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Rifiuto totale di rileggere?

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Ospite

Vi capita di aver un rifiuto istintivo di rileggere quello che scrivete?

 

Non parlo di rileggerlo una volta, subito dopo aver messo per iscritto le parole, i pensieri, le storie. Intendo dopo ever finito. Quando l'hai scritto, sbozzato, riletto, corretto, riscritto, corretto per la seconda, terza volta, fino alla versione finale, definitiva, quella pronta per essere stampata. Quando arrivo a questo punto, non riesco più a riprendere in mano il racconto. Chissà se scrittori famosi hanno lo stesso problema... Secondo voi Stephne King li rilegge mai i suoi romanzi dopo che sono andati in stampa?

 

...e a voi, capita?

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Io non ho questo rifiuto.

Spesso mi è capitato di rileggere i miei scritti conclusi e in versione definitiva...

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Una volta che ritengo un mio testo concluso non amo tornarci sopra (a meno che qualcuno non mi abbia fatto notare difetti o non mi abbia dato nuovi spunti o consigli a riguardo), ma questo vale per ogni cosa della mia vita. Quando tutto si è concluso, difficilmente mi volto a guardare... È come se mi infastidisse l'idea di modificare, anche solo mentalmente, qualcosa che per me è ormai un punto fisso nel tempo.

 

Probabilmente mi toglie sicurezza, mi destabilizza, insomma.

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Una volta che ritengo un mio testo concluso non amo tornarci sopra (a meno che qualcuno non mi abbia fatto notare difetti o non mi abbia dato nuovi spunti o consigli a riguardo), ma questo vale per ogni cosa della mia vita. Quando tutto si è concluso, difficilmente mi volto a guardare... È come se mi infastidisse l'idea di modificare, anche solo mentalmente, qualcosa che per me è ormai un punto fisso nel tempo.

 

Probabilmente mi toglie sicurezza, mi destabilizza, insomma.

 

Nel mio caso è più una questione di nausea... Siccome sono piuttosto puntiglioso e mi piace controllare e rincontrollare anche le virgole, quando sono giunto finalmente alla versione definitiva non voglio proprio più saperne. Provo perfino una sorta di repulsione. Forse solo dopo mesi in cui non ci penso proprio più riesco a rileggere.

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Sì, lo posso capire! Non credo sia così strano. I perfezionisti (anche detti "patologicamente insicuri" :P ) hanno bisogno di mettere forzatamente una fine al loro continuare a rimuginare, altrimenti lo farebbero all'infinito!

 

Non so se si era capito, ma mi includo anche in questa categoria :asd:

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Una volta che ritengo un mio testo concluso non amo tornarci sopra (a meno che qualcuno non mi abbia fatto notare difetti o non mi abbia dato nuovi spunti o consigli a riguardo), ma questo vale per ogni cosa della mia vita. Quando tutto si è concluso, difficilmente mi volto a guardare... È come se mi infastidisse l'idea di modificare, anche solo mentalmente, qualcosa che per me è ormai un punto fisso nel tempo.

 

Probabilmente mi toglie sicurezza, mi destabilizza, insomma.

 

Nel mio caso è più una questione di nausea... Siccome sono piuttosto puntiglioso e mi piace controllare e rincontrollare anche le virgole, quando sono giunto finalmente alla versione definitiva non voglio proprio più saperne. Provo perfino una sorta di repulsione. Forse solo dopo mesi in cui non ci penso proprio più riesco a rileggere.

 

Io mi comporto e mi sento precisamente come te. Se metto il punto fine a una storia poi non ci torno più.

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Sono anni che mi violento. E sono anni che riesco a leggere un lavoro anche quando è tutto tutto finito. :fuma:

Modificato da Rory

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L'unica cosa che voglio vedere di un mio scritto quando l'ho finito è la copertina. E al massimo sfogliare per guardare l'impaginazione, non mi è mai successo di rileggere, tuttavia. Mi prenderebbero gli scompensi, credo...

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Sì, lo posso capire! Non credo sia così strano. I perfezionisti (anche detti "patologicamente insicuri" :P ) hanno bisogno di mettere forzatamente una fine al loro continuare a rimuginare, altrimenti lo farebbero all'infinito!

 

Non so se si era capito, ma mi includo anche in questa categoria :asd:

 

Beh, non mi definirei un insicuro, se mettiamo da parte le "ragionevoli" insicurezze di un qualsiasi scrittore esordiente (preferisco il termine esordiente ad aspirante, perché il secondo mi fa pensare alla "Folletto"...). Sono piuttosto un perfezionista, ordinato, egocentrico con manie da serial killer. Se entro in una casa e un quadro è storto ne ammazzo gli abitanti. Naturalmente vivo con una donna che è esattamente l'opposto, disordinata cronica. Lo ammetto, faccio fatica a resistere alla tentazione...

 

 

 

Una volta che ritengo un mio testo concluso non amo tornarci sopra (a meno che qualcuno non mi abbia fatto notare difetti o non mi abbia dato nuovi spunti o consigli a riguardo), ma questo vale per ogni cosa della mia vita. Quando tutto si è concluso, difficilmente mi volto a guardare... È come se mi infastidisse l'idea di modificare, anche solo mentalmente, qualcosa che per me è ormai un punto fisso nel tempo.

 

Probabilmente mi toglie sicurezza, mi destabilizza, insomma.

 

Nel mio caso è più una questione di nausea... Siccome sono piuttosto puntiglioso e mi piace controllare e rincontrollare anche le virgole, quando sono giunto finalmente alla versione definitiva non voglio proprio più saperne. Provo perfino una sorta di repulsione. Forse solo dopo mesi in cui non ci penso proprio più riesco a rileggere.

 

Io mi comporto e mi sento precisamente come te. Se metto il punto fine a una storia poi non ci torno più.

 

 

Io invece che sono, tra le altre cose, un masochista torno pure a rileggere - o almeno ci provo - ma con grande disgusto. Spero non sia causato solo dal risultato dell'opera...

 

L'unica cosa che voglio vedere di un mio scritto quando l'ho finito è la copertina. E al massimo sfogliare per guardare l'impaginazione, non mi è mai successo di rileggere, tuttavia. Mi prenderebbero gli scompensi, credo...

 

Ecco, anch'io amo sfogliare i miei scritti e osservarne l'impaginazione - cosa che mi attrae sempre molto dei libri - guardandomi bene dal soffermarmi per troppo tempo sulle lettere...

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Sì, sono affetto anch'io da "nausea da rilettura". Ma non è poi tanto grave; dopo 3-6 mesi passa. :)

 

ahahaha carina. Speriamo... :facepalm:

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Sì, sono affetto anch'io da "nausea da rilettura". Ma non è poi tanto grave; dopo 3-6 mesi passa. :)

Sottoscrivo :)

Già rileggo tutto quando batto il testo dopo averlo scritto a penna; dopo, a seconda di quanto tempo ci sono già stato su, se ne sta nel suo cassetto a stagionare.

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Diciamo che qui si rientra nel discorso già affrontato in un'altro topic dove appunto si parlava della necessità di far "maturare" o "sedimentare" un lavoro appena finito per Poterne cogliere ad una certa distanza di tempo la vera natura ed eventualmente rimetterci le mani. In effetti il rileggere subito, per me, non aiuta più di tanto e dunque non mi pongo Troppo il problema. Tuttavia lo stesso esiste infatti quando ho finito di scrivere ed ho revisionato Vengo colto da una sorta di "nausea" che sparisce dopo un certo tempo. Allora aspetto, ci ritorno su l colgo degli aspetti del lavoro che mi parevano essere peculiarità e invece erano cose da modificare o eliminare.

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Diciamo che qui si rientra nel discorso già affrontato in un'altro topic dove appunto si parlava della necessità di far "maturare" o "sedimentare" un lavoro appena finito per Poterne cogliere ad una certa distanza di tempo la vera natura ed eventualmente rimetterci le mani. In effetti il rileggere subito, per me, non aiuta più di tanto e dunque non mi pongo Troppo il problema. Tuttavia lo stesso esiste infatti quando ho finito di scrivere ed ho revisionato Vengo colto da una sorta di "nausea" che sparisce dopo un certo tempo. Allora aspetto, ci ritorno su l colgo degli aspetti del lavoro che mi parevano essere peculiarità e invece erano cose da modificare o eliminare.

 

Permettimi di riprenderti. In questo 3d non si parlava di rileggere dopo aver scritto per revisionare il lavoro, ma a lavoro concluso; la nausea di rileggere il proprio lavoro per curiosità o autocelebrazione, quando questo è pronto per la pubblicazione o è già stato pubblicato. Il discorso lo si potrebbe allargare anche al cinema: un attore protagonista va mai al cinema a rivedere il proprio film? (prime escluse, dove si tratta più che altro di marketing)

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Infatti mi riferivo all'uno e l'altro. Anche a lavoro concluso è lo stesso, fino a prova contraria fin quando un manoscritto non giunge alla stampa è possibile modificarlo e a me accade sempre di rimetterci le mani in extremis, dunque "ti boccio" l'appunto! :)

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Ospite

Infatti mi riferivo all'uno e l'altro. Anche a lavoro concluso è lo stesso, fino a prova contraria fin quando un manoscritto non giunge alla stampa è possibile modificarlo e a me accade sempre di rimetterci le mani in extremis, dunque "ti boccio" l'appunto! :)

 

:facepic:

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A me è capitato, so cosa vuol dire. Non è una bella cosa, ma penso che sia risolvibile.

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Io non riesco a leggere i miei lavori dopo averli finiti. Sono estremamente perfezionista, in fase di scrittura rileggo una frase anche trecento volte (e come conseguenza nove volte su dieci mi incarto) poi, quando ho finito, basta, stop, tanti saluti. Sono satura e per un bel po' non ho alcuna voglia di rivedere quel racconto.

 

Non ho mai scritto un romanzo, l'unico testo davvero impegnativo che ho stampato è la mia tesi di laurea. Al momento di portarla in copisteria avevo la nausea. Non l'ho più aperta per paura di trovarci errori, refusi, frasi che potevano essere poste meglio, castronerie varie (tra l'altro hanno sbagliato a stampare il titolo... ma non ci pensiamo). Ora che è passato più di un anno potrei di nuovo rimetterci le mani senza essere assalita dalla "nausea", ma non ne ho alcuna voglia.

 

Temo finirà così anche con il mio primo romanzo, se mai vedrà la luce.

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Ospite Mocher

Nella mia esperienza (conclusa) di giornalista non ho mai riletto un pezzo dopo averlo scritto se non per "tagliarlo". E non ho mai conservato un file o una copia del giornale. Il mio direttore diceva sempre che buttavo nel cestino pezzi della mia vita. Il mio rifiuto totale di rileggermi era diventato patologico e, alla fine, mi ha portato a lasciare il giornale e il giornalismo. Per un racconto breve, di quelli che si pubblicano su WD, sono sicuro che mi comporterei allo stesso modo. Qui però c'è l'aggravante che il file resta in linea e i commentatori t'inducono a rileggere ciò che hai scritto e a interagire. Non so, quindi, se scriverò mai qualcosa su WD.

Per un romanzo è diverso. L'editing è indispensabile e, nella mia unica esperienza, le letture sono state (e saranno) molteplici e sofferte. Mi prendo pause lunghissime (tre o quattro mesi) tra una lettura e l'altra proprio per evitare il senso di nausea da rilettura.

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Io non riesco a leggere i miei lavori dopo averli finiti. Sono estremamente perfezionista, in fase di scrittura rileggo una frase anche trecento volte (e come conseguenza nove volte su dieci mi incarto) poi, quando ho finito, basta, stop, tanti saluti. Sono satura e per un bel po' non ho alcuna voglia di rivedere quel racconto.

 

Non ho mai scritto un romanzo, l'unico testo davvero impegnativo che ho stampato è la mia tesi di laurea. Al momento di portarla in copisteria avevo la nausea. Non l'ho più aperta per paura di trovarci errori, refusi, frasi che potevano essere poste meglio, castronerie varie (tra l'altro hanno sbagliato a stampare il titolo... ma non ci pensiamo). Ora che è passato più di un anno potrei di nuovo rimetterci le mani senza essere assalita dalla "nausea", ma non ne ho alcuna voglia.

 

Temo finirà così anche con il mio primo romanzo, se mai vedrà la luce.

 

Concordo. Il rischio peggiore connesso alla rilettura di una tua opera stampata è la scoperta del "refusus horribilis", il terrificante svarione sfuggito ai (o forse prodotto dai) tremila revisori che hanno lavorato sul tuo volume per portarlo alla stampa. Assolutamente da sconsigliare a chi soffre di patologie cardiache! Ci sono innumerevoli aneddoti divertenti da riportare a questo riguardo...  :asd:

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