina era meglio mettere e quale sinossi. Veramente stimolante. Alla fine della fiera ho autopubblicato 3 antologie amatoriali e 3 romanzi, tutti rosa. Ho notato che ogni volta che poi mettevo un nuovo ebook il riscontro era migliore della volta precedente e a oggi mi trovo ''fans'' (rari, ma capitano) che si comprano magari in un giorno tutti e 6 gli ebook. Dal 2014 a oggi ovviamente ho cercato di essere pubblicata, ho partecipato ad alcuni concorsi e sono stata pubblicata in antologie insieme ad altri racconti. Ma ancora nessun romanzo porta a oggi un marchio editoriale e sto cercando di perseguire quel fine con il mio ultimo nato di ottobre. Le recensioni degli utenti Amazon mi hanno dato molto in questi anni perchè l'imparzialità di un acquirente mette in luce aspetti della tua opera che tu da solo fai fatica a realizzare. Premetto che sono una mediocre scrittrice che cerca sempre di migliorarsi, ma solo magari alla giusta distanza di tempo riesco a capire pienamente cosa una certa critica aveva voluto intendere, anche perchè ognuno di noi appena pubblica un'ebook su Amazon in self pensa che il suo prodotto sia di qualità. Tutto questo per dire che a oggi il mio giudizio sul self publishing è positivo e lo consiglio. 

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37 minuti fa, appassionato dice:

 Con il self, a meno che non ti appoggi a qualcuno a pagamento, il tuo prodotto rischia di essere acerbo e condito da imprecisioni.

 


Mi rendo conto adesso che c'è un equivoco comune, probabilmente la causa di tutto il pregiudizio: "self publishing" non vuol dire "fare tutto da solo". È impensabile che uno scrittore possa davvero avere le competenze necessarie per scrivere, editare, impaginare, fare grafica, pubblicizzare, eccetera. Non prenderei nemmeno in considerazione l'idea di autopubblicarmi senza aver interpellato qualche professionista nei settori che non riesco a coprire io, a meno che non si tratti dell'ebook da venti pagine da regalare per l'iscrizione a una newsletter.

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Giusto, è questo il messaggio che deve passare! Self non significa mettersi su un piedistallo convinti di essere i nuovi Roth senza aver avuto confronti e giudizi. 

Self dopo essersi fatti consigliare e "sgrassare" da professionisti, assolutamente sì.

La mia paura è che non si pensi che basti il correttore di word o simili e il controllo dell'amica/o del cuore.

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È vero ciò che dici, Francesco, ma non hai idea di quanta gente, dopo aver scritto la parola "fine" non rilegge nemmeno ciò che ha scritto e tantomeno gli passa per l'anticamera del cervello di editare il testo. Il risultato è che in self si trovano tanti libri di pessima qualità. Ho pubblicato due volte in self e probabilmente lo farò ancora in futuro ma capisco la diffidenza dei lettori.

Intendiamoci, anche con gli editori, specie se a pagamento, non ci sono garanzie. Una sedicente scrittrice mi ha inviato il suo romanzo pubblicato con Monetti Editore affinché lo presentassi nel mio blog. Mi sono rifiutato. Il testo non era nemmeno giustificato, tantomeno editato e corretto, era scritto solo sulle pagine dispari, spacciato per 75 pagine, ne aveva circa 30 di testo.

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On 25/11/2016 at 17:35, Toy dice:

ma non hai idea di quanta gente, dopo aver scritto la parola "fine" non rilegge nemmeno ciò che ha scritto e tantomeno gli passa per l'anticamera del cervello di editare il testo. Il risultato è che in self si trovano tanti libri di pessima qualità. Ho pubblicato due volte in self e probabilmente lo farò ancora in futuro ma capisco la diffidenza dei lettori.

La tua onestà intellettuale ti rende onore.
 

On 25/11/2016 at 17:35, Toy dice:

Il testo non era nemmeno giustificato, tantomeno editato e corretto, era scritto solo sulle pagine dispari, spacciato per 75 pagine, ne aveva circa 30 di testo

Dov'è possibile reperire questo capolavoro? :S

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Se guardate in Amazon, ai primissimi posti ci sono alcuni auto pubblicati.

Mi ha colpito "L'accordo del diavolo", di cui ho letto l'anteprima. Notevole per me.

Poi ci sono dei rosa più che dignitosi.

Comunque hanno sbaragliato autori famosi. Certo solo in digitale, perché con il cartaceo è un'altra cosa.

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2 minuti fa, camparino dice:

Comunque hanno sbaragliato autori famosi. Certo solo in digitale, perché con il cartaceo è un'altra cosa.

 

Anche con il cartaceo. Nessun lettore controlla prima dell'acquisto come o da chi è stampato il libro, quindi Createspace fa grandi numeri. Un mio "collega" in questi giorni è arrivato sesto nella classifica generale Amazon, col cartaceo.

In ogni caso, che il cartaceo degli autopubblicati debba essere necessariamente scadente è un altro pregiudizio. 

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3 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

In ogni caso, che il cartaceo degli autopubblicati debba essere necessariamente scadente è un altro pregiudizio. 

 

Pregiudizio significa un giudizio dato prima di conoscere. Nel mio caso posso assicurarti che il giudizio che do all'autopubblicazione è più che giustificato e comprovato. E come me, molti altri possono sostenere lo stesso. Capisco che tu sia di parte, ma il tuo caso è fuori dal comune e questo non è sufficiente per espanderlo e farlo valere per la totalità del settore. Io stessa ho ammesso che sì, non posso escludere che fra gli autopubblicati ci sia qualcosa di davvero notevole (non ho potuto constatare di persona, purtroppo), ma ciò che ho letto non ha potuto che forgiare la mia opinione in negativo. Sono felice che tu abbia saputo trovare mezzi, capacità, creatività e costanza per riuscire ad elevarti in questo settore, ma non puoi affermare che classificare scadente l'autopubblicazione sia un pregiudizio!

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3 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

In ogni caso, che il cartaceo degli autopubblicati debba essere necessariamente scadente è un altro pregiudizio. 

 

Pregiudizio significa un giudizio dato prima di conoscere. Nel mio caso posso assicurarti che il giudizio che do all'autopubblicazione è più che giustificato e comprovato. E come me, molti altri possono sostenere lo stesso. Capisco che tu sia di parte, ma il tuo caso è fuori dal comune e questo non è sufficiente per espanderlo e farlo valere per la totalità del settore. Io stessa ho ammesso che sì, non posso escludere che fra gli autopubblicati ci sia qualcosa di davvero notevole (non ho potuto constrataare di persona, purtroppo), ma ciò che ho letto non ha potuto che forgiare la mia opinione in negativo. Sono felice che tu abbia saputo trovare mezzi, capacità, creatività e costanza per riuscire ad elevarti in questo settore, ma non puoi affermare che classificare scadente l'autopubblicazione sia un pregiudizio!

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C'è chi, come te Tina, che giudica in base all'esperienza, ma c'è anche chi emette sentenze basandosi sul sentito dire; è capitato tante volte di sentir affermare che se uno non viene accettato da un editore significa che quanto ha proposto è fatto male, quando invece le dinamiche per una non accettazione, come sa chi conosce l'editoria, possono essere molteplici.

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