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CharlieC

Le parolacce

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Io tendo a non usare parolacce, mai e poi mai le bestemmie, non che io sia credente (mi reputo panteista, quindi paradossalmente mi offenderei di più se leggesso "porco mondo"), ma queste ultime le trovo esageratamente e inutilmente volgari.

Nella narrazione può capitare che io usi delle piccole volgarità, ma siccome sono più preoccupato che una frase sia musicale e sinuosa nella sua interezza; per evitare che si crei un picco di "lirismo" in una sola parola, cerco di spogliarla della sua "carica energetica" e mimetizzarla tra le altre parti del periodo.

In poesia io sono decisamente CONTRO il turpiloquio.

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c'è da dire che, caratterizzazione del personaggio o meno, non metterei mai una parolaccia in un fantasy

sarà anche questione di target?

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Ospite Linda Rando
c'è da dire che, caratterizzazione del personaggio o meno, non metterei mai una parolaccia in un fantasy

sarà anche questione di target?

Scusa, no. Il fantasy non è solo per bambini e ragazzi, proprio per niente.

E poi, un personaggio è intrappolato, solo e disarmato in mezzo a dieci tizi armati fino ai denti che lo vogliono disintegrare, cosa può dire? "Oh, pofferbacco, che incresciosa situazione'' oppure ''Oh cazzo, sono nella merda''?

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Ospite Lem Mac Lem
c'è da dire che, caratterizzazione del personaggio o meno, non metterei mai una parolaccia in un fantasy

sarà anche questione di target?

In un fantasy a target ragazzini, non ci va. In un fantasy più adulto, ci può stare tranquillamente. I generi puri e incontaminati vanno dal Piccolo Principe in giù, temo :mrgreen:

George Martin (sempre sia lodato il Suo nome!) quando è necessario inserire turpiloquio, lo fa, anche perchè descrivere guerre, stupri e saccheggi senza che nessun personaggio si faccia scappare lo smadonnamento, non è fantasy, è idiota.

E poi, un personaggio è intrappolato, solo e disarmato in mezzo a dieci tizi armati fino ai denti che lo vogliono disintegrare, cosa può dire? "Oh, pofferbacco, che incresciosa situazione'' oppure ''Oh cazzo, sono nella merda''?

Tu non hai mai visto i cavalieri dello zodiaco, vero bossah? :mrgreen:

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Se il personaggio deve a tutti i costi bestemmiare (lo eviterei, tuttavia), è meglio usare il dialogo indiretto, scrivendo semplicemente "Tizio bestemmiò per l'ennesima volta".

Le parolacce, com'è stato detto, è opportuno usarle nei dialoghi, ma dosandole con estrema parsimonia, a meno che non si voglia creare un effetto comico stile Benigni (tre minuti di parolacce ininterrotte, in uno dei suoi vecchi film). Personalmente ritengo che questo tipo di comicità sia davvero spregevole. :x

Ovviamente le regole cambiano se si scrive un romanzo od un racconto di genere "pulp".

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ovvio che il fantasy non sia un magico mondo inviolabile dalla volgarità, quello che intendevo dire è che sentire un elfo (o perfino un mezzorco) che dice "oh, porco cazzo" non mi suona bene. è una questione di atmosfera pernso. una parolaccia in un fantasy mi turberebbe, al di là del target, come una digressione sulla letteratura latina del periodo imperiale in un romanzo di sophie kinsella

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Ospite Lem Mac Lem

Ah, ecco l'equivoco: per me il fantasy con l'elfo, l'orco, il mago, il nano e l'umano sono roba da bambini a prescindere :D

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ovvio che il fantasy non sia un magico mondo inviolabile dalla volgarità, quello che intendevo dire è che sentire un elfo (o perfino un mezzorco) che dice "oh, porco cazzo" non mi suona bene. è una questione di atmosfera pernso. una parolaccia in un fantasy mi turberebbe, al di là del target, come una digressione sulla letteratura latina del periodo imperiale in un romanzo di sophie kinsella

Dipende dal sottogenere di fantasy...

"Grumbgrob l'orco si voltò cercando di capire che fine avessero fatto i membri della sua tribù. Un minuto erano lì a combattere con lui, il minuto dopo si erano dileguati, senza nemmeno restare a festeggiare la vittoria su quella carovana di mercanti sfigati. Non avevano nemmeno raccolto gli scalpi dei nemici abbattuti o una coscia, tanto per mangiare qualcosa fino alla prossima scorreria. Nemmeno le tradizioni contano più per questa marmaglia!

Era talmente concentrato sui suoi pensieri ed inebriato dalla battaglia, che non s'era accorto del fatto che un centinaio di uomini armati a cavallo stavano arrivando di corsa, attratti dal rumore del combattimento.

Grumbgrob li osservò per qualche secondo e finalmente capì.

-Oh, porco cazzo!- esclamò fra sé e sé, cominciando a correre in direzione del bosco."

Un fantasy-comico potrebbe accogliere qualche parolaccia. ;)

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Ospite
Grumbgrob li osservò per qualche secondo e finalmente capì.

-Oh, porco cazzo!- esclamò fra sé e sé, cominciando a correre in direzione del bosco."

Un fantasy-comico potrebbe accogliere qualche parolaccia. ;)

Ma è un fantasy. Deve essere più attinente...

Grumbgrob li osservò per qualche secondo e finalmente capì.

-Lhonkull! Sono nella merda di Sgnurlok fino al collo!- esclamò fra sé e sé, cominciando a correre in direzione del bosco.

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Grumbgrob li osservò per qualche secondo e finalmente capì.

-Oh, porco cazzo!- esclamò fra sé e sé, cominciando a correre in direzione del bosco."

Un fantasy-comico potrebbe accogliere qualche parolaccia. ;)

Ma è un fantasy. Deve essere più attinente...

Grumbgrob li osservò per qualche secondo e finalmente capì.

-Lhonkull! Sono nella merda di Sgnurlok fino al collo!- esclamò fra sé e sé, cominciando a correre in direzione del bosco.

:D Geniale!

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Ospite Lem Mac Lem

"Messere, mi punge vaghezza d'essere stato da voi insultato quando avete insinuato che la mia progenitrice potrebbe avermi procreato con più d'un padre. Esigo soddisfazione!"

"Messere, il mio non era un insulto, quanto piuttosto il sollievo nel constatare come, malgrado ciò che accadde in quella notte d'accoppiamenti e fornicazioni, almeno voi non abbaiate!"

:mrgreen:

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Ospite

Visto che siamo su questo tono...

Un amico di Siena mi raccontò di un duello pubblico, riportato dalle cronache storiche senesi del '600, in cui uno dei contendenti disse all'altro:

E ora infilerotti la lama mia ne lo culo tuo! E niuno qui presente abbia a ridire di questo!

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Se è per questo anche Leopardi, in una celebre lettera inviata all'amico Ranieri mi pare, scrisse delle ragazze di Roma:

"sono piene d'ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non la danno (credetemi) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi."

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Io non sono completamente contrario all'uso di parolacce in uno scritto, se proprio non se ne può fare a meno, ma personalmente non le uso mai nella scrittura. Per un semplice motivo: se leggi i classici inglesi e francesi dell'Ottocento, e anche americani, (Charles Dickens, Emile Zola, Gustave Flaubert, Alexander Dumas, Mark Twain, ecceterissima, ce ne sono tantissimi) hanno descritto magistralmente ambienti degradati, fior di delinquenti e mascalzoni della peggiore specie senza mai usare parolacce. Eppure risalta tutta l'abiezione morale di questi personaggi che, si intuisce benissimo, di parolacce dovevano farne grande uso.

Per non parlare del nostro verismo. Ve lo immaginate N'toni dei Malavoglia di Verga che dice parolacce?

Non riuscirei a leggerlo mai più. Eppure non è un personaggio da prendere come esempio, come tanti altri personaggi estremi del verismo italiano.

Con questo non voglio dire che un personaggio che dice parolacce sia degno delle pene dell'inferno, intendiamoci.

E' una questione di mentalità, di moda anche. I ragazzini le dicone sempre e comunque, dicono, per essere "integrati", ma ne ho conosciuto anche alcuni che non ne dicevano mai, ed erano "integrati" ugualmente.

Ci sono ampie possibilità di scelta.

Io personalmente, quando comincio a leggere qualcosa che inizia con il solito c...., forse per partito preso, lo ammetto, quasi sempre lascio perdere.

Per quanto possa trovarmi davanti a un capolavoro, penso sempre se riuscirei a leggerlo a voce alta davanti a un uditorio variamente composto, fra cui donne e bambini.

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Parolacce?

Sì, le uso e direi che nel romanzo ce ne sono un po'... ma solo nei dialoghi.

Poi nei tempi moderni è molto difficile trovare qualcuno che non le dice mai.

Purtroppo non posso farci niente se il mio protagonista si scalda molto facilmente: Chessygrin :

Avevo provato a non metterle, ma sarebbe stato poco credibile.

E poi anche se è un fantasy, non è indizzato a picciniXD

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Riesumo questo thread.

Un esclamazione (imprecazione?) tipo "Cristo santo" inserita come pensiero del protagonista che si trovasse in una situazione di panico totale è "accettabile"?

Ad esempio se la inserissi in un racconto destinato a un concorso, potrebbe essere una discriminante?

Io sono della scuola di pensiero che tutto è lecito quando si scrive, ma non vorrei trovarmi in una situazione di bigottismo - se così si può intendere - da parte di chi giudica che potrebbe compromettere un buon lavoro.

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Dal mio punto di visita va bene, è anche un esclamazione piuttosto comune ed è credibile che il personaggio la pensi. Tuttavia chi ti trovi davanti la potrebbe trovare di cattivo gusto per  motivi religiosi, fossi in te la sostituirei con un'espressione di ugual tono ma "neutra"

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Se il problema è legato strettamente a un Concorso direi che la cosa migliore da fare sia vedere un po' chi lo organizza e cosa c'è scritto nel regolamento. 

Citando a memoria ( quindi prendila con le pinze) se c'è scritto che non si accettano racconti che possano essere in qualsiasi modo lesivi della dignità della persona, discriminatori, volgari e cose del genere io il pensiero lo eliminerei. Lo stesso se a bandire il concorso sia una organizzazione più o meno cattolica e che si spaccia per tale. 

Personalmente però visto il mare di ricerche da fare per una sola esclamazione per di più pensata la eliminerei direttamente così da non avere alcun rimorso in caso perdessi 

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Dipende dalla giuria, quindi se non è una cosa fondamentale io la toglierei.

Tra un'imprecazione "religiosa" e una parolaccia si va sempre più sul sicuro con la seconda. Un "porca pu..." (senza censura :D) per me è molto meglio.

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Dipende dalla giuria, quindi se non è una cosa fondamentale io la toglierei.

Tra un'imprecazione "religiosa" e una parolaccia si va sempre più sul sicuro con la seconda. Un "porca pu..." (senza censura :D) per me è molto meglio.

 

Sottoscrivo.

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Nelle parti diegetiche preferisco evitarle, non vedo lo scopo d'inserirle e, leggendo, mi sono resa conto che sono più che altro fastidiose. Nei dialoghi, invece, le accetto, soprattutto se sono plausibili a causa del carattere di un personaggio o di una certa situazione: onestamente, credo che se una testa calda è in pericolo di vita, qualche imprecazione (anche più di qualche) ci scappa, e allora tanto vale inserirla e dare credibilità al testo, piuttosto che sostituirla con un "acciderbolina!" (esempio stupido) edulcorato al limite del ridicolo.

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Ho scritto due romanzi decenti (uno di questo lo sto ancora revisionando e riscrivendo). 

Uno è ambientato in una scuola superiore, narratore esterno con focalizzazione interna. È assolutamente pieno di parolacce (dico sul serio, a palate nei dialoghi) e anche di imprecazioni. Perché credetemi, io sono un adolescente e vi assicuro che non sento così tante parolacce in altri luoghi come nella mia scuola. Sarebbe stato ridicolo e non credibile sostituire quelle parolacce con "Perdindirindina" o "Perbacco". Sono presenti sia nelle sequenze dialogiche, sia in quelle narrative. 

L'altro, invece, che tratta soprattutto di bigottismo e fanatismo religioso, è provvisto di parolacce, pieno di imprecazioni e bestemmie. Non me ne frega niente della sensibilità dei miei lettori sotto questo aspetto, preferisco essere credibile e, soprattutto, reale.

 

I miei personaggi, in conclusione, parlano in questo modo:  :bestem:

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Io ritengo che insulti, parolacce e bestemmie siano tranquillamente utilizzabili, per parlato, per caratterizzare uno o più personaggi, soprattutto in determinate ambientazioni e situazioni.
Penso anche che vadano adattate all'ambiente, che si debba stare attenti all'uso dialettale delle stesse e che si debba sempre fare attenzione a che non risultino anacronistiche, cosa che in cui mi sono imbattuta spesso, da lettrice.

 

Però ancora mi chiedo: dove sta scritto che insulti e bestemmie siano "cose diverse"?
Perché mai un "frocio" o un "brutta puttana" sono considerati accettabili, tutto sommato, mentre se un personaggi otira giù qualche santo, la madonna o il suo figliolo, allora è scandaloso?
Per moltissima gente potrebbe essere offensivo ESATTAMENTE allo stesso modo sentirsi dare indirettamente del "frocio", immedesimandosi nel personaggio in questione, che leggere una bestemmia relativa alla propria fede. Sono sullo stesso livello.

La religione NON vale più della morale personale, a mio avviso.
E fortunatamente molta altra gente la pensa come me.

 

Detto questo, credo che quando si scrive, tutto sia lecito, più o meno come i guerra XD

E se qualcuno si offende, pazienza... è un loro problema, non dello scrittore o del mondo.

 

 

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@Morrigan.Connor

 

Sono in totale disaccordo con quanto scrivi, e cercherò di esporne le ragioni.

 

Il 4/1/2019 alle 06:25, Morrigan.Connor ha detto:

dove sta scritto che insulti e bestemmie siano "cose diverse"?

Intanto lo stabilisce la legge: bestemmiare è un illecito amministrativo, e non è affatto espressione di libertà di pensiero, come ha affermato la Corte di Cassazione, sostenendo che è «assurdo e fuori di luogo il voler ricondurre la bestemmia alla manifestazione del pensiero e alla libertà costituzionalmente garantita di tale manifestazione».

La versione attuale (al 2018) dell'articolo 724 ("Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti") è la seguente:

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309. [...] La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti».

Anche la parolaccia, se rientra nell'ingiuria, è sanzionabile, ma la differenza sostanziale con la bestemmia consiste a mio avviso nel fatto che la prima è monodirezionale, a differenza della bestemmia che colpisce in modo indiscriminato, come una bomba, disgregando le fondamenta.

 

Tu scrivi che non vi è differenza: invece quest'ultima è talmente evidente che da quantitativa (anche nel turpiloquio vi è un ordine di grandezza) diviene qualitativa. Non è un caso che molti laici (o addirittura atei) non la tollerino.

La bestemmia rappresenta una rottura radicale, una protesta contro il bene, un disvalore sociale, una maledizione.

Questo è il mio pensiero.

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Parolacce? Mai, Tuttavia  qualsiasi ceto sociale le usa, esse fanno parte dell'espressione tipica di persone insicure, stolte, immature. 

Colui che bestemmia manca di classe, indi anche che appartenga ad alti livelli o che sia di gran successo con l'usare le parolacce diventa una nullità. Ho conosciuto tutti  gli ambienti del globo terrestre a chi più a chi meno stanno tutti allo stesso livello nel dire parolacce fatto eccezione nell'ambiente malavitoso esso di parolacce ne dicono molto di meno quasi niente, sembra una cosa strana vero? Ma vi consiglio di non dire mai parolacce nelle vicinanze di un boss.

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2 ore fa, Ippolita2018 ha detto:

@Morrigan.Connor

 

Sono in totale disaccordo con quanto scrivi, e cercherò di esporne le ragioni.

 

Intanto lo stabilisce la legge: bestemmiare è un illecito amministrativo, e non è affatto espressione di libertà di pensiero, come ha affermato la Corte di Cassazione, sostenendo che è «assurdo e fuori di luogo il voler ricondurre la bestemmia alla manifestazione del pensiero e alla libertà costituzionalmente garantita di tale manifestazione».

La versione attuale (al 2018) dell'articolo 724 ("Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti") è la seguente:

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309. [...] La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti».

Anche la parolaccia, se rientra nell'ingiuria, è sanzionabile, ma la differenza sostanziale con la bestemmia consiste a mio avviso nel fatto che la prima è monodirezionale, a differenza della bestemmia che colpisce in modo indiscriminato, come una bomba, disgregando le fondamenta.

 

Tu scrivi che non vi è differenza: invece quest'ultima è talmente evidente che da quantitativa (anche nel turpiloquio vi è un ordine di grandezza) diviene qualitativa. Non è un caso che molti laici (o addirittura atei) non la tollerino.

La bestemmia rappresenta una rottura radicale, una protesta contro il bene, un disvalore sociale, una maledizione.

Questo è il mio pensiero.

@Ippolita2018sono d'accordo con te, difatti si perde di classe nel dire parolacce e con le bestemmie è ancora peggio

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Il ‎22‎/‎04‎/‎2010 alle 15:03, Ospite Lem Mac Lem ha detto:

"Messere, mi punge vaghezza d'essere stato da voi insultato quando avete insinuato che la mia progenitrice potrebbe avermi procreato con più d'un padre. Esigo soddisfazione!"

"Messere, il mio non era un insulto, quanto piuttosto il sollievo nel constatare come, malgrado ciò che accadde in quella notte d'accoppiamenti e fornicazioni, almeno voi non abbaiate!"

:mrgreen:

 

Se sapessi usare questa maestria nell'insultare non utilizzerei più una parolaccia e anzi mi è venuta la curiosità di provare a scrivere un contenzioso tra due automobilisti con questo stile, sembra divertente!!! 

 

Tornando all'argomento parolacce io sono una cultrice del turpiloquio, perché con saggio utilizzo ha una capacità comica insuperabile.

E anche, a volte, massima manifestazione di eloquenza. 

 

"Oh cazzo!" sintetizza più di molti giri di parole.

Per quel che riguarda le bestemmie nei testi non mi piace utilizzarle, anche se nella vita vera non mi infastidiscono e non mi creano alcuno scrupolo etico. Semplicemente è difficile utilizzarle con misura per l'impatto che risulta, ma in certi casi, per spiegare bene alcune situazioni, estrazioni sociali o qualche altra caratterizzazione del personaggio potrei anche considerarle. 

In ogni caso sulla carta le trovo un po' troppo volgari.

Mentre le parolacce no, a me spesso divertono.

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Il 6/1/2019 alle 17:58, Fortuna ha detto:

mi è venuta la curiosità di provare a scrivere un contenzioso tra due automobilisti con questo stile, sembra divertente!!! 

 

@Fortuna , ricorda che da regolamento i punti esclamativi (o interrogativi) non devono essere multipli, uno è più che sufficiente secondo la grammatica italiana. ;)

 

Rammento inoltre, a tutti gli utenti, che quelle qui riportate sono e devono essere soltanto considrerazioni sull'uso del turpiloquio nei testi letterari e non giudizi di valore su chi lo utilizza in generale nella vita. D'altra parte, nel caratterizzare un personaggio, è chiaro che ciascun autore lo attribuisca a uno piuttosto che a un altro, in relazione a un suo preciso pensiero sulla psicolgia di chi lo usa... che è individuale, personale.

Affinché questo topic non divenga terreno di scontro ideologico, vi chiedo la cortesia di ricordare questo.

Buon confronto pacifico e buon proseguimento.

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Sto scrivendo un testo “imbarazzante”, dove sarebbe molto facile cadere nel turpiloquio e nella blasfemia. Faccio i salti mortali per evitare.

A parte questioni di natura morale sull’utilizzo, bisogna anche chiedersi: quanti lettori escludiamo in quanto “sensibili”?

Come lettore, e ci tengo precisare che non sono bigotto, alla prima bestemmia sempre, o alla prima parolaccia gratuita, chiuderei il libro e ciao!

Chi tollera bestemmie e turpiloquio immotivato è un lettore molto di nicchia.

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