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Federico89s

Giustificazione plausibile di un incantesimo

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Ciao a tutti. Nel romanzo che sto scrivendo sono ricorrenti incantesimi di varia natura e vorrei, nei limiti del possibile, trovare una spiegazione scientifica o quanto meno plausibile, che giustifichi questa magia. Mi spiego. Forse qualcuno avrà letto "La fisica dei supereroi", sono rimasto particolarmente affascinato dalla spiegazione del volo di Superman, che per quanto forzata, viene ricondotta alla legge di Venturi. Essendo un capra in fisica, mi domandavo se fosse possibile giustificare un incantesimo attraverso le vibrazioni. Per esempio, un incantesimo che fa andare a fuoco un oggetto, potrebbe ricondursi a determinate vibrazioni che interagiscono con le molecole dell'oggetto in questione, agitandole fino a generare una combustione? In pratica ogni parola "magica", produce un suono unico, che in qualche modo ha un effetto preciso nel mondo reale.

Sono pazzo o c'è la minima possibilità di risultare credibile?

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Dipende.

Innanzitutto,

1) c'è un'assoluta e inevitabile necessità di spiegare la magia in maniera scientifica? Esempio: in Harry Potter la magia c'è, è reale, interagisce con quella che è la nostra realtà, però non viene spiegata. C'è e basta, anche se poi il suo funzionamento sembra seguire una certa logica e certe regole.

2) Se sì, quanto approfondita e dettagliata dev'essere questa spiegazione? Ad esempio, nell'Apprendista Stregone della Disney si dà una spiegazione sommaria sull'origine della magia: 50% scienza e 50% stregoneria. Il mago ha dei superpoteri innati, controllabili con una pietra, che gli permettono di modificare la materia sfruttando fenomeni e leggi fisiche.

3) Teniamo presente che, senza voler urtare la sensibilità di nessuno, la magia non esiste: quindi qualunque tentativo di spiegarla o ricollegarla a leggi fisiche conosciute completamente, al 100%, è destinato a cadere male, se non nel ridicolo.

 

Ora, ragioniamo sulla magia.

Cosa è? E' modifica della realtà, interazione con essa; un mago abile modifica e plasma la realtà come un fabbro il metallo fuso: ci sono delle cose che gli saranno comunque impossibili, però la materia e l'energia in mano sua sono particolarmente duttili.

Ovviamente, non puoi pretendere di spiegare tutti gli incantesimi in una sola maniera. Ogni incantesimo avrà bisogno di una spiegazione adeguata.

Se prendiamo la magia come una forma di energia, possiamo dire che il mago la sfrutta per gli incantesimi, ad esempio, dando energia ad un'oggetto può farlo incendiare, togliendola, può farlo gelare; allo stesso modo, può tirare fulmini o provocare terremoti: sono tutte forme di magia che possono essere spiegate così. Più che vibrazioni quindi, io la lascerei in generale sull'energia e sulla sua trasmissione o assorbimento.

Devi evocare qualcosa? Fai un wormhole! E così via... Insomma, si può fare.

Però, per risultare credibile, devi porre dei limiti, o dei costi, o tutt'e due.

 

Trattandosi di energia, puoi dire che il mago si stanca se usa troppa magia. Oppure devi obbligare il mago a trarre l'energia magica da qualche fonte (e su questo la letteratura fantasy s'è sbizzarrita)... 

 

Le possibilità insomma ci sono, e ce ne sono quante ne vuoi. Però non arriverai mai a qualcosa di scientifico e plausibile al 110%: in quel caso non è più magia ma (fanta)scienza.

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Alexander ti ringrazio per la tua risposta. Mi hai dato un bel po' di spunti su cui ragionare, e sono perfettamente d'accordo con te sull'impossibilità di giustificare in toto la magia, c'è effettivamente il serio rischio di scadere nel ridicolo.

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Aaaspetta, fermo lì! In proposito, mi sono scordato di linkarti un blog:

 

http://www.fantasyeydor.com/it/tag/magia

 

Si occupa(va) principalmente di storytelling e worldbuilding relativi al fantasy, quindi c'è un bel po' di materiale interessante. In particolare, potresti dare un'occhiata agli articoli sulla magia (te ne ho linkato l'indice).

 

In particolare, questa tabella:

http://cache.gawker.com/assets/images/io9/2011/12/rulesofmagic4.jpg

 

In inglese (spero non sia un problema), riassume il funzionamento della magia in molte famose opere fantasy, sia telefilm, sia letterarie.

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Ospite Strix

 

 c'è effettivamente il serio rischio di scadere nel ridicolo.

 

A meno che tu non faccia di cognome Lucas e parli di Midichlorian.

:asd:

 

Ah, perché non è scaduto nel ridicolo, eh? ¬___¬ 

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Ospite Bradipi

Federico mi sfugge il senso della questione, cioè tu sai ad esempio:

- come funziona un telefonino

- come si può passare dalla pipì al trinitrotoluene

- come si produca un anticorpo chimerico monoclonale per la cura di alcuni tipi di tumori?

 

Io possiedo un telefonino e sono in grado di usarlo, anche se solo per telefonare, ma non so come funzioni.

Stiamo parlando di letteratura, se descrivi un personaggio che scopre di avere un tumore e poi guarisce dopo terapia con un anticorpo chimerico monoclonale credi sia necessario descrivere la terapia?

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E soprattutto spiegarla.

Quando si usa la scienza non è che stiamo lì a spiegare ogni volta dall'abc: tante cose si danno per scontate. Così, se sono a progettare un sistema informatico, non è che ogni volta ci mettiamo lì a pensare agli elettroni che passano nei transistor e alle equazioni di Maxwell che rendono possibile "la magia", ma diciamocelo, neanche stiamo a dire che utilizziamo architetture di von Neumann o che è necessaria l'elettricità (anche se quest'ultimo punto a volte non farebbe male considerarlo :asd:). Spesso non ci preoccupiamo neanche di come funzionano singolarmente i vari pezzi che mettiamo insieme (e questo è uno sbaglio, ma tant'è).

Certo, queste cose le sappiamo perché le abbiamo studiate, se abbiamo problemi sappiamo come recuperarle, ma nella routine quotidiana di "maghi" non ci stiamo a pensare.

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Non so ragazzi, secondo me, dipende dai casi.

Il protagonista potrebbe pure non sapere come funziona la magia. Però magari uno o più principi che la regolano sarebbe utile che l'autore li stabilisca, perché potrebbero essergli utili o necessari per la trama.

Esempio stupido: Harry Potter.

In Harry Potter, è regola che l'amore sia la magia più potente e dia protezione da tutte le altre. Quindi, quando Voldemort tenta di uccidere Harry, fallisce, e la maledizione gli si rivolta contro. Inoltre per i principi che regolano la creazione ed il funzionamento degli Horcrux, Voldemort si ritrova a creare accidentalmente un settimo Horcrux con Harry, che acquisisce così dei poteri particolari ed un legame mentale col suo nemico che saranno determinanti per la trama. E sempre in Harry Potter ci sono decine e decine di altri esempi.

 

Caso opposto: il Signore degli Anelli.

A Tolkien infatti non glien'è mai fregato nulla di spiegare come funziona la magia di Gandalf, perché non era importante ai fini della trama. L'unica cosa che Gandalf il Grigio ci dice sulla sua magia è che "ha bisogno di qualcosa su cui lavorare". Stop.

 

Insomma, secondo me, uno deve inventarsi delle regole per la magia solo quando gli sono davvero necessarie. E quindi teniamo presente che a volte potrebbero esserlo davvero.

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Ospite Gigio_02

Giustificare la presenza della magia è giusto e gli esempi nella letteratura si sprecano. Ma non c'è bisogno di arrischiare dimostrazioni specifiche pseudo scientifiche. Come hanno detto gli altri non ha senso e rischi che il lettore chimico/fisico di turno (o qualcun altro che ne sappia più di te) chiuda tutto a pagina dieci e se ne vada alla TV.

 

Giustificare sì, spiegare no. Forse questa regola andrebbe applicata in generale a qualsiasi aspetto della scrittura.

Al lettore non gli devi spiegare niente, ma fargli trovare i tasselli nei punti giusti in modo che lui sappia trarre le conclusioni e si senta spettatore partecipe.

 

Uno scrittore che spiega è come uno che mette le mani avanti. Sa che c'è qualcosa che non torna.

 

Va be', son partito per la tangente, me ne torno nella bat caverna.

:fuma:

Modificato da Nero
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Io sono d'accordo con Fabio, la magia non va spiegata!

 

Qui non è il vecchio discorso "tanto è fantasy" per citare qualcuno ( :asd:) ma è puro buon senso secondo me: la magia o esiste o non esiste in una storia e spiegarla significa prima di tutto inoltrarsi in un terreno come ti hanno già mostrato altri sassoso, ripido e per nulla semplice, e in secondo luogo far evaporare quel poco di mistero che potrebbe aleggiare nell'aria piacevolmente se giocato bene.

Non so se hai mai visto il film "Giovani Streghe"... personalmente lo trovo ben fatto a livello di storia. L'origine della magia è attribuita (come quasi sempre) a Manon (la Natura per capirci) e mentre da un lato troviamo tre donne che vogliono "imparare" le arti magiche dall'altro ce n'è una che ha "il dono" come eredità naturale della madre (quindi parliamo quasi di genetica in un certo senso). Non ti dice altro, sta tutto qui, e guardando il film personalmente non mi sono mai chiesta su quali basi scientifiche poggi la storia, questa spiegazione irrazionale e "spiritistica" mi sta più che bene, se vi fosse altro forse avrei mollato il film per pesantezza :la:

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Ospite ExIce

Mi stupisco che nessuno abbia ancora detto la frase di rito ò_ò

La magia non può avere una spiegazione scientifica, se no è scienza e non più magia.

E se non è magia (incontrollabile, inconoscibile, in-quelchevipare) allora non è più fantasy.

 

:pop:

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Aspettate ragazzi, vorrei un attimo proporvi una distinzione che a me pare necessaria. Secondo me, sono due cose diverse:

- ciò che va spiegato al lettore.

- ciò che l'autore deve sapere.

 

Ovvero, si tratta di due insiemi non coincidenti dei quali il secondo contiene in sé il primo: cioè, al lettore non viene mostrato, narrato, spiegato tutto quello che l'autore sa.

A parte che sarebbe la fiera dell'infodump.

A parte che sarebbe improprio, se usiamo un narratore non onnisciente.

 

A parte questo, secondo me in certi casi l'autore ha bisogno di inventarsi delle regole secondo cui far funzionare il proprio mondo, regole che però rimarranno note solo a lui e solo vagamente intuite dal lettore.

Oppure ha bisogno di inventarsi una certa scena, un certo avvenimento necessario ai fini della trama di cui però il lettore non verrà mai reso partecipe, quantomeno durante la narrazione: male che va, ci facciamo una mezza dozzina di appendici stile Tolkien e via.

 

Quindi facciamo attenzione, perché certe volte qualche regoletta è necessaria all'autore per far quadrare il proprio progetto. Poi magari al lettore non la dice eh, però almeno è più facile dare quell'impressione di coerenza interna, secondo me.

 

Ad esempio, nel progetto cui sto lavorando, ho dovuto spiegare perché fino alla morte di Gesù gli Dei pagani hanno il potere, mentre con la morte di Gesù Yahwè prende il sopravvento. Non potete avere idea di che cosa mi sono dovuto andare a inventare per far quadrare le cose. Ma io ammetto di essere un po' pignolo.

 

Oppure facciamo senza, se po' fa uguale.

Però non inganniamoci dicendo che se una cosa non la dici al lettore allora non serve nemmeno pensarla, perché secondo me non è vero.

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Personalmente non sto dicendo che una cosa non detta al lettore non va pensata ma che non ci si può andare a impelagare su cose scientifiche quando si tratta di magia e che la magia di per sè non va spiegata secondo me, non ha senso, è qualcosa che deve lasciarsi attorno un'aurea di mistero sennò non funziona

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Il dire che la magia non va spiegata, però, rischia di portare all'eccesso opposto, cioè che ogni cosa è possibile con la magia.

Esistono confini anche in quel che la magia può e tali confini vanno disegnati, lasciati trasparire al lettore in modo che anche lui sia pienamente consapevole di cosa si può e cosa non può fare, altrimenti si rischia, a un certo punto, di trovarsi davanti a qualcosa simile al Deus ex-machina, l'espediente risolutivo che fa comodo all'autore per trovare una risoluzione finale alla storia.

Modificato da Tagliacarte

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Direi che la vera questione non è se la magia debba o non debba essere spiegata, possono funzionare entrambe le scelte e la letteratura fantasy ce lo dimostra ampiamente.

Il vero problema è la Verosimiglianza: per qualunque scelta propenda, tutto deve essere verisimile agli occhi del lettore.

Sia che la magia altro non sia che una sorta di alchimia degli elementi, frutto di macchine, infusione divina, reazione chimica, elemento intrinseco al dna dei maghi, ecc... il tutto deve essere naturale, coerente e verisimile durante la lettura.

Mi focalizzerei su questo elemento, ascoltando cosa la fantasia suggerisce. ;)

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Ospite Gigio_02

Quello che dicono Alexander, Tagliacarte e la Vale penso sia condiviso da tutti.

 

Federico, però, chiedeva se fosse necessario dare una spiegazione scientifica, o quanto meno plausibile, alla presenza della magia.

Io dico: scientifica no, ma plausibile sì. E, comunque vada, deve rimanere dietro le quinte. Perché il lettore deve assaporare il realismo di un mondo pensato perché funzioni, non studiarne gli effetti. Poi, che c'entra, se il protagonista vuole diventare uno stregone e si trova un maestro che gli insegna la magia (e di conseguenza la insegna al lettore) ci sta, ma personalmente trovo fastidioso quando si esagera in questo senso.

 

Le vibrazioni mi piacciono, sembrano interessanti. Ti inventi delle proprietà, delle leggi e le applichi costantemente e coerentemente.

Vorrei consigliarti un fantasy nel quale la magia è paragonata alla musica, dove le vibrazioni deformano la materia come il suono, con le note, gli accordi e varie composizioni che vengono eseguite per avere incantesimi differenti.

Non ricordo né titolo né autore. :fuma:

Modificato da Nero

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Il problema che volevo sottolineare è che "essere plausibile" (e di conseguenza verisimile) è la condizione minima per scrivere un buon romanzo. Quindi certo che deve esserlo, qualunque scelta, seppur fantasiosa, si prenda.

Dare una spiegazione scientifica è più difficile (bisogna conoscere ciò di cui si parla e la possibilità di passare al risibile è davvero rapida), ma assolutamente non necessaria.

Dipende dalla tipologia di romanzo, dallo stile dell'autore, gusti, target e mille altri fattori. ;)

La magia è reale e concreta anche in Tolkien, per riprendere un esmpio già proposto, sebbene non venga minimamente spiegata. Il tutto, dallo stile alla storia stessa, però contribuisce a renderla verisimile, tanto da sembrarci scontata e naturale la sua esistenza.

Modificato da Gainsworth

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Ospite

Per quanto riguarda la magia, Federico, ti linko due pagine che io ho trovato estremamente illuminanti. L'unico (possibile) problema è che sono in inglese.

 

http://brandonsanderson.com/sandersons-first-law/

http://brandonsanderson.com/sandersons-second-law/

 

Ti consiglio vivamente di leggerle.

Venendo al problema in questione, tutto ciò che è stato detto prima di me è profondamente vero e condivisibile.

Vuoi usare le vibrazioni per creare la magia? Perfetto! Sono una spiegazione buona come tante altre, solo non cercare di ricondurre il tutto a principi primi di natura scientifica.

 

Esempio valido: Puoi assumere che ogni cosa abbia un'aura e che a seconda dello spettro di vibrazioni della stessa le sue proprietà cambino. Un Mago potrebbe essere tale perché lui con la sua aura può alterare la sinfonia che suonano le aure degli oggetti intorno a lui.

 

Esempio da evitare: La teoria delle stringhe prevede l'esistenza di stringhe che vibrano. Queste stringhe possono avere dimensione nulla, pari a uno, a due e via così fino a perlomeno undici. Un Mago, alterando la vibrazione di queste stringhe e combinando le vibrazioni di stringhe con un diverso numero di dimensioni, può manipolare la realtà.

 

Nel primo caso costruirai una cosa semplice da leggere, che tutti, dai fisici alle "capre" (per usare un tuo termine) potranno comprendere e accettare (e se uno non lo accetta farà meglio a cambiar genere); nel secondo i fisici penseranno che hai scritto una valanga di spazzatura mentre le capre non ci capiranno nulla e metteranno il libro da parte.

 

L'importante quindi è che la magia sia autoconsistente e plausibile. E che non abbia nulla a che vedere con i midichlorian, ma questa è un'altra storia!  :XD:

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:saltello: * si mette comoda e attende l'intervento di Voi-Sapete-Chi * :saltello:

Mi stupisco anch'io che non si sia ancora palesata.

Vabbè, tanto è fantasy.

 

 

Vorrei consigliarti un fantasy nel quale la magia è paragonata alla musica, dove le vibrazioni deformano la materia come il suono, con le note, gli accordi e varie composizioni che vengono eseguite per avere incantesimi differenti.

Non ricordo né titolo né autore. :fuma:

Ecco, questo mi interesserebbe molto. Riesci a fare un piccolo sforzo di memoria, o a fornire maggiori particolari?

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Ospite Lem Mac Lem

 

:saltello: * si mette comoda e attende l'intervento di Voi-Sapete-Chi * :saltello:

Mi stupisco anch'io che non si sia ancora palesata.

Vabbè, tanto è fantasy.

 

 

In effetti è strano che ancora non abbia postato.

:trollface:

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Ecco, questo mi interesserebbe molto. Riesci a fare un piccolo sforzo di memoria, o a fornire maggiori particolari?

C'era un gioco, stile avventura grafica tipo Monkey Island, un gioco splendido, si chiamava LOOM: http://it.wikipedia.org/wiki/Loom

è del novanta, e utilizza proprio questo espediente letterario se non mi ricordo male...

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Ospite Gigio_02

 

 

Vorrei consigliarti un fantasy nel quale la magia è paragonata alla musica, dove le vibrazioni deformano la materia come il suono, con le note, gli accordi e varie composizioni che vengono eseguite per avere incantesimi differenti.

Non ricordo né titolo né autore. :fuma:

Ecco, questo mi interesserebbe molto. Riesci a fare un piccolo sforzo di memoria, o a fornire maggiori particolari?

 

 

Guarda, ne avevo sentito parlare su internet e stavo quasi per comprarlo, perciò non l'ho nemmeno letto. Dicevano che era molto bello, comunque.

Poi la nebbia del tempo mi ha avvolto e ora non ricordo proprio niente.

Probabilmente l'autore era un americano, forse 'na roba anni '90.

 

Sì, lo so, sono inutile, mi dispiace. :fuma:

Aspettiamo che qualcuno passi di qui e speriamo che sappia di cosa stavo parlando.

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Ragazzi vi ringrazio infinitamente, amo questo posto.

Vorrei fare una precisazione. Non è mia intenzione spiegare ogni singola cosa, anche perché non ho né la capacità né tanto meno la necessità di farlo. Quando scrivo un racconto reale, ambientato nella vita di tutti i giorni, non mi passa per il cervello stare a spiegare i meccanismi della respirazione, o come il cibo viene digerito. Il bello del fantasy è questo: "Mia la casa, mie le regole." Non voglio scrivere di fantascienza, ma di magia, però non voglio che esista nel mio mondo così, come se fosse "normale". In fin dei conti credo che non sia sminuire la magia stessa, anzi, è un modo per renderla più vicina, voglio spingere il lettore a pensare: in fondo ci può stare.

Arthur C. Clark ha detto: "La magia è una scienza che ancora non abbiamo capito."

Ecco, vorrei molto largamente fare mia questa frase, e cercare di porre una base plausibile alla magia nel mio mondo. Nero sono davvero molto curioso del libro che hai citato, se ti dovesse venire in mente ti prego, comunicalo :-)

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Da fisica (inzomma, ci provo) e amante del fantasy, ti posso dire che apprezzo infinitamente di più i romanzi in cui la magia non è data per scontata o non si ferma al "è così perché sì", anzi, se è solo un modo perché i maghi siano onnipotenti e non c'è un qualche limite, regola, coerenza o logica, abbandono la lettura.

Intendiamoci, la magia è bella perché è magia e non scienza, e quindi non può essere spiegata con il metodo scientifico: la differenza sta tutta qui. Ma se mi dici come funziona e che effetti produce, mantenendo il mistero su perché funzioni e da dove arrivi (anche perché qualsiasi proposta sarebbe ridicola, visto che la magia non esiste)... ecco, per me hai trovato la ricetta perfetta.

E vorrei sottolineare che a volte basta proprio un piccolissimo "più" a far funzionare tutto e a aggiungere quel tanto che fa rimanere affascinato il lettore. Per esempio, nel Ciclo di Earthsea di Ursula Le Guin, conoscere il vero nome di qualcosa fa avere potere su di essa. Ecco, è una piccolissima intuizione (tra l'altro dopo ampiamente scopiazzata... *ehmehm*Eragon*ehmehm*) ma rende tutto diverso.

 

Tornando alla tua proposta: secondo me la tua idea delle "onde" potrebbe essere buona, il punto è cercare di renderla verosimile e non scientifica. ;)

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Ospite Bradipi

 

Arthur C. Clark ha detto: "La magia è una scienza che ancora non abbiamo capito."

Beh, una differenza tra magia e scienza in quasi tutti i testi fantasy è che la magia non è per tutti uguale, mentre la scienza è per definizione riproducibile.

Ad esempio in Harry Potter ci sono i maghi e i babbani, i primi sono in grado di fare magie mentre i secondi no e si nasce con tale abilità, chi nasca babbano non può essere addestrato a fare il mago, ancora ogni mago ha la propria bacchetta, se usa la bacchetta di un altro mago l'effetto non è certo, mentre se io uso il telefonino, o il microscopio elettronico, di un altro funziona allo stesso modo.

Una delle poche eccezioni è il ciclo di Bartimeus, dove i maghi sono normalissimi esseri umani, ma con un sapere vietato al volgo.

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Infatti ricordo un libro (ma non l'autore o il titolo) in cui la magia era trattata come una scienza. Non era "giustificata scientificamente", semplicemente funzionava come se fosse una scienza, e come tale era riproducibile.

L'effetto era bizzarro.

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