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Gongola

Aver preso una direzione sbagliata

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Il problema è questo:

 

il mio primo romanzo è stato autopubblicato. I motivi sono stati tanti tra cui il fatto che dopo tre proposte di case editrici che poi si sono rivelate a pagamento (due delle quali hanno ricevuto il mio romanzo senza un mio invio e ancora devo capire come diamine ci sono arrivate, il che mi fa anche pensar male di alcuni altri editori) avevo perso completamente la voglia di discutere e ogni santa volta dover litigare (perché lo staff lo sa, mi sono state anche fatte minacce di azioni legali campate sulla fuffa). Inoltre ha influito molto il fatto che il mio genere è il fantasy che spesso sfocia nell'horror mentre il romanzo in questione era psicologico. E ancora, lì per lì per me era sì una cosa importante ma anche un gioco per mettermi alla prova.

Nel complesso è andata meglio di quel che mi aspettavo e tra quelli che hanno letto il romanzo (parecchia gente tra acquisti e regali) le critiche sono state molto più positive di quel che pensassi. Fin qui tutto bene.

 

Ora quello su cui rifletto da un pò di tempo e che mi mette addosso una leggerissima ansietta (ironico) è che forse ho preso una direzione sbagliata. Se con quest'autopubblicazione mi fossi "bruciata"? Se quando andrò a presentare il mio prossimo romanzo (che tornerà in sintonia con la mia vena) gli editori dovessero partire prevenuti riguardo il fatto che in passato abbia autopubblicato? Se anche i lettori stessi facessero lo stesso ragionamento? 

E' vero che poi ho altre pubblicazioni in seguito a concorsi ma sono sempre racconti e spesso queste cose passano in secondo piano e nessuno se ne accorge.

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E perché dovresti ritenerti bruciata? L'auto pubblicazione è solo una delle opzioni presenti sul mercato. Tu hai offerto un manoscritto ad alcune case, mica a tutto l'indotto! Inoltre non penso proprio che i lettori siano così arrabbiati della mancanza sul libro del nome della c.e. che ti ha rifiutato, da non volerti leggere più! :D Poi, di questi tempi, se ciò che hai scritto (e scriverai) è buono, non vedo perché una casa editrice non debba pubblicarlo. Si tratta, forse, di trovare quella interessata o giusta (magari non tutte trattano un certo tipo di romanzo ecc).

Riguardo l'auto pubblicazione c'è da dire una cosa: personalmente non mi fa impazzire ne come metodo ne come filosofia di promozione, però ci sono dei casi in cui è perfetta come quando si debbono realizzare tipologie di opere che difficilmente potrebbero essere prese in considerazione, non per la loro validità bensì per la loro natura particolare come ad esempio un foto catalogo di una rassegna artistica eccetera.

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Lasciando stare il punto di vista degli editori, su cui non sono ferrato, volevo fare una riflessione su quello dei lettori.

Il problema secondo me non è tanto bruciarsi, perchè sono pochi i lettori che guardano alla casa editrice per valutare la qualità del romanzo, piuttosto potrebbe essere un discorso di genere, perchè il lettore tende a identificare l'autore con un genere e quindi rimanere deluso nel comprare un libro di chi ha sempre scritto horror e trovarsi in mano un romanzo psicologico. Proprio per questo stavo riflettendo sulla sensatezza di usare degli pseudonimi quando si scrive qualcosa di un genere che non è quello tipico delle proprie opere, giusto per dare un'impressione di separazione.

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Vabbè tu considera che io ho sempre scritto horror o fantasy ma il romanzo è psicologico e non dato che si parla di racconti Vs romanzo non vedo il problema. Quello nasce secondo me nel momento in cui sei la Rowling, ma nel nostro caso non è una cosa così accentuata ;)

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infatti, io ragionavo in ottica futura, quando saremo tutti autori famosi e le case editrici faranno a gara per ripubblicare tutta la nostra roba vecchia ;)

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Manu, puoi sempre pubblicare il tuo prossimo lavoro sotto pseudonimo, così da mettere distanza tra la tua produzione attuale e quella precedente. Questo potrebbe essere ottimo per indirizzare i lettori su ciò che vuoi leggano di te. Una eventuale nuova casa editrice, se tu vali, non penso faccia la schizzinosa perché hai autopubblicato. :flower:

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Ricordo che tempo fa prima che pubblicassi qualcuno mi disse proprio qui ma non ricordo né chi né in relazione a quel topic che una volta autopubblicato le ce non l'avrebbero preso come un buon biglietto da visita e qualcuno sconsigliava anche di mettere sul curriculm i concorsi vinti perché nemmeno quelli venivano visti di buon occhio... boh non so che pensare.

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Manu, tu devi solo pensare a scrivere qualcosa di veramente valido. E poi vedrai che non ci saranno problemi con le case editrici. :)

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Però il discorso sul genere, per quanto in gran parte plausibile, può non essere così determinante. È giusto il fatto che da un autore ci si aspetti sempre un certo tipo di genere, ricordo quando acquistai "In terra ostile" di Dick, abituato a certe sue tematiche fu leggermente strano vederlo preso in storie d'amore in mezzo a rappresentanti. Ma fino ad un certo punto. In un autore, il lettore non vede solo le argomentazioni di fondo ma anche il taglio, lo stile, il modo di comunicare un'emozione. Faccio un altro esempio: quando Antonio De Curtis, dopo una vita passata ad essere Totò si affidò alla regia di Pasolini, di certo non ci si poteva aspettare la solita commedia brillante e divertente. Il risultato di quella collaborazione fu "Uccellacci e uccellini". Un tradimento ai gusti dei milioni di italiani che lo avevano amato per tanto tempo come principe della risata? No, un genere diverso, un esperimento. Poi la critica fa una cosa ed il pubblico ne fa un'altra ma qui ci infiliamo in un altro discorso ed evito di andarci. Il pubblico potrebbe gradire ma potrebbe non farlo. Sarebbe bene far sempre comprende che un dato lavoro è o non è una cosa o l'altra per evitare di trovarsi in mano un volume che appartiene ad un genere che non si ama. Se poi un lettore ama così tanto lo stile di quell'autore, non credo proprio che si ponga troppo problemi. Personalmente ho due linee ben distinte: Sci-Fi e Storia militare (ma anche altre cosette). Non mi aspetto certo che un mio eventuale lettore di storia militare si vada ad "infilare" nella fantascienza (ma potrebbe anche essere), dato il palese stacco tra le due cose. Ma ho anche toccato con mano più volte il punto d'unione tra i due generi. :)

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Ospite

Per quanto riguarda i concorsi, Manu, credo tu ti riferisca alla discussione Dialoghi con Mattia Signorini. La domanda sui concorsi gliel'avevo posta io e lui aveva risposto di evitare quelli nazionali (questo è il post), non i concorsi in generale.

 

Per il resto mi schiero con Ro e Yatta: uno pseudonimo è una trovata eccellente per voltare pagina. Inoltre, se tu vali una CE sarebbe folle a rifiutarti solo perché hai autopubblicato qualcosa: conoscono anche loro le problematiche dell'ambiente e ricorda che i manoscritti validi che ricevono sono l'uno per mille.

 

Concludo portando alla tua attenzione un ultimo fatto: quando la Rowling ha scritto "Il richiamo del Cuculo" e l'ha mandato alle CE sotto pseudonimo, non si è vista stendere tappeti di velluto rosso davanti ai piedi, ma ha incassato diversi rifiuti. Quegli editori probabilmente poi si saranno strappati gli occhi dalla disperazione. Quindi se un editore, trovatosi tra le mani un manoscritto di J. K. Rowling, fa lo schizzinoso, per quale motivo non dovrebbe farlo con te? Se tu vali, Manu, troverai qualcuno disposto a pubblicarti, a dispetto di tutti i rifiuti che avrai collezionato fino a quel momento. Si tratta di gusti personali, oltre che di bravura.

 

*patta Manu e le porge un fazzolettino*

Su, su!  :brillare:

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@ileron19 grazie :*
Non ho mai nemmeno letto il topic di Mattia sinceramente, mi riferivo a una questione molto più vecchia, un topic almeno di un anno fa ;)

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Manu, ti parlo dalla parte dell'editore. A noi, non "ce ne frega una beneamata ciuffola" se l'autore di un libro che ci piace ha autopubblicato qualcosa durante la sua vita.

Se non ne vai orgogliosa, non scriverlo nemmeno nella biografia, e raramente si verrà a sapere del fatto se non dopo aver già mandato la proposta di pubblicazione. :asd:

Comunque è consentito a tutti di aver prodotto cose diverse dal proprio stile, belle o brutte, l'importante è l'opera che si consegna all'editore. C'è sempre spazio per migliorare e l'occasione per farlo per tutti ;)

Certo è che se avete pubblicato un obrobrio da 1-2 stelle... beh non è un buon biglietto da visita da mettere nella biografia :asd:

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Io ne vado orgogliosa :la: nel senso che non avessi creduto nel romanzo non l'avrei nemmeno fatto leggere a destra e a manca tra colleghi amici forum vari e via dicendo :asd: Il mio era solo un ragionamento riguardo la visione che il resto del mondo dell'editoria può avere della cosa.

Direi che detta in quel modo il vostro punto di vista è moooolto chiaro :indicare:

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Ospite Priscageddon

Concordo con il topastro.  :love:

Un editore non va a leggere i romanzi pregressi: si fa un'idea sommaria leggendo la biografia, ma quel che conta è sempre la lettera di presentazione e/o il manoscritto/estratto. Le eccezioni ci sono, certo, ma, da quel che ho visto, sono sempre piuttosto positive. 

Anche io ho pubblicato il primo romanzo sotto pseudonimo e poi tutte le mie ansie si sono rivelate superflue. Diciamo che hai rotto il ghiaccio, hai abbellito di un titolo (un titolo anche molto carino, se posso permettermi) la tua biografia. Ottimo, no?  :la: Vanne fiera!

Modificato da Priscageddon

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Concordo come al solito con Gainsworth: se lo scrivi nella presentazione che hai autopubblicato, difficilmente (o almeno, se l'editore crede che TUTTI quelli che hanno autopubblicato scrivano ciofeche, forse non è un editore molto sveglio) l'editore lo considerà un parametro di giudizio negativo, se non lo scrivi è improbabile che lo scopra da solo se non a giochi fatti. Relaaax.

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La tua paura è del tutto infondata. Non ti sei bruciata autopubblicandoti perché sarebbe impossibile farlo in qualsiasi modo. Probabilmente ti è venuto questo dubbio perché noti che nelle case editrici che contano nessuno si accorge che esisti e respiri, dico probabilmente. E allora pensi: avrò sbagliato qualcosa nel modo di propormi? Non hai sbagliato niente. Non ti notano perché non sei "nota". Non sei famosa. Non sei in televisione. Non sei (probabilmente) figlia di qualcuno che può. Non sei un personaggio pubblico. Non sei un'attrice di fama, né hai firmato un contratto di due anni di fidanzamento con Clooney. Non stimoli gossip. Non hai cantato a Sanremo. Né hai una notorietà negativa alla parlate male di me, ma parlatene. Non sei stata minacciata di morte da bande criminali, non sei stata rapita da terroristi e nemmeno hai sfidato il ridicolo partecipando all’Isola dei famosi o al Grande Fratello. Ne hai, sempre probabilmente, una notorietà che si potrebbe definire da poveracci (ma pur sempre notorietà) tipo una solida riconoscibilità sui social network (vedi alla voce Amici o Seguaci). Le case editrici sono molto sensibili alla notorietà o a una tua posizione economica-sociale solida. Non lo fanno per cattiveria, ma perché hanno capito da tempo che lo scrittore è una figura che non esiste, Né ha alcuna importanza il modo in cui è scritto un libro. Ciò che conta è il venditore. Se un libro è scritto male, ma ha qualche ideuzza passabile, lo si sistema in quattro e quattr’otto utilizzando qualche cosiddetto Negro Letterario. Ma se un autore non sa vendere il suo libro è una tragedia immane alla quale non c’è rimedio. Da che il mondo è il mondo è la pubblicità che fa vendere, e l’essere una persona nota è appunto pubblicità gratuita. Il mio consiglio per te, ma anche per me e altri, è questo. Smetti subito di scrivere. Smetti di ideare storie per racconti o romanzi. Smetti di pigiare sulla tastiera, smettila di fare editing, Smettila di fare le notti in bianco per migliorare un tuo scritto. Smettila di rifinire e snellire i dialoghi. Smettila di curare l’ambientazione e i personaggi. Smettila di condensare e di pensare per scene. Scordati di fare sogni “in media res”. Cerca invece (cerchiamo tutti) di diventare una buona piazzista dei tuoi libri. Frequenta un corso di venditrice creativa. Impara le tecniche del vendere. Fatti rilasciare diplomi in quel campo. E cerca di diventare famosa. Fa’ parlare di te in qualche modo. Fa’ qualcosa di eclante. Fatti arrestare da Putin come quarta Pussy Riot. Cerca di entrare nel cast del “Tredicesimo apostolo”. Oppure pubblica un video su You Tube in cui un fesso bambino prende a morsi un ancor più fesso cane e ottieni un paio di milioni di click in una mezz’oretta. Ti assicuro che quando raggiungerai questi traguardi le case editrici, per quanto grosse, si stracceranno i vestiti per averti con loro. Anche se pure allora, come adesso, nessuno si sognerà di leggere il tuo manoscritto, perché cosa vuoi che conti una storia o il modo in cui è scritta? Un sorriso a chiudere.

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Su Amazon è capitato anche questo: http://www.meloleggo.it/il-nulla-un-libro-completamente-vuoto-scala-le-classifiche-di-amazon_666/ cui avevo dedicato a suo tempo un topic. Episodi, questi,  che  non depongono certo  a favore dell'autopubblicazione.

Ma  il catastrofismo di Norrin mi sembra eccessivo. Certo, gli editori pubblicano un sacco di roba di scarso valore: "valorizzano" il personaggio, stanno dietro ai filoni commerciali ecc. Tuttavia, malgrado la crisi, qualche esordiente di valore riesce a farsi strada. Talvolta (confortati, Manu :saltello: !), partendo proprio dal web fai-da-te per approdare al cartaceo. Ecco alcuni casi eclatanti: http://www.leggeretutti.net/site/scrittori-esordienti-debuttano-sul-web-ma-poi-scelgono-la-carta/

 

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Con il permesso di Gongola do un paio di risposte.

ileron19,l'articolo che riporti non mi meraviglia per niente, essendomi noto da tempo che un libro prima lo si vende e poi lo si scrive, o meglio lo si pubblica. Ho il caso recente di un mio conoscente nella mia città, Napoli. Costui si muove in ambito letterario editoriale da dieci anni, ma finora non aveva mai pubblicato un romanzo, solo un volumetto satirico. Per dieci anni questo personaggio ha fatto il relatore alle presentazioni di libri altrui, non so con quale qualifica. Ha partecipato a giurie di premi letterari, scritto prologhi a romanzi e saggi, non so con quale qualifica, presenziato a scuole di scrittura, parlato dovunque a serate letterarie, stretto amicizie, frequentato assessori e sindaci, gente dello spettacolo. Ha lavorato nell'ombra per anni. Alla fine aveva la cosa più preziosa di tutte: un pubblico di acquirenti, persone che aveva premiato, con cui aveva parlato di libri, con cui a volte aveva mangiato pizze dopo una serata con l'ultimo libro da presentare o l'ultimo premietto letterario da distribuire, persone i cui sogni letterari aveva sostenuto e alimentato. Esattamente come nell'articolo che segnali, il mio conoscente aveva un pubblico di acquirenti, ma non un romanzo. Poco male, si sarà detto, e ha sfornato una bella storia funiculì funicolà alla Luciano De Crescenzo, che ha fatto tutti felici e contenti e lo ha portato, così affermava, nella classifica dei libri più venduti. Incidentalmente a me i libri alla De Crescenzo non piacciono, ma non è questo il punto. Il punto è: prima vendi il libro e poi lo scrivi. Naturalmente quando parlo di libri prima da vendere e poi da stampare o scrivere, mi riferisco a testi la cui uscita presupponga un esborso di denaro di qualche entità. E’ chiaro che questo ragionamento non vale per volumi con costi di promozione inesistenti e tirature lillipuziane, o con nessuna tiratura tipo print on demand (comportamento in pratica seguito da quasi tutti i piccoli editori).

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Sefora, Il libro sul “Nulla” a me è piaciuto come idea. Ho apprezzato l’ironia di questo ragazzo, soprattutto perché la letteratura moderna spesso mi sembra un grande nulla. Catastrofismo, il mio? Non direi. Tutti o quasi gli scrittori che hanno successo, sono prima di tutto dei venditori. Possono essere venditori in ragione della loro notorietà oppure della loro posizione sociale (il fascino dei potenti) o solo perché sono gente che si dà un gran da fare con la vendita porta a porta o on the road (o che ha qualcuno che svolge quel lavoro a vantaggio altrui). Una volta in un mio post, che purtroppo non posso linkare perché credo sia proibito, sostenevo che l’autore di un libro dovessero essere due persone. Uno che scrive la storia, crea dialoghi e personaggi, sviluppa trame e situazioni. Scrive, corregge, condensa, riscrive, ricondensa, dà la caccia ai refusi e passa le notti insonni per superare intoppi nella stesura o nella credibilità della storia. E un secondo individuo che si occupa della promozione del libro. Questo secondo individuo si presenta come l’autore anche se non ha scritto una virgola, è una persona di bella presenza. Compassato, disinvolto come un attore professionista nelle interviste, nelle presentazioni e nelle relazioni col pubblico. Anzi sarebbe bene che fosse davvero un attore professionista. Resterebbe il dubbio di come dovrebbe dividersi i compensi la coppia di autori, lo scrittore vero e proprio e l’attore professionista che lo interpreta in pubblico. Io proponevo di dare il dieci per cento dei guadagni del libro allo scrittore e il 90 all’attore professionista perché mi pareva che saper vendere fosse molto, ma molto più importante che scrivere.

 

Comunque non vorrei invadere uno spazio altrui. E se qualcuno mi segnala che i miei interventi sono fuori argomento, mi faccio tranquillamente da parte.

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Ospite

Comunque non vorrei invadere uno spazio altrui. E se qualcuno mi segnala che i miei interventi sono fuori argomento, mi faccio tranquillamente da parte.

 

Farti da parte? NORRIN, SIA BENEDETTO IL GIORNO IN CUI TI SEI ISCRITTO AL FORUM! Ogni esordiente (ma in particolar modo chi si illude di dover ricorrere all'EAP per pubblicare) dovrebbe leggere le tue parole!

 

Ora, il punto è: come si fa a raggiungere un milione di follower su twitter/amici su facebook? Potremmo cominciare facendo un colpo in banca e poi metterci a distribuire i soldi ai passanti  :asd:

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Ileron19, questa del colpo alla banca è un'idea che forse dovremmo considerare. Per quanto riguarda gli editori a pagamento sono dei puri e semplici scarafaggi sui quali non conviene sprecare una parola. Il problema è un altro. Anzi, forse sono due. Pensa che avevo un editore che quando elencava i suoi meriti citava al primo posto il fatto che non faceva pagare gli autori. A me sembrava una pazzo, come se uno si vantasse di non essere un serial killer. Probabilmente è un bene avere il tuo frigorifero e la tua cantina liberi da quarti di carne umana, ma non mi sembrano azioni utili a procurarti la Legion d'Onore. Tra l'altro questo stesso editore non serial killer (perlomeno a sua detta) mi fece una tiratura iniziale che stimai in una ventina scarse di copie. Ne comprai otto per la mia famiglia e ne piazzai un'altra manciata presso qualche buon samaritano o boy scout in cerca della buona azione quotidiana.

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Non ti sei bruciata, Gongola. Assolutamente!

 

Se il tuo romanzo è valido le CE passeranno sopra al fatto che tu abbia auto-pubblicato. E' nel loro interesse, quindi non farti questo genere di problemi!

E poi, come ti hanno già detto, tu hai solo sfruttato una delle possibilità che il mercato offre per poter pubblicare ... 

Funziona così anche nel mondo della musica, numerosissimi cantanti hanno inciso autonomamente i primi cd per poi essere messi sotto contratto da case discografiche. Quindi vai tranquilla e continua a scrivere ;)

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Ragazzi non so che dire vi ringrazio sul serio *sparge ammmore*

Per quanto riguarda la promozione e' un discorso a parte che aprirebbe un mondo di interventi :(

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Il "Negro Letterario" è una definizione politicamente scorretta ma precisissima :P

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