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Lorenzo Sartori

Narrativa di genere, narrativa di serie B?

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Ci sono diversi topic in WD che sfiorano l'argomento. Approfondire in quelle sedi però significa andare OT, per cui penso sia opportuno creare un'apposita discussione.

 

Per dare il via, posto un frammento di un post apparso recentemente su un blog. In quel post si fa ironia su Masterpiece, un talent che ha messo in evidenza come dietro alla ricerca del "sacro mainstream" ci sia spesso solo ignoranza e pregiudizio nei confronti della letteratura di genere.

 

«Veramente Salgari ha scritto libri straordinari senza aver mai visto i posti che descriveva, Verne ha descritto il fondale dell’oceano senza esserci mai stato» dice la ragazza «Shakespeare nessuno sa davvero chi fosse o che facesse. Né importa. Philip K. Dick era un commesso in un negozio di dischi e scriveva di spazio e astronavi. La tragedia greca, da cui proviene tutta la letteratura del mondo, è stata scritta da Eschilo. Un nobile che diventò guerriero. Sofocle era un ricco proprietario di schiavi. Euripide era un povero atleta che dal nulla divenne un Dio della letteratura, studiando come una bestia. Senofonte ha scritto l’Anabasi, il primo romanzo della Storia, e a leggerlo fa paura come i loro pensieri, le loro riflessioni, i loro sentimenti fossero uguali ai nostri. E’ questa la più grande potenza della nostra specie: non puoi prevedere chi partorirà Giulio Cesare. Il mondo che raccontiamo su Masterpiece forse è politicamente corretto e rassicurante, ma è fasullo. Non siamo angeli caduti per volere divino, siamo scimmie che si sono alzate per merito indipendentemente da dove siamo nati, ricchi o poveri. Questo format dice che se sei un marinaio puoi solo scrivere di mare e questo ti porterà al successo. No. Non è vero. La Storia ha dimostrato che vi sbagliate. Diventi Shakespeare se parli al cuore dell’Uomo, non al suo ceto sociale»

Da: http://bagniproeliator.it/masterpiece/

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Lorenzo, ti ho aggiunto il riferimento al blog, giusto perché sia chiaro di dove arriva.

È ovvio che uno non può che rispondere che no, non è di serie B. Ci stiamo sdilinquendo ovunque con questo discorso, e volendo si possono fare infiniti elenchi di narrativa "alta e di genere".

Quello che io continuo a chiederemi è perché non dovrei leggerne/scriverne?

E non so perché, ma tutte le volte che ci penso la risposta che mi arriva è Maxim Gorkij.

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Ospite Strix

Assolutamente no. 

In ogni filone letterario si può trovare sia il sublime, sia la fetecchia.

Spesso ho l'impressione che i più, di certo non lettori forti, abbiano paura di essere tacciati d'ignoranza, ammettendo di (non dico apprezzare) ma aver letto un libro di genere.

Che poi, intendiamoci, c'è genere e genere.

Ci sono quelli che se li leggi sei "in" (al momento mi pare che vadano molto i trhiller scandinavi, giusto? :P ) e altri che guai anche solo a nominarli. Ptù! Ti contaminano se gli passi vicino e poi ti devi lavare con la candeggina e la spugnetta ruvida, quella per le pentole.

È anche vero che in diversi casi si è subita la pessima pubblicità di titoli dozzinali, spinti dagli editori come se non ci fosse un domani, quegli stessi editori che, dopo aver sput... mandato generi popolarissimi a donnine allegre, ora sostengono che quegli stessi generi non abbiano mercato.

Salvo poi lagnarsi che la maggior parte dei manoscritti che arrivano loro siano, appunto, di genere.

Ora, sorvolando sul fatto che molti di questi manoscritti possano essere di scarsa o nulla qualità (così come anche tanti struggenti racconti di vita personale, scritti su un lenzuolo da una vecchina semi analfabeta. Sì, l'hanno pubblicato davvero. ce l'aveva mia madre http://www.amazon.it/nome-sulla-Gnanca-busia-cultura-ebook/dp/B00AE9VXQW/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1385133781&sr=8-1&keywords=gnanca+na+busia ) , non passa per l'anticamera del cervello che forse la gente scrive di ciò che ama leggere?

Sostengono che i lettori italiani vogliono solo storie vere che parlino al cuore (magari alla pancia o un pochino più in giù?), quella stessa gente che va al cinema a vedere film di fantascienza, fantasy e horror.

Insomma, il lettore italiano è quello che guarda serie tv di fantascienza, va al cinema a vedere film di fantascienza, ma poi vuole leggere la storia vera di una prostituta adolescente e se gli metti davanti un libro di Orson Scott Card, Isac Asimow o Philip K. Dick gli da fuoco recitando un'esorcismo?

Sarò scema io, per carità, ma a me pare un po strano ¬_¬

 
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Swetty, grazie del link.

 

In effetti la domanda dovrebbe essere: perchè in Italia ci si ostina a giudicare quella di genere una narrativa di serie B?

Non è solo la narrativa, vale anche per il cinema, la fiction e fino a qualche anno fa anche per la musica pop...

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Ma scusate, io non capisco nemmeno perchè porsi il problema.

Parlo da lettore puro, non da scrittore mancato :saltello:

Si tratta, banalissimamente di gusti.

Io non amo il fantasy e mio marito sì. Io amo i gialli e mio marito quasi non li sopporta.

Ciò detto, ogni volta che dal consorte mi è arrivato un buon consiglio sul fantasy (lasciamo perdere Il signore degli anelli che a momenti fecevo un incidente dato che non potevo smetttere e leggevo guidando) io ho letto senza pregiudizi dei bei libri. Non posso dire altrettanto di lui perchè  è più testone e prevenuto di me, ma pazienza.

Per il resto della letteratura, con o senza morti ammazzati, con o senza elfi e cavalieri, si tratta solo e sempre di trovare libri in grado di esprimere un buon contenuto con una buona scrittura.

E io da lettore quando ne trovo ne leggo con gioia.

Diciamo che ultimamente ne trovo pochi, come ho detto anche a Mattia, e così leggo meno, ultimamente noto che si trovano libri scritti bene, ma con poco contenuto, ma questa è un'altra storia.

Che poi anche il reale  possa essere trasformato in una storia, beh, certo, è possibile, ma allora lo si deve caricare di significati profondi e lo si deve fare con grande abilità.

Penso sempre alla storia  del maggiordomo di "Quel che resta del giorno" dove gli avvenimenti forti restano in disparte, e la vita banale del protagonista è descritta con abilità veramente non comune.

Ecco, per poter portare il quotidiano a questa dignità, e a questo significato, secondo me ci vuole anche questa capacità evocativa che diventa essa stessa l'elemento forte, laddove la storia non è forte.

in altre parole, mi pare che la letteratura di genere contenga già un elemenfo "forte" in sé e come tale attrattivo per un suo pubblico.

La letteratura non di genere, al contrario può rivolgersi a un pubblico più vasto, ma contiene una trappola, perchè se da un lato potrebbe essere popolare e quindi maggiormente commerciabile, dall'altro, se non sale di livello, rischia di perdere di significato banalizzandosi.

Io, quindi mi affido al mio gusto.

Ie non trovo niente che mi soddisfi nella letteratrura non di genere, alla fine rientro nel mio genere, dove, anche se non soddisfattissima, alla fine mi ritrovo in qualcosa che comunque rientra nelle mie aspettative.

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Ospite Strix

Personalmente il problema non me lo porrei, dal momento che leggo di tutt... no, un'attimo, certe tavanate da casi umani non ne leggo più, se voglio fare il pieno di casi umani, mi basta telefonare a mia madre e lasciarle fare un monologo su tutti i compaesani, o non alzarmi da tavola, quando mia suocera inizia a spettegolare ¬_¬

Dicevo, non ho problemi a trovare qualcosa da leggere. Novità ne escono poche, ma basta andare a pescare nell'usato, libri fuori catalogo, e si trovano titoli notevolissimi.

Quello che mi fa specie è che gli addetti del settore affermino che i lettori non vogliano leggere libri che contengano elementi "fantastici", quindi di non mandare pure testi di quel genere, che non verranno letti nemmeno, che non sia mai!

Non metto in dubbio che agli editori e agenti arrivi un sacco di spazzatura, ma la spazzatura ci sarà un po in tutte le tipologie di manoscritto che ricevono, quindi non vedo per quale ragione il genere debba essere una discriminante. Se alcuni editori, in passato, hanno pubblicato testi imbarazzanti, alla caccia del fenomeno, dovrebbero fare mea culpa e non cassare, in toto, tutti i testi che arrivano loro perché non sono ambientati a Bologna, in un gelido novembre del 1996.

Dicono che certi generi non hanno mercato, poi si stupiscono perché la  gente ne scrive e ne legge. Si lamentano che l'editoria è in crisi, e pretendono che la gente compri solo i libri che loro ritengono debbano piacere (non si sa bene a chi). Invece di puntare sugli appassionati, che tra l'altro sono persone che, magari leggono anche più di quei famosi 10 libri l'anno, cercando di conquistare nuovi lettori pubblicando questo o quel caso uman, pardon, editoriale.

A me pare che qui ci sia un grosso difetto di fondo.

Ricordo quando collaboravo con una casa editrice che si occupava di pubblicare cartoni animati e fumetti giapponesi (direte, che centra?). Ebbene, avevamo buoni titoli (alcuni ottimi) e bravissimi professionisti al lavoro. Solo che il grande capo, fregandosene del pubblico di riferimento, si ostinava a puntare su edizioni che NON potevano vendere, sostenendo che il pubblico volesse quello (cosa evidentemente non vera, vista la mole dei resi) e a impuntarsi su un titolo che lui adorava e sul quale voleva puntare il tutto e per tutto. Questo portò a un crollo delle vendite, alla chiusura di diverse testate e al mandare un sacco di professionisti a cercarsi un'altro lavoro. 

Il discorso è sempre: ma siamo sicuri che quello che ci dicono sia vero? 

Che la gente voglia leggere solamente storie di vita vissuta mentre la letteratura di genere non tira?

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Io non ho mai capito perché vanno tutti dicendo che il fantasy (giusto per fare un esempio) vende pochissimo. Ricordo che durante un viaggio negli Snche se Martintati Uniti sono entrato in libreria e sull'espositore dei libri in top ten di vendite c'era uno dei volumi della Ruota del Tempo (non ricordo quale, non l'ho mai letto e non credo che lo farò, ho un'idiosincrasia per le saghe da più di tre volumi, anche se Songs of Ice and Fire... vabbè lasciamo perdere:)).

Il punto è: La Ruota del Tempo, in classifica? quel mattonazzo fantasy che fa parte della saga più prolissa dell'universo? Perché negli USA sì e in Italia no? Ora, capisco benissimo che i volumi di vendite non siano nemmeno paragonabile, ma non mi pare che l'americano medio brilli per cultura e alfabetizzazione, quindi anche lì la fetta di lettori forti in tutta la popolazione sarà una percentuale risibile, e allora perchè il fantasy fa classifica?

Non sarà che non è il genere che vende poco, ma l'editore medio italiano che RITIENE che il genere venda poco? Non sarà che il mercato italiano è viziato da una paura di fondo? paura di non azzeccare subito il best seller, paura che la novità non sia recepita, che il genere non venda?

Ecco, quello che vorrei capire è: in Italia la letteratura di genere (fantasy, fantascienza o quel che è) vende poco perchè è lontana dai gusti del lettore medio o perchè invece quelli che governano il mercato hanno questa convinzione e sono troppo conservativi per provare a scardinarla?

 

Gainsworth, se ci sei batti un colpo! OK, il vostro catalogo non è grande, ma mi sembra che i Predatori abbia avuto un buon riscontro di vendite, eppure è Fantasy :P

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Perdonatemi, non ho capito se la discussione verte sulla dignità letteraria della narrativa di genere o sulla vendibilità.  Qual è l'argomento?  E che la narrativa di genere in Italia non venda è una stupidaggine, questo ve lo garantisco io...

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Onestamente ammetto di non aver mai pensato al genere delle storie che scrivo. E sono di conseguenza poco preparato nel definire i confini fra un genere e l'altro. Sono sbadato, incostante, imprevedibile, non so mai da dove e perché mi arrivi, come una cartaccia spostata dal vento, l'ispirazione per scrivere qualcosa di nuovo. Ho capito però, con gli anni, una cosa: se vado a cercarla di mia iniziativa non la trovo mai  :asd: 
Perché parlo di questo in un post che chiede di schierarsi con il mainstream o con i generi? Perché, per l'appunto, io non mi pongo la domanda, aspetto il rancio dalla sorte. E so che quanto più sarò distratto, irascibile e fumantino, tanto più potrei essere stordito all'improvviso da una storia, da un'odore, una musica, chissà, le miscele sono migliaia e imprevedibili.

So soltanto alla fine che genere di storia ho scritto, anzi sono gli altri a dirmelo, quando non è proprio una cagata  :perchè:

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Ospite Strix

A Savona, mia città natale (nel senso che ci son nata, poi vivevo in un paesino della provincia), ricordo che c'erano due librerie che puntavano principalmente sulla letteratura di genere. Una era nella via nella quale lavoravo e aveva una sezione colossale dedicata al fantasy, l'altra si occupava, principalmente di fantascienza. 

Ed erano sempre piene di gente. (parlo al passato perché non vivo più li e non so se siano ancora aperte ^^; )

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Quasi tutti i lettori di mia conoscenza pescano di prevalenza  nel genere: ognuno il suo. Parecchi non disdegnano il mainstream, il quale, per chiaririsi, non è "letteratura"  in quanto non-genere ma buono o cattivo come qualunque altro.

Tuttavia do ragione a cicciuzza quando dice che, volendo descrivere il reale, bisogna "caricarlo" di qualcosa, per cui c'è qualche difficoltà in più per l'autore, mentre il genere ha il vantaggio di risultare comunque attrattivo per il suo pubblico.

Il quale è però in grado di riconoscere se il giallo o fantasy o avventuroso sono dozzinali o buoni, di serie A o B. Il valore riguarda dunque il testo e non il genere.

Altro problema è la saturazione, Una caterva di  morti viventi, omicidi al freddo, mestizie esistenziali e amori adolescenti finisce comunque per stufare anche gli appassionati di ciascuna categoria. L'impressione è che gli editori, più che perseverare per insipienza , se ne  ritrovino sopraffatti, nel senso che non ricevono proposte differenti.

Modificato da sefora

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Da studentessa di lettere vi posso dire che praticamente tutti i professori universitari che ho conosciuto distinguono tra "alta letteratura" e "narrativa di consumo", e in quest'ultima ci infilano non solo tutta la narrativa di genere, ma anche autori come Umberto Eco. Poi magari la leggono pure, eh, ma per loro ha all'incirca lo stesso scopo di un cinepanettone.

 

Diciamo che da una parte è vero che alcuni libri nascono principalmente per intrattenere e altri più per lasciare messaggi profondi, ma questo a mio avviso non ha nulla a che vedere con la distinzione tra "narrativa di genere" e "narrativa non di genere". Tolkien non ha scritto solo per intrattenere, e vorrei vedere chi si sognerebbe di dirlo di Orwell, sebbene 1984 sia classificato come fantascienza. Allo stesso tempo, Moccia e Volo scrivono narrativa non di genere, ma credo tutti sappiano che sono letture da ombrellone.

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@ sefora: concordo con tutto quello che hai detto tranne la riga finale.  Penso che gli editori più che essere sopraffatti (o oltre che essere sopraffatti) vadano sua sponte a cercare anche gli scrittori minori pur di pubblicare qualcosa di un genere che "tira".  Non si spiegherebbe se no perché arrivino tutti i vampiri del mondo e i polizieschi nordici di tutta la Scandinavia.  Spesso non è che un genere sia "stanco" o "passato di moda"; sono proprio gli editori che raccolgono tutto quello che trovano per strada.  Io ho smesso di acquistare "nuovi" fenomeni del poliziesco nordico non perché non ami più il genere (che le nuove uscite dei "miei autori" corro subito a comprarle) ma perché la Scandinavia non è tanto popolata e ormai quelli buoni li hanno tradotti tutti.

Penso al successo del Codice da Vinci... ogni settimana arrivavano in libreria tre o quattro volumi nuovi di zecca con la parola "codice" o "manoscritto" nel titolo... e la cosa è andata avanti per anni. 

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La mia risposta personale è che no, non ci sono generi di serie B rispetto al mainstream, e che la letteratura "alta" si possa trovare in qualsiasi genere... e viceversa. Ci sono però romanzi di serie A e romanzi di serie B, che però sono anche qui molto soggettivi.

L'opinione che mi sono fatta alla fin fine è che ci siano moltissime persone (forse la maggioranza, contando che il WD purtroppo non è rappresentativo della realtà visto che in media siamo tutti lettori forti e scrittori aspiranti o esordienti) che invece ritengono il genere di serie B rispetto al mainstream. Mettendo nel primo calderone cose come Asimov e nel secondo cose come Moccia.

E dev'essere per forza così, altrimenti non mi spiego molte affermazioni non solo lette sul WD, non solo in giro per il web... ma soprattutto nella vita reale.

Ricordo che nella mia classe al liceo (ho fatto il classico), nonostante molti compagni leggessero comunque gialli thriller o quellecoseconivampirisberluccicanti, ero l'unica a pensare che i romanzi di genere non fossero di serie B. Una percentuale desolante, direi.  :nein:  

(Ora che studio all'università le cose non sono così... ma, insomma: fisica è il covo dei nerd più nerd della terra, e siamo pure pochini rispetto alle altre facoltà, quindi non fa testo.  :fuma: )

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@Marcello  Sei di sicuro più addentro di me, quanto a  comportamento degli editori. Se però raccolgono ecc. si rivelano poco accorti, con proprio danno, si suppone. Oppure anche la  roba mediocre di genere tira abbastanza, in mancanza di meglio? Conosco però qualche editor depresso dalla monotonia di quel che gli tocca leggere, come se, appunto, poco o nulla di nuovo venga proposto alle case per cui lavorano.

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@ sefora: credo siano vere entrambe le cose.  Certo quando qualcosa "tira" si crea l'effeto volano e certi autori o certi romanzi, che presentati in un altro momento editoriale venderebbero poco o niente, finiscono per svendicchiare più o meno bene in virtù di una moda passeggera.  Ma fondamentalmente sono d'accordo con te: alla lunga questa politica finisce sempre per ritorcersi contro l'editore, soprattutto quello che ha in catalogo dei titoli meritevoli.  L'appiattimento fa vendere qualche copia in più ai mediocri e finisce alla distanza per svalutare le eccellenze.  Certo il fenomeno di imitazione in campo editoriale a volte raggiunge livelli così deprimenti da ingenerare noia e disgusto prima nei librai e poi anche nel pubblico finale.  E non parlo solo di narrativa, vale in tutti i generi.  Penso ad esempio al primo "cubotto" di cucina della De Vecchi: formato diverso dal solito, copertina imbottita, belle illustrazioni e basso prezzo, qualità delle ricette non lo so... Fu un tale successo che l'anno dopo Mondadori e Giunti avevano già delle collane intere di Cubotti.  O il fenomeno più recente dei cupcakes: fino a qualche anno fa non esisteva un libro specifico in materia.  Qualcuno lo ha fatto, un altro ha pensato di aggiungerci gli stampini come gadgets e adesso ci saranno una ventina di titoli di vari editori, tutti più o meno uguali fra loro...

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Un piccolo chiarimento, perchè mi rendo conto di non essere stato sicuramente chiarissimo nel porre il quesito.

 

Per prima cosa non era mia intenzione creare una contrapposizione  tra genere e mainstream.

 

In secondo luogo, se mai ce ne fosse bisogno, è chiaro che non ritengo la narrativa di genere come di scarsa qualità per definizione (io scrivo di genere), né superiore al maistream.

Ma l'impressione che tra gli addetti ai lavori il genere sia considerato meno interessante dal punto di vista qualitativo e commerciale, è forte. Non credo di avere solo io questa impressione.

 

Scopo della discussione (oltre a quello di evitare diversi OT in altre discussioni) è appunto capire le ragioni di questo atteggiamento.

 

La "saturazione" del mercato per alcuni generi, evidenziata da Sefora e da Marcello, è sicuramente una spiegazione.

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Ospite Dolcenera

Io sarà che frequento gente ignorante, ma prima di entrare in questo forum non avevo mai trovato la classificazione "Di genere = scadente; mainstream = di qualità" né il contrario. Io leggo tutto e di tutto e anche le persone che conosco non fanno questo tipo di differenza, se un libro piace, piace, al di là di come venga classificato. Non credo che i libri di genere comunque siano poco venduti, anzi sono quelli che di solito vengono definiti "popolari" e di conseguenza "commerciali" e soprattutto non vedo tutto questo mainstream che vende. Se penso a libri famosi di genere nell'ultimo periodo (non parlo di qualità, parlo solo del fatto che ricadano in un genere) mi viene in mente: il ciclo Asimov, il ciclo Hunger Games, il ciclo Twilight, il ciclo Harry Potter, il ciclo Il Signore degli Anelli, il ciclo Ken Follett, il ciclo Uomini che odiano le Donne. Se penso all'ultimo mainstream davvero di successo negli ultimi anni, non so a voi, ma mi viene in mente solo "La solitudine dei numeri primi".

Non capisco questa avversione così forte che si percepisce in questo forum. Tra l'altro io distinguerei tra "romanzo di genere" e "romanzo fantasy" perché credo che molti di voi si sentano toccati perché si dice che il fantasy abbia poco mercato (se è vero o no, non lo so), ma credo che nessuno si sognerebbe di dire che un thriller non abbia mercato e un buon thriller non verrebbe pubblicato.

PS ma solo io vedo ampissime sezioni fantasy nelle librerie? Non capisco perché non abbia mercato.

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Ospite Strix

La questione è nata dalle considerazioni fatte, da diversi addetti ai lavori, emerse anche durante la messa in onda di masterpiece: qualunque cosa esuli dal reale è male. I lettori vogliono leggere di vita reale.

I lettori non vogliono leggere fantascienza. I lettori non vogliono leggere fantasy. 

I lettori vogliono storie che parlino al loro io interiore, bla bla bla.

Quindi, molte persone (me compresa) hanno iniziato a chiedersi: ma non è che la crisi del mercato editoriale italiano, tra le altre cause, deve contare anche il fatto che chi si occupa di libri, nel nostro paese, non fa il minimo sforzo di capire che cosa vogliano leggere i lettori?

Fantascienza, praticamente, non se ne pubblica più, eppure ogni volta che esce un film di questo genere, le sale cinematografiche si riempiono, la gente si appassiona a serie TV con viaggi spaziali, ciborg, etc.

Ci dicono che il fantasy non ha mercato, poi si lamentano che c'è troppa gente che scrive fantasy (sarò scema io, ma se tanta gente scrive fantasy, magari vuol anche dire che a buona parte di questa gente il fantasy piace, e quindi lo comprerebbe).

Anche dalle risposte che sono state date in questo topic, pare che la letteratura di genere sia quella che va per la maggiore, però gli editori spingono sui romanzi autobiografici, sulla vivisezione dei casi umani, ecc.

Non pare anche a voi che ci sia un problema di fondo?

Che cerchino di correre dietro ai lettori occasionali (quelli che è tanto se leggono un libro in un anno) e se ne freghino dei lettori forti? (quelli che, per intenderci, se entrano in libreria non ne escono senza la borsina piena e il portafogli più leggero)?

Io sono una di quelle persone che, a natale e per i compleanni, regalano libri, ma sto iniziando a incontrare seri problemi.

Nei giorni scorsi stavo scegliendo i libri da regalare a mia madre, grande appassionata di romanzi d'avventura, e mi chiedevo "Ma che cavolo le prendo? Ha già letto tutto e le novità sono desolanti".

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Io sono sempre convinto che l'editore-tipo sia codardo e non gli vada di rischiare su qualcosa di (potenzialmente) poco vendibile, per cui, convinto come ogni buon italiano "colto" che solo i pipponi pieni di storie strazianti e noiose siano letteratura valida, e per tanto recensita, pubblicizzata e promossa da giornali e TV, punta su quella sperando che l'acquirente-tipo (che compra il libro famoso per regalarlo a qualcuno) andrà su quel prodotto.

Poi ogni tanto ci aggiunge un libretto leggero di qualche personaggio famoso per catturarne i fans.

Poi ogni tanto importa il caso letterario di qualche paese.

Poi ogni tanto ripubblica un vecchio libro (magari fantascienza o fantasy) da cui è stato tratto un film di successo.

Poi il piano editoriale è completo.

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Ospite Animal Nitrate

Banalmente il problema della narrativa di genere è che un romanzo di genere scritto con ambizioni artistiche si vende meno facilmente di un romanzo di genere scritto con ambizioni commerciali e per questo trova meno spazio. Ad esempio Philip Dick si lamentava perché i suoi romanzi non trovavano riscontro nel pubblico e negli editori statunitensi che vedevano la science fiction come un genere adolescenziale limitandosi alla lettura e alla produzione di space opera. 

 

La questione è nata dalle considerazioni fatte, da diversi addetti ai lavori, emerse anche durante la messa in onda di masterpiece: qualunque cosa esuli dal reale è male. I lettori vogliono leggere di vita reale.

I lettori non vogliono leggere fantascienza. I lettori non vogliono leggere fantasy. 

I lettori vogliono storie che parlino al loro io interiore, bla bla bla.

Quindi, molte persone (me compresa) hanno iniziato a chiedersi: ma non è che la crisi del mercato editoriale italiano, tra le altre cause, deve contare anche il fatto che chi si occupa di libri, nel nostro paese, non fa il minimo sforzo di capire che cosa vogliano leggere i lettori?

Fantascienza, praticamente, non se ne pubblica più, eppure ogni volta che esce un film di questo genere, le sale cinematografiche si riempiono, la gente si appassiona a serie TV con viaggi spaziali, ciborg, etc.

Ci dicono che il fantasy non ha mercato, poi si lamentano che c'è troppa gente che scrive fantasy (sarò scema io, ma se tanta gente scrive fantasy, magari vuol anche dire che a buona parte di questa gente il fantasy piace, e quindi lo comprerebbe).

Anche dalle risposte che sono state date in questo topic, pare che la letteratura di genere sia quella che va per la maggiore, però gli editori spingono sui romanzi autobiografici, sulla vivisezione dei casi umani, ecc.

Non pare anche a voi che ci sia un problema di fondo?

Che cerchino di correre dietro ai lettori occasionali (quelli che è tanto se leggono un libro in un anno) e se ne freghino dei lettori forti? (quelli che, per intenderci, se entrano in libreria non ne escono senza la borsina piena e il portafogli più leggero)?

Io sono una di quelle persone che, a natale e per i compleanni, regalano libri, ma sto iniziando a incontrare seri problemi.

Nei giorni scorsi stavo scegliendo i libri da regalare a mia madre, grande appassionata di romanzi d'avventura, e mi chiedevo "Ma che cavolo le prendo? Ha già letto tutto e le novità sono desolanti".

 

Si ma non c'entra masterpiece, era laplassiano che per una trasmissione di quel tipo, su Rai 3 dopo Fabio Fazio, non avrebbero mai cercato scrittori di genere...

Il fatto è che storicamente i generi forti in Italia sono il giallo e il rosa. Non pensate soltanto alle librerie, prendete in considerazione anche i libri che si vendono in edicola e pensate a quanto può essere rilevante economicamente una collana come Harmony.

La science fiction in Italia storicamente non ha la stessa rilevanza che hanno altri generi, ad esempio una collana come Urania non ha la stessa importanza di Harmony o dei Gialli Mondadori. Questo perché giallo e rosa sono generi che fanno più presa sul nostro immaginario collettivo di italiani. Pensate a quanto siano forti la cronaca nera e la cronaca rosa, pensate a quanto vengano spettacolarizzati certi delitti e come certi personaggi vengano messi al centro dei riflettori raccontando vite che sono vere e proprie favole, a volte con redenzione religiosa dopo una vita dissennata. Anche queste sono cose che influiscono nell'immaginario collettivo di una popolazione, che evidentemente è qualcosa che va ad influenzare il tipo di storie che il pubblico cerca.

La science fiction non può avere in Italia la stessa presa che ha altrove, perché siamo un paese dove la cultura scientifica è tutto sommato debole e i rapporti con la tecnologia di consumo sono abbastanza recenti.

Per il fantasy penso che le considerazioni siano abbastanza simili, non è un genere forte nella nostra tradizione letteraria e la sua esplosione nel nostro Paese (mi riferisco principalmente ai successi cinematografici e editoriali de "Il Signore degli Anelli" e di "Harry Potter" che indubbiamente sono entrati nella cultura mainstream) è comunque troppo recente per aspettarsi di vederlo come un genere dominante...

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Ospite Strix

Non sto dando la colpa a Masterpiece, lo citato perché conferma una tendenza che da tempo emerge in diversi contesti.

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@ Strix e altri: Non ho guardato Masterpiece (e credo di aver fatto bene, leggendo i vostri commenti...), ma se il messaggio che viene lanciato è questo: 

 

La questione è nata dalle considerazioni fatte, da diversi addetti ai lavori, emerse anche durante la messa in onda di masterpiece: qualunque cosa esuli dal reale è male. I lettori vogliono leggere di vita reale.

I lettori non vogliono leggere fantascienza. I lettori non vogliono leggere fantasy. 

I lettori vogliono storie che parlino al loro io interiore, bla bla bla.

 

è una mera stupidaggine, oltre che una menzogna. 

Non sarà che per fare audience televisivo ci vogliono "i casi umani", per cui quei signori spacciano affermazioni fasulle per fare i propri interessi?

Buona parte del pubblico che legge narrativa compra narrativa di genere.  C'è anche una fetta di lettori (importante certo, ma minoritaria) che entra in libreria senza avere già deciso quale genere di libro sta cercando.  Questi si rivolgono al banco delle novità e scrutano le proposte, con preferenza diciamo pure per il "mainstream" (con la debita premessa che questa definizione è a uso e consumo degli editori e operatori professionali: il 99% delle persone che entra in libreria non ha idea che esista un termine del genere e vi posso giurare che in quasi trent'anni di libreria non mi è capitato mai nemmeno una volta che un cliente mi chiedesse: "scusi qual è il banco con gli ultimi titoli mainstream"?  Mai.)  Il cliente "mainstream" spesso e volentieri opera all'interno di questo genere fittizio le proprie personali scelte di genere.  C'è il cliente che vuole solo narrativa alta (anche detto "puzza al naso"): prende in mano sole le novità Adelphi o Einaudi e non provate a mettergli in mano un libro Rizzoli o Guanda, perchè lo guarderà con espressione lievente schifata e sicuramente non lo acquisterà mai.  C'è il cliente che vuole una narrativa veloce, che abbia ritmo e coinvolga fin dalla prima pagina.  Potrà acquistare praticamente qualsiasi tipo di volume che risponda a quel requisito, dal giallo al fantasy, da Wilbur Smith a un esordiente e si fiderà del consiglio esclusivo del "suo" libraio, rifuggendo qualsiasi altro commesso della libreria.  Se è il suo giorno di riposo nel novanta per cento dei casi uscirà senza acquistare nulla.  C'è chi cerca solo narrativa introspettiva, chi si affida alle suggestioni della pubblicità, chi si fa catturare dalla copertina o dal titolo, chi legge solo tre o quattro autori e vuole esclusivamente un romanzo di uno di loro, e così via...

E poi c'è chi legge solo "storie vere".  Niente che sia "fiction", solo storie reali.  Un genere anche questo, a ben guardare, suddivisibile in vari sotto-generi.  Dalle "velate" (riconoscibili perché nove titoli su dieci hanno un'immagine di una donna velata in copertina) e quindi lapidazioni, bruciature con l'acido e via discorrendo, alle biografie romanzate di campioni dello sport, ai sopravvisuti a eventi traumatici, alle storie dei soldati bambini, a quelle degli sfuggiti a un serial killer o colpiti da malattie quanto più rare possibili (emblematica la "collana delle sfighe" della Tea) e così via... Lo vogliamo chiamare "mainstream"? 

Fate voi, ma purché non mi diciate che la narrativa di genere non vende. 

Chi ha detto che il fantasy non vende?  Un'idiozia fra le tante.  Come tutti i generi ha dei picchi, spesso trascinati da un evento o da una nuova saga (Harry Potter non è che il caso più eclatante) che si impone e che coinvolge nuove generazioni di lettori.  Ho venduto le saghe delle Weiss-Hickmann a cicli alternati di lettori: tre o quattro anni di boom, poi altrettanti in cui il genere sembra non "tirare" più, e poi via con una nuova generazione di lettori che si avvicina.  E così per la Zimmer Bradley, per Jordan, Martin e tutti gli altri.  Ma il fantasy ha sempre avuto uno zoccolo duro di lettori: è quello che garantisce il ricambio generazionale, perché consiglieranno i volumi che hanno amato ai figli, e questi ai loro figli... La narrativa "rosa" non vende?  Scherziamo?  La Steel è un fenomeno da milioni di copie, la Taylor Bradford, Maeve Binchy, la Pilcher, la Kinsella...

E così per le millanta sfumature del giallo e per i romanzi storici...

Così a mente direi che gli unici generi davvero in difficoltà sono la fantascienza e lo spionaggio.

E qui non sono sicuro, ma credo che molto dipenda dalla miopia degli editori.  Sono loro a mio avviso che hanno decretato la crisi dei generi con la motivazione che le conquiste spaziali in un caso e la fine della guerra fredda nell'altro segnavano il tramonto irreparabile dei due generi.  Idiozie, ancora una volta.  Tutti questi generi sono sempre andati sotto l'etichetta di "narrativa d'evasione", e c'era un motivo.  Gli appassionati di robot e di capsule di cianuro nascoste fra i denti, come quelli di elfi, di Holmes, di storie d'amore più o meno zuccherose, sono persone che quando leggono desiderano "evadere" per un'ora dallo stress della propria vita quotidiana e rifugiarsi in un mondo "altro".  Che siamo sbarcati sulla Luna e che non esistano più i comunisti che mangiano i bambini non fa alcuna differenza per loro.  Dategli una bella storia e la leggeranno con identico piacere.  La prova che questo sia vero è che quando fallì la vecchia Nord, la casa editrice che acquistò il suo nome (a proposito: già il successo di un editore come la nuova Nord, che pubblica esclusivamente narrativa di genere, dovrebbe sconfessare le affermazioni che escono dai soloni di Masterpiece), ne ereditò anche tutte le giacenze della vecchia Cosmo Oro e Cosmo Argento e nei primi due anni di vita le rimise in circolo.  Ho visto sguardi di rara felicità in appassionati che riuscivano a trovare volumi ormai scomparsi dal mercato, gente che ne acquistava sette od otto alla volta... 

Ok, mi fermo qui e mi scuso per il mega post; volevo solo comunicarvi la mia opinione: se vi dicono che la narrativa di genere non "tira" è una stupidaggine. 

Di più: è un'informazione non vera che fa gli interessi di qualcuno.

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Ospite Strix

Che il fantastico, comunque, non abbia radici nella nostra tradizione, non penso sia vero.

Moltissimi dei classici della nostra letteratura hanno una connotazione fantastica, e durante la tradizionale veglia (non so quanto diffusa nel resto d'Italia, ma nella mia terra d'origine si praticava ancora fino a una ventina d'anni fa), si raccontavano fiabe e leggende, non certo l'ultimo caso di cronaca (poteva capitare di commentarlo, ma le storie raccontate avevano sempre una connotazione fantastica o, comunque, allegorica).

Calvino? Mi pare che ci fosse molto fantastico, nella sua letteratura.

Mi pare che i tartari di Buzzati fossero un'allegoria e che di elementi fuori dal comune, in quel romanzo, ce ne fossero più d'uno.

E la scienza? Abbiamo dato i natali a fior fior di premi Nobel, i nostri scenziati partecipano attivamente all'innovazione, gli MP3 sono nati a Torino!

Io sono convinta che si cerchi il lettore occasionale, quello che di solito non legge, compra riviste di gossip, e cerca letture poco impegnative, che hanno paura di essere giudicati stupidi o infantili, se leggono qualcosa di diverso dalla cronaca.

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Io farei un'altra considerazione.

Un "caso umano" (tragico o no) si vende solo con una macchina pubblicitaria alle spalle, fatta di passaggi in TV, serate da Vespa, notiziari televisivi, servizi impegnati o meno. Pensiamo a quanto vendono i libri "delle velate" come li ha descritti Marcello: quanto venderebbero se non fossero immersi in un sottofondo di "l'Islam è brutto e femminicida"? Se campagne televisive e no non spingessero le persone a informarsi? Rimarrebbe solo il gusto sado-masochista del leggere le sofferenze altrui, un mercatino di nicchia insomma. Qui tra l'altro non serve che la persona sappia scrivere (basta un buon editor-ghostwriter che metta a posto impianto e congiuntivi e aggiunga qualche episodio giusto e tolga quelli che tanto non soffrono abbastanza), anzi, fa più caso umano se la scrittura passa in secondo piano. Nessuna ricerca (tanto è mondo contemporaneo, giusto?), pazienza se è vero o no, tanto è un mondo autoreferenziale: inchiestina al TG fatta con ritagli di agenzia (se va bene), libri sull'argomento che confermano, passaggio da Vespa, documentario e nuova inchiestina al TG fatta, questa volta, sui suddetti libri. Tuttavia, se non ci fosse questa "macchina" questi libri non li comprerebbe nessuno o quasi, della serie: comprereste un libro auto-pubblicato sulla straziante storia di un bambino di strada di Ulaan Baator? e soprattutto, lo andreste a cercare su Amazon? o piuttosto lo comprereste solo se ne parlassero in TV o fosse in bella mostra in libreria?

Di contro, narrativa di genere. Come ha detto Marcello, c'è un nucleo abbastanza tosto di lettori, i quali i libri li vanno a cercare, cioè, più o meno, sono libri che si vendono da soli o quasi. Tuttavia: impongono una fidelizzazione sull'autore e non strettamente sul filone e sono più difficili da scrivere di un "caso umano", perché hanno bisogno di una scrittura più sofisticata, di conoscere le regole del genere (e sapere come violarle), di catturare il lettore e non il sado-masochista che è in lui, e soprattutto, serve una marea di ricerca (sono gli appassionati del fantasy quelli che disquisiscono sugli archi, i "casi umani" anche se svolazzano per aria va ben lo stesso). In pratica, non si fanno senza gli autori e devono pure essere bravi, e anche l'editor deve essere all'altezza altrimenti non ce la fa.

Ora, foste un editore, puntereste su un filone in cui i fornitori non contano nulla, la materia prima ha necessità di poca lavorazione e il prodotto lo potete vendere solo voi, oppure su un filone in cui i fornitori hanno parecchio potere contrattuale, la materia prima dev'essere lavorata parecchio ed è difficile che riusciate a costruirla a tavolino senza spenderci un capitale, e per di più il vostro contributo commerciale sarebbe così nullo che potreste anche non esserci?

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Ospite Woland

Mi pare che i tartari di Buzzati fossero un'allegoria e che di elementi fuori dal comune, in quel romanzo, ce ne fossero più d'uno.

Un'allegoria dell'attesa, un'attesa che è destinata a rimanere sempre insoddisfatta. Forse non propriamente nel Deserto, ma gran parte della sua narrativa (e non solo narrativa) è incentrata su elementi fantastici.

Come hai detto la nostra tradizione fantastica è molto ricca e di una validità con pochi pari.

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Ospite Animal Nitrate

Che il fantastico, comunque, non abbia radici nella nostra tradizione, non penso sia vero.

Moltissimi dei classici della nostra letteratura hanno una connotazione fantastica, e durante la tradizionale veglia (non so quanto diffusa nel resto d'Italia, ma nella mia terra d'origine si praticava ancora fino a una ventina d'anni fa), si raccontavano fiabe e leggende, non certo l'ultimo caso di cronaca (poteva capitare di commentarlo, ma le storie raccontate avevano sempre una connotazione fantastica o, comunque, allegorica).

Calvino? Mi pare che ci fosse molto fantastico, nella sua letteratura.

Mi pare che i tartari di Buzzati fossero un'allegoria e che di elementi fuori dal comune, in quel romanzo, ce ne fossero più d'uno.

E la scienza? Abbiamo dato i natali a fior fior di premi Nobel, i nostri scenziati partecipano attivamente all'innovazione, gli MP3 sono nati a Torino!

Io sono convinta che si cerchi il lettore occasionale, quello che di solito non legge, compra riviste di gossip, e cerca letture poco impegnative, che hanno paura di essere giudicati stupidi o infantili, se leggono qualcosa di diverso dalla cronaca.

 

Non capisco perché su questo forum ogni volta che si percepisce un attacco al fantasy ci sia una levata di scudi e si citino a sproposito Calvino e Buzzati. E parlo di percezione perché nel mio post non c'è un attacco al fantasy o alla science fiction e un'esaltazione del rosa e del giallo, generi che per altro non amo, ma solo delle considerazioni su quella che è la narrativa italiana. Per altro all'interno della letteratura di genere la science fiction è il mio genere preferito...

Io, e penso nessuno in questo topic, non ho scritto che non c'è una tradizione letteraria fantastica. 

Ho scritto che non abbiamo una tradizione fantasy, che è una cosa ben diversa.

Il fantastico è molto importante per il narrativo italiano, basti pensare all'importanza che ha l'epica cavalleresca all'interno della nostra letteratura. Dopo di che penso che non abbia senso tirare in mezzo Calvino e Buzzati perché non scrivevano letteratura di genere, scrivevano romanzi letterari. E oltretutto fare una crociata contro il realismo e tirare fuori proprio Calvino che è stato importante anche come scrittore realista non mi sembra molto furbo...

Cosa intendo quando dico che non c'è una tradizione fantasy italiana? Intendo dire che non ci sono molti autori fantasy italiani importanti, comunque non abbastanza da creare una tradizione di scrittori fantasy italiana. 

Calvino e Buzzati non sono autori fantasy e non ha senso tirarli in mezzo in questo frangente.

Il mio discorso sull'immaginario collettivo riguarda la società odierna, non la tradizione popolare. Il nostro immaginario collettivo, in un'epoca dominata dall'informazione è inevitabilmente influenzato dalla cronaca e dalla ricerca di notizie. Mi sembra un fatto talmente ovvio da non dover essere specificato.

Quando parlo di tradizione parlo di tradizione letteraria, il giallo e il rosa in Italia non sono generi forti da oggi, sono generi che hanno cominciato a prendere piede durante il ventennio fascista...

Qui non si parla di lettore occasionale ma di lettore forti comunque, come dice Marcello nel suo post che è oro.

Ripeto anche una collana che può sembrare insignificante come Harmony ha una sua nicchia di lettrici forti che legge un certo numero di volumi al mese...

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Sono d'accordo con Animal Nitrate: Buzzati e Calvino non c'entrano con il fantasy.

Ma anche il giallo è un genere d'importazione e durante il fascismo non veniva punto  incoraggiato, anzi si espungeva dai giornali pure la cronaca nera. I fattacci, immaginari o reali, avrebbero alterato l'immagine proba dell'uomo di regime. Fu pubblicato un giallo di Scerbanenco, il primo credo, ma i personaggi avevano nomi stranieri!

C'è poi, nel '46, Quer pasticciaccio brutto..., un poliziesco di grande spessore letterario e linguistico, dove però non si scopre l'assassino.

Il filone si sviluppa solo del dopoguerra, quando Mondadori pubblica gli anglo-americani ( le copertine, è noto, danno il nome al genere), e assume le connotazioni peculiari che conosciamo.

Quanto agli esordi remoti, ottocenteschi, mi viene in mente solo De Marchi, il quale più che un poliziesco mirava a scrivere un romanzo d'appendice alla francese. http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cappello_del_prete

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Perché Calvino non dovrebbe essere un autore fantasy? Per fare un esempio, Il visconte dimezzato che genere di libro è? Mainstream?

No, perché è facile dire che non abbiamo una tradizione fantasy togliendo dal fantasy tutti i libri che quella tradizione la farebbero. Sarebbe come dire che Gadda non scriveva gialli/polizieschi perché, be', quelli non sono gialli, quella è letteratura.

Comunque, uno dei libri italiani più tradotti al mondo è Pinocchio. Ma ovviamente è "alta letteratura" pure lui. Magari nell'Ottocento era normale che i burattini se ne andassero in giro per strada, non so, e quindi sarà pure mainstream.

Vogliamo fare qualche altro titolo? Che so, La freccia azzurra? Questo cos'è, realismo socialista?

Poi, ovviamente, quando gli inglesi si mettono a reinterpretare la propria mitologia è fantasy. Se lo facciamo noi (Le nozze di Cadmo e Armonia, per fare un titolo che mi è passato in mano di recente) è letteratura. Per cui, I dialoghi con Leucò non sono fantasy. No, no, mainstream dei più puri. Come non è fantasy quello che scrive Mauro Corona.

Ah, tra parentesi, Verga scriveva per lo più romanzi strappalacrime stile telenovela (Storia di una capinera, Tigre reale) eppure lo si può citare per parlare di verismo. Perché citare Calvino per il fantasy sarebbe poco furbo, solo perché ha scritto roba realista? Quando finirà questa cosa che dice che realismo e fantasy non vanno d'accordo?

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Ospite Woland

Una parte della produzione di Calvino è certamente fantastica. Non fantasy però. Che poi i due termini sfumino l'uno nell'altro in certe circostanze è certo. :fuma:

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