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Scatti

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LINK: http://www.writersdream.org/forum/topic/20452-bellemoli/

 

 

Esplorazione della prima persona...

______________________

 

 

Scatti

 

 

Pareti bianche. Aria pulita. Cornici piene di vita. Occhi. Volti. Emozioni. Ricordi. Soprattutto questi, i ricordi. Ricordi quella volta sul catamarano? Non eravamo mica sul Nilo? Strano, non ricordavo alligatori nei paraggi. E quella volta a Venezia? La gondola si era quasi rovesciata, per fortuna che c’eri tu. Come dici? Il ricordo più bello? Non saprei, ce ne sono tanti. Sai, in tanti anni. Ma forse i ricordi che rimangono più impressi sono i meno recenti. Ah, la prima volta. Sì. Quello. La prima volta che la tenni in mano. Fu un dono, sai? Non me l’aspettavo, non ci pensavo neanche. Che emozione. Andavo in giro tutto il giorno con lei. A quei tempi tutto tendeva ad avere dimensioni notevoli. Facevo quasi fatica e le foto venivano mosse. Intendevi quelli? I ricordi immortalati... Beh, ce ne sono molti. Li dovresti conoscere, tanti erano tuoi. Il mio soggetto preferito. Come quella volta a Parigi; c’era già la Tour Eiffel? Sì, scherzavo, non sei così vecchio. Forse sono io a sentirmi tale, da quando sono seduta su questa sedia. Sceglierne uno? Non è facile, a modo mio li amo tutti. Sono ricordi, ma anche figli. Gli occhi volsero verso la parete. Fra le tante cornici, una attirò su di sé lo sguardo.

Ecco, sì, una forse la potei scegliere. Ero al parco. Camminavo con la mia polaroid in mano, cercando tra la gente l’ispirazione della principiante. Una giornata estiva, tanti bambini, tanti genitori, perfino tanti colombi. Il sole si rifletteva sul laghetto, abbagliandomi mentre cercavo di ritrarre una famigliola di anatre. Poi, passi affrettati sul selciato, risa e voci giovanili; coetanei. Mi voltai con l’occhio ancora poggiato sull’obiettivo e ti vidi. Eri fermo davanti a una fontana. Indossavi pantaloncini colorati e una t-shirt bianca. Eri chinato in avanti, per bere, ma con il volto girato da un lato osservavi un amico chiamarti e sorridevi. Sorridevi come sorridono le persone felici, i fanciulli ingenui, ancora poco avvezzi alla vita. Scattai. Fu l’istinto. Un battito di cuore rallentato. Il tuo sorriso dalle labbra color ciliegia e le fossette ai lati. I capelli neri a caschetto e gli occhi azzurri. Fu l’amore. E non fu sfuggente, come dicono, né un colpo di fulmine come narrano. Nessuna scarica di adrenalina. Nessun battito accelerato, né sospiri, né arresti cardiaci. Furono farfalle, tenui crampi al ventre, e la consapevolezze che eri tu. Qualcuno mi spinse passando, forse un bambino che correva, e invece di fotografare te, immortalai le anatre. Una delle tante foto mosse della mia vita. Uno dei tanti rimpianti. Darei un pezzetto di cuore per quella foto, per la tua immagine ferma nel momento esatto in cui mi sono innamorata. Sarà per questo che non abbiamo mai avuto bambini?

No, hai ragione, quello non è un ricordo. È solo una cornice vuota. Come vedi, ce ne sono molte. Te lo sei sempre chiesto, vero? No? Be’, sono foto. Foto che non sono mai riuscita a scattare. Rimpianti più che ricordi, hai ragione. Come sempre. Hai sempre avuto ragione nella vita. Tutto razionale tu, diversamente da me che vagavo in cerca di me stessa con la macchina fotografica in mano. Come quella volta in India, tra i santoni. Camminavamo tra folla. Una macchina più moderna appesa al collo oscillava davanti al mio seno. Ricordi? Indossavo una canotta bianca, attillata. No, certo, non ricordi. Eri impegnato a guardarti attorno, un po’ disgustato da tutta quella umanità. Cercavo di ignorarti e sorridevo, ma il mio sguardo tornava sempre sul tuo volto afflitto. Poi la tua espressione cambiò, gli occhi attirati da una donna che seduta al suolo chiedeva l’elemosina. Presa dalla speranza ti chiesi di avvicinarti. Volevo fotografarti mentre le allungavi l’obolo. Il mondo avrebbe saputo quanto sai essere generoso. Non avevi pezzi piccoli, così te li diedi io. Ti chinasti distendendo il braccio. Ma eri distante, diffidente, e la donna si dovette allungare. La veste le si aprì sul davanti e un seno sporse fuori. Da quello il tuo sguardo fu attratto. Bruciai la foto tornata a casa, dopo averla sviluppata per vedere bene i tuoi occhi. Un’altra cornice vuota appesa al muro.

Sapesti farti perdonare. L’anello alla mano lo dimostra. Una cena romantica prima, la dichiarazione dopo. Tu, elegantissimo, inginocchiato davanti al tavolo del ristorante. Come una favola. Per qualcuna lo sarebbe stato. Ma si deve trarre il meglio da quello che si ha, no? Lo dici sempre. Quella volta la foto ce la fece qualcun’altro. Lo avevi ingaggiato tu, vero? Un fotografo da matrimonio per riprende noi due. Un fotografo da cartoline riminesi che riprende me. Notevole, davvero. Quella foto c’è, se te lo stai chiedendo. È proprio lì, appesa al muro. Non ci sono solo cornici vuote dopotutto. La mia espressione? Beh, sì, ero emozionata anche se guardavo altrove.

No, adesso non ho voglia di fare due passi. Credo che starò ancora un po’ qui, seduta, a guardare tutte quelle cornici. Riprendere? Uno dei miei desideri più grandi, lo sai. Sai anche che non posso, o te lo sei dimenticato? Solo un pensiero il tuo? Dicevi per dire? Dovresti dire meno spesso quello che pensi, ti gioverebbe. Mi fa davvero imbestialire questa cosa che hai detto. La trovo irritante, offensiva. Se non fosse stato per questa malattia avrei esposto i miei scatti nelle città più grandi. Invece... Le foto vengono tutte mosse ormai. Non è così facile? Ce ne sono tanti? E tu che ne sai? Tu, che sei un ragioniere. Tu, che lavori in banca contando soldi; quelli degli altri. Senza mai uno stimolo, una passione. Senza un vero fuoco nel petto e un desiderio nello stomaco. Mi fai rabbia. Avrei dovuto lasciarti a Calcutta, inebetito dai cumuli di spazzatura e dai ragazzini che correvano scalzi. Sono anni che quelle cornici sono appese alla parete e non ti è mai venuta la curiosità di chiedermelo, lo stimolo a domandartelo. Non osavi, certo. Non osi mai tu, che pensi sempre di essere inopportuno. No, non sei inopportuno amore mio, sei di troppo. Nel mondo di uomini come te ce ne sono molti, che differenza può fare uno in meno? Lo sguardo si posò su una sedia vuota, lì a fianco, poi  una lacrima scivolò su una polaroid ingiallita che tremava senza sosta nella mano della donna. Una famigliola di anatre sfuocate nuotavano in uno stagno.

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Ciao, ti segnalo alcune cose che non mi hanno convinta:
 

Come quella volta a Parigi; c’era già la Tour Eiffel?

Non mi convince molto il punto e virgola.

Forse sono io a sentirmi tale, da quando sono seduta su questa sedia.

qui è la virgola a non convincermi. Vuoi dire che lei si sente vecchia da quando è seduta sulla sedia?

l’ispirazione della principiante

questo modo di dire mi è nuovo, non era la fortuna del principiante?

da tutta quella umanità

meglio da tutta quell'umanità.

Sapesti farti perdonare. L’anello alla mano lo dimostra. Una cena romantica prima, la dichiarazione dopo.

Sono sincera, qui ho pensato: "ecco un nuovo metodo per incastrare un uomo e costringerlo a sposarti!"

Un fotografo da cartoline riminesi che riprende me.

Serve davvero questa collocazione geografica. Secondo me puoi eliminare il riminesi, fotografo da cartoline è più che sufficiente.

L'ultimo paragrafo mi ha un po' confusa. Lui è morto e lei lo sta ricordando prima con nostalgia e poi con rabbia? Oppure è vivo e il rapporto con lui si sta sfaldando. C'è un cambiamento un po' brusco.
 
Comunque, a parte queste cose che non mi convincono ho apprezzato la lettura.
A rileggerti.

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Ospite

Ciao Qwerty, grazie per il tuo commento. Rispondo ad un paio di cose che hai sottolineato, le più importanti.

 

 

 questo modo di dire mi è nuovo, non era la fortuna del principiante?

 

Non è un modo di dire. Se scrivessi i miei racconti riempiendoli di "modi di dire" potrei darmi ad un'altro hobby. E' la sua espressione, che secondo me fila, sull'idea di andare in giro con la macchina fotografica in mano alla ricerca di immagini da scattare, ma senza l'esperienza per farlo. La "fortuna del principiante" è sicuramente un modo di dire.

 

 

L'ultimo paragrafo mi ha un po' confusa. Lui è morto e lei lo sta ricordando prima con nostalgia e poi con rabbia? Oppure è vivo e il rapporto con lui si sta sfaldando. C'è un cambiamento un po' brusco.

 

Secondo me invece il cambiamento non è affatto brusco. Il passaggio inizia subito, da quando lei lo ricorda nel primo incontro, a quando dice che "lui è sempre stato razionale" a differenza di lei, a quando vanno in India e già nota un atteggiamento che non le piace, a quando durante la dichiarazione assume un fotografo da "cartoline" per scattare foto, ecc. Fino ad arrivare a quel: "No, non sei inopportuno amore mio, sei di troppo. Nel mondo di uomini come te ce ne sono molti, che differenza può fare uno in meno?" Per poi passare all'immagine della sedia vuota al suo fianco e alla lacrima sulla polaroid. Se davvero pensasse che la mancanza di un uomo come tanti non facesse la differenza non passerebbe il tempo a ricordarlo e a piangerne la mancanza. La protagonista "parla" da sola e forse questo e il tentativo di provare rabbia per quei "difetti" caratteriali che tutti abbiamo è il suo modo per allontanare il dolore della mancanza da se. Naturalmente l'interpretazione è libera e lasciata alla sensibilità del lettore.

 

Al prossimo racconto.

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Ciao Salvatore, è stato un piacere leggere questo tuo racconto, grazie per averlo pubblicato.

Passo al mio commento.

Inizio con il precisare che questo tipo di racconto non è proprio il mio genere, comunque mi è piaciuto e sono felice di dare la mia opinione su un bel racconto.

Hai usato uno stile di scrittura sicuramente efficace, un buon discorso diretto, fluido e trasparente. La situazione, immediatamente chiara, riesce a trasportare il lettore nello spazio nostalgico della parete, tra foto e cornici vuote, percorrendo la vita della protagonista attraverso quella passione per la fotografia che l'ha contraddistinta sin da giovane. Mi ha toccato il lato umano di questo personaggio, quella sua costanza nascosta dietro a foto mosse, quella volontà che traspare sin da subito e che diventerà il fuoco capace di incenerire il suo rapporto. 

Questo racconto è un bignami che invita il lettore a lunghe riflessioni attraverso parole semplici e efficaci integrate in un contesto giusto e plausibile.
Splendido il finale.

La forza dei personaggi di questa storia sta nella loro semplicità, in pochi dettagli fondamentali sei riuscito a disegnare due protagonisti verosimili, quasi reali.

Come spiegavo all'inizio, benché questo tipo di racconti non sia il mio genere, devo ammettere che la tua storia è efficace, curata e interessante, qualcosa che vale la pena leggere e che può aiutare a riflettere.

Il mio giudizio complessivo non può essere che ottimo, Scatti rappresenta un buon lavoro, sia dal punto stilistico che narrativo.

Complimenti.

_Enjoy

_Emme

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Ciao Emme, che dire? Grazie! :) 

 

Forse non è semplicissimo da capire. Non è certamente un racconto tipico a cui tutti siamo più o meno abituati, era anche la prima volta che usavo la prima persona, ma sono soddisfatto del risultato e il tuo commento mi rincuora molto. 

 

Al prossimo racconto, se vorrai.

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Complimenti, mi è piaciuto tantissimo, mi ha fatto commuovere e trovo anche il titolo azzeccato.

L'unico appunto che mi sento di farti, che in realtà ti è già stato fatto, è di togliere quel "riminesi" che spezza l'atmosfera.

Sarà che mi sento vicina alla tua protagonista, ma non l'ho trovato affatto difficile da capire, anzi, in realtà avevo immaginato che lui non ci fosse più molto prima della conclusione, dal tono, da come lei ne parla.

Le cornici vuote sono un'immagine molto suggestiva e la foto mossa lo è ancora di più, per lei le foto più belle sono quelle mai scattate, quelle mosse... è una cosa bellissima.

Inotre non ho sentito lo stacco di cui ha parlato Qwerty, secondo me è chiaro che la rabbia di lei non è reale, è come se fosse arrabbiata perché se n'è andato. Anche questo è amore. Ma forse l'ho capito perché avevo già immaginato che lui non ci fosse.

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Grazie Cantastorie, sono onorato ti sia piaciuto. :)

 

 

Al prossimo racconto, se vorrai.

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Bello, sì, mi piace. Una donna che scatta fotografie ma spesso le vengono mosse o non riescono a inquadrare il soggetto voluto. In parallelo il ritratto di un uomo che, a sua volta, non è venuto come lei sperava. Alla fine le due linee, quella descrittiva e quella metaforica, si incontrano. E dell’uomo non resta che una sedia vuota e una cornice senza contenuto.

Forse hai voluto caricare un po’ troppo di sentimentalismo, riducendo la protagonista su una sedia a rotelle. Era realmente necessario? Comunque una tua scelta, non sindacabile.

Un altro appunto è l’uso esasperato della paratassi, che indurisce la prosa dove avrebbe potuto essere più dolce e delicata. Qua e là sostituirei i punti con virgole.

Ti segnalo qualcosina. Niente di che.

 

Non eravamo mica sul Nilo? Strano, non ricordavo alligatori nei paraggi

 

Frase non chiarissima, ho faticato un po’ a interpretarla. In ogni caso sul Nilo alligatori non ce ne sono, ma può darsi che la tua protagonista sia ignorante in fatto di fauna tropicale.

 

Hai sempre avuto ragione nella vita

 

Toglierei "nella vita" che mi sembra superfluo.

 

Indossavo una canotta bianca, attillata

 

Brutto "canotta", usa canottiera. In ogni caso l’intera scena suona un po’ artificiosa. Sono stato in India, e se c’è un luogo in cui la sensualità è repressa con efficacia questo è l’India. Una mendicante vestita in modo che le si possa scoprire un seno – ma anche semplicemente una mendicante che abbia un seno accettabile – non ne ho mai vista, in quel paese. Ma forse tu hai avuto esperienze diverse.

 

Ecco, tutto qui. Hai comunque la mia approvazione per i sentimenti che sei riuscito a far passare.

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Come no, il Nilo è pieno di alligatori (o coccodrilli, non ricordo) e ippopotami. Grazie Nanni, ottimi consigli. Era la prima volta che usavo la prima persona, in genere preferisco la terza. :P

 

 

P.S. ero indubbio su canotta o canottiera. La seconda mi piaceva meno. Mai stato in India.

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Appunto, coccodrilli. Non alligatori.

Non che sia una questione troppo importante, è solo che in queste cose sono terribilmente pignolo.

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Appunto, coccodrilli. Non alligatori.

Non che sia una questione troppo importante, è solo che in queste cose sono terribilmente pignolo.

 

Ed è una buona cosa esserlo! ;)

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