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Ginevra

La scoperta

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http://www.writersdream.org/forum/topic/20297-non-andare-via/#entry354374

 

 

-Haaaaa… Che dormitona! Dove sono? Vediamo un po’: ambiente soft-chic, poltrone recliner morbide e preriscaldate, luci soffuse, gente che riposa nei privee.

Bello! Quasi quasi mi rimetto a dor…

 

Petta: cosa sta facendo quel ciccione lì?

Guarda che razza di maleducato! Stacca dei pezzettini dal muro e se li pappa.

Se li pappaaa?

Un momento, lo stanno facendo in tanti... Mangiano la parete.

Boh, sarà una nuova moda, provo anche io, che c’è di male? In caso sputo…

Sputo? Fossi matto! Questa roba è squisita, una scorpacciata fotonica.

Ho mangiato troppo, sarà meglio fare due passi per digerire.

 

Accidenti, sono stato seduto troppo a lungo, mi è venuto un gran prurito alla schiena; provo a sfregarmi contro il muro.

No, non passa e se premo troppo mi fa male.

 

-Ehi lei! Cosa sta facendo?

-Dice a me?

-Certo che dico a lei. L’ha morso una tarantola? Fa il ballo di San Vito?

-Mi scusi, signore. Ho un terribile prurito alla schiena. Forse sono stato seduto troppo a lungo, ora passa, mi scusi di nuovo…

-Macchè prurito! E’ scemo? Sono le ali, eccheccacchio! Lei non sa proprio niente.

-Le…cosa?

-Ma le ali, signor mio! Le A L I . Queste che abbiamo dietro la schiena.

-Le ali! Si gira per favore? Mi fa vedere le sue?

-Uff. Va bene. Ecco, guardi: basta imprimere un po’ di forza e loro si muovono, obbediscono.

-Si, un po’ si muovono anche le mie, ma cosa ci si fa?

-Cosa ci si faaaaa? Ma ci si vola santiddio! Vuole rimanere qui per sempre?

-Uscire di qui intende?

-Senta, lei mi fa pena. Sto per andarmene, se vuole guardi me, mi segua. Come si chiama lei?

Io sono Andrea, piacere.

-Io non lo so…

-Non lo saaa? Ma c’è scritto a chiare lettere sulla sua poltrona, vede? Lei si chiama Mario. Signor Mario. E adesso muova un po’ le ali che ancora sono umide, poi ce ne andiamo.

-Si, va bene. Ecco…Uuhhh che impressione! Sembra di alzarsi da terra.

-Impressione? Lei si DEVE alzare da terra! Via, mi segua, proviamo a uscire da quella parte.

 

C’era davanti a loro una salitella ripida: si arrampicarono alla volta di un’apertura azzurra,

poi improvvisamente il signor Andrea scomparve.

Mario a sua volta si affacciò sul bordo e subito gli girò la testa: lo accolsero mille colori bellissimi, odori di ogni tipo gli piovvero addosso.

-Signor Maaarioooo!

Mario alzò a fatica gli occhi tanto era frastornato: il signor Andrea si librava sopra di lui in voli concentrici, nell’aria e nel sole.

-Vengaaaa! Cosa aspettaaaa?

Mario volle obbedire: pigiando sulle zampe diede forza alle ali.

-Forza belleee allargatevi anche voi, animo!

Ecco. Era in aria, ebbro di bello, di nuovo, di pollini e stimoli olfattivi.

Guardò in basso e osservò l’albergo che lo aveva ospitato fino a poco prima:

la costruzione aveva una forma arrotondata, con muri marroni, lisci e una copertura artistica percorsa da profonde fratture circolari. L’architettura era strana, alla Gaudì.

Dalle finestre aperte altri compagni alati si affacciavano, esitavano un po’, poi si libravano in volo.

 

Il signor Mario osservò a lungo, poi decise di posarsi un momento per riprendere fiato.

Il signor Andrea lo avvistò e scese accanto a lui.

-Beh? Che gliene pare?

-E’ bellissimo! Le ali regalano emozioni uniche! Grazie per l’aiuto, amico mio.

-Ma si figuri! E’ stato un vero piacere.

-Senta, dato che è qui, mi dica: come si chiama quel bell’albergo che ci ha accolti prima del volo?

 

Il signor Andrea cominciò a ridere talmente forte, con picchi di singhiozzo, di fiato espulso con forza e trattenuto nella pancia, che rischiò più volte di cadere a testa in giù dalla foglia che li accoglieva.

Mario, piccato, lo apostrofò:

-Scusi, non c’è bisogno che risponda. In fondo non mi interessa. Buon giorno.

-Ma no, amico mio, vieni qui, diamoci finalmente del tu e rilassiamoci. Ti spiego ben volentieri…

 

I due amici si accomodarono meglio, sistemarono le spiritrombe con sapienti colpetti di zampe e finalmente il signor Mario scoprì di essere una mosca e di aver avuto per incubatrice una calda, profumata, ottima merda di vacca.

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Simpatico divertissement.

Scritto in maniere lieve, con linguaggio piano e facile e in maniera corretta.  Giochi a ingannare il lettore, con l'intento di fargli credere che si tratta di umani soggetti a kafkiana metamorfosi e con me raggiungi lo scopo, perché non ho intuito di quale tipo di albergo si trattasse. 

Quando si vuole ottenere questo effetto però bisogna essere onesti.  Si deve cioè dare a chi legge la possibilità di capire in anticipo; gli elementi fuorvianti alla fine devono avere tutti una loro giustificazione in maniera che il lettore dica: "ma guarda, mi ha fatto credere che... e invece era...".  Secondo me tu riesci in certi passi (le pareti color marrone e edibili, gli aromi e via dicendo) e in altri no.  Mi soffermerò solo sui secondi perché rappresentano, a mio giudizio, i punti deboli del racconto:

 

- che le mosche si chiamino signor Mario e signor Andrea;

- le poltrone con il nome sopra del proprietario;

- che una mosca faccia il ballo di San Vito...

 

ma soprattutto che il signor Andrea si metta a ridere in maniera sguaiata quando l'altro gli chiede del luogo da cui provengono.  Qui è l'uomo che parla, non la mosca.  L'uomo può trovare la cosa umoristica, per una mosca dovrebbe essere una cosa naturale venire da quel luogo... 

 

Se metti mano a queste piccole contraddizioni e trovi degli escamotage più credibili per quei punti che ti ho segnalato il racconto sarà di certo più godibile.  Già così è molto grazioso.

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Grazie. "Forse" hai ragione. Ti sono molto grata per il passaggio: sai che il tuo per me è fondamentale.

Sono indecisa se aggiungere le mie scuse. Dai, per questa volta no.

Bacino.

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Hmm, non so. Non credo mi sia piaciuto. Mi sono sentito preso in giro ecco. :mazza:

Per quanto riguarda lo stile e la scrittura come sempre sei su livelli ottimi, ma qui è proprio questione di onestà intellettuale che un po' si deve in fondo al lettore.

Ammetto di aver letto il racconto stamani, e di aver passato la giornata arrovellandomi il cervello sul senso che potesse avere. (ora non proprio arrovellato il cervello per tutto il girno eh! :-))

Ma insomma di averci ragionato su, non poco,  cercando di comprendere che tipo di metafora esistenziale ci fosse alla base. E poi arrivo qui la sera e scopro che Andrea e MArio altro non sono se non due mosche vere e proprie. Che parlano come esseri umani che conoscono le abitudini degli esseri umani che usano oggetti come poltrone proprio come facciamo noi. Simpatico e scritto benissimo , ma non fa per me.

Senza googlare... ma che sono le spiritrombe?

Ciao!

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@Claire: caffè virtuale pagato. Grazie e a buon rendere. (Immagino che il tuo avatar farà sbarellare parecchi frequentatori del WD.)

PS: ti ho dato un punticino verde perchè odio gli zeri, poi mi sono resa conto di aver contravvenuto ad una regola; chiedo scusa.

@Enri: bello mio, non c'è nessun intento indottrinatorio, non è una favola di Esopo con morale anche se i miei personaggi sono animali umanizzati...heheh. Il mio intento, se ce n'era uno, era semplicemente quello che ha ottenuto, cioè prenderti un pò per i fondelli e spiegarti tutto alla fine. No, aspetta, l'altro intento non marginale era quello di strapparti un sorriso. Io è te siamo complementari: tu ammazzi psicologicamente(la protagonista di "Non lasciarmi") e praticamente (il suo ragazzo), io cerco di far ridere. Però siamo entrambi bravini, dai, diciamocelo! Dammi un cinque, Enri.

La spiritromba è il nasino a proboscide della mosca. Ciao e grazie per il passaggio.

Modificato da Ginevra

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Complimenti ho trovato la tua storia davvero divertente, specialmente nel finale. Sono d'accordo con i commenti fatti precedentemente, rendendo alcuni punti all'inizio più comprensibili la storia non potrà che migliorare. Brava!

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@Ginevra Grazie sembrerà un paradosso ma io non amo molto Modigliani eppure questo quadro l'adoro. Scusa forse non c'entra molto con questo topic. Per questo rimedierò ribadendoti che sei stata brava.

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Ed ecco il mio commentone! :D

Brava, mi hai divertito e al tempo stesso mi hai tenuto incollato allo smartphone senza che potessi supporre nulla sul finale di così vicino a quello che poi era realmente.

Intanto mi piace il taglio, molto scorrevole. Quando sono spuntate le ali beh, per un attimo ho pensato potessero essere in una sorta di paradiso, c'era l'apparente smarrimento di mario e andrea così esperto. Ho immaginato il primo come un nuovo arrivato e andrea come un trapassato da tempo. Il fatto delle pareti da mangiare non mi diceva gran che a livello di indicazioni, poi ti dirò, certi aspetti come i nomi umani eccetera, personalmente non li vedo come punti deboli, anzi. Non mi ricordo se qualcuno l'ha detto, in ogni caso la mosca è considerata domestica, dunque potrebbero aver assunto abitudini umane proprio frequentando le nostre case. Ottimo lavoro. :)

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Marck! Grazie per la visita e per lo splendido commento. In effetti non mi ero posta il problema della coerenza dei vari aspetti, volevo solo divertirvi. Sono proprio contenta di esserci riuscita anche con te. Colgo l'occasione della tua presenza per proibirti di modificare questo splendido avatar: adoro le tigri e questo è un esemplare stupendo. Ciao.

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La coerenza dei personaggi è per me più che soddisfacente, specie considerando la contestualizzazione. Hai creato tutti i presupposti per non far capire nulla o quasi sino alla fine, leggendo ti vengono in mente delle possibilità ma è difficile giungere alla giusta conclusione. Hai presente il film "the others" ? Stesso discorso. Gli indizi sono disseminati in tutto il film ma ben mascherati. Percepisci che c'è qualcosa che non quadra ma fino alla fine non lo sai. Ottimo lavoro. :)

Non toccherò la tigre e comunque, quando cambierò avatar, la terrò per reimpieghi successivi.

Anch'io adoro le tigri, comprese quelle di Mompracem! ;)

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L'ho trovato un ottimo racconto e condivido con te che non tutti i testi debbano avere un profondo senso esistenziale, alla base, per essere scritti. 
Stilisticamente sei stata perfetta, ottima la scelta degli escamotage letterari per confondere il lettore, anche se questo racconto non è propriamente il mio genere devo dire che ne sono soddisfatto. 
 

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Molto carino, complimenti Ginevra.

Nemmeno io c'ero arrivato se non all'ultima parola, e mi hai strappato un sorriso. Stile scorrevole e lineare, perfetto per il tipo di racconto.

Ok anche l'utilizzo dei nomi, invece mi stridono un po' le poltrone.

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A me è piaciuto molto.  Inizialmente pensavo fosse un uomo che passando ad altra vita era diventato un angelo e il finale mi ha sorpreso e mi ha fatto ridere.  Così l'ho riletto.  La scrittura è scorrevole e attraverso i dialoghi si costruisce la storia. Tutto è molto delicato anche se alla fine si parla solo di m... penso però che per una mosca anche quella sia delicata e profumata. Forse si potrebbe lavorare in modo diverso sulle prime tre righe d'introduzione, il fatto che si risveglia e non sa dove si trova, non si collega tanto con il resto, il lettore si chiede perchè.  Per il resto ottimo, per me.

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Ospite Dolcenera

Bello :) Anch'io all'inizio pensavo fosse un uomo che, dopo essere morto, era diventato angelo, però quelle pareti che si mangiavano stonavano... le nuvole avranno un sapore gradevole? mi chiedevo. Il finale mi ha lasciata sconvolta e presa per il naso (anche un po' schifata devo ammettere) quindi direi che l'obbiettivo è stato raggiunto ottimamente, brava  :flower:

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@Marck grazie, Sandokan. Da piccolina non mi stancavo di riguardare lui che salta in contemporanea alla tigre e la uccide. Abbiamo gli stessi gusti...

@Emme: ciao! Ti ho scoperto ieri sera poco prima di andare a nanna e mi ha colpita il tuo avatar; mi ero ripromessa di risponderti questa mattina e anche di leggere qualcosa di tuo. Innanzi tutto grazie per il passaggio e per il commento: hai saputo apprezzare un brano anche se non rispecchia il tuo genere, quindi grazie doppio. Verrò a cercarti, e non è una minaccia...

@Stefano75: grazie per l'apprezzamento. Hahaha, le poltrone recliner e riscaldate erano d'obbligo: la larva doveva per forza "riposare" un un posticino caldo e rilassante per permettere la schiusa. Mi sono ispirata alle tante promozioni TV, le hai mai viste? Ciao.

@Vanity: Grazie Vanity, in effetti le prime righe di introduzione potrebbero essere oliate un pò, ma per il momento sono assorbita dalla scrittura di una fiaba. Ci tornerò sopra, come mi consigli, visto anche che questo racconto sta piacendo molto. La tua luna sorridente è bellissima...

@Dolcenera: ciao bella, che piacere averti qui! Ti incrocerò al prossimo MI, spero (9/2). Grazie per l'apprezzamento, so che sei una commentatrice molto attenta, quindi doppio grazie anche a te. In effetti anche altri avevano pensato si trattasse di un neo-angelo.

Ho visto le tue foto: oltre che carina sei pure simpaticissima. Ciao, al prossimo incrocio e vinca il migliore...hehehe.

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@Marck grazie, Sandokan. Da piccolina non mi stancavo di riguardare lui che salta in contemporanea alla tigre e la uccide. Abbiamo gli stessi gusti...

Sandokan non me lo perdevo mai, poi ho amato alla follia la lettura dell'intero ciclo di Salgari a lui dedicato. Una lettura che si dovrebbe fare due volte nella vita, da bambini e da adulti. Ci sarà un motivo se la mia voglia d'avventura, di luoghi esotici e di terre lontane è stato sempre fortissimo. :)

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Ospite Mocher

Oh, sì... mi piace. Uno stile leggero, fluido e accattivante. E "la scoperta" finale dà un tocco disneyano all'insieme, con quelle mosche antropomorfizzate...

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@Mocher: Ciao mucchietto di libri! Ho letto spesso e religiosamente i tuoi commenti puntuali e sempre graffianti, approfonditi e dritti al cuore dell'Autore. Sapere che il mio branino sia piaciuto anche a te aggiunge piacere al piacere dell'approvazione.

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Ciao Ginevra, ho letto questo tuo racconto e, da lettrice, vorrei dirti che al primo impatto mi è sembrato divertente, dotato di una freschezza di stile che rende scorrevole la lettura ed in effetti così si è rivelato fino alla fine. Un racconto leggero, piacevole e che incuriosisce dato che è pieno di elementi fantasiosi che spingono chi legge, almeno così è stato per me, ad arrivare in fondo dove ad attenderlo c'è un finale che strappa un sorriso. Unica mia perplessità è nella parte iniziale che mi ha un po' confusa e fuorviata e tuttora non riesco a collegarlo al resto, ma in generale mi è piaciuto e l'ho letto volentieri. Brava! :) 

A rileggerti. :love:  

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Ospite Mocher

@Mocher: Ciao mucchietto di libri! Ho letto spesso e religiosamente i tuoi commenti puntuali e sempre graffianti, approfonditi e dritti al cuore dell'Autore. Sapere che il mio branino sia piaciuto anche a te aggiunge piacere al piacere dell'approvazione.

Oh oh... non sospettavo che tu leggessi i miei commenti puntuali (a volte puntigliosi, direi). Il tuo brano mi è piaciuto, ma visto che mi hai stanato, qualche commentino puntuale lo avrei:

-Haaaaa… Che dormitona!

"Haaaa" come pure "Ha ha" è una notazione anglosassone per la sorpresa. Da noi si usa di solito "Ahhh" o "Ah ah". Sbaglio?

 mi rimetto a dor…

Sempre rischioso l'uso della troncatura delle parole, ma in questo caso passi.

 Le A L I

Personalmente non mi piace affatto l'uso delle parole in maiuscolo (men che meno in grassetto o sottolineate) per dare enfasi al discorso. L'enfasi si deve intuire dal contesto. Lasciamo al lettore almeno il compito d'intuire, diamogli fiducia (eccheccacchio).

Cosa ci si faaaaa?

Ancora una volta, passi la moltiplicazione delle a per dare enfasi al tono stupito dell'interlocutore, ma solo perché l'atmosfera generale è da cartoon.

-Non lo saaa?

Uuhhh

Lei si DEVE alzare da terra!

-Signor Maaarioooo!

-Vengaaaa! Cosa aspettaaaa?

-Forza belleee allargatevi

Passi, passi, passi... ma il troppo storpia.

 

Ecco, ho finito. Il pezzo comunque è fortissimo. Ti tengo d'occhio però: devo scoprire se l'enfasi è il tuo tallone d'Achille (e sta' attenta anche ai punti esclamativi).

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@Milly: ciao bella. Grazie per essere venuta. Naturalmente hai ragione sulla scorrevolezza delle prime righe, me lo ha fatto presente anche un altro lettore: lo rivedrò, lo ungerò con qualche goccia di olio buono delle mie colline marchigiane, ma in questo momento sto completando e rivedendo un altro lavoro. Sono contenta comunque di averti fatto divertire.

@Mocher: ciao Mo. Grazie per i buffetti e grazie per aver capito che il linguaggio esasperato tendeva a sottolineare lo stile umoristico, da cartoon, del pezzo. Ho scritto anche cose drammatiche e serie, ma fanno parte di un mio libro; ne avevo postato qui alcuni brani: volevo metterli sotto la lente di ingrandimento del WD per rassicurarmi circa la loro validità, poi ho chiesto di rimuoverli.

Sono molto contenta di passare attraverso crogioli intelligenti. Alla prossima.

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Ti dico subito che è scritto molto bene, in prima lettura non ho trovato veri errori di forma, salvo qualcosina nella formattazione. E ci mancherebbe! Non c'è bisogno che ci diciamo quanto sei ferrata sulle regole del codice linguistico.

Perciò, dovrò essere molto pignolo e cattivo per poterti fornire qualche spunto di miglioramento.

 

Mi associo alle critiche che ti ha fatto Marcello sulla commistione troppo brutale tra il mondo umano e quello entomologico, potrebbe andare benissimo all'interno di un lavoro più ampio in cui si descriva nel dettaglio il mondo antropomorfizzato, alla "Bee Movie" o "A Bug's Life" o "Z La formica" per capirci. Ma in un raccontino così breve lascia un tanto perplessi il fatto che ci siano poltrone reclinabili e targhette coi nomi.

 

I punti forti e azzeccati di questo tuo racconto secondo me sono anzitutto la struttura: dosi con equilibrio la narrazione in modo che si va descrivendo il mondo e la situazione che ci porti a scoprire sul finale. Il ritmo e i tempi scelti funzionano in modo perfetto per tenere alto l'interesse frase dopo frase così da non stancare mai.

 

Altro elemento portante e ben pensato è il registro linguistico e lo stile. Qui vorrei farti un discorso specifico perché trovo che il tuo racconto starebbe a meraviglia in una antologia per scuole elementari o superiori. Se è tua intenzione dirigerti a un pubblico più maturo, allora devo suggerirti di rendere il linguaggio più elegante e la retorica decisamente più sottile, a volte ti appoggi a figure troppo scontate, esagerate o luoghi eccessivamente comuni. Tutto questo però è ovviamente una critica che parte dal mio gusto personale.

 

-Haaaaa… Che dormitona! Dove sono? Vediamo un po’: ambiente soft-chic, poltrone recliner morbide e preriscaldate, luci soffuse, gente che riposa nei privee.

 

Qui trovo le parti in grassetto tendenti all'infantile, mentre quelle sottolineate troppo mature per un pubblico da scuole medie. A seconda del tuo scopo, ti suggerirei di rendere o più elegante o più semplice il lessico e lo stile.

Più maturo: "Che dormita... ma che posto è questo?  Ambiente soft-chic, poltrone recliner morbide e preriscaldate, luci soffuse, gente che riposa nei privee." 

Approfitto per segnalarti che al maschile dovrebbe essere "privé". La forma femminile privée dovrebbe comunque essere sconsigliata visto che le parole straniere assimilate in italiano si usano nella forma non flessa.

Più infantile:

-Ah! Che dormitona! Dove sono? Vediamo un po’: ambiente elegante, poltrone reclinabili e  preriscaldate, luci soffuse, gente che riposa nelle salette riservate.

 

Ecco, il grosso delle mie critiche sta tutto qui: ci metterei una definizione stilistica più marcata e una retorica più originale su tutto il brano.

 

Petta: cosa sta facendo quel ciccione lì?

 

Ci vuole l'apostrofo: 'Petta

Per un pubblico più adulto ci vuole un linguaggio più spontaneo e rapido: "che fa quel ciccione lì?"

 

Guarda che razza di maleducato! Stacca dei pezzettini dal muro e se li pappa.

Se li pappaaa?

 

L'infantilismo può anche andare bene, però la tripla "a" per me è eccessiva. Taglierei e asciugherei un po' per rendere la retorica più "invisibile".

 

Un momento, lo stanno facendo in tanti... Mangiano la parete.

 

Boh, sarà una nuova moda, provo anche io, che c’è di male? In caso sputo…

 

Qui terrei o il Boh o il "Sarà una nuova moda"

 

Sputo? Fossi matto! Questa roba è squisita, una scorpacciata fotonica.

 

Calcare troppo la mano sullo stile va bene se il testo è indirizzato a lettori molto giovani, se invece lo vuoi rendere più appetibile per il pubblico più maturo bisogna alleggerire un po' la retorica. Senza però mai perdere la verve umoristica che sei riuscita a creare, quindi è un'operazione che va fatta con molta attenzione.

 

 

-Certo che dico a lei. L’ha morso una tarantola? Fa il ballo di San Vito?

Una sola domanda retorica dovrebbe essere sufficiente. Quella della tarantola è geniale per surreale e assurdità visti i soggetti, terrei quella.

 

 

-Mi scusi, signore. Ho un terribile prurito alla schiena. Forse sono stato seduto troppo a lungo, ora passa, mi scusi di nuovo…

 

 

-Macchè prurito! E’ scemo? Sono le ali, eccheccacchio! Lei non sa proprio niente.

 

Visto che non ho molto dove attaccarmi per segnalarti errori formali ti faccio notare questa: trova il modo di scrivere "È" invece di " E' ". Puoi ricorrere alla sostituzione automatica del word processor oppure usare la soluzione più drastica e difficile (come ho fatto io...) di impostare la tastiera su un layout internazionale che ti permetta di usare tutte le accentazioni, caso mai dovessi scrivere in portoghese, polacco, spagnolo o francese... io uso la US International oppure la US Extended.

 

-Le…cosa?

-Ma le ali, signor mio! Le A L I . Queste che abbiamo dietro la schiena.

 

Occhio allo spazio mancante dopo i tre punti e a quello di troppo dopo la I. Anche qui secondo me calchi troppo.

Ti faccio vedere la versione più stringata che mi viene in mente, poi tu valuterai una eventuale via di mezzo:

 

-Che? 

-Le A-LI signor mio! Quelle che abbiamo dietro la schiena.

 

Ho messo "quelle" perché subito dopo descrivi chiaramente che non gliele sta facendo vedere:

 

-Le ali! Si gira per favore? Mi fa vedere le sue?

-->

-Si gira per favore? Mi faccia vedere le sue.

 

Anche qui, occhio a non esagerare con le troppe interrogative, sempre per alleggerire stile e retorica.

 

-Cosa ci si faaaaa? Ma ci si vola santiddio! Vuole rimanere qui per sempre?

-Uscire di qui intende?

 

Ti consiglio di riformulare un po' queste due linee di dialogo, credo che tu abbia pasticciato un po' nella revisione. "Uscire di qui intende"? non è coerente con "Vuole rimanere qui". O parlano entrambi di uscire, o parlano entrambi di non rimanere. Inoltre cercherei di togliere almeno un punto interrogativo.  Magari con "vorrà pure uscire di qui prima o poi!"

 

 

-Senta, lei mi fa pena. Sto per andarmene, se vuole guardi me, mi segua. Come si chiama lei?

Io sono Andrea, piacere.

 

Quel a capo mi ha sconvolto, ho creduto ti fossi dimenticata un trattino, la metterei così:

 [...] Io sono Andrea, piacere. Come si chiama lei?

 

 

C’era davanti a loro una salitella ripida: si arrampicarono alla volta di un’apertura azzurra,

 

Io trovo che il verbo essere sacrifichi spesso il mostrato per del raccontato non necessario, se ti piace proverei una sostituzione del tipo:

Imboccarono la salitella ripida davanti a loro e si arrampicarono alla volta di un'apertura azzurra

 

E quel a capo dopo la virgola mi ha infastidito un po'  in lettura...

 

poi improvvisamente il signor Andrea scomparve.

 

Se dici "arrivato in cima" puoi risparmiarti l'avverbio. Te lo dico giusto come alternativa, a me non da fastidio un po'  di raccontato a base di avverbi ogni tanto.

 

Mario a sua volta si affacciò sul bordo e subito gli girò la testa: lo accolsero mille colori bellissimi, odori di ogni tipo gli piovvero addosso.

 

"Mille" è un luogo secondo me troppo comune per "molti". Ti propongo "una miriade" o, ancora meglio, "miriadi".

 

 

-Signor Maaarioooo!

Mario alzò a fatica gli occhi tanto era frastornato: il signor Andrea si librava sopra di lui in voli concentrici, nell’aria e nel sole.

-Vengaaaa! Cosa aspettaaaa?

direi "[...] gli occhi a fatica tanto era[...]"

Con le vocali ripetute penso tu abbia voluto rendere urla o una voce spinta attraverso la distanza. Proverei a caratterizzarla con un altro espediente più incisivo, anche un semplice "non mi faccia urlare da lontano!" oppure un commento al discorso diretto che specifichi la tipologia e le modalità della voce.

 

Mario volle obbedire: pigiando sulle zampe diede forza alle ali.

Fino a quando non ho letto "zampe" avevo pensato agli angeli o qualcosa del genere. Se vuoi mantenere ancora l'ambiguità puoi usare "arti inferiori". Ma dipende dalle tue intenzioni.

 

-Forza belleee allargatevi anche voi, animo!

È poco chiaro il ritmo della frase, manca un segno di interpunzione o prima o dopo "belleee" di cui comunque limiterei le vocali addizionali. Forse ci va un punto esclamativo al loro posto?

 

la costruzione aveva una forma arrotondata, con muri marroni, lisci e una copertura artistica percorsa da profonde fratture circolari. L’architettura era strana, alla Gaudì.

Questa descrizione arriva con un tempismo e una precisione perfetti. Ho avuto la certezza che si trattasse di un alveare selvatico, quindi ha rafforzato la sorpresa della chiusura.

Trovo però che possa essere migliorata in quanto così com'è risulta del tutto statica ("aveva una forma", "era strana"). Ci sono verbi ed espressioni alternative che si appoggiano su effetti della prospettiva, della luce, dei riflessi ecc. Esempio: "Sotto, Mario poté scorgere la forma arrotondata che si faceva lontana..." "L'architettura gli risultava strana..."

 

Il signor Mario osservò a lungo, poi decise di posarsi un momento per riprendere fiato.

Non ne sono certissimo, ma forse per congruenza del PdV dovresti dire solo "Mario" e non signor Mario.

 

Il signor Andrea lo avvistò e scese accanto a lui.

-Beh? Che gliene pare?

-E’ bellissimo! Le ali regalano emozioni uniche! Grazie per l’aiuto, amico mio.

-Ma si figuri! E’ stato un vero piacere.

-Senta, dato che è qui, mi dica: come si chiama quel bell’albergo che ci ha accolti prima del volo?

Da questo passo fino alla fine ho riscontrato un uso di stile e retorica decisamente più consono ed efficace rispetto alla parte precedente. Ma è questione di gusti.

 

Sono stato molto critico ma a essere equi dovrei dirti che il tuo pezzo va benissimo così (a parte forse qualche vocale di troppo e le due cosette che ti ho fatto notare in fatto di forma linguistica e di formattazione). Davvero divertente questo pezzo in cui esprimi al massimo la tua capacità di rendere i testi leggeri e agili da leggere.

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