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parenti e amici

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Ospite

Mia madre è abbastanza "esterna" a questa mia passione, nel senso che ne è a conoscenza, la informo dei concorsi a cui partecipo e sa che sto lavorando ad un romanzo ma non si esprime più di tanto a riguardo. 

Mia sorella è una lettrice accanita e mi ha segnalato un bel po' di gruppi online riguardanti l'editoria, inutile dire che mi appoggia  :la:

Mio fratello piccolo (15 anni) appoggia l'arte in generale, a lui piace disegnare ad esempio, quindi approva  :saltello:

Mio fratello grande invece resta abbastanza esterno come mia madre.

Parlando degli amici invece, quelli che per me contano di più, approvano tutti e sono tutti (chi più chi meno) lettori, così come la mia ragazza  :la: Spesso faccio leggere a loro i miei primi scritti, così da avere un giudizio direttamente dai lettori :Bossah:  

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topic topico per me (hehe)

la mia famiglia? se ne frega  :asd:  non hanno mai letto nulla di mio,né hanno intenzione di farlo. :paraculo: 

gli amici (quei tre che hanno letto almeno qualche brano )sono molto molto critici, forse a volte esageratamente. Insomma so di non essere un granché, ma non credo neppure di essere cosi pessimo  :sss:

a volte invidio chi ha attorno persone che lo sostengono, magari anche troppo. spesso mi sono sentito così inadeguato da aver smesso di scrivere anche per anni di seguito  :sss:

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Ho cominciato a scrivere da piccola ed è da quando avevo undici anni che rompevo l'anima a tutta la famiglia dicendo che un giorno avrei pubblicato un romanzo. Il risultato è che, quando è accaduto, nessuno si è stupito, ma la reazione è stata perlopiù: "Era ora! Adesso quand'è che diventi famosa e ci mantieni?".  :asd:

 

Comunque, nello specifico, per quanto riguarda la mia famiglia: mio padre, professore di italiano, non ha mai letto una riga perché "non voleva influenzarmi". Mia madre adorava le storie che scrivevo da bambina perché erano piene di avventure e la facevano ridere un sacco; poi quando, verso i sedici anni, sono diventata più introspettiva, non ha letto quasi più nulla perché "non era il suo genere". Mia sorella è stata la mia prima lettrice (anzi, ero io che leggevo a lei, ad alta voce, i miei racconti quando eravamo bambine), ma anche questa è una cosa che si è persa con il tempo.

 

Per quanto riguarda gli amici, ho naturalmente incontrato molti invidiosi (tra le amicizie più superficiali), ma ho la fortuna di avere gli stessi amici (con qualche aggiunta e qualcuno che si è smarrito) da 7 anni (quasi 8, ormai!) e i loro nomi sono finiti nei Ringraziamenti alla fine del mio primo romanzo (qualcuno, quando li ha letti, si è commosso :love: ). Due di loro leggono da sempre tutto ciò che scrivo, lo commentano, mi sgridano, mi danno consigli. Uno è diventato il mio ragazzo da un anno e mezzo a questa parte, e continua a essere il mio primo lettore (e la mia prima fonte di ispirazione, anche se, quando glielo dico, non ci crede :asd: ).

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Wow, leggendo alcune risposte mi rendo conto di essere davvero molto fortunata a essere circondata da persone che mi sostengono o anche solo che sono neutrali rispetto alla mia passione. Non potrei mai separarmi dalla scrittura, ma dover portare avanti qualcosa di tanto importante di nascosto mi farebbe soffrire moltissimo.

 

Sappiate che sostengo voi che siete obbligati a farlo e spero che realizzerete tutti i vostri sogni!

 

Ora, per tornare in topic:

 

 

Ho cominciato a scrivere da piccola ed è da quando avevo undici anni che rompevo l'anima a tutta la famiglia dicendo che un giorno avrei pubblicato un romanzo. Il risultato è che, quando è accaduto, nessuno si è stupito, ma la reazione è stata perlopiù: "Era ora! Adesso quand'è che diventi famosa e ci mantieni?".

 

Io non ho ancora pubblicato alcun romanzo e mia madre me lo ripete dacché ero bambina. Tirchia la donna. :fuma:

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Io purtroppo non ho mai avuto sostegno da parte dei miei genitori, mi hanno sempre impedito di fare ciò che amavo e ogni furiosa litigata mi causava il blocco dello scrittore. Mia mamma voleva diventare una scrittrice quando aveva la mia età, ma i suoi parenti le hanno messo i bastoni tra le ruote e l'hanno fatta desistere. Mio papà ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare un calciatore a causa dei miei nonni. E hanno riservato lo stesso trattamento a me, solo che io non ho mollato.

Mia mamma non legge nulla, niente di niente e più volte ha criticato il mio genere letterario preferito, arrivando a dire cose che ancora adesso mi fanno male. Non ricevo mai complimenti, ma qualche volta penso che mia madre sia gelosa di me. Io però non posso farci niente, i libri hanno sempre fatto parte della mia vita, da piccola scrivevo raccontini di un paragrafo e a 13 anni ho cominciato a scrivere romanzi.

Ho la fortuna di avere amici disposti a leggermi e a consigliarmi, amici che ho conosciuto in gran parte qui su WD e amici dell'università. Non ho mai ricevuto un solo incoraggiamento dai miei, neanche uno.

Ricordo che a 16 anni lei mi criticava e mi diceva:"perché scrivi ogni giorno, non lo fai per lavoro!". Adesso si è calmata ma dubito che mi capisca. Io scrivo prima di tutto per me, perché amo farlo e dopo per pubblicare, quella è una cosa secondaria.

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Il mio precedente intervento in questo topic è stato disastroso per motivi tecnici :D ora pongo rimedio.

In famiglia ho avuto (dicevo) delle esperienze negative ma era con una parte di famiglia che ora non lo è più e non fatemi dire altro! I miei genitori non mi hanno mai ostacolato e devo molto a mio padre la capacità e la voglia di scrivere, tra le mie motivazioni.

Ai parenti non parlo volentieri di ciò che faccio e ritengo sia una forma di autodifesa, non so ma temo sia dovuta a ciò che ho vissuto in passato. Tra i miei amici c'è chi mi apprezza molto per le mie attività e credo sia dovuto al fatto che con gli amici mi sento libero.

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Forse gli amici e parenti peggiori non sono quelli che ignorano o sottovalutano il tuo lavoro, ma quelli che leggono (o fanno finta di farlo) e ti dicono per cortesia "Ma è stupendo!" quando le cose non stanno così :P

Allora dovrei ritenermi fortunato :)

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nativi digitali non la penso proprio così. Sicuramente non aiuta avere degli amici che ti dicono "è stupendo" a prescindere.

ma  sentire certi commenti sarcastici è tanto frustrante e castrante che credo sia un miracolo se ancora mi azzardo a scrivere qualcosa.

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

Questo è un'altro aspetto del problema. Quella di tua sorella era ovviamente una battuta ma tanta gente è attratta da un romanzo e lo fa davvero, veramente attende la traduzione cinematografica. Ora, ad occhi poco attenti potrebbe sembrare che un film sia il modo comodo di sorbire un racconto ma in realtà la cosa è ben diversa. Io amo molto il cinema e lo considero complementare e non nemico! Se vedo un gran bel film, ho poi voglia di leggere ciò che l'ha ispirato e viceversa. Questo perché considero sempre la pellicola come un punto di vista diverso. Ma la reale pigrizia dell'intelletto è assai diffusa. Quando sento qualcuno dire: non ho mai letto un libro (e mi capita) resto sempre un po perplesso. Poi capita anche di peggio, che (anche in famiglia) ti dicano: "ma cosa vuoi scrivere su quell'argomento, tanto è stato già scritto tutto", oppure: "se una cosa è scritta su un libro dev'essere vera" come se uno scrittore fosse infallibile. Far leggere qualcosa a qualcuno prima del tempo può rivelarsi una terribile arma a doppio taglio taglio, ma può anche essere estremamente costruttivo. Le nostre reazioni possono essere assai diverse a seconda di come siamo stati trattati, c'è poco da fare.

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

 

Ha vinto.  :asd:

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I miei parenti neanche sanno che scribacchio e cosa scribacchio. Qualche mio amico lo sa ed ogni tanto chiede di leggere qualcosa: poveri martiri!

In ogni caso, ho l'abitudine di stringere amicizie solo con gente sincera e senza peli sulla lingua: così non devo dubitare del loro giudizio.  :asd:

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

 

Ha vinto.  :asd:

 

 

Ti è andata ancora bene. A me hanno risposto: "No, chi ha il tempo di leggere il tuo romanzo? Quando ci faranno il film, lo guarderò se riuscirò a scaricarlo piratato."   :sornione:

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L'editoria è un mondo molto articolato, in generale si riesce ad avere un quadro d'insieme solo dopo aver bazzicato il settore per qualche tempo. Il WD, in questo senso, è un ottimo strumento per entrare in certi meccanismi. 

Gli estranei, cioè quelli che non seguono questo ambiente, non hanno la vaga idea di come funzionano le cose e non ci capiscono niente. I parenti e gli amici, il più delle volte, rientrano in questa categoria. 

I parenti, nella fattispecie, non distinguono Mondadori dalla casa editrice a pagamento, non capiscono il termine auto-pubblicazione, non sanno(almeno il più delle volte) cosa sia un ebook.

Mi è capitato tante volte di sentire cose di questo tono:

<<Ma come mai quello è riuscito a pubblicare e tu no?>> salvo poi scoprire che quello ha pubblicato a pagamento. Ma i parenti, purtroppo, non fanno distinzioni. D'altra parte cosa vuol dire esordire lo può sapere solo uno che ha fatto questo percorso. Per questo ci troviamo così bene qui al WD. 

I miei amici non sono invidiosi, non solo perché sono amici scelti per bene, ma anche perché non c'è nulla da essere invidiosi. La scrittura è un passatempo e, a questi livelli, lo è anche se si viene pubblicati. Quasi nessuno ci campa o accumula grossi tesori... Puoi essere un tantinello invidioso(e non lo biasimerei) per una bella donna, un SUV di grossa cilindrata, una villa con piscina, un aereo privato, ecc. Non puoi essere invidioso di un passatempo.

Comunque, se gli amici sono buoni è un sentimento normale, anche simpatico. 

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

 

Ha vinto.  :asd:

 

 

Ti è andata ancora bene. A me hanno risposto: "No, chi ha il tempo di leggere il tuo romanzo? Quando ci faranno il film, lo guarderò se riuscirò a scaricarlo piratato."   :sornione:

 

 

Ah, bene... :asd: :asd:

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L’altro giorno ho chiesto a mia sorella se voleva leggere qualche pagina del mio ultimo racconto. Mi ha risposto: no grazie, aspetto che esca il fim. :sss:

 

Ha vinto.  :asd:

 

 

Ti è andata ancora bene. A me hanno risposto: "No, chi ha il tempo di leggere il tuo romanzo? Quando ci faranno il film, lo guarderò se riuscirò a scaricarlo piratato."   :sornione:

 

Come tutti quelli che quando promuovo gli ebook mi rispondono "mi giri il link al torrent?"

Scherzano, ma forse alcuni di loro neanche troppo :P 

 

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A proposito di e-book e di amici che non ti danno soddisfazioni, sono arrivato alla conclusione che la tecnologia offre buone scuse per chi non vuole leggere. Riporto dialogo tipico con amico, che per privacy appellerò "Mario".

---
IO: Hai comprato il mio nuovo romanzo?
MARIO: Comprare il tuo romanzo? Ma è un libro cartaceo! Sei proprio obsoleto! Io ormai leggo solo e-book!
IO: Ma, veramente...
MARIO: Gli e-book sono TROPPO più comodi! Li porti dappertutto, non pesano, non occupano spazio, bla bla bla. Protesta col tuo editore che ti ha pubblicato solo in cartaceo. Ciao. (e scappa)

Due giorni dopo...

IO: L'altro ieri sei scappato prima che potessi dirtelo. Il mio romanzo si trova anche come e-book. Puoi scaricarlo da Amazon o qualunque altro eStore.
MARIO: Ma si trova anche in formato eFack23?
IO: Non so di che formato parli. Posso dirti che il romanzo è disponibile per tutti i principali e-reader sul mercato.
MARIO: Sei davvero obsoleto! Il mio smartphone Samtrack2001 è l'ultimo grido in fatto di e-reader, e accetta solo il formato eFack23. Ti elenco i vantaggi tecnologici. Bla bla bla bla. Protesta col tuo editore che ti ha pubblicato solo sui formati standard. Ciao. (e scappa)


PS: rassicuro sul fatto che Mario è ancora vivo, e che deambula ancora amabilmente sulle proprie gambe.    :sornione:
 

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Come tutti quelli che quando promuovo gli ebook mi rispondono "mi giri il link al torrent?"

Scherzano, ma forse alcuni di loro neanche troppo :P 

 

Purtroppo non scherzano :(

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I miei amici e parenti sono del genere: <<Scrivi? Ma che bello!>>, <<Ma sei bravissima!>>, <<Continua così>>...

Da bambina scrivevo poesie e mia madre ne ha fatto un libretto che ha distribuito alla mia cresima come bomboniera e ha anche spedito ad un concorso; certo non si può dire che non mi abbia incoraggiata, ero molto piccola e, il suo intervento è stato provvidenziale. In fondo è stata lei a trasmettermi l'amore per la lettura con tutto ciò che è seguito.
Adesso però non credo a una sola parola di ciò che i miei conoscenti dicono, compresi i più sinceri; tanto più che io sono un giudice molto severo con me stessa. Dunque, dato che ogni commento era diventato inutile e restava inascoltato, negli ultimi anni ho fatto credere a tutti di aver smesso di scrivere così da avere maggiore tranquillità e da sentire davvero di farlo solo per me stessa. Sono una persona piuttosto introversa e questo mi ha fatto sentire più libera di scrivere anche i brani che prima mi facevano paura perché mettono a nudo i lati più profondi della mia personalità.
Non ho pubblicato nulla e non so se ci arriverò mai, ma se lo farò potrebbe essere sotto pseudonimo. 

 

Detto questo, non ho mai pensato all'invidia che altri potrebbero provare nei miei confronti, gli amici non dovrebbero essere invidiosi, la famiglia ancora meno, ma se lo sono è un problema soltanto loro.

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Purtroppo in famiglia o tra amici, possono nascondersi i nostri peggiori detrattori. La mia esperienza fu brutta per vari motivi ma leggo di peggio.

La cosa peggiore che abbia mai sentito, l'ho letta qui, anche se è stata scritta con un candore disarmante. Ci sono momenti in cui (giuro) mi viene da piangere a pensare a certe cose. E badate, i miei migliori amici mi definiscono "un canaccio" (espressione laziale).

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Ospite Dolcenera

A me non è che interessi molto le reazioni di amici e parenti. Quando penso a dei potenziali lettori, penso in generale, mai a gente che davvero conosco bene. Comunque se proprio mi devo sforzare di pensare, so già che l'unica della mia famiglia che leggerà il mio libro sarà mia madre (non perché gli altri siano cattivi, ma perché nessun altro legge in casa mia a parte me e mia madre. Lo compreranno, fingeranno di leggerlo, ma non arriveranno mai oltre pagina dieci) e non le piacerà. Lo so perché lei è molto selettiva nei generi e non le piacciono i libri troppo violenti o dove usano un linguaggio scurrile o dove i protagonisti fanno cose che lei non ritiene moralmente accettabili. Mia madre per qualche motivo non reputa possibile considerare apprezzabile un libro dove i protagonisti non sono buoni e simpatici. Se un libro non racconta la storia delicata e fragile - rigorosamente con un linguaggio delicato e fragile - di una persona buona, non le va a genio e il mio libro non è di quel tipo, quindi so già che non le piacerà e non si farà problemi a dirmelo perché non se li è mai fatti.

I miei amici diranno che è stupendo perché sono miei amici, anche se non l'avranno letto.

Il mio fidanzato lo leggerebbe e direbbe con sincerità che è bellissimo, ma lui l'ultimo libro che ha letto era della collana "Il battello a vapore" (esclusi i libri di scuola che non si contano) quindi, insomma, tutto ciò che comprenda un inizio, uno svolgimento e un finale, è per lui fonte di sfolgorante talento.

 

Compatitemi, per avere un giudizio davvero obbiettivo, dovrò rivolgermi a qualche servizio di lettura a pagamento.

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Può sembrare una realtà nuda e cruda ma credo proprio che volendo far leggere qualcuno, l'unica soluzione sua proprio quella del servizio di lettura a pagamento. Personalmente, ora, non ho più di questi problemi ma in passato vi avrei ricorso senza alcun indugio.

Tutto dipende molto dal tipo di rapporto che c'è in famiglia, dagli amici che si ha eccetera. Forse sarà anche naturale che le prime persone cui rivolgersi, siano proprio quelle più vicine. Il fatto è che comunque può far male constatare certe realtà. Inoltre una famiglia dovrebbe supportare senza esaltare e gli amici dovrebbero essere obbiettivi. Ma qui entriamo nella sfera del comportamento umano d non ne usciamo con la mente sana, per cui mi fermo.

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Ospite Dolcenera

Secondo me è impossibile essere obbiettivi. Una mia amica è una vita che sogna di diventare scrittrice, ha scritto un thriller e me l'ha fatto leggere. Era orrendo. Grammatica sbagliata, impaginazione sbagliata (scriveva di seguito tutti i discorsi diretti virgolettati), verbi alla cavolo, personaggi piatti e la trama nemmeno l'ho capita. Troppi salti di luoghi e personaggi. A quel punto sarei dovuta andare da lei e dirle "Guarda, è meglio se rinunci" oppure prendere il suo manoscritto e correggerle ogni dannata parola. E io non sono nemmeno un editor professionista, solo una che legge molto.

Secondo te ho detto o fatto qualcosa del genere col rischio di ferirla nel suo sogno più grande? Ho abbozzato qualcosa sulla grammatica e sul fatto che non dovrebbe ambientare una storia a Los Angeles se non è nemmeno mai stata un'ora in vita sua a Los Angeles, sul resto ho taciuto e tornando indietro, rifarei uguale.

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Si, ho capito perfettamente il tuo stato d'animo nel leggere il romanzo della tua amica. Capisco che non volevi farle del male dandole un responso negativo. Ora però analizziamo la cosa in altri termini: lei smetterà di sperare di essere una grande romanziera eccetera? No, secondo me, volendole bene bisognerebbe aiutarla. Mettersi li accanto a lei e cercare di farle capire cosa non va nei suoi scritti.

Se poi lei non ama farsi aiutare... beh, altra cosa.

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Io sono barbaramente fortunata, da questo punto di vista. Ho un'amica aspirante fumettista e siamo solite massacrarci vicendevolmente, con tatto, affetto, e spiazzante sincerità. Grazie a lei ho cestinato interamente una cosa che avevo quasi finito (una proto-opera lunghina sulla quale avevo lavorato per un paio d'anni e passa), per poi re-iniziarla daccapo spurgata dall'orridume che mi aveva segnalato.

Ovvio, bisogna avere chiaro a chi ha senso chiedere pareri e a chi no. Mia madre non oserebbe mai dirmi che un certo avvenimento non ha alcun senso, e buona parte dei miei amici non sono abbastanza 'esperti'. Però ci sono quel paio di persone che ce la sanno abbastanza (e che sono abbastanza oneste) cui so di poter chiedere consiglio. Poi certo, non siamo ai livelli più alti di professionalità, ma intanto si eliminano le incoerenze più evidenti. Che non è poco.

 

@Dolcenera: Spero non mi capiti mai, temo che sarei di un'onestà devastante del tipo che frantuma i rapporti sociali ò_ò

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Secondo me è impossibile essere obbiettivi. Una mia amica è una vita che sogna di diventare scrittrice, ha scritto un thriller e me l'ha fatto leggere. Era orrendo. Grammatica sbagliata, impaginazione sbagliata (scriveva di seguito tutti i discorsi diretti virgolettati), verbi alla cavolo, personaggi piatti e la trama nemmeno l'ho capita

 

Ok, il prossimo bestseller dunque...

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Io ho pubblicato tre ebook (non EAP) e non c'è niente di peggio per un autore giurassico come me esordire pubblicando in digitale. Perché hai parenti e amici della tua età che, anche se volessi martirizzarli con spudorati consigli per gli acquisti, possono rifugiarsi in un legittimo digital divide (della serie: "ah, è un ebook? E che cosa è un ebook?).

Stasera, dopo giorni e giorni di spamming frenetico su twitter e facebook per promuovere il mio ultimo capolavoro pubblicato da pochi giorni, ho avuto dal mio editore il resoconto dei primi 13 giorni di vendita: tre download, più o meno due a settimana. 
Ho cominciato a farmi delle domande per capire che cosa poteva non aver funzionato. Il prezzo (deciso dall'editore) troppo alto? Forse, anche se con 6,99 euro ci compri un pacchetto di sigarette e un cappuccino, più o meno. Forse il titolo, poco incisivo e non molto comprensibile perché in inglese? La copertina no, andava bene e secondo me è suggestiva. Allora forse l'anteprima che ho messo a disposizione, che in realtà potrebbe aver avuto un effetto controproducente perché quello che io reputo un capolavoro potrebbe non essere stato giudicato tale dai potenziali acquirenti? 

 

Non so rispondere, ma devo ammettere che sto seriamente pensando di gettare la spugna. Io scrivo per essere letto e se due case editrici hanno puntato su di me (il terzo ebook era il premio quale finalista di un torneo letterario nazionale), ora che guardo ai risultati mi viene da andare a pescare e dire vaffanculo alla scrittura. Perché, per inciso, l'anteprima (ovviamente gratuita) del romanzo che sto promuovendo adesso ha il contatore che è arrivato a quasi 500 visualizzazioni, numero ben superiore a quello dei miei inviti fatti su twitter e facebook. Come a dire che per la lettura gratis è entrato in azione il passaparola, per il download no.

 

Ed essendo io basso, vecchietto e peloso, penso che lentamente ma inesorabilmente mi dedicherò sempre più alla lettura e alle tante altre cose che mi piace fare. Questo mondo dell'editoria moderna non fa per me, meglio essere pubblicato postumo  :asd: 

P.S. Chiedo scusa a tutti per lo sfogo, in particolare a qualcuno a cui mi sono rivolto con l'intenzione, davvero da ultima spiaggia, di coinvolgerlo nella promozione del mio romanzo. Non succederà, più ormai sono spiaggiato.  

Modificato da Ciube

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Anch'io ho avuto pensieri dello stesso tipo dei tuoi, Ciube. La realtà è molto semplice: niente può essere facile. Anni fa pubblicare un libro era un'impressa, ce la faceva uno su diecimila o meno. Oggi col digitale, ma anche con gli editori che ti stampano usando il print on demand, è diventato facilissimo. O quasi. Un editore, uno dei tanti che sono sorti negli ultimi anni, lo trova quasi chiunque. E parlo di case editrici non a pagamento, che fanno onestamente il loro lavoro. Se poi sei un minimo bravo a scrivere puoi arrivare a pubblicare più di un libro all'anno.

Ma non è cambiato niente, è sempre uno su diecimila, o meno, che ce la fa. A entrare nel mercato. Semplicemente l'accesso si è spostato più in là, se prima aspettavi in cortile oggi aspetti in uno stanzone all'interno del palazzo. Ma il mercato tanti libri assorbiva anni fa, tanti ne assorbe adesso, non è che la gente improvvisamente ha aumentato la quantità di libri che legge perché è aumentata la disponibilità di titoli. Semmai è aumentata la gente che scrive.

Quanti sono gli scrittori in Italia che vendono perché il loro nome è una garanzia e qualunque cosa scrivono gli editori la pubblicano? Qualche decina? E quanti sono gli scrittori che pubblicano a fatica, vendono un po' di copie, hanno qualche articolo sui giornali e per pubblicare il secondo libro devono combattere più o meno quanto hanno combattuto per il primo? Mille? Duemila? Diecimila? Non esageriamo.

Quanti sono coloro che scrivono? Milioni.

Ecco,

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OT: Ciube, 6.99 per un ebook è un'esagerazione. Di uno sconosciuto, poi. Quando gli editori impareranno la semplice legge dell'economia che in una situazione di non monopolio il prezzo lo fa chi compra?

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