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paolo spinelli

Apertura di una casa editrice

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Buongiorno, sono Paolo Spinelli, e insieme ad una socia (ancora a parole) stiamo lavorando all'apertura di una casa editrice. Ci stiamo informando su tempi, modi e possibilità, è un universo nel quale facciamo fatica a muoverci. Mi chiedevo se all'interno del forum ci fosse qualcuno che questa esperienza l'ha gia fatta e mi potesse raccontare un pò i passaggi che ha dovuto fare. Noi siamo ancora arenati alla forma giuridica da scegliere...la nicchia in cui inserirci l'abbiamo individuata e abbiamo un'idea per cominciare. La domanda è questa:

Si può partire da un paio di testi, che abbiamo già a disposizione (magari facendo un sacrificio iniziale per stipendiare  un illustratore famoso con cui siamo in contatto, che potrebbe far gola al distributore), oppure dobbiamo produrre prima fisicamente un buon numero di opere (altro sacrificio economico da considerare: la tipografia da pagare)  e poi, solo in un secondo momento provare ad entrare nei canali di distribuzione?

Grazie dell'attenzione e complimenti per l'idea!

Paolo

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Ciao Paolo. Io non ho mai aperto una casa editrice, ma sono stata collabolatrice di una casa editrice appena nata, quindi ho qualche idea su quali siano i passaggi. Da quanto mi ricordo per accedere a una distribuzione devi avere una buona idea di base, e soprattutto il progetto di un buon catalogo. Loro vogliono un ritmo di pubblicazioni abbastanza serrato, e degli autori, anche in traduzione, che possano dare alla nuova casa editrice un'impronta autorevole. Ricordo che li avevo dovuti aiutare nello stilare il catalogo e avevano dovuto presentare all'incontro con una distribuzione diversi titoli...

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Ciao Paolo.
Noi abbiamo appena vissuto sulla pelle la "partenza", purtroppo per la distribuzione non ti so aiutare visto che noi pubblichiamo solo in digitale.
Per quanto riguarda la forma societaria dipende dal numero di persone coinvolte e dai vostri obiettivi, noi abbiamo scelto l'snc anche perché essendo solo digitali i rischi di avere grosse perdite sono pochi.
Sull'iter burocratico di fondazione, deposito marchio etc. devo dire che le cose sono andate meglio di come pensavamo :P
 

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bella domanda. Io credo si debba essere disposti a "investire" almeno 10mila euro se si pensa al cartaceo, al commercialista e a prendere parte a qualche fiera. Poi la tecnologia ti permette di spendere niente o poco più (print on demand, presenza solo sui social), ma l'aspetto fiscale rimane secondo me il vero problema.

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On 13/4/2016 at 18:52, Lorenzo Balzaretti dice:

Vorrei approfittare dell'esistenza di questa discussione per rianimare il dibattito e soddisfare una mia grande curiosità. Secondo voi, quale sarebbe una cifra di capitale adeguata per fondare una CE?

Le spese "fisse" sono circa 150€ di camera di commercio, circa 500€ di commercialista, da 0 a 1500 di notaio a seconda della forma societaria, 200 di isbn, 50€ per hosting del sito.
Poca roba quindi, ma conta che il primo anno le uscite non saranno poche, ci sono da pagare i contributi inps,  corsi di formazione, software, spese per l'ufficio se è previsto, pubblicità... senza contare eventi, fiere, stampa di libri e dando per scontato che tutto il processo editoriale sia svolto internamente.

Direi che servono 6-8mila come minimo minimo, escludendo stipendi/costi vivi di chi ci lavora.

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Per curiosità. Quanto costerebbero i diritti di qualche scrittore straniero, anche mediocrissimo come vendite, ma pubblicizzabile per dare standing al catalogo? e la traduzione?

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On 20/4/2016 at 09:51, camparino dice:

Per curiosità. Quanto costerebbero i diritti di qualche scrittore straniero, anche mediocrissimo come vendite, ma pubblicizzabile per dare standing al catalogo? e la traduzione?

Per i diritti, non ti so rispondere perché non è un settore di cui ci occupiamo, ma credo che i prezzi siano molto variabili.
Discorso simile per la traduzione, dipende dalla lunghezza del testo e dall'esperienza del traduttore (e meno la lingua originale è comune, maggiore è il costo, di solito), comunque parliamo di cifre importanti e molto difficili da sostenere per un editore "low-cost"

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Come si crea un buon catalogo? è necessario mettersi in contatto con degli scout editoriali qualificati?

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Buonasera @Mar , noto che il tuo è il primo messaggio qui sul forum e solitamente chiediamo ai nuovi iscritti di presentarsi nella sezione Ingresso, prima di postare negli altri topic. Potresti, farlo anche tu? Ti attendiamo per darti il benvenuto ufficiale. :)

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On 13/4/2016 at 19:08, Lorenzo Sartori dice:

bella domanda. Io credo si debba essere disposti a "investire" almeno 10mila euro se si pensa al cartaceo, al commercialista e a prendere parte a qualche fiera. Poi la tecnologia ti permette di spendere niente o poco più (print on demand, presenza solo sui social), ma l'aspetto fiscale rimane secondo me il vero problema.

Ma per il cartaceo sicuro che 10,000 bastano? Non ci sono anche i costi dell'edificio in cui sono presenti gli uffici dell'editrice?

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4 ore fa, Giusy Mammana dice:

Ma per il cartaceo sicuro che 10,000 bastano? Non ci sono anche i costi dell'edificio in cui sono presenti gli uffici dell'editrice?

La sede legale di una casa editrice può essere anche casa propria. Probabilmente io neo-editore aprirei una sede apposta solo in caso di un numero consistente di collaboratori interni,o se avessi una stamperia tutta mia.

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Sono andata a fare una ricerca e ho trovato che 10,000 è comunque il capitale sociale minimo richiesto per l'apertura

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On 9/12/2016 at 13:43, Mar dice:

Come si crea un buon catalogo? è necessario mettersi in contatto con degli scout editoriali qualificati?


Se vuoi seguire un percorso più tradizionale (ed avere autori già conosciuti) sì, ma è un processo che si può anche bypassare con una buona presenza online e molta pazienza nella valutazione dei manoscritti.

 

On 12/12/2016 at 04:07, Giusy Mammana dice:

Sono andata a fare una ricerca e ho trovato che 10,000 è comunque il capitale sociale minimo richiesto per l'apertura


Non necessariamente, dipende dalla forma sociale che vuoi adottare. Noi per esempio siamo partiti con 1000€ di capitale sociale e circa 5000€ per coprire tutti i costi amministrativi e strutturali. La cosa migliore da fare è parlare prima con un commercialista competente sulle piccole imprese.

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Mi inserisco in questa discussione perché ho una domanda attinente: ma ha davvero senso aprire una casa editrice, anche solo digitale, visti i numerosi romanzi pubbllicati in selfpublishing? Da un po' ho una mezza idea di aprire una casa editrice ma sono frenata dal timore (forse?) di non sopravvivere.

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On 29/1/2017 at 10:44, Emanuela N. dice:

Mi inserisco in questa discussione perché ho una domanda attinente: ma ha davvero senso aprire una casa editrice, anche solo digitale, visti i numerosi romanzi pubbllicati in selfpublishing? Da un po' ho una mezza idea di aprire una casa editrice ma sono frenata dal timore (forse?) di non sopravvivere.

 

I dati di mercati molto più "avanti" di quello italiano in ambito digitale, come quello USA, mostrano che, oltre al prevedibile aumento della quota dei mercato dei selfpublishers, stanno andando bene anche gli editori indipendenti, mentre invece vanno malino i grandi. Questo dimostra che ci sono ancora tanti autori che preferiscono appoggiarsi a un editore per tutta una serie di motivi. Sicuramente fare l'editore non è una passeggiata oggi come non lo è mai stato ieri, ma se la tua paura è che sia un ruolo in via d'estinzione, almeno in ambito digitale, direi che per il momento non corriamo rischi concreti :P

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3 ore fa, Nativi Digitali Edizioni dice:

 

I dati di mercati molto più "avanti" di quello italiano in ambito digitale, come quello USA, mostrano che, oltre al prevedibile aumento della quota dei mercato dei selfpublishers, stanno andando bene anche gli editori indipendenti, mentre invece vanno malino i grandi. Questo dimostra che ci sono ancora tanti autori che preferiscono appoggiarsi a un editore per tutta una serie di motivi. Sicuramente fare l'editore non è una passeggiata oggi come non lo è mai stato ieri, ma se la tua paura è che sia un ruolo in via d'estinzione, almeno in ambito digitale, direi che per il momento non corriamo rischi concreti :P

 

S, la "paura" è soprattutto quella, in realtà; i dati che mi hai citato sono davvero incoraggianti :D

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