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Swindle

Scrivere troppo "semplice"

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Questo è uno dei miei grandi incubi.

Soprattutto ultimamente, forse perché fino a qualche anno fa avevo meno sensibilità stilistica, e mi importava solo della sostanza e poco della forma.

Con questo non voglio dire che scrivessi male o ignorassi la grammatica, solo mi concentravo più sui fatti e sulla trama rispetto al resto.

Ora invece, pur continuando a ritenere la sostanza un pelino più importante della forma, mi piacerebbe riuscire a scrivere in modi che... be', non riesco.

Le persone che mi leggono dicono che scrivo in modo semplice, mettendola sul "positivo" nel senso che così un testo è più scorrevole da leggere, e dicono che sono capace di stuzzicare la curiosità e far muovere la storia.

La mia paura, però, è che in realtà la mia scrittura sia fin troppo semplice, fino a risultare banale.

Mi capita di leggere cose (e non solo di autori affermati) e di dirmi: no, io non so scrivere così.

Insomma, questa cosa mi pungola il cervello e non riesco a mandarla via.

 

Qualcun altro ha questa paura?

Any suggestion? :perchè:  

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Sicuramente sono importanti alla stessa maniera il contenuto e la forma. Io non metterei certo prima uno e poi l'altro in un'ipotetica classifica di ciò che è decisivo per un buon racconto o un buon romanzo. Che ti dicano che hai una scrittura comprensibile è positivo, perché invece credo sia decisivo rendere le cose chiare e nette. Questo lo puoi fare con una scrittura di soli punti o con una scrittura fatta di periodi lunghi e punti e virgole e due punti. Sta a te, dipende dalla tua bravura. Ma so che più ti eserciti e scrivi e più affini gli strumenti della tua tecnica. Niente paura, quindi, dacci solo dentro. :li:

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@Swindle, che genere scrivi?

Scrivere semplice per certi generi può essere essenziale, soprattutto se il tuo target di lettori è di fascia giovanile.

 

In Italia abbiamo scrittori validissimi come Michele Mari che scrive complicato, e afferma che non vorrebbe né potrebbe scrivere altrimenti, consapevole di alienarsi un vasto mercato e altri, sempre validi a modo loro, come Andrea Vitali che sono di una semplicità disarmante e di questo fanno la loro forza, conpensandola con altri elementi quali un certo humor. Vitali, se non erro, ha un pubblico di lettori molto più vasto di Mari e ne suo genere è molto accattivante.

Per cui, alla fine, è tutto relativo. Occorre vedere come e quanto la tua semplcità è compensata da altri aspetti che possano risultare più rilevanti nell'economia delle tue storie

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Va benissimo, è chiaro, che una scrittura (presequisito: corretta),  sia chiara e scorrevole. Dovrebbe riuscire pure piacevole, accattivante e -credo sia questo il probema che poni - non banale, in grado di caratterizzare, rendere riconoscibile l'autore. La sua "cifra", insomma.

Averla rappresenta una marcia in più, un valore aggiunto. E tuttavia... Apprezziamo molti autori stranieri, le cui peculiarità di stile di rado sopravvivono alla traduzione; altri hanno la cosiddetta cifra, ma le loro storie non sono poi così interessanti e ben costruite. Per es. ho letto da poco Luisa Brancaccio, esordiente Einaudi (Stanno tutti bene tranne me): scrittura forte e ricercata, che graffia e prende, molto meno la storia.

C'è poi il rapporto tra stile e genere, che debbono armonizzare. Avrei, dicono, una connotazione abbastanza "raffinata" ( mi compiaccio, si capisce) e però non sempre in buon rapporto con quel che scrivo: gialli, per cui ci si aspetta uno stile più  funzionale.

Insomma tocca lavorarci, su come scriviamo (oltre che su cosa!)

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Non credo che esista questa cosa dello scrivere "troppo semplice". :sss:

E nessuna scrittura è banale quando è la scrittura dell'autore. Solo quando cerca di imitare o si lascia influenzare dagli altri è banale.

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Ma guarda le coincidenze. Avrei potuto aprire io questo topic.

Proprio ieri ho posto qui la domanda a Mattia Signorini. Io scrivo (o tento di scrivere) thriller, perciò credo che non sia assolutamente un problema la scrittura semplice e leggera (sempre che per semplice non si intenda banale, come giustamente ha detto Mattia). Anche io come te sono convinto di non riuscire a scrivere in maniera ricercata o alta, ma me ne sono fatta una ragione. In fondo se ti fermi a esaminare bene il mercato letterario ci sono molti autori che hanno una scrittura semplice, che va dritta al sodo. Va da sé che il contenuto e la trama debbano avere il loro peso, altrimenti...

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Temo di non capire cosa intendi per "troppo semplice".

 

Secondo me, in narrativa ciò che importa è la chiarezza e la leggerezza: è inutile giocare a fare Dante e Shakespeare se poi non si capisce cosa sta accadendo o fai addormentare il lettore dopo due pagine; tanto vale, in questo senso, scrivere semplice.

Per la ricercatezza, l'aulicità, ci sono la poesia e la retorica. Per me la narrativa è narrazione, punto.

In questo senso, uno stile semplice, lineare, magari anche conciso, leggero, è tutt'altro che banale.

Banale sarà casomai chi scrive poemi in prosa.

 

Come ha detto swetty, se la scrittura è la tua, non può essere banale. 

Finché è chiara e non annoia, il problema non sussiste.  :fuma:

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Anche io penso di scrivere fin troppo semplice, difatti nella prima stesura faccio un sacco di ripetizioni. :facepalm:

 

Una tecnica che ho adottato per migliorare è quella di provare a riscrivere delle parti utilizzando vocaboli differenti, magari aiutandomi con la funzione "sinonimi" o usando le personificazioni (figura retorica che mi piace più della similitudine). Ma il risultato poi va sempre valutato nuovamente, non è detto che scrivere in maniera "alternativa" sia la scelta migliore.

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La mia paura, però, è che in realtà la mia scrittura sia fin troppo semplice, fino a risultare banale.

Banali potrebbero essere i contenuti. Una forma semplice non è né può essere considerata banale. E non può banalizzare un contenuto serio o profondo.

Il tuo timore mi pare, se non proprio infondato, almeno eccessivo: il rischio che pensi di correre è il miraggio di molti scrittori.

Sono andato a leggermi il tuo racconto "Sul pelo dell'acqua". A meno che tu non mi dica "No, di solito non scrivo così, questo era un esperimento" non capisco proprio di cosa ti preoccupi.

Semplice spesso è sinonimo di "Leggibile". Banalizzo un po', certo. Però non penso di discostarmi molto dalla realtà.

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Oh, ma quante belle risposte  :ohh:

 

Sicuramente sono importanti alla stessa maniera il contenuto e la forma. Io non metterei certo prima uno e poi l'altro in un'ipotetica classifica di ciò che è decisivo per un buon racconto o un buon romanzo.

Tu hai ragionissimo, Rory, il fatto è che quando scrivo voglio dire qualcosa, passare un messaggio, è forse per questo che mi concentro più sulla sostanza e riesco a curare meno la forma. Non so, è più forte di me.  :facepalm: Grazie per l'incoraggiamento!

 

 

@Swindle, che genere scrivi?

Scrivere semplice per certi generi può essere essenziale, soprattutto se il tuo target di lettori è di fascia giovanile.

Solitamente fantastico (spazio in tutti i sottogeneri), ultimamente con qualche capatina nel mainstream. Il mio target sarebbe dai 15/16 anni in su... Solitamente immagino di scrivere a ragazzi o YA, ma sperando siano cose apprezzabili anche da un adulto.

 

Ma non avevo mai pensato al fatto che queste due cose possano essere elementi determinanti. o.o

 

 

@Sefora & swetty: sul fatto che una scrittura non possa essere troppo semplice ho i miei dubbi... ovviamente non intendo dire che si debba copiare lo stile degli altri, eh. Sefora dice bene sul discorso degli autori stranieri che magari perdono il loro tratto caratteristico nella traduzione ma che noi apprezziamo ugualmente.

L'interrogativo, a dirvi la verità, mi è nato dopo un corso fatto alla scuola Holden. La mia insegnante mi aveva appunto detto che scrivevo bene e che nelle mie storie si intravedeva il "punto" da cui bisognerebbe sempre partire (e su cui ci avevano fatto una testa tanta...) ma che dovevo trovare qualcosa che caratterizzasse la scrittura e la rendesse "mia". :grat:   :testamuro:

 

 

Temo di non capire cosa intendi per "troppo semplice".

Guarda, faccio fatica a capirlo anch'io. Come ho scritto poco sopra, l'interrogativo mi è nato dalle parole della mia insegnante alla Holden. Quando ho iniziato a farci caso e a chiedere a gente competente che leggeva i miei scritti, mi sono state dette, oltre alle citate "semplice", "scorrevole" ecc, cose come "usi un registro paratattico", "frasi brevi e dirette"... non è che io conosca pochi termini, ma quando scrivo mi sono accorta che tendo a usare sempre lo stesso registro medio-basso, sempre lo stesso vocabolario (questo non vuol dire che non uso sinonimi e faccio mille ripetizioni, eh). Non ho una scrittura alta, non uso parole sofisticate diciamo. Ma poi quando provo a cambiare e inserire qualcosa di diverso mi è stato detto "cosa c'entra con quello stile?" Insomma, mi arrendo, che altro posso fare?  :arrendo:

 

 

@qfwfq: innanzitutto grazie per esserti preso il disturbo di andare a cercare quel mio racconto. No, non è un esperimento, almeno in quanto a stile... più o meno scrivo sempre così. Però c'è anche da dire che quel racconto è stato se non il primo forse il secondo quando qualche mese fa decisi di provare a discostarmi dal fantastico e scrivere anche qualcosa di mainstream. Non so se la cosa abbia influito. Ad ogni modo non ho capito cosa intendi dire: trovi, almeno leggendo quel racconto, che io non abbia una scrittura "semplice"?

 

 

@Belfagor & Fel: solidarietà, ragazzi, tanta solidarietà. >.<

 

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Alla fine la cosa migliore è fare sempre quello che ritieni più opportuno per te e per la tua storia. Ma vedo che sei una persona che valuta i consigli e che vuole migliorare. Forza, di nuovo. :flower:

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Rory, non farmi arrossire!  : RedFace :  Penso che ascoltare i consigli e cercare di metterli in pratica (ovviamente con discernimento) sia l'unico modo per migliorare. Una cosa che mi è stata detta spesso è appunto che non sono come l'archetipo dello scrittore in erba che crede di essere il migliore, di sapere tutto, che si arrabbia e non accetta le critiche... ok l'essere modesti, a volte però penso di essere un po' esagerata e più che altro di non essere molta sicura di me stessa. Ma questa è un'altra storia.

 

Il fatto è che sento che questa è una mia mancanza, ma non so come porvi rimedio.

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In quello che hai scritto qui c'è il punto giusto di umiltà e di buon senso. Vai tranquilla. :flower:

Modificato da Rory

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Ad ogni modo non ho capito cosa intendi dire: trovi, almeno leggendo quel racconto, che io non abbia una scrittura "semplice"?

Trovo che sia ben leggibile, che non sia assolutamente penalizzante, per il racconto - che ha un contenuto non banale - il tuo modo di scrivere.

Visto che tu la metti sul piano della paura, il mio parere è che puoi stare tranquilla.

 

Riguardo il registro, visto che lo citi nella tua replica ad Alexander91: ovviamente è una cosa fondamentale per la consistenza di una storia. Non puoi far prevalere la paratassi se fai parlare un avvocato durante l'arringa o far usare termini scientifici o latini fra ragazzini che giocano fra loro e fanno biricchinate (esagero, ovviamente, la banalizzazione).

Va da sé che questo vale sia per i dialoghi, sia per la voce narrante. 

Il mio modesto parere è che la "scuola di registro" migliore è l'assimilazione dalla lettura: guardare ai Grandi poi esercitarsi scrivendo, magari estremizzando pure. Dovresti forse fare un po' di riletture "tecniche" (cioè prendere qualche classico del secolo scorso che magari ha già anche letto), lasciando un attimo da parte il puro piacere della lettura (che viene perloppiù dall'istinto) soffermandoti invece proprio sull'aspetto del registro, a come è stato gestito dalgli Autori. "Il giovane Holden", "Se questo è un uomo"; "Il nome della rosa": sono solo aluni esempi che mi vengono in mente (proprio i primi, non pretendo di essere esaustivo, né di aver citato gli esempi migliori) nei quali il registro é stato usato per dare la miglior consistenza (e credibilità) che fosse possibile alla voce narrante, ai dialoghi e, in definitiva, a tutto il lavoro.

 

In "I ferri del mestiere" di Fruttero&Lucentini c'è uno splendido esempio dell'estremizzazione "didattica" sull'uso del registro della quale parlavo poco fa: un breve dialogo, anche abbastanza surreale, fra (addirittura) 13 personaggi con registro diverso. Ciascun personaggio in poche battute (talvolta solo una) si fa riconoscere senza dire niente di sé, semplicemente grazie al registro che usa nella battuta stessa.

 

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@qfwfq: grazie mille per l'incoraggiamento e per i consigli!  :ohh:  Andrò a rileggermi in primis i libri che hai nominato facendo attenzione al registro e andrò a cercare "I ferri del mestiere" che non conoscevo, ma da come lo descrivi penso potrebbe aiutarmi molto. Grazie davvero!

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@Sefora & swetty: sul fatto che una scrittura non possa essere troppo semplice ho i miei dubbi...

L'interrogativo, a dirvi la verità, mi è nato dopo un corso fatto alla scuola Holden. La mia insegnante mi aveva appunto detto che scrivevo bene (...) ma che dovevo trovare qualcosa che caratterizzasse la scrittura e la rendesse "mia".

Nel mio post cercavo di distinguere tra semplice (nel senso di chiaro e privo di fronzoli: benissimo!)  e banale.

La  caratterizzazione personale di cui parla  l'insegnante  sarebbe appunto la "cifra" cui mi riferivo.

I "registri" vanno applicati a situazioni e personaggi, in modo da evitare incongruenze stilistiche  e lessicali, connotare  ecc. e ovviamente variano, mentre la riconoscibilità dell'autore dovrebbe permanere.

Quanto alle scuole di scrittura, nel leggere ormai da un bel po' d'anni diversi  autori che ne provengono, mi sono fatta l'idea ( pregiudizio mio, non ne ho frequentate) che siano esse medesime responsabili della "banalizzazione" della scrittura. Pare prediligano sequenze di  striminzite frasette,  per necessità anodine, quasi a voler esorcizzare i rischi di un'imperfetta padronanza sintattica e modestia lessicale dei discepoli.  Come si fa a personalizzare lo stile allineando soggetto, predicato, complemento, punto? "E se le viene in mente di usare un aggettivo, passi nel mio ufficio" Il direttore al giornalista praticante, nella barzelletta inserita in uno spassoso corso di scrittura.

Sono malevola, ok. A proposito, il bel testo di Fruttero e Lucentini citato da qfwfq è in ristampa da Einaudi.

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Swindle la voce arriva (indovina?) con l'esercizio. Se già hai un modo di scrivere semplice e chiaro parti avvantaggiata, perché non devi passare dalla fase "ok, districhiamo la matassa".

Per il vocabolario, la pensavo anch'io come te: «vent'anni di studio e userai al più cinquanta parole». Poi mi è capitato di fare analisi su testi, e ho scoperto che a parte le parole grammaticali (negazione, articoli, congiunzioni, ecc.) le altre compaiono pochissime volte, massimo tre o quattro (ma la maggior parte una sola) in un testo di due-tremila parole. Fa' anche tu un'analisi così (basta mettere le parole del testo in ordine alfabetico) e vedi che succede.

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è un problema che forse dovrei pormi anch'io ma non lo vivo come un problema. Sarà perché quando leggo un libro, mi piace che scorra via bene, senza troppi fronzoli incomprensibili. Non apprezzo i testi che per leggerli devi tenerti sotto mano il vocabolario, li trovo stancanti. Sarà perché quando leggo i libri dei professori universitari li vorrei buttare tutti dalla finestra.

L'unica cosa che mi sono riproposta di fare è cercare di arricchire un po' con delle descrizioni, visto che, ogni tanto i miei personaggi non si sa bene dove si trovino.

E il resto è tutto a gusto personale c'è a chi piace semplice e a chi più raffinato, io se fossi in te cercherei di migliorare il TUO stile, qualsiasi esso sia...

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Ospite Dolcenera

Appoggio il problema di Swindle.

Appoggio la risposta di aletheia qui sopra :la:

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Premesso che ovviamente il genere ha il suo peso, penso che il problema sia la "banalità", non certo la "semplicità", che rientra del resto nella cifra stilistica di tanti scrittori celebri.
Se uno ha un certo stile nelle corde può ovviamente perfezionarlo, ma non credo che abbia senso sforzarsi fino al punto di snaturarlo (cosa che succede con molti autori, e si nota), un cespuglio non può diventare una quercia.

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è un problema che forse dovrei pormi anch'io ma non lo vivo come un problema. Sarà perché quando leggo un libro, mi piace che scorra via bene, senza troppi fronzoli incomprensibili. Non apprezzo i testi che per leggerli devi tenerti sotto mano il vocabolario, li trovo stancanti. 

Anch'io avevo forte quest'idea, ma più passa il tempo più mi chiedo cosa sia veramente "letteratura" e cosa io voglia scrivere, cosa cerco quando scrivo. Ovviamente la sostanza, come dicevo qualche post fa, personaggi che rimangono impressi, ben caratterizzati, una trama significativa e non buttata a caso. Ma anche lo stile è importante, e penso che la vera letteratura stia proprio in questo.

Da qui il mio pormi il problema.

 

@Nativi Digitali: grazie mille per aver risposto. Il timore è appunto che una scrittura semplice risulti alla fine banale, ovviamente non dico di scrivere come nell'800, sarebbe quantomeno anacronistico e personalmente nemmeno mi piace quel modo di scrivere.

E giustamente se uno è pesce non è che sforzandosi possa diventare carne, per carità, però penso si possa sempre migliorare, e da pesciolino d'acqua dolce diventare per lo meno squalo d'oceano. Non so se mi spiego.

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eccomi nella stessa ambasce! voi dite che non è un difetto scrivere semplice, eppure...

ho cominciato anni fa, scrivendo prolisso, esagerato, assurdamente rococò. Leggevo quasi esclusivamente classici.

dopo aver finito il mio romanzo un amico lesse un paio di capitoli e  derise il mio stile anacronistico e ridicolo, così cominciai a studiare manuali di scrittura, leggere contemporanei e frequentare blog online. Ora il mio stile è diversissimo.

Tempo fa dopo un sacco di tempo sono riuscito a far leggere un capitolo a una amica e un amico, entrambi mi hanno detto che "scrivo troppo semplice"

la ragazza sostiene che si tratta di in errore comune e "lo fa anche licia troisi" (dovrei esserne contento o traumatizzato? non lo so XD) il ragazzo addirittura mi ha riscritto il capitolo daccapo come avrebbe fatto lui.

insomma l'ennesima batosta.  :alone:

 

prima che mi procuri un uzi e mi chiuda in un supermercato sparando all'impazzata, :omicida:  qualcuno può farmi un esempio di un brano scritto in modo semplice -con connotazione negativa- ? non ci capisco più nulla :saltello:

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Ospite Dolcenera

Ti dico secondo me la differenza.

 

Esempio di scrittura semplice e banale:

"Sembrò che passasse un secolo prima che Tanner desse alcune istruzioni dell'ultimo minuto sulle interrogazioni e li congedasse. Poi si alzarono tutti insieme. Eccolo, pensò Elena, e, con il cuore in subbuglio, si mise apertamente sulla strada di Stefan, bloccando il passaggio così da impedirgli di aggirarla.

Proprio come Dick e Tyler, pensò, sentendo un bisogno isterico di ridacchiare. Alzò lo sguardo e si ritrovò con gli occhi al livello della sua bocca.

Ebbe un vuoto mentale. Cos'è che avrebbe dovuto dire?"

 

Esempio di scrittura semplice, ma non banale:

"Stamattina ho buttato la prima colazione dalla finestra. La tentazione era troppo forte. Rolande non ha portato più niente, né a pranzo né a cena. Ho pensato a papà guardandomi le costole nello specchio dell'armadio. Anche papà doveva contare i lampioni. Alla fine non usciva più. Non ricordo più bene il suo viso, ma sento ancora la sua mano sulla testa. Era molto grande in fondo al braccio così magro. E molto pesante. Faceva uno sforzo terribile per sollevarla. Il più delle volte la posava sulla mia ed ero io a portarmela sulla testa. Ma doveva tenerla perché non ricadesse Oppure posavo la testa sulle sue ginocchia, per lui era più semplice. Non aveva mai fame. Rimaneva a tavola molto a lungo, anche dopo i pasti, quando era già tutto sparecchiato. Non aveva la forza di alzarsi, credo. E non aveva voglia di parlare. Un giorno una mosca gli si è posata sul naso. Non ha fatto niente per cacciarla via. A tavola, tutti guardavano quella mosca. Ha detto: Credo he mi prenda già per il mio cadavere"

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dr.caligari, senza offesa, ma dovresti sceglierti un po' meglio i beta reader. :sss:

Il problema della Troisi non è che scrive semplice, è che scrive male (almeno nel suo primo libro, gli altri non li ho letti). E una persona che ti riscrive tutto sta facendo un favore al suo ego, non certo a te.

C'è la sezione narrativa apposta, per fortuna.

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credevo di aver risposto...mmmboh.

comunque a onor del vero la ragazza mi ha detto che oltre che una scrittura troppo semplice faccio periodi troppo brevi. Effettivamente forse è così, dato che cerco di limitare il più possibile avverbi e gerundi vari  :paraculo:

 

poi per quanto riguarda il linguaggio,cerco di evitare paroloni troppo tecnici (sono un appassionato di barche a vela ma non mi metto a usare termini nautici, perché credo che pochi li capirebbero) e evito parole inusuali o "vetuste" perché sinceramente le trovo un po' ridicole, almeno inserite nel mio modo di scrivere.

 

Dolcenera: dopotutto credo di avere uno stile decisamente più simile al primo brano che hai postato, più che al secondo  :wtf:

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Ohibò, ho letto parecchio (su altri forum) di Swindle e non l'ho mai trovata banale. 

 

Ora capitare qui e vedere che vi ha posto un quesito sulla sua "semplicità di scrittura" (se non ho capito male), beh... mi ha spiazzato!

 

Personalmente non trovo che Swindle sia banale, né che il suo stile di scrittura possa essere ricondotto ad un riduttivo "semplice".

 

Sbaglierò e sarò banale, ma la mia impressione è un'altra e la esprimo con un'allegoria: sta cercando il pizzico d'aglio per dar più sapore alle patate al forno.

 

@dr.caligari: prossimamente proverò a leggere qualcosa di suo e le fornirò il mio umile parere. Le chiedo solo la cortesia di ricordarmelo, che son vecchio...

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@Dolcenera: ma il primo ha qualcosa a che fare con Vampire Diaries? :P

 

@Ettore: Ettore, mio caro Ettore... tu sei troppo gentile con me, lo sei sempre stato, anche se a volte mi sgridi e mi riprendi poi hai parole troppo belle per me. Grazie davvero, ogni tanto una pugnalata di autostima mi ci vuole  :flower:  Di sicuro sei il miglior beta che conosco, quindi non ti lascerò scappare!  :asd:

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Ospite

Vediamo se ho capito il problema: quello di cui hai paura, Swindle, è che il tuo stile appaia banale, non semplice. Am I right?
 
Per prima cosa quoto Rory perché ti ha risposto esattamente quello che ti avrei detto io:
 

Sicuramente sono importanti alla stessa maniera il contenuto e la forma. Io non metterei certo prima uno e poi l'altro in un'ipotetica classifica di ciò che è decisivo per un buon racconto o un buon romanzo. Che ti dicano che hai una scrittura comprensibile è positivo, perché invece credo sia decisivo rendere le cose chiare e nette. Questo lo puoi fare con una scrittura di soli punti o con una scrittura fatta di periodi lunghi e punti e virgole e due punti. Sta a te, dipende dalla tua bravura. Ma so che più ti eserciti e scrivi e più affini gli strumenti della tua tecnica. Niente paura, quindi, dacci solo dentro. :li:


Dopodiché aggiungo un paio di consigli.

Primo: se vuoi un riscontro la cosa migliore è che tu ti rivolga a persone che preferiscono darti un parere sincero piuttosto che uno accondiscendente, perciò ti consiglio di pubblicare un brano qui sul WD senza avere paura di far brutta figura; ci penseremo noi a dirti che cosa va e non va (dal nostro punto di vista) nel tuo racconto per aiutarti a diventare una scrittrice migliore e alla fine sarai contenta della scelta fatta.

Secondo: in caso tu voglia far tutto da sola (ma potresti affiancare questo esercizio alla pubblicazione del testo che ho citato nel punto uno), chiediti "quel è il mio target?". Se sono bambini o adolescenti mettiti l'animo in pace che il tuo modo di scrivere non può essere troppo semplice. Se sono ragazzi e adulti c'è appunto il rischio di cadere nel banale, ma tieni sempre presente che semplice non equivale a banale. Scrivere in maniera semplice significa usare periodi brevi e poche subordinate ed è una delle abilità più difficili da apprendere per uno scrittore; scrivere in maniera banale, invece, significa dar poco peso e spessore ai contenuti (sto parlando di descrizioni tutte uguali, dialoghi che non trasmettono niente, personaggi privi di psicologia e via così), ma rimediare a questa carenza non è difficile: basta scrivere e riscrivere i punti che non convincono te e i tuoi lettori fino a quando non sarai soddisfatta al 100% del risultato ottenuto. Allora, cara Swindle, in quale delle due categorie pensi di rientrare? :)

 

Ultimo punto: una cosa che non fa mai male è estendere il proprio vocabolario. Usare un maggior numero di termini è uno dei provvedimenti più semplici che tu possa mettere in atto per rendere più profondo il tuo modo di scrivere sia perché ti permette di evitare le ripetizioni sia perché ti permette di aggiungere quel qualcosina in più capace di rendere il tuo testo migliore. A questo proposito ti segnalo questa iniziativa; è una newsletter a cui tutti si possono iscrivere, ogni mattina ti arriva una mail con un termine della lingua italiana spiegato e commentato. Spesso si tratta di parole conosciute, ma ogni tanto ne vengono fuori di belle e comunque è sempre interessante scoprire l'etimologia dei termini riportati.

 

In ogni caso, sta' tranquilla, cara Swindle, perché scrivere in maniera semplice è il più grande cruccio per un esordiente. Se tu lo sai già fare dovresti solo festeggiare  :saltello:

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