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enzo

La crisi è un bene per l'editoria?

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ciao vorrei proporvi questa mia riflessione, magari non troppo politically correct ma tant'è

 

la crisi, come sappiamo, porta una riduzione del potere d'acquisto in particolare nelle classi medio-basse che, con il loro misero libro all'anno, essendo tuttavia la maggioranza della popolazione, costituiscono gran parte del mercato

 

inoltre a questa fetta di popolazione è indirizzata gran parte delle pubblicazioni-spazzatura che negli ultimi anni hanno invaso le librerie. la scomparsa di questo tipo di pubblico si porterà via con sé volo, moccia e tutta la compagnia e le CE saranno costrette a fare una selezione verso l'alto. probabilmente anche l'editoria a pagamento scomparirà del tutto

 

la cultura tornerà ad essere per lo più una cosa elitaria (processo in atto già da anni grazie alla decadenza e allo smantellamento progressivo della scuola pubblica). d'altronde, nonostante l'istruzione pubblica, in italia a leggere continuiamo ad essere una minoranza. Per farla breve, si può ipotizzare che la crisi comporti, insieme alla riduzione dei numeri, un aumento della qualità?

 

ps. io personalmente non credo a nulla di tutto questo, sono contro la cultura elitaria e sono convinto che anzi sia proprio questo uno dei problemi attuali. tuttavia tutte le ipotesi vanno prese in considerazione e mi piacerebbe sentire che ne pensate

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No, purtroppo non aiuta, ma per un semplice motivo: il potere d'acquisto non è direttamente proporzionale al livello culturale del lettore, né alle scelte qualitative che compie.

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Ospite ExIce

Cioè secondo il tuo ragionamento in pratica i poveri sono stupidi e i ricchi sono intelligenti.

Ma anche no. 

 

Inoltre l'eap è alimentata principalmente da gente che ha disponibilità economiche per dilapidare migliaia di euro in pubblicazioni inutili.

 

La crisi non fa altro che portare chi già comprava tanti libri a comprarne meno e penalizza tantissimo le pubblicazioni di qualità ma con una nicchia di lettori limitata, mentre la spazzatura continuerà a galleggiare forever and ever.

 

Basta guardarsi in giro alla devastazione che sta investendo tutte le CE grandi e piccole.

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ciao vorrei proporvi questa mia riflessione, magari non troppo politically correct ma tant'è

 

la crisi, come sappiamo, porta una riduzione del potere d'acquisto in particolare nelle classi medio-basse che, con il loro misero libro all'anno, essendo tuttavia la maggioranza della popolazione, costituiscono gran parte del mercato

 

inoltre a questa fetta di popolazione è indirizzata gran parte delle pubblicazioni-spazzatura che negli ultimi anni hanno invaso le librerie. la scomparsa di questo tipo di pubblico si porterà via con sé volo, moccia e tutta la compagnia e le CE saranno costrette a fare una selezione verso l'alto. probabilmente anche l'editoria a pagamento scomparirà del tutto

 

la cultura tornerà ad essere per lo più una cosa elitaria (processo in atto già da anni grazie alla decadenza e allo smantellamento progressivo della scuola pubblica). d'altronde, nonostante l'istruzione pubblica, in italia a leggere continuiamo ad essere una minoranza. Per farla breve, si può ipotizzare che la crisi comporti, insieme alla riduzione dei numeri, un aumento della qualità?

 

ps. io personalmente non credo a nulla di tutto questo, sono contro la cultura elitaria e sono convinto che anzi sia proprio questo uno dei problemi attuali. tuttavia tutte le ipotesi vanno prese in considerazione e mi piacerebbe sentire che ne pensate

Non sono molto d'accordo con te e ti spiego il motivo punto per punto:

1) il potere d'acquisto influisce su molte cose ma un libro in più significa pochi soldi in più e se ami la lettura magari rinunci ad una pizza me il libro te lo compri.

2) eviterei di definire "misero" il presunto libro che il cittadino di fascia medio bassa (?) acquisterebbe, stiamo parlando di qualche milione di "miseri libri"? Magari si vendessero tutti gli anni.

3) il livello sociale non è affatto legato alle capacità di scelta di un libro e premesso che tutti hanno in fin dei conti diritto a scrivere ciò che vogliono, non sta a noi decidere o meno se un libro è spazzatura o meno. Può non piacere o piacere ma spazzatura a meno che questa cosa non sia palese (violazioni, cattivo gusto e turpiloquio) pare un termine un po forte. Poi, se una casa editrice decide di prendersi un rischio pubblicando qualcosa che non lo merita, il rischio è tutto il suo.

4) Come può la cultura tornare ad essere elitaria nell'era di internet? Ma hai idea di quante cose si possono leggere in rete? E poi il libro a basso costo lo si trova ovunque e di qualsiasi genere, non mi pare un sacrificio spendere 3 euro per leggere Platone.

5) In che modo la riduzione dei numeri dovrebbe aiutare la qualità? Non vedo il nesso, nella società moderna esistono vari livelli di qualità ma quasi tutti saltuariamente raggiungibili.

Spero di aver risposto a tutti i punti:)

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ciao vorrei proporvi questa mia riflessione, magari non troppo politically correct ma tant'è

 

la crisi, come sappiamo, porta una riduzione del potere d'acquisto in particolare nelle classi medio-basse che, con il loro misero libro all'anno, essendo tuttavia la maggioranza della popolazione, costituiscono gran parte del mercato

 

inoltre a questa fetta di popolazione è indirizzata gran parte delle pubblicazioni-spazzatura che negli ultimi anni hanno invaso le librerie. la scomparsa di questo tipo di pubblico si porterà via con sé volo, moccia e tutta la compagnia e le CE saranno costrette a fare una selezione verso l'alto. probabilmente anche l'editoria a pagamento scomparirà del tutto

 

la cultura tornerà ad essere per lo più una cosa elitaria (processo in atto già da anni grazie alla decadenza e allo smantellamento progressivo della scuola pubblica). d'altronde, nonostante l'istruzione pubblica, in italia a leggere continuiamo ad essere una minoranza. Per farla breve, si può ipotizzare che la crisi comporti, insieme alla riduzione dei numeri, un aumento della qualità?

 

ps. io personalmente non credo a nulla di tutto questo, sono contro la cultura elitaria e sono convinto che anzi sia proprio questo uno dei problemi attuali. tuttavia tutte le ipotesi vanno prese in considerazione e mi piacerebbe sentire che ne pensate

Non sono molto d'accordo con te e ti spiego il motivo punto per punto:

1) il potere d'acquisto influisce su molte cose ma un libro in più significa pochi soldi in più e se ami la lettura magari rinunci ad una pizza me il libro te lo compri.

2) eviterei di definire "misero" il presunto libro che il cittadino di fascia medio bassa (?) acquisterebbe, stiamo parlando di qualche milione di "miseri libri"? Magari si vendessero tutti gli anni.

3) il livello sociale non è affatto legato alle capacità di scelta di un libro e premesso che tutti hanno in fin dei conti diritto a scrivere ciò che vogliono, non sta a noi decidere o meno se un libro è spazzatura o meno. Può non piacere o piacere ma spazzatura a meno che questa cosa non sia palese (violazioni, cattivo gusto e turpiloquio) pare un termine un po forte. Poi, se una casa editrice decide di prendersi un rischio pubblicando qualcosa che non lo merita, il rischio è tutto il suo.

4) Come può la cultura tornare ad essere elitaria nell'era di internet? Ma hai idea di quante cose si possono leggere in rete? E poi il libro a basso costo lo si trova ovunque e di qualsiasi genere, non mi pare un sacrificio spendere 3 euro per leggere Platone.

5) In che modo la riduzione dei numeri dovrebbe aiutare la qualità? Non vedo il nesso, nella società moderna esistono vari livelli di qualità ma quasi tutti saltuariamente raggiungibili.

Spero di aver risposto a tutti i punti:)

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No, purtroppo non aiuta, ma per un semplice motivo: il potere d'acquisto non è direttamente proporzionale al livello culturale del lettore, né alle scelte qualitative che compie.

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No, purtroppo non aiuta, ma per un semplice motivo: il potere d'acquisto non è direttamente proporzionale al livello culturale del lettore, né alle scelte qualitative che compie.

Completamente d'accordo con te.

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sono contro la cultura elitaria

 

 

Dipende da cosa intendi: non farebbe certo male alle eventuali classi elitarie (?) possedere un certo grado di cultura, visto che uno dei maggiori problemi dell'Italia è proprio l'ignoranza della classe dominante.

 

Comunque, enzo, tranquillizzati: il maggior pericolo per la libertà del popolo, nell'era di Internet, non è la Kasta, ma il popolo stesso. I libri, di tutti i tipi, continueranno a essere stampati e venduti e continuerai a trovare in libreria geni e porci: sta solo alla gente decidere quale dei due comprare.

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probabilmente anche l'editoria a pagamento scomparirà del tutto

 

 

 

Mai sottovalutare le infinite vie della vanità umana, non mi stupirei se certi individui si indebitassero pur di vedere il loro nome scritto su una copertina.

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«Non vedo perché devo perdere tempo a cercare di capire uno scrittore che ha scritto senza la preoccupazione di spiegarsi. Leggo anche io: i rapporti dell’azienda quando sono in viaggio. Ma non mi sono mai svegliato al mattino pensando: “Che peccato, questa settimana non ho letto un libro”

 

Parole di Flavio Briatore.

Non so, ho l'impressione che la tesi di partenza di questo thread non regga.

Modificato da Tagliacarte

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«Non vedo perché devo perdere tempo a cercare di capire uno scrittore che ha scritto senza la preoccupazione di spiegarsi. Leggo anche io: i rapporti dell’azienda quando sono in viaggio. Ma non mi sono mai svegliato al mattino pensando: “Che peccato, questa settimana non ho letto un libro”

 

Parole di Flavio Briatore.

Non so, ho l'impressione che la tesi di partenza di questo thread non regga.

 

Accoderei B. che si vanta di non leggere un romanzo da trent'anni. 

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Secondo me si rischia esattamente il contrario: se la gente è sempre più ignorante, per arrivare alle masse le case editrici pubblicheranno sempre più schifezze.

 

Non penso infatti che una casa editrice possa reinventarsi portatrice di cultura elitaria, specialmente se ha fatto i soldi con le ricette della Clerici e i vampiri luccicanti.

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Secondo me (forse ho capito male il concetto espresso però) definire bene il fatto che la letteratura diventi un qualcosa di elitario è sbagliatissimo.
Odio lo stereotipo cultural-snob che vuole sia vera letteratura solo un libro che deve essere riletto almeno quattro volte o parlare della tristissima vita di un contadino russo durante il regime stalinista. Il bene sarebbe fare raggiungere la letteratura a più gente possibile, quindi dato che con la crisi avviene il contrario, penso che faccia male all'editoria.

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Però è anche vero che chi il libro lo acquista anche facendo un sacrificio non può essere assolutamente un lettore improvvisato. Ne deriva che la consapevolezza nell'acquisto si porta appresso una ricerca della qualità ( che poi questa sia personale e quindi soggettiva è tutt'altro discorso ).
Certo, credo che ciò che è destinato a cambiare più radicalmente nei futuri anni il mondo dell'editoria sia l'evoluzione tecnologica, e non la crisi, paventata e difficilmente definibile se non da esperti, dati e statistiche alla mano.
La crisi d'editoria grande che sta attraversando il nostro paese non è in atto perché la gente non ha i soldi per comprare i libri. Ma perché la gente che prima ne vedeva il motivo, ora non lo vede più, in una situazione in cui:

- la narrativa dignitosa priva di ermeneutica può essere acquistata, e di eccellente livello, a un euro mentre gli editori si ostinano a vendere a prezzi folli file digitali.
- la narrativa ermeneutica non ha sufficiente forza trainante al livello economico: e questo è poiché sì, la maggior parte della gente legge narrativa per puro svago, com'è giusto che sia. Non c'è in atto una curva degenerativa della cultura: la cultura è sempre stata per pochi perché pochi sono sempre stati i veri interessati alla cultura ( e tale interesse non dipende dalla classe sociale, questo mi pare scontato ). 

- l'intermediario classico prima dell'era digitale era la libreria, ed era essa che muoveva l'economia degli editori: gli editori spingevano sulla libreria per imporre la propria superiorità economica su altri editori. Ma adesso, con i nuovi metodi di acquisto online, la reperibilità equa di ogni catalogo porta e porterà ad una sempre più equa spartizione dei ricavi, questo in relazione debole, e non forte come qualche anno fa, al potere pubblicitario dell'azienda " casa editrice ", che va diminuendo all'aumentare esponenziale dell'accessibilità a mezzi pubblicitari dirompenti. Con il risultato che i colossi perdono colpi poiché sempre più i soldi spesi in libri, che sono più o meno sempre gli stessi, vengono divisi tra più bocche. In pratica le aziende piccole hanno sempre maggiore possibilità di rubare sempre maggiori fette di mercato, con il risultato che cominciano a traballare tutti quanti. La pubblicità online è economica ed efficace. Le persone che nascono oggi sentiranno sempre più forte la loro identità informatica di persone rispetto a quelle che sono nate ieri. Quindi una ads su google farà molto più facilmente breccia nelle loro teste.

 

Partendo da queste premesse ci si rende subito conto del perché l'obiettivo moderno dei grandi editori sono le diecimila copie vendute mentre prima erano le sessantamila. Con un ovvio declino degli apparati "classici" per così dire.

Da parte mia non credo che, continuando a tendere asintoticamente al punto di declino si possa, sulle macerie che ne derivano e ancor più ne deriveranno costruire qualcosa di nuovo. Semplicemente il mondo sta cambiando, e l'editoria con lui. Il futuro sarà diverso dal passato, e a noi, abitanti della terra di mezzo tra le due età, non resterà che adattarsi alla tendenza delle nuove generazioni, loro sì, nate in un'epoca che gli darà la tranquillità necessaria per vedere i nuovi scenari come il loro mondo e punto.

 

Noi rimarremo sempre, forse, i nostalgici dell'epoca televisiva. Ma in chi non ha vissuto quei tempi è decisamente più difficile che possa esserci quel sentimento di nostalgia.

Modificato da Nyamekye
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Ospite

Credo invece che capiterà esattamente il contrario; in fondo basta vedere le vendite di Volo - contro il quale in realtà non ho nulla - per capire che la tua tesi non è fondata. Non solo, la crisi ha l'effetto di diminuire il budget annuale che normalmente una persona dedica a certe cose, letteratura compresa, prescindendo dalla fascia di reddito. Nel senso che è valido per tutti: l'imprenditore, quindi con maggiore disponibilità del comune mortale, dovrà affrontare la crisi della propria azienda e se ne sbatterà di acquistare libri; l'operaio con il mutuo da pagare e la cassa integrazione imperante, se leggeva già pochissimo, smetterà del tutto; la classe media, che in fin dei conti è quella che fa classifica, non leggerà di meno, ma acquisterà più ebook e tascabili (perché costano meno) andando a ledere proprio quella nicchia di mercato della "narrativa d'autore". Quindi la crisi avvantaggia la spazzatura o le riedizioni dei classici in formato tascabile e danneggia il resto. Non vi rimane che scegliere di pubblicare in ebook della roba scritta bene, o in cartaceo della grande spazzatura. Tutte le altre scelte non potranno che essere un fallimento. 

 

P.S. in realtà, personalmente, sono ottimista; ma è la mia indole, quindi non fa testo.

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Anche io credo che  la crisi porterà ad una diminuzione del cartaceo e una maggiore pubblicazione di ebook, spazzatura compresa.

 

Io amo il cartaceo ma, se un libro costa 16 euro e in formato digitale costa 3.99,  dovrò iniziare ad adattarmi.

 

Lo dico con tristezza perchè sdraiato sul divano voglio sfogliare il cartaceo,

desidero sentire...il fruscio delle pagine.

Modificato da Pippowood

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Scusate, ma di cosa stiamo parlando? Quale cultura elitaria? Un libro in edizione economica costa pochi euro e ci sono migliaia di testi gratuiti on line. Un E book costa meno di 3 € e le offerte sono tantissime. I best s. sono appannaggio di chi può pena un pò di più e se ci riflettiamo 1 libro al mese se lo Possono permettere più o meno tutti. Però... ora che a penso gli stadi sono sempre Pieni, o sbaglio?

Un pacchetto di sigarette sta sui 5€ o no?

Ma quale classe dominante?

Siamo in una democrazia dove il governo è del popolo.

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Siamo in una democrazia dove il governo è del popolo.

 

D'accordo che qui amiamo il fantasy, però adesso non esageriamo.

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Lo so che può far sorridere o sarebbe meglio ridere ma è così che ci piaccia o meno. Il fatto é che queste definizioni da medio evo non le condivido.

Siamo una democrazia e questo è un fatto. Dipende solo da noi far apparire le cosa meno "divertente" o fantavy se preferisci.

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Lo so che può far sorridere o sarebbe meglio ridere ma è così che ci piaccia o meno. Il fatto é che queste definizioni da medio evo non le condivido.

Siamo una democrazia e questo è un fatto. Dipende solo da noi far apparire le cosa meno "divertente" o fantavy se preferisci.

 

Siamo una democrazia di struttura, ma non di fatto. Magari fosse il contrario (che a me piacerebbe assai).

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E' proprio questo il problema, secondo me: la democrazia è nelle mani di tutti, ma proprio tutti. Anche di coloro di cui alla democrazia non importa nulla, e che anzi vedono in essa un mezzo per sfruttare la massa.

 

Paradossalmente, una singola persona è più democratica di una massa vociante. 

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Il novecento è tramontato da un pezzetto, non vedo che forma di governo e che tipo di società potremmo avere in alternativa.

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Nessuna, purtroppo. Tutte le forme di governo con restrizione del voto appartengono alla letteratura distopica o fantascientifica, e quelle attualmente esistenti sono tutte dittature o quasi, perciò non auspicabili. Ci dobbiamo accontentare della nostra forma di democrazia, che democrazia non è, ma come parola suona tanto bene e piace alla gente. 

 

Propongo di chiuderla qui, perché siamo decisamente off-topic.

 

Però l'argomento è interessante e ne può uscire una buona discussione, bisognerebbe aprirci un topic da qualche parte.

Modificato da Spordolan

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Secondo me la crisi, anche in quest'ambito, rischia di essere una scusa. Quanti studentelli "sfigati" come me si sono destreggiati anche prima della crisi tra biblioteche, prestiti, scambi, seconda mano, offerte e quant'altro? Gli ebook possono piacere o non piacere, ma sicuramente una mano al portafoglio la possono dare. Non dovremo essere certo noi a ricordarlo, ma esiste pure la pirateria!
Tutto questo senza tenere conto del fatto che i 5 euro per le marlboro, le 50 per il parrucchiere o le 500 per l'iphone, crisi o non crisi, sembrano avercele ancora in tanti. Briatore almeno lo ammette che non gliene può fregare di meno :P

 

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Chiudendo la parentesi decisamente off topic, direi che la crisi c'è ed è sicuramente più di una scusa ed intendo in senso generale ma nel nostro campo ho anch'io forti dubbi che sia così grave come crediamo (come del resto già detto in apertura) o meglio, la crisi dal punto di vista delle vendite c'è senz'altro ma I dubbi mi vengono proprio quando mi rendo conto che tutti o quasi giriamo con smartphone da alcune centinaia di euro, che gli stadi sono pieni, che i ristoranti sono tutti zeppi di persone specie il sabato, che di auto vecchie in giro ce ne sono sempre meno, che le sigarette costano sempre di più e le vendite sono sempre alte e da tanti piccoli segni. Dunque la domanda sorge spontanea: com'è possibile? E il bello è che il discorso pare essere trasversale alle cosiddette categorie o classi sociali. Capisco ancor meno il discorso quando mi rendo conto del fatto che i libri sono quasi sempre a buon mercato. Si, vero che l'edizione di lusso viene in media sui 25 euro ma è pur vero che senza tirare in ballo i libri ultra economici, un libro a buon mercato sta intorno agli 8,00 euro e non parliamo delle bancarelle che potranno di sicuro far storcere il naso a molti ma che alla fine servono a smaltire giacenze di magazzino nella maggior parte dei casi.

Ora, vogliamo dire che il lettore italiano è pigro? Che preferisce altre cose alla lettura? Forse si o forse i motivi sono altri ma una cosa è certa ovvero che se davvero c'è una parte di italiani che comprano anche solo un libro l'anno, questi libri potrebbero essere gia alcuni milioni di copie vendute e detto tra noi sono cifre da non sputarci su. Io non credo sia così. Secondo me non regge neanche la spiegazione che imputa il problema alla mancanza di tempo e questo è dovuto al fatto che chi compra libri ne compra di sicuro più di quanti ne possa leggere, dunque a questo punto rimane solo una possibile causa: i costi cui le C.E. devono far fronte sono troppo alti. Se questo fosse vero (e prego un operatore del settore o più di confermare o confutare questa mia teoria) allora si spiegherebbe la crisi. Oggi stesso ero presso un'importante fiera nazionale del libro, ho speso bel volentieri dei soldini e considerando auto e cibo direi di aver mosso un po l'economia e come me alcune migliaia di altre persone. Credo che anche l'ente organizzatore abbia avuto il suo bell'incasso dunque l'intoppo dev'essere a monte. Le tasse alte, la burocrazia eccetera ovvero i mali peggiori di cui soffre tutto il settore commerciale del nostro amato paese. E si che di gente che spendeva molto più di me ce n'era davvero tanta. Ditemi voi, sono pazzo o potrei avere ragione?

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Chiudendo la parentesi decisamente off topic, direi che la crisi c'è ed è sicuramente più di una scusa ed intendo in senso generale ma nel nostro campo ho anch'io forti dubbi che sia così grave come crediamo (come del resto già detto in apertura) o meglio, la crisi dal punto di vista delle vendite c'è senz'altro ma I dubbi mi vengono proprio quando mi rendo conto che tutti o quasi giriamo con smartphone da alcune centinaia di euro, che gli stadi sono pieni, che i ristoranti sono tutti zeppi di persone specie il sabato, che di auto vecchie in giro ce ne sono sempre meno, che le sigarette costano sempre di più e le vendite sono sempre alte e da tanti piccoli segni. Dunque la domanda sorge spontanea: com'è possibile? E il bello è che il discorso pare essere trasversale alle cosiddette categorie o classi sociali. Capisco ancor meno il discorso quando mi rendo conto del fatto che i libri sono quasi sempre a buon mercato. Si, vero che l'edizione di lusso viene in media sui 25 euro ma è pur vero che senza tirare in ballo i libri ultra economici, un libro a buon mercato sta intorno agli 8,00 euro e non parliamo delle bancarelle che potranno di sicuro far storcere il naso a molti ma che alla fine servono a smaltire giacenze di magazzino nella maggior parte dei casi.

Ora, vogliamo dire che il lettore italiano è pigro? Che preferisce altre cose alla lettura? Forse si o forse i motivi sono altri ma una cosa è certa ovvero che se davvero c'è una parte di italiani che comprano anche solo un libro l'anno, questi libri potrebbero essere gia alcuni milioni di copie vendute e detto tra noi sono cifre da non sputarci su. Io non credo sia così. Secondo me non regge neanche la spiegazione che imputa il problema alla mancanza di tempo e questo è dovuto al fatto che chi compra libri ne compra di sicuro più di quanti ne possa leggere, dunque a questo punto rimane solo una possibile causa: i costi cui le C.E. devono far fronte sono troppo alti. Se questo fosse vero (e prego un operatore del settore o più di confermare o confutare questa mia teoria) allora si spiegherebbe la crisi. Oggi stesso ero presso un'importante fiera nazionale del libro, ho speso bel volentieri dei soldini e considerando auto e cibo direi di aver mosso un po l'economia e come me alcune migliaia di altre persone. Credo che anche l'ente organizzatore abbia avuto il suo bell'incasso dunque l'intoppo dev'essere a monte. Le tasse alte, la burocrazia eccetera ovvero i mali peggiori di cui soffre tutto il settore commerciale del nostro amato paese. E si che di gente che spendeva molto più di me ce n'era davvero tanta. Ditemi voi, sono pazzo o potrei avere ragione?

Se la fiera a cui ti riferisci è "Più libri più liberi", ci abbiamo fatto un giro anche noi (senza stand, da "comuni mortali"), ho letto non mi ricordo dove che l'organizzatore teme che vengano a mancare i finanziamenti pubblici e privati che tengono di fatto viva la fiera, dal momento che i costi (non mi ricordo la cifra, ma mi pare sopra il milione) non sono assolutamente sostenibili solo con l'incasso degli ingressi e degli stand. 

Noi siamo piccolissimi e digitali, non ci possiamo neanche immaginare quali siano i costi annuali anche solo di un editore medio. 

Riguardo alle abitudini di acquisto di libri (buone o, più spesso, cattive) degli italiani entrano in ballo un mucchio di considerazioni quindi non è facile fare un punto della situazione o valutare la portata effettiva della crisi dell'editoria (e non).

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