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Talete

Scrivere di emozioni che non si conoscono

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Ero indeciso se aprire il topic qui o in questioni scrittevoli generiche, ma poi mi son detto "ehi, sta cosa ha bloccato tutta la tua produzione, che poi, siamo onesti, non era mica tanta, ma comunque 0.2 è comunque più di zero. Fatto sta che continui a pensarci, quindi un po' un incubo lo è."

Ma veniamo ai fatti, ho buttato giù una trama per una parte del mio progetto, mi piace, trovo che funzioni, provo a scriverla, ma non ci riesco. Mi rendo conto di dover trascrivere un emozione che non conosco.

In pratica devo (voglio) scrivere di un uomo a cui muore la moglie per malattia e si ritrova a dover mandare avanti la famiglia, ha due figli, una di dodici e uno di cinque e i fatti si svolgono tre giorni dopo la perdita. Il problema è che non capisco come si possa sentire. Mi sono detto che la risposta poteva stare nei libri, in parte c'era. Direi che dovrebbe essere un misto di forte tristezza, talvolta un po' di senso di colpa e ansia.

Il problema è che non conosco questo mix di emozioni, non riesco nemmeno a immaginarle e comprenderle. Mi sono detto che potrei imitare altri scrittori, ma rimarrebbe solo una copia piuttosto asettica, perché non puoi comunicare a un lettore un'emozione di cui non sai nulla, soprattutto se si scrive in prima persona.

Che poi, la tristezza la conosco, ma non così tanta, il senso di colpa credo che sia quella sensazione di nausea quando ti scoprono o più probabilmente quando ripensi a una cosa chiedendoti se avresti potuto comportarti diversamente, ma poi ti dici di no e ti confermi di aver fatto la cosa giusta, anche con l'ansia non ci siamo molto, non sono una persona ansiosa e non mi metto in situazioni di forte stress, ma credo che sia un pensiero monopolizzante che tende al nero.

Forse alla fine il problema è che non vedo la morte come qualcosa di triste e negativo, quindi mi risulta difficile immaginarla diversamente.

Giunti infine a 'sto papiro vi chiedo: idee? Metodi per scrivere questo pezzo? Esiste forse un manuale di emozioni per bambini con problemi? Non accetto il suggerimento di uccidere la persona che amo, al momento non c'è nessuno e trovarne una costa troppo tempo e fatica. Se l'amore fraterno conta uguale fatemelo sapere, tanto di fratelli ne ho due :asd:

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Talete, qui io mi sarei risposto: non scrivere mai cose che non senti tue o che non hai vissuto, o entrambe. Ma questo modo di pensare è il mio e non voglio imporlo a nessuno. Ma allo stesso tempo temo di non poterti dare consigli. Mi dispiace. Penso solo, davvero, che si debba scrivere sempre quello che è più adatto alla nostra persona e che conosciamo bene (per esperienza vissuta o altro). Spero che tu capisca.

 

A ogni modo, in bocca al lupo e buon lavoro. :flower:

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Io ti consiglierei di provare ad affrontare questa situazione da un altro punto di vista. Magari da quello di un esterno. Prova a immaginare che una cosa del genere accada a un tuo conoscente, come ti comporteresti? Ti sentiresti piuttosto a disagio, giusto?

Questo potrebbe essere un escamotage, ma tutto dipende da come vuoi impostare la storia...

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Ospite Mocher

Concordo con Rory. Descrivere un'emozione che non  neppure immagini, così lontana dalla tua sensibilità, è un buona premessa per un fallimento. Sei troppo giovane per certe cose. Metti da parte l'idea e riprendila tra... una trentina d'anni.

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Vi ringrazio. Avevo anch'io pensato di tagliare questa parte. I fatti si svolgerebbero così. Mostro l'uomo disperato, poi scopre che la moglie è tornata in vita come zombie intelligente, quindi passa alla gioia per poi arrivare al disgusto dato dalla condizione della compagna.

Tagliando la prima parte farei solo gioia -> disgusto al posto di tristezza -> gioia -> disgusto e saltare un passaggio non mi piacerebbe, ma probabilmente è la cosa migliore da fare.

 

@Crazy direi che mi sentirei dispiaciuto, ma è un po' poco, non so se mi spiego.

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La natura umana è strana e i sentimenti che si provano quando ci si trovano in certe situazioni drammatiche sono spesso molto diverse da quello che uno si può attendere.

Prima, però, di addentrarmi in questo aspetto parto da un'altro punto. Non tutti i rapporti sono uguali, quello su cui per prima cosa devi interrogarti è il tipo di legame che univa quell'uomo e quella donna e la famiglia nel suo insieme.

Io ho conosciuto un uomo a cui la moglie è morta improvvisamente che come reazione ha avuto quella della rabbia. Era arrabbiato con lei perché lo aveva lasciato solo a occuparsi dei figli, di cui si era sempre disinteressato. Era lei a fare tutto in casa, a preoccuparsi della logistica e dell'affetto verso i ragazzi e lui, all'improvviso, si ritrovato ad accollarsi tutto sulle proprie spalle. Certo era (ed è) un uomo molto egoista, era più interessato a sfoggiare una bella moglie che a coltivare la loro affettività, tanto che a posteriori si è pure soffermato a pensare che lei potesse averlo tradito.

Adesso, immaginati un rapporto simile e l'improvvisa morte della moglie, i sentimenti che nell'immediato, nei primi 3 giorni, prova questìuomo sono ben diversi da quelli dell'uomo ancora perdutamente innamorato che vive solo in funzione di lei.

Così, anche l'affettività che prova per i figli differisce, c'è li subisce, chi li tollera e chi li ama, o chi li ama e crede di non sopportarli. Ognuan di queste situazioni di partenza porta dolori e sentimenti profondamente differenti.

 

Per cui: hai deciso da quale situazione di rapporto marito-moglie (-figli) stai partendo? Se lo sai, o non ti sei interggoato su questo, rischi solo di imbatterti in un'avventura, un racconto, fatto di stereotipi, di quelli che si immaginano all'esterno, si vedono al cinema o si leggono sui libri.

 

Tornando alla mia prima frase. Le reazioni a caldo sono spesso le più assurde, anche perché spesso è ancora difficile riuscire a capire realmente cosa sia accaduto, cosa voglia dire quella morte. Così l'uomo potrebbe avere un pensiero dominante, del tutto diverso da quello che ti immagini, ad esempio che farne dell'auto nuova che la moglie aveva appena comprato, a chi venderla per rifarci i giusti soldi. E ti assicuro  che non vi è niente di tanto gretto in questo pensiero, sono cose normali che capitano sempre.

 

 

p.s. vedo, però, che pensavi a una storia di zombie, l'introspezione psicologica quindi si va a ridurre e mi hai fatto scrivere un papiello su quello  :mazza:

Modificato da Tagliacarte

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Ecco, Tagliacarte mi ha tolto quasi le parole di bocca, comprese quelle sugli zombie.

Però dico ugualmente una cosa, che può servire anche ad altri che si pongano le stesse domande.  Nessuno sa realmente come si comporterà di fronte a certe emozioni.  Ed essere stati testimoni di un fatto simile capitato a conoscenti e amici non ci è di aiuto a capire.  Vado oltre: nemmeno averlo provato ci rende sicuri che un'esperienza simile ci vedrebbe reagire nello stesso modo.  Sono troppe le componenti che influiscono.  In più c'è un atteggiamento esterno, che tutti possono osservare, e una sensazione interiore che solo tu conosci.  E, a volte, le due cose non sono affatto uno lo specchio dell'altra. 

Un esempio, per essere chiaro.  Mi capitò che morisse il padre di un mio allievo (avevo 25 anni e lavoravo in una scuola privata in attesa di partire per naja); conoscevo il ragazzo da un mese o poco più e non avevo mai visto suo padre.  Andai al funerale e stetti malissimo, per un giorno intero non fui capace di inghiottire un solo boccone.  Un anno più tardi, o poco più, toccò a mio padre.  Un infarto improvviso a sessant'anni mentre io prestavo servizio militare a trecento chilometri di distanza.  Lo seppi alle dieci di sera e siccome non c'erano più treni rientrai in taxi da Bassano del Grappa.  Ero distrutto, ovviamente.  Nessuno però mi vide piangere, nè quella notte, nè al funerale.  E il giorno dopo a pranzo avevo un grande appettito.  Non solo: tre sere dopo (avevo avuto i dieci giorni di licenza che spettano in quei casi) indossai la maglia della mia squadra di biliardo e andai a disputare l'incontro di campionato.  Chi mi vide deve aver pensato che non m'importava nulla di mio padre, a cui invece ero profondamente legato.  Non ho mai chiesto a uno psicologo i motivi della mia reazione, ma posso immaginare che la mia mente per affrontare il dolore abbia avuto bisogno di nascondersi dietro la quotidianità dei gesti.

In conclusione dunque il tuo personaggio potrebbe reagire in modi molto diversi fra loro e anche apparentemente immotivati.  Calati nella sua mente, dai una giustificazione al suo comportamento, o suggeriscila anche soltanto, e il lettore dovrà accettarla.

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Io concordo sul fatto che se non si conosce una sensazione, un'emozione, non la si può descrivere. Seguo questo principio ogni volta che scrivo e mi ci sono sempre trovata bene, ma magari tu in questo senso sei più portato di me, non possiamo saperlo.

Alcuni scrittori hanno dichiarato di aver provato a sperimentare ciò che scrivono, ma non ti consiglierei di uccidere tua moglie xD quindi perché non provi a pensare a come ti sentiresti se morisse qualcuno che per te è importante come potrebbe essere un coniuge?

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Io ti do un altro consiglio molto semplice: prova a immaginare la situazione e scrivila, poi lasciala là per qualche giorno e rileggila: ti sembra finta, artefatta? allora hai sbagliato qualcosa.

E, come hanno già detto in tanti, non fissarti sullo stereotipo: muore una persona cara allora piango e mi dispero e sembro triste, ognuno  reagisce a suo maodo, prova a partire da qui e descrivere una reazione che può sembrare grottesca, cercando di motivarne le ragioni.

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Potresti anche provare a seguire il consiglio di Yattaman e poi farlo leggere a qualcun altro chiedendogli se secondo lui è verosimile ;)

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Secondo me non devi cercare di descrivere "come si sente" il tuo personaggio, devi solo descrivere "come si comporta". Questo anche per via del contesto.

Così trova qualche conoscente a cui sia appena morto un congiunto e osservalo da vicino, come un entomologo. Se non hai conoscenti nella giusta situazione ammazza qualche moglie  e metticelo. Però poi non farti prendere, che vogliamo leggere il libro.

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Così trova qualche conoscente a cui sia appena morto un congiunto e osservalo da vicino, come un entomologo.

A Grissom! che stai a fa'?

:D

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Dai un'occhiata a qualche forum di psicologia.

(inserisci una di queste parole chiave su google: "morte del partner",  "morte moglie", " morte marito". "morte figlio".

 

Di solito alcuni scrivono pubblicamente la loro triste esperienza.

 

Potresti trovare qualcosa che ti interessa, anzi, è molto probabile, e poi modificarlo e personalizzarlo con il tuo stile.

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Secondo me non devi cercare di descrivere "come si sente" il tuo personaggio, devi solo descrivere "come si comporta". Questo anche per via del contesto.

Così trova qualche conoscente a cui sia appena morto un congiunto e osservalo da vicino, come un entomologo. Se non hai conoscenti nella giusta situazione ammazza qualche moglie  e metticelo. Però poi non farti prendere, che vogliamo leggere il libro.

Nanni... sei un mito!

Scusate l'OT, ma se non ci fosse Nanni ogni tanto a farmi ridere...

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Secondo me non devi cercare di descrivere "come si sente" il tuo personaggio, devi solo descrivere "come si comporta". Questo anche per via del contesto.

Così trova qualche conoscente a cui sia appena morto un congiunto e osservalo da vicino, come un entomologo. Se non hai conoscenti nella giusta situazione ammazza qualche moglie  e metticelo. Però poi non farti prendere, che vogliamo leggere il libro.

Nanni... sei un mito!

Scusate l'OT, ma se non ci fosse Nanni ogni tanto a farmi ridere...

 

 

Confermo, quel post è tra i miei preferiti dell'anno. Se scrive cosi un mezzo euro su di lui lo investirei :)

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Grazie a tutti per i consigli, comunque ci terrei a specificare che nonostante la presenza di zombie non vuole essere nulla di horror o con massacri, mi servono come allegoria del "diverso", quindi sto cercando di essere più realista e corretto possibile.

Per quanto riguarda il consiglio di Nanni vado ad affilare il coltello, anche se non so, ho anche una certa passione per le cose che fanno boom, vedrò di combinarle in qualche modo :asd:

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Oltre ai consigli che ti hanno dato gli altri, mi sento di dire che il genere e lo stile influiscono molto nel modo di raccontare: in un romanzo strappalacrime con grandi approfondimenti psicologici la scena non può essere uguale a quella di un thriller pieno di azione e inseguimenti. Insomma, molto dipende da quello che vuoi trasmettere al lettore.

Ti consiglierei di interrogarti molto anche su questo punto. :)

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Io credo di essere un esperto in queste cose.

 

Innanzi tutto ti consiglio di non scegliere mai personaggi così lontani da te, non ricordo chi fosse ma qualcuno diceva "Ogni romanzo che ho scritto è una strada della mia vita che ho scelto di non percorrere", quindi quando scegli un personaggio non cercare mai di calarti direttamente nei panni di un'altra persona ma ragiona su come vivresti tu un momento del genere, è la maniera più diretta che hai per affrontare le vesti di un personaggio.

 

Fatto questo calati in quel "futuro alternativo" che hai immaginato, affronta la tua vita quotidiana con il peso del background del personaggio che vuoi descrivere, in ogni azione devi imparare a ragionare come te stesso e a immaginare cosa farebbe quel te stesso alternativo nella medesima situazione (E quando dico ogni azione parlo di ogni cosa, dall'accendere il gas al confrontarsi con la politica internazionale).

 

Alla fine, dopo qualche settimana, immaginati la tua storia con quel personaggio che, oramai, sei abituato a abitare, pensa i vari passaggi salienti, le sue risposte, i messaggi che potrebbe lanciare, gli eventuali pensieri che potrebbe scatenare quella storia con quel tipo di personaggio. Se la cosa ti convince scrivila, altrimenti ricomincia da capo.

Io faccio così da anni, è un metodo molto efficace che, se padroneggiato bene, può veramente dare ottimi risultati nel caratterizzare un personaggio. La chiave di volta per dar vita a un personaggio, in fondo, è la vita stessa e ,se ci pensi bene, quale vita puoi conoscere alla perfezione se non la tua?
 

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Grazie a tutti per i consigli, comunque ci terrei a specificare che nonostante la presenza di zombie non vuole essere nulla di horror o con massacri, mi servono come allegoria del "diverso", quindi sto cercando di essere più realista e corretto possibile.

Per quanto riguarda il consiglio di Nanni vado ad affilare il coltello, anche se non so, ho anche una certa passione per le cose che fanno boom, vedrò di combinarle in qualche modo :asd:

 

A parte gli scherzi pensavo a una cosa del tipo:

 

Non l'aveva mai fatto prima, ora teneva quasi sempre una mano poggiata a qualcosa. La spalliera di una sedia, un davanzale o il piano di un tavolo, e spesso teneva gli occhi bassi verso il pavimento. Quasi fosse su una barca e temesse di cadere per un onda o di essere spazzato via all'improvviso.

 

 

se non è esagerato. Insomma, uno sguardo rigidamente esterno.

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Io sono una tifosa del potere dell'immaginazione.

Credo che non si debba necessariamente aver vissuto sulla pelle un'esperienza per scrivere un buon racconto/romanzo... essere scrittori è un po' come fare gli attori: a volte ti capita di interpretare ruoli che ti assomigliano, altre volte no.

Certo, gli anni di lavoro e una ricca interiorità aiutano alla grande, ma come dice Pippowood in certe occasioni può essere necessario basarsi su altre fonti; quando poi si è raccolto il materiale conviene rielaborarlo e farlo proprio, grazie a fantasia, strumenti linguistici e immedesimazione.

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Anch'io non credo che si debba necessariamente avere esperienza diretta di ciò che si scrive, però dovremmo almeno essere in grado di immaginare come possa vivere quell'esperienza il nostro personaggio (immedesimandoci, assumendo il suo punto di vista). Se manca anche questa io, francamente, scriverei di altre cose.

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Vi è mai capitato, dopo essere passati vicino alla morte, magari in occasione di un funerale, ma ancor più per una veglia funebre o altro, di avere un forte desiderio di fare del sesso?

Credo sia capitato a molti. La vita e la morte sono fortemente correlate e in noi vi è qualcosa di atavico che davanti alla morte ci spinge a voler generare la vita, il sesso rappresenta questo. La prima volta che mi è accaduto avrò avuto diciannove o ventanni, uscivo con la mia ragazza dalla casa di un amico a cui era appena morto il padre.

Ebbene, per quanto uno si possa documentare su quale siano le reazioni delle persone, le emozioni e i sentimenti, certe cose difficilmente si sanno se non lo si è provato in prima persona. Eppure, a freddo, da osservatore esterno dei sentimenti umani a nessuno passerebbe per la testa di proporre quella azione (fare sesso) come primo pensiero a conclusione di un passaggio vicino alla morte.

 

Sarà che son vecchio, ma ho imparato che in certi campi non basta immaginare, si resterà sempre troppo lontani da quella che è l'esperienza diretta. 

Poi, vabbé, dipende sempre dall'uso che se ne deve fare

Modificato da Tagliacarte

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Ospite

Il trucco credo stia nell'immedesimarsi. Mi spiego meglio, non c'è un solo modo di agire, o reagire, a una situazione. Ogni persona agisce a modo suo. Copiare dai libri non serve, perché oltre come dici giustamente a risultare una copia di qualcosa già scritto, sarebbero comunque reazioni immaginate da un altro. Tu come reagiresti? Il tuo personaggio, delineato nelle caratteristiche psicologiche da te preventivamente decise, come reagirebbe? Magari con leggerezza, per non far pesare sui bambini la tristezza che si porta dietro. Oppure potrebbe essere uno iper organizzato, che pone la sopravvivenza della prole davanti ad ogni altra considerazione. Il suo agire potrebbe essere di cercare, investigare, i modi più opportuni per "gestire" letteralmente la situazione. In questo modo scaricherebbe in una iper attività genitoriale il peso del dramma che sta vivendo... Insomma le variabili sono infinite e se io, te e altre diecimila persone scrivessimo la stessa situazione verrebbe fuori in altrettanti modi differenti.

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Ospite Dolcenera

Scusami, ma quindi tu mi stai dicendo che non hai mai avuto paura di veder morire una persona che ami? Non hai mai immaginato cosa sarebbe successo se la persona che ami/amavi morisse domani?
Non hai mai provato senso di colpa per aver fatto soffrire qualcuno e non avere avuto la possibilità di riparare al danno?
Non hai mai sentito che un problema fosse troppo grosso, troppo impegnativo, troppo tutto per affrontarlo con il tuo misero cervello e il tuo misero corpo?
Non ti sei mai sentito responsabile di un'altra persona?

Non dico macroscopici avvenimenti come la morte di una moglie, ma nel tuo piccolo avrai sicuramente provato questi sentimenti.

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Ti direi: cercati un vedovo e facci una chiacchierata. Perché certe emozioni costruite a tavolino risultano posticce, non c'è nulla da fare. Da questo punto di vista sono fortunato (me ne sono capitate di tutti i colori nella vita) e grazie al mio lavoro (ho fatto sportello per anni, incontrando migliaia di persone) ho un osservatorio privilegiato di miserie umane. 

Però serve prima di tutto curiosità e attenzione, talvolta anche un po' di sfacciataggine. Lo scrittore è un vampiro.

Modificato da Ciube

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Concordo pienamente con Nanni. Ho scritto qualcosa del genere e ritengo che il modo migliore per descrivere certe situazioni sia attraverso la descrizione dei comportamenti più che delle emozioni.

Ma, se non ho capito male, scrivi in prima persona e questo potrebbe complicare le cose e anche il tempo della narrazione può fare la differenza (al passato sarebbe molto più semplice).

A presenza dei figli potrebbe però aiutarti. Un padre potrebbe reagire alla morte della moglie pensando innanzitutto ai bambini, il suo unico pensiero potrebbero essere loro.

È solo una mia idea, potrebbe essere una stupidaggine e, non conoscendo tutti i dettagli, non so se sia applicabile nel tuo caso.

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Talete, qui io mi sarei risposto: non scrivere mai cose che non senti tue o che non hai vissuto, o entrambe. Ma questo modo di pensare è il mio e non voglio imporlo a nessuno.

 

Concordo sul fatto che è consigliabile evitare di scrivere cose che non si sentono proprie, tralascerei invece il "non hai vissuto".

Come dice King (mi sembra che l'abbia anche scritto su On Writing) e altri autori noti: non è importante narrare con perfetto realismo, ciò che conta è dare un senso di credibilità anche alle cose che ti sono più estranee.

 

 

@Talete: lungi da me dirti cosa fare e non fare, se però m'imbattessi in una situazione simile alla tua, cercherei di trasformare questa "lacuna" in un vantaggio a mio favore, riflettendo su queste possibilità di scelta, prendendole eventualmente entrambe in considerazione: la prima è quella di evitare di caratterizzare il lato emotivo dei personaggi ma di puntare maggiormente sulla trama in sè. Insomma, si risolve il problema alla radice. La seconda, più interessante e che comunque può essere combinata con la prima, è quella di sfumare energicamente i sentimenti e le emozioni interne dei personaggi, lasciando una libera interpretazione ai lettori.

Tenendo naturalmente sempre in considerazione che la descrizione indiretta e diluita è sempre preferibile a quella nuda e cruda, potresti riportare piccoli gesti di questo padre che lasciano vagamente intendere come si possa sentire.

Esempio: uno dei figli dice <<Papà, oggi sarebbe l'onomastico della mamma.>> e il padre non proferisce parola. Il figlio insiste <<Papà, mi hai sentito? Papà>>. Lui ribatte con fermezza <<Per favore, lascia riposare in pace la mamma.>> A cosa era dovuto il silenzio del padre prima e la risposta ferma dopo? Provava dolore per la perdita della moglie e quindi preferisce pensarci il meno possibile? Non prova nessun dolore, ma solo odio per una moglie che lo tradiva, lo ridicolizzava agli occhi degli amici e che alla fine lo ha pure lasciato a doversi far carico dei figli? Oppure ha addirittura dei sensi di colpa, perchè era lui a tradirla, lui era un pessimo marito, lui "l'ha fatta ammallare", e per questo non ci vuole pensare?  Si potrebbe lasciare il dubbio al lettore, lasciando solo deboli indizi sulla verità con altrettanti dialoghi, gesti e situazioni simili. Ma si potrebbe anche distribuire i pezzi del puzzle e dargli una soluzione a un certo punto della storia, magari durante una conversazione con un altro personaggio...

In bocca al lupo.

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Grazie a tutti per i consigli, alla fine ho provato a scrivere il pezze, ma non lo so, forse funziona, magari no, non saprei dirlo. Credo che proverò a postarlo qui e vedrò un po'

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