Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite

Paternità disconosciuta, ovvero nascondere l'identità del padre

Post raccomandati

Ospite

Poniamo che un uomo non voglia riconoscere il figlio. I motivi non sono importanti. Al figlio può essere nascosta l'identità, cioè il nome, del padre naturale? C'è qualche legge che tutele l'identità del padre naturale nei confronti di un figlio se decide di non riconoscerne la paternità?

 

Grazie in anticipo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

I motivi non sono importanti, nel senso che non hanno nessuna importanza. Se il figlio vuole conoscere l'identità del padre, la legge glielo consente, e ci mancherebbe altro che non fosse così, aggiungerei. Basti pensare alla possibilità di malattie genetiche, per le quali risalire ai genitori biologici potrebbe essere vitale. Perfino in caso di adozione è possibile risalire ai genitori naturali.

Il padre può darsi alla macchia e può rifiutare di riconoscere il bambino (se non era sposato, perché in caso di matrimonio, il riconoscimento è automatico), ma non è che può ammazzare la madre per farla stare zitta, o denunciarla per proibirle di parlare. E se il figlio pretende un test del DNA, non ci sono santi, lo deve riconoscere (per tutelare i diritti di successione).

Le leggi tutelano prima i figli, e in seconda battuta, solo se questo non crea conflitto, i genitori.

Diverso se per qualche motivo è il figlio a non volere conoscere l'identità del padre. In quel caso, può rimanere sconosciuto. Ma se il figlio decide di scoprire chi l'ha generato, la legge tutela lui, non il genitore fuggiasco.

Sorry XD

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Lem, non è così: 

da qui:

 

 

Il principio dell'anonimato della madre, cuore della legge 127/97, è assoluto. Così i non riconosciuti alla nascita non possono, per legge, ricorrere al tribunale per scoprire l'identità dei genitori biologici. Al contrario dei figli adottivi riconosciuti, che una volta compiuti i 25 anni, possono risalire alle proprie origini biologiche

 

e dal sito del ministero della salute:

 

 

L’art. 28 della Legge 2001 n. 149, aderendo a un obbligo derivante dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 (art. 7) e della Convenzione de L’Aja sull’adozione internazionale del 1993 (art.30), ha introdotto anche in Italia, dopo molte polemiche, il diritto dell’adottato di accedere, a certe condizioni e con certe procedure, alle informazioni concernenti l’identità dei suoi genitori biologici.
Tuttavia, l’accesso a quelle informazioni non è consentito se l’adottato non è stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale. (art. 24 comma 7 legge 2001 n. 149 - L’accesso alle informazioni non è consentito se l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso all’adozione a condizione di rimanere anonimo.)
Pertanto, il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta, e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato.
Modificato da Yattaman

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Uhm, devo ricercarmi le leggi, perché con l'equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi, le cose sono cambiate un po'.

Il non riconoscimento della madre naturale è diverso dal non riconoscimento del padre naturale. Se la madre riconosce il figlio, questi può in qualsiasi momento venire a sapere chi sia suo padre (basta che la madre glielo dica).

Se invece viene abbandonato in ospedale, il discorso cambia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Eccomi, scusate l'assenza. Aggiungo due parole in più per illustrare meglio la situazione. Premetto che non ho mai parlato di adozione, quindi la situazione è diversa da quanto prospettato da Yattaman. Nel caso di adozione avrebbe ragione, perché viene - o veniva - garantito l'anonimato.

 

Ora, immaginate due ragazzini, due sedicenni. Si incontrano alle superiori, si innamorano e finiscono per fare sesso. Lei rimane incinta. Quando si accorge della situazione ne parla con lui. L'infatuazione, almeno da parte del ragazzo, sta già scemando. Sono giovani, era solo un'esperienza, la vita davanti, ecc. Lui non sa cosa fare, ma istintivamente sa di non voler diventare padre, di non volersi sentire incatenato ad una situazione che non riconosce più come sua. Lei non sa cosa fare, ma qualcosa gli dice di tenerlo. Forse è ancora coinvolta sentimentalmente e se non può più avere il ragazzo di cui si è innamorata, almeno vuole avere il frutto di quell'amore. Vengono coinvolti i genitori di entrambe le parti. I genitori di lei vorrebbero che abortisse, ma dopo aver cercato inutilmente di convincere la figlia - che sempre più man mano che passa il tempo sente l'esigenza di tenere il bambino - convengono nel volerla aiutare a tenere e accudire il bambino (quindi la ragazza riconosce il bambino). I genitori di lui cercano di far pressione per l'aborto, giudicando i due ragazzi troppo giovani per "inguaiarsi". Quando si accorgono che dall'altra parte la loro spinta non sortisce effetto, ma anzi sia la ragazza che i suoi genitori si incaponiscono nel tenerlo, costringono il figlio a non riconoscerlo. I genitori di lei cercano di spingere il ragazzo ad assumersi le sue responsabilità, i genitori di lui fanno muro e chiudono i contatti. Alla fine la ragazza tiene il bambino, che nasce in salute, e il ragazzo non ne riconosce la paternità e chiude ogni rapporto. La domanda è: molti anni dopo, diciamo un ventennio, il bambino ormai cresciuto e diventato adulto può non conoscere il nome del padre naturale? Ovvio, potrebbe dirglielo la madre. Ma, più nello specifico, c'è qualche legge che tutela l'identità del padre naturale se in una situazione come quella descritta decide di non riconoscere la paternità?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

No, se la madre ha riconosciuto il bambino, l'identità del padre è nota, visto che chiaramente glielo dirà. E se il bambino, da adulto, intenterà causa per il riconoscimento, il padre non può farci niente, deve equipararlo ai figli legittimi che nel frattempo potrebbe avere avuto.

Chiaro, il padre naturale può respingere il figlio che, ferito, può decidere di chiudere ogni rapporto. Ma che il figlio possa conoscere l'identità del padre è fuor di dubbio.

Non solo: in una situazione come quella che hai descritto tu, la madre stessa del bambino può fare causa al donatore di gameti fuggiasco, per ottenere il mantenimento. È una questione lunga e dolorosa, ma vincerebbe lei, a meno che lui non dimostri (tramite test del DNA) che il figlio non è suo.

Insomma no, la legge permette di non riconoscere il figlio, ma soltanto alla madre, che può lasciarlo in ospedale dopo il parto, e tanti saluti. Se lei lo riconosce, che il bambino venga a sapere chi sia suo padre è solo questione di tempo, e non solo la legge non vieta alla madre di dirlo al figlio, ma anzi è a totale favore di madre e bambino.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Conta poi che se la vicenda è ambientata in provincia, il bambino potrebbe venire a sapere il nome del padre anche da altre fonti.

Una cosa del genere, ma all'inverso, è successa nella cittadina dove sono cresciuta. Solo che in questo caso le bambine hanno saputo della nascita di un fratellino "illegittimo" (che il padre non voleva riconoscere) dai compagni di scuola.

Però, ora che ci penso, alle elementari c'era una mia compagna che non sapeva nemmeno il nome di suo padre. La madre l'aveva avuta a 16 anni e viveva con sua figlia a casa dei suoi genitori. Dopo le elementari l'ho persa di vista, ma immagino che la madre gli abbia detto alla fine chi era sua padre.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Grazie a tutti per le risposte. Lem, la tua è chiarissima, anche se su internet mi sono imbattuto, per ricerca, in situazioni in cui in effetti la figlia/o non conosceva affatto l'identità del padre. Mi piacerebbe esaminare le dinamiche che portano, in una situazione simile, a non approfondire la genia genitoriale. Una sorta di reazione al rifiuto? (Sia della madre che, da adulto, del bambino?)

 

 

in una situazione come quella che hai descritto tu, la madre stessa del bambino può fare causa al donatore di gameti fuggiasco, per ottenere il mantenimento.

 

Questa parte mi interessa, perché se così fosse complica la trama. Allo stesso tempo non ne sono troppo sicuro, per i supposti detti, cioè le ricerche effettuate finora. Molte ragazze che dichiarano in età adulta di voler par causa al padre presunto. Una "chicca" in cui mi sono imbattuto. L'eventuale risarcimento può essere richiesta dal figlio/a solo fino a un anno dopo il raggiungimento dell'età adulta. Se fino a quel momento non l'ha fatto, non lo può più pretendere. A quanto ho letto, almeno. Purtroppo non sono un giurista. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Fare causa per un riconoscimento di paternità è un bagno di sangue, però, nel senso che ci va di mezzo il bambino, in un gioco al massacro di ripicche e pretese che non finisce più.

A meno che non ci siano di mezzo grossi patrimoni, per i quali può valerne la pena, è praticamente impossibile che una madre cerchi di ottenere il riconoscimento di un padre che non vuole il figlio. Anzi, di solito succede che è il padre, a un certo punto, che si ricorda di avere un figlio, bussa alla porta da cui è scappato anni prima, e picchia la faccia contro la realtà, per poi andare in giro a frignare che gli hanno messo contro il figlio.

(sì sono abbastanza schierata in queste cose; ho due amiche che si sono trovate in questa situazione e lo sanno gli dèi quello che hanno passato per tirare su da sole un figlio, mentre il padre, poverino, non era pronto e doveva vivere la sua vita. Lavarsi le mani di un figlio credo sia la cosa più spregevole che un essere umano possa fare e NO, dare tutta la colpa alla madre che non ha voluto abortire non è una scusa)

L'affido diventerebbe automaticamente condiviso, con conseguente ingerenza nella vita di entrambi, e non credo serva spiegare più di tanto cosa succede, quando due genitori che si odiano vogliono rivalersi l'uno sull'altro. A meno che la tua protagonista non abbia ragioni stravalide (= soldi) per volere ancora nella sua vita il padre del bambino, se è sana di mente, si guarderà bene dal pretendere il riconoscimento.

Quanto al figlio, da maggiorenne potrà decidere cosa fare, tanto a quel punto il padre non può certo imporsi.

Insomma, se la madre sta zitta sull'identità del padre, magari finché il figlio è piccolo, può non saperne niente. Ma poi è praticamente impossibile che non lo venga a scoprire, vuoi perché mette all'angolo la mamma pretendendo un suo diritto, vuoi perché vivendo nello stesso paese, sarà un segreto di pulcinella, vuoi perché qualcuno si fa scappare qualcosa, ma no, non è davvero credibile che l'identità del padre rimanga sconosciuta, a meno che uno dei genitori cambi, come minimo, continente. E anche così, ci sono le fotografie e le testimonianze.

Comunque nessuna legge permette di 'cancellare' un figlio non voluto, o meglio: lo permette solo alla madre, che può lasciarlo in ospedale dopo il parto (ci mancherebbe altro, aggiungerei: un padre può darsi alla macchia, per spregevole che sia, la madre non scappa, deve portare a termine la gravidanza e partorire; il minimo è che abbia la prima e ultima parola, in merito alla responsabilità di farsi carico del bambino). E anche lì, è prevista la possibilità di ripensarci, mi pare entro un mese.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Grazie Lem, risposta validissima.

 

 

Fare causa per un riconoscimento di paternità è un bagno di sangue, però, nel senso che ci va di mezzo il bambino, in un gioco al massacro di ripicche e pretese che non finisce più.

A meno che non ci siano di mezzo grossi patrimoni, per i quali può valerne la pena, è praticamente impossibile che una madre cerchi di ottenere il riconoscimento di un padre che non vuole il figlio. Anzi, di solito succede che è il padre, a un certo punto, che si ricorda di avere un figlio, bussa alla porta da cui è scappato anni prima, e picchia la faccia contro la realtà, per poi andare in giro a frignare che gli hanno messo contro il figlio.

 

Questo risolve parecchie delle mie perplessità. Ieri sera, sempre investigando su internet - che so non essere affidabilissimo ma al momento è l'unico strumento che mi possa permettere -, mi sono imbattuto nelle tue stesse conclusioni. In pratica, se il padre - soprattutto se minorenne - decide di non riconoscere il figlio non gli si può chiedere nulla. Mantenimento, ecc, non gli competono. Naturalmente perde anche il diritto a dare il proprio cognome e a decicere alcunché. La madre, e il figlio entro un anno dopo il raggiungimento della maturità, posso fare causa e chiedere un test del DNA. Nel caso in cui il test risultasse positivo il padre è costretto a quel punto a riconoscere la paternità e ad assumersene le respponsabilità di sorta, responsabilità che scattano fin dalla nascita del bambino, non dal riconoscimento. La tua risposta, da me evidenziata, spiega il perché mi sia imbattutto in tanti casi in cui il ricorso non sia stato fatto.

 

 

(sì sono abbastanza schierata in queste cose; ho due amiche che si sono trovate in questa situazione e lo sanno gli dèi quello che hanno passato per tirare su da sole un figlio, mentre il padre, poverino, non era pronto e doveva vivere la sua vita. Lavarsi le mani di un figlio credo sia la cosa più spregevole che un essere umano possa fare e NO, dare tutta la colpa alla madre che non ha voluto abortire non è una scusa)

 

Anch'io, avevo una conoscente alle superiori nella stessa situazione. Innamorati, lei è rimasta in cinta, lui si è defilato, lei ha tenuto il bambino. Poi li ho persi di vista entrambi... L'ultima volta che ho visto lei era nei corridoi dell'università e sembrava felice. :)

Sono passati decenni da allora.

 

Grazie per l'aiuto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

In teoria, se il padre è minorenne, a pagare il mantenimento devono essere i genitori di lui, che ne sono responsabili.

Puoi capire facilmente perché, di fronte alla prospettiva di avere a che fare con dei suoceri pieni di astio (e di pretese, perché se devono riconsocere il nipote, lo pretenderanno, è una legge matematica come quelle di Newton), la madre preferisca piuttosto andare a lavare le scale dei condomini a vita.

Diciamo che la situazione più credibile sarebbe che il padre sia noto, ma che nè madre nè figlio vogliano averci a che fare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

In teoria, se il padre è minorenne, a pagare il mantenimento devono essere i genitori di lui, che ne sono responsabili.

Puoi capire facilmente perché, di fronte alla prospettiva di avere a che fare con dei suoceri pieni di astio (e di pretese, perché se devono riconsocere il nipote, lo pretenderanno, è una legge matematica come quelle di Newton), la madre preferisca piuttosto andare a lavare le scale dei condomini a vita.

Diciamo che la situazione più credibile sarebbe che il padre sia noto, ma che nè madre nè figlio vogliano averci a che fare.

 

Concordo. Inoltre gli anni passano e, anche se rimane una sensazione di vuoto e di diffidenza generalizzata, è possibile che il "bambino" ormai cresciuto neanche ci pensi più e non si dia la pena di cercare il padre naturale...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Guarda qui, http://www.altalex.com/index.php?idnot=58204, c'è una sentenza della cassazione, che riguarda un caso del tutto simile a quello di cui parli tu.

 

Grazie Cicciuzza. :) Avevo già letto qualcosa di simile. In pratica se il figlio, o la madre, volessero costringere il "presunto" padre naturale a dichiarare la paternità potrebbero richiedere, attraverso un magistrato e tutta la trafila del caso, il test del DNA. Il "presunto" padre può rifiutare di sottoporsi al test (cioè non può essere costretto), ma questo atteggiamento di per sé probatorio. Questo perché se non hai nulla da nascondere non c'è motivo di rifiutare un test inconfutabile (in realtà c'è una esattezza del 99%, quindi pur sempre la possibilità di incorrere in un errore). 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Adesso che ci penso il film di Almodovar Tutto su mia madre presenta un caso simile. Un ragazzo di 18 anni vive solo con la madre senza sapere nulla del padre. Lui gliene chiede notizie, ma lei si è sempre rifiutata di parlare perché il padre del ragazzo è un transessuale. Se hai tempo guardalo, è un bel film.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×