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Ali

Venezia d'acqua dolce - Cristina Lattaro

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Titolo: Venezia d’acqua dolce
Autore: Cristina Lattaro
Editore: Loquendo editrice
Pag: 480
Genere: narrativa
Formato: 12x16,5 cm
Prezzo cartaceo: € 18.90

 

Quarta di copertina
Ciottoli bianchi custodi delle anime delle persone annegate.
Una misteriosa medium e una banda di malavitosi risucchiati in un vortice visionario che trascinerà tutti verso un oscuro fondale illuminato dai riflessi di un passato ancora vivido.
Un storia liquida come il fiume attorno a cui si snoda, dove la quiete è solo un’illusione; un’illusione che non risparmierà nessuno, nemmeno il lettore, in un susseguirsi di colpi di scena e rivelazioni.

 

Date un'occhiata alla copertina: enigmatica, vero? Eppure il disegno è chiaro nelle sue componenti: dell’acqua, un fiore, un viso di donna, un sasso, ma è l’insieme che appare complesso e sfuggente. Anche il romanzo è così, semplice ed enigmatico, singolare, stratificato come tutti i romanzi di quest’autrice, un testo che inizia come una storia di mafia, procede come un giallo paranormale e culmina con un’apocalissi, per terminare poi quietamente come il ritrarsi di un’onda.

Quattro malavitosi, sorvegliati a distanza da una squadra di polizia, bivaccano all’interno di un negozio di fiori in attesa di un carico d’armi. Il passato di Sara Panni, un tempo cercatrice di ciottoli speciali, incombe sugli uni e sugli altri. Questa in due parole la trama di una storia breve ma intensa, che si dipana nell’arco di quattro giorni determinando radicali cambiamenti per tutti i protagonisti.

I personaggi sono ben delineati, ognuno con una personalità e dinamiche proprie e riconoscibili. I dialoghi sono vivaci, le descrizioni d’ambiente vivide, quelle dei sentimenti profonde.

Lo stile è piacevolmente piano e scorrevole. La costruzione è sapiente e fluida, densa di flashback che aggiungono uno dopo l’altro un tassello a un mosaico variegato e complesso.

Scene e colpi di scena si susseguono a ritmo serrato, senza mai lasciar cadere la curiosità. L’autrice sparge a piene mani enigmi, indizi, premonizioni e ci si ritrova a divorare le pagine cercando risposte e trovando sempre nuove domande, che però alla fine vengono tutte soddisfatte.

Venezia d’acqua dolce è un testo originale che mescola toni e colori diversi, dal giallo all’horror, dal realistico al surreale all’introspettivo, e non mancano echi freudiani e danteschi nell’idea dei ciottoli come custodi di anime.

Un romanzo dove ogni personaggio è imprevedibile, dove nessuno è ciò che sembra o ciò che crede di essere, dove un’anonima portinaia si rivela l’adepta di un’oscura setta, uno scialbo poliziotto si scopre sensibile a percezioni misteriose, un tizio un po’ tonto è l’astuto alter ego di un boss e un killer si scopre l’eletto, il nuovo cercatore di ciottoli.

Le premesse sono audaci, a partire dall’assunto di base dei sassi che imprigionano anime di annegati in ostaggio del fiume. La costruzione è però coerente, e nel complesso il miracolo della sospensione dell’incredulità si realizza.

La narrazione ha un che di spiazzante, dovuto al contrasto fra un contesto banale (una piccola e sonnacchiosa città di provincia, un condominio come tanti) e il sostrato soprannaturale e mitico che a poco a poco emerge fino a dominare completamente la scena.

E così il Velino, il fiume tranquillo che circonda Rieti, ci appare come dominato da un demone, quasi un demone esso stesso che si nutre dell’essenza degli annegati: un’intelligenza maligna, astuta, avida e pronta a vendicarsi degli affronti subìti.

Forse è proprio il fiume il vero protagonista del romanzo, o meglio l’acqua che in cielo, in terra e sotto terra trama in silenzio ai danni della città: la pioggia che inizia sorniona e poi invade a torrenti le strade, le fontane che cantando ordiscono congiure, le diramazioni sotterranee che si gonfiano ed esplodono diventando ricettacoli per ogni stranezza. Per inciso, dirò che questo dell’acqua come elemento senziente e minaccioso è un motivo che ritorna nelle opere di Cristina Lattaro, e mi riferisco a La Saggezza dei Posteri, il suo bel romanzo d’esordio.

Co-protagonista è la città di Rieti con le sue piazze tranquille, i vicoli medievali, i sotterranei come varchi per un’altra dimensione, luoghi misteriosi che ben si prestano ad accogliere fantasmi, allucinazioni, creature bizzarre.

E ce ne sono di stranezze nel romanzo (spettri, zombi, oggetti che si animano) specie verso il finale, né i personaggi sembrano turbati da tali follie. Questo degli zombi, presenti comunque in misura molto limitata, è l’aspetto che personalmente ho meno apprezzato, in quanto proprio non amo il grottesco e il genere “morti viventi.”

Più delicato e profondo è il tema degli oggetti simbolo, come il seme che Tonio, uno dei malviventi, trova in una misteriosa scatoletta appartenuta a Sara. Tonio interra il seme in un vaso, ne sorveglia affascinato il germoglio, contempla il fiore sbocciato e intanto gli tornano alla mente la figura del padre e scene della sua infanzia, dimenticate e rimosse da anni. Non viene detto esplicitamente, ma mi pare che nel seme e poi nel fiore sia in qualche modo presente l’essenza, l’anima della medium Sara che parla ai diversi personaggi in modo diverso, destandone le paure e i conflitti irrisolti, facendo leva su quelli per indurli a cambiare, a migliorare, a recuperare il passato e il loro io più profondo. Lo stesso negozio di fiori, un tempo regno di Sara, influenza profondamente e in modo diverso i personaggi coinvolti. È come se il fiore e il negozio della medium funzionassero essi stessi come media, mezzi e tramite tra il mondo reale e una realtà superiore e nascosta.

Stessa funzione di media è svolta dai ciottoli custoditi dagli amici di Sara, pietre che sussurrano e profumano, anime che in modo misterioso parlano all’anima di Carlo il poliziotto risvegliando memorie sepolte, sensazioni, sentimenti profondi di cui Carlo stesso non è consapevole.

In sintesi, l’ennesimo bel romanzo, questo della prolifica ed eclettica Cristina Lattaro: pagine che scivolano via fluide ma intriganti, lasciando nella mente una scia di immagini e di sensazioni.

Modificato da Ali
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Grazie a te, Cristina :-)

Mi scuso con tutti per non essere riuscita a inserire la copertina, sono un po' un disastro con la tecnologia...

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Ospite Signor Ford

veneziadacquadolce_front.jpg

 

Titolo: Venezia d’acqua dolce
Autore: Cristina Lattaro
Editore: Loquendo editrice
Pag: 480
Genere: narrativa
Prezzo cartaceo: € 18.90

 

Trama: Quattro malavitosi si ritrovano a gestire un negozio di fiori, in attesa del boss e dei suoi ordini, mentre alcuni membri delle forze dell’ordine sotto copertura li tengono costantemente sotto controllo. Ciascuno di loro con un suo passato e un peculiare destino da non rivelare, non adesso, non prima che tutto si compia. Ognuno di loro viene coinvolto nella storia del quartiere, sino a che l’entità del Velino, il fiume che sa ogni cosa, cercherà di fare un incursione in quei luoghi per portare a termine quello che, anni prima, ha lasciato in sospeso. Sullo sfondo di una Rieti magica e che non perdona, i destini si incroceranno, tutti i nodi verranno sciolti non senza colpi di scena.

 

Contenuti: In un romanzo come Venezia d’Acqua dolce, il cui titolo omaggia la storia di Rieti per parola degli stessi personaggi, la metafora della vita e del destino fanno da padrone nell’intera narrazione. Nulla è lasciato al caso: parliamo di vita, di morte, di perdita, di amore e di riscatto, ciascuno vissuto in modo diverso e nel contempo stupefacente.
Tutto risponde a un unico assioma: nulla è mai come sembra e tutto può ancora modificarsi. Al di là delle fattispecie paranormali e dei contenuti thriller, la storia ha la capacità di far riflettere il lettore sul rapporto tra ambiente e uomo, quando il secondo pretende di conformarlo alle proprie esigenze (necessarie o meno, è tutto da vedersi) e il primo subisce dei danni spesso irreparabili: in questo senso sono illuminanti le esondazioni del fiume che, seppur con una personalità paranormale, di fatto lancia un monito all’uomo: l’entità naturale è ancora in grado di riappropriarsi della tua vita e di ribellarsi ai soprusi. Un messaggio quanto mai attuale ai giorni nostri.

 

Ambientazione e Personaggi: Di sicuro, rispetto a tutto il resto, quello che nella narrazione emerge con forza è l’omaggio alla città di Rieti, teatro del terrore ma anche della rinascita. Delle seconde opportunità. Una Rieti che troviamo anche nelle altre produzioni letterarie della Lattaro, come le piazze di Milites, di cui parlammo a suo tempo, ma in questo caso la città pulsa all’interno della storia, e racchiude in sé tutta la magia della storia. La descrizione diventa quindi totalizzante, tanto che sembra sul serio di essere lì dentro, a passeggiare per le vie, a osservare il turbinio del Velino e a riempirsi i polmoni degli odori di una città antica e misteriosa. I personaggi all’interno della cornice ambientale si muovono quasi per esaudirne i desideri e le richieste, più che per proprio volere. I loro tratti infatti sono più sfuggenti, forse troppo, forse anche perché sono tanti e si ha difficoltà a ricostruire le dinamiche quando interagiscono tra loro o saltano dal presente al passato e viceversa, ma di fatto esprimono spesso la volontà della città, che diventa nel contempo madre e carnefice, padrona e paladina della loro stessa vita.

 

Stile e forma: Lo stile è molto ritmico, incalzante, mai complesso o in errore. In questo libro c’è una particolare cura del dettaglio, che comunque riesce ad arricchire il testo senza comprometterne l’esperienza di lettura. Forse la presenza di troppi personaggi rende difficoltoso seguire l’evoluzione della trama alle letture più distratte, ma nel complesso tutti i nodi non sono lasciati al caso ma fanno evincere una gestione sapiente del narrato, anche quando diviene complesso.

 

Conclusioni e giudizio finale: Venezia d’acqua dolce non è una lettura per tutti, ma destinata solo a coloro che vogliono davvero farsi vincere da un romanzo che ha in sé elementi e commistioni di genere vari che si presentano in modo gradevole. C’è il thriller, il giallo, le tinte horror e paranormali, c’è la magia del fantasy. Venezia d’acqua dolce diventa quindi un testo che può accontentare i palati più disparati, ma che riusciranno a farsi avvincere da una storia poliedrica. Una lettura composita, dedicata a chi desidera conoscere Rieti senza muoversi di casa. E che dopo vorrà, a tutti costi, andarci in viaggio.

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