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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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I vostri punti di vista @Tina34 e @RitaM possono essere uniti. Si parte dal punto che l'editoria segue le mode e che ora è in crisi (non mi sembra un caso ora che i fumetti siano più in auge dei libri, questo grazie ai tanti film sui supereroi, ma anche manga, che ora stanno venendo proposti). Buttandosi nelle mode, e senza conoscere il genere, ha bruciato il mercato; questo ha portato le ce a chiudere le porte agli esordienti e a fare meno ricerche e investimenti, cercando di andare sul sicuro. Si può dire che le ce in qualche modo hanno fallito. Gli autori esordienti, trovando chiuse le porte dell'editoria tradizionale, hanno scelto o l'eap, o l'autopubblicazione, che permette di pubblicare facilmente, senza costi, tutto quello che si vuole; questo è il suo punto forte e la sua più grande debolezza. Tutti possono mettere di tutto ed è arduo distinguere il valido dal mediocre in un mare di proposte. Per poter scegliere si possono ricercare opinioni in rete, recensioni, ma anche attorno a questi elementi è sorto un business, dove chi legge e offre recensioni si fa pagare. La profezia di cui parlavi nel commento precedente @Tina34 non è poi tanto lontana dalla realtà. A essere un poco obiettivi, tutto quello che ora ruota attorno all'editoria non è tanto bello, dato che in ogni modo cerca di sfruttare ogni più piccola cosa.

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6 minuti fa, RitaM dice:

personalmente non mi sentirei di condannarla

@RitaM non stiamo mica facendo dei processi, ci mancherebbe!  

Certo che esistono altri motivi di rifiuto, anzi ne aggiungo uno a quelli citati da te: la lunghezza.  Quando ho proposto il mio ultimo romanzo edito - un milione di caratteri per 546 pagine di libro - a un editore olandese (che pubblica solo autori italiani, in buona parte giallisti) mi sono sentito rispondere che non pubblica libri più corposi di 250-300 pagine, perché già così i costi di traduzione sono troppo alti...

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49 minuti fa, Tina34 dice:

Ma a quanto ho capito, a parte qualche eccezione, chi ricorre all'autopubblicazione lo fa perché ha ricevuto solo rifiuti dalle case editrici, oppure offerte improponibili. E qui sta proprio il fulcro del discorso. Sbaglio?

 

 

Giusto per completezza, esiste anche il fattore economico. Ho conosciuto autori che hanno deciso di autopubblicarsi dopo un trascorso in editoria tradizionale per vedere finalmente qualche soldo. Tra le percentuali irrisorie dei contratti con le CE minori, i rendiconti che non arrivano o arrivano mancanti e i soldi che "prossimo mese ti pago", qualcuno si stufa e si pubblica da solo.

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Anche io credo che nella maggior parte dei casi, chi autopubblica lo fa perché quella è la fatidica ultima spiaggia. 

E se dovessi arrivare a questo punto preferirei dedicarmi ad altro. 

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7 minuti fa, wivern dice:

Anche io credo che nella maggior parte dei casi, chi autopubblica lo fa perché quella è la fatidica ultima spiaggia. 

E se dovessi arrivare a questo punto preferirei dedicarmi ad altro. 

 

C'è una differenza fondamentale tra: "mi hanno rifiutato tutti, quindi mi autopubblico" e "non mi stanno bene le condizioni dell'editoria tradizionale, quindi mi autopubblico".

Guardiamo com'è la situazione! Escludiamo le CE maggiori, che tanto non ti pubblicano. Parliamo di CE minori, allora, quelle che sembrano abbordabili. Ti rispondono dopo mesi, se ti rispondono. E se ti rispondono: zero anticipi, percentuali irrisorie, distribuzione forse, pubblicità se hai culo e pagamenti se capita (e comunque non prima di un anno). Vi sembra davvero tanto strano che qualcuno non ci stia e decida di arrangiarsi? Uno ci può arrivare dopo svariate delusioni, d'accordo, ma ci sono anche altri che scelgono l'autopubblicazione come prima alternativa proprio per non dover elemosinare niente da nessuno. 

Una volta, se volevi pubblicare un libro, dovevi per forza passare per la casa editrice di turno, che quindi poteva fare il bello e il cattivo tempo e tu stavi muto. In certe mail che ricevi la senti ancora quell'arroganza dei tempi antichi... ma adesso, nel 2016, ci sono molte vie alternative per scavalcare tutta la baracca e arrivare alla pubblicazione lo stesso, e qualcuno decide di provarci. Troppi libri di bassa qualità? D'accordo, è vero. Sono probabilmente tutti pubblicati da scrittori o presunti tali che pensano che per vendere un libro basti solo scriverlo, quando invece c'è tantissimo lavoro da fare prima di renderlo un "prodotto". Ma è proprio in questo forum che un paio d'anni fa ho letto così tante esperienze negative con le CE tradizionali che mi sono convinto a provare direttamente da solo.

Non ho mai mandato un solo manoscritto, e adesso ho all'attivo un libro che ha venduto più di 10000 copie, con 300 e rotti recensioni positive su Amazon, con i proventi mi sono mantenuto per due anni, e adesso ho un contratto con Rizzoli per due libri. Se avessi spedito i manoscritti in giro, sarei ancora lì ad aspettare una risposta mentre giro panini da McDonald, probabilmente. "Ultima spiaggia"? Ma ben venga!

(Scusate se mi sono scaldato: l'argomento mi sta a cuore, come avrete certamente compreso :) )

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Cara Tina, sono un lettore. Digerisco circa un romanzo alla settimana di genere giallo, thriller, noir. E li vado a prendere in biblioteca per il semplice motivo che a scatola chiusa non mi sento di comperare un libro né di uno sconosciuto e neppure di Patterson. Ho pescato tante di quelle boiate scritte da autori da milioni di copie che a volte mi chiedo cosa legga la gente. Ah, vero, Cinquanta sfumature di frustrazioni! :asd: In ogni caso dal momento che gli autopubblicati non sono distribuiti mi chiedo dove trovi il cartaceo di codesti scribacchini. In e-book vi sono assaggi, capitoli omaggio, commenti e consigli che possono tranquillamente allertare i lettori tentati da un cattivo acquisto. Un emergente che pretende 10 euro penso sia un ottimista inguaribile fermo restando che avrei buttato a mio avviso un sacco di soldini anche acquistando thriller di autori affermati. Per la cronaca, non salvo neppure il venti per cento di quello che leggo annaspando tra personaggi ridicoli, trame insulse e pagine e pagine inutili. Mi permetti un secondo di immodestia? A volte mi assale la certezza che il mio romanzetto sia molto meglio di quello che sto leggendo...:S

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Se le case editrici si sforzassero di leggere, se gli agenti non volessero mille euro per esibire il loro pollice verso, se il lettore medio non scrivesse "o stato" e castronerie varie su tutti i social (ci rendiamo conto del target medio dei nostri libri?) forse l'editoria sarebbe ancora un mondo reale. Cara Tina i romanzi non vengono rifiutati perché fanno schifo ma perché non li leggono, perché l'autore ha sessant'anni e non è commerciale, perché non ha un trascorso in qualche giornale, non conosce nessuno o semplicemente perché non è vendibile sui social. E' molto più comodo per una grande casa editrice tradurre l'ultimo lavoro di Patricia Cornwell ad esempio. E i piccoli editori? A questo punto concordo pienamente con Francesco (perdona se abbrevio) che si è messo in gioco, si è dato da fare con un prodotto suo al cento per cento senza dovere sottostare a richieste ridicole o imposizioni di sorta per poi ritrovarsi a vendere a parenti e amici in presentazioni autogestite 150 copie pagate al prezzo di copertina e ricavarne un utile, detratte le spese, di... un ravanello. Ricordo ancora l'imbarazzo di certi autori che mi hanno fatto pagare 16 euro per il loro romanzo dicendo "scusa ma il mio editore me li fa pagare", beh, io la mia creatura mi diverto a regalarla. (e mi è costata molto meno)

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57 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

 

C'è una differenza fondamentale tra: "mi hanno rifiutato tutti, quindi mi autopubblico" e "non mi stanno bene le condizioni dell'editoria tradizionale, quindi mi autopubblico".

Guardiamo com'è la situazione! Escludiamo le CE maggiori, che tanto non ti pubblicano. Parliamo di CE minori, allora, quelle che sembrano abbordabili. Ti rispondono dopo mesi, se ti rispondono. E se ti rispondono: zero anticipi, percentuali irrisorie, distribuzione forse, pubblicità se hai culo e pagamenti se capita (e comunque non prima di un anno). Vi sembra davvero tanto strano che qualcuno non ci stia e decida di arrangiarsi? Uno ci può arrivare dopo svariate delusioni, d'accordo, ma ci sono anche altri che scelgono l'autopubblicazione come prima alternativa proprio per non dover elemosinare niente da nessuno. 

Una volta, se volevi pubblicare un libro, dovevi per forza passare per la casa editrice di turno, che quindi poteva fare il bello e il cattivo tempo e tu stavi muto. In certe mail che ricevi la senti ancora quell'arroganza dei tempi antichi... ma adesso, nel 2016, ci sono molte vie alternative per scavalcare tutta la baracca e arrivare alla pubblicazione lo stesso, e qualcuno decide di provarci. Troppi libri di bassa qualità? D'accordo, è vero. Sono probabilmente tutti pubblicati da scrittori o presunti tali che pensano che per vendere un libro basti solo scriverlo, quando invece c'è tantissimo lavoro da fare prima di renderlo un "prodotto". Ma è proprio in questo forum che un paio d'anni fa ho letto così tante esperienze negative con le CE tradizionali che mi sono convinto a provare direttamente da solo.

Non ho mai mandato un solo manoscritto, e adesso ho all'attivo un libro che ha venduto più di 10000 copie, con 300 e rotti recensioni positive su Amazon, con i proventi mi sono mantenuto per due anni, e adesso ho un contratto con Rizzoli per due libri. Se avessi spedito i manoscritti in giro, sarei ancora lì ad aspettare una risposta mentre giro panini da McDonald, probabilmente. "Ultima spiaggia"? Ma ben venga!

(Scusate se mi sono scaldato: l'argomento mi sta a cuore, come avrete certamente compreso :) )

@Francesco Wil Grandis se non hai mandato manoscritti in giro non avrai mai la controprova. 

Detto questo, ognuno parla partendo dalle proprie esperienze e impressioni e se dovessi mai ricorrere al self, lo considererei un fallimento, perché esistono ancora CE che scommettono sugli esordienti, e lo dico perché conosco autori che hanno pubblicano con case editrici non a pagamento

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56 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

Troppi libri di bassa qualità? D'accordo, è vero. Sono probabilmente tutti pubblicati da scrittori o presunti tali che pensano che per vendere un libro basti solo scriverlo, quando invece c'è tantissimo lavoro da fare prima di renderlo un "prodotto".

Sante parole: è di quello che si discuteva senza voler negare che

57 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

C'è una differenza fondamentale tra: "mi hanno rifiutato tutti, quindi mi autopubblico" e "non mi stanno bene le condizioni dell'editoria tradizionale, quindi mi autopubblico".

che è sacrosanto.  

Il dramma è che numericamente prevalgono - e non di poco - i primi sui secondi, con le conseguenze che conosciamo.  Ma ciò non deve togliere validità a chi è lì perché ha scelto di esserci: hai perfettamente ragione.

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2 minuti fa, wivern dice:

Detto questo, ognuno parla partendo dalle proprie esperienze e impressioni e se dovessi mai ricorrere al self, lo considererei un fallimento, perché esistono ancora CE che scommettono sugli esordienti, e lo dico perché conosco autori che hanno pubblicano con case editrici non a pagamento

 

Ma scusami, @wivern, se il SP sarebbe per te un fallimento, allora quale sarebbe un successo, come scrittore? Farti pubblicare da una CE? Perché allora posso portarti anche esempi di persone che si sono fatte pubblicare da Mondadori o altri big per sparire alla stessa velocità con cui sono apparsi, e se hanno venduto cento copie in tutto è tanto.

Io penso che un successo come scrittore non sia né vendere tanto né essere pubblicati, ma piuttosto avere dei lettori affezionati e delle buone (e oneste) recensioni, essere "riconosciuto" come scrittore, sapere di essere riuscito a comunicare qualcosa di bello, o importante.

L'etichetta sul libro è solo un'etichetta! Forse -e dico: "forse"- ci sono tanti aspiranti scrittori che stanno aspettando la famosa risposta dalla CE da così tanto tempo, riponendoci così tante aspettative, che hanno dimenticato che anche la CE è solo un mezzo come il SP per arrivare a quel successo, non il successo stesso.

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57 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

 

Ma scusami, @wivern, se il SP sarebbe per te un fallimento, allora quale sarebbe un successo, come scrittore? Farti pubblicare da una CE? Perché allora posso portarti anche esempi di persone che si sono fatte pubblicare da Mondadori o altri big per sparire alla stessa velocità con cui sono apparsi, e se hanno venduto cento copie in tutto è tanto.

Io penso che un successo come scrittore non sia né vendere tanto né essere pubblicati, ma piuttosto avere dei lettori affezionati e delle buone (e oneste) recensioni, essere "riconosciuto" come scrittore, sapere di essere riuscito a comunicare qualcosa di bello, o importante.

L'etichetta sul libro è solo un'etichetta! Forse -e dico: "forse"- ci sono tanti aspiranti scrittori che stanno aspettando la famosa risposta dalla CE da così tanto tempo, riponendoci così tante aspettative, che hanno dimenticato che anche la CE è solo un mezzo come il SP per arrivare a quel successo, non il successo stesso.

Nulla di tutto questo, la mia soddisfazione come scrittore deriva dal pubblicare il mio romanzo con una casa editrice che apprezza e crede in ciò che ho scritto 

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5 minuti fa, wivern dice:

Nulla di tutto questo, la mia soddisfazione come scrittore deriva dal pubblicare il mio romanzo con una casa editrice che apprezza e crede in ciò che ho scritto 

 

Forse sono più cinico di te, ma il punto di vista è che le CE non facciano mecenatismo. Sono solo aziende il cui scopo è vendere libri, e se "credono in te" è perché pensano che il tuo libro possa generare profitto. Motivo per cui poi ti trovi le famose 50 sfumature all'entrata della tua libreria preferita o vicino alla cassa dell'autogrill. Penso che l'unico in grado di apprezzare davvero la tua arte (in quanto tale e non come macchinetta stampa soldi) non sia la CE ma il lettore, che pure è influenzato dalle mode e dalle opinioni comuni, ma è l'unico a fare i conti con le parole che hai scritto, e solo quelle.

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On 21/11/2016 at 17:12, bicca56 dice:

il rifiuto, da parte di chi diceva di averne trovata una o più, di comunicarne il nome. Come se dirmi ...pubblico con x potesse in qualche modo minare la sua posizione

Credo ti riferisca al mio post... Figurati se qui ho (abbiamo, a quanto ne so) "posizioni" da difendereO_O!

Al di fuori delle sezioni ad hoc, il regolamento vieta sia  di pubblicizzare i propri testi che di parlare bene o male degli editori: per questo non ho fatto nomi. Peraltro, come suggerivo nei MP, chi ha pubblicato qualcosa di norma lo fa sapere  mediante la firma o nel profilo. Basta farci caso e seguire i link:).

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42 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

 

Forse sono più cinico di te, ma il punto di vista è che le CE non facciano mecenatismo. Sono solo aziende il cui scopo è vendere libri, e se "credono in te" è perché pensano che il tuo libro possa generare profitto. Motivo per cui poi ti trovi le famose 50 sfumature all'entrata della tua libreria preferita o vicino alla cassa dell'autogrill. Penso che l'unico in grado di apprezzare davvero la tua arte (in quanto tale e non come macchinetta stampa soldi) non sia la CE ma il lettore, che pure è influenzato dalle mode e dalle opinioni comuni, ma è l'unico a fare i conti con le parole che hai scritto, e solo quelle.

Probabilmente partiamo da due punti di vista differenti, per me al momento la.scrittura è un hobby :)

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3 ore fa, Francesco Wil Grandis dice:

 




Non ho mai mandato un solo manoscritto, e adesso ho all'attivo un libro che ha venduto più di 10000 copie, con 300 e rotti recensioni positive su Amazon, con i proventi mi sono mantenuto per due anni, e adesso ho un contratto con Rizzoli per due libri. Se avessi spedito i manoscritti in giro, sarei ancora lì ad aspettare una risposta mentre giro panini da McDonald, probabilmente. "Ultima spiaggia"? Ma ben venga!

 

Perbacco Wil Grandis -- adesso, viste le tendenze, Rizzoli gli pubblica quelli 2 libri senza fare l'editing, la gente come Tina si indigna e ti distrugge il buon risultato ottenuto da self... :asd:. Io avrei una paura pazzesca al posto tuo.

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25 minuti fa, An dice:

Perbacco Wil Grandis -- adesso, viste le tendenze, Rizzoli gli pubblica quelli 2 libri senza fare l'editing, la gente come Tina si indigna e ti distrugge il buon risultato ottenuto da self... :asd:. Io avrei una paura pazzesca al posto tuo.

 

Mal che vada conosco già la strada del ritorno ;)

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Il problema è che tra queste righe, e sul mercato editoriale, coesistono scritti di letterati, persone impegnate, tecnici e...avventurieri  con storie da raccontare molto diverse e distanti tra loro anni luce. Wivern ad esempio ripone molta, tanta stima e fiducia nella figura dell'editore, del mecenate. Io invece lo inquadro più come uno che ha i suoi gusti, i suoi interessi e tanta voglia di superare senza fallire la crisi e non mi lascio molto condizionare dai suoi giudizi. Non dimentichiamo che ogni editore ha le sue preferenze di genere e le sue simpatie. Non nego che avrei due (!) offerte di pubblicazione da parte di editori ma che sono così piccoli che quasi mi fanno tenerezza. Alcuni ad esempio vedono l'esordiente come un poverello che si affaccia incerto in un modo nuovo e come tale va quasi compatito, i suoi scritti saranno ai suoi occhi ovviamente acerbi e costoro ho notato che approcciano al romanzo con molti pregiudizi. Ora chiedo a voi, pubblicando con una piccola, microscopica casa editrice oppure autopubblicandosi credete veramente si possa ottenere un risultato poi così differente? E' il lettore finale in fondo che giudica, e l'autore se ha lavorato bene, ne gioisce. Questo è ciò che mi spinge ancora a perdere del tempo dietro a una tastiera ad inventare storie.

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2 minuti fa, heightbox dice:

Ora chiedo a voi, pubblicando con una piccola, microscopica casa editrice oppure autopubblicandosi credete veramente si possa ottenere un risultato poi così differente?

 

Opinione mia, basata su esperienza personale.

Se decidi di autopubblicarti, vuol dire che diventi editore di sé stesso. Autopubblicarsi non significa mettere il tuo scritto su KDP o Createspace dopo averlo fatto leggere a due amici per togliere qualche refuso, per poi dimenticarsi che è lì. Significa far editare il testo a un professionista, scegliere un titolo, una copertina accattivante, una quarta di copertina. E intanto creare attesa nel possibile pubblico, incuriosirlo. E poi impaginare, pubblicizzare, promuovere, scegliere la carta. E infine seguire il libro da quando è pubblicato a quando decidi che sta in piedi da solo: presentazioni, interviste, etc. E nel frattempo, prenderti carico delle spese e degli oneri. È il lavoro dell'editore, appunto.

Per darti un'idea, ho messo giù la prima stesura del mio primo libro in due mesi. Ci ho messo il resto dell'anno a confezionare il "prodotto", e il giorno del lancio ero fuori di quasi 4000 euro. Poi l'ho seguito per almeno un anno come unica occupazione. Questo è l'ordine di grandezza dell'impegno a cui mi riferisco.

Allora la domanda giusta è: pensi di essere in grado di fare da solo un lavoro migliore di una microcasa editrice? O di investirci più risorse (tempo ed energia, se non necessariamente denaro)

Se la risposta è sì, forse il risultato potrebbe anche essere differente (a patto che il testo piaccia, ma quello lo scopri solo alla fine).

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57 minuti fa, Francesco Wil Grandis dice:

Allora la domanda giusta è: pensi di essere in grado di fare da solo un lavoro migliore di una microcasa editrice? O di investirci più risorse (tempo ed energia, se non necessariamente denaro)

 

Investendo tutte queste risorse (materiali e non), ci sono degli ottimi presupposti per concludere qualcosa di buono, in ogni caso. Ovviamente si presuppone che l'autore non sia analfabeta.

Curiosità: ti saresti impegnato con lo stesso entusiasmo (fanatica ostinazione, in senso buono) se a pubblicarti fosse stata una CE? Oppure ritieni che una CE deve dare tutto free ad un autore?

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12 minuti fa, M.T. dice:

@Francesco Wil Grandis: le cifre di cui parli si riferiscono solo al lavoro di editing/realizzazione del prodotto o comprendono anche l'investire in pubblicità?

 

Nei 4000 ci metto l'editing di testo, la grafica di copertina, i codici ISBN, le spese di gestione della prevendita (imballaggi e spedizioni), ma la spesa più grande è stata la stampa delle prime 1200 copie. A dirla tutta, mi sa che era fuori sui 5000€, non 4000€, parzialmente coperti dai ricavi della prevendita. A quel punto mi sono trovato con un bancale di libri in garage da vendere.

La pubblicità di per sé non costa tanto, in termini economici. Avevo (ho ancora) un blog e una pagina Facebook, con qualche migliaio di contatti. Pochi euro al giorno fanno miracoli, su FB. Certo, devi aver lavorato molto prima per farli funzionare. 

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13 minuti fa, Ljuset dice:

Curiosità: ti saresti impegnato con lo stesso entusiasmo (fanatica ostinazione, in senso buono) se a pubblicarti fosse stata una CE? Oppure ritieni che una CE deve dare tutto free ad un autore?

 

A intuito, credo di aver percepito un senso di responsabilità molto maggiore, arrangiandomi. Se avessi avuto un contratto con una CE mi sarei quasi certamente affidato molto di più al buon senso e all'esperienza dell'editore, e forse mi sarei anche aspettato qualcosa di dovuto. I ruoli sarebbero stati più delineati e, in ogni caso, il contratto dà l'ultima parola all'editore, quindi "spingere" avrebbe avuto meno efficacia. Uno scrittore pubblicato da una CE dovrebbe "solo" coltivare i suoi lettori, farsi vedere alle presentazioni e... beh, scrivere. Di sicuro non decidere la misura dell'interlinea.


Diciamo così: quando sei l'unico a combattere, metti in campo tutto il tuo arsenale perché sai che non verrà nessuno ad aiutarti. Posso immaginare che sia una prospettiva terrificante, per alcuni.
 

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@Francesco Wil Grandis Mi fa piacere che tu porti quest'esperienza qui sul Writer's Dream.

Purtroppo molto spesso gli aspiranti scrittori credono che pubblicare con una CE sia il punto di arrivo, quando in realtà è la partenza. E si aspettano, anche dai piccoli editori, chissà cosa. "Ma non hanno fatto niente!" oppure "non promuovono e non vendono!" o altre cose del genere. Be', un piccolo editore ha pochi mezzi e di sicuro non si mette a spendere dai 3000 ai 5000 euro per ogni libro che pubblica. Non dico che bisogna per forza spendere denaro per raggiungere qualche obiettivo, ma spendere in impegno e tempo, quello sicuramente sì. Se poi ci aggiungiamo anche un impegno economico, i risultati saranno maggiori a prescindere (purtroppo con la pubblicità e la promozione è così che funziona).

Ci vuole soprattutto la volontà, e sto parlando sia per il self che la pubblicazione con CE. Molti, anche qui sul forum, ancora hanno in mente che oggi lo Scrittore sia quello che scrive, crea, inventa... e basta. Perché illuminato da un fascio di luce divino, dal sacro fuoco dell'arte.

E intanto, l'editore fa tutto il resto, gli porta i soldi a casa e gli pulisce pure le scarpe. Non è affatto così e non lo è nemmeno per i più grandi scrittori (a parte qualche ovvia eccezione che conferma la regola).

 

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Ho sempre paragonato un libro a qualsiasi altro prodotto commerciale. C'è la fabbrica che produce (autore), un distributore (casa editrice), un venditore e un cliente finale. La catena è articolata perciò sono tanti i fattori che contribuiscono al risultato finale. Il mio visionario progetto iniziale prevedeva la possibilità che "il prodotto libro" venisse veicolato da alcune imprese acquistandolo come gadget con la possibilità di detrarlo dal bilancio emettendo io regolare fattura. Poteva diventare un simpatico omaggio da parte di strutture alberghiere, piccole ditte del settore, a condizione ovviamente di offrire un prodotto di qualità. (devo ammettere che oggi riconosco quanto fosse un pochino acerbo) L'avrei ad esempio proposto al puro costo di stampa ad alcune associazioni benefiche nelle loro raccolte di fondi e altre iniziative varie. Un mese dopo l'uscita del libro e dopo averlo distribuito in almeno una ventina di punti vendita sono subentrati gravissimi imprevisti e tutto si è arenato miseramente. (non ho neppure più contattato le librerie per sapere se li hanno venduti o buttati nella stufa...) Così è finita la mia prima e ultima avventura autopubblicata.

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Secondo me una CE fa la differenza quando promuove e utilizza lo scrittore in determinati eventi dove questo si deve dare da fare per vendere. Una piccola CE che lascia tutto sulle spalle dello scrittore è un'agenzia di stampa, né più né meno e, credetemi, ce ne sono là fuori di CE così. Lo scrittore deve sapersi vendere certo, ma se la CE non ha nemmeno piccoli contatti per farlo presentare nei locali della zona in cui vive, beh, non può fare anche la parte promozionale. Sul self publishing ho visto qualche giorno fa su YouTube un intervento di Donato Carrisi, l'autore del Suggeritore (bestseller internazionale). Ha detto che nessuno ha mai fatto tutto da solo. La CE fa il botto con lo scrittore perché sa vendere il prodotto. Sta tutto nella promozione il plus. Ha detto che anche le 50 sfumature, se non avessero incontrato una pubblicità incredibile, sarebbero ancora su internet a vagare nell'etere. E non mi è sembrato affatto uno stupido, ma uno che conosce il proprio mestiere.

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Leggo molti e-book, ne ho almeno dieci di auto pubblicati acquistati a 0,99, ora pubblicati da grandi ce: Mondadori, Rizzoli, Nord ecc

Tutti su piattaforma Amazon , l'unica che ti consente di avere il pieno controllo: trovi, errori, correggi e ricarichi il lavoro. inoltre è lo store che fa il grosso delle vendite. Tutta questa piccola editoria free in cui si è riciclata l'editoria a pagamento ? Oh, mamma.. almeno quella l'aveva scritto in fronte 

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18 ore fa, RitaM dice:

 

Probabilmente, dovremmo valutare caso per caso. Tutto qui.

 

Hai ragione, non ne dubito, ma è un po' difficile per un lettore! Il lettore può valutare solo da ciò che acquista, e se la stragrande maggioranza degli autopubblicati che ha acquistato fa pena, dopo qualche tentativo non ne acquisterà più. Non acquisterà nemmeno l'ebook della tua amica, anche se è un amore, perché non lo sa che è un amore e non ha alcuna volgia di riprovare "sulla fiducia", che non ha più. A meno che l'ebook non venga offerto gratuitamente, allora se davvero è l'amore che dici, la prossima volta il lettore comprerà (pagandolo e andando sul sicuro) l'eventuale secondo ebook dell'autrice.

Io non capisco una cosa: ma gli autori che si autopubblicano a cosa mirano? A fare un sacco di soldi o a essere letti e magari apprezzati? Perché nel primo caso non solo ho idea che resteranno molto delusi, ma vedo il loro obiettivo come un affronto (per non dire di peggio) nei confronti del lettore, dato che (ripeto, nella maggior parte dei casi e non in tutti, pare) offrono un prodotto di infima qualità e pretendono di arricchirsi o comunque di fare quattrini a danno dei lettori.

Nel secondo caso, perché non li offrono gratuitamente? Almeno il primo o i primi due?

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