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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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@appassionato Giusto, approvo. Però nemmeno con 100 libri si può pretendere la patente di scrittore. Io di libri ne ho letti a migliaia e riconosco che hanno contribuito notevolmente a migliorare la mia grammatica, la mia sintassi e la mia cultura, però ritengo di non avere capacità narrative. Magari, provando a scrivere, potrei riuscirci in maniera decente per quanto riguarda appunto la grammatica, la sintassi e la punteggiatura, ma non credo che la forma e lo stile sarebbero altrettanto decenti. Finché si tratta di scrivere un'email commerciale, una lettera a un cliente o a un amico, un post su un forum, allora va bene. Ma in tutta franchezza non credo che sarei all'altezza di scrivere un libro che si possa chiamare onorevolmente tale. E, perdonate la sincerità, ma non posso farne a meno, sono certa che la maggior parte di coloro che frequentano questo forum e hanno scritto (e magari pubblicato) un libro non sia migliore, magari non come capacità narrative, ma come capacità linguistiche (diciamocelo, confronto alla maggiornanza dei forum questo è una perla sotto il profilo linguistico, ma leggendo qua e là non direi che tutti i frequentatori siano all'altezza di essere considerati scrittori! Almeno dagli altri, non da se stessi...). Un po' più di umiltà e di autocritica non potrebbero che giovare.

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18 ore fa, M.T. dice:

A essere un poco obiettivi, tutto quello che ora ruota attorno all'editoria non è tanto bello, dato che in ogni modo cerca di sfruttare ogni più piccola cosa.

 

Solo quello che ruota attorno all'editoria? Sarà, ma a me sembra che tutto il mondo, da un po' di anni, stia sfruttando ogni più piccola cosa, in qualunque settore e in barba a chiunque, nel più assoluto menefreghismo. Non mi stupisce che l'editoria, e proprio l'editoria in particolare, che di fatto comprende anche i media, non se ne sia tirata fuori ma anzi ciurli nel manico ancor più di altre categorie. Sperare di cambiare proprio il settore dell'editoria porta gli stessi risultati di andare a caccia di unicorni con le ali. Ma forse lascia più amaro in bocca, a giudicare dal malcontento generale che traspira da questo forum.

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16 ore fa, heightbox dice:

Cara Tina, sono un lettore. Digerisco circa un romanzo alla settimana di genere giallo, thriller, noir. E li vado a prendere in biblioteca per il semplice motivo che a scatola chiusa non mi sento di comperare un libro né di uno sconosciuto e neppure di Patterson. Ho pescato tante di quelle boiate scritte da autori da milioni di copie che a volte mi chiedo cosa legga la gente. Ah, vero, Cinquanta sfumature di frustrazioni! :asd: In ogni caso dal momento che gli autopubblicati non sono distribuiti mi chiedo dove trovi il cartaceo di codesti scribacchini. In e-book vi sono assaggi, capitoli omaggio, commenti e consigli che possono tranquillamente allertare i lettori tentati da un cattivo acquisto. Un emergente che pretende 10 euro penso sia un ottimista inguaribile fermo restando che avrei buttato a mio avviso un sacco di soldini anche acquistando thriller di autori affermati. Per la cronaca, non salvo neppure il venti per cento di quello che leggo annaspando tra personaggi ridicoli, trame insulse e pagine e pagine inutili. Mi permetti un secondo di immodestia? A volte mi assale la certezza che il mio romanzetto sia molto meglio di quello che sto leggendo...:S

 

Ah, quindi sei anche uno scrittore, oltre che un lettore. Ritengo fisiologico il fatto che uno scrittore giudichi tutto peggiore di ciò che ha partorito la sua mente, però non mi sento di accusare proprio perché la ritengo una questione "fisiologica".

Io non ho scritto nulla e credo che mai lo farò, quindi non sono di parte e posso esprimermi esclusivamente da lettrice senza altre contaminazioni o conflitti di interesse.

In cartaceo ultimamente leggo solo saggi, che di solito acquisto perché voglio avere la possibilità di andarmeli a rivedere quando e se dovesse servire, ma solo perché non riesco a trovarli in formato ebook. Sul fatto che le anticipazioni non sono sufficienti per capire se un libro sia bello, brutto, scritto bene, male o così così, mi sono già espressa con un altro post in questa discussione, quindi non mi ripeto.

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13 minuti fa, Tina34 dice:

 

Hai ragione, non ne dubito, ma è un po' difficile per un lettore! Il lettore può valutare solo da ciò che acquista, e se la stragrande maggioranza degli autopubblicati che ha acquistato fa pena, dopo qualche tentativo non ne acquisterà più. Non acquisterà nemmeno l'ebook della tua amica, anche se è un amore, perché non lo sa che è un amore e non ha alcuna volgia di riprovare "sulla fiducia", che non ha più. A meno che l'ebook non venga offerto gratuitamente, allora se davvero è l'amore che dici, la prossima volta il lettore comprerà (pagandolo e andando sul sicuro) l'eventuale secondo ebook dell'autrice.

Io non capisco una cosa: ma gli autori che si autopubblicano a cosa mirano? A fare un sacco di soldi o a essere letti e magari apprezzati? Perché nel primo caso non solo ho idea che resteranno molto delusi, ma vedo il loro obiettivo come un affronto (per non dire di peggio) nei confronti del lettore, dato che (ripeto, nella maggior parte dei casi e non in tutti, pare) offrono un prodotto di infima qualità e pretendono di arricchirsi o comunque di fare quattrini a danno dei lettori.

Nel secondo caso, perché non li offrono gratuitamente? Almeno il primo o i primi due?

Non so le motivazioni che ha ogni singolo autore per autoprodursi. xD Qualcuna te l'ho detta, se non ti basta, forse stai chiedendo alla persona sbagliata.

Ti posso dire solo la mia opinione personale, siccome so bene che vuol dire lavorare tantissimo senza poi essere pagata (non parlo di libri) credo che nessun lavoro, se si parla di lavoro, andrebbe fatto senza minima retribuzione, mai: se devi dare via il frutto dei tuoi sforzi gratuitamente, anche dopo averci speso sopra di editing, copertina ed aver fatto un lavoro immane buttando tempo e fatica in impaginazione, magari non ti va di darlo via gratuitamente, tanto varrebbe regalarlo solo ai conoscenti; a che pro spenderci tanto tempo e denaro se poi non ti ripaga di nulla? La fama? La visibilità? Non puoi ripagare il lavoro di una persona con la visibilità o i like.

Se tutti, ma proprio tutti dessero il loro romanzo gratuitamente, allora sì che intaserebbe davvero il mercato e rovinerebbe l'editoria tradizionale!

Il lettore non perderebbe neanche più tempo a guardare cosa c'è scritto in quarta, butterebbe nel carrello e via, poco male se è una schifezza, tanto è gartis. Chi comprerebbe più niente da un editore tradizionale se ne può leggere cento ebooks senza spendere un centesimo?

Scegliere un libro solo perché ti piace diventerebbe impossibile.

 

Fare giveaway ogni tanto, può essere una buona idea per promuoversi, e anche fare sconti, ma se dare tutto gratuito fosse la prassi per ogni autore sarebbe una rovina: anche gli editori tradizionali sarebbero costretti a dare via mucchi di libri con sconti esagerati, per affrontare una concorrenza invincibile, fallendo in breve tempo perché le spese per produrre libri nuovi supererebbero subito le entrate; la qualità si abbasserebbe per tutti inevitabilmente e inesorabilmente.

 

Ed ecco che allora il libro non sarebbe più un oggetto di cultura, ma solo e unicamente un oggetto di consumo (stavo per dire un bene di consumo, ma neanche credo sarebbe da considerarsi più un bene). Già ce ne sono tanti così e onestamente non ci tengo che questa sia la regola.

Con questo non replico davvero più perché mi sembra di aver detto tutto ciò che so.

 

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@RitaM Ti assicuro che alcuni editori mettono in offerta gratuita, per periodi limitati, gli ebook che pubblicano e io ne ho letti diversi. Di quelli che ho maggiormente apprezzato ho acquistato l'ebook successivo dello stesso autore. Mi sembra che, se la cosa non funzionasse, gli editori per primi non la adotterebbero. A me piace e sono ben felice sia di assaggiare qualche ebook scritto da autori mai sentiti prima, sia di acquistare quelli successivamente pubblicati, se i primi mi hanno soddisfatta sufficientemente.Ecco, in quesato caso, anche se uno di questi autori decidesse di autopubblicarsi, comprerei il suo ebook, però non sarebbe un acquisto "a scatola chiusa". Comunque è il mio punto di vista e come tale non deve per forza essere accettato, naturalmente.

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@Tina34: Giusto quello che scrivi: non solo l'editoria, ma tutto. Mi sono limitato a citare l'argomento per non andare ot (cosa che rischierei di fare, dato che ci sarebbe tanto da dire e soprattutto criticare).

Come ha detto @Niko, ci vuole volontà e dedizione e, se si ha la possibilità, anche investire denaro, oltre al tempo e alle energie. Francesco, con la sua esperienza, ha mostrato che per la propria opera non si è solo scrittori, ma anche pubblicitari, venditori: in poche parole, imprenditori di se stessi. Per la sua riuscita, merita un plauso. Bisogna essere consapevoli di cosa si va incontro e se si è portati a fare quanto visto. Personalmente, riconosco che ho un limite nella promozione: non uso i social per scelta, e benché proponga su siti, forum, blog quanto scrivo, è qualcosa che mi crea un certo disagio, mi sembra quasi un'invadenza, uno scocciare come fanno i call center quando telefonano per le loro proposte. Già non è una cosa facile di suo, figurarsi se non la si fa volentieri. Poi fare una buona promozione può non bastare, perché oramai sono più gli scrittori che i lettori e se si aggiunge che in Italia si legge anche poco, non può essere palese quali siano le difficoltà cui si va incontro.

Difficoltà che hanno anche le ce: non per niente negli ultimi cinque anni l'editoria ha perso il 33% dei guadagni.

 

@melville: Amazon non è l'unica piattaforma che permette di correggere gli errori e ricaricare gli ebook, anche Streetlib lo permette.

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Tina, rispondendo alla tua domanda a cosa mira un autore che si autopubblica, ecco la mia risposta: avere un'opportunità di rendere qualcosa che piace un lavoro. Quello che si cerca è solo un'opportunità, quell'opportunità che per tanti motivi l'editoria non ha dato con invii e valutazioni. Certo uno potrebbe farsi conoscere mettendo a disposizione gratuitamente le proprie opere, ma così facendo le ce non lo prenderebbero in considerazione, anche con un buon volume di scaricamenti, perché imputerebbero il merito al fatto che è gratis. Ma se si vende l'opera e ci sono migliaia di acquisti, le ce vedono nel prodotto una fonte di guadagno e possono investire su esso. Come sempre, si tratta di una questione di soldi.

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@M.T.

 Non conosco , in effetti, le varie caratteristiche di molte piattaforme self. Informandomi in giro ho ricevuto feedback positivi su Amazon.

Ovviamente a fare la  differenza ci sono le doti da venditore dello scrittore.  Nei casi sopracitati  questo elemento non è stato secondario alla qualità del testo.  E, come dici, tu bisogna esserci tagliati.  Nemmeno io lo sono.

 

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3 ore fa, Niko dice:

@Francesco Wil Grandis Mi fa piacere che tu porti quest'esperienza qui sul Writer's Dream.

Purtroppo molto spesso gli aspiranti scrittori credono che pubblicare con una CE sia il punto di arrivo, quando in realtà è la partenza. E si aspettano, anche dai piccoli editori, chissà cosa. "Ma non hanno fatto niente!" oppure "non promuovono e non vendono!" o altre cose del genere. Be', un piccolo editore ha pochi mezzi e di sicuro non si mette a spendere dai 3000 ai 5000 euro per ogni libro che pubblica. Non dico che bisogna per forza spendere denaro per raggiungere qualche obiettivo, ma spendere in impegno e tempo, quello sicuramente sì. Se poi ci aggiungiamo anche un impegno economico, i risultati saranno maggiori a prescindere (purtroppo con la pubblicità e la promozione è così che funziona).

Ci vuole soprattutto la volontà, e sto parlando sia per il self che la pubblicazione con CE. Molti, anche qui sul forum, ancora hanno in mente che oggi lo Scrittore sia quello che scrive, crea, inventa... e basta. Perché illuminato da un fascio di luce divino, dal sacro fuoco dell'arte.

E intanto, l'editore fa tutto il resto, gli porta i soldi a casa e gli pulisce pure le scarpe. Non è affatto così e non lo è nemmeno per i più grandi scrittori (a parte qualche ovvia eccezione che conferma la regola).

 

Parole sante! Condivido tutto ;-)

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@melville: dato che uso Streetlib, posso riportare la cosa con certezza :). Per quanto riguarda altre piattaforme, conosco in base a quanto viene riportato in rete da altri utenti o siti che ne danno informazione.

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perdonami Nico, ma l'imprenditoria è  roba seria, ci vuole talento.  lo scrittore potrebbe avere doti da scrittore appunto e non da imprenditore .

A ognuno il suo mestiere. 

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58 minuti fa, melville dice:

perdonami Nico, ma l'imprenditoria è  roba seria, ci vuole talento.  lo scrittore potrebbe avere doti da scrittore appunto e non da imprenditore .

A ognuno il suo mestiere. 

Riprendendo quello che ha scritto @Niko , e ribadendo che mi trovo totalmente d'accordo, posso aggiungere che se un autore non si muove da solo (CE piccola, grande, free, doppio binario, a pagamento, selfpublishing, ecc...), non otterrà mai nessun risultato soddisfacente, avendo scritto anche il più bel romanzo del secolo. Ti devi fare il mazzo, chiedere alle librerie, contattare persone del campo e, soprattutto, promuoverti attraverso i social. Penso che l'aver scritto un buon libro possa rappresentare il 10% di un ipotetico successo finale dell'autore.

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@baffoloco83 

ma sono d'accordo. Ho appena detto che gli scrittori che hanno pubblicato su Amazon , vendendo molto e quindi facendosi notare dalle big,  si sono fatti il mazzo con la promozione. Io i loro libri li ho letti come auto pubblicazione. Che fortuna! Ora costano parecchio di più. Capolavori? Ma no, buona narrativa commerciale,  con qualche imprecisione.

 Quello che intendevo dire è che la frase di Niko non la condivido in quanto  presuppone che dall'altra parte ci sia un atteggiamento da divo., invece speso e volentieri è solo incapacità, o impossibilità a svolgere un determinato lavoro. 

Te lo posso  dire perché la piccola editoria free l'ho praticata. Tutti bravi ad elencare i doveri dell'autore , mentre i loro sono avvolti da fitte nebbie, che una dissolte svelano un grandioso 0 ZERO. 

 Io se facessi tutto quel lavoro per un piccolo editore mi sentirei un po' idiota, per il self è tutt'altra cosa.

 

 

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15 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

Allora la domanda giusta è: pensi di essere in grado di fare da solo un lavoro migliore di una microcasa editrice? O di investirci più risorse (tempo ed energia, se non necessariamente denaro)

No, e infatti non autopubblico.Tuttavia ho partecipato di recente a una tavola rotonda (Twittami, o diva! ne parlo un po' qui),

dalla quale si  ricavava che nel self l'80% del tempo/impegno dell'autore se ne va appunto nella promozione. Improponibile, dal mio punto di vista. È andata così anche per te? Quali  strategie  hai privilegiato? ;)

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25 minuti fa, melville dice:

@baffoloco83 

ma sono d'accordo. Ho appena detto che gli scrittori che hanno pubblicato su Amazon , vendendo molto e quindi facendosi notare dalle big,  si sono fatti il mazzo con la promozione. Io i loro libri li ho letti come auto pubblicazione. Che fortuna! Ora costano parecchio di più. Capolavori? Ma no, buona narrativa commerciale,  con qualche imprecisione.

 Quello che intendevo dire è che la frase di Niko non la condivido in quanto  presuppone che dall'altra parte ci sia un atteggiamento da divo., invece speso e volentieri è solo incapacità, o impossibilità a svolgere un determinato lavoro. 

Te lo posso  dire perché la piccola editoria free l'ho praticata. Tutti bravi ad elencare i doveri dell'autore , mentre i loro sono avvolti da fitte nebbie, che una dissolte svelano un grandioso 0 ZERO. 

 Io se facessi tutto quel lavoro per un piccolo editore mi sentirei un po' idiota, per il self è tutt'altra cosa.

 

 

Ah ok, avevo frainteso, scusami. Purtroppo in Italia è dura e ci vuole tanta pazienza. Anni e anni di lavoro, figure di bip, schiaffi morali, ecc... E non è detto che si raccolgano i frutti per quel che si è scritto. Il self è ancora più estremo, perché parte da una diffidenza di fondo del lettore medio. Un autore che si auto pubblica in modo serio ha tutta la mia stima. 

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A pensarci bene se esistessero più concorsi letterari per inediti che segnalassero quelli più meritevoli sarebbe un buon modo per proporsi al pubblico. Il guaio è che tra l'invio del materiale e i risultati trascorre un anno, le giurie non sono molto imparziali, nella maggioranza dei casi sono organizzati in modo più che amatoriale, quelli che contano valutano solo romanzi di grandi case editrici e ci sono troppi interessi di parte. Un concorso serio al mese e avremmo tutti più possibilità di essere apprezzati, letti e perché no, valutati obbiettivamente. Vorrei fare una domanda: quando vi ritrovate tra le mani un autopubblicato, un esordiente sconosciuto il vostro approccio alla lettura non è inevitabilmente diverso? Temo che anziché a "leggere" molti comincino a "valutare", trovando e forse direi anche sforzandosi di trovare mille difetti a sostegno delle proprie teorie. Un pochino come la storia del grande sommellier e del vino buono...siamo veramente obbiettivi?

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1 ora fa, baffoloco83 dice:

Ti devi fare il mazzo, chiedere alle librerie, contattare persone del campo e, soprattutto, promuoverti attraverso i social. Penso che l'aver scritto un buon libro possa rappresentare il 10% di un ipotetico successo finale dell'autore.

A questo punto la migliore formazione per un autore è quella di avere venduto auto usate.

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4 minuti fa, camparino dice:

A questo punto la migliore formazione per un autore è quella di avere venduto auto usate.

Io penso che non ti regali niente nessuno. Per esempio, se hai la fortuna di fare un firma copie in un libreria, devi arrangiarti, avvicinandoti a chi entra e magari proporti. In ogni ambito, se ti fermi e aspetti, non vai da nessuna parte. Questa è la mia opinione, ma ho capito che la tua è differente. Nel "lavoro" di un autore, lo scrivere, per quanto esso possa essere a volte faticoso e stancante, è la parte più semplice in tutto l'ambaradan che c'è attorno. O_o

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32 minuti fa, camparino dice:

A questo punto la migliore formazione per un autore è quella di avere venduto auto usate.


Io sono (ero) ingegnere elettronico, fai un po' tu :)

Scherzi a parte, sapersi vendere è fondamentale un po' in tutti i campi, e vendere è semplicemente una forma specializzata di comunicazione. Bisogna saper comunicare, il che non è necessariamente un talento innato per chi sa scrivere in italiano corretto e ha la fantasia di creare una storia. 

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20 minuti fa, camparino dice:

@baffoloco83 Io la vedo diversamente, ma come la vedi tu è senz'altro un modo dinamico di vivere l'avventura.

Ma nel marasma di case editrici, autori, presunti tali, ecc... come fai a emergere senza promuoverti? 

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@baffoloco83 Chiaro che se mi auto pubblico deve fare tutto da me. Ma con un editore, spero lo faccia lui.

E' solo una questione di principio. Sul "darsi da fare" avete ragione voi, anche se a me da sui nervi.

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2 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:


Io sono (ero) ingegnere elettronico, fai un po' tu :)

Scherzi a parte, sapersi vendere è fondamentale un po' in tutti i campi, e vendere è semplicemente una forma specializzata di comunicazione. Bisogna saper comunicare, il che non è necessariamente un talento innato per chi sa scrivere in italiano corretto e ha la fantasia di creare una storia. 

Idem! Ero ingegnere biomedico, ora non lo so :D 

A parte gli scherzi, sono sulla tua stessa lunghezza d'onda. Ogni azienda, e l'autore lo è di se stesso, deve fare in modo di crearsi la visibilità. La CE può aiutare, ma non ti può portare in giro o organizzare 15 eventi a settimana (perché la scuderia si presuppone sia formata da diversi scrittori). A maggior ragione per colui che si pubblica da solo. La "prostituzione" promozionale è fondamentale. 

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1 ora fa, sefora dice:

No, e infatti non autopubblico.Tuttavia ho partecipato di recente a una tavola rotonda (Twittami, o diva! ne parlo un po' qui),

dalla quale si  ricavava che nel self l'80% del tempo/impegno dell'autore se ne va appunto nella promozione. Improponibile, dal mio punto di vista. È andata così anche per te? Quali  strategie  hai privilegiato? ;)

@sefora: è rivolta a me la domanda? Facciamo finta di sì e ti rispondo.

Sì, per l'anno successivo alla pubblicazione del libro ho "dovuto" impegnarmi più nelle varie attività di promozione che nella scrittura, e questo è stato un peso anche per me. Pubblicare articoli sul blog, pubblicare sulla pagina Facebook, organizzare presentazioni (ne ho fatte circa 35 in un anno), rispondere ai messaggi dei lettori, controllare le vendite, eccetera. 

Ho messo "dovuto" tra virgolette perché non erano attività necessarie in senso stretto, ma sapevo benissimo che dovevo farle per mantenere le vendite e continuare a raggiungere nuovi lettori. Inizialmente ho cercato dei collaboratori per aiutarmi, poi mi sono reso conto che stavo davvero diventando un editore e che questo mi avrebbe tenuto troppo lontano dalla scrittura. Una possibile strada era davvero aprire una mia CE, ma aveva senso? Non era quello che volevo fare.

Così, quando mi si è presentata l'occasione di visionare una buona offerta (avevo rifiutato offerte per tutto l'anno, anche di case grosse), ho preso la palla al balzo e mi sono liberato degli oneri. In questo modo sacrifico una parte dei guadagni, una buona parte del controllo, ma ho ripreso parte della mia libertà. E infatti ho iniziato a scrivere il secondo romanzo, e nel frattempo mi mantengo con gli anticipi del contratto.

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1 minuto fa, Francesco Wil Grandis dice:

è rivolta a me la domanda? Facciamo finta di sì e ti rispondo.

Sì, grazie, ho dimenticato di quotare.

Confermi quel che si diceva in quell'occasione. Nel tuo caso è andata bene, ne valeva la pena.  Visto l'esito contrattuale, do per scontato che il libro sia buono.

Tuttavia, sempre lì, veniva documentata (l'ho riferito in un post) l'ottima riuscita in vendite  e recensioni di un lavoro scadente ma assai ben promosso. E sono informata per via diretta di un testo rifiutato dall'editor free lance (che rinunciava a un  guadagno!) perché irrecuperabile, autopubblicato tal quale con successo. Buon per l'autore, viene di pensare:S.

Insomma, con tutto il rispetto per i lettori, la  popolarità nel web non certifica il valore del prodotto/libro.

Obiezione standard: neppure il passaggio editoriale! Succede, come no, ma rimango dell'idea che qualche "garanzia" in più tuttora ne derivi...:?:

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25 minuti fa, baffoloco83 dice:

Ogni azienda, e l'autore lo è di se stesso, deve fare in modo di crearsi la visibilità. 

 

Hai usato la parola chiave: visibilità. Questa è una cosa che tanti scrittori esordienti/aspiranti non hanno capito: puoi anche aver scritto il capolavoro del secolo, ma se nessuno lo sa, è come se non esistesse. Punto. La CE può darti visibilità solo in misura delle sue risorse o del suo impegno, ma l'autore deve fare il resto. A meno che non sia famoso, ma forse anche in quei casi.

È brutto da dire, ma non avere visibilità nell'epoca dei social vuol dire non essere in contatto con il proprio tempo. Ci sono ragazzini che arrivano a milioni di persone -milioni!- senza nessun talento specifico a parte la faccia come il culo, e qui invece leggo di tanti che aspettano ancora la vidimazione di una CE, anche una sconosciuta CE qualsiasi. Forse andrebbe ricordato che scrivere vuol dire anche "comunicare", e se nella comunicazione manca il destinatario, allora scrivere diventa solo onanismo letterario.

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4 minuti fa, sefora dice:

Sì, grazie, ho dimenticato di quotare.

Confermi quel che si diceva in quell'occasione. Nel tuo caso è andata bene, ne valeva la pena.  Visto l'esito contrattuale, do per scontato che il libro sia buono.

Tuttavia, sempre lì, veniva documentata (l'ho riferito in un post) l'ottima riuscita in vendite  e recensioni di un lavoro scadente ma assai ben promosso. E sono informata per via diretta di un testo rifiutato dall'editor free lance (che rinunciava a un  guadagno!) perché irrecuperabile, autopubblicato tal quale con successo. Buon per l'autore, viene di pensare:S.

Insomma, con tutto il rispetto per i lettori, la  popolarità nel web non certifica il valore del prodotto/libro.

Obiezione standard: neppure il passaggio editoriale! Succede, come no, ma rimango dell'idea che qualche "garanzia" in più tuttora ne derivi...:?:

@sefora Tutto ciò è vero. Però pensa cosa succederebbe ad amalgamare un bel libro con la promozione giusta! Una bomba! E credo che @Francesco Wil Grandis ci sia riuscito alla grande ;-)

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Onanismo letterario che può anche avere senso. Io scrivo per me, principalmente. Dai tre romanzi che ho pubblicato con due case editrici piccole ho racimolato poco, ma in effetti, non mi sono assolutamente sbattuto. Onanismo letterario,.

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