Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Nyamekye

Paradisi Neurali - Leonardo Longanesi

Post raccomandati

Ciao a tutti! Ultimamente sono stato parecchio assente e incasinato: spero presto di riuscire a liberarmi con gli esami e poter frequentare nuovamente come prima. Nel frattempo torno rapidamente per segnalarvi il libro di un grandissimo amico che non frequenta il forum perché è un po' timido, però lo segue da esterno, spesso ne parliamo, e quindi mi ha domandato la cortesia di aprirgli una scheda qui. 

Ovviamente non sono la persona adatta a giudicare questo lavoro, però vi dico che il genere trattato è quello del romanzo psicologico con elementi di thriller, lo stile di scrittura inoltre è molto "suo". Leonardo mi aveva detto di pubblicare il post il primo Febbraio, ma già da oggi il libro è in vendita su Amazon, quindi lo anticipo con i tempi. Se qualcuno ha qualche domanda posso tranquillamente rispondervi tramite lui, anche se spero ( Ehi, lo so che puoi leggermi? ) che si faccia un account al più presto per poter interagire direttamente. Conoscendo l'usanza del forum mi ha anche autorizzato a postare un estratto: eseguo.

 

copertina_amazon.png

 

Titolo: Paradisi Neurali

Autore: Leonardo Longanesi

Pubblicazione con Amazon

Pagine: 213

Genere: Narrativa generica

Prezzo e-book: 0.89 centesimi

Indirizzo Amazon: http://www.amazon.it/Paradisi-Neurali-Leonardo-Longanesi-ebook/dp/B00I1YYTAE/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1390759617&sr=8-1&keywords=paradisi+neurali

Sito: http://paradisineurali.wordpress.com/

 

New York, oggi. 

Thomas Fimm è un designer di automobili: la maggior parte della sua vita la passa seduto davanti ad una scrivania di legno in un piccolo ufficio al quarantesimo piano del grande grattacielo Chrysler ad esaminare pratiche e ricevere chiamate interne dai piani più alti e da quelli più bassi. Il poco che gli resta è appena sufficiente per trascinarsi sulla metropolitana, ritirare il cibo take away dal Thailandese sotto casa e cenare velocemente con la moglie per poi cadere stremato sul letto senza neanche togliersi i vestiti. Da quando il suo collega ed amico Roger Simmons è improvvisamente impazzito, salvandosi da una vita in manicomio solamente grazie all'intervento della nuova dirigenza russa subentrata da pochissimo a quella americana, niente sembra essere più come prima. A partire dai soffitti degli ascensori del grattacielo: c'è qualcosa, nei soffitti degli ascensori che è improvvisamente cambiato. C'è qualcosa nella stessa New York che è cambiato. Tutto improvvisamente è più rosso, più oscuro, più malvagio, più surreale di prima. E' come se, nell'ombra, qualcuno cospirasse per spingere, un passo dopo l'altro, il povero ed innocente Thomas Fimm verso la follia. 

 

 

 

L'estratto l'ho scelto io; mi piace molto questo passaggio.

 

ESTRATTO

Cadde di ginocchia sul pavimento, e per non sbattere la faccia al suolo riuscì a tenersi appena sollevato mettendo d'istinto avanti le mani; riuscì così a scrutare da ravvicinata prospettiva il denso velo di polvere che offuscava il potenziale nitore del pavimento, e lì fu colto da un attacco di tosse isterica.

Dopo esser riuscito a riprendere fiato, con fatica, si rimise in piedi; il lerciume aveva attecchito immediatamente ai vestiti bagnati, e Tom poteva sentirselo formicolare addosso. Aveva odiato lo sporco, in passato, ma forse ora neanche lo odiava più.

Non perse troppo tempo a studiare quell'antro pericolante e dimenticato dal mondo, a parte un gabinetto sradicato da chissà quale tubatura e buttato lì, per storto e qualche ceramica in frantumi non c'era molto da guardare; piuttosto, gli occhi furono catalizzati quasi senza ombra del caso da una copertina, sì, si trattava proprio di un libro, chiara al punto giusto da lasciar trapelare tutte le macchie che nel tempo s'era addossata. Fu come una calamita per lui, in quegli attimi, se fosse stato lucido, l'avrebbe assalito probabilmente un senso di prigionia, avrebbe pensato d'aver perso per chissà quale ragione il libero arbitrio, ma forse proprio perché non lo era si stava accorgendo di non averlo mai avuto.

Si avvicinò; poi fece per prendere il volume, e le mani mostravano incertezza come se si fosse trattato di allungare una bistecca ad uno squalo oltre il vetro d'un acquario, e lo sollevò a sé con cautela persino maggiore, quasi fosse lì lì per disintegrarsi.

Ne pulì sommariamente la copertina maciullata e cominciò a sfogliarlo con una flemma esasperata, ma si fermò praticamente subito poiché già la prima pagina non lasciava dubbi: era il suo libro, quello di Magritte; e pensare che anche prima aveva pensato d'averlo riconosciuto, ma il pensiero non l'aveva proprio esattamente preso in considerazione, anzi era più il pensiero ad aver preso in considerazione lui.

Tutto sommato si sentiva felice di averlo ritrovato, chissà chi l'aveva portato su un'isola abbandonata da decenni al largo di New York, nella carcassa d'un vecchio manicomio ormai in disuso. Fece scorrere le pagine tra le mani, dalla densità del foglio doveva avere più qualche anno, ma anche se era troppo vecchio per esserlo, poteva essere solamente il suo.

Continuò a lasciar scivolare sul suo pollice quei vetusti rettangoli di cellulosa, poi, ad una certa pagina, si arrestò. L'immagine si vedeva ancora, ma la didascalia, la didascalia non si riusciva a leggere più molto bene; doveva essere stato senza dubbio un topo, e forse l'aveva anche visto, in qualche dove, sì, il topo. Comunque poco male, il nome di quel dipinto lo ricordava, eccome se lo ricordava ancora.

- La chiave dei campi... -

Sfiorò col dito indice le tende che lui vedeva blu, le ricordava rosse, ai lati della finestra dal vetro frantumato; gli piacque pensare che fosse stato frantumato in quell'istante dal suo dito, che intanto proseguiva danzando di pari passo alle linee di disegno, lungo l'imposta che dava sulla collinetta verdeggiante fino ad arrivare giù, a quei frammenti di vetro così inquietanti, neanche nei peggiori incubi si può immaginare un vetro che tenga prigioniera la realtà...

- Oh, cristo! -

Strabuzzò gli occhi mentre era ancora impegnato a contare il numero di pezzi in cui s'era frantumato il vetro.

- Io... -

Il libro gli cadde dalle mani, e Thomas si gettò in una corsa a perdifiato, varcando l'ingressetto della struttura e poi la soglia, in poco tempo era già fuori; corse ancora, sino ad arrivare alla sassaia, e al molo.

Alzò senza pensarci un attimo lo sguardo verso il cielo. Era nuvoloso; se lo aspettava.

- SONO TUTTE UGUALI!!! -

Gridò, buttando fuori tutto il fiato che aveva in corpo.

- SONO TUTTE FOTTUTAMENTE UGUALI!!! -

Si spolmonava con le nuvole, con il cielo.

Modificato da *Lili*
Rimozione font errato

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Claudio Piras Moreno

La trama sembra molto interessante, questi romanzi tra il filosofico e l'onirico mi piacciono. Complimenti.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×