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1984Phantom

Selfpublishing: voi cosa ne pensate?

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Il mondo del self è un bel ginepraio.

Io un po' di copie le ordinerei per il "lancio", peccato che passano le settimane e la stampa di prova ancora non arriva. Una pecca di lulu quella dei tempi (e forse anche degli altri, non lo posso sapere).

La questione è:

- tempistica: farmi una riserva a casa e spedire personalmente per abbattere i tempi di consegna (e le spese)

- di fiducia: un lettore si fida a comprare un libro da un "privato"? Magari Paypal aiuta un po', ma non so fino a quanto.

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Una curiosità. Cosa si intende per Print On Demand? Il POD è una tecnica, non una categoria. L'80% degli editori italiani la usa... quindi lo sono tutti? Moltissimi piccoli editori stampano "on demand" e si fanno carico delle incombenze burocratiche, dall'ISBN in poi, e non stampano certo 30 copie per volta, ma anche una sola... quando per esempio un libro viene venduto tramite IBS, stampano solo quella copia.

Che ne pensate?

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Totalmente d'accordo con te.

Oramai, è solo questione di "apertura mentale": un giorno i lettori discrimineranno di meno. Gli editori avranno vita breve quando l'ebook dilagherà anche qui.

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Ospite

In questo caso con Print On Deman intendiamo quei servizi di stampa e pubblicazione rivolti agli autori e che non richiedono l'intermediazione di un editore (esempi: lulu, il mio libro ecc.) insomma tutti quei casi in cui l'autore è editore di se stesso :P

Per quanto riguarda la fiducia, ho trovato che i lettori sono abbastanza ben disposti quando si tratta di acquistare direttamente dall'autore, sia perché sanno di sostenerlo direttamente sia perché possono avere una copia personalizzata con dedica :)

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La scelta di un servizio POD non è così immediata, perché occorre valutare più variabili.

Intanto, per fare un confronto, bisogna valutare i formati: non adottano tutti il medesimo, e ciò si traduce in una differenza sul numero delle pagine, quindi, sul costo della stampa. Il mio libro, per esempio, adotta il formato 15x23; Lulu 14,817x20,99; Phasar 13x20; Lampi di stampa 14x20,5; Bookondemand e Youcanprint 15x21, come pure Ebookvanilla.

Poi i vincoli o le libertà che ti lasciano: per esempio, la scelta della copertina. Poi la qualità e il peso della carta, della copertina stessa, i tempi di consegna, le spese di spedizione. Perché? Perché se il potenziale lettore vuole comprare direttamente dall'editore (passatemi di chiamarlo così per brevità), non deve scoraggiarsi a causa di una spesa aggiuntiva di 6 euro (c'è chi chiede questo importo per spese postali). Mentre c'è chi chiede 2 euro, o chi spedisce gratuitamente. In pratica, sta a noi valutare le convenienze per il lettore, perché poi c'è anche la possibilità di comprare dagli store online, che su acquisti superiori a 19 euro, invia gratuitamente. Molto bene, direte voi, se la sbrigano direttamente loro. E invece no, dobbiamo valutare noi attentamente, perché Ibs o Bol e gli altri, devono richiederlo alla casa che lo stampa, lo ricevono e poi lo spediscono al destinatario. Tempi medi per ricevere il libro: oltre 15 giorni. Allora è meglio che lo acquistino direttamente dall'editore, ok, ma lui offre tutte le possibilità di pagamento? Oppure si limita al Paypal e bonifico e contrassegno (che lievita la spesa del libro, perché costa 6 euro)? Prevede anche la possibilità di conto corrente oppure di Postepay? Non voglio sembrarvi noiosa, ma vi assicuro che ci sono anche questi problemini.

Poi il costo dell'ISBN: molti non lo fanno pagare, ma... poi bisogna valutare anche il costo stampa.

Cosa ci interessa del costo di stampa? Ci serve sapere quanto ci costa l'eventuale acquisto di numerose copie da vendere alle presentazioni dei libri, oppure da spedire direttamente ai "lettori", oppure da fornire ad alcune librerie (prima per la visione/lettura) poi, si spera, per l'acquisizione che, oltretutto è in conto vendita. E allora, maggiori sono i costi della stampa, maggiore è la nostra capitalizzazione e in fondo, diciamoci la verità, la differenza tra prezzo di copertina e costo di stampa, incide sul nostro bilancio.

Faccio un esempio pratico: ho distribuito ad alcune librerie delle copie in conto deposito, con tanto di contrattino sottoscritto da entrambi, e alla fine, considerato il loro margine, sulle vendite mi riconosceranno il 70% del prezzo di copertina, a fronte di una mia spesa pari a... ? (se spunto 2 euro a pezzo, mi va ancora bene. Ma vi dico subito, che con una libreria, ci perdo 10 centesimi a copia. Perché ho accettato? Semplice, la presentazione era andata così bene, 14 copie vendute su 16 presenze, che quando hanno stipulato il modulo del conto vendita per tenere il romanzo presso il negozio, non ho saputo dire di no. Mi sono limitata a lasciare soltanto 3 copie).

Se però, avessi scelto una casa editrice più cara, avrei lavorato in perdita con tutte le librerie con cui ho trattato).

Ecco, dove diventa importante scegliere oculatamente. Perché poi, a parte il costo della copia singola, bisogna vedere quali sconti fanno su acquisti più corposi, tipo 50 o 100 pezzi. E comprenderete bene che da un Pod all'altro, la differenza può superare le 200 euro ogni 100 pezzi.

Non so se il mio contributo sia utile, ma sulla base dell'esperienza su riportata, consiglio di valutare tutti i servizi POD per poi scegliere in base alle proprie esigenze o... aspettative.

Ecco, dopo avervi tediato abbondantemente, quello che consiglio è di valutare attentamente e fare gli opportuni confronti prima di firmare il contratto, che, sebbene non in esclusiva, comporta un impegno.

Anche la serietà e l'attendibilità della casa è importante, perché al di là delle affermazioni, occorre vederli all'opera.

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domanda da profano:

ho visto che fra i vari POD ce ne sono alcuni che permettono la creazione sia del cartaceo che dell'ebook. tra questi però non sono riuscito a capire se ce ne sia qualcuno che permetta al potenziale acquirente di scaricare l'ebook gratis? mi sapreste indirizzare? grazie

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Ospite Mistletoe

so che lulu permette di scaricare l'ebook gratuitamente, poi ci sono molti siti non POD che offrono questo servizio, su due piedi mi viene in mente meetale, comunque chi ha un sito web può tranquillamente metterlo in download dai suoi spazi, è la soluzione più veloce e comoda :)

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Ospite

Scusate se sono un po' durino di comprendonio, ma: 1) quali sono i siti che permettono di vendere sia cartaceo che ebook? 2) fra questi ce ne sono alcuni che permettono di scegliere quanta percentuale di testo sarà disponibile gratuitamente per i lettori?

Ho messo poco fa un romanzo su Amazon, che sarà disponibile in 48 ore, ma mi pare che: 1) non facciano cartaceo; 2) scelgono loro quale 10% (cifra fissa) far visualizzare gratuitamente dagli utenti.

Esperienze in merito?

Grazie,

ciao

Pietro

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Ciao Pietro,

 

per Amazon il cartaceo lo fai con Createspace.

L'ebook kindle, se lo metti in kindle select puoi fare fino a 5 giorni di promozione gratuita ogni 90 giorni, ma aderire al programma prevede che tu non possa vendere il libro ebook attraverso nessun altro canale.

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Ospite Linda Rando

Oggi alla Social Media Week di Milano si parlava dell'annosa questione selfpublishing.

Le scuole di pensiero sono molte e si diversificano sempre di più.

 

Qual è la vostra opinione?

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Ospite Linda Rando

Per me non ha senso.

 

Sì, beh, magari evitiamo post come questi. O si spiegano le proprie posizioni e opinioni o, se non se ne ha voglia di farlo, si rimane fuori dalla discussione. Grazie.

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Ospite Valpur

Perché non dovrebbe aver senso? O_o

 

E' una scelta come un'altra, se incontra le esigenze dell'autore la ritengo valida; se invece è un ripiego o vanity press perché "le case editrici kattiveh non capiscono il mio genio!" condivido un po' meno, ma d'altro canto ognuno è libero di far quel che vuole dei suoi parti dell'immaginazione.

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Scusate, sto col cell.

intendo che per me il fatto che qualcuno mi pubblichi implica un valore aggiunto.

se mi autopubblico per me, secondo il mio ragionamento, non ha senso.

me la canto e me la suono, insomma.

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Perché non dovrebbe aver senso? O_o

 

E' una scelta come un'altra, se incontra le esigenze dell'autore la ritengo valida; se invece è un ripiego o vanity press perché "le case editrici kattiveh non capiscono il mio genio!" condivido un po' meno, ma d'altro canto ognuno è libero di far quel che vuole dei suoi parti dell'immaginazione.

naturalmente rispetto per le scelte altrui! Ci mancherebbe.

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Ah, l'annosa questione.

Io credo ci siano due tipi di self-publishing, uno più che rispettabile e uno che 'meh'. Il primo è quello in cui l'autore è consapevole dello sforzo necessario a produrre un libro che sia degno di essere letto, chiede assistenza a persone competenti per editing e grafica e non mette il prezzo a caso. Se poi riuscisse a farsi conoscere senza cadere nello spam...

Poi beh, c'è l'altra faccia della medaglia, quella squallida, il 'le case editrici non mi kapiskono, pubblicano Moccia e non me'.

Personalmente non condivido nessuna delle due tipologie. Credo che al giorno d'oggi ci siano così tante case editrici che prima o poi, se l'opera merita, lo sforzo verrà premiato. Magari con una casa editrice piccola, magari poco conosciuta ma efficiente. Certo, poi ci sono anche quelli che sentono di avere già abbastanza seguito per poter fare meglio da soli, ma quelli sono casi particolari. E ci saranno anche quelli che sentendosi troppo 'di nicchia', preferiranno il self.

Però finora tutti i self che ho letto mi hanno fatto cascare le nocciole.

Che poi ho notato - lavoricchio saltuariamente in libreria - che molti dei wanna-be-scrittori che passano per chiedere se possono organizzare una presentazione da noi, non hanno idea della differenza tra self e normo-pubblicato. C'è un'ignoranza spaventosa sulla questione e non solo da parte dei giovanissimi. Mah.

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Non mi autopubblicherei mai. Piuttosto metto a disposizione le mie cose in epub e pdf sul sito.

Ma se uno vuole, perché no? Ecco, la risposta di Leggivendola mi piace.

 

Devo ammettere che finora non ho mai comprato autori autopubblicati, né penso che lo farò, e non perché il passaggio per le mani di un editore garantisce una certa qualità, quanto per il fatto che ho già tanta roba da leggere, appunto, edita, per potermi permettere di ravanare nell'oceano del self-publishing.

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La penso come uno scrittore di questo forum, credo Mattia Signorini ( capita raramente).

 

Credo che se pubblichi un manoscritto in selfpublishing,

la volta successiva, con il nuovo manoscritto da sottoporre, le CE storcono il naso.

 

Pensano "questo non lo ha pubblicato nessuno, quindi 'sto manoscritto sarà di scarsa qualità",

e... accantonano.

Modificato da Pippowood

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Ospite

La penso come altri, qui: non mi autopubblicherei mai.

Per svariati motivi, fra i quali quello citato da Pippowood e quelli citati da Leggivendola.

Tra l'altro, nemmeno a me è mai capitato di leggere autori autopubblicati, e non credo che ne andrò mai alla ricerca.

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Negli ultimi anni ho preso l'abitudine di leggere di tutto, da Volo a Nothomb, da Mazzantini a Tassinari, non disdegnando chicche del passato (Giono su tutti)... e poi libri di sconosciuti, esordienti, ebook, perfino di EAP.

C'è di tutto e serve tutto, però il livello di svariati selfpublishing mi è parso veramente basso.

Forse, purtroppo, nel momento in cui si decide di fare da soli, si finisce col far leggere a un paio di amici il testo e poi lo si sbatte subito in "prima pagina"...

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Pensano "questo non lo ha pubblicato nessuno, quindi 'sto manoscritto sarà di scarsa qualità",

e... accantonano.

 

Se le CE dovessero ragionare così, quindi non essere in grado di giudicare con la "propria testa", beh, allora self publishing tutta la vita.

 

In realtà, appunto, credo che le CE, quelle serie, siano in grado di dare quel valore aggiunto che il singolo autore non può darsi.

Autoprodursi non è sbagliato, è una scelta che implica accollarsi un doppio ruolo, quello dell'autore e quello della CE. Autore ed editore di se stesso.

Non è facile, come non è facile per un medico curarsi da solo o per un avvocato difendersi da solo in tribunale. Ma vale sempre il detto: meglio soli che male accompagnati.

 

Per cui il self avrà sicuramente un futuro, me lo auguro, perché diventerà un'opzione più valida che firmare un contratto con una CE che ti può "accompagnare male" in un percorso già di suo difficile. Perché non crede fino in fondo in quello che hai scritto e in quello che lei pubblica. O, peggio ancora, perché ha la pretesa di farsi pagare per il tuo lavoro.

 

Il self publishing avrà pertanto un futuro a scapito di CE insignificanti (non per fatturato, ma per mentalità) e, mi auguro delle EAP.

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Ci sono pro e contro, come in ogni cosa.

 

Pubblicare non è per forza meglio che autopubblicare, anzi conosco più di un caso di gente che è stata molto più soddisfatta (in termini di visibilità e soprattutto di guadagni) dai POD che dalle piccole CE.

 

Questo perché alla fine molte piccole case editrici:

1) pagano poco, pagano dopo tot copie vendute o non pagano affatto;

2) fanno un editing quasi assente o poco professionale;

3) non distribuiscono;

4) fanno le copertine con Paint;

5) mettono dei prezzi folli;

6) non fanno gli ebook o li fanno impaginandoli malissimo e magari mettendo il DRM;

7) obbligano l'autore a restare vincolato per anni a loro.

 

Ecco, a queste condizioni, scusate, ma self-publishing tutta la vita.

 

Naturalmente il discorso cambia con le case editrici che lavorano bene, in tal caso allora avere un buon editing, una bella copertina e soprattutto la distribuzione in libreria sono dei forti valori aggiunti.

 

 

Il discorso della selezione è poi molto complicato, ho visto piccole case editrici pubblicare cani e porci o evitare a priori opere giudicate poco commerciali, dunque anche qui è bene non generalizzare.

 

Per quanto riguarda me, ammetto che preferirei pubblicare con una casa editrice che lavora bene (possibilmente big, ma va beh :asd:). Il POD nel mio caso sarebbe un ripiego, giusto per farmi leggere da chi conosco, ma ovviamente ognuno fa ciò che crede. :)

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Autopubblicarsi non è da disprezzare... anche Joyce, in tempi di minor concorrenza, lo ha fatto.

Autopubblicarsi non esclude la pubblicazione: se a un editore piace come scrivi, non gli interessa che il libro, o parte di esso come nel mio caso, sia passato per il self.

Piuttosto il problema è cosa uno si aspetta dalla pubblicazione... ottenere un riconoscimento al proprio lavoro, farsi leggere, campare di scrittura, il Nobel o il Pulitzer? :)

Quello che una buona CE può darti, a differenza del self, è un lavoro di qualità per quanto riguarda editing, correzione, copertina, presentazioni e distribuzione. E' un valore aggiunto notevolissimo, purché, come già sottolineato, per quanto di medie dimensioni, sia un editore valido e competente. E l'idea di poterlo fare da soli è una risibile chimera.

Se vi dicessi che un autore è stato per diverso tempo in testa alle classifiche di vendita della Feltrinelli di una città importante, mi credereste? ... l'autore non sono io, quindi fareste bene a credermi ;)

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Il Selfpublishing può essere una buona alternativa per chi non riesce, magari non per demerito, a introdursi nel mercato editoriale. Non sempre un romanzo rifiutato dalle case editrici non è valido. Capita che la grande casa editrice nemmeno legga ciò che riceve. Capita che la piccola casa editrice debba concentrarsi su pochi progetti a causa della scarsità di fondi. Capita, in generale, che venga detto "No" anche a del materiale pubblicabile. In questi casi, credo, l'autopubblicazione è preferibile a lasciare il proprio romanzo su una pennetta USB.

Se si decide di autopubblicarsi, però, occorre farlo con criterio, con realismo e, soprattutto, con umiltà. Si deve capire che:

- Non ci si autopubblica nella speranza di diventare il nuovo caso editoriale del web. Può succedere, ma probabilmente non succederà a noi. Non venderemo più dei romanzi in libreria e non saremo contattati dalla Mondadori per firmare un contratto con loro. L'autopubblicazione è un'alternativa agli editori, non un modo per farci notare da loro;

- Non ci si autopubblica nella convinzione di aver scritto un capolavoro "incompreso". E' triste vedere un autore autopubblicato che sputa veleno sul sistema editoriale incompetente, soprattutto se prima di cominciare a sputare veleno ha inviato il suo romanzo a 315 case editrici, grandi, medie e piccole;

- Il nostro romanzo autopubblicato finirà nel mucchio virtuale degli autopubblicati, ed è un mucchio dove c'è di tutto, dal romanzo carino che non è piaciuto agli editori alla fanfiction scritta a diciotto mani dalle fangirl di "Supernatural". A nessuno (o a pochissimi) piace rovistare in quel mucchio, quindi il nostro romanzo lo troverà solo chi lo sta cercando, chi ci conosce, di persona o virtualmente. L'autompromozione, quindi, è tutto.

Ecco, per quanto ho scritto sopra, credo che l'autopubblicazione possa essere un buon modo per condividere con un pubblico i nostri lavori che non hanno trovato maggiore fortuna. Se invece si cerca il successo e il boom di lettori, non credo che l'autopubblicazione sia la strada giusta (almeno ad oggi).

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Ospite Gigio_02

Si tratta di scelte e le scelte si fanno in base alle priorità. Il selfpublishing è solo una strada in più da percorrere e dovremmo essere felici di avere a disposizione una nuova strada, qualunque sia il nostro intento.

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Secondo me il problema dell'autopubblicazione è che non ha filtro. è vero, come hanno scritto altri, che è possibile trovare prodotti autopubbicati di qualità, con editing, copertina e impaginazione professionale, ma quanti sono? quanti di coloro che si autopubblicano spendono tempo e denaro per farsi fare l'editing da un professionista, la copertina da un grafico e via dicendo? La stragrande maggioranza delle volte il libro viene autopubblicato dopo una o due riletture fatte dall'autore stesso e il risultato finale è quello di un lavoro poco curato, da dilettante.

Personalmente io non ho il desiderio di autopubblicarmi, per un motivo molto semplice: il fatto che una casa editrice abbia letto il mio manoscritto e abbia deciso di pubblicarlo è un giudizio di merito che mi gratifica in sé per sé, l'autopubblicazione questa soddisfazione non me la dà.

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