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Cari tutti,

a questo punto ci sembra fondamentale inserirci nella discussione. Cerchiamo di farlo senza essere invadenti, ma con chiarezza e trasparenza, proprio perché - come abbiamo già avuto più volte occasione di dire in questo forum - non abbiamo niente da nascondere. Quindi siamo diretti:

- no, non siamo un editore a pagamento, non chiediamo soldi per la pubblicazione dei nostri libri. Tutte le attività standard editoriali, dall'attività redazionale, alla promozione, alla distribuzione, alla comunicazione e al marketing, da prima della nascita fino al termine della vita editoriale del libro, sono la nostra attività quotidiana e restano parte del nostro rischio d'impresa;

- sì, abbiamo chiesto a Patrizia di partecipare attivamente alle spese di pubblicità che normalmente già sosteniamo, chiedendole di coprirne una parte, nella misura - diciamo la cifra, proprio perché non c'è davvero niente da nascondere - di 5.000 € + iva.

Perché questa scelta: per ragioni di mercato, semplicemente. Non dimentichiamoci che se non tutti gli scrittori sono artisti, certamente tutti gli editori sono aziende. Quindi abbiamo deciso di orientare il nostro piano editoriale principalmente verso le traduzioni dall'estero (che siamo noi a "pagare", certamente non chiediamo contributi a uno Stuart McBride o a una Louise Welsh…) e di selezionare una ristretta cerchia di autori italiani che già pubblichiamo, riservando spazi molto oculati agli esordienti.

Perché? Questo lo sapete meglio di noi. Le librerie sono sature di proposte, il 25% dei libri pubblicati non vende neanche una copia, il crollo generale delle vendite - complice anche la crisi economica - sta mietendo vittime a catena, sia tra gli editori che tra i librai, e la visibilità per un esordiente è bassissima, sia attravero i canali tradizionali che con le nuove soluzioni offerte dal web. Se siamo ancora qui a fare il nostro mestiere, pur con tutte le difficoltà del momento, è perché evidentemente i nostri piani di marketing (che sono qualcosa di più consistente di qualche contatto facebook, pubblicità sparse su internet, copie spedite a caso a sedicenti giornalisti o blogger…) funzionano. Se siamo ancora qui è perché non ci interessa stampare 50/100 copie di un titolo, tenerle in magazzino a prendere la polvere, sperare che se le compri l'autore cercando di venderle ad amici e parenti, ma perché investiamo - concretamente e onerosamente - in termini di materiale promozionale (locandine, segnalibri), allestimento vetrine (vi stupirà ma sì, chiedere ai librai di esporre il libro con la dovuta visibilità ha spesso un costo, che diventa esorbitante se parliamo di grandi catene e di periodi particolari dell'anno, come Natale), organizzazione di presentazioni (vi stupirà ma sì, librerie, biblioteche e comuni fanno spesso pagare l'affitto della sala), pubblicità mirate e davvero efficaci (le operazioni a costo zero o quasi le lasciamo a chi si autopubblica e autopromuove, con i nostri migliori auguri. Noi abbiamo altri obiettivi e un altro pubblico).

E allora se le cose funzionano così bene, perché chiedere un contributo pubblicitario a un esordiente? Le ragioni sono due. La prima è ancora una volta di ordine commerciale: pubblicare per noi non significa soddisfare il desiderio intimo di uno scrittore, appagare il suo ego, ma investire cifre rispetto alle quali il contributo richiesto è a mala pena una percentuale in doppia cifra. Una casa editrice a pagamento chiede circa la metà, semplicemente per coprire i costi di tipografia; nel nostro caso la stampa fisica del libro è una voce irrisoria nel budget per una pubblicazione. Ci sembra ovvio quindi che il titolo di un esordiente possa essere una buona operazione commerciale solo se adeguatamente sostenuto: non bastano la sola forza del nostro marchio, la bontà del testo e la buona volontà del suo autore a vendere un libro, saremmo degli ingenui se ragionassimo così.

La seconda motivazione è relativa al rapporto che intendiamo costruire con gli autori: non vogliamo generalizzare ma capita fin troppo spesso che un esordiente, una volta che ha in mano il proprio romanzo stampato, consideri chiuso il suo lavoro. Gli scrittori scrivono e ci mettono le idee, gli editori vendono e ci mettono i soldi. Non funziona così, non ci interessa avere a che fare con soggetti di questo tipo. Chiediamo un interesse e una partecipazione attivi, un impegno forte a crescere insieme (di qui la lunga durata dei nostri contratti): su un libro si scommette insieme, ma non possiamo accontentarci di promesse e dichiarazioni d'intenti, che purtroppo spesso vengono disattese. Chiedere un contributo anche in termini economici ci sembra un vincolo forte al rispetto reciproco, esattamente come le salate parcelle degli analisti.

Quindi siamo diventati editori a pagamento? Siamo convinti di no, anche se potremmo passare ore in discussioni oziose su cosa significhi essere editori a pagamento (o più semplicemente editori e non tipografi). Certo è che la definizione "se parlano di soldi sono editori a pagamento" è un po' fatta con l'accetta, ma ci rendiamo conto che al solo nominare un contributo di natura economica salti la mosca al naso, e che gli autori conoscano molto molto poco il funzionamento di una casa editrice, perché per forza di cose vedono solo un lato della nostra attività, e dall'esterno. Il resto lo immaginano: noi abbiamo provato a spiegarlo, e continueremo a farlo. Le nostre porte (virtuali, ma anche fisiche - l'invito è rivolto a chiunque volesse venire a trovarci in redazione) sono sempre aperte.

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Vi avevo segnato nel taccuino dei possibili editori a cui proporre il mio romanzo. Anzi, più che romanzo un progetto editoriale. Da tipografo posso tranquillamente affermare che a quel prezzo riuscirei a stampare almeno mille copie in filo refe, copertina e sovracopertina, addirittura! (Visto che la crisi colpisce anche i tipografi e le legatorie i prezzi sono drasticamente scesi).

Se questa sarà prossimamente la scelta condivisa da tante altre realtà editoriali, prevedo un boom di autoproduzioni, con conseguente fallimento di moltissime realtà della micro e media editoria italiana.

Ho provveduto a depennarvi dal taccuino, mi dispiace.

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Davvero un peccato, ho sempre ammirato molto i vostri libri.

Mi dispiace, ma farsi pagare per qualsiasi voce nella lista dei costi di produzione di un libro, che sia un editing, o la stampa, o la promozione, per me rientra nell'editoria a pagamento.

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Nei servizi forniti da un editore la pubblicità per l'opera credo sia scontata... questo significa che se la casa editrice si definisce non a pagamento allora tutti i suoi servizi legati alla promozione dell'opera sono tali. Il mio punto di vista è questo, possiamo non essere d'accordo ma bisognerebbe chiamare le cose con il loro nome non crearne uno per l'occasione.

Modificato da Manuela82
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  • Voglio ringraziare Leone Editore per avere chiarito la sua posizione, confermando quanto avevo scritto io quando, tra l'entusiasmo per la telefonata, lo scetticismo per la richiesta e l'insicurezza di chi affronta un viaggio che non sa dove lo porterà, entrai in questo forum per un confronto con persone un pò meno inesperte di me.

All'inizio non ero nemmeno stata creduta, tanto sembrava impossibile quanto stavo dicendo.

Ringrazio tutti coloro che hanno dato e daranno il loro contributo a questa discussione. I confronti aperti, disinteressati e partecipati come questo sono estremamente utili.

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Patrizia, è un piacere ritrovarti anche qui e speriamo che la discussione possa esserti d'aiuto.

Le risposte che leggiamo ci convincono sempre più di quanto poco si conosca e si comprenda dell'attività di una casa editrice.

@Apuo: implicitamente confermi che non chiediamo soldi per stampare copie, visto che solo la prima tiratura di un nostro titolo è tra le 1000 e le 2000 copie; in più abbiamo gia avuto modo di chiarire che la stampa è un costo minimo, e che autopubblicazione e autopromozione hanno obiettivi diversi rispetto a una casa editrice strutturata.

@Vale: non stiamo chiedendo contributi per nessuno dei costi di produzione, ci siamo già abbondantemente diffusi sul tema. Attraverso una partecipazione all'investimento pubblicitario, che nonostante quello che sostiene Manuela non è scontato, chiediamo un'assunzione di responsabilità da parte dell'autore, che deve essere conscio della situazione del mercato, che mal recepisci esordienti indipendenti (quelli cioè che non si appoggiano ad agenti, e quindi pagano per vedersi pubblicati), e deve sentirsi parte attiva e coinvolta di un progetto di lungo periodo. Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

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Sconfortante. Debbo mandare una mail affettuosa :love: al mio piccolo editore free (distribuito maluccio ma ben presente nel web) che ogni tanto critico perché dovrebbe (di tasca sua, si capisce) attivarsi maggiormente nella promozione. Non lo nomino qui; c'è un topic in Promozione :saltello:

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Mah. Gli esordienti che conosco io non hanno pagato e non pagano niente, e niente significa zero. Nemmeno per la pubblicità. E non sono tutti con le spalle coperte da un agente. No, non sono per niente convinta, resto del parere che le spese di promozione facciano parte dei doveri dell'editore tanto quanto editing, grafica e stampa.

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@Vale: non stiamo chiedendo contributi per nessuno dei costi di produzione, ci siamo già abbondantemente diffusi sul tema. Attraverso una partecipazione all'investimento pubblicitario, che nonostante quello che sostiene Manuela non è scontato, chiediamo un'assunzione di responsabilità da parte dell'autore, che deve essere conscio della situazione del mercato, che mal recepisci esordienti indipendenti (quelli cioè che non si appoggiano ad agenti, e quindi pagano per vedersi pubblicati), e deve sentirsi parte attiva e coinvolta di un progetto di lungo periodo. Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

Ripeto a costo di sembrare scontata, sono punti di vista, l'autore partecipa ad una spesa in termini di tempo speso per scrivere, di fatica, di attesa di una risposta e quanto altro... l'editore partecipa con denaro e altri mezzi... se non ci fosse l'autore l'editore non venderebbe, se non ci fosse l'editore l'autore magari se è bravo troverebbe i mezzi per farlo (difficile ma non impossibile).

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Ospite Jack Shark

Senza queste premesse e questo impegno, non è immaginabile un rapporto commerciale di alcun tipo.

E' proprio con le vostre premesse che non è immaginabile da parte di noi autori un rapporto commerciale di alcun tipo.

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@Apuo: implicitamente confermi che non chiediamo soldi per stampare copie, visto che solo la prima tiratura di un nostro titolo è tra le 1000 e le 2000 copie; in più abbiamo gia avuto modo di chiarire che la stampa è un costo minimo, e che autopubblicazione e autopromozione hanno obiettivi diversi rispetto a una casa editrice strutturata.

Per gli esordienti propositivi e frizzanti (e che macinerebbero chilometri per le promozioni) è un peccato sparare una cifra così alta. A meno che non sia vostra nuova politica dissuaderli.

Con i seimila euro richiesti si potrebbe stampare il libro economicamente e pagare una giovane agenzia pubblicitaria, facendo distribuire nei canali web usuali.

Se il romanzo dovesse valere qualcosa, allora le Case Editrici si farebbero sentire.

E voi (per assurdo) avreste perso un esordiente coi controfiocchi.

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Buongiorno a tutti. Oggi sono stato invitato in sede alla Leone, per discutere della possibile pubblicazione di un mio romanzo.

A parte il fatto che il romanzo proposto non è stato nemmeno letto (è stato proprio esplicitato, alludendo alla lunghezza del tomo - e su questo c'è da dire che hanno ragione, troppo lungo. Infatti mi han richiesto di portarne di più corti, e li ho regolarmente portati oggi), mi sono trovato di fronte a una persona che prima mi ha illustrato i grandi risultati dell'editore, la sua grande spinta promozionale, il suo grande catalogo, e infine, lo devo ammettere, un buon contratto, per poi dirmi, chiaro e tondo, che per pubblicare con Leone è necessario e obbligatorio essere inseriti nel catalogo promozionale, inserimento che, come dice l'editore, ha un costo di 5.000 euro + IVA.

Ovviamente, pubblicando già in Free, mi son sentito un po' preso per il culo.

Anche perchè il suddetto editore ha esplicitato che loro non sono a pagamento, la pubblicazione è gratuita, ed in fondo il costo della stampa dei volumi è molto alto per loro (tiratura minima 1000 copie), però la promozione e l'ingresso in catalogo sono obbligatori. 

Nel complesso, quindi, si tratta di Pubblicazione a Pagamento, non di Doppio Binario.

Non vi dico con che rabbia mi son sentito dare dello 'sconosciuto' e mi son sentito dire, da un EAP, 'dai, questa è la tua opportunità per diventare scrittore'. No, non si diventa scrittori così, caro mio. 

Ho altresì sentito altri autori della Leone, i cui contratti però, decennali, sono ancora in free. A quanto pare è una modifica recente.

Volevo avvisarvi del tutto, ecco. E spero che qualcuno non si proponga a chi attende solo il pesce da cui stillare olio.

Ps. io i libri della Leone non li voglio neanche più vedere.

Pps. mi avevan dato un mese di tempo per decidere, direi che sono bastati 20 secondi. Appena capita l'antifona, ho rimesso tutto nel plico, facendo capire che me ne volevo soltanto andare. 

 

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Ah! Un altro paio di cose venutemi in mente proprio ora, e molto 'toste'...

1. Continuava a ripetermi che il catalogo è 'molto prestigioso', premendo spesso sulla parola 'internazionale'...Bah.

2. Ad un certo punto ho detto 'sarebbe anche inutile pensarci, non avendo la disponibilità economica'. E mi son sentito dire 'Quando si prendono decisioni così, è meglio contattare i genitori. Io se tu fossi mia figlia vorrei sapere. Insomma, è una decisione che dovete prendere TUTTI INSIEME'..e ha ripetuto più volte il concetto 'TUTTI INSIEME'. Dopodiché, ha insistito con il progetto 'Leoncini', per i brevi testi, proponendomi l'entrata a catalogo con quelli a 3000 + IVA. Ovviamente non ho sentito ragioni. Ora, scusate, ma io non ho capito. Voleva mettere in mezzo i miei per farmi spendere a tutti i costi? No, perchè non capisco, non voglio fare illazioni. E non capisco un'altra cosa: voleva farmi pagare/pubblicare a tutti i costi, non avendo nemmeno letto uno dei testi proposti, ma puntando sul 'soldo'? No, perchè anche qui non vorrei aver capito male. Qualcuno l'ha capito meglio di me? 

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Ilo, una cosa che non ho capito dal tuo intervento, come quello qualche pagina indietro di Leone Editore, è la componente promozionale che intendono offrire - anche col contributo dell'autore.

Promozione, marketing, pubblicità sono parole con possono avere molteplici contenuti, però se viene richiesto all'autore di metter mano ai propri soldi, il minimo che mi aspetto è - contemporaneamente - di vedermi presentato un piano, più o meno dettagliato (anche se dovrebbe essere più) relativo alle attività di promozione, modalità, pianificazione e obiettivi attesi.

Anche perché un contributo di 5.000 euro, a cui va sommata la parte non esplicitata che l'autore si tiene in carico, vuol dire 5 euro a copia per la prima edizione. Se mi accontento di vendere 1000 copie, e andare quindi in perdita coi diritti d'autore, con quella cifra probabilmente posso fare lo stesso anche senza editore alle spalle.

Insomma, ti hanno prospettato un qualche piano per la promozione o sono rimasti sul generico?

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@pennuto Beh, hanno parlato di volantini, segnalibri, di un catalogo proposto alle librerie, di banner sul sito e su ibs..e poi non ricordo altro, ma sicuramente intendeva altro. Fatto sta che 5000 euro, per fare queste cose, mi sembrano assurdi. La casa editrice dovrebbe fare pubblicità a ciò che vende gratis.. se devo pagare per farti vendere allora mi metto in proprio e MI faccio vendere. 

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Ah, altra cosa che mi sono ricordato adesso! Mi ha detto 'in regola un nostro autore scrive un libro all'anno'. Io gli ho detto (tutto questo prima del 'contributo obbligatorio', e già così mi aveva fatto venire dei bei dubbi) 'perfetto, io ne scrivo di mio 3 o 4 all'anno, siamo a posto'. Mi sono sentito rispondere 'troppo. Devi scrivere meno' con una faccia inorridita.

Cioè: ma chi sei tu per dirmi quanto devo scrivere? Ma stiamo impazzendo tutti? Questo mi ha fatto venire i primi dubbi, e poco dopo mi è stato prospettato il 'contributo'.. Vorrei capire se è una prassi per tutti quelli che si sono proposti, ora. Perchè è avvilente.  

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La cosa più avvilente è che fino a un anno fa circa, Leone era considerato uno degli editori più seri (prima che venisse fuori la storia del contributo, cioè). Evidentemente hanno cambiato "politica", della serie "dalle stelle alle stalle".

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Interveniamo nuovamente nella discussione per chiarire il nostro pensiero. Come già scritto precedentemente, e come ribadito da Ilo, i soldi richiesti sono necessari non per il normale lavoro redazionale che rimane assolutamente gratuito, ma per le attività promozionali accessorie, attività che peraltro continuano a ottenere risultati lusinghieri. Ogni tre mesi circa viene preparato un folder che presenta tutte le novità della casa editrice. La preparazione di questo folder è una delle attività più impegnative della redazione. Questo catalogo viene poi distribuito alla promozione che, debitamente istruita, gira le librerie d'Italia per raccogliere le prenotazioni prima dell'uscita del libro. La distribuzione è poi garantita in tutta Italia, in qualunque posto sia richiesta, e chiunque ha pubblicato con piccole case editrici sa quanto sia difficile da ottenere. Tutte queste attività costano tantissimo, e qualunque casa editrice di piccole dimensioni che prometta di portarle avanti senza richiedere contributi è in mala fede. La pubblicità sui canali che pratichiamo abitualmente, i segnalibri, le locandine, l'arrivo delle copie in libreria come novità tramite la promozione ci garantiscono la visibilità necessaria per diffondere il nome dell'autore e il titolo del libro il più possibile. Sull'internazionalità del nostro catalogo non possono esserci dubbi, pubblichiamo costantemente libri di importanti autori stranieri (che paghiamo benissimo) e diversi nostri libri sono stati tradotti e sono in corso di traduzione all'estero (naturalmente avere un'agenzia che se ne occupi costa salato). Quanto all'ultima affermazione sui genitori, vista la giovane età del soggetto l'editore vedendolo in difficoltà ha pensato che fosse una decisione troppo importante da prendere da solo. Non c'era alcuna volontà di fargli pressione.

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Ringrazio Leone Editore per la risposta che, però, non mi appare soddisfacente.

La preparazione del folder con le novità della casa editrice, l'istruzione di chi si occupa della promozione presso le librerie e la relativa distribuzione in ambito nazionale sono tutte attività che, mi aspetto, rientrino nelle normali attività di una casa editrice, e che, in quanto tali, dovrebbero essere completamente avulse da qualsiasi specifico contributo per la promozione del singolo autore.

Il fatto che il catalogo sia internazionale non lo pongo in discussione, mi domando come, però, questo c'entri con il singolo autore, e il relativo contributo richiesto, se, in prospettiva, non si intende sin da subito spingere l'autore anche verso l'estero. Il fatto che Leone pubblichi autori esteri ritengo che, nuovamente, esuli dal contributo e riguardi solo la normale attività della società editoriale.

Segnalibri, volantini e gadget vari lasciano il tempo che trovano. Mi si permetta dirlo. Ho fatto per tanti anni marketing e un pochino credo di sapere di cosa si parli. Sono tutti oggettini molto graziosi che, magari, gratificano l'ego dell'autore ma conducono a una promozione limitata del singolo romanzo.

 

Con grande rammarico non ho letto di specifiche iniziative, dalle presentazioni librarie alla partecipazione a manifestazioni vari, non ho letto di altre iniziative più specifiche, che potrebbero andare dalla creazione di uno spazio autore nel sito dell'Editore (magari c'è, ma Leone Editore non lo ha citato, e se c'è il non averlo citato non crea molto confidenza sulle effettive capacità di promuovere) o, magari, della creazione di un apposito sito dedicato al testo, oppure ad altre più subdole formule di marketing virale che l'editore usa (o potrebbe usare) per i suoi autori migliori.

Insomma, ancora non vedo nulla che giustifichi, per l'autore, l'investimento di quei 5.000 euro per l'effettiva promozione del proprio volume. Mi pare, insomma, che l'autore si trova semplicemente a finanziare Leone Editore per lo svolgimento delle normali attività editoriale.

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Credo che l'editore debba semplicemente fare il suo lavoro: investire se crede nell'opera che deve pubblicare. Nulla più, nulla meno. Se chiede un "contributo",a mio modesto parere, già dimostra di non credere in quel libro. Secondo me non c'è nulla di male nell'essere un editore a pagamento, sarebbe corretto ammetterlo. 

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Ospite Lem Mac Lem

Interveniamo nuovamente nella discussione per chiarire il nostro pensiero. Come già scritto precedentemente, e come ribadito da Ilo, i soldi richiesti sono necessari non per il normale lavoro redazionale che rimane assolutamente gratuito, ma per le attività promozionali accessorie, attività che peraltro continuano a ottenere risultati lusinghieri. Ogni tre mesi circa viene preparato un folder che presenta tutte le novità della casa editrice. La preparazione di questo folder è una delle attività più impegnative della redazione. Questo catalogo viene poi distribuito alla promozione che, debitamente istruita, gira le librerie d'Italia per raccogliere le prenotazioni prima dell'uscita del libro. La distribuzione è poi garantita in tutta Italia, in qualunque posto sia richiesta, e chiunque ha pubblicato con piccole case editrici sa quanto sia difficile da ottenere. Tutte queste attività costano tantissimo, e qualunque casa editrice di piccole dimensioni che prometta di portarle avanti senza richiedere contributi è in mala fede.

 

Cortesemente, vi invito a moderare i termini, perché per illustrare la vostra personale politica editoriale non avete alcun bisogno di affermare la malafede di altri editori, la cui scelta è di non chiedere soldi all'autore, nè per stampa, nè per distribuzione, nè per promozione. Gli editori che si fanno carico di tutto il processo produttivo del libro, facendosi pagare esclusivamente dai lettori, non sono in malafede.

Grazie.

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Egregio Leone Editore quello che voi dite in questo post e in quelli precedenti è tutto giusto, come si suole dire "il discorso non fa una grinza".

Tuttavia, nel promuovere autori esordienti voi avete fatto una precisa scelta editoriale che, come impresa commerciale, comporta rischi. Questi rischi non potete, però, addossarli all'autore.

Se voi, per fare pubblicità e promuovere il libro di un esordiente dovete spendere soldi, come è logico che sia, non potete richiedere all'esordiente di sostenere questa spesa perché essa rientra tra i rischi d'impresa non tra i doveri dell'autore.

Doveri dell'autore che è giusto siano chiamati a concorrere alla divulgazione del libro ma consistono in ben altre cose quali la partecipazione, l'impegno a sostenere dibattiti, convegni, conferenze, etc. etc.

D'altronde i doveri di un esordiente, così come quelli di un autore affermato, sono chiaramente indicati nel contratto e riguardano tutt'altro che la partecipazione economica alle spese sostenute dall'editore (nei contratti con ENAP, ndr).

Contrariamente a quanto voi affermate, il chiedere soldi fa della società editrice non a pagamento una società editrice a pagamento perché, tra l'altro, la cifra sostenuta dall'autore, così come evidenziato anche da altri utenti, vi permette di "scaricare" parte del rischio d'impresa costituito dalla stampa dei libri stessi.

In altre parole, se io vi do 5.000 euro (+ iva) è inutile che voi mi diciate che questi soldi serviranno per la promozione del libro perché nulla mi dice che, invece, voi li utilizziate per sostenere i costi della stampa.

La vostra è sicuramente una bella realtà editoriale, nessuno dice il contrario, e per questo non posso che farvi  i miei complimenti trattandosi di una realtà che si è espressa in pochi anni su un mercato difficilissimo.

Resta evidente, in ogni caso, che la vostra politica imprenditoriale va in una certa direzione che non è la stessa che viene promossa in questo forum.

Forse, (mi permetto un consiglio da incompetente poiché non sono un editore) sarebbe il caso che, magari, scegliate un numero più ristretto di esordienti, riducendo così i rischi d'impresa e le spese sostenute per la promozione di diversi libri,  e a quei pochi scelti non facciate pagare nulla così come quando avete iniziato. 

Decidete voi, è una scelta di marketing che spetta a voi.

Modificato da lover
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Rispondiamo un'ultima volta per chiarire alcune questioni. Non è mai stata proposta una pubblicazione di libri non valutati dalla casa editrice. In questo incontro preliminare si è preferito informare con anticipo l'aspirante autore delle modalità di pubblicazione nel caso in cui la valutazione fosse stata positiva. Vogliamo ricordare inoltre che la casa editrice propone sempre un progetto di durata decennale, destinato a far circolare il nome dell'autore e del libro il più possibile, che non si esaurisce quindi con la pubblicazione. Segnaliamo infine che segnalibri, locandine e quant'altro sono stati citati solo a titolo esemplificativo, e che le presentazioni non sono state menzionate perché fanno parte delle normali attività che una casa editrice deve comunque garantire all'autore.

Siamo intervenuti solo perché il resoconto di Ilo non rispecchiava il reale andamento del colloquio e metteva in dubbio la credibilità della casa editrice, ma non pretendiamo di far cambiare idea a nessuno. La discussione per noi si chiude qui anche per non alimentare altre polemiche, vi ringraziamo comunque dell'ospitalità sul forum e dell'opportunità di spiegare le nostre ragioni.

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Rispondiamo un'ultima volta per chiarire alcune questioni. Non è mai stata proposta una pubblicazione di libri non valutati dalla casa editrice. In questo incontro preliminare si è preferito informare con anticipo l'aspirante autore delle modalità di pubblicazione nel caso in cui la valutazione fosse stata positiva. Vogliamo ricordare inoltre che la casa editrice propone sempre un progetto di durata decennale, destinato a far circolare il nome dell'autore e del libro il più possibile, che non si esaurisce quindi con la pubblicazione. Segnaliamo infine che segnalibri, locandine e quant'altro sono stati citati solo a titolo esemplificativo, e che le presentazioni non sono state menzionate perché fanno parte delle normali attività che una casa editrice deve comunque garantire all'autore.

Siamo intervenuti solo perché il resoconto di Ilo non rispecchiava il reale andamento del colloquio e metteva in dubbio la credibilità della casa editrice, ma non pretendiamo di far cambiare idea a nessuno. La discussione per noi si chiude qui anche per non alimentare altre polemiche, vi ringraziamo comunque dell'ospitalità sul forum e dell'opportunità di spiegare le nostre ragioni.

Da parte mia, grazie a voi per la risposta.

L'aspetto dell'incontro preliminare non era stato chiarito negli interventi vari nel thread e giustifica la vaghezza dei contenuti della proposta promozionale. Rimane il dubbio sulla modalità di approccio verso l'aspirante autore, prospettandogli il contributo richiesto, prima di una qualsiasi valutazione della sua opera, ma capisco che è una ben precisa scelta aziendale. Scelta che, d'altra parte, non può che far considerare - almeno secondo i parametri di questo forum - Leone Editore come casa editrice a "doppio binario".

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Anche io ringrazio l'editore che si espone su questo forum per spiegare la propria linea editoriale. Permane il dubbio, però, di non essere pubblicati perché l'opera vale ma solo perché si ha la possibilità di contribuire. Mi chiedo: gli editori che hanno in mano un potenziale buon libro ma con un autore che non può contribuire, che fanno? Se la risposta è: "Ci investiamo noi" allora è vero che quando vengono chiesti i contributi è perché non credete fino in fondo in quel lavoro. Se la risposta è: "lasciamo perdere" allora siete decisamente EAP e non DoppioBinario.

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Ho inviato il manoscritto i primi di ottobre. Qualche giorno fa mi ha telefonato un collaboratore della CE facendomi la seguente proposta: 6100,00 euro; semplice. A dire il vero - come se avessero una sorta di pudore - mi hanno detto che avrei dovuto dare un contributo di € 5000,00 più iva per arrivare alla pubblicazione. La telefonata è stata molto cordiale, la persona con cui ho parlato mi ha decantato l'opera, mi ha chiesto addirittura se l'avessi fatta editare perchè era già in ottimo stato. Onestamente in alcuni momenti mi sono sentito lusingato, soprattutto quando ripeteva il titolo del romanzo. Fa un certo effetto sentirlo nominare durante una conversazione con un editore, ma questo gli imbonitori lo sanno bene, fa parte della loro arte. Una delle cose che più mi ha irritato è stata l'insistenza con cui continuava a ricalcare il fatto che i soldi servissero per costruire, in ottica futura, una carriera da scrittore, accennando alla questione che tre o quattro dei loro autori erano quasi riusciti a poter fare della scrittura il proprio lavoro. Tante esagerazioni, tante lusinghe, ma alla fine quello che voglio io è capire se la mia opera è meritevole di pubblicazione, non mi interessa pubblicare a tutti i costi. Perchè dovrei infliggere al mercato un'opera scadente? Ah a proposito, alla fine la cordialità, velatamente, è venuta a meno: mi ha salutato facendomi gli auguri di sperare di non trovare sul mio cammino degli editori senza scrupoli "...perchè sà, in questo modo c'e' pieno di squali, di gente senza scrupoli, è una giungla". Eccome se non lo so!

Siamo sicuri che sia meritevole di rimanere ancora in doppio binario?

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Il primo contatto che ebbi con la Leone editore fu a Gennaio del 2013. A dicembre 2012 avevo inviato loro il mio primo romanzo. La persona con cui parlai (R.G.) mi fece qualche bel complimento, mi specificò che lui non aveva letto il mio lavoro, ma che esso necessitava di editing, per un costo di 5000 euro. Proposi di apportare io stesso le modifiche che mi sarebbero state suggerite, ma egli mi rispose che avrebbe preferito ingaggiare un professionista; temeva che io fossi troppo innamorato del mio romanzo per rimaneggiarlo con obiettività. Declinai la proposta. A gennaio 2014 telefonai alla casa editrice per proporre un nuovo lavoro, e chiesi di parlare con la solita persona. Mi risposero che non faceva più parte del team. Spiegai quanto accaduto un anno prima, e proposi il mio secondo romanzo. Questa volta la persona con cui parlai mi disse che - in caso il mio lavoro fosse ritenuto idoneo - avrei dovuto contribuire lo stesso alle spese economiche per la pubblicazione. Chiesi se non avrebbero almeno dovuto leggerlo prima. Siccome temevo che il mio interlocutore non avesse capito che si trattava di un nuovo lavoro, glielo specificai di nuovo, ma lui mi spiegò che aveva capito e che comunque mi avrebbero chiesto un contributo. 

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