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Federico89s

L'uomo che creava lo spazio

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/20341-la-dolce-morte/?p=358350

 

 

Ho una sola certezza nella vita: il vuoto è utile, il pieno è solo una funzione.

Uno dei miei sogni più ricorrenti è quello di assistere al mio funerale, poiché la morte svuota, ciò che la vita ha riempito.

Ho sempre amato la tragedia e quando passeggio con la musica nelle orecchie, non posso fare a meno di lasciare che la mente vaghi per fatti suoi. Se la canzone è una di quelle toste allora sono più per l'eroe metropolitano, non so, io che esco da un edificio in fiamme, ferito e possibilmente con un paio di bambini in braccio. A quel punto la madre dei pargoli, che per inciso è una strafiga cosmica, mi sorride come se fossi Brad Pitt mentre la gente intorno mi acclama, e applaude ammirata.

Se la canzone che ascolto invece è più moscia, magari leggermente malinconica, allora è tutto un altro registro. Sono sempre un eroe, sia chiaro, ma in questo caso il culmine del trip mentale è sempre la mia morte. Sono un martire, e la parte più emozionate del mio viaggio a occhi aperti è proprio il mio funerale, lo so è da stronzi, ma vedere tutti gli amici e parenti, disperarsi per la mia prematura ed eroica morte, mi fa sentire più vivo. C'è un'altra cosa importante da dire sul mio conto,

quando ho compiuto 16 anni ho preso la mia prima laurea. Sono un genio, io.

A 18 anni ho venduto per 7 miliardi di dollari un' invenzione che ha cambiato radicalmente il settore dell'informatica. Ho creato infatti un nuovo sistema di archiviazione dati, con il risultato che ha del miracoloso: 8000 Giga in una pennetta grande appena 4cm quadrati.

Mi hanno chiamato: “l'uomo che crea lo spazio”. Sono un genio,io. Ma sono anche un coglione. Tra l'altro la stupidaggine delle persone molto intelligenti è di gran lunga superiore a quella delle persone stupide in partenza. Il brevetto che ho venduto è geniale, non c'è dubbio, ma se sapessero la verità, stenterebbero a considerarmi ancora umano.

La verità è che non ho creato un modo per espandere la memoria virtuale eludendo qualsiasi limite fisico dell'apparecchio di archiviazione, ho creato l'infinito virtuale. Come ogni invenzione straordinaria che si rispetti è nata dal caso, e sapevo che c'era qualcosa di sbagliato, gli uomini non dovrebbero mai addentrarsi nei luoghi che la mente non riesce a concepire, e Dio, cosa c'è di più inconcepibile di qualcosa che non ha una fine?

La fine è una sicurezza: ciò che inizia finisce, punto.

Così ho deciso di limitare quello che era nato per non avere limiti: un cerotto su una ferita da granata. Il problema è che in questo mondo non si crea un bel niente, tanto meno lo spazio. Se qualcosa si svuota, qualcos'altro deve riempirsi, e questa legge non ha scappatoie, non in questo mondo almeno. L'unico modo per compensare il vuoto infinito era trovare qualcosa da riempire all'infinito, ma i problemi strutturali erano... infiniti.

Da una parte c'era la fredda logica che mi suggeriva di buttare tutto nel dimenticatoio e di dedicarmi ad altro, dall'altra c'era la stupida voce della curiosità che mi intimava di continuare.

La soluzione dell'enigma mi ha colto per strada, mentre passeggiavo senza meta perso in uno dei miei tanti flash surreali, che ne so, alzavo la Coppa del mondo dopo aver segnato una tripletta in finale e boom: il cervello. Il cervello tende all'infinito, è nato per essere riempito e più cose ci entrano meglio è, certo: dipende da cosa ci metti dentro.

Ho lavorato per mesi e alla fine ci sono riuscito, ho trovato il modo di compensare la creazione del vuoto virtuale riempendo il cervello reale, e l'unico modo per gestire quel pieno senza impazzire, era utilizzare un cervello superiore: il mio.

Sono pieno del pieno. Sono mesi ormai che la mia invenzione è stata commercializzata, e nonostante il limite da me imposto, atto a mascherare quello che nessuno a parte me saprà mai, sono mesi che la mia testa si riempie di spaio inutilizzabile, fine a se stesso.

È un bel problema per uno che come me ama il vuoto, e mi domando cosa succederà il giorno che morirò sul serio.

Per ora sono un avventuriero, e lì c'è una tigre che sta per mangiare una turista sprovveduta: devo andare a salvarla.

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Ho una sola certezza nella vita: il vuoto è utile, il pieno è solo una funzione.

 

Mi piace l'idea di iniziare con una frase del genere. Però non ho capito esattamente la seconda parte: immagino che si spieghi dopo.

 

poiché la morte svuota, ciò che la vita ha riempito.

 

Niente virgola qui.

 

Se la canzone è una di quelle toste allora sono più per l'eroe metropolitano, non so, io che...

 

Dopo metropolitano metterei i due punti, ma fai tu.

 

A quel punto la madre dei pargoli, che per inciso è una strafiga cosmica, mi sorride come se fossi Brad Pitt mentre la gente intorno mi acclama, e applaude ammirata.

 

Chi è il soggetto di 'applaude'? Se è la gente, togli la virgola. Se è la madre strafiga, sposta 'e applaude ammirata' prima di 'mentre la gente'. In ogni caso trovo questo fantasticare molto divertente (e familiare).  :asd:

 

Sono un martire, e la parte più emozionate del mio viaggio a occhi aperti è proprio il mio funerale, lo so è da stronzi, ma vedere tutti gli amici e parenti, disperarsi per la mia prematura ed eroica morte, mi fa sentire più vivo.

 

Io dopo 'funerale' metterei qualcosa di più forte di una virgola: un punto, un punto e virgola, vedi tu. Le virgole dopo amici e parenti le puoi togliere (al massimo tieni l'ultima). Dopo 'vivo' ed il punto, vai a capo (o è un refuso del copia-incolla del testo?). Un bel concetto comunque.

 

C'è un'altra cosa importante da dire sul mio conto, quando ho compiuto 16 anni ho preso la mia prima laurea.

Eeeeh, magari! Sheldon Cooper?  :asd:

 

La fine è una sicurezza: ciò che inizia finisce, punto.

 

Bello questo. Mi piace.

 

Il cervello tende all'infinito, è nato per essere riempito e più cose ci entrano meglio è, certo: dipende da cosa ci metti dentro.

 

Dopo 'meglio è' metti un punto o un punto e virgola. Dopo 'certo', metti una virgola.

 

Ho lavorato per mesi e alla fine ci sono riuscito, ho trovato il modo di compensare la creazione del vuoto virtuale riempendo il cervello reale, e l'unico modo per gestire quel pieno senza impazzire, era utilizzare un cervello superiore: il mio.

 

Prima della congiunzione 'e' non va mai la virgola, a meno che non ci sia un inciso, e anche dopo 'impazzire' la virgola non serve. Stessa cosa nella riga sotto.

 

Punteggiatura a parte, tutto sommato mi è piaciuto. Se ho ben capito, l'idea che si vuole esprimere è che la mente umana ha una capacità infinita, e ciò si riflette nelle possibilità dell'immaginazione e della fantasia. Molto bella.

Lo stile va bene: è un personaggio (quasi) comune che parla in prima persona, quindi va bene un registro medio ed un tono colloquiale.

Ci sono giusto un paio di passaggi che mi rimangono poco chiari, anche se il senso generale del racconto si capisce.

Sono mesi ormai che la mia invenzione è stata commercializzata, e nonostante il limite da me imposto, atto a mascherare quello che nessuno a parte me saprà mai, sono mesi che la mia testa si riempie di spaio inutilizzabile, fine a se stesso.

 

A parte il refuso (manca la z di spazio), non capisco la parte finale. In che senso è spazio 'fine a sé stesso'? Spazio inutilizzabile ok, perché è lo spazio occupato dai dati delle chiavette vendute e che non può essere utilizzato, ma perché 'fine a sé stesso'?

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Alexander, grazie mille per il tuo tempo, farò tesoro dei tuoi consigli.

Per quanto riguarda il finale hai perfettamente ragione, non è chiaro (forse perché non è ben chiaro neanche a me) :)

L'idea di fondo era che per compensare il vuoto tendenzialmente infinito, si venisse a formare del pieno, fine a sé stesso nel senso che lo spazio che va a occupare nella mente del protagonista è spazio perso. Non è utile, ma solo una "funzione" del vuoto. Ok, le unghie mi fanno male a stare aggrappato sugli specchi :)

Grazie ancora per la lettura :)

Modificato da Federico89s

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Per quanto riguarda il finale hai perfettamente ragione, non è chiaro (forse perché non è ben chiaro neanche a me)  :)

L'idea di fondo era che per compensare il vuoto tendenzialmente infinito, si venisse a formare del pieno, fine a sé stesso nel senso che lo spazio che va a occupare nella mente del protagonista è spazio perso. Non è utile, ma solo una "funzione" del vuoto. Ok, le unghie mi fanno male a stare aggrappato sugli specchi  :)

 

Iiiiih...  :asd: Il fatto è che capisco che dev'essere un concetto molto profondo e bellissimo da esprimere, però si capisce poco (secondo me). Prova a cercare di renderlo più chiaro. Vedi anche cosa ti dicono gli altri: io un po' rinco ci sono, te lo dico.  :asd:

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Ho una sola certezza nella vita: il vuoto è utile, il pieno è solo una funzione.

Anche a me è piaciuto molto questo attacco, sicuramente accattivante. Funziona.

 

 

 

Se la canzone è una di quelle toste allora sono più per l'eroe metropolitano, non so, io che esco da un edificio in fiamme, ferito e possibilmente con un paio di bambini in braccio.

Qui faccio fatica a capire che il personaggio sta iniziando un viaggio mentale. Penso che la forma che ti ho sottolineato sia dialettale. 

Proverei con "Se la canzone è una di quelle toste mi sento come una specie di eroe metropolitano, non so, uno di quelli capaci di scampare a un edificio in fiamme ferito e, possibilmente, con due bambini in braccio".

 

 

 

La verità è che non ho creato un modo per espandere la memoria virtuale eludendo qualsiasi limite fisico dell'apparecchio di archiviazione, ho creato l'infinito virtuale.

Non è un errore ma io avrei tagliato la parte sottolineata.

 

 

 

Così ho deciso di limitare quello che era nato per non avere limiti: un cerotto su una ferita da granata. 

Concetto ostico, come fai a limitare qualcosa per non avere limiti? O.o 

In conclusione il racconto è molto bello, scritto sicuramente bene, chiaro e fluido dall'inizio alla fine. 

Come ho già segnalato ottimo l'attacco e ottima la conclusione. 

Ho apprezzato come hai saputo costruire il racconto che, anche se così breve, mi fornisce tutti gli elementi per farmi un'idea su personaggi e situazioni. 

Ottimo lavoro.

_Enjoy

_Emme

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Ciao Federico, vedo che la contrapposizione ''vuoto/pieno'' in un certo senso è un tema molto ricorrente nei tuoi scritti e anche come l'hai trattato qui mi è piaciuto.

Ho apprezzato questo sguardo molto intimo e che va molto in profondità fino a toccare la vera personalità del protagonista. Molto carina la parte iniziale in cui l'immaginazione dello stesso ha libero sfogo grazie alla musica, perchè credo che sia un' attitudine comune un po' a tutti, io in primis, posso dire di essermi comportata allo stesso modo e quindi mi sono immedesimata particolarmente.

La seconda parte del tuo racconto si è rivelata più complessa, svelandoci chi è veramente colui che parla, compiaciuto di se stesso e combattuto allo stesso tempo, più contorto e complicato di quel che appare.

Ad ogni modo comunque questo tuo racconto si legge bene, è scorrevole, linguaggio e stile sono adatti alla figura di colui che si racconta.

Un po' troppo affrettata la fine, ma in linea di massima è stato piacevole fino in fondo. Bravo.

A rileggerti.  :love:

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Ciao Federico, voglio anch'io dire la mia sul tuo racconto. Premetto di non aver letto gli altri commenti e che potrei dire o contraddire cose precedenti. Vorrei concentrarmi più sulla trama e lo stile piuttosto che la grammatica. Quello che mi è piaciuto del tuo racconto è lo stile colloquiale semplice e diretto. La scrittura scorre veloce nella mente del lettore e fissa bene tutti i concetti. Nel tuo racconto ci sono frasi costruite veramente bene, come l'inizio, ma anche "La fine è una scurezza,ciò che inizia finisce, punto". Sono frasi semplici, ma piene di significato ,che stimolano una riflessione personale da parte del lettore, ma caratterizzano la peculiarità dello scrittore (visto che è in prima persona). Quello che non mi è piaciuto sono i termini spesso ripetuti, probabilmente è una tecnica voluta, ma tutti quegli "infinito" "infiniti", "genio" "geniali", rendono meno fluida la lettura e la trasformano in qualcosa di già sentito, marcano una povertà di lessico che effettivamente non esiste. Spero di leggerti ancora e presto.

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Il titolo è da applausi, l'inizio pure.
Poi, a mio avviso, un po' ti perdi dietro ragionamenti e pensieri evitabili. L'uomo che crea spazio è un genio, certo, ma non se ne riesce a capire il motivo, a parte quello delle sue invenzioni. Che cosa sono, poi, queste invenzioni?
Non fraintendermi, eh: le hai spiegate, però non spieghi perché siano così importanti. E' come se, esempio stupido, inventassi una macchina del tempo e mi limitassi a dire "Questa cosa fa avanti e indietro nel tempo", senza spiegare però perché questo sia importante.
Nonostante il flusso di pensieri, trovo il racconto poco personale, e con questo intendo che non vedo dietro una tua impronta o un tuo stile definito: avrebbe potuto scriverlo chiunque.
Perché non tenti di lasciare qualcosa che solo te possiedi?


Concludo dicendo che, a parte la prolissità di alcuni pensieri, lo stile diretto e semplice mi piace. Buon lavoro. :)
Ciao!

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Grazie a tutti per il vostro tempo ragazzi. Credo proprio che lo riprenderò questo racconto, la fine è decisamente il problema principale!

Kim in particolare il tuo commento mi ha colpito, è una cosa che molti amici mi hanno detto, quindi ci ragionerò decisamente sopra, ti ringrazio!

 

Federico.

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Ospite Dolcenera

In generale è un racconto ben fatto, mi piace l'inizio e tutta la parte sui "viaggi mentali", ho proprio un amore verso i protagonisti che rendono partecipi i lettori sui loro viaggioni. La parte finale, come ti hanno già detto, risulta un po' confusionaria. Come si arriva dal vuoto virtuale al pieno reale, cioè a riempire il cervello? Credo che tu abbia avuto quest'idea molto bella, ma non ti sei dato una spiegazione neanche tu e quindi hai saltato il passaggio logico anche nel racconto. Ma qui al writer's dream siamo lettori molto attenti ( :Bossah:) quindi ci è saltato subito all'occhio :)

Il tuo stile mi piace, anche la tua leggerezza (che non è affatto superficialità, ma la capacità di far sorridere il lettore), ti consiglio di riflettere bene sul "come" e ritentare. Ciao :flower:

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Gran bel racconto. Scritto con un'invidiabile proprietà di linguaggio che tuttavia hai nascosto bene, senza renderla invadente, raccontando in modo chiaro una storia difficile da raccontare. Ottimo :saltello:

Sì, anche a me non è proprio chiara la parte finale, ma chi se ne frega, quando una cosa mi prende e mi piace, sorvolo, o al limite penso sia colpa mia :asd: I miei complimenti.

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Ciao!

Dopo quello che hanno scritto gli altri commentatori non mi ritengo in grado di formulare un giudizio molto tecnico. Lo hanno fatto altri e lo hanno fatto bene.

Mi sento invece di esprimere un parere globale di impatto, come quando ci si trova di fronte per la prima volta ad un quadro di un artista che non si conosce: prima di osservare ed formulare un giudizio dettagliato, si percepisce nella propria mente una sensazione istantanea.

 

Quindi: la prima parte mi pare leggermente scollegata dalla seconda, a livello di stile narrativo. Forse troppo volutamente dimessa, che per di più utilizza termini vagamente gergali rispetto alla seconda. In questa parte, poi, noto anch'io una certa fumosità (forse condivido il commento di chi ha scritto che il finale avrebbe potuto essere un po' più curato o esaustivo) nell'espressione del concetto base, il nocciolo della storia.

 

Tuttavia, mi sento anche di dire in tutta franchezza che il racconto, a colpo d'occhio è comunque leggibile e piacevolmente scorrevole.

E l'idea base è sicuramente gradevole.

 

Bravo!

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@ Erikus, grazie per il tuo tempo e la lettura :)

 

@Antonello, ringrazio anche te. Hai ragione dicendo che le parti sono scollegate, lo erano talmente tanto che stavo pensando di dividerle definitivamente e scrivere due racconti separati, poi ho optato per fonderli insieme.

Avrei dovuto dedicare più tempo allo sviluppo di una conclusione adeguata, forse lo farò prossimamente :)

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Ho una sola certezza nella vita: il vuoto è utile, il pieno è solo una funzione.

Parole sante, di fatti la mia tesina di maturità era proprio sul vuoto. Comunque un buon attacco, incuriosisce.

Mi è molto piaciuta anche la parte sui viaggi mentali, la trovo reale e simpatica, da informazioni sul protagonista e intanto fa sorridere. È efficace e invoglia alla lettura.

Il punto dolente secondo me è la spiegazione di questa tecnologia, risulta confusa e poco chiara. Ho capito che si basa su un meccanismo di spostamento di dati andando a creare questo vuoto infinito, ma non sono sicuro della mia interpretazione. Magari è un limite mio, alla fine sono sotto esami e il mio cervello non è proprio al top della forma, ma ho avuto l'impressione che questa tecnologia non fosse troppo chiara neanche a te.

Questo secondo me limita un po' il racconto perché il lettore tenderà a concentrarsi sul funzionamento di questa tecnologia.

Anche il finale forse poteva essere articolato meglio.

Per quanto riguarda lo stile all'inizio funziona, è chiaro lineare, ma poi cambia, così come il tono e il tema del racconto diventando meno immediato e andando a rallentare la letteratura, questo però penso che sia collegato ai contenuti.

Aggiungo che avrei sostituito i numeri con la loro versione in lettere, penso che sia giusto usarli sono quando è davvero necessario.

In definitiva direi che è potenzialmente un buon racconto, ma va un po' rivisto.

Modificato da 9talete9

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Talete grazie mille per il tuo tempo e per i tuoi consigli. :) In effetti il funzionamento della tecnologia non mi è affatto chiaro... ci lavorerò però, magari lo riscrivo :)

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Esordisco dicendo che questo racconto mi ha conquistata, davvero complimenti Federico89s, soprattutto per l'idea di un vuoto virtuale che viene compensato riempiendo il cervello reale. Hai sfiorato in poche righe argomenti che, a parer mio, meriterebbero ben più "spazio" (tanto per restare in tema), anzi ti assicuro che non mi dispiacerebbe trovare in libreria un romanzo incentrato su questa storia.

Ai precedenti commenti posso solo aggiungere che secondo me all'inizio sprechi troppe battute a parlare di cosa sia la musica per il protagonista, quando mi sembrerebbe più utile utilizzare quelle righe per spiegare meglio la parte finale, che riesce veramente a canalizzare l'attenzione per contenuti e anche per stile: mi è sembrato di sentir parlare una persona vera, un genio in preda a uno di quei deliri in cui ci si domanda di tutto su se stessi.

Capisco comunque che sia stata una scelta dettata dai pochi caratteri disponibili per un racconto in questa sezione, quindi ribadisco il mio invito ad ampliare il tutto, se ne avrai voglia e ispirazione :)

 

Solo un'ultima annotazione.

sono mesi che la mia testa si riempie di spaio inutilizzabile, fine a se stesso.

 

non sono sicura di aver capito quello "spazio inutilizzabile", cioè il protagonista non può usare lo spazio che assorbe per creare il vuoto virtuale infinito, ma perché? E cosa sarebbe quindi quello spazio che assorbe? Oppure potrei aver capito male io, in quel caso scusami :P

 

PS: rischio di diventare pesante ma... Come fa ad assorbire lo spazio e creare il vuoto? La sua testa sente il peso di tutto ciò? Non rischia di scoppiare dovendo di continuo allargare un vuoto che di ora in ora altra gente soffoca con informazioni di ogni sorta?

Insomma spero davvero che tu decida di dare un seguito a questa storia *-*

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Grazie mille Mezzaluna :) Sinceramente il funzionamento della tecnologia lo ignoro anche io :)

Devo lavorarci un po', credo che alla fine riprenderò il soggetto del racconto e scriverò qualcosa di più lungo.

Grazie ancora per il tuo tempo :)

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