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Citare le aziende

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Poniamo che uno dei personaggi di cui voglio scrivere sia un giornalista e che lavori per una testata giornalistica importante. Nel romanzo/racconto è più opportuno citare una testata giornalistica realmente esistente (Corriere della Sera, Stampa, ecc) oppure inventarne una nuova? Altre idee? Voi come vi comportate in questi casi?

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Se non devo denigrare o mettere in cattiva luce l'azienda in questione non mi faccio grossi problemi e la cito tranquillamente.

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Ospite

Il caso che sollevavo verteva più su una questione di "etica" narrativa e di "eleganza". Per fare un esempio, se il mio personaggio/giornalista lavorasse per il Corriere della sera (o qualsiasi testata nota) e si presentasse ad un secondo personaggio dicendo: "Buongiorno, sono Pinco Pallino, inviato del Corriere della Sera..." è opportuno? Si fa? È elegante o è meglio evitare di citare "aziende" note e inventare dei nomi? Anche da un punto di vista "legale" è meglio evitare di citare nomi di aziende reali? Si escludono naturalmente i generi che vertono sull'inchiesta giornalistica, come il recente libro di Morgan Freeman, dove ovviamente tutto deve essere riportato correttamente. Io parlo di narrativa.

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Secondo me se ci sta bene va citato, fine. Gibson usa nomi di aziende reali in tutti i suoi libri e la cosa è molto riuscita

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la questione riguarda aziende, ma anche marchi, che poi sono registrati.

Si può citare un modello di auto, una marca di sigarette ecc.

Credo che senza queste "citazioni" molti romanzi perderebbero di atmosfera. Dopo tutto Bond, James Bond, senza il suo Martini non prende sonno.

 

In effetti però il dubbio me lo sono posto anch'io. Se non denigri non credo ci siano problemi, dopo tutto è una forma di pubblicità.

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Personalmente ho usato entrambe le strategie: un immaginario giornalista del Corriere della Sera, ma anche un quotidiano olandese tutto di fantasia, comprensivo di redazione e giornalisti annessi.  Il nome, che in realtà significa "quotidiano" in olandese, è simile ma non identico (almeno spero!) ad alcuni realmente esistenti.

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Ospite

@Vale, scusami non li avevo visti. Andrò a dare un'occhiata.

 

@Marcello, visto che hai già usato una soluzione simile, ambientata se non ho capito male in Olanda, hai usato vocaboli in olandese per rendere l'atmosfera? Mi spiego meglio, parte della storia è ambientata in America e parte in Italia. Ovviamente il romanzo verrà scritto in italiano, ma per la parte ambientata in America serve che utilizzi dei vocaboli in inglese qui è la per rendere l'atmosfera o uso direttamente l'italiano e i lettori capiranno ugualmente? Non so se sono riuscito a spiegarmi... Forse non è chiaro neanche nella mia mente ancora. :P

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Io uso nomi di strade, luoghi geografici, chiese e monumenti, bar e ristoranti in olandese.  Quasi tutti esistono realmente, ma ogni tanto ne invento qualcuno, quando sono necessari alla trama.  Qualche altra volta ne prendo uno che esiste realmente, ma gli cambio nome (di solito quando vi succede qualcosa di negativo, un omicidio, un dipendente disonesto...) per evitare qualsiasi lamentela o, peggio, questione legale.  Ma il testo del romanzo è ovviamente tutto in italiano.  Nonostante le mie ventotto presenze in Olanda ho imparato a malapena una cinquantina di parole della loro lingua e qualche regola di pronuncia: tutti, nel senso letterale del termine, parlano l'inglese perfettamente.  E io non pensavo che nella "maturità" avrei coltivato il desiderio di scrivere polizieschi ambientati là.  In ogni caso, anche non fosse così, un romanzo o lo scrivi in una lingua o in un'altra... Puoi usare un'altra lingua, che so, per un'imprecazione o una scritta particolare, ma poi in ogni caso ne devi fornire la traduzione.  In questo caso mi avvalgo di note a piè di pagina e della postfazione.

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Ospite

@Marcello, ottimo. Grazie. La tua risposta solleva il velo da un po' di dubbi che ho. Non amo personalmente ambientare le storie in luoghi che non conosco, ma in questo caso è utile per la trama e non posso farne a meno. Inoltre visto che la storia si svolge in due paesi diversi - come possono esserlo l'Italia e gli USA - mi è venuto il cruccio di sottolineare la differenza. Ma come dici giustamente tu non deve essere linguistica, se non nei nomi, ma descrittiva. Ok, tutto chiaro.

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