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Mattia

Dialoghi con Mattia Signorini

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Mattia, avrei una domanda: quali sono i rischi insiti nel progettare una storia divisa in più volumi? Verrà penalizzata per via del fatto che non si sa come il pubblico reagirà all'uscita del primo volume, oppure non c'è alcuna differenza, basta che lo scrittore possegga una "voce" sufficientemente buona?

A questo proposito, hai qualche consiglio per aiutarci a migliorare la nostra "voce"?

Grazie in anticipo :)

 

1) Probabilmente sì. Ogni volume dovrebbe essere autoconclusivo e aprire a un possibile seguito (vedi Harry Potter ad esempio)

 

2) Potrei farlo solo avendo un testo sottomano.  

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Che cosa pensi degli ebook? La grandissima parte delle Ce si è attrezzata con il proprio catalogo digitale, ma il mercato in Italia stenta a decollare e in più, proprio nel digitale, l'affollamento è parossistico anche a causa del selfpublishing.

 

 Ho l'impressione ( direi anche più di un'impressione, ma qui non è giusto far nomi), che anche l'atteggiamento degli agenti letterari, riguardo alle prospettive cartacee di un ebook, non sia molto diverso da quello degli editori. Tu come la pensi?

 

Se un autore pubblica già su carta, e ha già il suo pubblico, può sperimentare nuove cose in ebook, o magari pubblicare testi più brevi che non avrebbero ragione di esistere in un volume a sé.

Per quanto riguarda gli esordienti, dipende. Rizzoli si sta muovendo molto per pubblicare prima in ebook e poi su carta alcuni esordienti. In futuro nasceranno collane solo in ebook per vari editori. Vale la stessa cosa che per le case editrici che pubblicano su carta: dipende chi hai alle spalle. Se ti fanno promozione, potrebbe essere un buon inizio. Se ti buttano nel mucchio e non sono in grado di avere contatti con nessuna realtà per proporti, allora lascia perdere.

Attualmente il mercato ebook in Italia si attesta intorno al 2%, nei prossimi anni arriveremo anche al 10%. È un settore piuttosto giovane, su cui è difficile fare previsioni a lungo termine. 

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Ospite

 

Mattia, avrei una domanda: quali sono i rischi insiti nel progettare una storia divisa in più volumi? Verrà penalizzata per via del fatto che non si sa come il pubblico reagirà all'uscita del primo volume, oppure non c'è alcuna differenza, basta che lo scrittore possegga una "voce" sufficientemente buona?

A questo proposito, hai qualche consiglio per aiutarci a migliorare la nostra "voce"?

Grazie in anticipo :)

 

1) Probabilmente sì. Ogni volume dovrebbe essere autoconclusivo e aprire a un possibile seguito (vedi Harry Potter ad esempio)

 

2) Potrei farlo solo avendo un testo sottomano.  

 

 

Grazie mille, Mattia. Mi permetto di rubarti ancora solo un minuto: e se invece di essere totalmente autoconclusivo (come per esempio i primi tre libri di HP, giusto per rimanere in tema col tuo esempio) fosse solo parzialmente autoconclusivo (tipo i volumi dal quarto in poi)? In ogni caso quanto potrebbe essere pesante questa penalizzazione?

Con questo concludo e ti auguro una buona serata.

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Mattia, questa è l'ultima domanda, promesso :P
Mi piacerebbe inviare il mio manoscritto, una volta concluso (sto ancora apportando delle modifiche) alla scuola Palomar per avere il parere di un esperto e una scheda di valutazione che mi aiuti a individuarne falle e mancanze.
Hai detto che cerchi di supervisionare un po' tutti gli scritti che ricevete, ma quante sono le probabilità che il mio file venga letto (anche soltanto la sinossi, o magari la prima pagina) da te personalmente?
Te lo chiedo perchè ti seguo da otto mesi, ho letto "Ora" e dato che apprezzo il tuo stile, mi piacerebbe venir considerata, anche solo per una manciata di minuti :)
Grazie ancora di tutto, i tuoi preziosissimi consigli ci saranno molto utili.

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Grazie mille, Mattia. Mi permetto di rubarti ancora solo un minuto: e se invece di essere totalmente autoconclusivo (come per esempio i primi tre libri di HP, giusto per rimanere in tema col tuo esempio) fosse solo parzialmente autoconclusivo (tipo i volumi dal quarto in poi)? In ogni caso quanto potrebbe essere pesante questa penalizzazione?

Con questo concludo e ti auguro una buona serata.

 

 

Tanto pesante. Immagini perché gli altri lo siano solo parzialmente: perché ormai c'era un pubblico consolidato di milioni di lettori. Prima di pensare a scrivere una saga, scrivi un solo libro, e prova a vedere se a qualcuno intanto interessa quello ;)

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Mattia, questa è l'ultima domanda, promesso :P

Mi piacerebbe inviare il mio manoscritto, una volta concluso (sto ancora apportando delle modifiche) alla scuola Palomar per avere il parere di un esperto e una scheda di valutazione che mi aiuti a individuarne falle e mancanze.

Hai detto che cerchi di supervisionare un po' tutti gli scritti che ricevete, ma quante sono le probabilità che il mio file venga letto (anche soltanto la sinossi, o magari la prima pagina) da te personalmente?

Te lo chiedo perchè ti seguo da otto mesi, ho letto "Ora" e dato che apprezzo il tuo stile, mi piacerebbe venir considerata, anche solo per una manciata di minuti :)

Grazie ancora di tutto, i tuoi preziosissimi consigli ci saranno molto utili.

 

Devo essere davvero sincero: prima che venga mandato in lettura ci do un'occhiata veloce (qualche pagina). Quando mi torna la scheda di lettura la leggo e sento la persona che l'ha stilata per un commento a voce. Quello che ti assicuro, è una professionalità totale da parte sua. È chiaro che se il commento fosse positivo mi leggerei io tutto il romanzo prima di muovermi in ogni senso. È chiaro che non posso essere onnipresente e gestire tutto io nella scuola. Già adesso non mi bastano le ore di una giornata, visto che tengo (o sono presente se alcune lezioni le tengono altri) a tutti i corsi e correggo personalmente gli esercizi e i lavori sui romanzi di tutti. 

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*sigla dello stacco pubblicitario*

E dopo il quote, il multiquote, l'attesissima seconda parte del ciclo di Help Desk.

*sigla finale*

*segue dibattito (e linciaggio del tecnico)*

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Ciao Mattia, ho un altro paio di domande...abuso della tua presenza finchè non ti stanchi di noi  :flower:

 

1 - si fa un gran parlare de "La Voce" (sembra il titolo di un film horror), ma non mi è molto chiaro cosa sia. Mi rendo conto che probabilmente non esiste una definizione abbastanza chiara per il mio cervello e allora ti chiedo se esiste una citazione (anche di un testo famoso) che possa aiutarmi a farmi un'idea.

 

2 - Abbiamo detto che l'incipit è molto importante (no meteo, no pippe mentali, sì azioni, sì fatti), ma il titolo lo è? Di solito si mantiene il titolo scelto dall'autore oppure l'editore lo cambia? Quanto si deve concentrare un esordiente nel trovare un titolo adeguato? E soprattutto, ha senso che un esordiente si scervelli alla ricerca del titolo, oppure all'editore/agente/talentscout non può fregare di meno?

 

Grazie infinite.

 

 

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Ehm, non ne ho idea. Non è un mondo che seguo molto e che amo come vi ho detto, quello del fantasy contemporaneo.

 

 

Grazie lo stesso.

 

...non mi perdo un libro di Ammaniti;

 

Ma che, davero davero? L'unico italiano vivente che citi è Ammaniti? (Chiedo sorry per l'orrenda rima baciata.) Mai e poi MAI l'avrei detto.

 

Inoltre leggo tanta saggistica. Bateson...

 

Avevo letto "Matheson" (che il dio dei cantastorie lo abbia in gloria). Stavo qui a lambiccarmi il neurone: ma quale saggistica ha scritto Matheson? Dopo un quarto d'ora ho riletto.

Forse è ora di cominciare a pensare alla nanna.

Modificato da In_mezzo_alla_segale

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Gentile Baldini&Castoldi, avrei una domanda per Lei. Si è parlato di racconti brevi, mi piacerebbe invece sapere la sua politica riguardo i romanzi brevi. Mi è stato detto dall'agenzia con la quale sto collaborando che questi hanno poche chance di essere pubblicati da editori di buone dimensioni. Come mai? 

Noi pubblichiamo spesso libri brevi. Nel nostro piano 2014 buona parte dei titoli di narrativa non superano le 200 cartelle. Diverso discorso per i romanzi di genere, in quel caso il lettore appassionato spesso cerca foliazioni più corpose. Di quante cartelle parliamo, in questo caso ?

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ma il titolo lo è? Di solito si mantiene il titolo scelto dall'autore oppure l'editore lo cambia? Quanto si deve concentrare un esordiente nel trovare un titolo adeguato? E soprattutto, ha senso che un esordiente si scervelli alla ricerca del titolo, oppure all'editore/agente/talentscout non può fregare di meno?

Il titolo è importantissimo. No way che la scelta non sia condivisa dall'editore. Può impormela chi vuole, autore, agente, ma l'ultima parola sul titolo è nostra

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Ospite Valpur

(Dio, il titolo. Che ansia. Mi sono appena ricordata che non sono capace di dare titoli)

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Diverso discorso per i romanzi di genere, in quel caso il lettore appassionato spesso cerca foliazioni più corpose.

Ma chi l'ha detto? Ho letto con molto piacere libri di fantascienza molto corti (neanche duecento pagine), per non parlare dei gialli o dei libri di Chandler che sono sempre su quella taglia. Anche Calvino scriveva fantasy piuttosto corti (fantasy, dico, quella cosa che secondo alcuni non riesce a vendere sotto le cinquecento pagine).

Quando sento queste affermazioni, la mia mente "ingegneristica" non può fare a meno di chiedersi da quali indagini di mercato e statistiche escano queste affermazioni. Perché, boh, io lo so che non sono umana e non faccio testo, però leggo libri tipicamente pubblicati da qualcuno e che magari non è che vendono proprio due copie due, quindi non credo di esserci sola a leggere le stesse cose.

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In effetti sono andati in giro parecchi mattoni, magari gonfiati tipograficamente alla bisogna. Ma, per quel che so, diffusi in alcuni generi, quale il fantasy specie rosa/vampiresco, molto meno altrove. Di gialli voluminosi, per es., ricordo Millennium e poco d'altro.

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Adesso mi faccio odiare.

Fantasy: libri che hanno una mappa sulla volta della copertina, contengono più e più volte le parole corvo, monti, mantello e nano e dove gli uomini ( o almeno quelli che di solito muoiono) portano ancora il mullet. Il lettore di fantasy vuole volumi che pesino almeno 8 etti così è convinto di portarsi a casa una daga.

 

Noir: brevi. Brevissimi. Come uno sparo.

Thriller: lunghi e prolissi. Deaver docet

Chic lit: lunghi per forza. Alla protagonista devono accadere almeno 17 sfighe diverse prima di trovare l'amore

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Ospite Woland

Entro in punta di piedi dicendo: fantastico è una cosa, fantasy un'altra. :fuma:

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Di più, mi faccio linciare. Di Kafka sulla spiaggia, l'unico Murakami che ho letto, avrei tagliato via con sollievo un buon terzo!

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Adesso mi faccio odiare.

Più che farti odiare fai la figura di quello che in libreria entra solo a chiedere informazioni stradali. :asd:

Anche i libri russi sono mattoni per forza. Uno che compra libri russi vuole principalmente qualcosa con cui bilanciare le librerie dal lato in cui non ci sono i dizionari.

Poi uno scopre Gogol e butta dalla finestra il manuale del buon classificatore. :asd:

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Più che farti odiare fai la figura di quello che in libreria entra solo a chiedere informazioni stradali. :asd:

Guarda: in libreria ci ho lavorato per 8 anni, amando profondamente il mio lavoro e imparando moltissimo. Per altri 7 anni in libreria ci sono entrato ogni giorno, o quasi, e anche adesso che sto dietro una scrivania in libreria vado appena posso.

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Non sono informazioni che si possano esattamente linkare pubblicamente (essendo a pagamento). Però se ti interessa qualche info specifica chiedi pure

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Per esempio, quella per cui chi legge narrativa di genere vuole romanzi sopra le cinquecento pagine (o una di quelle simili di sopra), che percentuali di sì/no ci sono?

Cioè, c'è qualcuno che va in giro a chiedere: "tu leggi fantasy, leggeresti un fantasy da duecento pagine?" con i crismi di un'indagine seria? O semplicemente uno una volta ha provato a pubblicare un fantasy corto e non ha avuto successo, e da allora si è diffusa quest'idea?

Ogni tanto qui abbiamo fatto "indagini" di questo tipo, e i risultati sono stati, come dire, non proprio in linea con la vulgata editoriale.

:)

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Poi uno scopre Gogol e butta dalla finestra il manuale del buon classificatore. :asd:

 

Ah, certo, il famoosoo mootoore di ricerca. Utilissimo, invero.

 

 

Fantasy: libri che hanno una mappa sulla volta della copertina, contengono più e più volte le parole corvo, monti, mantello e nano e dove gli uomini ( o almeno quelli che di solito muoiono) portano ancora il mullet. 

 

Conosco almeno un fèntasy – lo conosco bene, sono abbastanza sicuro di quel che dico – che non ha mappa, in cui non compaiono corvi, monti e neppure nani, e in cui gli uomini che muoiono, parecchi, non portano il mullet. Inaccettabile, suppongo.

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credo che basti entrare in una libreria per avere una somma idea di quello che tira. Magari sarà quello che propongono gli editori, ma chi meglio di loro sa cosa vende e cosa no? Ovviamente nulla è immutabile e si possono creare precedenti per ogni futura tendenza. Si parla di presente e non di futuro.

 

Stiamo ovviamente andando OT, ma se questo serve a far prendere fiato a Matteo... :pat:

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credo che basti entrare in una libreria per avere una somma idea di quello che tira. Magari sarà quello che propongono gli editori, ma chi meglio di loro sa cosa vende e cosa no? Ovviamente nulla è immutabile e si possono creare precedenti per ogni futura tendenza. Si parla di presente e non di futuro.

Ma appunto, non è che la roba è tutta fatta con lo stampino. La già citata MZB scriveva fantasy corti. Non solo quello, scriveva pure mattoni, ma ne ha fatti di tascabili nel senso che si portano in tasca. E non è mica sola, eh (io continuo a citare Calvino, che scriveva romanzi che si leggono in un pomeriggio).

Poi, che ci siano generi che si prestino al lungo, e altri che vestono più sportivo, può anche essere, ma io ho sempre il sospetto che siano scelte editoriali più che tendenze di lettura. Per esempio, tra gli Urania non ci sono certi mattoni di Heinlein, ma perché è una serie fatta così, non perché la fantascienza fa solo libri corti.

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Mattia e B&C

vi è mai capitato di leggere dei libri molto belli, che vi sono piaciuti tantissimo, ma che non avete mai preso in considerazione, perchè trattavano dei temi indigeribili, magari erano pervasi da una critica troppo spietata, avevano un impatto troppo antipatico, astioso quasi nei confronti del lettore?

O comunque ci sono stati dei libri che vi sono piaciuti moltissimo e che non avete considerato per degli aspetti marcati e idosincratici con la pubblicazione o con l'aspettativa di un pubblico, o di un pubblico che non fosse di ristrettissima nicchia? Quali erano questi aspetti?

E i libri di poesia...? Direttamente nel cestino?

 

Grazie.

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Grazie per la tua risposta Mattia. Devo dire che con il tuo esempio mi hai fatto venire tantissime idee. Inutile "sporcare il dialogo" con spiegazioni, far spiegare al narratore (come hai fatto nell'esempio) rende la scrittura molto più fluida. Anche nel precedente thread parlavo dei vantaggi del lavorare con un editor professionista e mi riferivo proprio a questo. Talvolta ci sono delle piccole cose, che a noi possono sfuggire ma che un professionista può farti notare valorizzando subito la tua scrittura. In fondo non mi hai rivelato chissà quale mistero, eppure il consiglio che mi hai dato mi è stato utilissimo e se non ti avessi fatto quella domanda avrei continuato a modificare i miei dialoghi all'infinito, quindi grazie :)

 

Un'altra domandina ce l'avrei. Provo a fartela ma ovviamente se c'è qualcuno che non ti ha ancora chiesto nulla, ritienilo pure prioritario rispetto a me, anche perché se prima ti ho fatto una domanda sulla scrittura in senso stretto, ora vorrei fartela sul mercato editoriale.

Hai parlato di  Neil Gaiman e con me hai sfondato una porta aperta perché amo il suo stile e quel modo di trattare il fantastico. Non sono certa che tu possa rispondere alla mia domanda, però dato che lavori nel mondo dell'editoria magari hai queste informazioni :) Quel genere ha un buon mercato in Italia e all'estero?

 

Che mi dici, invece, del chick lit? Di certo è un genere che detesterai perché è  indirizzato più ad un pubblico femminile. A me piace molto, perché credo rappresenti il lato divertente del leggere, quando sei stanca morta, torni a casa prendi un libro di Sophie Kinsella e ti rilassi. Se devo essere sincera, però, non amo i tentativi di scrittrici italiane di emularla. La mia domanda è cosa ne pensi di quel genere e che mercato credi che abbia?

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