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Alexander91

Calendario germanico

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Salve ragazzi, stasera vi disturbo per una faccenda di world-building.

 

Dovrei inventare un calendario (con relative festività) per una popolazione di ispirazione indoeuropea.

Sto facendo allora delle ricerchine veloci su un po' di calendari: ho trovato facilmente informazioni su quello romano, greco e celtico. Non riesco però a trovare informazioni dettagliate su un qualunque calendario in uso presso popolazioni germaniche, sia che si tratti degli antichi Germani di Cesare e Tacito, sia che si tratti dei Vichinghi. Il massimo che trovo sono nomi dei giorni della settimana (che nulla ha di germanico poi) e i nomi dei mesi... Nulla sulle date esatte e le caratteristiche delle principali festività o su come era organizzato: quanto durava? Era lunisolare sì, ma come? Etc. etc.

 

C'è qualche studioso/appassionato/metallaro infame zozzo :metal: che possa aiutarmi? 

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Ospite Bradipi

http://www.antiqui.it/archeoastronomia/vichinghi.htm :

 

I Vichinghi portarono in Islanda il loro calendario lunare sviluppato su base empirica. La settimana, di sette giorni, era basata sull'intervallo tra una fase lunare e la successiva. I nomi dei giorni erano: Sunnudagur, Manudagur, Tyrsdagur, Odinsdagur, Thorsdagur, Frjadagur, Laugardagur.  L'etimologia si collega al Sole (Sunnudagur), alla Luna (Manudagur), ma anche alle divinità principali Odino e Thor. L'anno, formato da 12 mesi lunari, era diviso in due stagioni (misseri): l'estate e l'inverno. In mezzo alle stagioni erano poste le due più grandi feste per i Vichinghi, quella del solstizio d'estate e quella del solstizio d'inverno; quest'ultima consisteva in 12 giorni di festeggiamenti. 

Questo era il calendario utilizzato dalle tribù stanziate sotto il Circolo Polare Artico. In molte parti della Scandinavia, in Islanda e in generale in tutti i luoghi posti oltre il Circolo Polare, un calendario lunare presenta parecchi problemi di utilizzo in quanto la Luna può non essere visibile per vari giorni, producendosi la sua culminazione superiore al di sotto dell'orizzonte astronomico locale. Altre volte, invece, il nostro satellite non tramonta per diversi giorni consecutivi, giungendo solamente a lambire la linea dell'orizzonte e risalendo successivamente in cielo. Anche il Sole durante la notte polare non sale mai sopra l'orizzonte astronomico locale, mentre durante il giorno artico non tramonta per circa sei mesi, divenendo un astro circumpolare. Durante questo lungo periodo di luce continua, la Luna era difficile da vedere in cielo e quindi l'uso del calendario lunare empirico diventava piuttosto difficoltoso. 

Gli islandesi modificarono il calendario originale, trascurando l'osservazione della Luna durante l'estate e contando in maniera sequenziale le settimane trascorse dall'ultima fase lunare effettivamente osservata. Durante l'inverno, invece, la mancanza del Sole li obbligò al conteggio formale, "al buio", di mesi lunari standard formati da 30 giorni ciascuno, con un'approssimazione per eccesso della lunghezza effettiva della lunazione media. 

Le esigenze amministrative richiedevano, in seno all'Althing, la pianificazione di taluni eventi di carattere politico e sociale secondo date prefissate. Si ebbe quindi una riforma del calendario secondo una struttura formata da 52 settimane organizzate in 12 mesi (lunazioni) da 30 giorni ciascuno, più 4 aukenoetr, ossia giorni epagomeni che portarono il conteggio annuale complessivo a 364 giorni. La stagione estiva era composta da 26 settimane, comprendenti 2 aukenoetr, ed era obbligo iniziasse di martedì; il resto dell'anno faceva parte della stagione invernale. In Islanda la pratica peculiare di contare le settimane in estate e i mesi in inverno rimase in uso fino a tempi recenti.

Nonostante la semplicità e una certa eleganza numerica, la struttura a 52 settimane da 7 giorni ciascuna portava a un anno più corto di 1,2422... giorni rispetto alla vera lunghezza dell'anno solare tropico; ciò provocava una discordanza progressiva rispetto alle stagioni e quindi uno slittamento dei mesi rispetto alle condizioni climatiche. Per porre rimedio a questa situazione, nel 955 d.C. Thorstein Surt riformò nuovamente il calendario introducendo il sumarauki, cioè una settimana supplementare intercalata periodicamente a metà dell'estate, ogni 7 anni. In questo modo l'anno medio del calendario era diventato di 365 giorni esatti. Ovviamente, l'errore progressivo dovuto alla differenza di circa un quarto di giorno ogni anno tra l'anno del calendario e l'anno tropico portò presto a un nuovo sfasamento rispetto alle stagioni. Dopo un secolo, un proprietario terriero locale, tale Oddi Helgason, noto in letteratura con il soprannome di Star Oddi, dotato di ottime capacità astronomiche e matematiche che gli consentirono di misurare accuratamente la lunghezza dell'anno tropico, propose una nuova riforma del calendario. L'idea di Star Oddi fu di aggiustare la regola di intercalazione dei sumarauki in modo che le 52 settimane annuali risultanti rimanessero in fase con il calendario giuliano correntemente utilizzato dai monaci irlandesi, giunti verso l'anno 1000 in Islanda, dove fondarono numerosi monasteri. Purtroppo, il metodo con cui Star Oddi operò la riforma del calendario è spiegato in maniera troppo oscura nei suoi scritti: è chiaro solo che l'intercalazione della settimana sumarauki fu operata in modo che l'estate dovesse cominciare un martedì tra il 9 e il 15 aprile del calendario giuliano e che probabilmente era previsto un samarauki addizionale ogni 28 anni.

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