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Stefano75

Non andare via

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Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/20261-i-contorni-del-cuore/

 

Riemergo dal sonno, forse svegliato dal colpetto sul fianco che farai finta di avermi dato per sbaglio. Perché, in fin dei conti, lo fai sempre: quando non riesci a dormire mi svegli e mi fissi, non puoi sopportare che io dorma e tu no. Mi giro ed eccoti lì, non appena riesco a mettere a fuoco la vista. Ogni mattina guardarti è una sorpresa, perché riesco a scorgere particolari sempre nuovi. Quelle efelidi ad esempio, appena pronunciate in inverno, ma che in estate esplodono in un gioco unisci i puntini fino all’infinito, o quel naso appena storto, che si nota solo fissandoti a lungo da una certa angolazione, privilegio solo mio. E quella bocca dal taglio nobile, che tanto mi ricorda alcuni ritratti di donne del ‘500.

Ma oggi c’è qualcosa di diverso. Hai qualcosa di troppo grande per tenertelo dentro, te lo leggo negli occhi, e io mi sento utile perché sono sempre e comunque la tua prima scialuppa di salvataggio; che qualche volta fa acqua, e magari non ti porta in salvo ma, nonostante tutto, la tua prima scelta.

Ora che i miei sensi cominciano ad assestarsi, mi concentro sui tuoi occhi, che non sono gonfi solo dal sonno. E infatti mi basta un gesto per vedere la prima lacrima bagnare il cuscino. Ti accarezzo una guancia e ti scogli, sembri voler scomparire dentro il mio abbraccio. E io mi sento così egoisticamente e meravigliosamente utile ad essere lì con te e per te in questo momento.

“Ho sognato di mia nonna”, sussurri. Mi devo sforzare per capire cosa questo significhi per te, e in particolare oggi. Perdere i nonni in età adulta fa parte dell’ordine naturale delle cose, è un appuntamento spiacevole a cui non vorremmo andare, ma che sappiamo già fissato. Quando purtroppo accade, è come se la fase del lutto fosse già elaborata. Forse è solo un modo che abbiamo per sentire meno male. E di solito funziona. Ma non per te, non in questo caso.

Di solito gli eventi vissuti durante il giorno non entrano nei sogni la notte seguente, la nostra mente ha bisogno di elaborare le informazioni, interiorizzarle secondo meccanismi tuttora sconosciuti. Ma stavolta sono entrati spalancando prepotentemente la porta, facendo entrare un freddo che ti penetra nelle ossa. E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai, perché il tempo non altera i ricordi più vividi. Il tempo non guarisce, indurisce semmai. Solo perché non riusciamo ad accettare di cascarci un’altra volta, e poi un’altra ancora, semplicemente impariamo a reagire diversamente a determinati stimoli e percezioni, e ogni volta non cadere nel vortice della malinconia diventa un po’ più facile.

Ieri era il primo anniversario della morte di tua nonna, e siamo andati insieme al cimitero a salutarla. È passato solo un anno, anche se, in realtà, se n’era già andata molto prima, chiusa in quel male terribile che ti toglie i ricordi e rende estraneo tutto, persone e cose. Quel male il cui nome ricorda più un attaccante tedesco del Bayern Monaco che una malattia. Ho avuto la fortuna di conoscerla quando ancora aveva qualche lampo di lucidità; ricordo ancora lo sforzo che fece per alzarsi dalla sedia la prima volta che mi vide. Non per me, ma per cosa io rappresentassi per te: il compagno della sua nipote prediletta. La nipote che, assieme a tua madre, aveva cresciuto. Era più di una nonna, era il metronomo che scandiva le tue giornate.

A voce bassa, scandendo le parole, mi racconti il sogno. Forse per controllare il pianto, o forse perché lo stai rivivendo anche ora, da sveglia. Una giornata come tante, in cui dopo cena scendevi al piano sotto, dove abitava con tuo nonno, a guardare la televisione. Forse era la serata di Dallas, non ricordi bene, ma ciò che ti rimane impressa è l’immagine di te e lei sul divano. Lei che ti accarezza le gambe, per ore, ininterrottamente. Quando eri piccola, davanti alla televisione, come quando eri grande e andavi all’università, davanti ai libri. Forse è per questo che schiavizzi me, ora, sul divano: non posso sedermi se non con le tue gambe sopra le mie. Ora lo capisco, e sono contento che tu abbia scelto me per soddisfare questo tuo bisogno primario.

Ma è la frase che ti ha fatto svegliare di soprassalto a farti male, una frase che non riesci a dimenticare. È tardi, e tua madre, come faceva sempre, dal piano di sopra batte il mestolo sul pavimento per ricordarti che è ora di andare a dormire. Tu scatti in piedi, ma tua nonna ti blocca e ti guarda.

 

“Non andare via”.

 

Solo tre semplici parole, ma non è difficile capire cosa ti stiano scatenando dentro. Il sogno ti ha travolto perché era una replica di quelle giornate lontane, semplici e vere. Così vivido da darti l’illusione di poter correre da lei, ora, come se fosse ancora lì, nel piano inferiore, ad aspettare la sua nipotina. Solo ora posso capire quanto male ti faceva quando, nell’ultimo periodo, non ti riconosceva nemmeno più.

Ieri, al cimitero, siamo stati qualche minuto davanti alla sua tomba. Le hai parlato in silenzio, poi ti ho accompagnato da tuo nonno, sepolto qualche metro più in là. Non ho fatto in tempo a conoscerlo, ma dalla foto sulla lapide sembrava un tipo simpatico. Io non vado mai al cimitero, e nel non vederli insieme, vicini, ho provato una profonda tristezza. Mi hai spiegato che è normale, che se non acquisti uno spazio per una tomba di famiglia non puoi pretendere che i tuoi parenti possano essere sepolti uno accanto all’altro. Ricordo di aver pensato che una coppia, che è stata insieme per così tanti anni, forse, vorrebbe restarlo poi per l’eternità. Forse è veramente così, o forse ci piace solo pensarlo. Perché il cimitero è per i vivi, per chi resta, non per chi se n’è andato; loro, probabilmente, hanno altro a cui pensare.

Poi abbiamo girovagato tra le tombe, tra altri tuoi parenti e conoscenti. Abbiamo ricostruito la storia degli ultimi decenni del tuo paese, come scorrere un album di un’unica grande famiglia, narrato tra un “questo è il nipote di quell’altro” e “questo aveva il negozio di generi alimentari dove ora c’è la gelateria”.

Ricordo il mio sentirmi spaesato, in quel contesto. Estraneo a quello scenario fatto di continuità e ricordi, in questo come in qualsiasi altro album di famiglia. Non ho mai voluto pensare troppo al passato, non perché il mio sia particolarmente doloroso, ma perché concentrato su presente e futuro. E per non rimpiangere le cose che non avevo avuto ed essere pronto ad accettare nuove sfide. Ma ieri ho capito una cosa: il passato non potrà certo dirti chi sei, ma ti ricorda quali sono le tue origini, le tue radici, ed è un buon punto di partenza. Io vedo le tue, così profonde e radicate, e capisco perché sei così attaccata alla terra. Cerco le mie, e faccio fatica a scorgerle. Per scelte non mie, più volte ho dovuto cambiare casa, luoghi e amici. Ricominciare ogni volta da capo era diventato normale. Ho sempre pensato di poter vivere in ogni luogo. La malinconia di lasciare qualcosa o qualcuno veniva sempre vinta dalla curiosità per il nuovo che mi si presentava davanti.

Ho sempre scelto di ricominciare da capo. Ma ora ricomincerei sempre da te, scegliendoti ogni giorno.

Ti guardo ancora, nel letto, mentre cerchi una posizione più comoda. Ti fisso, lascio che il tempo passi senza rendermene conto. In questo momento sono così fragile che potresti distruggermi, farmi in mille pezzi se solo lo volessi. Forse l’amore è proprio questo: il sapere di potersi abbandonare, mettere le proprie debolezze nelle mani di un’altra persona sperando che non se ne approfitterà mai. Ti osservo mentre lentamente ti calmi. I tuoi respiri si fanno più regolari e profondi. Continuo ad osservarti finché ti riaddormenti, perché in fin dei conti è domenica e chi se frega se la mattinata se ne andrà così. Ti annuso, cercando la sicurezza del tuo odore, che saprei riconoscere ovunque. E ora, solo ora che sei inoffensiva mi lascio andare anch’io. Perché dei due sono l’uomo e ci tengo al mio ruolo, vero o presunto. Perché anche la paura fa parte dell’amore, in barba ai luoghi comuni. La paura di perderti, o di non essere all’altezza. La paura di non riuscire a leccare via tutto il sangue dalle tue ferite. E senza che riesca a controllarlo, anche i miei occhi si gonfiano di pianto. Ti annuso ancora, e sai di buono, sai di casa. E finalmente ne comprendo il mio significato personale: per me casa saranno tutti i luoghi del mondo in cui potrò riconoscere il tuo odore. 

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Di solito gli eventi vissuti durante il giorno non entrano nei sogni la notte seguente, la nostra mente ha bisogno di elaborare le informazioni, interiorizzarle secondo meccanismi tuttora sconosciuti. Ma stavolta sono entrati spalancando prepotentemente la porta, facendo entrare un freddo che ti penetra nelle ossa. E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai, perché il tempo non altera i ricordi più vividi. Il tempo non guarisce, indurisce semmai. Solo perché non riusciamo ad accettare di cascarci un’altra volta, e poi un’altra ancora, semplicemente impariamo a reagire diversamente a determinati stimoli e percezioni, e ogni volta non cadere nel vortice della malinconia diventa un po’ più facile.

Qui a parere mio si sente troppo lo scrittore che entra a gamba tesa nel racconto avventurandosi in considerazioni personali che poco servono alla storia, e anzi, sanno un po' troppo di "saggio" e stonano col registro che hai usato fin qui.

 

 

nel piano inferiore

al piano inferiore

 

 

Solo ora posso capire quanto male ti faceva quando, nell’ultimo periodo, non ti riconosceva nemmeno più.

Ieri, al cimitero, siamo stati qualche minuto davanti alla sua tomba. Le hai parlato in silenzio, poi ti ho accompagnato da tuo nonno, sepolto qualche metro più in là.

 

Un po' troppe virgole qui che spezzano la narrazione. Quella dopo "nonno" per me è davvero inutile.

 

 

vorrebbe restarlo poi per l’eternità

senza "poi"

 

 

un album di un’unica grande famiglia

L'album di un'unica grande famiglia

 

 

 

 

Non ho mai voluto pensare troppo al passato, non perché il mio sia particolarmente doloroso, ma perché concentrato su presente e futuro

 

 

ma perché preferisco rimanere concentrato su presente e futuro.

 

 

sperando che non se ne approfitterà mai

 

sperando che non se ne approfitti

 

 

 per me casa saranno tutti i luoghi del mondo in cui potrò riconoscere il tuo odore.

per me casa saranno tutti i luoghi del mondo nei quali potrò riconoscere il tuo odore.

 

 

Bellissima dichiarazione d'amore. Il racconto mi è piaciuto. Questi flussi di coscienza, queste considerazioni personali sono il genere di cose che preferisco. Per quanto riguarda la narrazione ho notato un leggero calo dell'attenzione nella seconda parte. Come se avessi avuto difficoltà a editarlo tutto con calma.

Ciao.

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Ciao Enrikus, grazie per averlo letto.

Concordo con te che la digressione spezza un po' il ritmo e stona con il resto della narrazione. Cado spesso in questo in questo tipo di errore. Grazie per questa e le altre segnalazioni grammaticali.

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 ti scogli

 

ti sciogli immagino.

 

Le piccole imperfezioni le ha già tutte evidenziate enrikus.  Speravo di poter sviscerare dotte bacchettate su un racconto in cui vi era un solo commento.

E invece,,,

Stupendo. Ogni donna vorrebbe avere nel letto e al suo fianco un uomo come il protagonista. 

Sei riuscito a cogliere l'essenza di entrambi i personaggi in maniera superba. Bravo

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Il racconto è stilato quasi come un’introspezione o una  cronaca. Si sente l’amore del protagonista per la sua compagna, ma questa sua totale empatia, compenetrazione  nei suoi confronti, nei ricordi della sua vita, può avere qualcosa che disturba. L’amore è notoriamente una cosa meravigliosa, ma anche nell’amore, nella perfetta e totale conoscenza reciproca  e intesa di entrambi va salvaguardata, a mio parere, l’unicità del singolo.

Quest’intesa, questa conoscenza della compagna è bella, è poetica, romantica (forse), rassicurante, ma è “troppo”.

Quando la donna racconta di avere sognato la nonna morta il suo uomo ragiona per paradigmi nei confronti di questa situazione, anzi adotta un solo metro di misura, come se fosse l’unico possibile, quando possono essercene diversi, come per quanto  riguarda l’elaborazione del lutto.

Certamente pare bello, auspicabile che il compagno conosca anche questi particolari dell’infanzia della sua compagna. Ho molto apprezzato il ricordo di quando viene presentato alla nonna, la delicatezza, la commozione di quella presentazione da parte della vecchia, il suo alzarsi faticosamente in piedi per accoglierlo, perché doveva diventare l’uomo della sua nipote prediletta. Denota questa descrizione una grande sensibilità, un grande realismo, tratteggiato in  poche righe.

Ma, ripeto, personalmente trovo “disturbante” (parola forse esagerata, si potrebbe dire “eccessiva”), questa “invadenza” del protagonista nei ricordi della sua donna, non tanto per la presentazione, ma per tutto il resto che sa.

La  sua compagna potrà esternare meglio  questi ricordi, queste sensazioni, eventualmente con i suoi figli, che hanno in comune con lei e  sua nonna lo stesso sangue; beninteso non che sia sbagliato farlo con il suo uomo, ma la cosa mi mette a disagio per la sua “troppa” invadenza in ricordi intimi, per la loro profondità e più che altro per la mancanza di reciprocità al riguardo.

Non è facile e spesso non è opportuno, per una forma di rispetto, entrare nell’intimità psicologica con il proprio partner,  ma anche con altri, per il semplice motivo che non possiamo essere tutti uguali. Qualcuno, uno qualunque dei due, potrebbe prevalere psicologicamente e condizionare i ricordi e i comportamenti dell’altro, anche senza volerlo, istintivamente.

Non è il caso di questo racconto, dove i due protagonisti sono fatti l’uno per l’altro. Finché si rimane su questo piano.

Il protagonista si sente spaesato, ha difficoltà con il suo personale passato, tende a non rievocarlo a vivere di presente e di futuro. Ecco. Quello che volevo dire. Un uomo che rifiuta il suo passato, bello o doloroso che sia, è libero di farlo naturalmente, ma non trovo giusto che risolva i suoi problemi “assorbendo” “immedesimandosi” nel passato, nei ricordi di un altro, della sua donna in questo caso, perché non ne ha il diritto, non è giusto. Fermo restando che ci si deve aiutare reciprocamente, ma qui non si tratta di aiuto, si tratta di una sorta di ancoraggio a una nave che poi si saccheggia a  proprio totale piacimento, essendo affondata la propria. Cosa si da in cambio di questo saccheggio? Chiaramente l’uomo deve conoscere la vita passata della donna e viceversa, ma devono esserci dei limiti, non dico che ci si debba nascondere delle cose, ma certi ricordi, certe sensazioni  appartengono solo a noi, ci hanno fatto crescere, gioire, capire, vergognare, conoscere la vita. Si possono usare come esempi per gli altri in determinate circostanze, ma non credo debbano essere srotolati a chi non collabora. Nessuno deve “vampirizzare” i ricordi dell’altro  per poter continuare a vivere, per sanare le sue ferite, come se fosse un diritto. L’approccio deve essere diverso, reciproco.

In ultimo, la velata prevalenza di “maschio” del protagonista che alla fine, dal mio punto di vista, si svela con una certa dose di egoismo.

Dopo aver assorbito i ricordi  il personaggio principale risulta essere lui, illuminato da una luce che non è la sua è può, con grande degnazione, liberare il suo istinto. Per me non è da ammirare, nonostante la poesia.

C’è un vuoto però.  Lui sa tutto della sua donna. Lei cosa sa di lui, del suo passato, dei suoi dolori, dei suoi desideri, della sua famiglia?

Lui non ne parla. Perché non ne vuole parlare? Che diritto ha di sapere tutto della moglie e non rivelare in sostanza nulla di se stesso se non nel suo monologo, dove non approfondisce? Cosa da in cambio? Ritiene sia sufficiente l’amore?

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ma che in estate esplodono in un gioco unisci i puntini fino all’infinito,

 

lo metterei tra virgolette

o quel naso appena storto, che si nota solo fissandoti a lungo da una certa angolazione, privilegio solo mio.

 

Perché solo suo?

E io mi sento così egoisticamente e meravigliosamente utile ad essere con te e per te in questo momento.

 

o "lì con te e per te in quel momento" o "qui con te e per te in questo momento"

la nostra mente ha bisogno di elaborare le informazioni, interiorizzarle secondo meccanismi tuttora sconosciuti.

 

renderei più netto: la mente ha bisogno di elaborare le informazioni seguendo meccanismi sconosciuti.

E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai,

 

qui non mi è chiaro il riferimento. Lei non era pronta a cosa?

E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai, perché il tempo non altera i ricordi più vividi. Il tempo non guarisce, indurisce semmai. Solo perché non riusciamo ad accettare di cascarci un’altra volta, e poi un’altra ancora, semplicemente impariamo a reagire diversamente a determinati stimoli e percezioni, e ogni volta non cadere nel vortice della malinconia diventa un po’ più facile.

 

Trovo tutta questa parte un po' confusa. O la elabori meglio altrimenti risulta una sorta di elucubrazione che distrae il lettore.

Era più di una nonna, era il metronomo che scandiva le tue giornate.

A voce bassa, scandendo le parole, mi racconti il sogno.

 

Ricordo di aver pensato che una coppia, che è stata insieme per così tanti anni, forse, vorrebbe restarlo poi per l’eternità. Forse è veramente così, o forse ci piace solo pensarlo. Perché il cimitero è per i vivi, per chi resta, non per chi se n’è andato; loro, probabilmente, hanno altro a cui pensare.

 

Le ripetizioni possono dare ritmo o appesantire il periodo.

Non ho mai voluto pensare troppo al passato, non perché il mio sia particolarmente doloroso, ma perché concentrato su presente e futuro.

 

il soggetto è sempre lui, vedrei meglio: ma perché mi concentro su presente e futuro.

Ma ieri ho capito una cosa: il passato non potrà certo dirti chi sei, ma ti ricorda quali sono le tue origini, le tue radici, ed è un buon punto di partenza.

 

poco chiara come frase: il passato non ti dice chi sei ma ti ricorda origini e radici. Ma perché chi dovresti essere se non radici e passato? Noi siamo il risultato del nostro passato. Tu mi potresti dire che il protagonista la pensa in maniera diversa ma il problema è che io non riesco a capire, in questa frase, cosa il protagonista voglia dire.

E finalmente ne comprendo il mio significato personale

 

lo toglierei

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Ciao Stefano. Ho visto, scorrendo i commenti a volo radente per arrivare qui, che hai giá avuto la tua dose di tiratine d'orecchie per eventuali imprecisioni o refusi, perciò ti racconterò le mie impressioni.

Innanzi tutto, giá mentre leggevo le prime righe, l'osservazione disincantata dell'aspetto della donna che si sveglia nel letto accanto al compagno, ho provato una terribile botta d'invidia per la tua donna vera, per chi cioè ha la fortuna di avere accanto un uomo con la tua sensibilitá. Bravissimo. Mi ha un pò annoiato la filippica sull'albero genealogico e sulla sua importanza fondamentale, ma poi hai ripreso a sfoderare la tua parte migliore: la sensibilità, le antenne, e la ragazza è emersa di nuovo con prepotenza. Anche io adoro il "ghigio"' lo sfregamento lieve della pelle durante le sedute sul divano, ma non saprei raccontarlo come invece hai saputo fare tu.

Che dire poi delle tue considerazioni sul suo odore? Anche io sono un esemplare di cane da tartufo, solleticato dagli odori del corpo di chi ho accanto; anche io riconoscerei a occhi chiusi il mio ragazzo fra mille... Bravo Stefano, hai saputo coinvolgermi e tirarmi dentro al tuo brano come mi accade di rado.

A rileggerti. (Prestissimo)

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L'idea del tuo racconto è bella, riuscire a raccontare la sensibilità da punto di vista maschile senza cadere negli stereotipi non è facile. Però sono d'accordo con i commenti fatti in precedenza, c'è qualcosa che stona nella storia redendola a mio parere poco credibile. Provo a spiegarmi, anche se lui racconta la storia di lei dimostrando d'aver capito il suo animo manca l'elemento fuorviante. Intendo quella sensazione o azione che porta a evidenziare che pur pensando di sapere tutto c'è qualcosa che manca ancora. Perché non si puoi mai conoscere a fondo una persona (realtà o finzione che sia). Scusa ho parlato secondo i miei gusti personali. Ma ciò non toglie che sei stato bravo.

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 ti scogli

 

ti sciogli immagino.

 

Le piccole imperfezioni le ha già tutte evidenziate enrikus.  Speravo di poter sviscerare dotte bacchettate su un racconto in cui vi era un solo commento.

E invece,,,

Stupendo. Ogni donna vorrebbe avere nel letto e al suo fianco un uomo come il protagonista. 

Sei riuscito a cogliere l'essenza di entrambi i personaggi in maniera superba. Bravo

 

 

Ciao bibì, grazie per averlo letto e per il commento. Mi hai fatto arrossire... : RedFace :

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Il racconto è stilato quasi come un’introspezione o una  cronaca. Si sente l’amore del protagonista per la sua compagna, ma questa sua totale empatia, compenetrazione  nei suoi confronti, nei ricordi della sua vita, può avere qualcosa che disturba. L’amore è notoriamente una cosa meravigliosa, ma anche nell’amore, nella perfetta e totale conoscenza reciproca  e intesa di entrambi va salvaguardata, a mio parere, l’unicità del singolo.

Quest’intesa, questa conoscenza della compagna è bella, è poetica, romantica (forse), rassicurante, ma è “troppo”.

Quando la donna racconta di avere sognato la nonna morta il suo uomo ragiona per paradigmi nei confronti di questa situazione, anzi adotta un solo metro di misura, come se fosse l’unico possibile, quando possono essercene diversi, come per quanto  riguarda l’elaborazione del lutto.

Certamente pare bello, auspicabile che il compagno conosca anche questi particolari dell’infanzia della sua compagna. Ho molto apprezzato il ricordo di quando viene presentato alla nonna, la delicatezza, la commozione di quella presentazione da parte della vecchia, il suo alzarsi faticosamente in piedi per accoglierlo, perché doveva diventare l’uomo della sua nipote prediletta. Denota questa descrizione una grande sensibilità, un grande realismo, tratteggiato in  poche righe.

Ma, ripeto, personalmente trovo “disturbante” (parola forse esagerata, si potrebbe dire “eccessiva”), questa “invadenza” del protagonista nei ricordi della sua donna, non tanto per la presentazione, ma per tutto il resto che sa.

La  sua compagna potrà esternare meglio  questi ricordi, queste sensazioni, eventualmente con i suoi figli, che hanno in comune con lei e  sua nonna lo stesso sangue; beninteso non che sia sbagliato farlo con il suo uomo, ma la cosa mi mette a disagio per la sua “troppa” invadenza in ricordi intimi, per la loro profondità e più che altro per la mancanza di reciprocità al riguardo.

Non è facile e spesso non è opportuno, per una forma di rispetto, entrare nell’intimità psicologica con il proprio partner,  ma anche con altri, per il semplice motivo che non possiamo essere tutti uguali. Qualcuno, uno qualunque dei due, potrebbe prevalere psicologicamente e condizionare i ricordi e i comportamenti dell’altro, anche senza volerlo, istintivamente.

Non è il caso di questo racconto, dove i due protagonisti sono fatti l’uno per l’altro. Finché si rimane su questo piano.

Il protagonista si sente spaesato, ha difficoltà con il suo personale passato, tende a non rievocarlo a vivere di presente e di futuro. Ecco. Quello che volevo dire. Un uomo che rifiuta il suo passato, bello o doloroso che sia, è libero di farlo naturalmente, ma non trovo giusto che risolva i suoi problemi “assorbendo” “immedesimandosi” nel passato, nei ricordi di un altro, della sua donna in questo caso, perché non ne ha il diritto, non è giusto. Fermo restando che ci si deve aiutare reciprocamente, ma qui non si tratta di aiuto, si tratta di una sorta di ancoraggio a una nave che poi si saccheggia a  proprio totale piacimento, essendo affondata la propria. Cosa si da in cambio di questo saccheggio? Chiaramente l’uomo deve conoscere la vita passata della donna e viceversa, ma devono esserci dei limiti, non dico che ci si debba nascondere delle cose, ma certi ricordi, certe sensazioni  appartengono solo a noi, ci hanno fatto crescere, gioire, capire, vergognare, conoscere la vita. Si possono usare come esempi per gli altri in determinate circostanze, ma non credo debbano essere srotolati a chi non collabora. Nessuno deve “vampirizzare” i ricordi dell’altro  per poter continuare a vivere, per sanare le sue ferite, come se fosse un diritto. L’approccio deve essere diverso, reciproco.

In ultimo, la velata prevalenza di “maschio” del protagonista che alla fine, dal mio punto di vista, si svela con una certa dose di egoismo.

Dopo aver assorbito i ricordi  il personaggio principale risulta essere lui, illuminato da una luce che non è la sua è può, con grande degnazione, liberare il suo istinto. Per me non è da ammirare, nonostante la poesia.

C’è un vuoto però.  Lui sa tutto della sua donna. Lei cosa sa di lui, del suo passato, dei suoi dolori, dei suoi desideri, della sua famiglia?

Lui non ne parla. Perché non ne vuole parlare? Che diritto ha di sapere tutto della moglie e non rivelare in sostanza nulla di se stesso se non nel suo monologo, dove non approfondisce? Cosa da in cambio? Ritiene sia sufficiente l’amore?

 

Ciao Unius, grazie per la tua attenta analisi.

Non riesco a determinare - avendolo scritto - se la conoscenza di lui del passato di lei possa essere invadende o esagerata. Però penso che l'unicità del singolo possa essere preservata anche se si conosce tutto dell'altro. Perché il conoscere non significa necessariamente capire.

Concordo con te che, tirando le somme, il vero protagonista del racconto sia lui. È lei la figura forte, nonostante la sofferenza per la nonna. Lui "usa" la sua forza e ne fa la sua radice, il suo unico punto fermo. 

Il racconto è stato scritto di getto, senza troppi ripensamenti sui contenuti. Effettivamente non si sa cosa lei sappia di lui, ma nella mia "immagine mentale" del racconto anche lei sa tutto sul suo passato, dolori e desideri.

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o quel naso appena storto, che si nota solo fissandoti a lungo da una certa angolazione, privilegio solo mio.

 

Perché solo suo?

 

 

E tu non eri ancora pronta; anche se, in fondo, non lo sarai mai,

 

qui non mi è chiaro il riferimento. Lei non era pronta a cosa?

Ma ieri ho capito una cosa: il passato non potrà certo dirti chi sei, ma ti ricorda quali sono le tue origini, le tue radici, ed è un buon punto di partenza.

poco chiara come frase: il passato non ti dice chi sei ma ti ricorda origini e radici. Ma perché chi dovresti essere se non radici e passato? Noi siamo il risultato del nostro passato. Tu mi potresti dire che il protagonista la pensa in maniera diversa ma il problema è che io non riesco a capire, in questa frase, cosa il protagonista voglia dire.

 

Ciao Sissi, grazie per le correzioni e i suggerimenti.

Rispondo alle tue domande:

 

Privilegio solo mio perché il poterla fissare a lungo, da una certa angolazione e da distanza ravvicinata lo può fare solo il suo amante. Ecco, mancava il da distanza ravvicinata.

 

Lei non era pronta a cosa?

Il giorno prima erano stati al cimitero per il primo anniversario della morte di sua nonna. Non era pronta ad affrontare un sogno con lei protagonista la notte stessa della visita.

 

il passato non ti dice chi sei ma ti ricorda origini e radici. Ma perché chi dovresti essere se non radici e passato? Noi siamo il risultato del nostro passato.

Non sono d'accordo con te, mi sembra troppo riduttivo. Se fossimo solo radici e passato non avremmo la capacità di cambiare. La possibilità di reagire in modo diverso agli stessi stimoli è una caratteristica che non può essere ricondotta - a mio parere - solo a ciò che siamo stati fino a ieri.

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Ciao Stefano. Ho visto, scorrendo i commenti a volo radente per arrivare qui, che hai giá avuto la tua dose di tiratine d'orecchie per eventuali imprecisioni o refusi, perciò ti racconterò le mie impressioni.

Innanzi tutto, giá mentre leggevo le prime righe, l'osservazione disincantata dell'aspetto della donna che si sveglia nel letto accanto al compagno, ho provato una terribile botta d'invidia per la tua donna vera, per chi cioè ha la fortuna di avere accanto un uomo con la tua sensibilitá. Bravissimo. Mi ha un pò annoiato la filippica sull'albero genealogico e sulla sua importanza fondamentale, ma poi hai ripreso a sfoderare la tua parte migliore: la sensibilità, le antenne, e la ragazza è emersa di nuovo con prepotenza. Anche io adoro il "ghigio"' lo sfregamento lieve della pelle durante le sedute sul divano, ma non saprei raccontarlo come invece hai saputo fare tu.

Che dire poi delle tue considerazioni sul suo odore? Anche io sono un esemplare di cane da tartufo, solleticato dagli odori del corpo di chi ho accanto; anche io riconoscerei a occhi chiusi il mio ragazzo fra mille... Bravo Stefano, hai saputo coinvolgermi e tirarmi dentro al tuo brano come mi accade di rado.

A rileggerti. (Prestissimo)

 

Grazie Ginevra per l'attenzione e per il tuo commento.

Sì, la digressione toglie ritmo alla narrazione. Chissà perché ci casco sempre...

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L'idea del tuo racconto è bella, riuscire a raccontare la sensibilità da punto di vista maschile senza cadere negli stereotipi non è facile. Però sono d'accordo con i commenti fatti in precedenza, c'è qualcosa che stona nella storia redendola a mio parere poco credibile. Provo a spiegarmi, anche se lui racconta la storia di lei dimostrando d'aver capito il suo animo manca l'elemento fuorviante. Intendo quella sensazione o azione che porta a evidenziare che pur pensando di sapere tutto c'è qualcosa che manca ancora. Perché non si puoi mai conoscere a fondo una persona (realtà o finzione che sia). Scusa ho parlato secondo i miei gusti personali. Ma ciò non toglie che sei stato bravo.

 

Ciao Danica e grazie per averlo letto.

Non volevo dare l'impressione che lui sapesse tutto. La tua idea di aggiungere un elemento fuorviante mi piace e avrebbe forse dato più equilibrio al racconto. Grazie del suggerimento.

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