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Marcello

[MI 38] Non vado a Den Helder

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Ho letto il tuo racconto tutto d'un fiato e con il cuore in gola. Emozioni a mille attraverso le tue parole che all'inizio sembravano effettivamente quelle di un innamorato. Fa piacere ricambiare il sorriso, agire con gentilezza, ma quando la situazione si capovolge ... ho sentito tutta la paura di quella povera ragazza. Bello, ben scritto. Le descrizioni precise come è tua abitudine, scorrevole e armonioso il monologo. hai postato alle 23.47, se lo avresti fatto alle 23.55 come accennato in un tuo post probabilmente alcuni refusi sarebbero stati evitati. Una sola domanda: nelle ultime righe hai dimenticato i caporali oppure lui pensa di dire quelle cose al poliziotto.

Io lìho letto come se ci fossero stati i caporali e quindi sentend la sua voce, mi è sembrato giusto così!

Ottimo lavoro, complimenti, soprattutto perchè hai risolto tutto prima della tragedia :asd:

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Grazie Sabry.  Ho pensato a te quando sono arrivato in fondo senza avere ucciso o "suicidato" nessuno... :asd:

Sei stata brava a notare l'assenza dei caporali nel finale.  Sono stato indeciso se metterli o no.  Lui in effetti in quel momento parla e non pensa come in precedenza; volevo però rendere l'idea del delirio che lo aveva invaso progressivamente e mi pareva che scritto in quel modo fosse più rappresentativo del coas che gli agita la mente e si riversa all'esterno, quasi come un fiotto incontrollato di parole.

Quanto ai refusi non li ho notati nemmeno nell'ultima rilettura, ma qualcuno lo farà di sicuro... 

Grazie di cuore per avermi letto e commentato.

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Ciao bello. Non mi soffermo sui refusi (pochissimi)

Anche a me piace che tu non abbia messo le virgolette nell'ultimo intervento, è delirante e non voglio che lui faccia la figura del pazzo davanti all'agente. Preferisco che continui il monologo interno, poi, una volta dentro, si spiegherà, mostrerà i documenti e riuscirà a parlare con calma.

Ma andava al funerale della moglie morta anni prima? Lo fa sempre, a ogni anniversario? Ecco, qui mi hai lasciato la mano che mi stavi tenendo lungo il tuo bellissimo racconto.

In verità mi sono ritrovata in lei (chi, dall'appena presentabile alla decisamente bella non è stata seguita? Se non altro con lo sguardo), ma sono stata anche Lui, ti sembrerà strano... Mi è capitato di camminare dietro un uomo con tutte le caratteristiche fisiche di un mio ipotetico Lui e ho proseguito la passeggiata anche se forse avrei dovuto svoltare, per il semplice piacere di continuare a fantasticargli addosso. Bravo. Certo non ti occorreva il mio parere per esserne certo.

Ginevra

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Grazie carissima per la lettura e il commento preciso.

Vengo al punto che mi immaginavo avrebbe creato qualche ambiguità: ho pensato se era il caso di spiegarlo meglio, ma per una volta che mi riusciva di non dilungarmi in "spiegoni" ho deliberatamente voluto che il lettore fosse libero d'interpretare anche in maniera diversa.  Io l'ho concepita così: la moglie è morta da un paio di giorni e il funerale si svolgerà a Eindhoven, dove lui è in procinto di recarsi da Utrecht.  Il dolore lo distrugge e inizia a farlo impazzire nel momento in cui scorge la ragazza.  La decisione di seguirla non fa che accelerare il processo già in moto, fino a far sovrapporre le immagini delle due donne e a distruggere ogni elemento temporale.  Alla fine non sa più chi é Evelien e chi "Margaretje", con chi fosse sposato e quando è morta la moglie.

Sono contento se sono riuscito a trasmettere la sensazione di ansia della ragazza, era la scommessa su cui avevo puntato.

Per il resto grazie mille, troppo buona.

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Bellissimo racconto! Avete già detto tutto voi quindi non ho nulla da aggiungere, se non farti i miei complimenti.

Grazie mille!

I tuoi complimenti mi fanno sempre molto piacere; speravo di vederti a questo giro...

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Marcello, ti romperò un po' le scatole ma taci e sopporta.

Il controllore mi fissa con lo sguardo arcigno.

Tengo gli occhi bassi, non è su lui che desidero posarli.

 

Se il protagonista ha gli occhi bassi come fa a vedere che il controllore lo fissa?

Quando l'ho vista sulla banchina della stazione di Utrecht è stato un lampo, come una folgorazione,

 

ripetizione dello stesso concetto.

ma non glie ne

 

Glie lo spiegherò

 

Ho dei dubbi. Qui mi indica la formula da te scelta come meno comune ma corretta: http://www.treccani.it/vocabolario/gli2/ Io l'ho sempre vista "gliene" e "glielo". Non per farti le pulci, sono curiosa.

mica siamo a noi a scegliere il momento

 

questo è sicuramente un refuso. Sì, lo so che non ti piace la segnalazione dei refusi in questo contesto ma io sono rompiscatole.

Ecco, mi sono guadagnato un altro sorriso. Non avevo ancora notato i tuoi denti, sono splendidi.

 

Il sorriso l'ho sempre inteso come un "sollevare lievemente le labbra", più poetico.

Come dici, vestito così, tutto di nero, sono un po' troppo lugubre?

 

L'avrei spezzettata. Come dici? Vestito così, tutto di nero, sono un po' lugubre?

L'ultima frase della canzone la vedo un po' decontestualizzata o forse non ho capito io.

Ci avrei visto meglio:

 

ti hanno lasciato, inutile pazzia,

vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato.

 

Forzando un po' il senso della canzone ma più appropriato al racconto. E' solo un punto di vista.

Vabbè, che te lo dico a fare? Hai girato il prompt per portarlo in un terreno a te conosciuto. Ovviamente è un bel racconto che risente la nostalgia di quei luoghi a te cari. Succede anche a me, tracce che potrebbero essere sviluppate in modo differente, finiscono sempre tra le montagne. Non è un difetto, è solo nostalgia. : :s :

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Carissima, innanzitutto grazie del commento attento e preciso.

Quale rottura di scatole, stai scherzando?  I commenti servono proprio a quello!  E specifico: non mi dispiace che mi vengano segnalati i refusi, tutt'altro!  Per mia scelta ho deciso di non farlo nei MI, dove per le ragioni che tutti conosciamo abbondano, per un motivo preciso: amo commentare senza aver letto i commenti degli altri, per cui se mi metto a segnalare i refusi corro il rischio di fare una inutile sfilza di doppioni.  A me segnalateli pure: ne sono contento, perchè è un lavoro in meno se e quando deciderò di utilizzare il racconto in altra sede.

 

Premesso questo, concordo praticamente su ogni cosa che mi hai segnalato a parte una, che poi dirò.

"Glielo" e "gliene": prima di iniziare a lavorare al PC li ho sempre scritti così.  Poi, all'inizio del primo romanzo, il correttore di OpenOffice me li segnalava errati e mi suggeriva la versione staccata.  All'epoca (sono passati più di quattro anni) ho fatto ricerche dettagliate, ma non so più dirti dove.  Il risultato è stato che la forma cosigliata (o imposta, non ricordo più) era proprio quella staccata.  Con questo intervento mi fai riaffacciare antichi dubbi...

La "contestazione" (pacifica, eh: niente forconi :asd: ) a cui accennavo riguarda i versi della canzone che chiudono il racconto.  Non mi sembrano decontestualizzati, anzi volevo proprio che fossero quelli.

 

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino

 

è quello che succede al protagonista.  Al ricordo della moglie, morta da pochi giorni soltanto, si sostituisce quello più immediato della ragazza appena conosciuta e nella sua mente si sovrappongono al punto che non riesce più a distinguere le due immagini femminili con chiarezza.  Nella sua pazzia lui non vede un "avvenire disperato", è convinto di essere innamorato e felicemente ricambiato da una sconosciuta che gli ha solo lanciato un'occhiata sul treno.  A me pareva perfetta per chiudere il racconto.

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Sì, in effetti quel brano ha mille sfaccettature. Sono stata fuorviata dal significato originale della canzone dove "immagini care per qualche istante" si riferisce alle belle passanti. Infatti in seguito dice: ma se la vita smette di aiutarti, è più difficile dimenticarti di quelle felicità intraviste. Ok anche come l'hai interpretata tu, come ti ho scritto prima, è solo un punto di vista.

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Sì, in effetti quel brano ha mille sfaccettature. Sono stata fuorviata dal significato originale della canzone dove "immagini care per qualche istante" si riferisce alle belle passanti. Infatti in seguito dice: ma se la vita smette di aiutarti, è più difficile dimenticarti di quelle felicità intraviste. Ok anche come l'hai interpretata tu, come ti ho scritto prima, è solo un punto di vista.

E' forse il tratto più bello di questa "professione/ozio/divertimento...", che tu scrivi qualcosa con in mente un'idea e chi legge interpreta seconda la propria sensibilità e recepisce cose diverse...

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Qualunque cosa legga dell'Olanda non posso fare a meno di associarla a un libro che ho amato moltissimo da ragazzo e che mi ha condizionato nella sua visione. Tuttora lo venero come una reliquia. Si  tratta di "The Life and Times of Rembrandt van Rijn" del grande e purtroppo non mi pare conosciuto Hendrik Willem van Loon.

Quelle atmosfere, quella luce, quella gente. In questo racconto ho visto, avendo dei presupposti particolari, fuori della norma in un certo senso, queste atmosfere, le ho cercate e secondo me trovate, o volute trovare.

Innanzi tutto l'approccio non è tipicamente italiano, ma non soltanto pechè si riconoscono i nomi stranieri, anche per una sorta di tipologia comportamentale dei personaggi. E' ambientato ai nostri giorni ma si percepisce quest'aria "straniera", molto diversa da quella delle nostre città, quasi retrò, nel senso ottimale del termine; amo comportamenti diversi dalla caciara moderna e nostrana.

Comportamenti nordici. Una ragazza dagli occhi verdi che legge un romanzo in treno, che ha una borsetta, probabilmente esistono dappertutto ragazze così, ma faccio fatica a figurarmene al giorno d'oggi, bellissima immagine.

Come anche una bella immagine quando il protagonista si schermisce mentalmente con la ragazza adducendo a motivo del suo stupore  o timore nel vederlo, il fatto che sia vestito di nero. E gli abiti neri erano una caratteristica del Seicento di Rembrandt, quei severi abiti indossati dai Protestanti. (Perdona queste mie divagazioni  che sicuramente non sono pertinenti, ma io in uno scritto amo ricercare l'atmosfera e questa può essere data da brevi tratti, reminiscenze e collegamenti alle quali le tue parole mi hanno portato.)

Poi usi parole moderne, comportamenti moderni; il protagonista definisce il camminare della ragazza "sculettare" e poi si corregge con "ancheggiare", quasi a scusarsi e dai suoi successivi comportamenti si comincia a intuire la sua fobia, che in un certo senso fa rimanere male, perchè sembrava l'inizio di una poetica storia d'amore.

Devo dire che io avrei usato la terza persona, non amo troppo la prima per un fatto soggettivo: richiede troppa intimità, complicità con il lettore e io oltre a non padroneggiare queste espressioni, oltre a non esserne perfettamente padrone, non mi sento a mio agio in questa veste. La fine, ripeto, un po' mi ha deluso. Il personaggio si rivela uno dei tanti malati e deviati dei nostri giorni, uno stalker.

Io avrei aggirato il problema, in fondo il personaggio voleva amore e attenzione, anche se in modo assolutamente sbagliato e deleterio sia per la ragazza che per lui.

Non c'era più spazio, per lui, in questo mondo ma giustamente, come hai detto in una risposta precedente mi pare, non si possono sempre ammazzare tutti i protagonisti di un racconto.

Mi è piaciuto.

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Bello, senza dubbio. Un delirio studiato che degenere di frase in frase... curato al punto giusto, tanto che lo scrittore non si intravede mai, sembra proprio uno sproloquio di un pazzo.

Complimenti!

 

Comunque, mi permetto di contraddire Unius. Il protagonista non è di certo un supereroe e in quanto essere umano, è incline alle deviazioni mentali. Pazzo per la morte della moglie o meno, il suo atteggiamento non è comunque accettabile. Poi, insistere sul dolore per la perdita, avrebbe reso il racconto troppo melenso, una storia per casi umani... parere mio ovviamente  :li:

Modificato da crazycat

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Bello, senza dubbio. Un delirio studiato che degenere di frase in frase... curato al punto giusto, tanto che lo scrittore non si intravede mai, sembra proprio uno sproloquio di un pazzo.

Complimenti!

 

Comunque, mi permetto di contraddire Unius. Il protagonista non è di certo un supereroe e in quanto essere umano, è incline alle deviazioni mentali. Pazzo per la morte della moglie o meno, il suo atteggiamento non è comunque accettabile. Poi, insistere sul dolore per la perdita, avrebbe reso il racconto troppo melenso, una storia per casi umani... parere mio ovviamente  :li:

 

No un supereroe certamente no, non intendevo quello. Si tratta di un personaggio negativo ma, come tutti i personaggi negativi, può avere un certo interesse conoscere i risvolti del suo comportamento, i suoi movimenti e i suoi pensieri.

Basta vedere tutti i  programmi televisivi che fanno sui personaggi di delitti atroci e dell'interesse che suscitano, mentre se fanno vedere un eremita che vive in una caverna da cinquantanni, a meno che non sia del Tibet, non suscita nessun interesse.

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Carissimi, grazie a tutti di cuore.  I vostri commenti come sempre sono fondamentali per me.

 

@ Telstar: se guardi la cartina dell'Olanda Den Helder è nello spigolino in alto a sinistra.  E' il porto con il traghetto per Texel e le Isole Frisoni (praticamente l'unico luogo dell'Olanda che non ho visitato).

 

@ Crazycat: grazie per l'apprezzamento e il commento arguto.  Tengo sempre molto ai tuoi commenti.

 

@ Unius: grazie davvero di cuore.  Ho apprezzato le tue divagazioni, che non sono mai fini a se stesse!  Ho la casa piena di libri su Rembrandt e conosco bene le atmosfere di cui parli, sono davvero felice che tu le abbia ritrovate nel mio modesto brano.  Per quanto riguarda la prima persona era espressamente richiesta dalla traccia: non potevo esimermi...

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Come firma sotto il tuo avatar dovresti mettere: "l'utente del WD che prende temi non originalissimi e ci scrive sopra racconti da antologia". Quanti racconti abbiamo letto di stalker e affini con il tema del femminicidio che rimbalza da una tv a un sito web, da una radio a uno smartphone?

E poi arrivi tu, con questo racconto. Ti metti nei panni dello stalker. Lo si capisce a metà che è uno stalker. Non sei la gazzella che scappa, ma il leone affamato.

Il lettore sente questa fame e il fatto che sia innocua, perchè il nostro stalker non si rende conto di esserlo mi lascia attaccato alle tue parole in maniera viscerale fino a un signor finale.

Scriviamo in maniera antitetica. Tu con buone idee e ricca maestria, io con voli pindarici e giri della morte in maniera spicciola. Se dovessimo scrivere qualcosa a quattro mani cosa ne verrebbe fuori?

Mi prostro, intanto, umilmente, al maestro.

Ciao!

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Inc, ti ringrazio di cuore delle tue parole, ma non ti sembra di avere esagerato un po'? Comunque grazie, grazie davvero.

 

Se dovessimo scrivere qualcosa a quattro mani cosa ne verrebbe fuori?

Ah, bella domanda questa!  Forse non metteremmo insieme nemmeno la prima frase perché ognuno la intenderebbe a modo suo, oppure, chissà...?

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