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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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Very yankee,

una ragazzina obesa del Minnesota ha venduto 1,5 milioni di copie in un anno in self con un fantasy.

Mi spiace, ma non sono capace di inserire l'articolo.

Se è vero, come è vero, che la tendenza arriva sempre dagli USA, arriverà anche in Italy. O no?

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Il mercato self americano è diverso da quello italiano. Innanzitutto, ha un bacino d'utenza maggiore, perché ha una popolazione decisamente superiore numericamente. Poi c'è una mentalità  e una cultura molto differente nei riguardi della lettura: in Italia purtroppo si legge poco, ma soprattutto non si pone la dovuta attenzione alla qualità del prodotto. Inoltre c'è da considerare che gli autori self prevalentemente pubblicano in ebook e in Italia questo formato non ha avuto diffusione come altrove. Se a tutto questo ci si aggiunge che, parlando di fantasy, questo genere è stato bruciato da pessime pubblicazioni e pessima gestione, non si può pensare di raggiungere risultati come quello sopra citato. Fra parentesi: che cosa c'entra se l'autrice è ragazzina e obesa? Assolutamente nulla. E' quel tipo di focalizzazione di attenzione sbagliata che ha contribuito a bruciare il mercato. Un'opera deve vendere per i suoi contenuti, non per chi la scrive.

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8 minuti fa, M.T. dice:

che cosa c'entra se l'autrice è ragazzina e obesa? Assolutamente nulla. E' quel tipo di focalizzazione di attenzione sbagliata che ha contribuito a bruciare il mercato. Un'opera deve vendere per i suoi contenuti, non per chi la scrive

C'entra nel senso che non è una strafiga galattica, amante del Presidente degli Stati Uniti. E' in senso meritevole.

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Fosse anche la seconda, non c'entra nulla. Nel mercato attuale si dà, e si è data, molta, troppa importanza alla figura dell'autore, quando invece l'autore dev'essere quello che una volta scritta l'opera se ne sta nell'ombra.

Occorre non cadere in un errore. Non pensare che se ha avuto successo una ragazzina obesa (nella mentalità comune scatta l'associazione una qualsiasi o peggio, una che vale meno degli altri) allora si può avere successo a propria volta, perché nella mente umana scatta quella molla che è l'ego che fa inevitabilmente pensare di avere possibilità. Cosa assolutamente non scontata. Per capire un successo occorre analizzare il periodo, il contesto, il prodotto, quanto si è investito nella pubblicizzazione dell'opera; alle volte tutto questo non basta e un'opera su cui nessuno, neppure l'autore, avrebbe puntato ha un successo che non si riesce a spiegare. Alle volte, anche se non si vede, dietro il successo c'è tutto un meccanismo atto a dare vita a un caso e creare attorno a esso un mercato che rende: una vera e propria operazione di business ideata ad arte.

Non è tutto così semplice come a una prima occhiata può apparire.

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Posso sapere, più o meno, intorno a quale cifra si aggirerebbero le spese per il self publishing? Compreso un editing serio fatto da persone competenti, il costo della piattaforme su cui pubblicare, ecc...

Grazie :-)

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On ‎24‎/‎05‎/‎2016 at 11:12, baffoloco83 dice:

Posso sapere, più o meno, intorno a quale cifra si aggirerebbero le spese per il self publishing? Compreso un editing serio fatto da persone competenti, il costo della piattaforme su cui pubblicare, ecc...

Grazie :-)

 

I costi di un editing professionale si aggirano sull'ordine delle centinaia di euro e dipende dalla lunghezza dell'opera che hai realizzato. L'informazione che ti do è indicativa da quanto letto in rete e basata su esperienze altrui: io non ho avuto esperienza diretta viste le cifre di cui si parla. Il lavoro fatto sui testi che ho scritto è tutto dovuto alla capacità che ho.

Per quanto riguarda le altre spese, parlo della mia esperienza con StreetLib (un tempo si chiamava Simplicissimus): nessuna se utilizzi il suo portale per vendere online il tuo ebook. StreetLib tiene una percentuale sulle vendite che hai. Le eventuali spese che puoi avere (ma sono opzionali) è se tu vuoi realizzare il cartaceo o se devi realizzare l'ebook, ma se sei capace di realizzarlo da solo è una spesa che puoi evitare tranquillamente.

 

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22 minuti fa, M.T. dice:

 

I costi di un editing professionale si aggirano sull'ordine delle centinaia di euro e dipende dalla lunghezza dell'opera che hai realizzato. L'informazione che ti do è indicativa da quanto letto in rete e basata su esperienze altrui: io non ho avuto esperienza diretta viste le cifre di cui si parla. Il lavoro fatto sui testi che ho scritto è tutto dovuto alla capacità che ho.

Per quanto riguarda le altre spese, parlo della mia esperienza con StreetLib (un tempo si chiamava Simplicissimus): nessuna se utilizzi il suo portale per vendere online il tuo ebook. StreetLib tiene una percentuale sulle vendite che hai. Le eventuali spese che puoi avere (ma sono opzionali) è se tu vuoi realizzare il cartaceo o se devi realizzare l'ebook, ma se sei capace di realizzarlo da solo è una spesa che puoi evitare tranquillamente.

 

Quindi la spesa sarebbe minima per un lavoro abbastanza artigianale. Però credo che esordire con un'opera senza editing sia abbastanza azzardato. Ipotizzando che la trama del libro sia ben scritta e che abbia una trama accattivante, non c'è il rischio che il lettore che si approccia a un libro auto pubblicato (magari "scettico" già di suo) possa bocciare il testo per eventuali refusi e incongruenze (che ci saranno per forza perché nessuno è infallibile)? 

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Sul fatto che nessuno è infallibile e possano scappare refusi, è vero: per quanto si stia attenti, qualcosa scappa sempre. Ma qualche refuso scappa anche dove ci dovrebbe essere un lavoro professionale: mi viene da fare l'esempio di Fanucci con l'edizione in  Tif Extra di La Ruota del Tempo di Robert Jordan, dove ci sono decine di refusi in diversi volumi della saga.

Ma prima di arrivare a mettere in commercio la propria opera, un autore, specie se autopubblicato, deve fare un lavoro minuzioso sul proprio testo: innanzitutto non ci devono essere buchi di trama o elementi che facciano domandare al lettore cosa ci sia che non va. Poi occorrono varie revisioni per rendere  stile e correttezza di quanto scritto al massimo (personalmente un testo lo revisiono cinque/sei volte a distanza di tempo).

Nel caso uno volesse avvalersi di un aiuto esterno perché a furia di lavorare sul proprio testo non riesce a cogliere tutti gli eventuali refusi (o la mancanza di sintesi in alcune parti), rimane però sempre uno scoglio verso un certo tipo di lettori, ovvero c'è il giudizio che se si è autopubblicati il testo non può essere all'altezza di uno pubblicato presso una ce, che se non si è stati pubblicati da una ce un motivo ci sarà (ovvero non è valido); è una realtà con cui occorre essere consapevoli di avere a che fare. Oltre al fatto che le critiche saranno più severe rispetto a quelle che si fanno a chi è edito da ce (questo vale almeno per la maggior parte dei lettori: c'è anche chi è obiettivo, a prescindere da chi è l'autore, ma risulta essere una minoranza).

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6 minuti fa, M.T. dice:

Sul fatto che nessuno è infallibile e possano scappare refusi, è vero: per quanto si stia attenti, qualcosa scappa sempre. Ma qualche refuso scappa anche dove ci dovrebbe essere un lavoro professionale: mi viene da fare l'esempio di Fanucci con l'edizione in  Tif Extra di La Ruota del Tempo di Robert Jordan, dove ci sono decine di refusi in diversi volumi della saga.

Ma prima di arrivare a mettere in commercio la propria opera, un autore, specie se autopubblicato, deve fare un lavoro minuzioso sul proprio testo: innanzitutto non ci devono essere buchi di trama o elementi che facciano domandare al lettore cosa ci sia che non va. Poi occorrono varie revisioni per rendere  stile e correttezza di quanto scritto al massimo (personalmente un testo lo revisiono cinque/sei volte a distanza di tempo).

Nel caso uno volesse avvalersi di un aiuto esterno perché a furia di lavorare sul proprio testo non riesce a cogliere tutti gli eventuali refusi (o la mancanza di sintesi in alcune parti), rimane però sempre uno scoglio verso un certo tipo di lettori, ovvero c'è il giudizio che se si è autopubblicati il testo non può essere all'altezza di uno pubblicato presso una ce, che se non si è stati pubblicati da una ce un motivo ci sarà (ovvero non è valido); è una realtà con cui occorre essere consapevoli di avere a che fare. Oltre al fatto che le critiche saranno più severe rispetto a quelle che si fanno a chi è edito da ce (questo vale almeno per la maggior parte dei lettori: c'è anche chi è obiettivo, a prescindere da chi è l'autore, ma risulta essere una minoranza).

In questo hai ragione. Io, come te, ho fatto un lavoro minuzioso. Penso che in 4 anni l'avrò revisionato tantissime volte eppure, adesso, che sono in fase di editing ho trovato refusi e buchi logici sfuggiti sia a me che ad altre persone che lo hanno letto. Mi pare di essere diventato Leonardo con la Gioconda ahahah

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Il lavoro deve essere fatto minuziosamente, ma poi a un certo punto occorre fermarsi, altrimenti non si va più avanti (certo, se si leggono le prime pagine e si trovano diversi refusi, allora è meglio rimettere mano al testo nella sua totalità): si rischia d'immettersi in un loop da cui è difficile uscire. Anche se si fa tutto bene, ed è tutto corretto, ci sarà sempre chi criticherà, perché non si può andare bene a tutti. E qui occorre discernere tra la critica dovuta al gusto personale e la critica che sottolinea un errore: in diversi confondono le due cose, facendo passare per errore qualcosa che non piace. Uno scrittore fa delle scelte, possono piacere o meno, ma questo non significa che sono sbagliate: ci sono tanti modi per descrivere una scena (o raccontare una storia) e questo dipende dalla sensibilità dello scrittore e di cosa vuole comunicare. Il lettore potrebbe aver voluto un altro modo di vedere la scena (in questi casi verrebbe da dire che se la scriva lui), ma questo non significa che sia stato fatto uno sbaglio; occorre obiettività nel giudicare un testo, ma tanti confondono gusto personale da giudizio tecnico.   

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Buonasera,

intervengo nella discussione perchè sto per autopubblicare con ...

Non ho mai scritto nulla prima d'ora e non credo sia una vergogna, anzi consapevole dei miei limiti ho usufruito, a pagamento, dei servizi di editing, ho creato con loro la copertina e ho perfino richiesto l'impaginazione professionale.

Credo che autopubblicare non fa rima con mediocre se lo scrittore, alle sue prime armi, investe un pochino sull'opera dato che anche i sulfpublishing offrono tutti i servizi editoriali. Peccato non ci sia l'obbligo di editare il testo prima di immetterlo sul mercato, questa è la pecca!

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Io sono restio all'autopubblicazione. Se devo pubblicare il mio libro, voglio che ciò avvenga perché un editore apprezza il mio romanzo e voglia investire su di esso. 

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Visto l'argomento forse vi può interessare; mio marito qualche giorno fa, avendo beneficiato di entrambe le esperienze (autopubblicazione e pubblicazione con editore piccolo e free), ha scritto un articolo nel nostro blog (spero non risulti come spam se linko direttamente la pagina del blog, casomai ditemelo e lo sposto tra i commenti del libro), con alcuni punti per aiutare a scegliere una o l'altra parte, puntando abbastanza sulla parte pratico/economica sulla quale un autore dovrebbe ragionare per compiere la scelta a lui più congeniale. Autopubblicazione vs Editoria tradizionale, 13 punti per scegliere.

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Il topic è dedicato al self, dovrebbe andar bene. Altrimenti l'ottimo staff ;)interverrà sollecito.

Sintesi efficace dei  pro/ contro:  condivisibili e ormai, si spera, abbastanza noti. Impeccabile la conclusione:

la regola fondamentale resta che cerchiate di trovare la soluzione più adatta a proporre il vostro lavoro al pubblico… e naturalmente, che lavoriate come si deve!

Il problema sta ovviamente nella frase sottolineata. Mi capita ogni tanto di valutare  esordienti: la quasi totalità di chi ha scritto "ciofeche" è convinta di aver lavorato "come si deve". E molti (non tutti) ritengono che il loro testo (guai  a chi lo tocca!) non abbia bisogno di editing. Tengo a precisare che il mio parere è disinteressato: mi occupo di tutt'altro, né propongo agenzie o professionisti.

Anni fa questi autori avrebbero cozzato contro il muro del  rifiuto editoriale, oggi un cospicuo numero corre ad autopubblicarsi. Con il risultato che tutti sappiamo.

D'altra parte -lo si dice in questo stesso topic- la spesa necessaria per correggere e confezionare un testo (l'articolo non ne parla) perché possa presentarsi degnamente al lettore si avvicina a quella dell'editoria a pagamento. Che fare?!:grat:

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Riporto la mia esperienza e le mie impressioni. Ho deciso di autopubblicare il primo romanzo per sperimentare una mia idea legata alla distribuzione del libro. Ho trovato in ogni caso una piccola casa editrice che oltre alla stampa pura e semplice ha svolto, nel prezzo complessivo pattuito, anche un mini editing. Ha letto e corretto il testo indicandomi i punti in cui avevano riscontrato difetti di forma. E qui ci vorrebbe un chiarimento. Cosa intendiamo per "editing" ? Se intendiamo mettere mano ai personaggi, ai luoghi, alla trama, alla caratterizzazione dei protagonisti e a mille altre cose io la chiamerei "riscrittura totale" seguendo così a proprio rischio e pericolo i gusti e le idee dell'editor. Giusto? Sbagliato? Io sono parecchio restio a modificare il dna del mio racconto e potrei accettare tali e tanti compromessi in cambio della certezza di un contratto favorevole di pubblicazione con una casa importante decisa a investire pesantemente sul prodotto. Poi esiste il modo reale, quello dove in fondo se non so scrivere e la trama fa acqua da tutte le parti ritengo sia inutile mettere al lavoro un esperto in miracoli. Editing a questo punto per me significa quindi una lucidatura del romanzo, nulla di più. Autopubblicarsi comporta solitamente non avere un cane che ti affianchi alle presentazioni, nessuna distribuzione, zero pubblicità e il totale disprezzo degli acculturati. Io ho intrapreso il percorso spinto dalle critiche molto positive di una ventina di "lettori esterni" a me semisconosciuti ai quali avevo affidato una "prestampa" di cinque copie de Il Mio Libro. Ovviamente la mia impresa è fallita e ora i due seguiti già terminati vedranno la luce solo esclusivamente se una casa editrice o un agente di un certo spessore saranno interessati. In caso contrario resteranno in un cassetto o ne farò una decina di copie da regalare o consegnare in lettura a chi ne farà richiesta e a quei cinque o sei che mi stressano per leggerne altri. @Sefora Un saluto, dal momento che forse ci siamo già incontrati più volte in altro forum in cui mi identificavo come Alan.

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@heightbox l'esperienza da te riportata, rafforza in me la convinzione(non che ce ne fosse davvero bisogno) che il self-publishing non è decisamente fatto per me. Quelli che tu consideri editing, in realtà è una "correzione bozza". L'editing è più incisivo, non sulla trama, ma sulla struttura del testo.  

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4 ore fa, sefora dice:

Il problema sta ovviamente nella frase sottolineata. Mi capita ogni tanto di valutare  esordienti: la quasi totalità di chi ha scritto "ciofeche" è convinta di aver lavorato "come si deve". E molti (non tutti) ritengono che il loro testo (guai  a chi lo tocca!) non abbia bisogno di editing. Tengo a precisare che il mio parere è disinteressato: mi occupo di tutt'altro, né propongo agenzie o professionisti.

Anni fa questi autori avrebbero cozzato contro il muro del  rifiuto editoriale, oggi un cospicuo numero corre ad autopubblicarsi. Con il risultato che tutti sappiamo.

 

Certo @sefora, concordo che non tutti gli autori che si autopubblicano lo fanno con cognizione di causa,  ma a quel punto credo che ci sia una sola cosa da fare, ovvero lasciare il giudizio ai lettori. Ovvio che se un libro autopubblicato,  con editing perfetto copertina da urlo e magari una distribuzione decente non riesce a vendere neanche una decina di copie in anni, o fa mambassa di recensioni negative, è chiaro che c'è qualcosa che non funziona nel testo. Lì un autore dovrebbe avere l'onestà intellettuale di ammetterlo e decidere se vuole rimboccarsi le maniche e riscrivere qualcosa daccapo, oppure lasciar perdere.

 

4 ore fa, sefora dice:

 

D'altra parte -lo si dice in questo stesso topic- la spesa necessaria per correggere e confezionare un testo (l'articolo non ne parla) perché possa presentarsi degnamente al lettore si avvicina a quella dell'editoria a pagamento. Che fare?!:grat:

 

Non so dirlo con certezza. È chiaro che ognuno deve valutare secondo le proprie possibilità, ma a parer mio la differenza sostanziale sta proprio nel risultato finale.

 

Con una casa editrice a pagamento, un autore non ha possibilità di scegliere una copertina, nessun editing,  e il suo testo, senza una benché minima promozione, anche se distribuito sarà perso nel marasma delle centinaia di titoli pubblicati a pagamento dalla stessa casa editrice. L'autore si dovrà accollare lo sbattimento di cercare di piazzare le copie che è stato costretto a comprare, tra l'altro a prezzo di copertina. Di solito sono tremila euro circa che se ne vanno subito, senza possibilità di rifarsele sul breve periodo.

 

Un autore autopubblicato, anche ammettendo che paghi il massimo per editing, copertina e distribuzione sulle piattaforme on demand, ha comunque la possibilità di scegliere quante copie stampare e di solito sempre a un prezzo di stampa, non a prezzo pieno, per cui la spesa iniziale dovrebbe essere più sotto controllo, e si avrà tra le mani un libro ben impaginato, più facile da piazzare in qualunque fiera di settore. 

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Dai post che ho letto, sembra che nessuno si preoccupi della "domanda". Tutti si preoccupano di offrire un proprio prodotto. Nel regno del "Tutto è gratuito" non ci si preoccupa della legge di mercato, ma nel mondo reale è sempre il mercato a farla da padrone.

Facciamo un esempio:

Abbiamo due titoli: 1) Teoria sul colore dei calzettoni di Cappuccetto Rosso in previsione dell'incontro con il lupo (stuzzicante, vero?) e

2) Donald Trump. Dai primi investimenti immobiliari alla Casa Bianca, passando dalla finanza creativa e donnine allegre (ma a chi interessa veramente?)

Ebbene, se anche una valida CE mi pubblicasse il primo titolo, mentre il secondo venisse immesso sul mercato con un self-publishing, sfido chiunque a sostenere che il primo titolo venderebbe più del secondo.

 

Quindi la questione è sempre la stessa: abbiamo qualcosa che veramente interessa il pubblico (e nel pubblico non includerei il criceto di mia figlia)?

 

Riformulo (non la domanda, ma il concetto): Aver scritto un libro non implica in automatico che "l'opera" debba per forza di cose invogliare qualcuno ad acquistarla.

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Scusate, ho schiacciato "salvataggio" prima di aver terminato il ragionamento.

 

La prima domanda da frasi è: "Perché voglio pubblicare". - Rispondere sinceramente:

1) Perché voglio diventare popolare, famoso e, soprattutto ricco. - R) Continua a sognare e tieni chiusi gli occhi il più a lungo possibile

2) Perché voglio confrontarmi con un libro edito nei concorsi letterari. - R) Pubblica a pagamento, se sei convinto che vali

3) Perché voglio trasmettere un messaggio al mondo. - R) Fatti un blog, frequenta i social e distribuisci gratuitamente la tua opera in digitale.

4) Perché ho sentito la necessità di scrivere, di creare, e non so neanch'io perché. - R) Iscriviti ai forum e discutine, magari prima o poi capirai perché l'hai "dovuto fare".

 

Va bene. Se sembro poco serio, nessuno è obbligato a darmi retta. Magari ho scritto questo post semplicemente seguendo un impulso irrazionale.

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Prima di rispondere  è forse il caso di chiarire che, per quanto mi riguarda, pubblico  con (piccoli) editori free. Li gradirei più  grandi, ovviamente,  devono però garantire almeno  l'editing di base  e una veste editoriale decente. Oltre all'EAP, escludo a priori l'autopubblicazione, per varie ragioni tra le quali -avendo cominciato a scrivere per divertimento e in età ben matura- la consapevolezza che gli "utili"  sarebbero stati comunque insignificanti. Un altro è questo

21 minuti fa, Ljuset dice:

 abbiamo qualcosa che veramente interessa il pubblico?

Difficile che lo si capisca da soli,  ma se qualcuno si assume l'onere  di pubblicarci forse sì.   Leggo ora l'altro post di Ljuset, la risposta di fondo mi sembra semplice: chi scrive ritiene di comunicare qualcosa, anche "piccola",  e desidera essere letto.

 

4 ore fa, heightbox dice:

E qui ci vorrebbe un chiarimento. Cosa intendiamo per "editing" ? Se intendiamo mettere mano ai personaggi, ai luoghi, alla trama, alla caratterizzazione dei protagonisti

Ciao, Alan, benvenuto! Un editor bravo indica i punti deboli  e, senza stravolgere il testo,  suggerisce dove mettere mano. Di solito ha ragione, salvo  casi rari di genialità incompresa.  L'autore può non  farlo, s'intende, e autopubblicare un lavoro difettoso. Se è molto abile nel promuoversi può anche vendere abbastanza  (vedi un mio post  sopra),  non per questo il libro migliora.

1 ora fa, RitaM dice:

non tutti gli autori che si autopubblicano lo fanno con cognizione di causa,  ma a quel punto credo che ci sia una sola cosa da fare, ovvero lasciare il giudizio ai lettori.

Intanto però intasano il mercato rendendo meno visibili i self validi, che pure ci sono, e i lettori spesso acquistano influenzati da classifiche e promozioni. Il che peraltro accade anche con gli editi.

.

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Buon giorno a tutti. Ljuset per rispondere alla tua domanda scrivo poichè amo scrivere e certamente mi piacerebbe che agli altri possa piacere ' il mio prodotto' ma è un gioco al lotto.

Ho escluso a priori l'editoria a pagamento, conoscendo personalmente un editore che la pratica ne conosco ogni ingranaggio e non ne volevo rimanere stritolata. 

Ho cercato una casa editrice free per presentare il mio libro e capire se fosse interessante, così come ha fatto Sefora, ma contrariamente a lei non ne ho trovato una... figurati di  più.

Ho deciso di autopubblicare su Amazon.

Poichè per lavoro ho anche rivisto molte volte dei testi di legge, la correzione l'ho fatta da sola, anche perchè la richiesta che ho avuto per la semplice correzione di bozze è stata di 800 € e onestamente non le potevo spendere. Certamente avrei voluto qualcuno che leggesse il libro e mi dicesse quali erano i punti deboli e se i personaggi erano ben evidenziati, vedasi editing, ma la cifra richiesta è stata ancora superiore.

Ho pubblicato con Kindle ed ho avuto soddisfazione..si.

In primis ho usato uno pseudonimo, il mio nome non doveva influenzare l'acquisto di chi se lo trovava davanti, poi mettendo un prezzo di 1 € ho potuto, senza imbarazzo alcuno, dire a qualche amico se gli interessava leggere il mio libro ed oltre a quelli che loro hanno comperato ne ho venduti una cinquantina a perfetti estranei. Soddisfazione immensa visto che non ho fatto alcuna pubblicità, avrei voluto ma non sapevo assolutamente come fare.

Mi piacerebbe trovare una casa editrice free che mi affianchi in tutto....ma non ho trovato nessuno ed allora vado avanti così, da sola. Ho pronto il mio nuovo libro, lo sto correggendo e poi tornerò su Kindle.

P.S. c'è una cosa che mi preme dire, non è un'accusa ma una semplice precisazione. mi sono trovata a leggere dei post come quello di Sefora in cui si dice...ho trovato una o più case editrici free disponibili a pubblicare il mio libro....ed allora con un mex privato ho provato a chiedere....me le puoi indicare....mi ha risposto solo il silenzio più assordante. credo che dirmi il nome non togliesse nulla a nessuno, se valgo sono aggiunta agli altri altrimenti resto al palo  

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12 ore fa, RitaM dice:

Con una casa editrice a pagamento, un autore non ha possibilità di scegliere una copertina, nessun editing,  e il suo testo, senza una benché minima promozione, anche se distribuito sarà perso nel marasma delle centinaia di titoli pubblicati a pagamento dalla stessa casa editrice. L'autore si dovrà accollare lo sbattimento di cercare di piazzare le copie che è stato costretto a comprare, tra l'altro a prezzo di copertina. Di solito sono tremila euro circa che se ne vanno subito, senza possibilità di rifarsele sul breve periodo.

Attenzione, per favore, a dire queste cose. Un parte dell'editoria a pagamento, diciamo la maggiore, si comporta come dici e butta tutto sulle spalle dell'autore. Ma c'è anche una parte di editoria a pagamento che lavora bene; fa editing, promozione, buona distribuzione. Poi uno può essere d'accordo o meno con la scelta in sé di pubblicare a pagamento. Inoltre non so tu dove abbia preso dati per dire 3000 euro, ma a me non risulta. Siamo sul massimale, ormai le case editrici a pagamento o doppio binario offrono opzioni anche da 400 euro.

12 ore fa, RitaM dice:

Un autore autopubblicato, anche ammettendo che paghi il massimo per editing, copertina e distribuzione sulle piattaforme on demand, ha comunque la possibilità di scegliere quante copie stampare e di solito sempre a un prezzo di stampa, non a prezzo pieno, per cui la spesa iniziale dovrebbe essere più sotto controllo, e si avrà tra le mani un libro ben impaginato, più facile da piazzare in qualunque fiera di settore. 

Anche qui dipende dalla lunghezza del romanzo e dalle tasche dell'autore; non si possono fare stime. Ma in self si può spendere 50 euro come 5000, dipende dai servizi di cui si vuole usufruire e dalle copie che si vogliono stampare. La spesa è sotto controllo, ok, ma se spendi 50 euro è come se avessi fatto niente.

 

Questo per dire che non penso bisogni osannare né la pubblicazione in free, né il self; tanto meno condannare a prescindere tutta l'editoria a pagamento: una cosa è prendere in giro gli autori e praticamente truffarli, tutt'altra è farsi pagare per dare servizi concreti.

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Il fatto è che le piccole case editrici free cercano venditori, più che scrittori. Autori con famiglie numerose, zii, cugini, nipoti in età scolare. Autori socializzati, in web e nel reale, con tanti amici e seguaci. Gente in grado di vendere anche aspirapolveri. Così piazzano le canoniche 200 copie.

A questo punto, tanto vale la auto pubblicazione.

 

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1 minuto fa, camparino dice:

Il fatto è che le piccole case editrici free cercano venditori, più che scrittori. Autori con famiglie numerose, zii, cugini, nipoti in età scolare. Autori socializzati, in web e nel reale, con tanti amici e seguaci. Gente in grado di vendere anche aspirapolveri. Così piazzano le canoniche 200 copie.

A questo punto, tanto vale la auto pubblicazione.

Esatto, è proprio questo che intendo. Ci sono facce oscure anche nella pubblicazione free e nel self, e ci sono facce brillanti anche nell'editoria a pagamento. Il problema è scegliere la faccia giusta!

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Rispondo con questo ultimo post, così non mi dilungo oltre ed evito di ripetermi. 

 

@Ljuset  no, ti ho capito, è il classico discorso, "Non è che te l'abbia ordinato il dottore, di pubblicare un libro!" :asd:  Non è affatto un discorso poco serio. Hai perfettamente ragione anche a parlare della domanda effettiva del pubblico. Solo che la vertità in effetti è che il pubblico, almeno dall'idea che mi sono fatta in questi anni, spesso e volentieri non sa realmente quello che vuole, infatti come anche sefora ha detto, spesso la maggior parte dei lettori acquista libri influenzato dalle classifiche e dalle pubblicità più o meno gonfiate. Ma questo è un fatto, e succede con tutti, sia autopubblicati che autori di case editrici.

 

Alle risposte che hai dato alla domanda "perché pubblichi", se possibile ne vorrei aggiungere una più rara, ma che di solito, quando la sento, mi stimola di più a comprare: 

"Perché credo di avere una buona storia da raccontare." Ecco, quando un autore, self o edito da casa editrice, mi risponde così, ha già catturato la mia attenzione. E' l'unica risposta se ci pensate, che non accentri l'attenzione sull'autore, ma sulla storia, e purtroppo tendo a notare che sempre meno autori scrivono davvero per questo motivo. 

Poi magari in realtà può essere una storia banale, mal scritta o già sentita, ma almeno so che chi l'ha scritta ha messo nel suo testo quello che effettivamente cerco io in un libro.

 

@sefora

Il fatto che gli autori non validi "intasino" i più validi credo valga, come hai concluso infatti anche tu giustamente, sia per i self che per molti editi da piccole, medie o grandi case editrici.

La concorrenza c'è sempre, in ogni campo. Trovare delle tecniche per farsi notare, per emergere dalla massa per me non è un demerito, semmai un merito. Poi come ti dicevo, tutto dipenderà alla fine dalla risposta del pubblico, che attenzione, non si vede solo dal numero di copie che vendi, ma anche quanto riesci a far affezionare i lettori a te, al tuo stile, alle tue storie. Uno può essere capace di vendere duecento compie tutte d'un colpo, ma se non fidelizzi il lettore, dandogli qualcosa di abbastanza valido per farlo tornare da te quando ripubblicherai, ti leggerà uno, forse due libri, poi andrà a cercare altrove.

Poi c'è, da non sottovalutare, il fattore soggettivo: io posso pensare che un libro sia una ciofeca, eppure magari molte recensioni dicono il contrario, (e non sto parlando di recensioni farlocche che purtroppo ce ne sono, ma a mio parere si scoprono subito), recensioni che evidenziano cose molto apprezzate magari che io invece avevo sottovalutato, mi è capitato spesso. Alcuni dicono che un libro "è noioso", altri invece apprezzano le "lunghe e dettagliate descrizioni". Per questo per me non si può fare una colpa a nessuno se anche decide di pubblicare o autopubblicare la propria creatura, se ha dei difetti, anche minimi, verrà sgonfiato prima o poi. Di lettori ce ne sono tanti, e se molti sono "di bocca buona",ci sono anche quelli esigenti che non ci pensano un secondo a segarti in due senza esitazione alla minima virgola fuori posto.

 

@Niko

3000 euro fu esattamente la cifra che chiese una nota casa editrice a pagamento a mio marito per il sul romanzo, quando ancora stava decidendo se autopubblicarsi o cercare un editore; parliamo di circa sei anni fa comunque. A dire il vero io ho sentito anche di cifre maggiori, non solo direttamente ma anche in passato in questo forum, ma in effetti non so se a oggi le cifre si sono ridimensionate, come può benissimo essere, non mi sono più informata a riguardo.

E sì, totalmente vero che alcune case editrici a pagamento offrono effettivamente tutti i servizi citati. Io purtroppo non ne ho avuto mai testimonianza. Nel senso che le persone che conosco che hanno pubblicato a pagamento mi hanno raccontato di essere stati abbandonati a sé stessi con la promozione, di non avere avuto alcuna voce in capitolo su impaginazione copertina ed editing. Di un ragazzo, figilo di amici, ho dovuto per forza anni fa acquistare un libro pubblicato a pagamento e credetemi se vi dico che il termine "ciofeca" ( @sefora, adoro quella parola, scusami ;) ) si è ridefinito dopo il suo libro. Ma stiamo parlando di sei persone in tutto che ho conosciuto direttamente, che a mio parere sono anche tante, ma chiaro che non possono contare come la totalità di autori pubblicati a pagamento.

 

Concludo ribadendo anch'io che non ho intenzione assolutamente di parteggiare né per il self né per il free, avendo sperimentato entrambe. 

Ragazzi, io continuo a seguire ma più ho meno ho detto tutto, magari risponderò alle domande e citazioni dirette se occorre. :) Bye e buon proseguimento!

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31 minuti fa, camparino dice:

Il fatto è che le piccole case editrici free cercano venditori, più che scrittori. Autori con famiglie numerose, zii, cugini, nipoti in età scolare. Autori socializzati, in web e nel reale, con tanti amici e seguaci. Gente in grado di vendere anche aspirapolveri. Così piazzano le canoniche 200 copie.

A questo punto, tanto vale la auto pubblicazione.

 

Mi sembra un discorso troppo generalizzato. Di queste case editrice ce ne saranno a bizzeffe, come quelle che invece cercano di scovare nuovi talenti.

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41 minuti fa, Niko dice:

Ci sono facce oscure anche nella pubblicazione free e nel self, e ci sono facce brillanti anche nell'editoria a pagamento. Il problema è scegliere la faccia giusta!

Non ritrovo :(la discussione in cui se ne parlava, di recente.  Vero, si sono affacciati vari piccoli free che pubblicano (quasi) tutto, e riescono più o meno a sopravvivere sul numero degli autori:  infatti evidenziavo i requisiti minimi  (devono però garantire almeno  l'editing di base  e una veste editoriale decente). Se  bozze e quant'altro  non convincono, meglio  non autorizzare la stampa; ipotizzo infatti che non corrano dietro (legalmente, intendo) all'autore che lascia decadere il contratto. Quanto al self, può fare meglio di questi free "arrangiati", è vero,  ma rimane che propone una gran quantità di roba senz'altro peggiore.

Infine, non mi sembra il caso di "sdoganare" l'EAP. Sconsigliarla è stato finora un elemento qualificante di questo forum,  e neppure mi vengono in mente "facce brillanti" del settore. Si salva, a mia esperienza, qualche singolo testo, e perdura  il "vizio d'origine" nella carriera dell'autore.

Modificato da sefora
refuso
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16 minuti fa, sefora dice:

Infine, non mi sembra il caso di "sdoganare" l'EAP. Sconsigliarla è stato finora un elemento qualificante di questo forum

E quello continueremo sempre a consigliarlo: meglio cercare la strada giusta in free o in self, non c'è dubbio. Ma se qualcuno vuol pubblicare a pagamento e trova una CE seria, perché condannarlo?

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"Condannarlo" non ci compete, naturalmente, ma credo sia giusto mantenere un  taglio deciso per scoraggiare la pratica. Appena ho tempo, darò una riguardata alle EAP dell'elenco e magari  in giro nel web, cercando di individuare -per onestà culturale- "una CE seria"(y) del settore.

 

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Come scritto da @Ljuset, se l'obiettivo è vendere il più possibile, occorre conoscere il mercato e realizzare un prodotto che segua i suoi dettami. Se invece l'obbiettivo è diverso (es. farsi conoscere, avere giudizi sul proprio lavoro), ognuno farà le valutazioni che reputa migliori, cercando se possibile di non farsi sfruttare nel cercare di realizzare quello che si desidera. A prescindere dalle valutazioni fatte da ciascuno, una cosa dovrebbe essere sempre usata come regola: non avere fretta di pubblicare, puntando a realizzare il prodotto con la migliore qualità possibile. 

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